{"id":1964,"date":"2012-10-01T12:00:00","date_gmt":"2012-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1964"},"modified":"2026-04-12T14:12:15","modified_gmt":"2026-04-12T12:12:15","slug":"migrazioni-del-lavoro-il-punto-di-vista-di-un-economista-eticamente-motivato","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2012\/ottobre\/migrazioni-del-lavoro-il-punto-di-vista-di-un-economista-eticamente-motivato\/","title":{"rendered":"Migrazioni del lavoro: il punto di vista di un economista eticamente motivato"},"content":{"rendered":"<p><strong>Una economia aperta all\u2019etica<\/strong><\/p>\n<p>In premessa, si consideri che, al contrario di quella che \u00e8 un\u2019opinione diffusa, nelle questioni economiche,\u00a0non c\u2019\u00e8 un solo modo di \u201cfare teoria\u201d, oppure di \u201ccomportarsi in pratica\u201d, bens\u00ec &#8211; in entrambi i casi &#8211; ve n\u2019\u00e8 pi\u00f9 di uno. Ci\u00f2, in primo luogo, in quanto, gioca un ruolo la diversa impostazione analitica degli economisti,oppure la diversa attivit\u00e0 operativa da parte dei tanti soggetti agenti; in secondo luogo, in quanto contano le differenze concernenti i condizionamenti dovuti ad aspetti esterni all\u2019economia, ed in particolare a diversit\u00e0 di valori e norme morali (o attinenti all\u2019etica) che si sottoscrivano.<\/p>\n<p>Sul primo punto, si consideri che le teorie perseguite dagli economisti, cos\u00ec come le azioni esperite dai diversi operatori, sono molteplici, mentre personalmente ritengo che possano essere accorpate in due grandi gruppi distinti e diversi. In particolare, quanto alle teorie, si verranno a confrontare, da un lato, un approccio di tipo neoclassico-monetarista e, dall\u2019altro, un approccio di tipo classico-keynesiano, mentre &#8211; come specificamente sosteneva Keynes (1936) e come, personalmente, ne sono convinto &#8211; le prassi si adegueranno sempre, prima o poi, in un modo o in altro, alle teorie prevalenti.<\/p>\n<p>Nel primo caso, le posizioni dell\u2019approccio neoclassico-monetarista si sono presentate, pur in presenza di certe differenze fra loro, come complete o chiuse, e allora, soffrendo di autoreferenzialit\u00e0e dicircolarit\u00e0, come non corrette e non valide. Nel secondo caso, le posizioni dell\u2019approccio classico-keynesiano si sono presentate, pur nelle loro differenze, come incomplete o aperte, e allora, procedendo al loro<\/p>\n<p>completamento o chiusura, si sono affermate come corrette e valide.<\/p>\n<p>Personalmente, nell\u2019intero mio percorso scientifico, mi sono riconosciuto in posizioni di tipo classico-keynesiano. Ci\u00f2, in primo luogo, in quanto sono state in grado di cogliere aspetti cruciali della realt\u00e0 economica, quali il ruolo rispettivo delle grandezze rilevanti sul piano sia della domanda che dell\u2019offerta, una teoria della distribuzione del reddito non appiattita su quella della produzione, e cos\u00ec per altri rilevanti aspetti. In secondo luogo, al contrario delle posizioni chiuse, quelle aperte hanno il pregio della possibilit\u00e0 di essere completate dall\u2019esternodell\u2019economia, evitandosi cos\u00ec lo scoglio della circolarit\u00e0. Allora, tutte le variabili di un modello (o di un comportamento) economico verranno determinate correttamente, ed in particolare lo saranno stante il ricorso al ruolo di una, o l\u2019altra, opzione di morale sociale.