{"id":1860,"date":"2011-06-01T12:00:00","date_gmt":"2011-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1860"},"modified":"2026-04-12T12:33:11","modified_gmt":"2026-04-12T10:33:11","slug":"la-trasmissione-di-valori-in-famiglia-rinnovare-il-patrimonio-valoriale-con-la-fiducia","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2011\/giugno\/la-trasmissione-di-valori-in-famiglia-rinnovare-il-patrimonio-valoriale-con-la-fiducia\/","title":{"rendered":"La trasmissione di valori in famiglia: rinnovare il patrimonio valoriale con la fiducia"},"content":{"rendered":"<p>La ricerca psicosociale si occupa ormai da tempo di valori, intendendoli come concezioni relativamente stabili di ci\u00f2 che \u00e8 desiderabile (giusto, buono, meritevole) per un individuo o per un gruppo (Iafrate e Barni, 2010). Organizzati in sistemi gerarchici, in cui ci\u00f2 che conta \u00e8 la priorit\u00e0 che ciascun valore viene ad acquisire rispetto agli altri, i valori influenzano gli atteggiamenti e i comportamenti. Proprio questa loro capacit\u00e0 di orientare l&#8217;azione d\u00e0 ragione dell&#8217;importanza che gli orientamenti valoriali assumono nella vita individuale e sociale.<\/p>\n<p>Ma da dove originano i valori? In che modo essi vengono appresi? Nel processo di acquisizione dei valori, la famiglia rimane la pi\u00f9 importante fonte valoriale (Grusec e Davidov, 2007), per quanto essa operi in costante interazione con altre agenzie di socializzazione (ad esempio, la scuola e i pari), il che produce per i giovani un contesto valoriale articolato, eterogeneo e, talvolta, perfino contraddittorio.<\/p>\n<p>Il ruolo educativo della famiglia viene oggi spesso associato, soprattutto nell&#8217;immaginario collettivo, all&#8217;idea di &#8220;crisi&#8221;, che enfatizza l&#8217;incapacit\u00e0 di dialogo tra genitori e figli e i conflitti tra la famiglia e le altre agenzie di socializzazione. Diversa \u00e8 invece l&#8217;immagine che ci restituiscono le ricerche scientifiche, da cui traspare come la famiglia sia in grado di orientare le scelte valoriali dei figli, certo non senza qualche difficolt\u00e0, ma nient&#8217;affatto con evidente e diffuso disagio (Torrioni e Albano, 2008).<br \/>\nTra genitori e figli si coglie una certa continuit\u00e0 rispetto alle priorit\u00e0 valoriali espresse. Ci\u00f2 risulta evidente soprattutto da quegli studi che hanno posto a confronto i genitori con i loro figli giovani-adulti (Alfieri, Barni e Rosnati, 2010; Grassi, 2007). La notevole importanza riconosciuta alle relazioni interpersonali accomuna genitori e figli: i valori dell&#8217;autotrascendenza (benevolenza e universalismo), vale a dire l&#8217;attenzione all&#8217;altro vicino e conosciuto e il rispetto della persona nella sua natura umana (Schwartz, 1992), risultano prioritari per ambedue le generazioni. La comune valorizzazione di questi contenuti deriva probabilmente dai compiti evolutivi che caratterizzano l&#8217;et\u00e0 adulta e la transizione verso la stessa: la realizzazione di s\u00e9 (affettiva, lavorativa ecc.) e l&#8217;assunzione di responsabilit\u00e0, l&#8217;una e l&#8217;altra vissute auspicabilmente in chiave generativa, ossia agite in base a istanze &#8220;pro&#8221;, prosociali, accrescitive-propulsive.