{"id":1992,"date":"2013-02-01T12:00:00","date_gmt":"2013-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1992"},"modified":"2026-04-12T15:20:54","modified_gmt":"2026-04-12T13:20:54","slug":"lo-scudo-crociato-nella-comunicazione-politica-del-900","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2013\/febbraio\/lo-scudo-crociato-nella-comunicazione-politica-del-900\/","title":{"rendered":"Lo scudo crociato nella comunicazione politica del \u2018900"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019antropologo Claude L\u00e9vi-Strauss parla degli animali totemici come simboli che catturano l\u2019attenzione non\u00a0perch\u00e9 rappresentino un qualcosa di \u201cbuono da mangiare\u201d ma perch\u00e9 rappresentano un qualcosa di \u201cbuono da pensare\u201d. Colpiscono l\u2019immaginazione perch\u00e9 sono raffigurazioni di creature concrete alle quali \u00e8 tuttavia possibile associare un concetto astratto. Questo processo di significazione del segno totemico ha una sua componente razionale, che riguarda il \u201cdiscorso\u201d che il gruppo sociale pu\u00f2 sviluppare intorno al simbolo, e una componente istintiva o irrazionale, che riguarda la risonanza che il simbolo stesso pu\u00f2 avere nella psicologia profonda di ciascuna persona. Se un simbolo ha successo in ragione di quanto \u00e8 \u201cbuono da pensare\u201d, allora anche i contrassegni politici hanno maggiore o minore fortuna in ragione dei significati che in essi possiamo leggere, dei concetti che sanno evocare, delle risonanze emotive che possono avere in noi. Lo scudo crociato \u00e8 senza dubbio \u2013 in questa prospettiva \u2013 un segno buono da pensare, perch\u00e9 presenta una fenomenologia straordinaria: ha retto come simbolo del partito dei cattolici italiani per quasi un secolo, ha segnato grandi affermazioni elettorali gi\u00e0 dal suo esordio nel 1919 come contrassegno del neonato Partito Popolare di Luigi Sturzo, e si \u00e8 confermato ancora vincente nelle consultazioni politiche del 1946 e poi in quelle del 1948 come simbolo della nuova Democrazia Cristiana. Ha funzionato come emblema della lotta contro le truppe nazifasciste (impresso sui fazzoletti delle brigate partigiane cattoliche), e ha funzionato altrettanto bene come contrassegno del partito di governo, per certi aspetti simbolo stesso delle istituzioni, negli anni della ricostruzione. Ma soprattutto \u00e8 stato riconosciuto come la sintesi efficace, l\u2019essenza stessa, del partito d\u2019ispirazione cattolica da una base elettorale molto vasta, presente in ogni regione del Paese e composta da persone di diversa cultura e classe sociale. Simbolo dunque \u201cbuono\u201d, ma anche \u201cfacile da pensare\u201d per la sua immediatezza e la sua forza espressiva. Nello scudo crociato confluiscono le antiche simbologie della croce e dello scudo che, molto prima del cristianesimo, hanno rappresentato dei punti di riferimento fondamentali proprio sul piano antropologico-culturale. Antica quanto la civilt\u00e0 stessa (un sigillo con la croce in pietra ritrovato a Susa risale al terzo millennio avanti Cristo, altri simboli di croce, vedi ad esempio quelli rinvenuti a Creta, risalgono al XV secolo avanti Cristo) la croce simboleggia in molte culture la terra e il cielo, in quanto sistema di orientamento spaziale, e simboleggia la coesistenza nell\u2019uomo della natura terrena data dall\u2019elemento orizzontale e di quella spirituale data dall\u2019elemento verticale. Per parte sua anche lo scudo costituisce un elemento di alto valore simbolico: arma di difesa per eccellenza, lo scudo \u00e8 infatti uno schermo di protezione ma anche la superficie sulla quale \u00e8 possibile rappresentare le figure che magicamente amplificano la forza del guerriero, e i concetti che ne ispirano l\u2019azione (lo scudo di Achille presentava una raffigurazione dei campi coltivati, degli animali e del cielo, insomma dell\u2019intero universo cui l\u2019eroe sente di appartenere e che promette di difendere). Con l\u2019avvento del cristianesimo la croce, nelle sue diverse forme, si arricchisce di un significato straordinario, tale da riassorbire l\u2019intera simbologia precedente e da consentire un\u2019interpretazione in chiave cristiana di tutti quei