{"id":1847,"date":"2011-02-01T12:00:00","date_gmt":"2011-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1847"},"modified":"2026-04-12T16:35:39","modified_gmt":"2026-04-12T14:35:39","slug":"ugo-grozio-il-diritto-della-guerra-e-della-pace-prolegomeni-e-libro-primo","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2011\/febbraio\/ugo-grozio-il-diritto-della-guerra-e-della-pace-prolegomeni-e-libro-primo\/","title":{"rendered":"Ugo Grozio, Il diritto della guerra e della pace. Prolegomeni e Libro primo"},"content":{"rendered":"<p>La recente traduzione e curatela del primo libro del\u00a0<em>De iure belli ac pacis<\/em>, apparso per i tipi della CEDAM, \u00e8 volutamente debitrice al professor Guido Fass\u00f2 non solo della sua classica traduzione dei prolegomeni all&#8217;opera di Grozio, ma anche dell&#8217;introduzione con cui il celebre filosofo del diritto bolognese correda la stessa traduzione.<sup>1<\/sup>\u00a0La scelta dei curatori non \u00e8 certo imputabile ad una pigrizia, ma ad un desiderio di continuit\u00e0 con una tradizione di studio che ha eletto, non a caso, il filosofo olandese a padre del diritto moderno.<\/p>\n<p>Il lavoro di traduzione e curatela, come ogni sforzo di resa in lingua corrente di un testo dalla storia tanto rinomata quanto usurata, ha preteso un&#8217;attenta e pertinente considerazione non solo degli ovvi parametri filologici, ma anche di tutti quegli aspetti dottrinali che costituiscono il composito perimetro di senso del classico groziano. Fra i tanti aspetti dottrinali che in filigrana hanno guidato il lavoro dei curatori ve ne sono alcuni che senz&#8217;ombra di dubbio possono essere considerati come irrinunciabili per tentare di offrire una traduzione non limitabile ad un mero sforzo meccanico, ma con l&#8217;ambizione di riuscire a rendere il senso e l&#8217;intenzione dell&#8217;opera groziana.<\/p>\n<p>Innanzitutto un primario accorgimento metodologico \u00e8 consistito nel considerare l&#8217;autore di Delft non solo come un semplice giurista e filosofo, ma anche come un teologo, che sa usare una terminologia e una strumentazione concettuale con agilit\u00e0 e pertinenza, sebbene senza l&#8217;usuale gravit\u00e0 sistematica, tipica della scolastica. E per cogliere questo tratto \u00e8 ineludibile prendere in considerazione un aspetto peculiare della complessa riflessione groziana: la\u00a0<em>modica teologia<\/em>. Concetto, questo, che trova nell&#8217;omologia strutturale tra la concezione del diritto naturale e quella della religione naturale il suo baricentro:<sup>2<\/sup>\u00a0come il diritto naturale anche la religione naturale \u00e8 razionale, universale, accessibile a tutti e dimostrabile con il consenso universale; e la modica teologia \u00e8 lo strumento d&#8217;indagine di questo sovrapporsi tra ragione naturale e religione naturale.<\/p>\n<p>Nella visione di Grozio, la premessa di questa modica teologia \u00e8 un&#8217;umanit\u00e0 che si costituisce in una sorta di comunit\u00e0 universale con una religione comune che \u00e8, appunto, una religione naturale; si tratta di una naturale comunit\u00e0 etica e religiosa in cui si passa dalla \u03c0\u03bf\u03bb\u03b9\u03c3 dello Stagirita, all&#8217;universalismo di tratto stoico, dal politico al religioso\/naturale, dove l&#8217;etica della religione cristiana si smussa e si allarga in direzione di un&#8217;etica naturale. Questa religione naturale \u00e8 il fondamento della sociabilit\u00e0, cio\u00e8 di un certo desiderio, radicato nella natura umana, di una certa inclinazione a vivere con i simili che emerge nella storia, si racconta e si manifesta nella tradizione.