{"id":1876,"date":"2011-06-01T12:00:00","date_gmt":"2011-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1876"},"modified":"2026-04-12T12:40:38","modified_gmt":"2026-04-12T10:40:38","slug":"hugues-puel-une-ethique-pour-leconomie-ethos-crises-choix-les-editions-du-cerf-paris-2010","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2011\/giugno\/hugues-puel-une-ethique-pour-leconomie-ethos-crises-choix-les-editions-du-cerf-paris-2010\/","title":{"rendered":"Hugues Puel, Une \u00e9thique pour l&#8217;economie. Ethos, crises, choix. Les \u00e9ditions du Cerf, Paris, 2010."},"content":{"rendered":"<p>Dobbiamo al domenicano p. Hugues Puel, teologo morale ed economista, un recentissimo ed originale saggio in tema di rapporti tra economia ed etica. P. Puel, che dal 1964 \u00e8 membro animatore del gruppo di studiosi cattolici di &#8220;Economia ed Umanesimo&#8221; eredi, presso il Centro di Economia reale e finanziaria (Cerf) di Parigi, delle posizioni di P. Lebret, \u00e8 noto come uno dei pi\u00f9 competenti cultori del tema, nonch\u00e9, pi\u00f9 in generale, della ricerca portata avanti nell&#8217;ambito del personalismo cristiano e della Dottrina Sociale della Chiesa.<br \/>\nNei suoi scritti ed in particolare nel saggio in oggetto, oltre a presentare un vero e proprio trattato in argomento, ha proceduto all&#8217;approfondimento delle relazioni fra economia, etica ed ethos, termine, quest&#8217;ultimo, che nella tradizione filosofica occidentale, si riferisce alla moralit\u00e0 dei costumi quotidiani, differenziandosi &#8211; ma non contrapponendosi &#8211; rispetto all&#8217;etica che, pi\u00f9 specificamente, si riferisce alla moralit\u00e0 della vita buona, anzi, nella visione cristiana, alla moralit\u00e0 del bene comune.<br \/>\nSenza potere qui approfondire questo punto, il che, magari, pu\u00f2 essere fatto in un dibattito che possa seguire alla presente recensione del libro di P. Puel, in questa sede mi riprometto di tratteggiare gli aspetti salienti del testo che, oltre ad una Premessa, \u00e8 distinto in tre grandi Parti, ciascuna delle quali suddivisa in un certo numero di Capitoli, e cio\u00e8: Prima Parte, su &#8220;Il riconoscimento dell&#8217;ethos&#8221;; Seconda Parte, su &#8220;Un mondo in crisi&#8221;; Terza Parte, su &#8220;Le scelte&#8221;.<\/p>\n<p>In generale, la tesi di fondo dell&#8217;autore \u00e8 che \u00e8 dal riconoscimento dell&#8217;ethos che si passa alla costruzione del ruolo dell&#8217;etica nell&#8217;economia, laddove \u00e8 dall&#8217;etica dell&#8217;economia, legata per il credente alla fede, che deriva la stella polare che consente di esprimere un giudizio complessivo sui comportamenti e sugli andamenti dei vari aspetti di un&#8217;economia. Orbene, non solo su questo punto, ma anche sul primo aspetto, ritengo che la riflessione di P. Puel sia da considerarsi originale e convincente.<\/p>\n<p>Nella Prima Parte del saggio, quanto al riconoscimento dell&#8217;ethos, secondo la visione di uno studioso credente, si tratter\u00e0 sempre, per gli aspetti vuoi descrittivi che normativi, di riconoscimento di ci\u00f2 che \u00e8 diffuso nella societ\u00e0 nei diversi ambiti, incluso quello religioso, quindi nei vari comportamenti ed andamenti collettivi. In effetti, questi si esprimono, nelle parole dell&#8217;autore (p. 35 del testo, mia traduzione), \u00abcome risultato delle interazioni che precedono e s&#8217;impongono agli individui nel quadro della loro appartenenza ad un insieme sociale: famiglia, trib\u00f9, villaggio, citt\u00e0, regione, nazione, &#8230;\u00bb.