{"id":1922,"date":"2012-02-01T12:00:00","date_gmt":"2012-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1922"},"modified":"2026-04-12T19:10:41","modified_gmt":"2026-04-12T17:10:41","slug":"approcci-al-dilemma-della-poverta-estrema-tra-sviluppo-sostenibile-e-decrescita-felice","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2012\/febbraio\/approcci-al-dilemma-della-poverta-estrema-tra-sviluppo-sostenibile-e-decrescita-felice\/","title":{"rendered":"Approcci al dilemma della povert\u00e0 estrema tra sviluppo sostenibile e decrescita felice"},"content":{"rendered":"<p>In questi ultimi mesi diverse agenzie internazionali hanno segnalato nei loro rapporti un incremento delle persone che vivono in condizioni di povert\u00e0 estrema<a name=\"txt1\"><\/a><sup>1<\/sup>\u00a0soprattutto appartenenti a paesi del continente africano.<\/p>\n<p>Torna cos\u00ec purtroppo ad essere centrale la questione della povert\u00e0 assoluta, intesa come incapacit\u00e0, anche reddituale di poter accedere a tutto quel paniere di beni fisici indispensabili per la sopravvivenza fisica di un individuo (prescindendo in questo caso da riferimenti relativi alla cultura e alla societ\u00e0 di appartenenza), e questo rispetto al pur sempre drammatico e persistente problema della povert\u00e0 relativa espressione che incorpora invece il dato culturale e sociale della propria collettivit\u00e0 e che misura sempre una distanza, ma a partire da uno standard di vita gi\u00e0 acquisito<a name=\"txt2\"><\/a><sup>2<\/sup>.<\/p>\n<p>Il tema della povert\u00e0 \u00e8 oggi fortemente connesso anche al problema della sostenibilit\u00e0 ambientale. Nel presente articolo, in una visione di estrema sintesi, si mettono a confronto alcune soluzioni al dilemma della povert\u00e0 presentate da visioni alternative di sostenibilit\u00e0 ambientale. La sostenibilit\u00e0 sociale infatti \u00e8 causa e allo stesso tempo effetto della sostenibilit\u00e0 ambientale e viceversa. L\u2019effetto combinato della povert\u00e0 e del degrado ambientale, estende cos\u00ec la questione morale della giustizia tra gli uomini oltre i confini del tempo presente (giustizia sociale o infra-generazionale), con ripercussioni inevitabili sulle generazioni future (giustizia inter-generazionale)<a name=\"txt3\"><\/a><sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p>Nel rapporto\u00a0<em>\u201cThe State of Food Insecurity in the World\u201d<\/em>, pubblicato di recente e\u00a0 redatto congiuntamente da tre agenzie\u00a0<a name=\"txt4\"><\/a><sup>4<\/sup>, si riporta che nel 2010<a name=\"txt5\"><\/a><sup>5<\/sup>\u00a0il numero di persone che soffre la fame \u00e8 stato di circa 925 milioni, e l\u2019incremento dei prezzi dei beni agricoli registrato in questo anno ha spinto nello stato d\u2019insicurezza alimentare un numero pari almeno a 70 milioni di persone. Il Rapporto \u00e8 cos\u00ec incentrato sul fenomeno della volatilit\u00e0 dei prezzi alimentari a seguito della pressione esercitata dalla crescita della domanda internazionale di alimenti. Questi effetti sono dovuti in parte al mutamento nella composizione media del paniere di spesa delle economie in via di sviluppo, in parte alla crescita demografica mondiale, e in parte a cause che sono da ricondurre alla nuova domanda di alimenti per la produzione di energia<a name=\"txt6\"><\/a><sup>6<\/sup>. Persone senza lavoro, operai, braccianti agricoli sono cos\u00ec esposti ad oscillazioni insostenibili, che vanno a pesare sulla spesa alimentare, compromettendo la possibilit\u00e0 di accedere ad una nutrizione adeguata<a name=\"txt7\"><\/a><sup>7<\/sup>. I piccoli paesi africani dipendenti dalle importazioni sono quelli pi\u00f9 a rischio e molti di loro ancora stanno pagando le conseguenze della crisi alimentare degli anni 2006-2008<a name=\"txt8\"><\/a><sup>8<\/sup>.<\/p>\n<p>Questi dati sembrano purtroppo smentire coloro che ritenevano ormai necessario incentrare l\u2019attenzione solo sulle disuguaglianze relative, dal momento che la crescita economica mondiale<a name=\"txt9\"><\/a><sup>9<\/sup>\u00a0avrebbe avuto indubbi effetti positivi, nel sollevare dalla povert\u00e0 assoluta milioni di persone, soprattutto in quei paesi che accettavano di aprirsi alle dinamiche\u00a0 del commercio internazionale.