{"id":1914,"date":"2012-02-01T12:00:00","date_gmt":"2012-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1914"},"modified":"2026-04-12T13:04:54","modified_gmt":"2026-04-12T11:04:54","slug":"lo-sviluppo-e-la-decrescita-il-caso-italia","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2012\/febbraio\/lo-sviluppo-e-la-decrescita-il-caso-italia\/","title":{"rendered":"Lo sviluppo e la decrescita: il caso Italia"},"content":{"rendered":"<p>La crisi drammatica che sta attraversando il nostro paese, e con esso l&#8217;Europa, \u00e8 davanti ai nostri occhi. L&#8217;Italia, in particolare, si \u00e8 trovata sguarnita e indifesa, con la \u201cmessa a nudo\u201d delle sue debolezze (gi\u00e0 note agli osservatori pi\u00f9 attenti), talvolta nascoste per offrire l&#8217;immagine falsata di un paese gaudente, ricco e benestante. \u00c8 anzitutto una crisi morale, una caduta di quel sentimento solidale che in vario modo ha sempre informato la cultura del paese.\u00a0L&#8217;individualismo, il narcisismo, la mala-cultura televisiva, il mito del fai-da-te e del facile arricchimento, hanno prodotto quel deserto morale alimentato, peraltro, da un consumismo compulsivo e nevrotico.<\/p>\n<p>Si \u00e8 cos\u00ec sfibrata quella rete sociale e quella alleanza tra generazioni che aveva retto, nel bene e nel male, lo sviluppo dei nostri territori: la crisi del welfare statale, sempre pi\u00f9 costoso, sperequato, assistenzialistico, con alti trasferimenti di denaro e bassa offerta di servizi, inefficiente e incapace di ridurre i tassi di povert\u00e0, hanno fatto il resto.<\/p>\n<p>Non va neppure sottovalutato il tasso di crescita che da decenni \u00e8 tra i pi\u00f9 bassi in Europa, e che connesso alla crescita del debito pubblico, ha prodotto una recessione che dura da anni, accompagnata da una afasia endemica nella capacita di generare imprese che accettano la sfida della globalizzazione e una concorrenza internazionale sempre pi\u00f9 agguerrita. La cultura dell&#8217;intrapresa non \u00e8 certo tra le pi\u00f9 frequentate: le aziende che stanno sul mercato e sanno competere rappresentano una quota minoritaria, il resto dell\u2019apparato produttivo nazionale \u00e8 un sistema per lo pi\u00f9 protetto e corporativo.<\/p>\n<p>Parimenti, appare malamente gestito anche il mercato del lavoro che attende da troppo tempo una riforma organica ed equa rispetto alla configurazione attuale; una configurazione che penalizza i giovani (l\u2019Italia \u00e8 il Paese con il pi\u00f9 alto tasso di disoccupazione giovanile) e le donne. Un tappo generazionale che impedisce al paese di crescere, e alle donne \u2013 che sono una risorsa strategica &#8211; di partecipare pi\u00f9 agevolmente al mercato del lavoro.<\/p>\n<p>Come non annotare anche la crisi della politica e la lunga transizione istituzionale mai conclusa. Un paese, la stessa economia, hanno bisogno di buona politica senza la quale si smarrisce la dimensione di bene comune e la possibilit\u00e0 di edificare la citt\u00e0: appare drammatica la carenza di culture politiche capaci di offrire una visione di insieme e un quadro di coerenze sostenibili. Per non parlare dello svilimento della virt\u00f9 della competenza che \u00e8 alla base di un fare bene il bene, e di fare quindi bene una politica di bene. Ma non solo: il gioco democratico si \u00e8 accartocciato su se stesso, e il bipolarismo ha mostrato il suo volto polemico, inconcludente, conflittuale, incapace persino di far gareggiare virtuosamente, tra loro, le forze politiche con proposte alternative e competitive.<\/p>\n<p>Ambigua e poco lungimirante anche la presenza dell\u2019Italia sullo scenario internazionale. Quello che ci accade intorno, e al di l\u00e0 del paese, \u00e8 rimasto fuori dai nostri pensieri. L\u2019Europa in primis, per non parlare poi di quanto sta accadendo sulla sponda sud del Mediterraneo: la primavera araba, o la guerra in Libia, si sono tradotte in emergenza profughi (tra l&#8217;altro mal gestita) e non in una occasione per ripensarci un po&#8217; pi\u00f9 mediterranei e pi\u00f9 a sud. L\u2019Italia \u00e8 davvero una grande piattaforma logistica per il dialogo culturale e religioso, e per lo sviluppo del continente africano. Il discorso di Robert Schumann del 9 maggio del 1950 a Parigi, una dichiarazione fondamentale per la costituzione delle prime strutture europee, accenna profeticamente alla naturale vocazione dell\u2019Europa verso l\u2019Africa, tradita anche dagli italiani che non hanno mai visto nel \u201ccontinente nero\u201d una opportunit\u00e0 per costruire una dimensione umanistica pi\u00f9 solida e una sincera reciprocit\u00e0 nei rapporti economici.