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, sul secondo punto, si consideri che vi sono state molte differenze tra gli economisti; e ci\u00f2, a partire da quando A. Smith, nella sua opera fondamentale\u00a0<em>La ricchezza delle nazioni<\/em>\u00a0(1776), effettu\u00f2 la separazione fra l\u2019economia e l\u2019etica. Tuttavia, tale separazione &#8211; durata per circa due secoli &#8211; ha subito, per cos\u00ec dire, una certa inversione di marcia nella seconda met\u00e0 del secolo scorso, allorch\u00e9 da parte di un gruppo di economisti \u00e8 stato ripreso il discorso sulle interrelazioni fra economia ed etica. Personalmente, ho sottoscritto tale posizione, tanto da potermi definire un economista eticamente motivato. In particolare, l\u2019ho fatto sulla base dell\u2019adesione alla dottrina sociale cattolica.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, essendo l\u2019economia il portato di posizioni e scelte di tipo soggettivo, si comprende che il loro completamento non pu\u00f2 ottenersi se non con riferimento a valori e norme morali di carattere oggettivo, o universale, ed in particolare con gli inputs rivenienti da quella dottrina.<br \/>\nSegue che solo cos\u00ec sar\u00e0 ottenuta l\u2019appropriata combinazione tra una corretta teoria socio-economica, come col modello d\u2019impostazione classico-keynesiana, ed un valido apporto di tipo etico, come con la dottrina sociale cattolica.<\/p>\n<p>Anzi, da questo punto di vista, ragionando in termini di convergenza fra posizioni etiche differenti, ma entrambe ispirate a valori oggettivi, si pu\u00f2 emblematicamente fare il caso dei rapporti tra le conclusioni cui era pervenuto il filosofo laico John Rawls (1971) e la dottrina sociale cattolica, secondo la quale &#8211; come scritto dal Papa Giovanni Paolo II\u00b0 nell\u2019Enciclica\u00a0<em>Sollicitudo rei socialis<\/em>\u00a0(1987) &#8211; \u00abci\u00f2 \u00e8 necessario in base alla intrinseca dignit\u00e0 umana e non per qualsiasi forma di contrattualismo sociale\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La globalizzazione<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019et\u00e0 contemporanea, come noto, si \u00e8 affermato con forza il paradigma della\u00a0<em>globalizzazione<\/em>, ancora oggi in auge anche se un po\u2019 appannato rispetto alla situazione dominante nei due decenni finali del secolo XX e nei primi anni del nuovo secolo.<br \/>\nIn proposito, occorre dapprima fare riferimento al fatto che, a differenza di quella di precedenti epoche storiche, questa globalizzazione ha visto, in un modo o in altro, la partecipazione della maggior parte dei paesi del pianeta, inclusi quelli emergenti, nonch\u00e9 quelli, tra i meno sviluppati, da considerarsi in via di sviluppo.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, si consideri che, in presenza della crisi mondiale, iniziata nel 2007 e che personalmente ritengo che nel complesso durer\u00e0, pi\u00f9 o meno, per un decennio, i paesi meno sviluppati hanno mostrato una certa resistenza del rispettivo processo di sviluppo, e ci\u00f2 vis-\u00e0-vis la forte crisi che ha colpito quelli industrializzati.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, mentre la parola globalizzazione \u00e8 un termine recente e correntemente utilizzato, il concetto ed i fatti che hanno riguardato quella contemporanea possono essere ritenuti nuovi e vecchi al contempo. Tuttavia, la spiegazione dei vari processi di globalizzazione \u00e8 stata ben diversa da teoria a teoria; ci\u00f2 che, naturalmente, vale per ognuno dei suoi molteplici aspetti.<\/p>\n<p>In effetti, la globalizzazione riguardata come libert\u00e0 incondizionata nei movimenti internazionali di prodotti, tecnologie, lavoro, capitali (reali e finanziari) non \u00e8 fenomeno nuovo. Peraltro, gli storici economici non concordano su quanto indietro nel tempo si debba andare perch\u00e9 si possa parlare di globalizzazione. Alcuni di loro sostengono che essa cominci\u00f2 nel periodo della cosiddetta via della seta e della pace mongolica nel secolo XIII. Altri pensano che l\u2019economia globale \u00e8 cominciata con la scoperta del Nuovo Mondo in America e che l\u2019espansione del commercio internazionale lungo le nuove rotte oceaniche prevalse negli ultimi anni del secolo XV. Altri ancora ne pongono l\u2019inizio al punto di svolta nel secolo XIX, in particolare nei processi delle relazioni economiche fra Stati dopo la fine delle guerre napoleoniche, nella rivoluzione industriale via via affermatasi in tanti paesi, nella sostanziale riduzione nei costi di trasporto, cos\u00ec come nelle varie politiche economiche favorevoli al libero commercio.