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio l&#8217;imperituro manifestarsi nella tradizione di questa inclinazione, insieme al\u00a0<em>consensus gentium<\/em>\u00a0e all&#8217;autorevolezza testimoniale a costituire il sostrato invariabile della fede; un sostrato che \u00e8 trasmesso senza soluzione di continuit\u00e0 lungo la storia della salvezza, tramite diverse interpretazioni, un culto diversificato, un&#8217;infinit\u00e0 di forme che trova la sua unit\u00e0 nell&#8217;eterno manifestarsi di una verit\u00e0 umano-divina perennemente\u00a0<em>in fieri<\/em>.<\/p>\n<p>La tradizione, per il Grozio del\u00a0<em>De iure belli ac pacis<\/em>, \u00e8 una inaggirabile\u00a0<em>sapientia christiana<\/em>, una memoria non meramente individuale ma collettiva, che permette di offrire all&#8217;intelligenza critica di un dato momento storico un deposito di sapere costituitosi nella storia degli uomini. Grozio nella sua dettagliata disanima cita, senza particolare distinzione, sia la Bibbia sia i padri della Chiesa, sia i grandi oratori e giuristi, classici e cristiani. Le sue annotazioni erudite della Bibbia e le sue riflessioni teologiche non trascurano mai gli aspetti dottrinali e politici, non sottovalutano mai le sfumature teologiche ed ecclesiologiche e neppure il controverso e multiforme lascito della tarda o seconda scolastica, tanto da suggerire a tratti una umbratile prossimit\u00e0 con quello che potrebbe essere considerato uno dei suoi architesti: il\u00a0<em>De legibus<\/em>\u00a0di Francisco Suarez.<sup>3<\/sup>\u00a0In questo senso il continuo e minuzioso riferimento groziano alle pi\u00f9 diverse fonti e alle pi\u00f9 diverse autorit\u00e0 risponde ad un bisogno essenziale, che percorre tutto il\u00a0<em>De iure belli ac pacis<\/em>: quello di non contribuire, con le sue considerazioni, alla conflittualit\u00e0, ma piuttosto dimostrare un consenso minimale generale in tutta la tradizione intellettuale e teologica cristiana, un\u00a0<em>consensum omnium<\/em>\u00a0che, per certi versi, \u00e8 un inquieto desiderio di unit\u00e0 di fede e soprattutto di pratica di fede, ove l&#8217;accento \u00e8 fortemente posto sull&#8217;esigenza, sentita come vitale, di un ordine di concordia capace di reggere l&#8217;intera societ\u00e0 europea, un ordine che ha le sue radici in una unificata minimale appartenenza di fede e che riecheggia pressoch\u00e9 quel composito e misurato antico giusto ordine in grado di rappresentare la multiforme realt\u00e0 dell&#8217;Europa di Antico regime.<\/p>\n<p>La tenace e irrequieta ricerca di questo\u00a0<em>consensus omnium<\/em>\u00a0ha evidentemente un prezzo, che \u00e8 poi la chiave di volta di tutto il ragionamento groziano e che segna prepotentemente le distanze con la riflessione filofico-giuridica d&#8217;Antico regime. Lo stesso Grozio, in modo quasi impercettibile, espliciter\u00e0 questa chiave di volta nei suoi commenti biblici editati postumi nel 1698,<sup>4<\/sup>\u00a0ma la sua consapevolezza \u00e8 gi\u00e0 presente nel<em>\u00a0De iure belli ac pacis<\/em>\u00a0e ne feconda l&#8217;intera struttura concettuale.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 diritto e ci\u00f2 che \u00e8 politico in Antico regime &#8211; secondo tematizzazioni viepi\u00f9 variegate &#8211; fa necessariamente i conti con una indiscutibile continuit\u00e0 e convenienza fra sacro e profano, tra ci\u00f2 che \u00e8 afferibile all&#8217;ordine della natura e ci\u00f2 che invece \u00e8 afferibile al soprannaturale. Tale percezione ha il suo baricentro nel luogo teologico\u00a0<em>omnis potestas a Deo<\/em>\u00a0(Rm XIII, 1), sempre tematizzato cercando di ricomporre l&#8217;aspetto di soprannaturale che le parole dell&#8217;apostolo suggeriscono e la positiva naturalit\u00e0 del vivere associato di ogni uomo. Saranno poi i grandi teologi del Cinquecento spagnolo a tentare una conciliazione sistematica fra la posizione\u00a0<em>discendente<\/em>, secondo cui l&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 emanazione diretta di Dio e una concezione ascendente per cui l&#8217;esercizio dell&#8217;autorit\u00e0 rinvia in una certa misura alla