segni che in qualche modo possono essere accostati alla croce di Cristo (Giustino enumera le cosiddette \u201ccruces dissimulatae\u201d come l\u2019aratro, l\u2019albero della nave o l\u2019ancora; ed Agostino parla di croci \u201cante litteram\u201d,\u00a0 che in qualche modo portano in s\u00e9 la profezia dell\u2019avvento del Cristo e quindi della croce per eccellenza). Anche lo scudo viene interpretato in chiave cristiana come allegoria della fede, ad esempio in San Paolo, che lo inserisce come parte dell\u2019armatura del cristiano contro i dardi infuocati del peccato. Prima di essere simbolo politico, dunque, lo scudo crociato \u00e8 un segno di guerra, il pi\u00f9 perfetto fra i segni di guerra perch\u00e9 unisce all\u2019efficacia militare la pi\u00f9 alta valenza morale, quella della lotta in nome di Dio e della fede. Con la battaglia nel 312 di Costantino contro Massenzio &#8211; e la rivelazione \u201cin hoc signo vinces\u201d che aveva contrassegnato la campagna militare del futuro imperatore cristiano \u2013 la croce diviene per la Chiesa un simbolo anche di guerra, atto a celebrare la supremazia del Dio cristiano su qualsiasi altra divinit\u00e0. Nell\u2019Europa centrale, del resto, la difesa della cristianit\u00e0 diverr\u00e0 necessariamente difesa militare, contro le minacce provenienti dalle regioni settentrionali e orientali del continente ad opera delle popolazioni barbare, e dalle regioni del Medio Oriente e dell\u2019Africa settentrionale ad opera dei musulmani. In occasione del Concilio di Clermont del 1095, Papa Urbano II promuove la prima crociata e raccomanda alle truppe in partenza per la Terra Santa di disegnare la croce sulle vesti e sulle armi cos\u00ec da sancire la natura santa dell\u2019impresa (disegnata sugli scudi, la croce rappresenter\u00e0 la figura stilizzata del guerriero stesso, disposto ad accettare nella sua \u201cimitatio christi\u201d il proprio destino di martirio e insieme di trionfo sul male); mentre la tradizione del colore rosso in campo bianco nascer\u00e0 appena tre anni dopo con le vicende militari legate all\u2019assedio di Antiochia (1098). Due storiografi, il primo dei quali \u00e8 l\u2019anonimo autore delle \u201cGesta Francorum\u201d, testimone diretto della campagna militare di Antiochia, e il secondo dei quali \u00e8 Jacopo da Varagine, un monaco domenicano vissuto nel 1200, autore della \u201cLegenda Aurea\u201d, riportano l\u2019apparizione alle truppe dei crociati di San Giorgio in persona, alla testa di un esercito mandato dal cielo per aiutare i cristiani. Molti soldati avrebbero visto l\u2019apparizione, e avrebbero visto il Santo portare la bianca armatura con una croce rossa disegnata sopra. La croce rossa in campo bianco, che gi\u00e0 esisteva nel patrimonio iconico europeo (nel 1066 Papa Alessandro II aveva inviato a Guglielmo il Conquistatore prima della battaglia di Hastings la croce di San Giorgio denominata \u201cVexillum Sancti Petri\u201d), si rafforza dunque nelle vicende delle crociate, per divenire nel 1118-19 il simbolo dell\u2019Ordine dei Cavalieri Templari, e poi nel 1277 il vessillo ufficiale del Regno d\u2019Inghilterra.<\/p>\n<p>La Croce di San Giorgio assume, in sostanza, la funzione di legittimare in senso religioso il potere politico, e riveste grande importanza anche nei contesti comunali e delle signorie locali. Lo storico Jir Lourda definisce un\u2019ampia area compresa fra il Rodano e l\u2019Istria come la \u201cfascia delle croci\u201d, proprio per l\u2019alto numero di citt\u00e0 in essa comprese che adottano la croce come simbolo comunale e che si differenziano in epoca medievale per l\u2019appartenenza guelfa \u2013 i Comuni fedeli al Papa, come ad esempio Milano, Genova, Alessandria, contrassegnati dalla croce di San Giorgio rossa in campo bianco \u2013 o l\u2019appartenenza ghibellina &#8211; i Comuni fedeli all\u2019Imperatore germanico come Como, Pisa ed altri contrassegnati, all\u2019opposto, da una croce bianca in campo rosso-. La battaglia di Legnano, combattuta nel 1176 tra la Lega Lombarda appoggiata dal Papa e l\u2019Imperatore Federico Barbarossa, assumer\u00e0 nella cultura diffusa e nell\u2019immaginario collettivo anche dei secoli successivi la connotazione di uno