{"id":1868,"date":"2011-06-01T12:00:00","date_gmt":"2011-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1868"},"modified":"2026-04-12T12:36:52","modified_gmt":"2026-04-12T10:36:52","slug":"valori-mediatizzati-una-partita-difficile","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2011\/giugno\/valori-mediatizzati-una-partita-difficile\/","title":{"rendered":"Valori mediatizzati: una partita difficile"},"content":{"rendered":"<p>I mezzi di comunicazione di massa sono parte integrante, o per meglio dire elemento strutturale, del nostro sistema culturale. Per quanto possano risultare ambivalenti, discutibili, carenti sul piano qualitativo, i media &#8211; soprattutto la radio e la televisione &#8211; sono lo strumento fondamentale per la condivisione di informazioni e conoscenze, per la definizione di un&#8217;agenda pubblica, per la rappresentazione, se non della societ\u00e0 nella sua interezza, di segmenti significativi di realt\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>Tra le funzioni che i mass media hanno\u00a0storicamente assolto dobbiamo anche ascrivere\u00a0quella relativa alla trasmissione di valori \u2013 dalle\u00a0istituzioni alla cittadinanza, dalle componenti\u00a0sociali pi\u00f9 avvertite al pubblico di massa, dai\u00a0soggetti\u00a0<em>leader<\/em>\u00a0ll\u2019opinione pubblica, dal\u00a0mondo degli adulti alle nuove generazioni &#8211;\u00a0integrando l\u2019opera delle tradizionali agenzie\u00a0educative quali la famiglia, la scuola, il sistema\u00a0della formazione, i beni culturali, i circuiti dello\u00a0spettacolo.<\/p>\n<p>\u00c8 dunque legittimo chiedersi quanto di questa funzione sia ancora rimasto, una volta superata quella fase storica che dal dopoguerra agli anni &#8217;80 aveva visto in Europa una netta prevalenza del modello pubblico, con le aziende radiofoniche e televisive direttamente gestite e controllate dagli stati nazionali, che in un modo o nell&#8217;altro portava il sistema radiotelevisivo a farsi carico di un ruolo &#8220;educativo&#8221;.<br \/>\nUna funzione questa sempre meno presente e visibile dagli anni &#8217;80 in poi, dal momento cio\u00e8 nel quale le reti private nazionali prima e i grandi network internazionali poi hanno moltiplicato l&#8217;offerta, frazionando il mercato e imponendo nuovi standard e nuove tipologie di programmi finalizzati ad elevare gli indici d&#8217;ascolto molto pi\u00f9 che a ricercare la qualit\u00e0. La povert\u00e0 di contenuti \u00e8 un elemento talmente evidente che quasi non merita d&#8217;essere argomentato, cos\u00ec come il declino del ruolo educativo dei mass media \u00e8 cos\u00ec palese da portare in s\u00e9 la risposta al quesito circa la trasmissione dei valori alle nuove generazioni.<br \/>\nTuttavia il tema resta d&#8217;attualit\u00e0 e di grande interesse, non soltanto per la riflessione etica e politica che pu\u00f2 suscitare circa i doveri e le responsabilit\u00e0 connessi alla gestione dei mezzi di comunicazione, ma per un aspetto di natura pi\u00f9 tecnica, legato prima ancora che alla &#8220;fenomenologia dei contenuti&#8221; alle pre-condizioni che consentono o meno la trasmissione degli stessi. Vale la pena chiedersi se, anche volendo ipoteticamente immaginare un nuovo corso politico dei mezzi di comunicazione, una riformulazione della loro missione, una determinazione a conferire ad essi contenuti e valori intergenerazionali, sarebbe effettivamente possibile riuscire nell&#8217;intento.<\/p>\n<p>Se guardiamo alle trasformazioni che hanno investito in questi anni i linguaggi e i\u00a0<em>format<\/em>\u00a0televisivi, le modalit\u00e0 di fruizione dei prodotti mediali, la segmentazione del pubblico e l&#8217;accesso alle reti e alle nuove tecnologie, non possiamo non renderci conto di come nel panorama della comunicazione mediale manchi un requisito fondamentale, quella &#8220;asimmetria&#8221; che \u00e8 alla base di ogni processo di trasmissione valoriale. La relazione tra il soggetto che trasmette un valore e il soggetto che lo riceve non pu\u00f2 essere di tipo orizzontale; deve svilupparsi secondo una linea verticale, utile non tanto a marcare una sorta di gerarchia quanto a stabilire una corretta dinamica tra i soggetti. Il modo in cui il sistema dei prodotti e delle tecnologie mediali si \u00e8 andato strutturando rende oggi estremamente difficile l&#8217;attuazione di questa dinamica, la pre-condizione appunto per la trasmissione dei valori.