<br \/>\nDiversi studi confermano come il processo di estensione dei mercati e la crescita economica hanno effettivamente sollevato in questi ultimi decenni milioni di persone dalla condizione di povert\u00e0, e questo \u00e8 avvenuto per il cosiddetto\u00a0<em>\u201ctrickle down effect\u201d<\/em>. In pratica \u00e8 l\u2019effetto dovuto alla ricaduta positiva di una crescita generalizzata del reddito, verso le categorie sociali pi\u00f9 povere. In questo senso il dotarsi di un apparato produttivo leggero, e lo sviluppo tecnologico applicato all\u2019agricoltura &#8211; la cosiddetta \u201cgreen revolution\u201d<a name=\"txt10\"><\/a><sup>10<\/sup>\u00a0ha permesso a diversi paesi poveri di accrescere la produttivit\u00e0 interna, integrando e specializzando maggiormente le economie attraverso un deciso orientamento delle stesse al commercio internazionale.<\/p>\n<p>Questo effetto rimorchio\u00a0<em>\u201ctrickle down\u201d<\/em>\u00a0tuttavia non ha funzionato ovunque e nello stesso modo. Ne hanno ad esempio beneficiato alcuni paesi del continente asiatico, mentre non ci sono stati riscontri positivi per i paesi dell\u2019Africa sub-sahariana<a name=\"txt11\"><\/a><sup>11<\/sup>.<\/p>\n<p>In sintesi possiamo affermare che la progressiva integrazione dei mercati operata dalla globalizzazione non ha risolto il problema della disuguaglianza relativa e ha lasciato un miliardo di persone nel mondo nelle condizioni della povert\u00e0 estrema. Molte di queste vivono in zone rurali. Questo accelera inoltre, per varie e talvolta giustificate ragioni, il degrado ambientale, compromettendo cos\u00ec anche quel livello minimo di sforzi attuati per rendere pi\u00f9 sostenibili le politiche per lo sviluppo<sup>12<\/sup>. I problemi legati alla povert\u00e0 si traducono spesso in uno sfruttamento del capitale naturale che si caratterizza per processi di desertificazione progressiva, di diminuzione della biodiversit\u00e0, di emissione di inquinanti in zona, con ripercussioni probabili sul cambiamento climatico globale.<\/p>\n<p>Scendendo pi\u00f9 nei particolari il primo impatto della globalizzazione \u00e8 stato quello di aver alimentato proprio i circoli viziosi della povert\u00e0 rurale, dove i poveri per evitare i rischi associati alla coltivazione dei campi, sono costretti a vivere anche dei frutti del disboscamento e dello sfruttamento agricolo immediato di terreni ancora molto fertili &#8211; ottenuti dalla deforestazione &#8211; terreni che vengono per\u00f2 in breve tempo ridotti all\u2019infertilit\u00e0 e alla desertificazione e quindi abbandonati, attivando di conseguenza processi di migrazione dal contesto rurale a quello urbano.<sup>13<\/sup>\u00a0A questo quadro si associa poi l\u2019indiscriminata azione predatoria di risorse naturali e minerarie pianificata sistematicamente e operata da diverse imprese multinazionali occidentali e cinesi.<\/p>\n<p>L\u2019ingiustizia sociale, cio\u00e8 quella tra generazioni presenti \u2013 cosiddetta intra-generazionale &#8211;\u00a0 si tramuta cos\u00ec in una ingiustizia inter-generazionale, ed il costo sociale della povert\u00e0 si trasforma anche in un costo ambientale trasferito in modo sommerso alle generazione future.<\/p>\n<p>Cosa affermano i diversi approcci teorici del pensiero economico a tale riguardo? La visione neoclassica dell\u2019economia ha sempre favorito l\u2019estensione dei mercati e l\u2019efficienza allocativa, relegando la sostenibilit\u00e0 sociale ad un problema indiretto e comunque da risolvere eventualmente attraverso i meccanismi della crescita economica.