{"id":1920,"date":"2012-02-01T12:00:00","date_gmt":"2012-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1920"},"modified":"2026-04-12T19:10:41","modified_gmt":"2026-04-12T17:10:41","slug":"interpretare-sostenibilita-la-ricerca-ecumenica","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2012\/febbraio\/interpretare-sostenibilita-la-ricerca-ecumenica\/","title":{"rendered":"Interpretare \u201csostenibilit\u00e0\u201d: la ricerca ecumenica"},"content":{"rendered":"<p>Da parecchi decenni ormai la riflessione sull\u2019ambiente ha assunto una rilevanza forte per l\u2019etica sociale ecumenica, quale \u00e8 stata sviluppata in particolare nell\u2019ambito del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC), e da essa \u00e8 venuto anche un forte stimolo per un\u2019elaborazione in tal senso da parte del mondo ortodosso e protestante<a name=\"txt1\"><\/a><sup>1<\/sup>. Cercheremo di cogliere in tali ambiti alcune indicazioni che appaiono di particolare rilievo per il rapporto tra sostenibilit\u00e0 e decrescita, lasciando ad altri interventi il confronto con la prospettiva della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica.<\/p>\n<p><strong>Il CEC come laboratorio<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019attenzione per l\u2019ambiente emerge relativamente presto nel CEC, che in quest\u2019ambito viene a svolgere un vero e proprio ruolo di apripista per la riflessione delle chiese cristiane, offrendo, in particolare, indicazioni preziose per una considerazione della sostenibilit\u00e0. Gi\u00e0 a partire dal 1970, infatti, la sotto-unit\u00e0 \u201cChiesa e Societ\u00e0\u201d avvia un programma di ricerca sul rapporto tra scienza, tecnologia e societ\u00e0, entro il quale viene quasi subito ad assumere un ruolo centrale il confronto critico con le tesi elaborate negli stessi anni dal I Rapporto al Club di Roma The Limits to Growth<a name=\"txt2\"><\/a><sup>2<\/sup>. Condivisa \u00e8 la percezione del drammatico problema \u2013 politico, etico e teologico &#8211; del futuro di una societ\u00e0 fondata su un consumo crescente di risorse attinte da un sistema planetario finito; sulla linea d\u2019azione da seguire, per\u00f2, emerge un violento scontro tra le diverse posizioni in dialogo. Mentre, infatti, numerose voci dei paesi occidentali invocano la realizzazione di una \u201csociet\u00e0 stazionaria\u201d, quale veniva elaborando in quegli anni dall\u2019economista statunitense Hermann Daly, nelle chiese del\u00a0 Sud del mondo \u00e8 forte il timore che essa non faccia che perpetuare l\u2019iniqua condizione di fame e miseria di intere popolazioni. Grazie alla mediazione dell\u2019economista e teologo P.Albrecht, emerge faticosamente un punto di equilibrio, che la II Conferenza Internazionale su\u00a0<a href=\"http:\/\/www2.progettoculturale.it\/pls\/progettoculturale\/bd_resp_new.edit?p_id=226\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u201cScienza e tecnologia per lo sviluppo umano. Il futuro ambiguo e la speranza cristiana\u201d<\/a>, tenutasi a Budapest nel 1974, individua nella nozione di \u201csociet\u00e0 sostenibile\u201d. Un\u2019ampia fondazione teologica viene qui a declinarsi anche in concrete indicazioni, che anticipano quelle prospettive che il rapporto presentato all\u2019ONU dalla commissione Bruntland espliciter\u00e0 oltre dieci anni pi\u00f9 tardi: L\u2019obiettivo deve essere una robusta societ\u00e0 sostenibile, nella quale ognuno si senta sicuro che la sua qualit\u00e0 della vita venga mantenuta o migliorata. (\u2026) Primo, la stabilit\u00e0 sociale non pu\u00f2 essere ottenuta senza un\u2019equa distribuzione di ci\u00f2 che \u00e8 scarso n\u00e9 senza una comune opportunit\u00e0 di partecipare alle decisioni sociali. Secondo, una robusta societ\u00e0 globale non sar\u00e0 sostenibile a meno che il bisogno di cibo non sia in ogni momento ben al di sotto delle capacit\u00e0 di produrlo e le emissioni di inquinanti siano ben al di sotto della capacit\u00e0 degli ecosistemi di assorbirli. Terzo, la nuova organizzazione sociale sar\u00e0 sostenibile solo nella misura in cui il tasso di uso delle risorse non-rinnovabili non superer\u00e0 l\u2019incremento di risorse rese disponibili dall\u2019innovazione tecnologica.