{"id":1862,"date":"2011-06-01T12:00:00","date_gmt":"2011-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1862"},"modified":"2026-04-12T16:35:39","modified_gmt":"2026-04-12T14:35:39","slug":"generazioni-e-degenerazioni-i-giovani-alla-prova-della-storia","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2011\/giugno\/generazioni-e-degenerazioni-i-giovani-alla-prova-della-storia\/","title":{"rendered":"Generazioni e degenerazioni. I giovani alla prova della storia"},"content":{"rendered":"<p>Con saggezza senile, Schopenhauer ebbe modo di scrivere: \u00abchi vive tanto da veder passare due o addirittura tre generazioni di uomini si sente come uno spettatore che, durante la fiera, assiste alle esibizioni di saltimbanchi di ogni specie nei loro baracconi, standosene seduto a guardare lo stesso spettacolo per due o tre volte di seguito: i numeri erano studiati per una sola rappresentazione e, una volta scomparse l&#8217;illusione e la novit\u00e0, non fanno pi\u00f9 alcun effetto\u00bb.<sup>1<\/sup>\u00a0Le tristi note che affiorano dalla riflessione schopenaueriana potrebbero trovare la seguente traduzione, in un linguaggio pi\u00f9 moderno: il film della vita ha una trama costante; spesso cambiano i personaggi, le scenografie e le sceneggiature, la qualit\u00e0 della recitazione, ma alcuni tratti ricorrenti sono visibili a tutti. Se si vuole, \u00e8 il fascino della storia, che non si ripete mai, e al tempo stesso lascia spazio all&#8217;interpretazione dei suoi tratti uniformi.<\/p>\n<p>Proviamo a tradurre queste considerazioni preliminari nel rapporto fra le generazioni. I giovani sono sempre strani, agli occhi delle persone anziane. Fanno cose anomale, credono e inseguono miti incomprensibili, hanno stili di vita curiosi. In un certo senso, sono come dei barbari, e spesso &#8220;barbari&#8221; o &#8220;selvaggi&#8221; \u00e8 il modo con il quale le persone mature qualificano i comportamenti eccentrici dei giovani. A dire il vero, si tratta di un linguaggio che non appartiene solo alla vita quotidiana. Per esempio, l&#8217;autorevole Talcott Parsons us\u00f2 la stessa forte espressione per denotare l&#8217;immissione delle nuove generazioni nella vita sociale: \u00abquella che \u00e8 stata talvolta chiamata l&#8217;invasione barbarica dell&#8217;ondata dei nuovi nati costituisce senza dubbio un aspetto critico della situazione di ogni societ\u00e0. Alla mancanza di maturit\u00e0 biologica si accompagna il fatto importante che il bambino deve ancora apprendere i modelli di comportamento attesi dalle persone che si trovano nei suoi\u00a0<em>status<\/em>\u00a0e nella sua societ\u00e0\u00bb.<sup>2<\/sup>\u00a0L&#8217;orda barbarica costituita dalle nuove generazioni deve essere riportata nell&#8217;alveo del costume maggioritario, consolidato, ragionevole, cortese, e non sempre vi riesce.<\/p>\n<p>Anche qui, potrebbe valere il processo della rivisitazione a ritroso dell&#8217;avvento delle orde giovanili ritenute barbariche. Oggi il giovane trafitto di piercings scandalizza le persone anziane quanto (o forse meno!) la minigonna della fine degli anni Sessanta sconvolgeva le generazioni precedenti. De Coubertin, nel 1912, fa di tutto per impedire le gare femminili nella piscina, per via dello scandaloso costume che sarebbero state costrette ad indossare, e cos\u00ec via. \u00c8 probabile che fra qualche secolo i posteri proveranno sconcerto, anzi disgusto, osservando certi nostri costumi, come nuotare in tanti nello stesso specchio d&#8217;acqua, o viaggiare pigiati l&#8217;uno con l&#8217;altro nelle vetture della metropolitana, o semplicemente scambiarsi un saluto stringendosi la mano.