<\/p>\n<p>La sostenibilit\u00e0 ambientale \u00e8 per gli economisti neoclassici garantita alla fine sempre dal mercato. E questo \u00e8 dovuto alla graduale e perfetta sostituzione che si riscontra &#8211; per effetto dello sviluppo tecnologico \u2013 nel passare dall\u2019uso del capitale naturale al capitale tecnologico e artificiale. L\u2019ambiente \u00e8 infatti una variabile economica esterna, pari a qualunque altro fattore della produzione. L\u2019effetto della progressiva scarsit\u00e0 relativa \u00e8 cos\u00ec registrato dalla variazione dei prezzi relativi di mercato che attivano i necessari processi di sostituzione tra i fattori produttivi<sup>14<\/sup>. L\u2019effetto di esaurimento delle risorse naturali \u2013 nell\u2019approccio neoclassico allo sviluppo sostenibile &#8211; non deve cos\u00ec preoccupare<sup>15<\/sup>\u00a0dal momento che le risorse naturali (\u0394KN&lt;0) possono essere perfettamente sostituite da un uso crescente del capitale industriale (\u0394KF&gt;0) e da una maggiore produttivit\u00e0 del lavoro<sup>16<\/sup>. In questa visione sono cos\u00ec favoriti in ambito rurale i grandi investimenti di capitale per le produzioni agricole di monocolture estensive selezionate da destinare all\u2019esportazione (cash crops), con impiego esteso di fertilizzanti chimici e pesticidi, con lo sviluppo di strutture adeguate per l\u2019irrigazione, ed infrastrutture di base, necessarie alla conservazione, e al successivo trasporto dei prodotti all\u2019estero. L\u2019apertura al commercio internazionale garantisce poi il pieno dispiegarsi degli effetti positivi ed espansivi della crescita.L\u2019approccio neoclassico nella definizione del rapporto economia-ambiente si colloca cos\u00ec nell\u2019ambito della sostenibilit\u00e0 debole<sup>17<\/sup>, ambito criticato dal filone teorico dell\u2019economia ecologica, in quanto ritenuto responsabile della permanenza del circolo vizioso che esiste tra degrado ambientale e povert\u00e0 estrema.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/s5_01.png\" alt=\"s5 01\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli effetti nefasti sopra descritti hanno spinto in questi ultimi anni i sostenitori della teoria della decrescita a difendere e favorire lo sganciamento delle economie locali dai mercati internazionali. In alternativa si punta allo sviluppo di produzioni agricole che perseguono invece l\u2019autosufficienza alimentare nel rispetto e nella conservazione della biodiversit\u00e0, e delle tradizioni rurali e culturali del luogo (\u0394KC&gt;0) , in modo da invertire la tendenza in atto e favorire processi di reintegrazione del capitale naturale (\u0394KN&gt;0). La sfida lanciata da questo nuovo contributo di pensiero \u2013 ispirato soprattutto alle riflessioni di Ivan Illich<sup>18<\/sup>\u00a0ed inaugurato dal punto di vista economico dal contributo di Gergescu Roegen \u2013 \u00e8 quella di evitare in tutti i modi ai paesi poveri di seguire la strada dello sviluppismo<sup>19<\/sup>, quella strada caratterizzata dall\u2019obbligo di dare necessariamente un\u2019impronta occidentale al proprio progresso, e alla modalit\u00e0 con cui sono definiti i propri bisogni fondamentali<sup>20<\/sup>, da cui consegue un pre-determinato stile di vita fatto percepire come unico possibile. Le politiche economiche cos\u00ec non possono che essere incentrate sul commercio con l\u2019estero, che diventa motore indispensabile per lo sviluppo. Per questo motivo i teorici della decrescita ammettono come unica via possibile il ritorno all\u2019autoproduzione del villaggio, e alla riscoperta dei beni relazionali insiti nelle proprie culture locali, superando cos\u00ec gli effetti dovuti alle conseguenze della globalizzazione economica e finanziaria. Il riferimento cos\u00ec allo slogan decrescita felice o decrescita conviviale non \u00e8 poi tanto da riferire ad una decrescita in senso quantitativo, ma piuttosto qualitativo, per lo spostamento delle proprie attivit\u00e0 dalla produzione di merci destinate al mercato globale, a beni prodotti e consumati in ambito e secondo standard locali<sup>21<\/sup>. La produzione locale riduce cos\u00ec inevitabilmente il consumo di risorse materiali e d\u2019energia legate al trasferimento delle merci, e a tutti i servizi ed esso associati (come ad esempio pubblicit\u00e0, assicurazioni, conservazione), riducendo l\u2019impatto ambientale per il conseguente minor utilizzo di capitale artificiale (\u0394KF&lt;0). In qualche modo si riafferma l\u2019esigenza di scelte sociali e se possibile anche politiche, di tipo autarchico e populista<sup>22<\/sup>, con una matrice ideologica di supporto \u2013 rispetto al passato &#8211; che attinge propriamente all\u2019anti-sviluppo.