<br \/>\nLa sostenibilit\u00e0 viene cos\u00ec profon-damente integrata nel sistema di assiomi attorno ai quali si struttura in quegli anni la riflessione etico-sociale del CEC: l\u2019Assemblea Generale che si terr\u00e0 a Nairobi nel 1975 inviter\u00e0 ad operare per la realizzazione di una \u201csociet\u00e0 giusta, partecipativa e sostenibile\u201d, in cui cio\u00e8 la capacit\u00e0 di futuro vada di pari passo con la promozione della giustizia e la crescita della democrazia. Da sottolineare che la sostenibilit\u00e0 non viene qui associata con l\u2019espressione sviluppo, senza peraltro che a quest\u2019ultima vengano indirizzati spunti polemici; essi sono piuttosto rivolti alla nozione di crescita quantitativa, che &#8211; si sottolinea &#8211; non coincide affatto col miglioramento della qualit\u00e0 della vita.<\/p>\n<p>Le stesse istanze troveranno una diversa formulazione a partire dalla successiva Assemblea Generale (Vancouver 1983), che lancer\u00e0 un processo di coinvolgimento delle chiese membro per la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato. L\u2019ultimo lemma\u00a0<em>(Integrity of Creation nella formulazione inglese)<\/em>\u00a0esprime ancora un\u2019attenzione per i temi ambientali, utilizzando per\u00f2 una terminologia teologicamente pi\u00f9 impegnativa, ma anche meno legata alla concretezza del discorso economico. Non a caso, una parte significativa del dibattito che si svilupper\u00e0 fino al 1990 (anno della Convocazione Mondiale di Seul, punto focale di tale processo) sar\u00e0 dedicato all\u2019interpretazione di un\u2019espressione forse pi\u00f9 suggestiva che incisiva.<\/p>\n<p>Non mancano, comunque, i riferimenti alla sostenibilit\u00e0: dopo un\u2019ampia riflessione teologica sulla creazione e sul ruolo dell\u2019uomo come amministratore, il documento finale della I Assemblea Ecumenica Europea \u201cPace nella giustizia\u201d (Basilea 1989) affermer\u00e0 al n.87 che: \u201cOgni sviluppo tecnologico deve essere sottoposto ai criteri di sostenibilit\u00e0. Ci\u00f2 comporta un capovolgimento completo del concetto di crescita economica costante e dell\u2019uso delle risorse naturali\u201d. Un po\u2019 diversa la prospettiva della Convocazione di Seul: l\u2019orizzonte teologico della VII Affermazione \u00e8 centrato sull\u2019integrit\u00e0 della creazione, declinata in una dimensione sociale di pace con giustizia ed in una ecologica: la \u201ccapacit\u00e0 di rinnovamento\u201d e \u201cla sostenibilit\u00e0 degli ecosistemi naturali\u201d. Il riferimento alla sostenibilit\u00e0 non \u00e8 qui, dunque, tanto in relazione con l\u2019economia quanto con la struttura ecosistemica del pianeta ed in tal senso guarda anche l\u2019VIII Affermazione, portando l\u2019attenzione sulle comunit\u00e0 che vivono in diretto rapporto con l\u2019ambiente e con \u201clo spazio ecologico\u201d delle \u201caltre creature viventi\u201d e sottolineando che la terra non pu\u00f2 essere trattata come semplice merce.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio questa dimensione ad essere maggiormente sviluppata negli ultimi due decenni, con una lettura via via pi\u00f9 critica dell\u2019uso di \u201csviluppo sostenibile\u201d che caratterizza i pronunciamenti degli organismi internazionali: si denuncia l\u2019unilaterale prevalenza del sostantivo rispetto all\u2019aggettivo, che rischia di essere semplicemente vanificato. Non a caso diversi testi (inclusi quelli \u2013 numerosissimi \u2013 dedicati a temi specifici, come l\u2019acqua o il mutamento climatico) parlano piuttosto di \u201ccomunit\u00e0 sostenibili\u201d, ad accentuare lo stretto legame tra le societ\u00e0 umane e l\u2019ambiente in cui esse si collocano, ma anche per ridurre il peso conferito alla nozione di sviluppo. Si tratta di istanze che \u2013 \u00e8 il caso di sottolinearlo \u2013 provengono in diversi casi da autori legati alle chiese del Sud del mondo, ad evidenziare l\u2019ormai definitivo superamento di quella contrapposizione tra il tema della sostenibilit\u00e0 ambientale e quello della giustizia (che abbiamo visto presente nelle fasi d\u2019avvio della riflessione).