<\/p>\n<p>D&#8217;altronde, il controllo sociale produce un assetto nel quale l&#8217;equilibrio raggiunto si manifesta con alcuni comportamenti e atteggiamenti conformisti. Nella societ\u00e0 del consumo, questo conformismo si esprime in stili di vita, in codici di comportamento, arrivando fino al linguaggio e &#8211; si accetti la provocazione &#8211; soprattutto, al guardaroba. Se consideriamo che l&#8217;incomprensione generazionale \u00e8, all&#8217;inizio, una incomprensione soprattutto di natura estetica e simbolica, possiamo comprendere come il conflitto culturale con i giovani avvenga sul piano dell&#8217;ideologia del consumo. Quando apparvero sulla scena sociale gli hippie, i punk, le altre controculture giovanili, prima ancora del contenuto ideale della loro espressione generazionale (peraltro rilevante), a colpire la mentalit\u00e0 borghese fu il disgusto dettato dagli indumenti, dagli ornamenti, dalla toilette di questi giovani. La creativit\u00e0 nello stile di vita sfuggiva alle codificazioni del sistema del consumo corrente, e divario generazionale e frattura politica divennero i volti della stessa medaglia (basta guardare alla mobilitazione giovanile della fine degli anni Sessanta per gli hippie e per la fine degli anni Settanta per i punk).<\/p>\n<p>Ma se le cose stanno cos\u00ec, bisognerebbe riflettere sulla mentalit\u00e0 che facilmente si scandalizza di fronte agli stili di vita giovanili. Dietro l&#8217;invocazione di decoro, di garbo, di buona creanza, pu\u00f2 esserci pi\u00f9 semplicemente il controllo esercitato dall&#8217;ideologia del consumo.<\/p>\n<p>Anche oggi, il giovane non \u00e8 reputato ribelle per le sue idee, ma primariamente per il suo rifiuto di sfilarsi il piercing dalla lingua, dal naso, dall&#8217;ombelico, dall&#8217;arcata sopraccigliare, sui quali \u00e8 difficile alimentare il meccanismo del consumo, con le sue regole frenetiche. L&#8217;ideologia del consumo ha da tempo intrapreso una dura battaglia per accaparrarsi le giovani generazioni, ed \u00e8 pronta a mettere in campo tutti i suoi mezzi per non lasciarsele scappare. Ha un piano quasi diabolico per scandire i passaggi dell&#8217;et\u00e0. I riti di iniziazione per uscire dall&#8217;adolescenza ed entrare nella pienezza giovanile sono di frequente dettati dal consumo: la frequentazione della discoteca, la \u00abmegafesta\u00bb per il diciottesimo compleanno, la prima autovettura. I giovani sono i primi referenti della grande macchina del consumo, a tal punto che tutte le altre fasce d&#8217;et\u00e0, in funzione di come consumano, sono qualificate in riferimento alla giovent\u00f9. Cos\u00ec, lo stile di vista &#8211; cio\u00e8 lo stile del consumo &#8211; produce categorie intergenerazionali: di un vecchietto che cambia spesso abiti sportivi si dice che \u00e8 un adulto-adolescente, di un giovane che va in giro sempre con lo stesso abito sobrio si dice che \u00e8 un giovane-invecchiato, poi ci sono i giovani-perenni e gli anziani-preistorici.<\/p>\n<p>Tante storie quotidiane, che veniamo a conoscere quando in esse accade qualcosa di irreparabile, raccontano di genitori che progettano per i figli un circuito del consumo forzato e vizioso, fatto di articoli di moda, circoli sportivi adatti alla condizione sociale, lezioni di musica e di altre attivit\u00e0 ritenute consone allo status familiare. Anzi, spesso si fa di tutto per anticipare l&#8217;ingresso del bambino nel circuito vizioso, costringendolo a un tour de force che dovrebbe portarlo ad essere un lettore e scrittore accanito prima d&#8217;iniziare la scuola dell&#8217;obbligo, un pianista provetto in giovanissima et\u00e0, un campione di nuoto pronto per le Olimpiadi, e cos\u00ec via. Competizione, successo, consumo, sono spesso i pilastri dell&#8217;ideologia perbenista. Con risultati, come dimostrano alcune ricerche effettuate dalla psicologia dell&#8217;et\u00e0 evolutiva, spesso disastrosi. La mentalit\u00e0 del successo e dell&#8217;approvazione sociale pu\u00f2 comportare seri rischi di criticit\u00e0 psicologica allorquando il giovane comincia a immettersi nella vita adulta e le sue esigenze possono non avere la priorit\u00e0 nei luoghi istituzionali nei quali \u00e8 chiamato a esprimersi.