<\/p>\n<p>E\u2019 vero che nei secoli la libert\u00e0 economica internazionale \u00e8 stata oscillante, anche a tassi differenti da periodo in periodo, ma \u00e8 anche vero che, in particolare quanto ai movimenti internazionali nei capitali e nelle tecnologie, la globalizzazione \u00e8 stata una forza effettivamente trainante nella quarta parte del secolo XX. In effetti, gli avanzamenti nella diffusione delle cosiddette Tecnologie dell\u2019Informazione e della Comunicazione (le ben note ICT, Information and Communication Technologies), nella liberalizzazione dei movimenti internazionali di capitali, nella rapida evoluzione sia nei flussi commerciali globali che nella localizzazione delle produzioni, hanno portato ad un\u2019accelerazione della globalizzazione nell\u2019ultima parte del 1900.<\/p>\n<p>Allora, molto pi\u00f9 di prima, fondi finanziari disponibili hanno esplorato vie nuove d\u2019impiego, in particolare utilizzando modelli rigorosi del tipo rischio\/rendimento, il che si \u00e8 anche riflesso in un pi\u00f9 dinamico mercato delle valute (cio\u00e8, quanto ai rapporti tra la \u201cnostra\u201d e le \u201caltre\u201d monete).<\/p>\n<p>Da un lato, diversi economisti e gestori di fondi &#8211; di orientamento \u201cdestrorso\u201d &#8211; hanno sostenuto che la maggiore integrazione internazionale di ciascun mercato ha offerto nuove e maggiori potenzialit\u00e0 per un estendersi dello sviluppo economico in pi\u00f9 direzioni ed una pi\u00f9 rapida \u201cconvergenza\u201d tra paesi poveri e ricchi. Cos\u00ec la libera circolazione dei beni e servizi ha portato i diversi paesi a specializzare la produzione in settori nei quali avevano vantaggi comparati, beneficiando della disciplina derivante dalla maggiore concorrenza esterna. Nella stessa direzione, la libera circolazione dei fattori della produzione ha portato a trasferimenti di tecnologie, a diversificazione dei rischi a livello globale, e ad una pi\u00f9 efficiente allocazione delle risorse finanziarie. Ci\u00f2 ha contribuito alla riduzione nel cosiddetto costo-opportunit\u00e0 del finanziamento degli investimenti produttivi nei paesi in via di sviluppo.<\/p>\n<p>Dall\u2019altro lato, da parte degli studiosi di orientamento classico-keynesiano non si sono condivise dall\u2019inizio quelle posizioni, insistendo essi sul punto che, negli stessi vent\u2019anni prima della crisi finanziaria e socio-economica attuale, il ruolo dominante nel contesto internazionale \u00e8 stato esercitato da una globalizzazione sfrenata. Si \u00e8 quindi trattato di un periodo in cui, per cos\u00ec dire, il fuoco covava sotto la cenere; e ci\u00f2 ha coinvolto sia gli aspetti del commercio, dunque dei mercati, e della produzione, sia quelli degli spostamenti dei fattori produttivi e dunque dei trasferimenti delle tecnologie, dei movimenti del capitale finanziario, delle migrazioni del lavoro.