<br \/>\nAllora, stante il dispiegamento teorico e storico nel tempo di tali aspetti (si fa in particolare riferimento, da un lato, alle posizioni teoriche di San Tommaso e Max Weber, dall&#8217;altro, a cruciali concretizzazioni dell&#8217;ethos quali quelle della rivoluzione agricola e della rivoluzione industriale), si precisa che \u00e8 sempre il riconoscimento dell&#8217;ethos che permea le nuove forme d&#8217;organizzazione della societ\u00f9, e non l&#8217;inverso.<br \/>\nCome si comprende, siamo in presenza di una specifica visione sociale e democratica della storia, visione certamente illuminata dalla fede, ma anche attraversata dalla fiducia nel ruolo positivo di principi generali quali quelli, in particolare portati avanti nella modernit\u00e0, di libert\u00e0, uguaglianza e fraternit\u00e0.<br \/>\nIn maggior dettaglio, nel testo si comincia col trattare del ruolo rispettivo della religione, del potere, del soggetto (il s\u00e9). In proposito, procedendo su tre tappe o terreni, si analizzano di seguito: 1. la rappresentazione della religione; 2. la rappresentazione del potere; 3. la rappresentazione di s\u00e9.<\/p>\n<p>Mentre l&#8217;economia si presenta come ambito concreto, specifico e relativo, d&#8217;altro canto, proprio in quanto nell&#8217;ethos, in ogni societ\u00e0, la religione gioca un ruolo rilevante, segue che a fondamento dell&#8217;economia emerga esserci, in particolare, proprio il sacro, la religione. Nelle parole dell&#8217;autore (p. 45) \u00abLa storia dell&#8217;umanit\u00e0 si caratterizza per l&#8217;esistenza di certi periodi assiali secondo una configurazione originale delle rappresentazioni religiose e delle loro relazioni col mondo\u00bb.<br \/>\nTuttavia, mentre in certi periodi, come ai tempi degli stregoni, allorquando l&#8217;economia procede sulla base della raccolta (dei frutti della terra), della caccia e della pesca, la\u00a0<em>tecnica<\/em>\u00a0gioca un ruolo secondario, gi\u00e0 passando alla cosiddetta rivoluzione neolitica, con l&#8217;invenzione dell&#8217;agricoltura e dell&#8217;allevamento, quella emerge ad essere un asse portante: si pu\u00f2 parlare in proposito di un primo periodo assiale. Un secondo periodo assiale \u00e8 quello delle religioni agro-pastorali, in cui dominano aruspici ed indovini, il culto degli antenati, i sacrifici (anche umani) a divinit\u00e0 crudeli, mentre le tecniche ristagnano. Un terzo periodo assiale \u00e8 quello in cui si hanno invenzioni fondamentali come quelle della scrittura e dello Stato.<br \/>\nMa \u00e8 il quarto periodo assiale che risulta essere il pi\u00f9 rilevante prima della nascita di Ges\u00f9, con l&#8217;affermarsi (dal 3000 a.C. in poi) delle grandi civilt\u00e0 antiche in Mesopotamia, in Egitto, in Persia, in Grecia ed a Roma, e con l&#8217;emergere di religioni incentrate sulla casta del clero. \u00c8 in tale periodo che emerge in economia il ruolo del\u00a0<em>surplus<\/em>\u00a0di prodotti, sostanzialmente derivante dall&#8217;agricoltura irrigua, ma anche dallo sviluppo dell&#8217;artigianato, localizzato soprattutto nelle citt\u00e0, nonch\u00e9 da quello del commercio. Ed \u00e8 in questo periodo che nasce e si afferma il Cristianesimo, \u00aba sintesi &#8211; scrive l&#8217;autore, a p. 47 &#8211; del profetismo ebraico, della filosofia greca, del diritto romano, e del messaggio di Ges\u00f9\u00bb. Come ben noto, esso sar\u00e0 alla base della civilt\u00e0 occidentale, avr\u00e0 il massimo splendore nei secoli dall&#8217;XI\u00b0 al XIII\u00b0, mentre, mantenendosi in piedi giudaismo, induismo, buddismo e zoroastrismo, apparir\u00e0 e si affermer\u00e0 l&#8217;islamismo. Va soprattutto sottolineato che, in questo periodo, si comincer\u00e0 a parlare di separazione del potere politico da quello religioso, aspetto che, per\u00f2, in Occidente si affermer\u00e0 solo con la fine delle Guerre di religione (Trattati di Westfalia, 1648), mentre altrove si \u00e8 spesso ben lontani dal riconoscerlo. Sul piano sociale, d&#8217;altronde, la distinzione s&#8217;incentra ancora sulla tripartizione fra guerrieri, preti e contadini.