{"id":1912,"date":"2012-02-01T12:00:00","date_gmt":"2012-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1912"},"modified":"2026-04-12T13:03:57","modified_gmt":"2026-04-12T11:03:57","slug":"sviluppo-sostenibile-o-decrescita","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2012\/febbraio\/sviluppo-sostenibile-o-decrescita\/","title":{"rendered":"Sviluppo sostenibile o decrescita?"},"content":{"rendered":"<p>\u00c9 necessario intendersi sui termini, prima di entrare in argomento.<\/p>\n<p>\u201cSviluppo\u201d \u00e8 una parola che indica una possibilit\u00e0 del nostro sistema socio-economico.<br \/>\n\u201cSviluppo sostenibile\u201d indica inoltre che tale sviluppo deve tener conto dell\u2019ambiente naturale, del sistema sociale, delle possibilit\u00e0 economiche e delle future generazioni.<br \/>\nRicordiamo tutti il Rapporto Brundtland del 1997: \u201cLo sviluppo sostenibile, lungi dall\u2019essere una definitiva condizione di armonia, \u00e8 piuttosto processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l\u2019orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali \u201c.<a href=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/images\/immagini_X_Articoli\/2012\/2012_febbraio\/pdf\/02_editoriale_compagnoni.pdf\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/unnamed-file.pdf.png\" alt=\"pdf\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u201cDecrescita\u201d indica invece un modello di societ\u00e0 che riduce i propri bisogni, ridistribuisce i carichi e i vantaggi finanziari, alloca diversamente le risorse. Si tratta essenzialmente di ridurre i modelli dei bisogni.<\/p>\n<p>Massimo Cacciari nel marzo 2011 ha affermato che la decrescita la vogliamo per vivere meglio, per migliorare le condizioni materiali e psichiche. Quindi non \u00e8 \u201crinuncia\u201d a nulla che ci serve, anzi, \u00e8 nuove acquisizioni. Non \u00e8 impoverimento, ma arricchimento personale e collettivo. Non \u00e8 conservazione, ma cambiamento e innovazione, rifinalizzazione della scienza e della tecnica per \u201ceconomizzare il tempo di lavoro e il dispendio di energie necessarie al fiorire della vita\u201d (Andr\u00e9 Gorz). Ed ha continuato: \u201cIn attesa e in preparazione di<\/p>\n<p>questo grande processo di trasformazione, dobbiamo quindi essere non solo indulgenti, ma capaci di capire che quella cultura consumistica &#8211; che giustamente critichiamo &#8211; in realt\u00e0 copre bisogni profondi. E\u2019 ad essi che noi dovremmo riuscire ad offrire una alternativa, se non vogliamo che la decrescita sia un modo di vita valido solo per esseri umani perfetti, per asceti, per i \u201cdodicimila santi per ciascuna generazione\u201d (il massimo numero possibile di seguaci di Cristo che Dostoevskij fa dire al Grande Inquisitore, in un passo de I fratelli Karamazov)\u201d.<br \/>\nAbbiamo voluto chiedere ad un gruppo di esperti \u2013 docenti o amici della Facolt\u00e0 di Scienze Sociali dell\u2019Angelicum \u2013 la loro posizione su questo dilemma di fondo: la \u2018nostra\u2019 crescita \u00e8 un ideale senza futuro ?<br \/>\nEdoardo Patriarca, che proviene da una lunga militanza nel terzo settore, ci offre la descrizione di una situazione dello sviluppo italiano tutt\u2019altro che sostenibile. Chiede quindi che ci si concentri su tre direttrici: il lavoro, il nuovo welfare, una riforma della politica che deve ritrovare le sue fonti di spiritualit\u00e0. Senza dimenticare la necessit\u00e0 di rilanciare le agenzie di educazione alle virt\u00f9 civiche.