<\/p>\n<p>La critica quindi \u00e8 assoluta dal momento che l\u2019attuale processo di crescita economica ha sintetizzato in s\u00e9, vanificandolo, il concetto stesso di sviluppo sostenibile.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/s5_02.png\" alt=\"s5 02\" \/><\/p>\n<p>Ma il processo di globalizzazione sotto accusa \u00e8 stato veramente espressione di una cultura dello sviluppo sostenibile e in che misura? I sostenitori della versione forte<sup>23<\/sup>\u00a0dello sviluppo sostenibile non la pensano propriamente cosi.<\/p>\n<p>I riscontri empirici sulla validit\u00e0 dell\u2019ipotesi di Kuznets<sup>24<\/sup>\u00a0hanno dimostrato che la crescita economica non \u00e8 stata di fatto sostenibile dal punto di vista sociale, determinando cos\u00ec anche un\u2019insostenibilit\u00e0 a livello ambientale. L\u2019apertura dei mercati internazionali con la possibilit\u00e0 di trasferire tecnologie \u201cpulite\u201d verso i paesi pi\u00f9 poveri non si \u00e8 realizzata secondo quanto ci si aspettava<sup>25<\/sup>. Le imprese hanno esportato tecnologie obsolete e spesso fortemente inquinanti. La globalizzazione se da una parte ha comportato un leggero allentamento della pressione demografica, dall\u2019altra ha favorito l\u2019adozione di stili di vita improntati ad un forte consumismo, favorendo una maggiore produzione di rifiuti inquinanti e sprechi connessi ad un uso di risorse ingenti per la movimentazione di merci su scala internazionale.<\/p>\n<p>Risulta dunque nel complesso che negli ultimi decenni la globalizzazione non \u00e8 stata ispirata ai principi della sostenibilit\u00e0, ma piuttosto a quelli della deregolamentazione e della privatizzazione, favorita anche dai piani dell\u2019IMF e dalle politiche del WTO<sup>26<\/sup>. Lo sviluppo della telematica e la libera circolazione dei capitali al livello internazionale, e la diffusione di una cultura d\u2019impresa sul modello anglosassone &#8211; orientata alla massimizzazione dei profitti a breve termine &#8211; ha contribuito ulteriormente a compromettere tale principio, favorendo dinamiche di speculazione finanziaria che hanno colpito i prezzi dei generi alimentari.<\/p>\n<p>Nella pratica c\u2019\u00e8 ancora molto da fare per rendere la globalizzazione un processo sostenibile. Tutto questo non pu\u00f2 che passare per\u00f2 all\u2019interno di un forte fase di ri-ordinamento del sistema economico internazionale25<sup>27<\/sup>.<\/p>\n<p>Per questo per rendere lo sviluppo veramente sostenibile \u00e8 necessario impegnarsi su varie direttrici. Una maggiore regolamentazione del commercio internazionale in modo che la libera circolazione delle merci non sia soltanto \u201cda Nord a Sud\u201d, ma anche lungo direttrici contrarie, superando cos\u00ec le forme di protezionismo pi\u00f9 o meno sommerso attuato ancora oggi dai paesi dell\u2019area OCSE<sup>28<\/sup>. Nel sostegno forte da parte degli organismi preposti (IMF e WB) a favore di progetti strutturali che rispettino le condizioni culturali del luogo, e incoraggino modelli di partecipazione attiva (approcci sistemici) da parte delle popolazioni residenti, prevedendo il ricorso a tecnologie pi\u00f9 efficienti e pulite nel rispetto dell\u2019ambiente.\u00a0 Questo aspetto \u00e8 in linea con il principio di sostenibilit\u00e0 forte, che mira alla conservazione del capitale naturale (\u0394KN=0) attraverso l\u2019utilizzo di un capitale fisico ecologicamente compatibile; in questo caso la presenza di normative ambientali e la capacit\u00e0 di farle osservare \u00e8 un requisito indispensabile<sup>29<\/sup>.