<\/p>\n<p>Il quinto periodo assiale \u00e8 quello che emerge a partire dal secolo XVI\u00b0, con le rivoluzioni culturali (Rinascimento), religiose (Riforma), e politiche (con l&#8217;affermarsi della democrazie in Inghilterra, in America del Nord e in Francia). In particolare, va sottolineato che tale movimento s&#8217;accompagna all&#8217;ascesa della socializzazione e della secolarizzazione.<\/p>\n<p>Di un sesto periodo assiale si pu\u00f2, infine, parlare per l&#8217;et\u00e0 contemporanea; e ci\u00f2, in quanto, anche trascurando l&#8217;idea di un fondamentale conflitto fra civilt\u00e0 (alla S. Huntington), risulta evidente la sfida che, a vari livelli, \u00e8 stata lanciata dall&#8217;Islam, in particolare nei riguardi dell&#8217;Occidente. Allora, ci si chiede: sono un&#8217;altra volta le forme religiose in opposizione che porteranno ad uno sconvolgimento nell&#8217;intero pianeta, oppure si riuscir\u00e0 a convivere in un mondo di tolleranza e rispetto reciproci?<br \/>\nSecondo P. Puel, mentre si pu\u00f2 ben parlare di confronto fra un ethos religioso ed un ethos secolare, si potr\u00e0 pervenire ad una sintesi; ma ci\u00f2, nella misura in cui se ne dia una definizione la pi\u00f9 ampia possibile. Allora, il nuovo periodo assiale potr\u00e0 cristallizzarsi non in base ad alcuno shock di civilt\u00e0, bens\u00ec in un contesto in cui sia possibile che tutti, ed ognuno, abbiano degli spazi di realizzazione.<br \/>\nQuanto al ruolo del potere, alla posizione che, anche nella tradizione cristiana, affermava che tutto il potere viene da Dio, si contrapponeva &#8211; e s&#8217;impose nello stesso Medio Evo &#8211; quella della dottrina delle due spade. Nell&#8217;et\u00e0 moderna e contemporanea, in particolare tra la met\u00e0 del secolo XIX\u00b0 e l&#8217;inizio del secolo XX\u00b0, al cuore del confronto politico in molti paesi occidentali c&#8217;\u00e8 stata la\u00a0<em>querelle<\/em>\u00a0sulla laicit\u00e0. Oggi, per\u00f2, osserva l&#8217;autore che, a fronte di un potere pubblico che appare fortemente trasformato in base al disincanto del mondo ed alla secolarizzazione della societ\u00e0, sembra propizio il momento per riflettere sulla \u00abdiversit\u00e0 delle percezioni della natura del potere\u00bb (p. 58). Occorrer\u00e0 allora distinguere bene fra: potere sostanziale, potere totalitario, potere vuoto, potere come relazione, potere democratico.<\/p>\n<p>Puel svolge in proposito un&#8217;analisi approfondita. Non potendone qui parlare specificamente, servir\u00e0 precisare che l&#8217;autore sottolinea che, mentre il potere ha generalmente avuto un&#8217;origine religiosa, tuttavia, in Occidente, ci si \u00e8 storicamente e gradualmente mossi (p. 73) \u00abverso una cultura democratica, pensosa dei diritti umani, del rispetto delle differenze, e della difesa delle minoranze. [Cosicch\u00e9] &#8230; non soltanto a livello dello Stato, ma anche della societ\u00e0, &#8230; nei processi educativi, &#8230; ma pi\u00f9 ancora nelle unit\u00e0 produttive, si \u00e8 proceduto sulla strada del ruolo dell&#8217;etica\u00bb.<br \/>\nInfine (si fa, ovviamente, per cos\u00ec dire), quanto alla rappresentazione di s\u00e9, P. Puel comincia col richiamare che, secondo la morale corrente, la societ\u00e8 moderna, e non solo in Occidente, \u00e8 fortemente\u00a0<em>individualista<\/em>. Tale stato del costume ha certamente cause economiche, ma \u00e8 anche da collegarsi ad aspetti sociologici quali l&#8217;allungarsi della vita media, la densificazione urbana, l&#8217;evoluzione culturale, la crescente fragilit\u00e8 dei legami familiari.