<br \/>\nPaolo Boschini, filosofo attento alle vicende sociali, inizia cos\u00ec la sua analisi della \u2018decrescita\u2019: \u201cPraticando uno stile quotidiano di vita ispirato a valori di sobriet\u00e0 affini agli ideali etici della decrescita, mi sono reso conto che questo pensiero presenta anche alcuni rischi intellettuali, connessi alle ambiguit\u00e0 contenute in alcuni suoi concetti-chiave, sui quali ora vorrei soffermarmi.\u201d<br \/>\n\u201cDecostruendo dell&#8217;uomo occidentale e del suo smisurato orgoglio narcisista, il pensiero della decrescita proclama la fine di un modello antropocentrico, per fare spazio a visioni altre del mondo che vecchi e nuovi colonialismi hanno sempre disconosciuto.\u201dMa questo non \u00e8 sufficiente: come aveva intuito La Pira, il pensiero del XXI sec. \u00e8 chiamato a riconfigurare l&#8217;uomo occidentale a partire dalle sue radici mediterranee bibliche e elleniche, sviluppandone quella dimensione relazionale che pu\u00f2 essere la struttura portante del prossimo millennio.<br \/>\nBoschini tra quindi le conseguenze: \u201cA ben vedere, le \u00abotto erre\u00bb programmatiche della decrescita (\u00abrivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare\u00bb) si riassumono in una modalit\u00e0 ontologica, prima ancora che etica e politica, di resistenza, che suona come voler a tutti i costi restare al di qua del limite. Considero questa prospettiva ambigua e pericolosa.\u201d<\/p>\n<p>Matteo Prodi, economista esperto in Dottrina Sociale della Chiesa, parte dall\u2019accusa alla Dottrina Sociale della Chiesa di sostenere lo sviluppo per nulla sostenibile che il mondo attuale persegue. Benedetto XVII ha affermato che \u201cla religione cristiana e le altre religioni possono dare il loro apporto allo sviluppo solo se Dio trova posto anche nella sfera pubblica\u201d. Infatti l\u2019uomo non si pu\u00f2 dare un fine ultimo da se stesso. In concreto questa posizione porter\u00e0 la societ\u00e0 a concentrarsi su alcuni punti della convivenza umana, particolarmente significativi. Innanzi tutto la necessit\u00e0 di dare un lavoro ad ogni persona, poi il rapporto uomo-ambiente. \u201cLo sviluppo dei popoli dipende soprattutto dal riconoscimento di essere una sola famiglia, che collabora in piena comunione\u201d. Conseguentemente il dono assurge a protagonista della riflessione della Caritas in Veritate sullo sviluppo economico.<br \/>\nPer questo, conclude Prodi: \u201cSe l\u2019uomo e la sua storia sono al centro, le distanze tra le varie soluzioni alla crisi sono molto pi\u00f9 piccole di quello che sembra\u201d.<\/p>\n<p>Simone Morandini, teologo che si interessa particolarmente delle posizioni cristiane nel dibattito ecologico, ci fornisce un rapporto di prima mano sulla posizione delle chiese riguardo a sviluppo\/decrescita. Gi\u00e0 nel 1974 il Consiglio Ecumenico delle Chiesa elabora teologicamente la nozione di \u2018societ\u00e0 sostenibile\u2019. In seguito i testi ufficiali parlano piuttosto di \u2018comunit\u00e0 sostenibili\u2019, ad accentuare lo stretto legame tra le societ\u00e0 umane e l\u2019ambiente in cui esse si collocano, ma anche per ridurre il peso conferito alla nozione di sviluppo. Per giungere molto recentemente alla denuncia della violenza di un sistema economico iniquo e conflittuale che va di pari passo con quella di uno sfruttamento senza limiti della natura, di fronte alla quale si delinea soprattutto una spiritualit\u00e0 della resistenza. Da parte sua il Concilio dei Vescovi della Chiesa Ortodossa Russa nel 2008 ha pubblicato i \u201cFondamenti della dottrina sociale della Chiesa Ortodossa Russa sulla dignit\u00e0, la libert\u00e0 e i diritti dell\u2019uomo\u201d: vi si afferma che \u201cl\u2019illimitato desiderio di soddisfare i bisogni materiali, specialmente quelli eccessivi e artificiali, \u00e8 peccaminoso nella sua essenza, perch\u00e9 porta all\u2019impoverimento sia dell\u2019anima che dell\u2019ambiente circostante\u201d.