<\/p>\n<p>\u00c8 un dibattito in cui assumono posizioni diverse anche denominazioni che pure collaborano \u2013 e con ruoli di primo piano &#8211; nell\u2019ambito del CEC. Cos\u00ec nel giugno 2000 la Federazione Mondiale Luterana (LWF) elabora una serie di articolatiPrincipi guida per lo Sviluppo sostenibile, che ne esaminano la fondazione teologica come l\u2019articolazione socio-politica: una solida etica ambientale trova, cos\u00ec, fondamento nell\u2019affermazione che \u201cgli esseri umani trasformano in continuazione questa buona creazione, come \u201cco-creatori\u201d con Dio nella storia. Attraverso tale attivit\u00e0, la vita nella comunit\u00e0 continua ad essere sostenuta, secondo la saggezza creativa di Dio\u201d (n.11). Un approccio diverso nel testo elaborato nel 2004 dall\u2019Alleanza Riformata Mondiale (WARC): nella forma della confessione di fede esso accentuer\u00e0 piuttosto la contrapposizione tra la graziosa alleanza donata da Dio con l\u2019intera creazione e una globalizzazione neoliberista che distrugge le persone e la terra; tra l\u2019\u201deconomia della casa della vita data da Dio per sostenere la vita\u201d e una crescita illimitata e vorace.<\/p>\n<p>Accenti analoghi risuonano in forma pi\u00f9 ampia anche nel documento AGAPE (Alternative Globalization Adressing People and Earth) elaborato per l\u2019Assemblea Generale del CEC tenutasi a Porto Alegre nel 2006: al n.2.4 l\u2019invito \u00e8 a promuovere comunit\u00e0 \u201cche accettino la dipendenza dell\u2019umanit\u00e0 dalla terra e promuovano forme sostenibili di organizzazione, di sviluppo e di condivisione delle risorse naturali\u201d. Un approccio simile \u2013 anche se meno articolato \u2013 appare sotteso anche ai materiali della II Convocazione mondiale tenutasi nel 2011 a Kingston (Giamaica), a conclusione del Decennio per il Superamento della Violenza: la denuncia della violenza di un sistema economico iniquo e conflittuale va, infatti, di pari passo con quella di uno sfruttamento senza limiti della natura, di fronte alla quale si delinea soprattutto una spiritualit\u00e0 della resistenza.<\/p>\n<p><strong>Il mondo ortodosso<\/strong><\/p>\n<p>La dimensione spirituale \u2013 intesa, per\u00f2, in un senso molto diverso \u2013 costituisce anche il punto di partenza della riflessione dedicata dal mondo ortodosso alla salvaguardia del creato. Possiamo coglierlo, ad esempio, nelle Lettere Encicliche che a partire dal 1989 sono state proposte dal Patriarca Ecumenico di Costantinopolis Dimitrios I e poi dal suo successore Bartolomeo I, in occasione della Giornata per il creato del I settembre. Proprio nel 1989 Dimitrios invitava a \u201cimplorare la protezione e la salvezza dell&#8217;ambiente\u201d e ad \u201ceducare a se stessi e i propri figli al rispetto e alla salvaguardia dell&#8217;ambiente\u201d. Nel 1990, d\u2019altra parte, chiamava a \u201criflettere sulla portata e gravita del problema ambientale provocato dalle scriteriate violenze che gli uomini hanno compiuto sul creato\u201d. Ecco, quindi l\u2019appello:\u00a0<em>\u201cusate l&#8217;ambiente naturale come se ne foste i custodi e non i padroni. Acquisite un ethos ascetico, tenendo a mente che nel mondo naturale ogni cosa, grande o piccola, \u00e8 importante per la vita del mondo e che niente \u00e8 inutile o \u00e8 disprezzabile. Ritenetevi responsabili di fronte a Dio per ogni creatura e trattate tutto con amore e rispetto.<\/em>\u00a0Solo in questo modo riusciremo a impedire l&#8217;incombente distruzione del pianeta e a garantire un ambiente naturale in cui le future generazioni possano godere di una vita sana e felice\u201d. Il riferimento alla responsabilit\u00e0 per il creato si lega cio\u00e8 all\u2019istanza di garantire la vivibilit\u00e0 del pianeta per le prossime generazioni, secondo un\u2019istanza assolutamente convergente con la nozione di sostenibilit\u00e0, ma anche con quanto esprimer\u00e0 Benedetto XVI in Caritas in Veritate al n. 50.<\/p>\n<p>Sono temi che ritorneranno \u2013 pur modulati in forme diverse &#8211; anche nelle Lettere che Bartolomeos invier\u00e0 negli anni successivi, con un richiamo costante a vivere non come spettatori o consumatori irresponsabili del mondo, ma come soggetti compartecipi e corresponsabili di tutto ci\u00f2 che esiste nel creato, fedeli ministri e custodi del mondo intero. Limitati invece i riferimenti ai modelli economici, aldil\u00e0 di indicazioni di vasta portata ad evitare quello spreco di energia e di risorse materiali che mette a rischio l\u2019abitabilit\u00e0 del pianeta. Cos\u00ec nel 2005 egli affermer\u00e0 che Dio \u201cci chiede di preservare la produzione di risorse naturali, di rispettare la creazione e le generazioni future e modificare i comportamenti distruttivi che abbiamo verso la natura, che \u00e8 cosa \u00abmolto buona\u00bb e ci \u00e8 stata affidata da Dio\u201d.