{"id":1994,"date":"2013-02-01T12:00:00","date_gmt":"2013-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1994"},"modified":"2026-04-12T15:21:45","modified_gmt":"2026-04-12T13:21:45","slug":"la-pira-e-il-buon-governo","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2013\/febbraio\/la-pira-e-il-buon-governo\/","title":{"rendered":"La Pira e Il Buon Governo"},"content":{"rendered":"<p>La figura e l\u2019opera di Giorgio La Pira (1904 \u2013 1977) appaiono di straordinaria attualit\u00e0 in una situazione storica\u00a0in cui la politica si presenta estremamente debole di fronte al potere economico, finanziario e mediatico, lontana dalla vita e dai bisogni dei cittadini. In alcuni paesi, come l\u2019Italia, l\u2019ambito del potere politico \u00e8 devastato da scandali di tale gravit\u00e0 da provocare nella gente sentimenti di disgusto e rabbia, che portano molti alla convinzione che questo tipo di attivit\u00e0 sia inevitabilmente corrotto e legato a molteplici forme di ingiustizia.<\/p>\n<p>Il contributo offerto da La Pira alla politica sia a livello di riflessione teorica sia a livello di azione concreta dimostra invece la possibilit\u00e0 di una prassi politica impegnata coraggiosamente per il bene comune e caratterizzata da assoluta trasparenza. La Pira \u00e8 stato spesso pesantemente attaccato per le sue opinioni e per le sue scelte, ma neppure i suoi pi\u00f9 aspri oppositori hanno mai messo in dubbio la sua onest\u00e0 e il suo disinteresse. Egli riteneva che, dopo la preghiera, la politica fosse la pi\u00f9 alta fra le attivit\u00e0 umane: si trattava in primo luogo di tracciare un progetto che avesse al centro la dignit\u00e0 della persona e il bene della societ\u00e0, in una composizione armonica in cui la vita nel tempo esprimesse al meglio i valori terreni, restando sempre aperta alla spiritualit\u00e0 e all\u2019eternit\u00e0.<\/p>\n<p>Questa prospettiva \u201carchitettonica\u201d per la Pira era fondata sulla sua fede nel Vangelo e sulla centralit\u00e0 del comandamento dell\u2019amore. Accanto agli interventi caritativi e assistenziali in cui si \u00e8 sempre impegnato, egli ha intuito, apartire dal 1937, che occorreva agire anche su un piano culturale, legislativo e strutturale.<\/p>\n<p>Nei tre articoli per la rivista il\u00a0<em>Frontespizio<\/em>\u00a0e soprattutto nei\u00a0<em>Principi<\/em>, supplemento mensile alla rivista\u00a0<em>Vita cristiana<\/em>\u00a0dei domenicani, pubblicato dal gennaio 1939 e il febbraio 1940, egli delinea, nel periodo del fascismo, la sua visione di una societ\u00e0 fondata sulla libert\u00e0 e sul primato della persona rispetto alla stato. Ispirandosi alla dottrina sociale della chiesa ribadisce la centralit\u00e0 del bene comune come fine dell\u2019organizzazione sociale, l\u2019importanza delle societ\u00e0 intermedie, il valore della solidariet\u00e0. Queste posizioni lo costrinsero ad abbandonare Firenze, dove pot\u00e9 far ritorno solo dopo la liberazione dal regime. Sono quegli gli anni decisivi per la storia d\u2019Italia che vedono nascere la Repubblica e i lavori dell\u2019 Assemblea Costituente. La Pira ne \u00e8 uno dei protagonisti e contribuisce con la sua competenza giuridica e la sua sensibilit\u00e0 per i valori sociali, alla formazione del testo della Costituzione, dove, accanto all\u2019affermazione dei diritti di libert\u00e0 \u00e8 parimenti presente l\u2019affermazione dei diritti sociali e della centralit\u00e0 del lavoro.<\/p>\n<p>Tra il 1948 e il 1949, divenuto sottosegretario al Ministero del lavoro che era guidato da Amintore Fanfani, si impegn\u00f2 per tradurre in azioni concrete i principi affermati in teoria, in modo da realizzare una\u00a0 democrazia effettiva, non solo formale, ma sostanziale. Fu varato in particolare un \u201cpiano casa\u201d che agevol\u00f2 la ricostruzione dopo i danni della guerra e diverse misure a sostegno dell\u2019occupazione. Fu in quegli anni e in quel ruolo che La Pira ebbe modo di conoscere da vicino le dinamiche economiche al livello decisionale pi\u00f9 alto e le vertenze di lavoro.