<\/p>\n<p>Qualche differenza in pi\u00f9 emerge dalle indagini realizzate con famiglie con figli adolescenti (Barni, 2009). Sia per la generazione adulta sia per quella adolescenziale, i valori dell&#8217;autotrascendenza continuano a essere prioritari rispetto a quelli dell&#8217;autopromozione (potere e successo). Tuttavia, le due generazioni si distinguono fortemente per quanto concerne l&#8217;importanza assegnata all&#8217;apertura al cambiamento (stimolazione e autodirezione) e ai valori conservativi (tradizione, conformismo e sicurezza): i genitori privilegiano la stabilit\u00e0 e la conservazione di quanto acquisito, mentre gli adolescenti danno rilevanza alla ricerca del nuovo. Un risultato non sorprendente visto che, nella fase adolescenziale, \u00e8 caratteristica l&#8217;oscillazione tra momenti di distanza dalla famiglia, in cui il ragazzo esplora e si avventura nel mondo esterno, e altri di avvicinamento e di intimit\u00e0 fondati su relazioni forti. Indipendenza, esplorazione, avventura e relazioni sono esattamente quegli aspetti valoriali che si ritrovano in cima alle preferenze degli adolescenti, a cui si aggiunge l&#8217;importanza ascritta agli aspetti autoespressivi ed edonici.<\/p>\n<p>Per comprendere la trasmissione familiare e i suoi esiti, non \u00e8 per\u00f2 sufficiente fermarsi alle somiglianze o alle differenze nei contenuti, sempre da leggersi alla luce dei compiti di sviluppo tipici di ogni fase, ma \u00e8 essenziale analizzare lo scambio, ci\u00f2 che in esso viene valorizzato o, all&#8217;opposto, devalorizzato (Scabini, 2006). C&#8217;\u00e8 il riconoscimento di quanto ricevuto dalla famiglia d&#8217;origine? C&#8217;\u00e8 il desiderio di rilanciarlo in avanti alla nuova generazione?<\/p>\n<p>Trasversalmente alle due fasi del ciclo di vita qui considerate (adolescenza ed et\u00e0 giovane-adulta), al di l\u00e0 dei contenuti specifici valorizzati, i figli riconoscono l&#8217;importanza di quanto ricevuto dai propri genitori. Da un mio recente studio, condotto con adolescenti di et\u00e0 compresa tra i 15 e i 19 anni (Barni, 2009), \u00e8 emerso come i ragazzi ritengano prioritari per s\u00e9 i valori ricevuti dai propri genitori, riconoscendo una comune matrice valoriale, fondata sulla forte valorizzazione della famiglia e delle relazioni affettive.<\/p>\n<p>Tale riconoscimento appare ancora pi\u00f9 evidente nella fase successiva del ciclo di vita. Torrioni e Albano (2008) hanno chiesto a un gruppo di giovani (20-29 anni) se si identificassero con i valori insegnati loro dai genitori: a tale domanda, ben il 92% degli intervistati ha risposto in senso affermativo, un dato che suggerisce una convergenza quasi completa tra gli insegnamenti genitoriali e i valori interiorizzati. La convergenza tra ci\u00f2 che i figli dichiarano di aver appreso dai genitori e ci\u00f2 che a loro volta insegnerebbero \u00e8 invece soltanto di entit\u00e0 modesta, con i giovani inclini a dichiarare prioritari l&#8217;autonomia e la collaborazione e a mostrare orientamenti educativi pi\u00f9 specifici di quelli paterni e materni, ossia centrati su pochi principi. I figli sottolineano inoltre la presenza di una reciprocit\u00e0 nello scambio e affermano una propria capacit\u00e0 di trasmettere valori ai genitori, spingendo questi ultimi a &#8220;mettersi in discussione&#8221;; lamentano infine il trasparire, dagli atteggiamenti e dai comportamenti genitoriali, un&#8217;assenza di fiducia soprattutto nei confronti degli altri.<\/p>\n<p>Dalle stesse parole della giovane generazione si fanno avanti due aspetti fondamentali nel processo di trasmissione valoriale: la reciprocit\u00e0, che apre al cambiamento\/innovazione, e la fiducia.<\/p>\n<p>La trasmissione \u00e8 uno scambio in cui genitori e figli, pur con responsabilit\u00e0 diverse, hanno un ruolo ugualmente attivo e riflessivo. Lawrence e Valsiner (1993) suggeriscono di affiancare alla trasmissione, che presa isolatamente potrebbe indurre a pensare che lo scambio genitori-figli sia unidirezionale e meccanico, il concetto di interiorizzazione, che implica un&#8217;attivazione da parte del figlio: quello che originariamente si trova in uno spazio interpersonale viene a occupare anche uno spazio intrapersonale.