<\/p>\n<p>Se questi sono solo alcuni dei nodi critici che abbiamo vissuto, diventa assai urgente il tornare a pensare per tornare a crescere, probabilmente con approcci nuovi, sconosciuti e innovativi. La crisi non \u00e8 solo un problema, la crisi \u00e8 anche una opportunit\u00e0 per ridisegnare e rimodulare ci\u00f2 che appariva fino a poco tempo fa immobile e immutabile. Le parole che hanno percorso i decenni scorsi &#8211; quasi come una bibbia &#8211; oggi appaiono appassite, erose dalla crisi: si tratta davvero di riscrivere il glossario del bene comune recuperando al vero significato ci\u00f2 che si era via via perduto. Si pensi al mito della mano invisibile per il funzionamento ottimale del mercato, o a quello dell\u2019economia della conoscenza, delle nuove tecnologie o dei servizi. Per non parlare delle parole competizione e concorrenza ridotte al loro significato pi\u00f9 cinico e brutale: vita mea mors tua. O al rampantismo coltivato nel mondo del lavoro, e al riduzionismo dei servizi di welfare annotati alla voce \u201cspesa pubblica\u201d. Ebbene, a me pare che la crisi consenta di rimettere in gioco valori e prospettive da sempre presenti nel tessuto esperienziale di molti e nella gran parte dell\u2019associazionismo cattolico.<\/p>\n<p>Proviamo ad indicare alcune direttrici di pensiero e di nuove opere da mettere in cantiere.<br \/>\nE la prima direttrice \u00e8 la risignificazione del lavoro umano che il mercatismo e il liberismo hanno ridotto a strumento per acquisire solo reddito; la persona\/lavoratore ha perso la propria dignit\u00e0, ridotta a mera funzione produttiva. Vi \u00e8 un versante antropologico e culturale, e vi \u00e8 il versante della generazione del lavoro, perch\u00e9 il modo migliore per rendere esigibile il diritto al lavoro \u00e8 quello di promuovere il dovere a crearlo. Da qui discendono alcune linee di lavoro, peraltro assai note, sul fronte della promozione di nuove imprese, soprattutto giovanili, attraverso incentivi fiscali adeguati, e la riforma del mercato del lavoro che rompa il dualismo tra lavoratori garantiti (sono di norma adulti) e i lavoratori non garantiti con contratti atipici che sono in gran parte giovani. E poi, finalmente, politiche attive affinch\u00e9 l\u2019occupazione femminile cresca e raggiunga tassi pari ai paesi europei pi\u00f9 avanzati. Le ricette sono note, e oramai sufficientemente definite: agire sulla leva fiscale per incentivare l\u2019assunzione delle donne, favorire la conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa agendo sui part time e su congedi parentali pi\u00f9 flessibili, e infine potenziare i servizi all\u2019infanzia oggi in molte regioni, soprattutto al sud, quasi inesistenti. Sul fontre imprese mi preme ricordare il settore imprenditoriale collegato al welfare inteso nella sua accezione pi\u00f9 ampia, potenzialmente un grande veicolo di buona occupazione perch\u00e9 ad alta intensit\u00e0 occupazionale. La legge sull\u2019impresa sociale del 2005 \u00e8 rimasta lettera morta perch\u00e9 non provvista di alcun strumento fiscale agevolativo. Eppure proponeva un incontro tra profit e non profit, tra non profit e pubbliche amministrazioni per una gestione efficiente ed efficace dei beni comuni.<\/p>\n<p>La seconda direttrice gi\u00e0 introdotta nei paragrafi precedenti \u00e8 il welfare che si andr\u00e0 a costruire nei prossimi decenni. I servizi alla persona e alla famiglia, a fronte del cambiamento demografico in atto, con un tasso di natalit\u00e0 tra i pi\u00f9 bassi al mondo e un tasso di invecchiamento tra i pi\u00f9 alti, saranno al centro di investimenti ineludibili se si vuole che la coesione sociale non venga completamente distrutta o ridotta ai minimi termini. Si tratta di non disperdere quei saperi sociali accumulati nei decenni scorsi. Appare davanti agli occhi di tutti la lenta e inesorabile perdita di conoscenze e di competenze tra coloro che agiscono nelle politiche sociali, sia sul fronte della politica che sul fronte delle professioni. Si tratta di ricostruire un nuovo patto sociale a livello locale perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec che si sperimenteranno innovazione, sostenibilit\u00e0 economica e qualit\u00e0 dei servizi offerti a persone e famiglie. Si tratter\u00e0 di \u2018cantierare\u2019 una sussidiariet\u00e0 virtuosa, che non si affida al fai da te, ma ad una progettazione che vede coinvolti, pariteticamente, tutti i soggetti pubblici, del privato sociale e del privato, ciascuno con le proprie competenze. Una particolare attenzione va data al ruolo delle