<\/p>\n<p>Quando la corrente dossettiana, di cui La Pira faceva parte, si ritrov\u00f2 in minoranza all\u2019interno della Democrazia Cristiana e prevalsero scelte di politica economica incentrate sulla lotta all\u2019inflazione, pur trovandosi il paese in una situazione caratterizzata da una crescente disoccupazione, il nostro fu escluso dalla nuova compagine governativa. Preoccupato dalla perdita del lavoro da parte di tante persone, perdita che egli giudicava un vero \u201cdramma di natura morale\u201d, os\u00f2 entrare nello spazio della riflessione economica utilizzando un linguaggio semplice e diretto, carico di una fortissima tensione etica. Ne\u00a0<em>L\u2019attesa della povera gente e ne La difesa della povera gente<\/em>\u00a0(entrambi 1950), leggendo la situazione alla luce del messaggio biblico, che sempre si erge a difesa del povero e dell\u2019oppresso (dal Deut 15 , 1-18 fino ad arrivare a Mt 25), egli contesta il fatto che le leggi economiche siano considerate assolute e intoccabile di fronte al \u201cdisastramento\u201d che vivono tanti esseri umani. Inoltre, dimostrando di non essere solo un candido e ingenuo profeta, egli fa precisi riferimenti alle teorie keynesiane proponendole come strada percorribile ed efficace contro la disoccupazione.<\/p>\n<p>Le posizioni di La Pira non furono seguite a livello nazionale; dopo questo intervento egli cominci\u00f2 a diventare un \u201csegno di contraddizione\u201d, costantemente oggetto di\u00a0 atteggiamenti contrastanti nell\u2019opinione pubblica: da una parte\u00a0 osteggiato ed irriso, dall\u2019altra stimato ed esaltato.<\/p>\n<p>Egli pens\u00f2 di provare a realizzare il suo progetto politico a livello locale, nella sua citt\u00e0 d\u2019adozione che tanto amava, Firenze, di cui fu sindaco dal 1951 al 1957 e successivamente dal 1960 al 1965. Nel discorso conclusivo della sua campagna per le elezioni amministrative del 1951, in cui si presentava come capolista per la Democrazia Cristiana, dopo aver collocato la sua politica in un\u2019ottica antitetica al comunismo, egli traccia una chiara sintesi di ci\u00f2 che intende fare, costruire cio\u00e8 una \u201ccivilt\u00e0\u201d fondata sulle risposte ai bisogni essenziali degli essere umani, bisogni di natura materiale e spirituale, con un efficaci interventi sul territorio ma con un\u2019apertura di orizzonte al mondo intero ed alle esigenze della pace. In particolare afferma: \u201cLa civilt\u00e0 \u00e8 tale, quando avendo risolto i problemi elementari, urgenti della vita, tutti hanno in fondo una idea luminosa, cui danno un riflesso di luce, una bellezza suprema, un incanto sovrannaturale: questa \u00e8 la civilt\u00e0 vera.\u201d<\/p>\n<p>La Pira, che nella fase iniziale del suo mandato di sindaco godeva di maggioranza particolarmente ampia, si trovava ad affrontare i drammatici problemi della ricostruzione dopo le distruzioni della guerra: mancanza di alloggi, sfratti, disoccupazione, molte situazioni di indigenza. Egli cerc\u00f2 immediatamente finanziamenti per la costruzione di tremila alloggi di edilizia popolare: li ottenne e segu\u00ec l\u2019effettiva realizzazione del progetto. Nel novembre del 1954, consegnando i primi mille appartamenti del nuovo quartiere dell\u2019Isolotto, egli presenta la sua concezione dell\u2019ampliamento della citt\u00e0 che deve essere \u201cin forma di stella\u201d a\u00a0 partire dal centro storico, il \u201ccuore\u201d della citt\u00e0. Inoltre i nuovi quartieri sono costruiti con una logica centrata sulla dimensione sociale dell\u2019uomo, che rifiuta i periferici quartieri-dormitorio e vuole invece costruire, insieme alle case, strutture e spazi per la vita comunitaria e culturale della gente.