<br \/>\nCerto, l&#8217;emergere del soggetto ha avuto aspetti negativi, ma ne ha avuti anche di positivi; e ci\u00f2 a partire dalla stessa tradizione biblica ed evangelica. Tuttavia, va sottolineata la differenza derivante dal fatto che proprio Ges\u00f9 e il Cristianesimo si sono riferiti all&#8217;individuo come\u00a0<em>persona<\/em>; e ci\u00f2, indipendentemente da etnie, gruppi, ceti, giacch\u00e9 in particolare (p. 79) \u00abil sacro si concentra sull&#8217;interiorit\u00e0 della persona e sulla coscienza di s\u00e9\u00bb.<br \/>\nDa allora, attraverso tutta una serie di prese di posizione, positive ed anche negative, \u00e8 maturala l&#8217;idea della singolarit\u00e0 di ciascuno, ma in relazione con ciascun altro, fino al rapporto con l&#8217;Altro. E ci\u00f2 si \u00e8 avuto a fronte delle tante utopie emancipatrici e libertarie, ma sostanzialmente portatrici di costrizioni dovute a mode, desideri, sbandamenti di vario genere.<br \/>\nQuanto detto sopra \u00e8 risultato specificamente evidente e calzante in tema di rappresentazione del s\u00e9 quanto al cosiddetto\u00a0<em>homo oeconomicus<\/em>. In effetti, sia nella visione classica, sia in quella neoclassica dell&#8217;economia &#8211; pur nelle tante ed importanti differenze fra le due &#8211; l&#8217;agente economico \u00e8 stato rappresentato come soggetto razionale, laddove (p. 86) \u00abla razionalit\u00e0 \u00e8 unicamente determinata dalla ricerca di una massimizzazione del proprio interesse [economico] a breve termine, essendo [questo] il prodotto del pensiero utilitaristico\u00bb. Non essendo ci\u00f2 legato ad un livello elevato di coscienza morale, \u00abcom&#8217;\u00e8 stato possibile\u00bb &#8211; si chiede, a seguire, P. Puel &#8211; \u00abche sia emerso al termine di un lungo e complesso cammino culturale e filosofico\u00bb?<\/p>\n<p>Senza che sia possibile riprendere qui l&#8217;intensa trattazione dell&#8217;autore, la sottolineatura cui egli perviene \u00e8 che si \u00e8 trattato della caricatura di un lungo percorso che, nei tempi moderni e contemporanei, \u00e8 partita dalla favola delle api di Mandeville, \u00e8 transitata nella mano invisibile di Smith, \u00e8 sfociata nello schema dell&#8217;equilibrio economico generale di Walras e dei tanti seguaci che, anche se validi sul piano tecnico, sono per\u00f2 stati, per cos\u00ec dire, colpevoli di quello che \u00e8 stato chiamato l&#8217;<em>imperialismo economico<\/em>.<br \/>\nIn effetti, l&#8217;idea dell&#8217;<em>homo oeconomicus<\/em>\u00a0ha rappresentato un concetto fortemente limitante della teoria economica; e ci\u00f2, in particolare, in quanto si \u00e8 del tutto trascurata l&#8217;ampiezza degli obiettivi e degli interessi umani, costringendoli a ridursi a quelli inclusi nell&#8217;esclusiva ed immediata massimizzazione dell&#8217;utilit\u00e0 o del profitto. In effetti, oltre alla giustizia commutativa, non possono mai trascurarsi n\u00e9 la giustizia distributiva, n\u00e9 la giustizia sociale. Ma di tali aspetti non c&#8217;\u00e8, n\u00e9 vi pu\u00f2 essere traccia nell&#8217;impostazione economica prevalente,\u00a0<em>a meno che<\/em>\u00a0non si raccordi con l&#8217;etica, nonch\u00e9 &#8211; nella visione originale di P. Puel &#8211; con l&#8217;ethos.