<\/p>\n<p>Non si possono avviare percorsi di sostenibilit\u00e0 senza poi una disponibilit\u00e0 da parte dei paesi ricchi a contribuire in modo significativo e solidale verso i paesi poveri. La dinamica degli aiuti pubblici allo sviluppo in questi ultimi anni \u00e8 stata assolutamente insufficiente.30 Accanto al processo di regolamentazione nello scambio di merci e fattori produttivi, e di investimenti nella sostenibilit\u00e0 ambientale, si devono necessariamente associare anche programmi di sviluppo caratterizzati da maggiore solidariet\u00e0.\u00a0 Al livello finanziario inoltre non dovrebbe mancare una marcata regolamentazione &#8211; per limitarne il rischio o addirittura porvi fine &#8211; dei movimenti speculativi su prodotti di finanza derivata agganciati al mercato agro-alimentare. Allo stesso tempo al livello locale ogni autorit\u00e0 dovrebbe garantire una rete di protezione sociale che eviti alle popolazioni pi\u00f9 esposte, il rischio legato ai movimenti economici del mercato globale, e quindi di poter cadere nella trappola della povert\u00e0 per l\u2019insufficiente disponibilit\u00e0 di titoli necessari all\u2019acquisto dei beni di sussistenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/s5_03.png\" alt=\"s5 03\" \/><\/p>\n<p>In mancanza di contesti internazionali capaci di regolamentare in modo trasparente queste tendenze, e in presenza di paesi poveri con governi corrotti e poco attenti al\u00a0bene comune, non resta allora che l\u2019alternativa di una societ\u00e0 della decrescita che si riappropri al livello locale di tutti i mezzi necessari a garantire l\u2019autosufficienza alimentare in modo eco-compatibile. Rimane da comprendere tuttavia come poter attuare in concreto un programma della decrescita, nel rispetto sia della libera iniziativa in campo economico, sia di procedure democratiche capaci di favorire e assicurare un\u2019adeguata rappresentanza e partecipazione delle popolazioni coinvolte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Si ricorda come il primo tra gli \u201cObiettivi di Sviluppo del Millennio\u201d (Millennium Development Goals) delle Nazioni Unite \u00e8 quello di ridurre della met\u00e0, fra il 1990 e il 2015, la percentuale di popolazione che vive in condizione di povert\u00e0 estrema (cio\u00e8 con meno di un dollaro al giorno).<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>\u00a0Cfr. AA.VV., \u201cRapporto sulle povert\u00e0 e disuguaglianze\u201d, a cura di Nicola Acocella, ediz. a cura della Fondazione Premio Napoli, 2004, pp. 49-60.<\/p>\n<p><sup>3<\/sup>\u00a0Cfr. sulla legittimit\u00e0 morale di una giustizia tra generazioni vedi: Edoardo Greblo, \u201cLa questione della giustizia intergenerazionale\u201d in \u201cEtica e Politiche Ambientali\u201d, Fondazione Lanza, ediz. Gregoriana Libreria, Padova, 2007, pp. 193-199.<\/p>\n<p><sup>4<\/sup>\u00a0Il riferimento \u00e8 relativo alla FAO, (Organizzazione\u00a0 delle Nazioni Unite per l&#8217;Alimentazione e l&#8217;Agricoltura), all&#8217;IFAD (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo) ed al WFP (Programma Alimentare Mondiale).<\/p>\n<p><sup>5<\/sup>\u00a0Per il 2011 non \u00e8 ancora possibile una stima precisa da parte della FAO per la revisione in corso degli standard di calcolo.<\/p>\n<p><sup>6<\/sup>\u00a0Non si riportano invece le cause inerenti alla speculazione finanziaria nei mercati internazionali su derivati collegati ai contratti agro-alimentari.<\/p>\n<p><sup>7<\/sup>\u00a0Cfr. FAO,IFAD,WFP, \u201cThe State of Food Insecurity in the World\u201d, ediz. a cura del Food an Agriculture Organization of the United Nations, Rome, ottobre 2011, pp. 11-13<\/p>\n<p><sup>8<\/sup>\u00a0Cfr. idem pp. 34 e ss. Le soluzioni che presenta il rapporto puntano allo sviluppo di una duplice strategia; una di medio-lungo termine che si concentra su investimenti nel settore rurale per lo sviluppo di nuove tecnologie agrarie, e nuovi sementi in grado di favorire una maggiore rete di sicurezza alimentare. L\u2019altra di breve termine dove risulta indispensabile la costituzione di reti di protezione sociale in grado di proteggere le popolazioni dal rischio di una eccessiva volatilit\u00e0 dei prezzi. Un programma che rimette cos\u00ec al centro della strategia di uscita dalla povert\u00e0 estrema, l\u2019esigenza di\u00a0 rendere da una parte il processo di globalizzazione pi\u00f9 sostenibile\u00a0 e dall\u2019altra di sviluppare l\u2019economia rurale mettendola al pieno servizio delle comunit\u00e0 locali.