<\/p>\n<p>In questo quadro possiamo spiegare qualche brano fondamentale della storia dei movimenti giovanili degli ultimi decenni. Si tratta dell&#8217;ampio mondo delle controculture giovanili, scosso innanzitutto dal rifiuto per la mentalit\u00e0 borghese, giudicata non pi\u00f9 solo nella sua collocazione di classe sociale antagonista, ma rifiutata nella sua struttura ideologica mercificante e consumistica. La cultura punk gi\u00e0 nella denominazione si collega al rigetto dell&#8217;ideologia del consumo. Tradotto letteralmente, punk \u00e8 un aggettivo che significa \u00abdi scarsa qualit\u00e0\u00bb, o \u00abda pochi soldi\u00bb. Sorge negli anni Settanta, ha un volto musicale importante che scaturisce proprio dalla contrapposizione al grande business delle case discografiche (all&#8217;inizio, i gruppi musicali che iniziano a divulgare il punk sono composti da musicisti non di professione, poi esploderanno i Sex Pistols, Clash, Damned, Ramones, Dead Boys). Si caratterizza per essere uno strumento di rottura, rabbioso ed essenzialmente nichilista. \u00abL&#8217;unica cosa che voglio \u00e8 distruggere tutto\u00bb: sono le parole del leader Johnny Rotten del gruppo punk-rock Sex Pistols. Mentre il mondo borghese esibisce i propri stili di vita, i punk vanno in giro dandosi il fondo tinta bianco e indossando lunghi cappotti neri, generando ostilit\u00e0 in tutti, perfino negli hippie che negli anni Settanta erano ancora in circolazione. Lasciamo la parola ancora alla cultura punk: \u00abIl punk \u00e8 la voce del dissenso, il punk \u00e8 attacco su tutti i fronti al sistema. Il punk si mette contro tutti gli stereotipi e rifiuta i modelli imposti: quelli della classe lavoratrice e quelli borghesi\u00bb.<sup>3<\/sup>\u00a0Si trattava di un modo per sconfiggere l&#8217;incapsulamento dei giovani in determinate classi sociali: dal punk si produsse una subcultura proletaria, animata da un marxismo estetico, cio\u00e8 riflessivo, adottato come stile di vita, senza alcuna volont\u00e0 rivoluzionaria o di cooptazione dell&#8217;altro, che raccoglieva giovani provenienti dalle diverse classi sociali.<sup>4<\/sup>\u00a0Ecco, per esempio, perch\u00e9 il fenomeno punk \u00e8 diverso da quello hippie, o da quello sessantottino in genere. Questi ultimi anelavano all&#8217;utopica societ\u00e0 senza classi, nella quale l&#8217;amore estatico e il pacifismo sensibile avrebbero dovuto rivoluzionare l&#8217;ordine sociale. Il motto della cultura punk, invece, era \u00abno future\u00bb, non c&#8217;\u00e8 futuro, agghiacciante per un movimento giovanile. Rivelava la profonda sofferenza interiore, la sensazione dell&#8217;estemporaneit\u00e0 dell&#8217;essere che, al pari di qualsiasi espressione sociale in un contesto dominato dalla legge del consumo, non poteva avere alcun avvenire. E difatti, negli anni successivi l&#8217;ideologia del consumo inghiottir\u00e0 anche la controcultura punk, mercificandone le forme in organizzate strategie produttive e commerciali.<\/p>\n<p>Il fenomeno punk, quindi, politicamente non intende aderire all&#8217;impostazione della polarizzazione e dello scontro di classe. Esso accoglie le distanze ideologiche e cerca di rappresentarne la sintesi. Questa sintesi, tuttavia, non anela alla edificazione di una societ\u00e0 ideale alternativa, non affida se stessa all&#8217;utopia, ma pretende per s\u00e9 spazi reali e fisici in questa societ\u00e0 esistente societ\u00e0 degradata. Solo cos\u00ec possiamo spiegarci un fenomeno significativo e dirompente come l&#8217;occupazione dei centri sociali, dal Leoncavallo a Milano, al Forte Prenestino a Roma, al Livello 57 a Bologna, all&#8217;Officina 99 a Napoli. Si tratta di una redistribuzione spontanea e autogestita del diritto all&#8217;abitazione. A partire dagli anni Settanta, e poi per i decenni successivi fino a oggi, si moltiplica la presenza di questi spazi autogestiti, che nascono come spazi liberati, strappati