<\/p>\n<p>Il verificarsi della successiva crisi degli anni 2007-09 ed il suo protrarsi in varie manifestazioni in quelli successivi hanno reso palesi le disfunzioni conseguenti agli eccessi. In concreto, quanto ai cinque aspetti sempre presenti nel dispiegarsi dei fatti economici, vale a dire:<\/p>\n<ol>\n<li>gli aspetti del commercio;<\/li>\n<li>gli aspetti della produzione e delle tecnologie;<\/li>\n<li>gli aspetti della finanza;<\/li>\n<li>gli aspetti del lavoro;<\/li>\n<li>gli aspetti del consumo e dei \u201cmodi di vivere\u201d, i rispettivi andamenti, in condizioni di una globalizzazione sfrenata dominante, sono stati tutti toccati dalla rilevante carenza di regole e disciplina. Mentre si dovrebbe poter dire separatamente e criticamente per ognuno di questi punti, in questa sede si far\u00e0 specifico riferimento al solo caso del lavoro.<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le migrazioni del lavoro<\/strong><\/p>\n<p>Quanto allaglobalizzazione nelle migrazioni del lavoro, cio\u00e8 sostanzialmente al modo di essere oggi delle migrazioni di persone, da un lato, va detto che si \u00e8 stati in presenza di una forma massiccia di spostamenti di lavoratori da un paese all\u2019altro, da un continente all\u2019altro, cos\u00ec come gi\u00e0 accaduto in altre epoche storiche.<br \/>\nDall\u2019altro lato, per\u00f2, sono da registrare due novit\u00e0. In primo luogo, si \u00e8 trattato anche di spostamenti non definitivi, che cio\u00e8 riguardano persone che si muovono da un luogo all\u2019altro in cerca di un lavoro, ma lo fanno nell\u2019intento che tale situazione durer\u00e0 alcuni anni, magari molti anni, ma non sar\u00e0 definitivo. In secondo luogo, lo spostamento, almeno all\u2019inizio, ha riguardato persone singole che magari hanno lasciato le famiglie nel paese d\u2019origine, inviando ad esse tramite periodiche rimesse somme anche cospicue per il sostentamento di chi resta in loco.<\/p>\n<p>Ancora, in tema diglobalizzazione nelle migrazioni del lavoro, trattandosi di tema particolarmente sensibile per le sue implicazioni sul piano sociale e umano, si consideri che, ai nostri giorni, sono state presenti migrazioni di massa concernenti persone che si sono mosse rapidamente, ma a cicli, da un paese all\u2019altro, perfino da un Continente all\u2019altro. Ci\u00f2 in particolare \u00e8 accaduto tra paesi poveri e paesi ricchi, specialmente in Europa, ed anche, come noto, in Italia, quanto soprattutto a persone provenienti dall\u2019Africa, sia dal Nord arabo sia dall\u2019entroterra dell\u2019Africa nera; anche se, si noti, non \u00e8 stato cos\u00ec per la prima volta nella storia umana.<\/p>\n<p>In effetti, ci\u00f2 si \u00e8 avuto sin dalle migrazioni nei tempi antichi, come quelle nella Bibbia, da Abramo, mossosi individualmente, a Mos\u00e8 mossosi con l\u2019intero suo popolo per ritornare dall\u2019Egitto ad Israele, per passare a quelle degli \u201cebrei erranti\u201d, allorch\u00e9 a seguito della rivolta ebraica si ebbe la distruzione del Tempio di Gerusalemme e la completa romanizzazione della citt\u00e0 e dell\u2019intero territorio nel 70 d.C. Saltando i secoli e addirittura i millenni, non si pu\u00f2 comunque fare a meno di citare le migrazioni tra la fine del secolo XIX e l\u2019inizio del secolo XX, sino alla Prima Guerra Mondiale ed a poco dopo, che hanno comportato lo spostamento dall\u2019Europa alle Americhe di milioni di persone, per poi fermarsi ben prima della Seconda Guerra Mondiale. Pi\u00f9 recentemente, come noto, le migrazioni sono riprese, ma ora da parte di consistenti masse di persone verso l\u2019Europa in provenienza dall\u2019Africa, cui si sono poi aggiunte, e si sono via via estese, quelle provenienti dall\u2019Asia e dall\u2019America Latina.<\/p>\n<p>Riflettendo su differenze e somiglianze, su discontinuit\u00e0 e continuit\u00e0, vanno considerati i diversi modi e tempi in cui l\u2019economia mondiale si \u00e8 mossa, e non sempre per il meglio, dai vari processi precedenti di cooperazione ed integrazione economica internazionale al successivo diffondersi mondiale dell\u2019internazionalizzazione degli affari, dei commerci, della produzione, dei movimenti di capitale finanziario, insomma di tutte quelle posizioni ed esperienze che vengono ricomprese e raggruppate nel fenomeno cruciale della globalizzazione e che hanno anche influito sui recenti, consistenti, andamenti delle migrazioni del lavoro.