{"id":1996,"date":"2013-02-01T12:00:00","date_gmt":"2013-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1996"},"modified":"2026-04-12T19:10:41","modified_gmt":"2026-04-12T17:10:41","slug":"qualita-della-democrazia-e-qualita-della-partecipazione-nuovi-scenari-della-ricerca","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2013\/febbraio\/qualita-della-democrazia-e-qualita-della-partecipazione-nuovi-scenari-della-ricerca\/","title":{"rendered":"Qualit\u00e0 della democrazia e qualit\u00e0 della partecipazione. Nuovi scenari della ricerca"},"content":{"rendered":"<p><strong>Democrazia e democratizzazione sulla mappa del pianeta<\/strong><\/p>\n<p>I fatti che scuotono anche in queste settimane (dicembre 2012) il quadrante medio-orientale\u00a0esprimono un messaggio inequivocabile: \u201cla libert\u00e0 non \u00e8 un\u2019invenzione dell\u2019occidente\u201d e la lotta per la democrazia \u201crappresenta la pi\u00f9 grande sfida dei nostri tempi&#8221;, come ha scritto Amartya Sen in \u201cLa democrazia degli altri<a name=\"txt1\"><\/a>\u201d\u00a0<sup>1<\/sup>. E che la domanda di libert\u00e0 e di giustizia si accompagni in modo pressante all&#8217;istanza democratica \u00e8 un&#8217;ulteriore conferma: l\u2019idea democratica oggi sintetizza non soltanto un set minimo di regole, ma anche un orizzonte di ideali, una costellazione di significati che trascendono le rigide coordinate istituzionali della liberal-democrazia cos\u00ec come la storia occidentale l&#8217;ha saputa declinare fino ad oggi.<\/p>\n<p>Concorre a tale lettura la possibilit\u00e0 di mettere in relazione la crescente democratizzazione del sistema internazionale e l&#8217;incremento della popolazione mondiale. All&#8217;inizio del 1900 la forma democratica riguarda solo un piccolo numero di Paesi. Poi, nel corso del ventesimo secolo i processi accelerano. Nel 2011, secondo il Rapporto annuale di Freedom House<a name=\"txt2\"><\/a>\u00a0<sup>2<\/sup>, su un totale di 195 Paesi, sono 87 le democrazie nel mondo, in cui<br \/>\nvive il 45% della popolazione complessiva; 48 sono i regimi autoritari con il 24% della popolazione (da notare che pi\u00f9 di met\u00e0 di queste persone vivono in Cina) e 60 sono i Paesi definiti parzialmente liberi, con il 31% della popolazione del pianeta.<\/p>\n<p>Si tratta, dunque, di una crescita estremamente rilevante. Proprio per questo \u00e8 paradossale che, in un momento storico che vede diffondersi nel mondo l&#8217;appello alla democrazia, nei fatti il modello democratico stia perdendo credibilit\u00e0 e significato. Da tempo in Europa si \u00e8 giunti a parlare di una vera e propria crisi della democrazia, con il declino della fiducia dei cittadini verso le istituzioni politiche, con la crescente alienazione dai partiti, con la diffusa percezione che i decisori pubblici e in genere i politici siano corrotti, interessati al proprio tornaconto, lontani dall\u2019idea di rispondere del proprio operato. In questo quadro, non mancano gli indicatori che dimostrano un rafforzamento elitista della struttura sociale.<\/p>\n<p>Nel mondo occidentale, l&#8217;analisi del momento politico-istituzionale evidenzia una tensione in atto che contrappone, da una parte, una incalzante domanda di governo, di capacit\u00e0 decisionale, di efficienza ed efficacia da parte delle istituzioni e, dall&#8217;altra, la domanda altrettanto esigente di dare pi\u00f9 spazio alla pluralit\u00e0 delle voci e degli interessi in gioco, anche quando questo chiede, non di rado, di ridiscutere la composizione delle arene decisionali, i metodi e i tempi della scelta politica. Tanto pi\u00f9 che il modello dei partiti, fino a ieri tradizionale filtro della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, oggi \u00e8 in profonda crisi.<\/p>\n<p>La dimensione del territorio, in questo quadro, appare cruciale: entro le sue coordinate, le strutture politiche faticano sempre di pi\u00f9 a comporre estese differenze generazionali, etniche, culturali&#8230; I cittadini chiedono di potersi esprimere, di poter contribuire con la pluralit\u00e0 dei loro apporti, delle loro conoscenze e competenze. Nuovi soggetti sociali domandano beni pubblici diversi e una parte significativa di questi beni non pu\u00f2 pi\u00f9 essere prodotta senza l\u2019apporto di risorse e competenze locali.