al degrado urbano, dove poter vivere in modo alternativo rispetto alla mercificazione della vita quotidiana, alla spettacolarizzazione della cultura, trattata come bene di consumo. Cos\u00ec, all&#8217;interno di questi centri sociali occupati si organizzano, con mezzi propri, eventi socioculturali come concerti, rassegne cinematografiche, mostre artistiche e fotografiche. Riescono anche a sfidare le leggi del consumo offrendo a prezzi modici libri, riviste, dischi, video, spesso autoprodotti. Il loro scopo \u00e8 gi\u00e0 raffigurato nel simbolo universalmente adottato: un cerchio squarciato da una saetta, che sta a significare una realt\u00e0 chiusa (come pu\u00f2 essere quella cittadina) infranta dalla spontaneit\u00e0 della forza giovanile, la quale via via prende le distanze dalle originarie forme nichiliste del primo punk, e iniziano a promuovere campagne contro il consumo di eroina.<\/p>\n<p>\u00abNo future\u00bb: difatti la cultura punk s&#8217;arrese di fronte alla pervasiva logica del consumo, che arriv\u00f2 ad utilizzare gli stessi simboli della controcultura metropolitana per vendere il prodotto punk nel grande mercato della massificazione delle tendenze sociali. Eppure, la cultura punk ha rappresentato uno spartiacque fondamentale per comprendere le tendenze pi\u00f9 attuali della giovent\u00f9 odierna.<\/p>\n<p>I giovani degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, hanno posto un rifiuto del presente e dell&#8217;esistente, e cercato luoghi e ragioni di espressioni alternative. Fra utopie e autonomie, fra sollecitazioni rivoluzionarie e tendenze controculturali, hanno proiettato il superamento della societ\u00e0 borghese in ambiti e costumi di rottura, clamorosamente in contrasto con l&#8217;ordinariet\u00e0 della vita quotidiana. Gli hippie si mettevano in viaggio verso i paesi orientali, dove il trip poteva altrimenti surrogarsi nella droga, o si associavano in comunit\u00e0 regolate sui bisogni primordiali. I punk occupavano stabili in disuso. Ma la ricerca di spazi e tempi alternativi si concretizzer\u00e0 solo negli anni Novanta, quando le nuove possibilit\u00e0 della rivoluzione telematica renderanno realt\u00e0 &#8211; realt\u00e0\u00a0<em>virtuale<\/em>\u00a0&#8211; i sogni alternativi e controculturali delle giovani generazioni.<\/p>\n<p>Quella che Parsons chiamava orda barbara si \u00e8 ormai trasformata in una\u00a0<em>generazione extraterrestre<\/em>. Le nuove generazioni sono ipertecnologizzate. Irridono alla vecchia rivoluzione elettronica e informatica: si muovono all&#8217;interno di rapporti sociali dettati dai ritmi della digitalizzazione dell&#8217;esistenza quotidiana.\u00a0<em>Sms<\/em>\u00a0e\u00a0<em>avatar<\/em>\u00a0producono linguaggi nuovi e identit\u00e0 artificiali, il tutto in una cornice culturale dalla quale le generazioni mature sono spesso escluse. E l&#8217;espulsione ha un tratto politico evidente: le generazioni hippie e punk dei decenni precedenti erano sostanzialmente sospettose di tutto quello che si muoveva nel mondo tecnologico. Lo giudicavano una struttura potente e determinata della societ\u00e0 industriale che produceva consumatori, non cittadini. Erano ancora nel pieno della suggestione marxista che voleva la tecnologia produrre i tecnocrati, cio\u00e8 le forze produttive connesse ai rapporti sociali di produzione. E la critica non era confinata solo al mondo vetero-marxista. Si pensi che nel 1956 Friederich Pollock prospettava la concentrazione autoritaria del potere nelle mani di un esercito di esperti, a loro volta vittime del sistema dei cervelli elettronici.