{"id":1858,"date":"2011-06-01T12:00:00","date_gmt":"2011-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1858"},"modified":"2026-04-12T12:32:18","modified_gmt":"2026-04-12T10:32:18","slug":"la-trasmissione-valoriale-alle-nuove-generazioni","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2011\/giugno\/la-trasmissione-valoriale-alle-nuove-generazioni\/","title":{"rendered":"La trasmissione valoriale alle nuove generazioni"},"content":{"rendered":"<p>1. Il titolo \u00e8 solo apparentemente a-valutativo. Infatti, gi\u00e0 parlare di &#8216;valori&#8217; normalmente implica che si parli di qualche cosa che &#8216;ha valore&#8217; per qualcuno. Inoltre il fatto di considerare la loro trasmissione alle nuove generazioni quasi certamente contiene un apprezzamento positivo: le generazioni precedenti hanno qualche cosa di positivo da trasmettere e le nuove hanno bisogno di questo.<\/p>\n<p>Tralasciando posizioni estremiste, vorremmo quindi partire da una posizione che accetti entrambe le premesse: s\u00ec esistono buoni valori nella nostra societ\u00e0 ed inoltre \u00e8 un bene che vengano trasmessi.<br \/>\nInoltre ci limiteremo alla considerazione dei soli valori morali, cio\u00e8 quelli relativi al comportamento umano e alle relative attitudini interiori. Non ci riferiamo quindi ai valori estetici e neppure a quella della retorica di Cha\u00efm Perelman. Neppure ai valori in senso sociologico, secondo i quali, ed es., negli Stati Uniti \u00e8 socialmente apprezzato (ed onorato anche economicamente) pi\u00f9 un grande atleta che un professore universitario. Questi sono i cosiddetti beni umani (distinti dai beni morali) che vengono perseguiti in ogni cultura secondo una gerarchia relativamente diversa.<\/p>\n<p>Ma cosa sono allora i valori dei quali vogliamo parlare? Sono &#8216;entit\u00e0&#8217; (non necessariamente oggetti fisici) che il soggetto umano ritiene essere positive per se medesimo, sia in senso meramente utilitaristico, oppure in se stesse. In questo senso una bicicletta per un appassionato di ciclismo \u00e8 un valore utilitaristico al fine di esercitare il proprio sport; la fedelt\u00e0 alla parola data \u00e8 invece un valore in s\u00e9, perch\u00e9 non \u00e8 funzionale a nient&#8217;altro.<\/p>\n<p>Ma i valori sono beni umani? Beni per le persone? S\u00ec, un valore in s\u00e9 \u00e8 un bene per l&#8217;uomo, come la fedelt\u00e0. Nella terminologia della filosofia aristotelico-tomista sono identici con gli oggetti delle virt\u00f9.<br \/>\nDove virt\u00f9 \u00e8 una buona e difficilmente acquisita attitudine interiore di ogni persona che tende a completare il proprio sviluppo come persona umana buona.<\/p>\n<p>Con il termine &#8216;valori&#8217; si possono anche intendere la formulazione dei valori, e quindi si potrebbe anche dire che tali formulazioni esprimono principi morali astratti, leggi generali, che debbono poi essere applicati attraverso le norme morali ed i giudizi morali. In questo senso tali principi si imparano cognitivamente, mentre l&#8217;appropriazione degli oggetti delle virt\u00f9 \u00e8 frutto in gran parte della volont\u00e0, dell&#8217;impegno personale, e non solo di quello cognitivo.<\/p>\n<p>2. Questo dovrebbe bastare come punto di partenza di questo quaderno di OIKONOMIA, senza entrare, seppur la tentazione sia forte, in dibatti filosofici ulteriori.<br \/>\nLasceremo quindi da parte i filosofi come Max Scheler e Nikolai Hartmann, ma anche i sociologi come Max Weber.<br \/>\nDirei che il nostro punto di partenza sono pi\u00f9 empiricamente quell&#8217;insieme di principi e regole generali che definiscono una cultura umana dal punto di vista del comportamento morale, non includendo quindi altre componenti valoriali (cio\u00e8 desiderabili) pur essenziali all&#8217;identit\u00e0 di una cultura determinata.<br \/>\nNoi oggi nel Nord del Mondo veniamo grosso modo da una cultura morale che \u00e0 stata generata dalla Bibbia e dal mondo greco-romano ed \u00e8 passato attraverso due millenni di cristianesimo.<\/p>\n<p>Ora sembra che la globalizzazione e la multiculturalit\u00e0 metta in discussione il patrimonio di questi valori morali che caratterizzavano ancora la cultura occidentale alla fine della seconda guerra mondiale (l&#8217;Unione Sovietica era allora un&#8217;eccezione rilevante). In occasione della stesura della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani nel 1948 affiorarono per\u00f2 gi\u00e0 alcune difficolt\u00e0 tra le diverse culture. Ad esempio, da parte del filosofo confuciano cinese P.C. Chang membro del comitato di stesura del testo. In proposito si veda il brillante libro di Mary Ann Glendon,\u00a0<em>A World Made New: Eleanor Roosevelt and the Universal Declaration of Human Rights<\/em>\u00a0(2001). Ma \u00e8 con la globalizzazione successiva che sono esplose molte differenze di valori, o meglio di espressioni culturali, di tradizioni diverse degli stessi valori morali umani.