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 obbliga ad una continua negoziazione tra soggetti e livelli istituzionali diversi, che si trovano a trattare sui contenuti delle scelte politiche, sulle procedure, sugli impatti. Si va formando uno spazio pubblico policentrico, in cui l\u2019esercizio della decisione si svolge sempre pi\u00f9 a rete. Le politiche pubbliche annaspano sotto il peso della complessit\u00e0 \u2013 ne \u00e8 espressione anche il nuovo termine \u201cg-locale\u201d entrato nel linguaggio corrente -, ma tornare alle prassi decisioniste e centralizzate del passato appare impossibile.<\/p>\n<p>Democrazia e partecipazione, alla ricerca delle regole del convivere<\/p>\n<p>Sono cenni di una transizione che investe il modello democratico nelle sue strutture tradizionali e che interroga sul suo futuro, chiedendo come superare una concezione essenzialmente \u201cantagonistica\u201d fra Stato e societ\u00e0 civile, tra centro e periferia, tra istituzioni e territori. E&#8217; il nuovo orizzonte di ricerca della scienza politica: passare dall\u2019analisi storica, che prende in esame le vicende e i fattori che determinano il passaggio da un regime non democratico ad uno democratico, allo studio delle principali caratteristiche qualitative che possono definire una buona democrazia una volta consolidata.<br \/>\nPer questo, dopo una fase in cui, nel dibattito politico, ha prevalso l&#8217;attenzione alle dimensioni procedurali della democrazia, che consegnano ai cittadini poco pi\u00f9 che un&#8217;opzione, quella di accettare o rifiutare la classe di governo, oggi si indagano altre strade e dell&#8217;idea democratica si approfondisce un profilo pi\u00f9 complesso.<\/p>\n<p>Tra gli aspetti costitutivi di una \u201cdemocrazia di qualit\u00e0<a name=\"txt3\"><\/a>\u201d\u00a0<sup>3<\/sup>, come viene in evidenza con sempre maggiore chiarezza, la partecipazione dei cittadini occupa un ruolo nodale: il significato di partecipazione si innesta talmente in profondit\u00e0 nell\u2019idea di democrazia da rappresentare una delle sue misure pi\u00f9 rilevanti, da un punto di vista sia quantitativo che qualitativo, quasi una scelta di campo attorno alla quale ruotano concezioni e prospettive diverse della convivenza. Potremmo dire che, per lo stesso motivo per cui la distanza tra mondi sociali e istituzioni della politica coglie il cuore delle difficolt\u00e0 della democrazia moderna, cos\u00ec lo sviluppo di una cultura della partecipazione ne rappresenta un cardine, che avvicina l\u2019ideale di una societ\u00e0 che \u00e8 in grado di auto-determinarsi. Perch\u00e9 democrazia significa anche coincidenza tra autori e destinatari delle norme, tra il legislatore e il cittadino.<\/p>\n<p>Trattare di partecipazione, se da un lato significa addentrarsi in un argomento del quale conosciamo tuttora poco pi\u00f9 che i confini, dall&#8217;altra parte conduce a intraprendere, per cos\u00ec dire, una operazione \u201cfondativa\u201d, alla ricerca di regole di convivenza pi\u00f9 coerenti con la struttura relazionale che \u00e8 costitutiva della persona, e quindi pi\u00f9 favorevoli alla costruzione di un tessuto sociale ricco di qualit\u00e0 umane. Non appare fuori luogo affermare, infatti, che la scelta della partecipazione viene incontro ad un carattere incomprimibile di ogni essere umano, quello di esistere all&#8217;interno di una comunit\u00e0. In questo senso, lo studio del concetto aggiunge alcune informazioni utili. Il termine partecipare contiene due profili ugualmente rilevanti: \u201cprendere parte\u201d, ma anche \u201csentirsi parte<a name=\"txt4\"><\/a>\u201d\u00a0<sup>4<\/sup>; non si prende parte se prima non ci sentiamo parte e, allo stesso tempo, il senso di una comune appartenenza cresce e si rafforza se accettiamo di agire concretamente l&#8217;uno accanto all&#8217;altro, l&#8217;uno a favore dell&#8217;altro. Anche in ambito pubblico, dunque, tale doppio profilo della partecipazione non va trascurato. Potenziare la dimensione partecipativa non significa solo adottare uno strumento o una procedura per condividere un obiettivo \u2013 la produzione o l&#8217;assegnazione di una risorsa, di un diritto &#8211; ma dare spazio alla costruzione e alla cura della comunit\u00e0, che diventa un&#8217;opera pubblica fondamentale, perch\u00e9 solo essa pu\u00f2 generare il capitale di fiducia, di gratuit\u00e0, di solidariet\u00e0 e di coesione necessari ad ogni ipotesi di governo e di convivenza.