scontro di simboli (la croce di San Giorgio campeggia sul Carroccio), uno scontro nel quale il sodalizio fra l\u2019esercito dei comuni italiani, mossi da un\u2019istanza di autonomia e di libert\u00e0, e la Chiesa di Roma, la fusione di una motivazione politica con una spinta religiosa, risulteranno vittoriosi. Quando Luigi Sturzo costituisce il Partito Popolare nel 1919, la Croce di San Giorgio \u00e8 dunque da secoli associata ai gonfaloni di molte citt\u00e0, \u00e8 lo stesso simbolo che nel 1848 aveva accompagnato la rivolta delle Cinque Giornate a Milano non meno di quanto avesse fatto il Tricolore. La croce rossa in campo bianco, e in modo pi\u00f9 specifico lo scudo crociato, rester\u00e0 costantemente un simbolo guelfo, non soltanto per la sua tradizione storica ma anche per il contenuto che intrinsecamente continuer\u00e0 ad esprimere, insieme confessionale e civile. Del resto la duplice valenza religiosa e insieme politica che questo simbolo racchiude \u00e8 fonte d\u2019ispirazione per una classe intellettuale che gi\u00e0 dall\u2019800 aveva idealizzato il medioevo (si pensi alla riscoperta del pensiero di San Tommaso e alle sue applicazioni in Leone XIII e nel pensiero sociale cristiano, si pensi a correnti culturali come quella animata da Agostino Gemelli agli inizi del \u2018900 intorno alla \u201cRivista di filosofia neoscolastica\u201d, o al pensiero di Giuseppe Toniolo in ordine a quegli aspetti che fanno del medioevo un modello interessante sotto il profilo economico e sociale). Nel primo dopoguerra, terminata l\u2019esperienza della Democrazia Cristiana di Romolo Murri, sperimentati i limiti politici di una partecipazione indiretta come quella realizzata con il Patto Gentiloni e di fronte alla crisi sociale che alimenta l\u2019ascesa dei socialisti, si rende necessario un ritorno organizzato dei cattolici sulla scena politica.<\/p>\n<p>Il Partito Popolare di Luigi Sturzo rappresenta un fenomeno di grande portata, un fattore di rigenerazione del sistema che deve essere sottolineato anche simbolicamente. Gi\u00e0 la denominazione di Partito Popolare rappresenta un elemento semantico importante, che vuole marcare la natura non confessionale del partito e la distanza dall\u2019esperienza politica di Murri, inviso alla Gerarchia ecclesiastica e quindi bruciato dal punto di vista politico. Nell\u2019estate del 1919 l\u2019approssimarsi delle elezioni politiche rende urgente la definizione di una strategia elettorale e quindi anche l\u2019adozione di elementi grafici che possano favorire l\u2019identificazione del partito e suscitare negli aderenti un sentimento d\u2019appartenenza; ma soprattutto \u00e8 la nuova legge elettorale proporzionale, che prevede il voto di lista, a rendere necessario che ogni partito abbia un proprio simbolo stampato sulla scheda elettorale. Il 9 agosto del 1919 Filippo Meda, uno degli esponenti politici cattolici di maggior prestigio, scrive a Luigi Sturzo per aggiornarlo su questioni organizzative, e in quella circostanza pone la questione del contrassegno del partito. Filippo Meda informa il leader siciliano che il senatore Micheli, altro esponente cattolico di prestigio e gi\u00e0 stretto collaboratore di Romolo Murri, aveva suggerito che il simbolo dovesse essere la \u201ccroce rossa\u201d, fatto che non vede d\u2019accordo lo stesso Meda, convinto che il contrassegno non debba riportare alcun elemento di tipo confessionale. Come ulteriore contributo, Filippo Meda acclude alla lettera il disegno di una stella, che propone come simbolo per il nuovo partito cattolico. Coerenza avrebbe voluto che Luigi Sturzo, preoccupato anch\u2019egli di dare alla nuova formazione politica una connotazione laica, facesse proprie le considerazioni di Meda adottando comunque \u2013 se non la stella, che identifica un\u2019area semantica troppo ampia, sicuramente contaminata da valenze risorgimentali ed anche massoniche &#8211; un simbolo non confessionale. La scelta sar\u00e0 invece sorprendente, quella appunto dello scudo crociato, con sopra scritta la parola \u201clibertas\u201d, posta sul braccio orizzontale della croce probabilmente proprio per stemperare le valenze eccessivamente confessionali e guelfe che il simbolo di San Giorgio da solo avrebbe