<sup>5<\/sup>\u00a0Era il risvolto scientifico di una letteratura fantastica che amava dipingere scenari futuribili nei quali gli uomini avrebbero dovuto combattere una lotta senza quartiere contro il sistema delle macchine intelligenti. E qualche anno pi\u00f9 tardi Herbert Marcuse &#8211; nel celebre\u00a0<em>One Dimensional Man<\/em>\u00a0&#8211; accusava il sistema totalitario della societ\u00e0 industriale avanzata, nella quale la tecnologia non poteva pi\u00f9 dirsi neutrale, ma facente parte del sistema di dominio principale. Insomma, le generazioni degli anni Sessanta e Settanta vedevano il dominio della tecnologia come un volto del male assoluto, che decretava il successo dei paesi industrializzati e la sconfitta dei paesi arretrati, perch\u00e9 produceva alienazione e sofferenza sociale. In tale contesto, andare contro il sistema significava soprattutto scagliarsi contro le derive della societ\u00e0 tecnologica.<\/p>\n<p>\u00c8 incredibile come nell&#8217;arco di pochi anni la situazione si sia rovesciata. I giovani che rifiutavano di essere dominati dal sistema delle macchine adoperano, oggi, le tecnologie per fondare la propria supremazia sulle vecchie generazioni. A tal punto che il processo di trasmissione delle conoscenze sembra aver cambiato fisionomia e direzione. Sempre pi\u00f9 spesso ad insegnare a \u00abstare al mondo\u00bb &#8211; dove \u00abil mondo\u00bb ha un profilo tecnologico elevatissimo e mutevole &#8211; sono i giovani, che con pazienza introducono i loro padri e nonni all&#8217;avventura tecnologica del web e delle nuove opportunit\u00e0 sociali offerte dall&#8217;era digitale. L&#8217;orda barbara, per continuare a prendere in prestito l&#8217;espressione parsonsiana, \u00e8 costituita oggi non dai nuovi arrivati, ma da tutti quelli che per cause anagrafiche non riescono a prendere confidenza col cellulare, con la posta elettronica, col navigatore satellitare, con la domotica. Il problema sta assumendo una dimensione notevole in campo professionale, nel quale \u00e8 in atto un inarrestabile processo di invecchiamento precoce per alcune figure tecniche e per alcuni livelli manageriali. Il mondo\u00a0<em>hi-tech<\/em>\u00a0richiede\u00a0<em>skills<\/em>,\u00a0<em>know<\/em>&#8211;<em>how<\/em>,\u00a0<em>performances<\/em>, per usare il linguaggio in voga in quegli ambienti, continuamente aggiornati, e in convulsa evoluzione.<\/p>\n<p>In senso pi\u00f9 ampio, la nuova cultura che si sta definendo \u00e8 quella\u00a0<em>cyberpunk<\/em>. Esso nasce dal matrimonio fra il mondo del dissenso pi\u00f9 o meno organizzato e le nuove capacit\u00e0 d&#8217;interazione sociale prodotte dall&#8217;innovazione tecnologica. Per capire quali scenari prefigura il\u00a0<em>cyberpunk<\/em>, dobbiamo innanzitutto abbandonare l&#8217;immagine familiare del mondo storico come di un luogo nel quale gli attori sociali interagiscono e col tempo istituzionalizzano la propria azione, producendo le strutture sociali e politiche conosciute. Bisogna pensare al mondo come a un globale sistema nervoso, inestricabilmente connesso, nel quale le reti neurali disporranno della risorsa pi\u00f9 pregiata: l&#8217;informazione. Attenzione a giocare con la metafora: la concezione cyberpunk pensa che questo globale sistema nervoso non sia un elemento esterno alla capacit\u00e0 sensibile e intellettuale umana. Interno ed esterno, come categorie immanenti, devono essere aggiornate. Nel\u00a0<em>cyberpunk<\/em>, questo sistema nervoso globale \u00e8, al tempo stesso, parte del nostro sistema nervoso biologico. Esso riconfigura la nostra stessa soggettivit\u00e0 e il nostro sistema pubblico. Lo spazio vitale sar\u00e0 la rete, sar\u00e0\u00a0<em>matrix<\/em>. E l&#8217;uomo di domani &#8211; un domani gi\u00e0 alle porte, a dire il vero &#8211; ingagger\u00e0 le sue fondamentali battaglie di libert\u00e0 contro coloro che opporranno recinti arbitrari, od ostacoli ingiustificati, al nostro spazio vitale fondamentale. Libert\u00e0 di circolazione, libert\u00e0 d&#8217;interazione, no ai monopoli nell&#8217;informazione,\u00a0decentramento e democratizzazione delle risorse tecnologiche per delle relazioni sociali diffusive e universali: questi saranno gli slogans che muoveranno i cittadini della societ\u00e0 del prossimo futuro alla partecipazione politica.