<\/p>\n<p>Il diritto delle generazioni future a fruire dei beni della terra ed il corrispondente invito a limitare il consumo presente appaiono anche nel documento che il Concilio dei Vescovi della Chiesa Ortodossa Russa ha dedicato nel 2008 ai \u201cFondamenti della dottrina sociale della Chiesa Ortodossa Russa sulla dignit\u00e0, la libert\u00e0 e i diritti dell\u2019uomo\u201d: al n. III.5 si afferma che \u201cl\u2019illimitato desiderio di soddisfare i bisogni materiali, specialmente quelli eccessivi e artificiali, \u00e8 peccaminoso nella sua essenza, perch\u00e9 porta all\u2019impoverimento sia dell\u2019anima che dell\u2019ambiente circostante. (\u2026) Il riconoscimento dei diritti umani non significa che l\u2019uomo possa sperperare le risorse naturali a vantaggio dei propri interessi egoistici. (\u2026) Bisogna ricordare che non solo la generazione presente, ma anche quelle future, hanno diritto di usufruire delle ricchezze naturali che ci sono state elargite dal Creatore\u201d.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p>Chi cercasse nei testi che abbiamo esaminato indicazioni esplicite per il confronto tra sostenibilit\u00e0 e decrescita sar\u00e0 probabilmente rimasto deluso. Il secondo dei due lemmi, infatti, non sembra comparire direttamente nella riflessione del mondo ecumenico, certamente anche a causa delle resistenze delle chiese che abitano in zone pi\u00f9 segnate dalla povert\u00e0. N\u00e9 sembrerebbe corretto interpretare in tal senso quell\u2019invito alla limitazione del consumo di risorse naturali che (in nome dei diritti delle generazioni future o come attualizzazione di una pratica ascetica di sobriet\u00e0) \u00e8 indubbiamente presente in numerosi testi.<\/p>\n<p>Ben pi\u00f9 importante, invece, specie nei testi provenienti dal CEC e dal mondo protestante, la nozione di sostenibilit\u00e0, ma con una traiettoria di progressivo spostamento ermeneutico che merita di essere sottolineata. Se, infatti, tale istanza era stata inizialmente formulata soprattutto in base a considerazioni centrate sulle societ\u00e0 umane (sulla futura disponibilit\u00e0 di risorse e sulla produzione di rifiuti), l\u2019orizzonte si \u00e8 gradualmente ampliato, a sottolineare il radicamento dell\u2019economia umana nelle strutture ecosistemiche di supporto alla vita, come pure la rilevanza etica e teologica degli altri viventi. La centralit\u00e0 dell\u2019attenzione per i soggetti umani e per una convivenza giusta e pacifica tra di essi si \u00e8 cio\u00e8 intersecata in modo via via pi\u00f9 forte con una percezione del creato come \u201ccasa della vita\u201d, come rete di relazioni vitali che meritano di essere tutelate. Quella presa di distanza da una globalizzazione percepita come ingiusta, che abbiamo visto nei testi dell\u2019ultimo decennio, avviene, in effetti, anche sulla base di considerazioni di \u201ceconomia ecologica\u201d, secondo una prospettiva che orienta forse la riflessione anche aldil\u00e0 della mera contrapposizione di sostenibilit\u00e0 e decrescita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><a name=\"cit1\"><\/a><sup>1<\/sup>\u00a0Per i testi citati rimandiamo, salva diversa indicazione, al database di documenti ecclesiali sulla salvaguardia del creato curato dalla Fondazione Lanza ed accessibile dal sito del Progetto Culturale della CEI (<a href=\"http:\/\/www.progettoculturale.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.progettoculturale.it<\/a>) nella sezione \u201cCollaborazioni\u201d.<\/p>\n<p><a name=\"cit2\"><\/a><sup>2<\/sup>\u00a0D.H.Meadows, D.L.Meadows, J.Randers, W.W.Behrens III, The Limits to Growth, Universe Books, New York 1972.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[977],"fascicolo":[181],"class_list":["post-1920","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-simone-morandini","fascicolo-febbraio-2012"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Interpretare \u201csostenibilit\u00e0\u201d: la ricerca ecumenica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Simone Morandini, pubblicato nel numero di Febbraio 2012. 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