<\/p>\n<p>Certamente La Pira \u00e8 stato un amministratore che ha ottenuto risultati positivi e constatabili in tempi rapidi, utilizzando anche le sue antiche competenze di ragioniere, ma la sua fama \u00e8 dovuta soprattutto ad alcune coraggiose battaglie, la prima delle quali \u00e8 legata al problema degli sfratti. Nel periodo necessario per la costruzione di nuovi alloggi, per gli sfrattati (oltre tremila nel periodo 1950-1954) e per molti che affluivano in citt\u00e0 dalla campagna circostante, occorreva trovare una sistemazione provvisoria. Il Sindaco si rivolse inizialmente al Pretore ed al Prefetto con lettere in cui chiedeva la sospensione o una procedura graduale degli sfratti. Non avendo raggiunto il suo scopo cerc\u00f2 allora di ottenere in affitto alcuni immobili: ad esempio inutilmente fu chiesta in affitto prima all\u2019amministratore, poi al principe Tommaso Corsini\u00a0 stesso, la villa di Castello per un anno.<\/p>\n<p>La Pira decise allora di utilizzare l\u2019inconsueto strumento giuridico della requisizione in base ad una legge del 1865 che permetteva la possibilit\u00e0 di requisizioni in caso di grave necessit\u00e0 pubblica, interpretata nel quadro della Costituzione del 1948. L\u2019Ufficio Alloggi di Firenze oper\u00f2 circa un centinaio di requisizioni. Sono facilmente immaginabili le polemiche che ne seguirono sulla stampa nazionale, gli strascichi giudiziari e una crisi della Giunta comunale. La Pira non cambi\u00f2 idea sulla necessit\u00e0 di quell\u2019intervento temporaneo (e con regolare indennizzo per i proprietari espropriati), intervento unico in Italia. Egli afferma in una seduta del Consiglio comunale del 24 settembre 1954:\u201dEppure \u00e8 stata proprio questa una delle cause che pi\u00f9 vi hanno irritato Signori Consiglieri liberali: la requisizione delle case! Che grave colpa! Ma che dovevo fare? Ho dato una mano di speranza \u2013 del resto sulla base di una legge! \u2013 a tante famiglie povere e disperate!\u201d.<\/p>\n<p>Un\u2019altra celebre battaglia che La Pira ingaggi\u00f2 contro la disoccupazione in Firenze riguardava la fabbrica Pignone, precedentemente fonderia che produceva materiale bellico, poi acquisita nel 1946 dalla SNIA-Viscosa che aveva avviato un processo di riconversione della produzione. Nel gennaio del 1953 la direzione fiorentina decise la sospensione a tempo indeterminato di 300 operai, il licenziamento di 50 operai anziani e di 70 impiegati. La Pira si attiv\u00f2 immediatamente per cercare di risolvere la situazione interpellando Fanfani e vari esponenti del Governo. Nonostante ci\u00f2 il 21 ottobre del 1953 partirono le prime 1750 lettere di licenziamento. Il governo, sollecitato da La Pira reag\u00ec con un provvedimento inconsueto, dando disposizione al questore di Milano perch\u00e9 ritirasse temporaneamente il passaporto al Presidente della SNIA-Viscosa Franco Marinotti. Questi si rec\u00f2 a Roma e ottenne la revoca del provvedimento mentre infuriava la polemica nel paese. Il 16 novembre venne deciso a Roma lo scioglimento della societ\u00e0 ed il giorno seguente inizi\u00f2 a Firenze l\u2019occupazione della fabbrica a cui il liquidatore della societ\u00e0 Giulio Fabbri reag\u00ec\u00a0 sporgendo denuncia nei confronti delle maestranze occupanti.