<br \/>\nIn proposito, proprio secondo la Dottrina Sociale della Chiesa &#8211; da ultimo, nelle posizioni espresse dal Pontefice Benedetto XVI nell&#8217;Enciclica\u00a0<em>Caritas in veritate<\/em>\u00a0-, stante la complessit\u00e0 delle motivazioni umane, anche l&#8217;economia deve tenerne conto; e ci\u00f2, in particolare, non pu\u00f2 non ottenersi con riferimento sia all&#8217;etica, sia anche all&#8217;ethos, di natura cristiana. Sostanzialmente &#8211; \u00e8 la conclusione dell&#8217;autore (p. 97) &#8211; \u00abLa costruzione di un&#8217;etica dell&#8217;economia suppone l&#8217;esistenza di un ethos le cui trasformazioni hanno luogo in un ambiente complesso e dinamico. La libert\u00e0 da conquistare, condizione necessaria di ogni etica, consiste in primo luogo nell&#8217;individuare cambiamenti contestuali d&#8217;ordine religioso, politico, antropologico&#8230; [Oggi, in particolare], la situazione di crisi sistemica nella quale ci troviamo invita ad una trasformazione dell&#8217;ethos che aiuti ad affrontare le sfide del tempo\u00bb.<br \/>\nNella Seconda Parte del saggio \u00e8 pertanto contenuta un&#8217;analisi articolata ed approfondita della crisi economico-finanziaria che, ormai da quattro anni, travaglia anche l&#8217;insieme delle economie industrializzate, venendo a rappresentare una vera e propria spada di Damocle per l&#8217;intera economia mondiale. Intanto, P. Puel precisa che, anche per le economie contemporanee, le crisi sono di vario tipo e vanno da quelle della societ\u00e0 internazionale a quelle che concernono solo talune economie o loro gruppi, a quelle che riguardano l&#8217;intera economia mondiale, mentre tutte e in vario grado coinvolgono l&#8217;etica dell&#8217;economia.<\/p>\n<p>Nel merito, sintetizzando al massimo possibile l&#8217;ampia trattazione fatta, viene anzitutto argomentato che anche una crisi economica-finanziaria si svolge all&#8217;interno di un certo ethos, cos\u00ec che si presentano delle sfide da superare. In particolare, una crisi \u00e8 definita come una struttura di discontinuit\u00e0: nasce in un momento critico e influenza l&#8217;andamento di un processo.<br \/>\nRiprendendo molte idee dai contributi del grande economista austriaco J. Schumpeter, Puel precisa che ogni crisi s&#8217;inquadra in un certo andamento della\u00a0<em>tecnica<\/em>\u00a0e si evolve in quattro fasi: di espansione, di svolta, di recessione (o depressione), e di ripresa. D&#8217;altro canto, rifacendosi all&#8217;altro grande economista del secolo scorso, l&#8217;inglese J.M. Keynes, l&#8217;autore sottolinea che, nella modernit\u00e0, occorre\u00a0<em>in prims<\/em>\u00a0distinguere fra crisi reali e crisi monetarie-finanziarie e, inoltre, fra crisi che interessano i paesi industrializzati e che sono crisi di sovrapproduzione o sottoconsumo, e crisi che interessano i paesi agricoli e che sono caratterizzate da sottoproduzione e da sottoconsumo.<br \/>\n\u00c8 alla luce di tali coordinate che, in alcuni densi Capitoli, P. Puel analizza le crisi da pi\u00f9 punti di vista: degli attori sul fronte reale, in particolare delle imprese; del peso della tecnica e delle tecnologie; del passaggio da un&#8217;economia reale (o naturale) ad una di tipo monetario; dell&#8217;ulteriore passaggio da un&#8217;economia monetaria (con il ruolo cruciale dei banchieri) ad una finanziaria (con il ruolo cruciale dei titoli finanziari e delle operazioni in Borsa di ogni tipo), com&#8217;\u00e8 stato il caso negli ultimi decenni.\u00a0<em>\u00c7a va sans dire<\/em>\u00a0che, per ognuno di questi punti di vista, l&#8217;autore si occupa dei problemi etici emersi.<\/p>\n<p>In questa sede, non potendo certo intrattenermi sulle ampie ed approfondite analisi svolte dall&#8217;autore, servir\u00e0 in particolare soffermarsi a volo di uccello sui seguenti tre-quattro punti. Quanto agli attori, \u00e8 drastico il giudizio negativo, del tutto condivisibile, del passaggio recente dal ruolo cruciale dell&#8217;imprenditore a quello del finanziere (ovviamente, da intendersi nel senso dell&#8217;operatore, anche del banchiere, pi\u00f9 spesso dello speculatore, in titoli finanziari in Borsa). D&#8217;altro canto, quanto alla figura similmente cruciale dell&#8217;altro attore, il lavoratore, ancora negativo \u00e8 