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle suggestioni futurologiche, \u00e8 tempo di aggiornare la riflessione e l&#8217;agenda politica. Dopo la libert\u00e0 degli antichi e quella dei moderni &#8211; cos\u00ec come la letteratura politica ci ha mostrato da Constant in poi &#8211; ci aspettano nuove forme di ricostruzione del processo politico, nelle quali il diritto di ciascuno di essere parte viva e sensibile del sistema mondo (cos\u00ec come oggi \u00e8 invocato dalla giovane cultura\u00a0<em>cyber<\/em>) sar\u00e0 al servizio di una umanit\u00e0 alla ricerca della piena comunione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0A. SCHOPENHAUER,<em>\u00a0S\u00e4mtliche Werke<\/em>, Brockhaus, Mannheim, 1988, vol. 1; tr.it.,\u00a0<em>L&#8217;arte di invecchiare ovvero Senilia<\/em>, Adelphi, Milano, \u00a7 6.<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>\u00a0T. PARSONS,\u00a0<em>The Social System, The Free Press<\/em>, New York, 1951; tr.it.,\u00a0<em>Il sistema sociale<\/em>, Edizioni di Comunit\u00e0, Milano, 1996, p. 218.<\/p>\n<p><sup>3<\/sup>\u00a0Intervista al gruppo punk Crass, riportata &#8211; con altro materiale interessante e documentale &#8211; in F. GUGLIELMI,<em>\u00a0Punk<\/em>, Apache, Pavia, 1995.<\/p>\n<p><sup>4<\/sup>\u00a0P. PARDO,\u00a0<em>Le controculture giovanili<\/em>, Xenia, Milano, 1997, p. 8.<\/p>\n<p><sup>5<\/sup>\u00a0F. POLLOCK,\u00a0<em>Automation. Materien zur Beurteilung der \u00d6konomischen und sozialen Folgen<\/em>; tr.it.,\u00a0<em>Automazione. Dati per la valutazione delle conseguenze economiche e sociali<\/em>, Einaudi, Torino, 1956.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[823],"fascicolo":[172],"class_list":["post-1862","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-alberto-lo-presti","fascicolo-giugno-2011"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Generazioni e degenerazioni. I giovani alla prova della storia<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Giugno 2011. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2011\/giugno\/generazioni-e-degenerazioni-i-giovani-alla-prova-della-storia\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_GB\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Oikonomia - Generazioni e degenerazioni. I giovani alla prova della storia\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Giugno 2011. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2011\/giugno\/generazioni-e-degenerazioni-i-giovani-alla-prova-della-storia\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Oikonomia\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-04-12T14:35:39+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"500\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"500\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/png\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Estimated reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"14 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2011\\\/giugno\\\/generazioni-e-degenerazioni-i-giovani-alla-prova-della-storia\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2011\\\/giugno\\\/generazioni-e-degenerazioni-i-giovani-alla-prova-della-storia\\\/\",\"name\":\"Oikonomia - Generazioni e degenerazioni. I giovani alla prova della storia\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\"},\"datePublished\":\"2011-06-01T10:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2026-04-12T14:35:39+00:00\",\"description\":\"Leggi l'articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Giugno 2011. Disponibile in formato PDF.