<\/p>\n<p>In questo contesto di forte tensione si colloca il gesto inaspettato, e del tutto fuori dagli schemi politici consueti, di La Pira che si rec\u00f2 nella fabbrica occupata il 26 novembre, per partecipare qui ad una Messa celebrata da Don Bruno Borghi. Questa presenza esprimeva con grande efficacia simbolica la solidariet\u00e0 del Sindaco e dell\u2019intera citt\u00e0. Ne segu\u00ec una intensa campagna di stampa che attaccava il Sindaco di Firenze e di fatto rendeva il caso della Pignone di portata nazionale. In realt\u00e0 La Pira pensava a un gesto molto pi\u00f9 radicale: era gi\u00e0 pronto un testo che ordinava la requisizione della fabbrica e che si sarebbe dovuto tradurre in una ordinanza motivata da esigenze di ordine pubblico e dagli articoli 2, 3, 41 della Costituzione italiana. Fanfani riusc\u00ec a bloccare l\u2019uscita dell\u2019ordinanza promettendo una diversa soluzione della vertenza. In questo periodo e nei mesi successivi La Pira fu anche impegnato in un fitto carteggio con i Vescovi italiani (da cui arriveranno un centinaio di lettere di appoggio), con\u00a0 la Santa Sede e con Franco Marinotti presidente della SNIA-Viscosa. Con piglio diretto, accorato e profetico La Pira tra l\u2019altro scrive a Marinotti: \u201cCome pu\u00f2 lei abbandonare al loro destino 2000 lavoratori? (che poi per riflessi indiretti sono tremila). Il capitano non abbandona mai la nave\u2026\u2026 L\u2019Evangelo \u00e8 una cosa seria: perch\u00e9 tutto oscilla attorno a tre punti: 1) La vita terrestre \u00e8 un impegno per gli altri e non per noi: in vista di questo impegno ci sono conferiti gratuitamente i talenti spirituali, economici e fisici che possediamo. 2) La vita terrestre ha un solo traguardo: la morte. 3) Ma la morte non \u00e8 la fine: \u00e8 l\u2019inizio della vita vera: e tutto l\u2019edificio della vita futura trova le sue basi nella vita terrestre: queste basi sono l\u2019accettazione o la ripulsa dei nostri fratelli, compagni di \u201cavventura e di cammino\u201d lungo il pellegrinaggio terreno. Ci\u00f2 che avremo fatto ad essi\u00a0 lo avremo fatto a Dio stesso.\u201d<\/p>\n<p>Le risposte di Marinotti furono negative ed irridenti. Nei giornali si attaccava La Pira come \u201cun pesce rosso nell\u2019acquasantiera\u201d, \u201cun comunistello di sagrestia\u201d: si sottolineava la sua \u201cdabbenaggine\u201d, si ribadiva l\u2019esigenza di legalit\u00e0 e la legittimit\u00e0 della propriet\u00e0 privata. L\u2019incomprensione forse pi\u00f9 dura da sopportare fu quella che venne da Don Sturzo che lo defin\u00ec \u201clo statalista della povera gente\u201d. La Pira si difese dai diversi tipi di attacco in maniera appassionata e sempre ben argomentata. In particolare rivolgendosi a Sturzo scrive: \u201cNon vorrei che con la scusa di non volere lo Stato totalitario non si voglia in realt\u00e0 lo Stato che interviene per sanare le strutturali iniquit\u00e0 del sistema finanziario, economico e sociale, del cosiddetto \u201cStato liberista\u201d(che sta \u201ca vedere\u201d con olimpica contemplazione la dolorosa zuffa che la privazione del pane quotidiano procura tra deboli e potenti)\u201d.<\/p>\n<p>Il deciso impegno di La Pira spinse il Ministro Ferrari Aggradi e De Gasperi stesso a ricercare soluzioni percorribili: determinante fu l\u2019intervento di Enrico Mattei presidente dell\u2019ENI (ente nazionale idrocarburi). Si form\u00f2 una nuova societ\u00e0 la \u201cNuova Pignone\u201d a partecipazione mista con il 60% dell\u2019 ENI (attraverso la societ\u00e0 AGIP) e il 40% del gruppo SNIA-Viscosa. L\u2019accordo definitivo fu raggiunto tra il 13 e il 15 gennaio 1954 presso il Ministero del lavoro.<\/p>\n<p>Nel 1962, ricordando con tono commosso la tragica morte dell\u2019amico Mattei, La Pira traccia il bilancio assai positivo dell\u2019attivit\u00e0 della Nuova Pignone in quegli anni ed afferma che a lui si deve la salvezza de La Pignone e che Mattei \u00e8 da considerare cittadino onorario di Firenze.