<br \/>\nIn effetti, tutto ci\u00f2 avveniva in presenza di una sorta di euforia ed illusioni collettive quanto alle quali, per\u00f2, solo pochissimi economisti hanno allora ritenuto che \u201cil fuoco covasse sotto la cenere\u201d. Oggi, in quanto quell\u2019euforia e quelle illusioni hanno portato \u2013 com\u2019\u00e8 di fatto accaduto \u2013 ad una nuova inversione di tendenza, anzi ad una vera e propria crisi socio-economica nella seconda parte del decennio, non vi possono essere dubbi che gli stessi flussi migratori verranno a risentirne progressivamente nel tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il mercato del lavoro e la distribuzione del reddito<\/strong><\/p>\n<p>Come per tutte le grandezze economiche e per tutti i mercati, anche per il mercato del lavoro e per l\u2019occupazione, occorrer\u00e0 ragionare in termini di confronto tra offerta e domanda di lavoro.<\/p>\n<p>Anche limitandosi a dire dei mercati nei paesi d\u2019immigrazione, naturalmente le teorie economiche nonch\u00e9 le rivenienti politiche hanno visto l\u2019usuale contrapposizione fra posizioni neoclassico-monetariste e quelle classico-keynesiane. Cos\u00ec, a parte le prime, laddove sono strettamente perseguiti i canoni del paradigma massimizzante su basi marginalistiche, in ambito classico-keynesiano \u00e8 invece prevalsa l\u2019impostazione secondo cui il mercato del lavoro \u00e8 proprio quello per il quale ha specificamente senso la visione etica dell\u2019economia. Ci\u00f2 in particolare quanto alla teoria della distribuzione del reddito soprattutto quanto alla determinazione del salario (o prezzo del lavoro) in rapporto al profitto. In proposito, invece del principio della produttivit\u00e0 marginale del lavoro rispetto a quella del capitale (com\u2019\u00e8 negli schemi neoclassico-monetaristi), in ambito classico-keynesiano si \u00e8 mantenuta la tesi che la determinazione del salario &#8211; reale o monetario, a seconda dei casi &#8211; va sempre ottenuta all\u2019esterno dell\u2019economia, mentre il profitto si ottiene in conseguenza. Ci\u00f2, in base a considerazioni in cui giocano un ruolo, al di l\u00e0 del potere contrattuale rispettivo di lavoratori e imprese, le diverse sensibilit\u00e0 di tipo meta-economico, ed in particolare di ordine etico.<\/p>\n<p>In particolare, com\u2019\u00e8 nella dottrina sociale cattolica, si consideri che il lavoro non \u00e8, n\u00e9pu\u00f2 essere, considerato solo quale un bene economico come tutti gli altri. Allora, quanto all\u2019offerta \u2013 come affermato con forza dal Papa Giovanni Paolo II\u00b0, in particolare, nell\u2019Enciclica\u00a0<em>Laborem exercens<\/em>\u00a0(1981) \u2013 il lavoro \u00e8, s\u00ec, un bene economico, ma \u00e8 specificamente molto di pi\u00f9, essendo caratteristica fondante della natura umana, in quanto l\u2019essere umano \u00e8 stato creato ad immagine e somiglianza di Dio creatore. D\u2019altro canto, quanto alla domanda, il comportamento delle imprese e degli altri agenti che impiegano lavoro sar\u00e0 sempre informato, oltre che a criteri di economicit\u00e0, anche ad aspetti di responsabilit\u00e0, umanit\u00e0, e solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Politiche per l\u2019immigrazione e per il lavoro<\/strong><\/p>\n<p>Certo, quanto alle politiche per l\u2019immigrazione e per il lavoro, stanti le attuali condizioni della globalizzazione, si \u00e8 in presenza di questioni correlate tra le politiche di ordine interno ad ogni paese e quelle che risentono degli effetti di ci\u00f2 che prevale negli altri paesi similari. Tuttavia, ancora gli aspetti nazionali sono da considerarsi prevalenti; e ci\u00f2 perfino in Europa, dove pure \u201cpremono\u201d forze e posizioni per una visione sopra-nazionale, cio\u00e8 europea, dell\u2019intero problema.