<\/p>\n<p>Roberto Bongianni, economista e francescano impegnato personalmente sul \u2018fronte della povert\u00e0\u2019, parte dalla contrapposizione classica tra povert\u00e0 assoluta (di qualsiasi persona in qualsiasi situazione sociale) e povert\u00e0 relativa (commisurata ad un dato contesto umano), ma si interessa soprattutto al confronto di alcune soluzioni del dilemma della povert\u00e0 presentate da visione alternative di sostenibilit\u00e0 ambientale.<\/p>\n<p>Infine Marco Aquini, attivo per lungo tempo nell\u2019ambito della cooperazione internazionale e docente della medesima disciplina, mette in risalto il rapporto della necessit\u00e0 antropologica di sviluppo dell\u2019individuo e della imprescindibilit\u00e0 sociale di quello dei popoli. E\u2019 una connessione da illuminare se si vuole avere una visione globale dello sviluppo, cio\u00e8 tenendo presenti i lunghi tempi della storia umana. Lunghi soprattutto per coloro che soffrono, specialmente in epoca di transizione e di insicurezza di identit\u00e0 individuale e sociale.<\/p>\n<p>Nella sezione \u2018Open Space\u2019 ospitiamo uno studio sula pensiero di S. Latouche scritto da una promettente studentessa africana.<\/p>\n<p>Personalmente sono rimasto colpito da quanto affermato da Cacciari: \u201c\u2026se non vogliamo che la decrescita sia un modo di vita valido solo per esseri umani perfetti, per asceti, per i \u201cdodicimila santi per ciascuna generazione\u201d. Mi sembra che in questo modo si metta ben in chiaro che il tema della \u2018decrescita\u2019 non \u00e8 tanto (o solo) un problema teoretico, bens\u00ec uno eminentemente pratico, per intere popolazione e generazioni. Direi cio\u00e8 che \u00e8 quindi un tipico problema politico.<br \/>\nNe segue, nella mia visione della politica, che esso possa essere impostato ed avviano a parziale soluzione solo attraverso tentativi, in vivo, cio\u00e8 attraverso la metodologia del trial and error. Il che comporta molte sofferenze per molte persone. D\u2019altra parte, solo politici illuminati da una visione solidaristica, potranno sviluppare e ed indirizzare tali tentativi.<br \/>\nIn una visione pi\u00f9 astratta, come quella dell\u2019etica, ritengo quindi che i modelli dello sviluppo sostenibile e della decrescita ripropongano, in forma concreta, l\u2019eterno problema della giustizia sociale. Del bilanciamento del mio\u00a0e dell\u2019altrui interesse. Ma questa volta l\u2019 \u201caltrui\u201d non \u00e8 il vicino di casa e neppure qualcuno della mia citt\u00e0, bens\u00ec quello di tutti i membri della mia nazione, di quelli di tutte le altre nazioni, e persino le generazioni future. Questo significa che prima e parallelamente di ogni soluzione \u2018tecnica\u2019 sar\u00e0 necessario porre attenzione sull\u2019attitudine interiore di tutti i soggetti interagenti, poich\u00e9 solo in una crescita di umanit\u00e0 ( cio\u00e8 di virt\u00f9) \u00e8 possibile vedere una luce alla fine del tunnel.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[872],"fascicolo":[181],"class_list":["post-1912","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-francesco-compagnoni","fascicolo-febbraio-2012"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Sviluppo sostenibile o decrescita?<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Francesco Compagnoni, pubblicato nel numero di Febbraio 2012. 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