<\/p>\n<p><sup>9<\/sup>\u00a0Cfr. Sachs Jeffrey D., \u201cLa fine della povert\u00e0\u201d, Mondadori, Milano, 2005, pp. 33-46. Nel testo a p. 33.: \u201c Il fatto cruciale dell\u2019epoca moderna non \u00e8 il trasferimento di reddito da una regione all\u2019altra, con la forza o con altri mezzi, ma l\u2019aumento generalizzato del reddito mondiale, per quanto a tassi diversi in aree geografiche diverse\u201d.<\/p>\n<p><sup>10<\/sup>\u00a0Per una sintesi cfr. Pomfred Richard, \u201cPercorsi diversi per lo sviluppo economico\u201d, Il Mulino, Bologna, 1992, pp. 99 e ss.. La Green revolution nasce dalle applicazione delle teorie di Schultz sullo sviluppo economico nell\u2019agricoltura. Vedi Schultz T.W., cfr. \u201cTransforming Traditional agricolture\u201d, Yale University Press, New Alen, 1964.<\/p>\n<p><sup>11<\/sup>\u00a0Cfr. Stiglitz Joseph E., \u201cLa Globalizzazione e i suoi oppositori\u201d,\u00a0 Einaudi Editore, Torino, 2002. Nel testo p. 79 si riporta: \u201cChiaramente, la crescita da sola non sempre migliora la vita dell&#8217;intera popolazione di un paese. Non deve quindi stupire che l&#8217;espressione trickle down sia scomparsa dal dibattito politico anche se, in forma lievemente mutata, l&#8217;idea \u00e8 ancora viva e io chiamo questa variante trickle down plus. La tesi \u00e8 che la crescita \u00e8 necessaria e quasi sufficiente per ridurre la povert\u00e0 &#8211; lasciando intendere che la strategia migliore \u00e8 semplicemente concentrarsi sulla crescita, pur menzionando questioni come l&#8217;istruzione per le ragazze e la salute. Ma i fautori dell&#8217;economia del trickle down plus non sono riusciti a realizzare politiche capaci di affrontare temi piu vasti, come la povert\u00e0, e neppure questioni specifiche come l&#8217;istruzione per le donne. In pratica, gli assertori del trickle down plus hanno continuato ad adottare le stesse politiche di sempre, perlopi\u00f9 con gli stessi effetti negativi.\u201d<\/p>\n<p><sup>12<\/sup>\u00a0Generalmente la definizione di Sviluppo Sostenibile fa riferimento al rapporto Brundtland del 1987 rilasciato nel 1987 dalla Commissione mondiale sull&#8217;ambiente e lo sviluppo (WCED) intendendo con ci\u00f2 quello sviluppo in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere la capacit\u00e0 delle generazioni future di soddisfare i propri.<\/p>\n<p><sup>13<\/sup>\u00a0Cfr. IFAD, \u201cRapporto sulla povert\u00e0 rurale 2011 \u2013 Sintesi\u201d, pp. 3-5 in\u00a0 http:\/\/ www.ifad.org\/rpr2011\/ report\/index.htm.<\/p>\n<p><sup>14<\/sup>\u00a0Per una visione critica e di sintesi dei modelli neoclassici cfr. Marzano F. \u201cLezioni di economia della crescita e dello sviluppo\u201d, Tomo I, Cacucci Editore, Bari, 1998, pp. 161 e ss..<\/p>\n<p><sup>15<\/sup>\u00a0Cfr, Solow R., \u201cIntergenerational equity and exhaustible resources\u201d, in \u00abReview of Economic Studies\u00bb, XLI, 1974, p. 11.<\/p>\n<p><sup>16<\/sup>\u00a0Per sostenere un livello di consumi illimitato nel tempo (non decrescente) tuttavia \u00e8 comunque necessario il rispetto della regola di Hartwick-Solow per cui gli avanzi generati dalla gestione di risorse naturali non rinnovabili devono essere investite comunque in capitale umano o artificiale.<\/p>\n<p><sup>17<\/sup>\u00a0Cfr. Romano Molesti, \u201cEconomia dell\u2019ambiente e bioeconomia\u201d, ediz. Franco Angeli, Milano, 2003, pp. 32-33.<\/p>\n<p><sup>18<\/sup>\u00a0Ivan Illich (1926-2002) filosofo austriaco e libero pensatore critico verso le forme istituzionali imposte dall\u2019occidente ad altre forme culturali. Ispiratore della societ\u00e0 conviviale come luogo preposto a vivere le relazioni in modo affrancato dallo Stato e da qualunque altra forma d\u2019imposizione esterna o sovranazionale.