avuto. La scelta avr\u00e0 successo, e il Partito avr\u00e0 subito un\u2019affermazione elettorale importante con ben cento seggi conquistati nelle consultazioni del novembre del 1919, imponendosi come la seconda forza politica del Paese dopo il Partito Socialista. Fin dai suoi esordi il simbolo viene gestito da Sturzo e dalla direzione del Partito con particolare sagacia. Al popolo degli elettori deve comunicare nello stesso tempo la fedelt\u00e0 ai valori della Chiesa, un forte sentimento civico, uno spirito battagliero che richiama ad una certa purezza medievale. Gli stessi elementi &#8211; in sostanza \u2013 che caratterizzano il percorso politico e l\u2019esperienza personale di Luigi Sturzo, sacerdote fedele alla Chiesa e rispettoso della Gerarchia ecclesiastica, sostenitore del ruolo dei Comuni italiani come luoghi privilegiati della politica e interpreti di un\u2019autonomia decisionale rispetto al potere centralizzato, legato infine proprio a quelle suggestioni medievali di forza, purezza e militanza che emergono con evidenza nella sua attivit\u00e0 editoriale degli anni precedenti la costituzione del Partito (vedi in particolare la pubblicazione de \u201cLa croce di Costantino\u201d, periodico di carattere politico-sociale nel quale Sturzo firma gli editoriali con lo pseudonimo di \u201cIl crociato\u201d e dove si parla con enfasi della condizione del cristiano come di un milite che combatte agli ordini del Papa, unica guida per il popolo dei fedeli). Nel presentare lo Scudo Crociato ai propri elettori Luigi Sturzo \u2013 d\u2019accordo con la Santa Sede che la nuova formazione politica non debba assumere un carattere confessionale &#8211; terr\u00e0 a specificare che non si tratta del simbolo dei crociati ma del simbolo degli antichi Comuni d\u2019Italia, quelli che difesero la libert\u00e0 nella Battaglia di Legnano (contro l\u2019Imperatore) e nella battaglia di Lepanto (contro la flotta musulmana). In modo pi\u00f9 esplicito e trasparente Stefano Jacini, primo storico del partito e testimone diretto dei fatti, scriver\u00e0 che il simbolo prescelto altro non era se non quello degli \u201cantichi comuni guelfi\u201d.<\/p>\n<p>Nei pochi anni di vita del Partito Popolare, lo Scudo Crociato assolve in modo brillante la funzione di identificare un\u2019area politica d\u2019ispirazione cristiana, garante della libert\u00e0 e della stabilit\u00e0 istituzionale e nello stesso tempo intransigente sulle questioni politiche di fondo, e sul giudizio storico nei confronti di progetti politici eversivi. Sar\u00e0 tuttavia proprio il dibattito sull\u2019atteggiamento da assumere di fronte al fascismo, che culmina nel congresso di Torino del 1923, ad indebolire il Partito di Sturzo, che patisce anche la presa di distanza della Santa Sede che in questo momento storico sceglie di dialogare con il Governo fascista negoziando il Concordato, utile per la Chiesa ma neccessario anche a Benito Mussolini per radicare il regime nella profonda tradizione religiosa del Paese prefigurando un assetto istituzionale che avrebbe visto nella citt\u00e0 di Roma il centro del nuovo impero romano e nello stesso tempo della cristianit\u00e0. Dopo le dimissioni forzate di Sturzo e dopo lo scioglimento del Partito ad opera del regime fascista nel 1926, il simbolo dello Scudo Crociato viene ostracizzato. La soppressione del contrassegno politico avviene, del resto, in un clima di generale avversione del regime nei confronti dei simboli cristiani ove non usati in contesti prettamente religiosi e liturgici, compresa la croce dell\u2019Azione Cattolica, che malgrado si ponga come organizzazione non politica e malgrado possa beneficiare di impegni formali da parte del Governo per il libero esercizio delle proprie attivit\u00e0 (e per l\u2019esposizione dei propri vessilli), viene vista come istituzione rivale del fascismo nell\u2019educazione dei giovani e come rete comunque collegata a quella dell\u2019ormai sciolto Partito Popolare. Ancora pi\u00f9 pesante l\u2019ostilit\u00e0 del regime nel momento in cui Mussolini viene arrestato dal Re e poi liberato e nuovamente posto dai tedeschi al governo della Repubblica Sociale, in posizione subordinata rispetto al governo di Berlino e quindi condizionato da un\u2019avversione