pubbliche amministrazioni cui non si chiede un arretramento nelle competenze come taluni propongono. Alle pubbliche amministrazioni andr\u00e0 chiesto ancora, laddove necessario, la gestione dei servizi sociali, ma nel futuro prossimo dovranno esercitare il coraggio di una sussidiariet\u00e0 che chiama all\u2019appello le responsabilit\u00e0 di tutti i soggetti in campo. Penso al terzo settore, a quella vasta rete di opere gi\u00e0 presenti sul territorio e che attendono di essere riconosciute. Alle amministrazioni spetter\u00e0 il compito arduo, ma profondamente politico, di animare, sostenere e governare le reti sul territorio garantendo pari diritti a tutti e qualit\u00e0 dei servizi. Si tratta davvero di rovesciare la logica che ha pervaso le politiche sociali nei decenni scorsi, troppo condizionate da una offerta talvolta fuori mercato e tutelante coloro che la gestiscono, e meno alla domanda che sorgeva dalle famiglie che, di fronte alle urgenze, il welfare se lo sono costruite in proprio: emblematica la vicenda delle \u201cbadanti\u201d, fenomeno per anni contestato anche da parte del sindacato, \u00e8 oggi motivo di indagini e politiche.<\/p>\n<p>Ultimo pensiero, da affrontare con la franchezza necessaria, e per quanto possibile non utilizzando il linguaggio del politicamente corretto. Si tratta della riforma della politica che in questi decenni ha visto una decadenza impressionante sul fronte morale, su quello delle competenze, sulla capacit\u00e0 di progettare e fare sintesi. Il paese, dopo la fine della DC e dopo il crollo del muro di Berlino, ha vissuto una transizione perenne e mai conclusa, segnata da un bipolarismo confuso, muscolare e cattivo. Si aggiunga una legge elettorale che impedisce al cittadino il diritto\/dovere di scegliere i propri rappresentanti al Parlamento, e la maggioranza che andr\u00e0 a governarlo. La politica serve, serve ancora di pi\u00f9 in una stagione in cui la finanza si ritiene il vero governo del mondo globale. Gli interventi di Benedetto XVI nelle visite apostoliche tracciano una via interessante: i discorsi al Parlamento inglese e tedesco indicano percorsi che la politica e i suoi rappresentanti stentano a comprendere, anche tra coloro che si dichiarano cattolici. Il sistema politico va recuperato nella sua capacit\u00e0 di rappresentare i cittadini con una buona legge elettorale, garantendo un sistema decisionale efficace e tempestivo a chi \u00e8 chiamato a governare. Aggiungerei, per concludere, anche una ripresa dell\u2019educazione alle virt\u00f9 civili, perse o ritenute da molti vecchie e antiquate: penso ad uno stile di governo sobrio, competente, capace di ascolto e di progettazione.\u00a0Penso ad un alto senso delle istituzioni della Repubblica, e a quella profonda spiritualit\u00e0 che ha sempre animato il cuore degli uomini che hanno fatto l\u2019Italia e l\u2019Europa. La spiritualit\u00e0 aiuta coloro che stanno nelle responsabilit\u00e0 pubblica a vigilare su se stessi, sulle azioni intraprese, e a non dimenticare che la politica ha un limite, come tutte le altre funzioni che animano la vita di una nazione: non pu\u00f2 promettere il paradiso in terra, non pu\u00f2 illudere, non \u00e8 l\u2019unica istanza di bene comune, ma ciononostante \u00e8 essenziale alla vita degli uomini.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[956],"fascicolo":[181],"class_list":["post-1914","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-edoardo-patriarca","fascicolo-febbraio-2012"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Lo sviluppo e la decrescita: il caso Italia<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Edoardo Patriarca, pubblicato nel numero di Febbraio 2012. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2012\/febbraio\/lo-sviluppo-e-la-decrescita-il-caso-italia\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_GB\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Oikonomia - Lo sviluppo e la decrescita: il caso Italia\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Edoardo Patriarca, pubblicato nel numero di Febbraio 2012. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2012\/febbraio\/lo-sviluppo-e-la-decrescita-il-caso-italia\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Oikonomia\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-04-12T11:04:54+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"500\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"500\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/png\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Estimated reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"9 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2012\\\/febbraio\\\/lo-sviluppo-e-la-decrescita-il-caso-italia\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2012\\\/febbraio\\\/lo-sviluppo-e-la-decrescita-il-caso-italia\\\/\",\"name\":\"Oikonomia - Lo sviluppo e la decrescita: il caso Italia\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\"},\"datePublished\":\"2012-02-01T11:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2026-04-12T11:04:54+00:00\",\"description\":\"Leggi l'articolo a cura di Edoardo Patriarca, pubblicato nel numero di Febbraio 2012. Disponibile in formato PDF.\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2012\\\/febbraio\\\/lo-sviluppo-e-la-decrescita-il-caso-italia\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"en-GB\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2012\\\/febbraio\\\/lo-sviluppo-e-la-decrescita-il-caso-italia\\\/\"]}]},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2012\\\/febbraio\\\/lo-sviluppo-e-la-decrescita-il-caso-italia\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Articoli Rivista\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/articolo\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":3,\"name\":\"Lo sviluppo e la decrescita: il caso Italia\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"name\":\"Oikonomia\",\"description\":\"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"en-GB\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\",\"name\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"width\":500,\"height\":500,\"caption\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Oikonomia - Lo sviluppo e la decrescita: il caso Italia","description":"Leggi l'articolo a cura di Edoardo Patriarca, pubblicato nel numero di Febbraio 2012. Disponibile in formato PDF.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2012\/febbraio\/lo-sviluppo-e-la-decrescita-il-caso-italia\/","og_locale":"en_GB","og_type":"article","og_title":"Oikonomia - Lo sviluppo e la decrescita: il caso Italia","og_description":"Leggi l'articolo a cura di Edoardo Patriarca, pubblicato nel numero di Febbraio 2012. Disponibile in formato PDF.","og_url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2012\/febbraio\/lo-sviluppo-e-la-decrescita-il-caso-italia\/","og_site_name":"Oikonomia","article_modified_time":"2026-04-12T11:04:54+00:00","og_image":[{"width":500,"height":500,"url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","type":"image\/png"}],"twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Estimated reading time":"9 minutes"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2012\/febbraio\/lo-sviluppo-e-la-decrescita-il-caso-italia\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2012\/febbraio\/lo-sviluppo-e-la-decrescita-il-caso-italia\/","name":"Oikonomia - Lo sviluppo e la decrescita: il caso Italia","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website"},"datePublished":"2012-02-01T11:00:00+00:00","dateModified":"2026-04-12T11:04:54+00:00","description":"Leggi l'articolo a cura di Edoardo Patriarca, pubblicato nel numero di Febbraio 2012. Disponibile in formato PDF.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2012\/febbraio\/lo-sviluppo-e-la-decrescita-il-caso-italia\/#breadcrumb"},"inLanguage":"en-GB","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2012\/febbraio\/lo-sviluppo-e-la-decrescita-il-caso-italia\/"]}]},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2012\/febbraio\/lo-sviluppo-e-la-decrescita-il-caso-italia\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Articoli Rivista","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/articolo\/"},{"@type":"ListItem","position":3,"name":"Lo sviluppo e la decrescita: il caso Italia"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","name":"Oikonomia","description":"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences","publisher":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"en-GB"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization","name":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","width":500,"height":500,"caption":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/"}}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo\/1914","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/articolo"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1914"}],"wp:term":[{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/autori?post=1914"},{"taxonomy":"fascicolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/fascicolo?post=1914"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}