<br \/>\nUn primo ostacolo strutturale \u00e8 la perdita di solennit\u00e0 nella fruizione del prodotto mediale. La coesistenza di pi\u00f9 mezzi di comunicazione simultaneamente attivabili &#8211; con un sistema incessante di citazioni e rimandi fra televisione, carta stampata, Internet e telefonia mobile &#8211; porta a ridimensionare in modo drastico il livello d&#8217;attenzione e l&#8217;importanza della fonte. La pratica dello\u00a0<em>zapping<\/em>, la predilezione per il computer e per le navigazioni on-line, l&#8217;opportunit\u00e0 di accedere ad una miriade di prodotti\u00a0<em>on-demand<\/em>\u00a0e la consapevolezza di poter recuperare attraverso le reti in modo differito qualsiasi testo radiotelevisivo, genera &#8211; in modo particolare nei giovani &#8211; una perdita d&#8217;interessa per la trasmissione come &#8220;evento&#8221;, attuale, irripetibile, solenne. Senza una cornice d&#8217;attenzione, senza una pre-disposizione alla fruizione, senza la percezione della programmazione televisiva come un&#8217;esperienza in qualche modo pregiata si pu\u00f2 dire manchi una delle condizioni basilari dell&#8217;attenzione e quindi della recettivit\u00e0.<br \/>\nSe la proliferazione e la ridondanza delle tecnologie mediali produce una dispersione dell&#8217;attenzione e un depotenziamento dei contenuti, anche la natura dei\u00a0<em>format<\/em>\u00a0e la gestione dei linguaggi contribuisce ad annacquare ulteriormente i contenuti e a rendere vano un eventuale processo di trasmissione di valori. I generi televisivi di maggiore successo sono quelli basati sul dibattito e sui meccanismi del\u00a0<em>reality<\/em>, laddove il dibattito non \u00e8 supportato da elementi informativi tali da consentire al pubblico un vero confronto delle opinioni, e dove il reality celebra un soggettivismo esasperato che sembra escludere del tutto un orizzonte valoriale condiviso.<br \/>\nIl dibattito televisivo, sia esso d&#8217;argomento politico, economico o sociale, \u00e8 gestito non gi\u00e0 come una vera arena di confronto ma come una rappresentazione fittizia dell&#8217;universo delle possibili opinioni, un rituale pseudo-democratico nel quale non vengono proposte le tesi pi\u00f9 qualificate, pi\u00f9 argomentate e rappresentative della societ\u00e0 civile, ma solo gli scontri personali di protagonisti pi\u00f9 o meno rissosi. La difficolt\u00e0 a far emergere reali valutazioni di merito \u00e8 un dato altamente negativo e tuttavia non \u00e8 il solo: l&#8217;effetto a lungo termine di queste tipologie di programma \u00e8 quello di consolidare nella coscienza degli spettatori un sostanziale relativismo, un atteggiamento psicologico e culturale che considera ogni punto di vista equivalente, e che rende impossibile quella gerarchia di valori che costituirebbe invece l&#8217;anima stessa della trasmissione intergenerazionale.<br \/>\nNon meno problematico \u00e8 l&#8217;impatto con i\u00a0<em>reality<\/em>, programmi centrati sulle vicende, le emozioni pi\u00f9 immediate e le schermaglie psicologiche dei protagonisti, in ambiti cos\u00ec circoscritti e all&#8217;insegna di un soggettivismo cos\u00ec marcato da non lasciare spazio ad un comune sentire, ad un macro-contesto nel quale esisterebbe almeno la possibilit\u00e0 di valori sociali condivisi.<br \/>\nL&#8217;impossibilit\u00e0 di solennizzare il momento comunicativo e la prevalenza netta di tipologie di programma volte a relativizzare i contenuti e ad esaltare la dimensione soggettiva costituiscono, in effetti, un ostacolo grave all&#8217;utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa come veicolo per la trasmissione di valori da una generazione a quella pi\u00f9 giovane. Su questo grava anche la tendenza da parte del mondo giovanile a chiudersi all&#8217;interno di spazi autoreferenziali. Lo sviluppo dei luoghi telematici di conversazione e incontro, come le\u00a0<em>chat line<\/em>, i\u00a0<em>blog<\/em>, i\u00a0<em>My Space<\/em>\u00a0o i\u00a0<em>Facebook<\/em>\u00a0ha molto stimolato la dimensione &#8220;relazionale&#8221; dell&#8217;universo giovanile, favorendo la costituzione di piccole e grandi\u00a0<em>community<\/em>\u00a0che proprio attraverso la connessione in rete celebrano &#8211; o forse cercano &#8211; una propria identit\u00e0. Si tratta in ogni caso di comunit\u00e0 con i propri riferimenti esclusivi, con un proprio orizzonte circoscritto, con un linguaggio ed un sistema autoreferenziale inadatto a recepire contenuti di provenienza esterna a maggior ragione se prodotti al di fuori del\u00a0<em>range<\/em>\u00a0generazionale.