<\/p>\n<p>Per questo, il tema della partecipazione resta uno dei capitoli pi\u00f9 impegnativi nella pratica politica. Ingenuit\u00e0, strumentalizzazioni, eccesso di tecnicismo spesso la indeboliscono fino a svuotarla di significato. Eppure la linea di tendenza \u00e8 abbastanza precisa e, nonostante le numerose ambiguit\u00e0, crescono le sperimentazioni partecipative che le amministrazioni pubbliche mettono in opera. E&#8217; l&#8217;ambito strategico della \u201cdemocrazia locale\u201d, come oggi viene definito, che offre spazi di confronto e di deliberazione a chi abita il territorio<a name=\"txt5\"><\/a>\u00a0<sup>5<\/sup>, valorizza conoscenze e competenze diffuse puntando sulla capacit\u00e0 generale dei cittadini, in quanto tali, di aggiungere una parola significativa in relazione a scelte pubbliche di cui dovranno comunque sopportare le conseguenze.<br \/>\nLe dinamiche partecipative chiamano la societ\u00e0 civile ad assumere ruoli sempre pi\u00f9 visibili e ad integrare nella decisione politica le qualit\u00e0 specifiche dell&#8217;azione propria delle sue reti sociali attive e solidali. Sull\u2019esistenza di queste reti si fonda oggi una nuova \u201csovranit\u00e0 diffusa, nella quale si esprime non solo l\u2019astratto cittadino, portatore di un voto elettorale uguale agli altri, ma la concreta persona, con la sua storia, i suoi valori, la sue appartenenze famigliari, sociali, religiose<a name=\"txt6\"><\/a>\u201d\u00a0<sup>6<\/sup>. E&#8217; un orizzonte che appare confermato anche all&#8217;interno di alcuni quadri normativi internazionali (come i piani di \u201cAgenda 21\u201d per lo sviluppo sostenibile dei territori, promossi gi\u00e0 nel 1992 dalla Conferenza ONU di Rio de Janeiro), che collegano la capacit\u00e0 di produrre politiche efficaci alla valorizzazione delle competenze e delle conoscenze che sono custodite all\u2019interno delle reti della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Potenziando la dimensione del coinvolgimento e della corresponsabilit\u00e0, appare pi\u00f9 agevole prestare attenzione alla sussidiariet\u00e0, ai valori e agli specifici elementi culturali dei territori, ma anche ai processi di cambiamento che li attraversano e alla valutazione degli impatti, tanto spesso trascurata. Perch\u00e8 mettere a tema delle politiche pubbliche la partecipazione non significa mostrare un vago interesse per alcuni gruppi colpiti da un deficit di rappresentanza e interpellati genericamente, quanto considerare soggetti della vita democratica uomini e donne, sani e malati, giovani e anziani, cittadini e stranieri, della mia o dell\u2019altrui cultura e religione, con le loro sofferenze, le loro domande, ma anche con il loro contributo specifico.<\/p>\n<p>Anche di fronte ai passaggi pi\u00f9 intricati e faticosi della deliberazione politica, una concezione autenticamente comunitaria della democrazia smentisce l&#8217;appello al decisionismo, le cabine di regie chiuse e il governo dei competenti&#8230; Quando \u00e8 necessario scegliere tra un\u2019azione accentratrice che taglia di netto &#8211; in cui chi vince, vince tutto -, o un&#8217;operazione che scompone e scioglie mano a mano l\u2019incertezza dei fattori, vale la pena chiedersi se, per radicare efficacemente nelle nostre citt\u00e0 politiche di pace e di giustizia sociale, di incontro e di accoglienza reciproca tra popoli e culture diverse, risultino pi\u00f9 efficaci spettacolari scorciatoie immaginate da \u00e9lites tecnocratiche, o piuttosto i percorsi lunghi della ricerca, del confronto, dell\u2019apprendimento, della responsabilit\u00e0 condivisa.<\/p>\n<p>Quando la democrazia \u00e8 ancora in corso di invenzione<\/p>\n<p>E&#8217; necessario notare che non tutti i processi partecipativi hanno la medesima chance di riuscita, anzi. I problemi di gestione, come si \u00e8 accennato, sono numerosi. Quando \u00e8 un&#8217;astratta logica di razionalizzazione strumentale a guidare tali pratiche, o prevale la necessit\u00e0 di controllare il dissenso e dare una legittimazione pi\u00f9 ampia alle politiche pubbliche; quando la partecipazione si riduce ad una operazione superficiale di allargamento dei circuiti decisionali, l&#8217;esito risulta largamente fallimentare. Lo scenario, invece, si arricchisce di indicatori positivi quando ci\u00f2 che giustifica l&#8217;apertura dei processi decisionali e il coinvolgimento di nuovi soggetti portatori di interesse, \u00e8 la scelta di spostare in avanti i confini della democrazia, dando maggiore attenzione ai diritti delle persone e alle loro comunit\u00e0 di vita \u2013 con le conseguenti responsabilit\u00e0 \u2013 e facendo spazio alle ragioni del bene comune.