<\/p>\n<p>Il \u201cbuon governo\u201d di La Pira non emerge soltanto dalla onestissima gestione del denaro pubblico e dalle coraggiose battaglie a favore dei pi\u00f9 deboli, ma anche dalla sollecitudine che egli fin dall\u2019inizio dimostra nei confronti dei ragazzi che frequentano le scuole. Negli anni \u201950 in cui gran parte della popolazione viveva situazioni di miseria o comunque di ristrettezze economiche La Pira si preoccupa di realizzare un intervento diffuso che giunga anche a quelli che non hanno diritto all\u2019assistenza pubblica ma che comunque hanno bisogno di aiuto. Nel \u201952 venne realizzata la distribuzione quotidiana del latte (con cioccolata e zucchero) a tutti i bambini delle scuole, utilizzando tra gli altri aiuti economici di carattere internazionale.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 importante ancora \u00e8 il dialogo diretto che il Sindaco costruisce con i bambini testimoniato soprattutto dalle lettere di Natale che egli scrive loro, accompagnate dal dono di in piccolo panettone e da un libretto curato da Piero Bargellini su aspetti rilevanti della storia e dell\u2019arte della citt\u00e0 di Firenze. Il Sindaco considera i ragazzi come veri interlocutori e parla loro in maniera semplice ed efficace dei problemi della citt\u00e0, sensibilizzandoli alla ricerca del bene comune e alla solidariet\u00e0 verso i pi\u00f9 deboli e i pi\u00f9 poveri.<br \/>\nLa visione armoniosa della persona che non ha solo bisogno di lavoro, cibo, casa, assistenza medica, ma anche di bellezza, cultura e spiritualit\u00e0, fa s\u00ec che egli si spenda per realizzare iniziative di ampio respiro in cui la citt\u00e0 di Firenze si apre al mondo, ai suoi problemi, ai nuovi popoli che si affacciano come protagonisti alla ribalta della storia. I Colloqui mediterranei\u00a0e il Convegno dei sindaci delle citt\u00e0 capitali del mondo ne sono il segno pi\u00f9 evidente. La ricerca e la costruzione della pace nel mondo, gi\u00e0 intensa nel periodo dell\u2019attivit\u00e0 di Sindaco, diverr\u00e0 poi l\u2019impegno fondamentale di tutta la vita di La Pira che, in piena guerra del Vietnam nel 1965 arriver\u00e0 persino a portare (a titolo personale) proposte di pace a Hanoi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Indicazioni bibliografiche:<\/strong><br \/>\nBALDUCCI E.,\u00a0<em>Giorgio La Pira<\/em>, Ed. Cultura della pace, San Domenico di Fiesole, 1986.<br \/>\nDE SIERVO U. \u2013 GIOVANNONI GIANNI \u2013 GIOVANNONI GIORGIO (a cura di)\u00a0<em>La Pira sindaco. Scritti, discorsi e lettere<\/em>, Cultura-Comune di Firenze, Firenze, 1988-89, 3 voll.<br \/>\nDONI R.,\u00a0<em>Giorgio La Pira. Profeta di dialogo e di pace<\/em>, Edizioni Paoline, Milano 2004.<br \/>\nLA PIRA G.,\u00a0<em>L\u2019attesa della povera gente<\/em>, L.E.F., Firenze, 1952; 2\u00b0 ed. 1978.<br \/>\nLA PIRA G.,\u00a0<em>Le citt\u00e0 sono vive<\/em>, La Scuola, Brescia, 1957, 2\u00b0 ed.1978.<br \/>\nLa PIRA G.,\u00a0<em>Il sentiero di Isaia<\/em>, Cultura, Firenze 1978<br \/>\nPAGLIAI L.,\u00a0<em>Per il bene\u00a0 comune: poteri pubblici ed economia nel pensiero di Giorgio La Pira<\/em>, Edizioni Polistampa, Firenze, 2009.<br \/>\nPALAGI P.,\u00a0<em>Giorgio La Pira. Politica e opzione per i poveri<\/em>, EDB Bologna,1996.<br \/>\nSCIVOLETTO A.,\u00a0<em>La politica come arte della pace<\/em>, Edizioni Studium, Roma, 2003.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[950],"fascicolo":[194],"class_list":["post-1994","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-paola-palagi","fascicolo-febbraio-2013"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La Pira e Il Buon Governo<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Paola Palagi, pubblicato nel numero di Febbraio 2013. 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