<\/p>\n<p><sup>19<\/sup>\u00a0Inteso in senso negativo come sviluppo caratterizzato dalla sola crescita quantitativa del capitale, senza tuttavia una\u00a0 reale redistribuzione e progresso della societ\u00e0.<\/p>\n<p><sup>20<\/sup>\u00a0Cfr. Latouche Serge, \u201cIl pianeta dei naufraghi\u201d, Bollati Boringhieri, Torino, p. 66: \u201cIl dibattito sui bisogni fondamentali \u00e8 altrettanto ambiguo. La ragione profonda di questo \u00e8 il fatto che la nozione di bisogno fondamentale si basa su una visione naturalistica del tutto discutibile, e che la nozione stessa di &#8220;bisogno&#8221; rinvia a un funzionamento del sociale caratteristico dell&#8217;Occidente. In questo campo, il \u00abbuonsenso\u00bb del buon samaritano che fonda le strategie di tante ONG pu\u00f2 fuorviare lo spirito e portare a delusioni.\u201d. Si intuisce tale visione possa rendere vago lo stesso concetto di povert\u00e0 estrema e la sua misurazione, dal momento che non \u00e8 pi\u00f9 possibile definire su base naturale un bisogno umano come essenziale.<\/p>\n<p><sup>21<\/sup>\u00a0Cfr. Latouche Serge, \u201cBreve Trattato sulla decrescita serena\u201d, Bollati Boringhieri,Torino, 2008, pp. 78-81.<\/p>\n<p><sup>22<\/sup>\u00a0Il termine non \u00e8 riferito al populismo politico, ma a contesti sociali che maturano\u00a0 visioni alternative di sviluppo, rifiutando il processo di industrializzazione e il progresso economico in atto. Vedi Pomfret R. \u201cPercorsi per lo sviluppo economico\u201d, op. cit., pp. 163-174.<\/p>\n<p><sup>23<\/sup>\u00a0La versione detta della sostenibilit\u00e0 forte non ammette sostituibilit\u00e0 tra capitale naturale e capitale prodotto dall\u2019uomo, non essendo possibile confondere i fattori della produzione con le risorse prime attinte dalla natura. Questo contributo pi\u00f9 stringente del rapporto tra economia e ambiente \u00e8 dovuto ad Herman Daly. Cfr. Herman Daly, \u201cEcological Economics and sustinable development\u201d, Edward Edgar Publishing Limited, Northampton, 2007.<\/p>\n<p><sup>24<\/sup>\u00a0L\u2019ipotesi di Simon Kuznets (1901-1985) si fonda sull\u2019evidenza empirica che al crescere del reddito di un paese, l\u2019indice di disuguaglianza assume la forma di una U rovesciata, cio\u00e8 nelle fasi iniziali aumenta, poi si stabilizza per un certo tempo ed infine decresce.<\/p>\n<p><sup>25<\/sup>\u00a0Cfr. Giulio Quercini, \u201c La tutela dell\u2019ambiente nell\u2019Unione Europea: un\u2019analisi critica\u201d, Ediz. Franco Angeli, Milano, 2007, p. 157.<\/p>\n<p><sup>26<\/sup>\u00a0Cfr. Simone Borghesi, Alessandro Vercelli, \u201cLa sostenibilit\u00e0 dello sviluppo globale\u201d, Carocci, Roma,\u00a0 2005.<\/p>\n<p><sup>27<\/sup>\u00a0Questa necessit\u00e0 \u00e8 stata espressamente sottolineata da papa Benedetto XVI nell\u2019enciclica \u201cCaritas in Veritate\u201d, Libreria Editrice Vaticana, 2009, dove si riporta al n. 67: \u201cDi fronte all\u2019inarrestabile crescita dell\u2019interdipendenza mondiale, \u00e8 fortemente sentita, anche in presenza di una recessione altrettanto mondiale, l\u2019urgenza della riforma sia dell\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite che dell\u2019architettura economica e finanziaria internazionale, affinch\u00e9 si possa dare reale concretezza al concetto di famiglia di Nazioni.\u201d<\/p>\n<p><sup>28<\/sup>\u00a0Nel 2008 il volume complessivo dei sussidi all\u2019agricoltura attuato nei paesi dell\u2019OCSE aveva raggiunto la somma di 376 mld di dollari.