<br \/>\nLa stessa dimensione creativa si esprime nel trasferimento frenetico delle informazioni e nelle forme di rielaborazione dei contenuti, vedi ad esempio il fenomeno del\u00a0<em>remix<\/em>, l&#8217;attivit\u00e0 di estrapolazione, manipolazione e ricombinazione di prodotti culturali che diventano in questo modo creazioni originali, destinate alla comunit\u00e0 di riferimento o alla sconfinata platea degli attivisti connessi ma in modo del tutto svincolato rispetto alle agenzie culturali tradizionali. Insomma, la proliferazione dei prodotti mediali, le percezione polverizzata delle informazioni, i processi distorsivi legati alla ridondanza dei messaggi e al carattere particolare dei\u00a0<em>format<\/em>\u00a0pi\u00f9 diffusi riducono la capacit\u00e0 del pubblico di recepire in modo efficace e corretto i contenuti del sistema mediale. Un fenomeno questo particolarmente complesso, da molti anni oggetto d&#8217;indagine da parte della scienza della comunicazione, se si pensa alle analisi sulle dinamiche regressive dell&#8217;industria culturale descritte dai prestigiosi esponenti della Scuola di Francoforte, fra i quali Theodor Adorno ed Herbert Marcuse, o a teorie come quella della &#8220;spirale del silenzio&#8221; descritta da Elisabeth Noelle-Neumann, centrata sull&#8217;analisi della ridondanza e della proliferazione dei messaggi come causa di un&#8217;errata percezione, da parte del singolo individuo, del reale orientamento dell&#8217;opinione pubblica, e quindi di un rapporto falsato tra il soggetto singolo e il contesto sociale.<br \/>\nFenomeni tuttavia notevolmente amplificati, ai giorni nostri, dall&#8217;avvento dei\u00a0<em>personal media<\/em>, dallo sviluppo delle connessioni in rete e dalla creazione di comunit\u00e0 telematiche sostanzialmente impermeabili ai contenuti esterni soprattutto se strutturati come &#8220;sistema di valori&#8221;.<\/p>\n<p>In uno scenario cos\u00ec delineato appare evidente come la trasmissione dei valori fra una generazione e l&#8217;altra sia un problema non soltanto di contenuti ma anche di &#8220;contenitori&#8221; pi\u00f9 o meno idonei, e di particolari modalit\u00e0 di accostamento da parte delle nuove generazioni.<br \/>\nIl trasferimento di valori alle nuove generazioni resta dunque un&#8217;istanza fondamentale, un&#8217;istanza che purtroppo non sembra trovare le condizioni strutturali per esprimersi, o comunque per esprimersi in modo sistematico e proporzionato alla\u00a0necessit\u00e0. Ragionare sulle possibili soluzioni \u00e8 una sfida da raccogliere, una sfida molto impegnativa quando dalle statuizioni generiche si dovesse passare a proposte e strategie concrete. Un&#8217;ipotesi di lavoro potrebbe essere, fra le altre, quella di restituire valore alla dimensione narrativa, alla possibilit\u00e0 di uscire dai linguaggi compulsivi basati sulla frammentazione, sull&#8217;impressione visiva, sulle formule del\u00a0<em>clip<\/em>, del\u00a0<em>flash<\/em>, dello\u00a0<em>spot<\/em>\u00a0che dettano i tempi dell&#8217;attuale comunicazione mediale, per tornare alla forma del racconto non importa se lungo o breve. Il racconto come sviluppo progressivo e consequenziale, la narrazione come prodotto dell&#8217;ingegno nel quale i valori possano essere incarnati e &#8220;messi alla prova&#8221;. I contenuti sono insiti nelle storie, la dimensione narrativa potrebbe restituirli alla cultura, alla societ\u00e0, alle generazioni future.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[888],"fascicolo":[172],"class_list":["post-1868","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-girolamo-rossi","fascicolo-giugno-2011"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Valori mediatizzati: una partita difficile<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Girolamo Rossi, pubblicato nel numero di Giugno 2011. 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