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente come l&#8217;interiorizzazione sottenda una continuit\u00e0 di valori nel passaggio generazionale, ma nel contempo apra alla possibilit\u00e0 di cambiamento. Rinnovare, in presenza di un riconoscimento del valore dell&#8217;eredit\u00e0 ricevuta, rappresenta l&#8217;esito auspicabile della trasmissione: in questo caso, il figlio ha un patrimonio di riferimento a partire dal quale elaborarne uno\u00a0<em>sentito proprio<\/em>, percependosi parte di una storia e legato alla generazione precedente sulla quale pu\u00f2 fare affidamento anche per dire e fare di nuovo (Cigoli, 2005).<br \/>\nFare affidamento, credere in cose, persone o eventi, avere speranza: questo \u00e8 il significato etimologico della fiducia (Pianigiani, 2004). La fiducia \u00e8 un secondo aspetto fortemente implicato, se non addirittura fondativo, nella trasmissione valoriale. E se, dando voce ai giovani, ci si accorge come gli stessi siano disponibili alla negoziazione con i genitori e in fondo propensi a sentire propri i valori familiari, decisamente pi\u00f9 articolato \u00e8 il quadro quando si aggiunge questa componente. La fiducia dei giovani appare spazialmente e temporalmente limitata: essa si manifesta quasi esclusivamente entro il contesto familiare e amicale e si esaurisce nel presente, come suggerisce quella scarsa progettualit\u00e0 tanto caratterizzante le nuove generazioni. Il sociale \u00e8 infatti percepito come incerto, dai mutevoli riferimenti normativi, e, per alcuni versi, addirittura come un luogo pericoloso. Si registra cos\u00ec l&#8217;affermarsi di una socialit\u00e0 ristretta, vale a dire la preferenza sempre pi\u00f9 diffusa per tutto ci\u00f2 che attiene alle relazioni affettive con le persone pi\u00f9 vicine (genitori, amici, partner), punti di riferimento pressoch\u00e9 esclusivi e autoreferenziali, a scapito della sfera pubblica. Ne sono dimostrazione i risultati di numerosi studi che pongono in risalto una disaffezione verso le istituzioni, una riduzione della partecipazione politica e, pi\u00f9 in generale, dell&#8217;impegno nel sociale. Si evidenzia inoltre una crescente sfiducia da parte dei giovani verso il futuro, con una chiara tendenza degli stessi a dilazionare scelte definitive e a preferire, a queste ultime, scelte reversibili (Bazzanella, 2010).<\/p>\n<p>Che tale sentimento di sfiducia possa intervenire come fattore di stallo nella crescita valoriale \u00e8 un pericolo reale: il rischio che si sta correndo \u00e8 di trovarsi di fronte a una generazione che sempre di pi\u00f9 fatica a crescere e che, al pari di molte scelte, vive anche quelle di valore come reversibili e, per questo, poco vincolanti. Consegue a ci\u00f2 una scarsa motivazione a rilanciare il patrimonio al di fuori della famiglia e in avanti alle generazioni a seguire. Dunque, la difficolt\u00e0 nella trasmissione valoriale non sta tanto nella disponibilit\u00e0 da parte dei figli ad accogliere l&#8217;eredit\u00e0 familiare, una disponibilit\u00e0 che sembra sussistere, quanto piuttosto in una mancanza di reale valorizzazione della stessa, che non pu\u00f2 prescindere da un rilancio generativo &#8211; che porti i valori accolti &#8220;oltre&#8221; (oltre la famiglia e oltre s\u00e9).