<\/p>\n<p><sup>29<\/sup>\u00a0Cfr. Alessandro Lanza,\u201dLo sviluppo sostenibile\u201d, Il Mulino, Bologna, 1997, pp 97-102. In particolare si riporta a p. 100: \u201c La letteratura specifica d\u00e0 grande rilevanza al problema dei cosiddetti doppi standard; con questo termine si indica il fatto che le imprese multinazionali occidentali, operanti nei paesi in via di sviluppo, tendono a conformarsi alla normativa ambientale locale, impiegando processi produttivi e prodotti il cui utilizzo sarebbe limitato o addirittura proibito dalla legislazione ambientale del paese di origine\u201d<\/p>\n<p><sup>30<\/sup>\u00a0Cfr. Sachs Jeffrey D., \u201cLa fine della povert\u00e0\u201d, op. cit., pp. 312-317. A p. 312: \u201cUna stima approssimativa colloca le necessit\u00e0 di copertura da parte dei donatori, da qui al 2015, intorno ai 40 miliardi di dollari l\u2019anno per l\u2019Africa sub-sahariana e a circa il doppio (80 miliardi di dollari) per l\u2019intero mondo in via di sviluppo\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Bibliografia di riferimento:<\/strong><\/p>\n<p>AA.VV., \u201dRapporto sulla povert\u00e0 e le disuguaglianze nel mondo globale\u201d a cura di N. Acocella, ediz. a cura della Fondazione Premio Napoli, 2004.<br \/>\nAA.VV., \u201cEtica e Politiche Ambientali\u201d, a cura di Simone Morandini, Fondazione Lanza, ediz. Gregoriana Libreria, Padova, 2007.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.google.it\/search?hl=it&amp;tbo=p&amp;tbm=bks&amp;q=inauthor:%22Joan+Mart%C3%ADnez+Alier%22\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Alier<\/a>\u00a0Joan Mart\u00ednez,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.google.it\/search?hl=it&amp;tbo=p&amp;tbm=bks&amp;q=inauthor:%22Klaus+Schl%C3%BCpmann%22\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Schl\u00fcpmann<\/a>\u00a0Klaus, \u201cEconomia ecologica: energia, ambiente, societ\u00e0\u201d, Garzanti, Milano,1991.<br \/>\nBorghesi Simone, Vercelli Alessandro, \u201cLa sostenibilit\u00e0 dello sviluppo globale\u201d, Carocci, Roma,\u00a0 2005.<br \/>\nCostanza Robert,\u201cEcological Economics: The Science and Management of Sustainability\u201d, Columbia University Press, New York, 1991.<br \/>\nCostanza Robert, Cumberland John, Daly Herman, Goodland Robert e Norgaard Richard, \u201cAn Introduction to Ecological Economics\u201d, Press LLC, New York,\u00a0 1997.<br \/>\nDaly Herman, \u201cEcological Economics and sustinable development\u201d, Edward Edgar Publishing Limited, Northampton, USA, 2007.<br \/>\nFAO,IFAD,WFP, \u201cThe State of Food Insecurity in the World\u201d, ediz. a cura del Food an Agriculture Organization of the United Nations, Rome, 2011.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.google.it\/search?hl=it&amp;tbo=p&amp;tbm=bks&amp;q=inauthor:%22Nicholas+Georgescu-Roegen%22\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Georgescu-Roegen<\/a>\u00a0Nicholas, \u201cBioeconomia. Verso un&#8217;altra economia ecologicamente e socialmente sostenibile\u201d, Bollati Boringhieri, Torino, 2003.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.google.it\/search?hl=it&amp;tbo=p&amp;tbm=bks&amp;q=inauthor:%22Nicholas+Georgescu-Roegen%22\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Georgescu-Roegen<\/a>\u00a0Nicholas, \u201cEnergia e miti economici\u201d, Bollati Boringhieri, Torino, 1998.<br \/>\nIFAD, \u201cRapporto sulla povert\u00e0 rurale 2011\u201d in\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ifad.org\/rpr2011\/report\/index.htm.\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.ifad.org\/<\/a><br \/>\nIllich Ivan, \u201cDescolarizzare la societ\u00e0\u201d, Mondadori, Milano, 1972.<br \/>\nKuznets Simon, \u201cModern Economic Growth\u201d, Yale University Press, New Haven, 1966.<br \/>\nLanza Alessandro, \u201cLo sviluppo sostenibile\u201d, Il Mulino, Bologna, 1997.<br \/>\nLatouche Serge, \u201cBreve Trattato sulla decrescita serena\u201d, Bollati Boringhieri,Torino, 2008.<br \/>\nLatouche Serge, \u201cIl pianeta dei naufraghi\u201d, Bollati Boringhieri, Torino, 1993.<br \/>\nLatouche Serge, \u201cL\u2019occidentalizzazione del mondo\u201d, Bollati Boringhieri,Torino, 1992.<br \/>\nMarzano Ferruccio, \u201c Lezioni di economia della crescita e dello sviluppo\u201d, Tomo I, Cacucci Editore, Bari, 1998.<br \/>\nMolesti Romano, \u201cEconomia dell\u2019ambiente e bioeconomia\u201d, ediz. 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