<\/p>\n<p>Comunque, per non addentrarci in un ginepraio di questioni (pur legittime in se stesse), il nostro punto di partenza \u00e8 quello della cultura attuale del Nord del Mondo, dove sempre pi\u00f9 insistentemente si parla della difficolt\u00e0 dell&#8217;educazione dei giovani, cio\u00e8 (in buona parte) della loro educazione morale.<\/p>\n<p>Dal punto di vista morale, mi sembra che i valori del mondo mussulmano non siano troppo lontano da quelli del mondo post-cristiano. Forse altre culture, come quella cinese e giapponese, sono pi\u00f9 distanti da noi, ma, provvisoriamente, riteniamo che sia piuttosto un problema di posizione di accenti e di gerarchie d&#8217;importanza che di contenuti di valore.<\/p>\n<p>3. Per non restare troppo nel vago, potremmo partire dalla proposta, ormai vecchia di due decenni, dei principi dell&#8217;Etica Globale, presentata nel 1993 da Hang K\u00fcng. Si veda in proposito il sito: www.weltethos.de.<br \/>\n&#8220;Il nostro mondo sta attraversando una crisi fondamentale: una crisi dell&#8217;economia, dell&#8217;ecologia, della politica mondiale. Ovunque si lamenta l&#8217;assenza di una grande visione, lo spaventoso ristagno di problemi irrisolti, la paralisi politica, un ceto politico poco pi\u00f9 che mediocre, senza intelligenza e prospettive, in generale un troppo scarso senso del bene comune&#8230; Esiste gi\u00e0 un ethos capace di opporsi a queste funeste degenerazioni globali. Quest&#8217;ethos non offre certo soluzioni dirette per tutti gli immensi problemi del mondo, \u00e8 per\u00f2 in grado di fornire il fondamento morale per un migliore ordine individuale e globale: una visione capace di trarre fuori gli uomini e le donne dalla disperazione e dalla disponibilit\u00e0 alla violenza, e le societ\u00e0 dal caos.<br \/>\nNoi siamo uomini e donne che si riconoscono nei precetti e nelle pratiche delle religioni del mondo. Noi affermiamo che tra le religioni c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 un consenso che pu\u00f2 costituire il fondamento di un&#8217;etica mondiale: un consenso di fondo minimo circa valori vincolanti, norme irrevocabili e comportamenti morali fondamentali.&#8221;<\/p>\n<p>L&#8217;esigenza fondamentale \u00e8 che ogni uomo deve essere trattato umanamente. Da essa seguono quattro norme immutabili: dovere di una cultura della non violenza e del rispetto per ogni vita; dovere di una cultura della solidariet\u00e0 e di un ordine economico giusto; dovere di una cultura della tolleranza e di una vita nella sincerit\u00e0; dovere di una cultura della parit\u00e0 di diritti e della solidariet\u00e0 tra uomo e donna.<\/p>\n<p>I risultati prodotti sia da European Values Study che da World Values Survey ci richiamano a scendere da queste &#8220;vette di astrazione&#8221; al mondo pi\u00f9 concreto delle culture valoriali realmente esistenti, cio\u00e8 realizzate nella storia. Ma se non credessimo a quelle &#8220;vette&#8221; o a quei &#8220;fondamenti&#8221; non potremmo nemmeno credere al miglioramento possibile della situazione globale.<\/p>\n<p>Anzi crederemmo solo (in modo negativo) a &#8220;cos\u00ec non va!&#8221;, ma non sapremmo orientarci verso valori positivi. Questo sarebbe per\u00f2 tragico, soprattutto perch\u00e9 non sapremmo quali valori trasmettere, se non quelli strumentali e utilitaristici. Ma utili a\u00a0che cosa?<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 trasmettere valori morali? Perch\u00e9, al di l\u00e0 di ogni retorica, finora non conosciamo societ\u00e0 umane che siano vissute in pace ed in prosperit\u00e0 e che non avessero un&#8217;identit\u00e0 precisa. E di questa identit\u00e0 fa parte certamente un codice di valori e norme morali fondamentalmente condiviso.<br \/>\nLe difficolt\u00e0 che la generazione &#8216;educante&#8217; trova ad essere tale deriva probabilmente dal fatto che essa non ha ancora trovato un equilibrio dopo lo shock del &#8217;68, cio\u00e8 del passaggio alla globalizzazione.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[872],"fascicolo":[172],"class_list":["post-1858","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-francesco-compagnoni","fascicolo-giugno-2011"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La trasmissione valoriale alle nuove generazioni<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Francesco Compagnoni, pubblicato nel numero di Giugno 2011. 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