il giudizio dato sul fatto che si \u00e8 stati, sempre pi\u00f9, in presenza di proletari, cui si sono sempre pi\u00f9 contrapposti dei proprietari (in quanto, si noti, anche i finanzieri, di cui sopra, rilevano maggiormente come proprietari). Segue, in terzo luogo, che si \u00e8 stati sempre pi\u00f9 di fronte a quello che P. Puel (p.112) chiama \u00abl&#8217;estensione dello sfruttamento della classe lavoratrice, essendo la dinamica del capitalismo intrinsecamente legata [oggi] proprio a tale fenomeno\u00bb; non solo, ma tale dinamica risulta rafforzata dall&#8217;intensificarsi delle novit\u00e0 scientifiche e tecnologiche, in particolare quanto a quelle delle Tecnologie dell&#8217;Informazione e della Comunicazione (in inglese, le ben note ICT). Allora, soprattutto in proposito, respingendo conclusioni alla Marx, la risposta &#8211; e non solo, certamente, per motivi socio-economici, ma nel contesto complessivo della risposta cristiana &#8211; non pu\u00f2 che essere quella indicata dalla Dottrina Sociale della Chiesa. Inoltre, in quanto nelle stesse economie ricche si \u00e8 passati da condizioni di opulenza a quelle di decrescenza, nonch\u00e9 a fronte di una forte polarizzazione nella distribuzione del reddito e della ricchezza, la conclusione di cui al punto precedente risulta essere vieppi\u00f9 rafforzata.<br \/>\nInsomma, di fronte ad una crisi\u00a0<em>sistemica<\/em>\u00a0come quella avutasi negli anni 2007-09, cui \u00e8 rimasta sempre accoppiata la minaccia di una crisi ecologica, la posizione di P. Puel \u00e8 stata duplice. Bene si pu\u00f2 dire di quanto fatto sul piano degli interventi di politica economica anticongiunturale, in particolare sul fronte della politica monetaria; meno bene di quanto attuato sul fronte strutturale e della crescita; ma, invece, insufficiente ed insoddisfacente \u00e8 quanto \u00e8 stato prospettato e, in parte, attuato, in tema di misure per l&#8217;occupazione e l&#8217;uguaglianza distributiva.<\/p>\n<p>\u00c8 allora che il discorso si sposta sul fronte delle\u00a0<em>scelte<\/em>\u00a0che si presentano, oggi come nel passato, al fine di procedere, sempre alla luce del messaggio evangelico, sulla strada di un maggiore impegno sul piano dell&#8217;occupazione e dell&#8217;uguaglianza distributiva.<\/p>\n<p>Nella Terza Parte del saggio, riprendendo i punti gi\u00e0 toccati nelle due Parti precedenti ed in particolare l&#8217;aspetto delle\u00a0<em>scelte<\/em>\u00a0cui affidarsi oggi, la prospettiva complessiva che P. Puel propone \u00e8 sempre quella di un&#8217;economia al servizio dell&#8217;uomo, anzi, come ha scritto il Pontefice Paolo VI nell&#8217;Enciclica\u00a0<em>Populorum progressio<\/em>\u00a0(1967), occupandosi del tema al livello mondiale, di ogni uomo e di tutti gli uomini.<\/p>\n<p>Sul piano generale, l&#8217;autore richiama che la situazione presente oggi \u00e8, nelle sue parole (p. 190), quella \u00abdi un&#8217;economia dominata dalle compagnie multinazionali e dalle crescenti disuguaglianze dei redditi\u00bb. In tali condizioni, si \u00e8 fatta strada il programma del neoliberalismo; ma, per l&#8217;autore, che in proposito svolge un&#8217;interessantissima analisi (pp. 190-97), trattasi di proposta insoddisfacente, nella misura in cui ripropone una visione\u00a0<em>individualistica<\/em>\u00a0dell&#8217;uomo e della societ\u00e0.