<\/p>\n<p>Prendendo il caso dell\u2019Italia, si consideri intanto che la nostra economia attraversa da almeno due decenni un certo declino; cos\u00ec che, a mio avviso, gli aspetti negativi relativi alla crisi ed al ciclo attuali vanno aggiunti a quelli sottostanti di medio-lungo periodo.<\/p>\n<p>In particolare, stanti le sue condizioni di economia duale, cio\u00e8 quanto alla divisione fra il Nord-Centro industrializzato e le regioni Meridionali in via di industrializzazione (incluse, ovviamente, le due Isole maggiori), \u00e8 chiaro che le sue due macroaree mostrino tuttora differenti processi dinamici. Pertanto, le stesse misure di politica economica anticiclicapossono ben essere in conflitto con quelle concernenti il trend di medio-lungo periodo, cio\u00e8 con misure e riforme di ordine strutturale. Allora, non si riescono proprio a comprendere sciovinismi e chiusure che pure albergano presso vari settori del nostro paese.<\/p>\n<p>Comunque, le misure intraprese al fine di contrastare gli aspetti sia di crisi sia di ciclo \u2013 quali quelle concernenti i cosiddetti ammortizzatori sociali e quelle relative ai sussidi finanziari o fiscalialle imprese in difficolt\u00e0 \u2013 vanno specificamente coordinate con le misure fiscali e finanziarie intese a promuovere la crescita o lo sviluppo, sostenendo investimenti ed occupazione vuoi nel Meridione vuoi in particolari settori ed imprese quanto alle scelte tecnologiche nell\u2019intero paese.<\/p>\n<p>In queste condizioni segue che una politica per l\u2019immigrazione \u2013 nel che, a differenza che per un lungo passato allorch\u00e9 l\u2019Italia \u00e8 stata un paese di forte emigrazione, si sostanzia oggi la politica per le migrazioni del lavoro \u2013 non potr\u00e0 non vedere il contemperamento di due istanze parimenti rilevanti. Ci\u00f2, al fine di evitare in ogni modo che si cumulino conflitti che possono anche esplodere in guerre fra poveri. A mio avviso, la soluzione non pu\u00f2, allora, non essere vista alla luce delle premesse sopra fatte quanto ai condizionamenti che sempre vanno riconosciuti ad aspetti esterni all\u2019economia, ed in particolare a quelli rivenienti dai prevalenti valori e norme morali (o attinenti all\u2019etica) che largamente si sottoscrivono nel paese da parte della gente, in quanto rivenienti da una morale sociale aperta e cooperativa.<\/p>\n<p>Infine (si fa per dire) si noti che politiche speciali vanno perseguite con riferimento a due aspetti rilevanti della realt\u00e0 contemporanea in tema di immigrati: da un lato, quello dell\u2019immigrazione clandestina; dall\u2019altro, quello dei rifugiati. E\u2019 chiaro che un\u2019attenzione specifica ed argomentata va rivolta ad entrambi gli aspetti; ma \u2013 per assoluta mancanza di spazio \u2013 non \u00e8 possibile occuparsene in questa sede. Si \u00e8 inteso per\u00f2 farvi cenno ritenendo di avere indicato in queste note pi\u00f9 che altro un metodo di analisi dal punto di vista di un economista eticamente motivato.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[870],"fascicolo":[189],"class_list":["post-1964","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-ferruccio-marzano","fascicolo-ottobre-2012"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Migrazioni del lavoro: il punto di vista di un economista eticamente motivato<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Ferruccio Marzano, pubblicato nel numero di Ottobre 2012. 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