\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2011\\\/giugno\\\/generazioni-e-degenerazioni-i-giovani-alla-prova-della-storia\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"en-GB\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2011\\\/giugno\\\/generazioni-e-degenerazioni-i-giovani-alla-prova-della-storia\\\/\"]}]},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2011\\\/giugno\\\/generazioni-e-degenerazioni-i-giovani-alla-prova-della-storia\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Articoli Rivista\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/articolo\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":3,\"name\":\"Generazioni e degenerazioni. I giovani alla prova della storia\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"name\":\"Oikonomia\",\"description\":\"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"en-GB\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\",\"name\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"width\":500,\"height\":500,\"caption\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Oikonomia - Generazioni e degenerazioni. I giovani alla prova della storia","description":"Leggi l'articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Giugno 2011. Disponibile in formato PDF.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2011\/giugno\/generazioni-e-degenerazioni-i-giovani-alla-prova-della-storia\/","og_locale":"en_GB","og_type":"article","og_title":"Oikonomia - Generazioni e degenerazioni. I giovani alla prova della storia","og_description":"Leggi l'articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Giugno 2011. Disponibile in formato PDF.","og_url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2011\/giugno\/generazioni-e-degenerazioni-i-giovani-alla-prova-della-storia\/","og_site_name":"Oikonomia","article_modified_time":"2026-04-12T14:35:39+00:00","og_image":[{"width":500,"height":500,"url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","type":"image\/png"}],"twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Estimated reading time":"14 minutes"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2011\/giugno\/generazioni-e-degenerazioni-i-giovani-alla-prova-della-storia\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2011\/giugno\/generazioni-e-degenerazioni-i-giovani-alla-prova-della-storia\/","name":"Oikonomia - Generazioni e degenerazioni. I giovani alla prova della storia","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website"},"datePublished":"2011-06-01T10:00:00+00:00","dateModified":"2026-04-12T14:35:39+00:00","description":"Leggi l'articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Giugno 2011. Disponibile in formato PDF.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2011\/giugno\/generazioni-e-degenerazioni-i-giovani-alla-prova-della-storia\/#breadcrumb"},"inLanguage":"en-GB","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2011\/giugno\/generazioni-e-degenerazioni-i-giovani-alla-prova-della-storia\/"]}]},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2011\/giugno\/generazioni-e-degenerazioni-i-giovani-alla-prova-della-storia\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Articoli Rivista","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/articolo\/"},{"@type":"ListItem","position":3,"name":"Generazioni e degenerazioni. I giovani alla prova della storia"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","name":"Oikonomia","description":"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences","publisher":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"en-GB"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization","name":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","width":500,"height":500,"caption":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/"}}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo\/1862","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/articolo"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1862"}],"wp:term":[{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/autori?post=1862"},{"taxonomy":"fascicolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/fascicolo?post=1862"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}