<br \/>\nCome specificamente precisa (p. 197), \u00abnon si tratta solo di accettare un&#8217;economia di mercato e di rifiutare una societ\u00e0 di mercato, per citare [il\u00a0<em>leader<\/em>\u00a0socialista francese] Lionel Jospin. [In effetti], i limiti del mercato dipendono [anche] dal ruolo [scarso] riconosciuto alla famiglia ed ai servizi pubblici, che l&#8217;economia rileverebbe dallo Stato. Il mercato \u00e8 anche un&#8217;istituzione la cui regolamentazione \u00e8 compito dello Stato, quanto meno a titolo di sorveglianza sul funzionamento delle professioni e dei Sindacati [di lavoratori e di imprese], &#8230; [anche] quanto ai sistemi bancario e finanziario. Per tutti questi aspetti, le poste etiche in gioco sono elevate, andando, da una parte, dalla corruzione alla complice astensione e, dall&#8217;altra, dalla neutralit\u00e0 ad un interventismo dimentico del bene comune\u00bb.<br \/>\nNon solo; ma, poco dopo (pp. 198-202), P. Puel &#8211; riprendendo le posizioni che, addirittura negli anni &#8217;50-&#8217;60 del secolo scorso, erano state sostenute in Francia dal Commissario al Piano Pierre Mass\u00e9 &#8211; tratta il tema cruciale, che personalmente ritengo di estrema rilevanza per gli interventi di politica economica ancora oggi, dei rapporti, che devono trovare un giusto equilibrio, fra l&#8217;occupazione e la produttivit\u00e0.<br \/>\nNon potendomi qui occupare di tale fondamentale aspetto, come pure vorrei, tanto che solleciterei in proposito un adeguato dibattito nel prossimo futuro, e rifacendomi ancora direttamente ai termini usati dall&#8217;autore (p. 199), \u00ab[Mentre l&#8217;andamento della produttivit\u00e0] risulta dagli investimenti di modernizzazione che puntano ad indirizzare il\u00a0<em>surplus<\/em>\u00a0dell&#8217;economia, la loro attuazione potr\u00e0 per\u00f2 essere pi\u00f9 o meno favorevole all&#8217;occupazione\u00bb.<br \/>\nIn effetti, come spesso succede (anche) nella politica economica, si \u00e8 in presenza di un rilevante\u00a0<em>dilemma<\/em>\u00a0che non potr\u00e0 essere risolto se non calibrando &#8211; come lo stesso autore aggiunge &#8211; la macroeconomia e l&#8217;etica, i costi e i redditi, cos\u00ec che, ancora nelle sue parole, sia possibile \u00abaffrontare realisticamente un problema sempre centrale dell&#8217;economia politica, quello della distribuzione e della redistribuzione [del reddito e della ricchezza]\u00bb.<br \/>\nCome si comprende, molti altri aspetti cruciali in tema di rapporti fra economia, ethos ed etica risultano validamente trattati, sempre alla luce dell&#8217;apporto della tradizione sociale cristiana, nella Terza Parte del saggio di P. Puel. In particolare, da ultimo (si fa per dire), richiamo solo un aspetto che, solitamente, non fa parte delle analisi di economia politica generale, essendo trattato nelle discipline specialistiche rientranti nell&#8217;ambito dell&#8217;economia applicata, mentre dovrebbe ricevere maggiore\u00a0attenzione: l&#8217;analisi dell&#8217;economia dello spazio ed in particolare dell&#8217;economia urbana (e ci\u00f2, nei suoi tanti, rilevanti aspetti, che vanno dagli insediamenti tradizionali alle migrazioni, oggi, si noti, cos\u00ec rilevanti anche sul fronte delle migrazioni internazionali).<\/p>\n<p>In definitiva, trattasi veramente di un lavoro d&#8217;ingegno, peraltro chiaro quanto ampio ed approfondito. Credo vada proprio la pena leggerlo, riflettersi su, dibatterne quanto alle tante analisi e proposte contenute, pena che per chi come me \u00e8 anglofono, oltre che anglofilo, non \u00e8 stata di poco conto; ma che credo mi abbia dato un altissimo rendimento.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[870],"fascicolo":[172],"class_list":["post-1876","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-ferruccio-marzano","fascicolo-giugno-2011"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Hugues Puel, Une \u00e9thique pour l&#039;economie. Ethos, crises, choix. Les \u00e9ditions du Cerf, Paris, 2010.<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Ferruccio Marzano, pubblicato nel numero di Giugno 2011. 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