dei nazisti nei confronti della Chiesa Cattolica sempre pi\u00f9 profonda e manifesta. I simboli dello scudo crociato riappariranno dall\u2019autunno del \u201843, esibiti da varie formazioni partigiane d\u2019ispirazione cattolica impegnate sui fronti nordici, a conferma di un legame anche affettivo con la tradizione del Partito Popolare e con l\u2019immaginario medievale che ne aveva accompagnato le fortune politiche. Questo avviene in concomitanza con la fondazione e con l\u2019insediamento a Roma del nuovo partito d\u2019ispirazione cattolica, la Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi, gi\u00e0 attivo dal dicembre 1942 ma ancora senza un contrassegno politico che lo possa identificare. Il simbolo dello scudo crociato si diffonder\u00e0 dunque spontaneamente, per libera iniziativa del popolo dei cattolici, a conferma della carica di significato che ancora porta con s\u00e9 e che prescinde dalle direttive e dalla funzione esplicativa dei vertici del Partito. Nella disposizione della Giunta Centrale della Democrazia Cristiana del giugno 1944 si legge: \u201c<em>In molte parti lo Scudo Crociato col motto \u201clibertas\u201d \u00e8 stato spontaneamente assunto dai nostri aderenti come emblema del Partito. Assecondando tale moto spontaneo si \u00e8 provveduto a coniare i distintivi\u2026<\/em>\u201d. La decisione, del resto, \u00e8 consonante con la sensibilit\u00e0 di quella parte guelfa, minoritaria ma comunque influente, di esponenti politici che collabora con De Gasperi alla stesura del programma del nuovo partito e che annovera fra gli altri personalit\u00e0 come quelle di Malvestiti, Malavasi, Carcano Cas\u00f2, Clerici, Grandi, Migliori, Nebuloni e Pullara. Ed \u00e8 coerente con la nuova sensibilit\u00e0 presente nella rete dell\u2019Azione Cattolica, ora saldata con le strutture del nuovo partito e che \u2013 per singolare concomitanza &#8211; sceglier\u00e0 come simbolo per la campagna di affiliazione del 1943 l\u2019immagine di un\u2019aquila con apposto sul petto un grande scudo crociato. La storia dello scudo crociato, dunque, \u00e8 la storia di un simbolo di matrice guelfa, espressione di una parte minoritaria del partito dei cattolici eppure in grado di rappresentarne l\u2019intera anima. Un simbolo che assomma valenze politiche e insieme religiose, evocando un immaginario medievale radicato in una larga fascia della popolazione italiana. Un simbolo reso pi\u00f9 efficace dalla compresenza di due elementi strutturali, lo scudo con la corce rossa in campo bianco, espressione di quel concetto di \u201cguerra santa\u201d o comunque di \u201cguerra giusta\u201d che costituisce una delle sintesi pi\u00f9 forti e suggestive della cultura cristiana, e lo slogan \u201clibertas\u201d, che presenta valenze maggiormente laiche ed immediate. L\u2019elemento meta-storico dello scudo crociato, insomma, con un elemento di attualizzazione politica, quella parola libert\u00e0 che risuona in tutta la sua urgenza nel primo come nel secondo dopoguerra. Una carica semantica composita e potente, quella dello scudo crociato, che costituisce una delle ragioni fondamentali del suo successo politico. Una carica semantica, per\u00f2, che proprio per la sua natura esplicita ed evocativa si riveler\u00e0 fatale negli anni \u201990 quando &#8211; in un contesto politico e sociale profondamente trasformato, nel quale l\u2019appello alla libert\u00e0 suona in\u00a0qualche modo superato dal crollo del muro di Berlino e nel quale la societ\u00e0 risulta ormai incamminata verso una sempre maggiore secolarizzazione &#8211; il segno dello scudo crociato costituir\u00e0 un fardello troppo pesante e inattuale per un\u2019area politica centrista e moderata che ha in parte smarrito la sua originaria vocazione cattolica.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[888],"fascicolo":[194],"class_list":["post-1992","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-girolamo-rossi","fascicolo-febbraio-2013"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Lo scudo crociato nella comunicazione politica del \u2018900<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Girolamo Rossi, pubblicato nel numero di Febbraio 2013. 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