<\/p>\n<p>Difatti, quando una esperienza di partecipazione politica condotta correttamente interviene su un punto di frattura territoriale o sociale, d\u00e0 vita ad un \u201cdi pi\u00f9\u201d in termini di rafforzamento dei legami, di sviluppo di linguaggi e codici comuni, di apprendimento e trasmissione di conoscenza, di identificazione di nuovi percorsi negoziali, conducendo le persone e i gruppi a condividere, se non le decisioni, almeno le difficolt\u00e0 e le prospettive di crescita della propria comunit\u00e0.<\/p>\n<p>E&#8217; evidente che per questa via ci allontaniamo rapidamente dal profilo generico e retorico con cui, spesso, si parla di partecipazione. L&#8217;analisi dei casi ne mette in luce, piuttosto, alcune condizioni di attuazione innovative, sintetizzate di seguito. Quando una partecipazione ricca di qualit\u00e0 diventa cardine di riferimento nella elaborazione e nella attuazione delle politiche pubbliche, allora il limite che ciascuno pone all&#8217;altro inevitabilmente, non \u00e8 un fattore a cui sottrarsi, ma una condizione che va accettata fino in fondo. Il pluralismo e la complessit\u00e0 dei fatti sociali diventano un dato ordinario e permanente del processo democratico da cui partire, che le istituzioni sono chiamate ad organizzare e armonizzare. Anche l&#8217;ennesima opinione non mette in crisi il processo, ma lo arricchisce; le decisioni, condotte fuori dai gruppi chiusi, attraversano dinamiche reticolari, in cui i soggetti gestiscono maggiori informazioni e opportunit\u00e0 di controllo dei processi; la decisione non \u00e8 chiusa nel breve termine della promessa elettorale e della durata del mandato, ma \u00e8 aperta a sviluppi, verifiche e correzioni in un segmento temporale pi\u00f9 lungo, quello della vita della comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Serve, quindi, continuare a sperimentare. Molto ancora pu\u00f2 essere scritto e, prima di tutto, vissuto e condiviso, a conferma \u2013 come scriveva Schattschneider gi\u00e0 nel 1969 &#8211; di una democrazia \u201ctuttora in corso di invenzione<a name=\"txt7\"><\/a>\u201d\u00a0<sup>7<\/sup>. La teoria della democrazia continua ad essere un oggetto in movimento, che coagula idee ed ideali che vengono essenzialmente dalla vita, dalla storia dei popoli, dal continuo banco di prova che \u00e8 la loro convivenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><a name=\"cit1\"><\/a><sup>1<\/sup>\u00a0Sen A. (2004), La democrazia degli altri, Milano, Mondadori.<\/p>\n<p><a name=\"cit2\"><\/a><sup>2<\/sup>\u00a0Organizzazione non governativa internazionale, con sede a Washington D.C., che pubblica un rapporto annuale che valuta il grado di libert\u00e0 democratiche percepite in ciascun Paese: www.freedomhouse.org.<\/p>\n<p><a name=\"cit3\"><\/a><sup>3<\/sup>\u00a0Cfr. in particolare L. Morlino (2003), Democrazia e democratizzazioni, Bologna, Il Mulino; L. Diamond e L. Morlino (2005), Assessing the Quality of Democracy, Baltimore, The Johns Hopkins University Press.<\/p>\n<p><a name=\"cut4\"><\/a><sup>4<\/sup>\u00a0E&#8217; un argomento discusso con chiarezza da F. Raniolo nel suo volume Partecipazione (nuova edizione 2008), Bologna, Il Mulino.<\/p>\n<p><a name=\"cit5\"><\/a><sup>5<\/sup>\u00a0In relazione all&#8217;Italia, mi riferisco, ad esempio, ai processi di urbanistica partecipata, ai piani strategici metropolitani, alle valutazioni di impatto ambientale, ai contratti di quartiere e ai patti territoriali, ai piani sociali e della salute, fino alle esperienze di bilancio partecipativo.<\/p>\n<p><a name=\"cit6\"><\/a><sup>6<\/sup>\u00a0 Baggio A.M. (1994), \u201cSovranit\u00e0 in crisi\u201d, in Citt\u00e0 Nuova, n. 10, p. 46.<\/p>\n<p><a name=\"cit7\"><\/a><sup>7<\/sup>\u00a0\u00a0 Schattschneider E.E. (1969), Two Hundred Million Americans in Search of a Government, New York, p. 42.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[856],"fascicolo":[194],"class_list":["post-1996","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-daniela-ropelato","fascicolo-febbraio-2013"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Qualit\u00e0 della democrazia e qualit\u00e0 della partecipazione. Nuovi scenari della ricerca<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Daniela Ropelato, pubblicato nel numero di Febbraio 2013. 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