<br \/>\nIn quest&#8217;ottica, riaccreditare il pubblico e il sociale e costruire le condizioni per una progettualit\u00e0, anche a lungo termine, sono premesse indispensabili per sorreggere una condivisione di valori tra le generazioni, che sappia impegnare verso i contenuti scambiati, verso lo scambio e verso le generazioni adiacenti, partner nello scambio. Impegnare rimanda all&#8217;obbligo, al legare (Pianigiani, 2004): una trasmissione valoriale riuscita \u00e8 proprio quella che crea legame. In fondo \u00e8 il legame a costituire il valore fondativo: se le relazioni sono gravemente insoddisfacenti \u00e8 facile che \u00abla persona si rifugi, reattivamente, nell&#8217;investimento grandioso di s\u00e9 (&#8230;), oppure che perda il senso-valore di s\u00e9\u00bb (Cigoli, 2000, pp. 17-18). Qui sta probabilmente il significato profondo della trasmissione di valori: che vi sia condivisione in legami generativi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n<p>Alfieri, S., Barni, D. e Rosnati, R. (2010).<em>\u00a0Essere giovani-adulti a Treviso: Orientamenti valoriali e impegno sociale<\/em>. Manoscritto non pubblicato.<\/p>\n<p>Barni, D. (2009).\u00a0<em>Trasmettere valori. Tre generazioni familiari a confronto<\/em>. Milano: Unicopli.<\/p>\n<p>Bazzanella, A. (2010).<em>\u00a0Investire nelle nuove generazioni: Modelli di politiche giovanili in Italia e in Europa. Uno studio comparativo<\/em>. Trento: IPRASE del Trentino.<\/p>\n<p>Cigoli, V. (2000).<em>\u00a0Il vello d&#8217;oro. Ricerche sul valore famiglia<\/em>. Cinisello Balsamo: Edizioni San Paolo.<\/p>\n<p>Cigoli, V. (2005). Di generazione in generazione. Trasmettere, tramandare, trasferire. In A. Nicol\u00f2 e G. Trapanese (a cura di),\u00a0<em>Quale psicoanalisi per la famiglia<\/em>? (pp. 217-245). Milano: Franco Angeli.<\/p>\n<p>Grassi, R. (2007). I valori dei giovani trentini. In C. Buzzi (a cura di),\u00a0<em>Generazioni in movimento. Madri e figli nella seconda indagine Istituto Iard &#8211; Iprase sulla condizione giovanile in Trentino\u00a0<\/em>(pp. 117-136). Bologna: Il Mulino.<\/p>\n<p>Grusec, J. E. e Davidov, M. (2007). Socialization in the family. The roles of parents. In J. E. Grusec e P. D. Hastings (a cura di),\u00a0<em>Handbook of socialization: Theory and research<\/em>\u00a0(pp. 284-308). New York, NY: Guilford Press.<\/p>\n<p>Iafrate, R. e Barni, D. (2010). La trasmissione dei valori tra genitori e figli.\u00a0<em>Vita e Pensiero<\/em>, 3, 100-105.<\/p>\n<p>Lawrence, J. A. e Valsiner, J. (1993). Conceptual roots of internalization: From transmission to transformation.\u00a0<em>Human Development<\/em>, 36, 150-167.<\/p>\n<p>Pianigiani, O. (2004).\u00a0<em>Vocabolario etimologico della lingua italiana<\/em>. Disponibile sul sito web\u00a0<a href=\"http:\/\/www.etimo.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.etimo.it<\/a>\u00a0(consultato il 23 febbraio 2011).<\/p>\n<p>Scabini, E. (2006). Rapporto tra le generazioni e trasmissione dei valori. In A. C. Bosio (a cura di),\u00a0<em>Esplorare il cambiamento sociale. Studi in onore di Gabriele Calvi<\/em>\u00a0(pp. 17-34). Milano: Franco Angeli.<\/p>\n<p>Schwartz, S. H. (1992). Universals in the content and structure of values: Theoretical advances and empirical tests in 20 countries. In M. P. Zanna (a cura di),\u00a0<em>Advances in experimental social psychology<\/em>\u00a0(Vol. 25, pp. 1-65). New York, NY: Academic Press.<\/p>\n<p>Torrioni, P. M. e Albano, R. (2008). Come si apprendono i valori in famiglia.\u00a0<em>Rassegna Italiana di Sociologia<\/em>, 1, 61-88.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1125],"fascicolo":[172],"class_list":["post-1860","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-daniela-barni","fascicolo-giugno-2011"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La trasmissione di valori in famiglia: rinnovare il patrimonio valoriale con la fiducia<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Daniela Barni, pubblicato nel numero di Giugno 2011. 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