naturale iniziativa dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Per i pi\u00f9 grandi interpreti della teologia del Cinque-seicento e per tutti quelli che, in diverso modo, in questa si inscrivono, l&#8217;autorit\u00e0 politica essendo di diritto di natura deve inevitabilmente riferirsi all&#8217;autore di questa stessa natura: essendo l&#8217;istinto associativo dell&#8217;uomo proveniente dalla natura, l&#8217;autore di questa natura, Dio, non pu\u00f2 lasciare sguarnito l&#8217;uomo di uno strumento oltremodo utile e conveniente affinch\u00e9 quell&#8217;inclinazione naturale possa efficacemente realizzarsi.<sup>5<\/sup>\u00a0La dipendenza da Dio di quest&#8217;autorit\u00e0, quindi, come specificher\u00e0 la tradizione aristotelica dei commentari alla lettera ai romani, fra i quali il pi\u00f9 rilevante \u00e8 certamente quello dell&#8217;Aquinate, si realizza nella misura in cui quest&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 esercitata all&#8217;interno di un ordo provvidenziale stabilito da Dio, come prescriverebbe il versetto 8 del medesimo capitolo XIII, quando indica l&#8217;adempimento della legge in un amore vicendevole.<sup>6<\/sup><\/p>\n<p>\u00c8 questo ordine di carit\u00e0 a garantire una sorta di convenienza teologale tra la naturalit\u00e0 dell&#8217;autorit\u00e0 secolare e la soprannaturalit\u00e0 trascendente di Dio, da cui quest&#8217;autorit\u00e0 dipenderebbe. La stessa legge si colloca armoniosamente in questa convenienza, raffigurata dall&#8217;inseguirsi delle quattro tradizionali tipologie di legge &#8211; eterna, naturale, umana e divino-positiva &#8211; in modo tale da riprodurre esattamente lo svolgimento di quel movimento\u00a0<em>exitus-reditus<\/em>, quel movimento di provenienza da Dio e ritorno a Dio, che \u00e8 la storia della salvezza e al di fuori del quale non \u00e8 possibile concepire come legittima alcuna legge umana.<sup>7<\/sup> Non pu\u00f2 essere certo considerato marginale che questo versetto 8 della lettera ai romani &#8211; chiave di volta di\u00a0tutto il ragionamento tradizionale sulla legittimit\u00e0 dell&#8217;autorit\u00e0 &#8211; \u00e8 glossato dal nostro giurista di Delft nei suoi commenti biblici, affermando, per contro, che non \u00e8 opportuno riferirsi alla trattazione sulla carit\u00e0 come se si stesse parlando ancora della legge politica: una questione \u00e8 la politica e il diritto, un&#8217;altra \u00e8 la morale a cui si addice pi\u00f9 propriamente la carit\u00e0.<sup>8<\/sup>\u00a0Questa apparentemente banale frattura redazionale tra i primi sette versetti della capitolo XIII della lettera ai romani e l&#8217;ottavo, manifesta senz&#8217;ombra di dubbio un modo nuovo e diverso di concepire ci\u00f2 che \u00e8 diritto e ci\u00f2 che \u00e8 politico, un modo che, per inseguire un\u00a0<em>consensus omnium<\/em>, deve necessariamente derubricare la classica esigenza della convenienza tra natura e soprannaturale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong>:<\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0UGO GROZIO,\u00a0<em>Prolegomeni al diritto della guerra e della pace<\/em>, traduzione, introduzione e note di G. FASS\u00d2, Bologna 1949.<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>\u00a0J. LAGR\u00c9E, \u00ab Grotius, droit naturel et religion naturelle \u00bb, in<em>\u00a0L&#8217;interpretazione nei secoli XVI e XVII<\/em>, a cura di G. CANZIANI e Y. CH. ZARKA, Milano 1993, pp. 487-514.<\/p>\n<p><sup>3<\/sup>\u00a0Si vedano in modo particolare gli studi: A. CORSANO,\u00a0<em>Ugo Grozio. L&#8217;umanista. Il teologo. Il giurista<\/em>, Bari 1948; H. VON REVENTLOW, \u00ab L&#8217;ex\u00e9g\u00e8se humaniste de Hugo Grotius \u00bb, in\u00a0<em>Le Grand Si\u00e8cle et la Bible<\/em>, a cura di J.-R. ARMOGATHE, Paris 1989, pp. 141-154 e P. NEGRO, \u00ab Intorno alle fonti scolastiche in Hugo Grotius \u00bb, in\u00a0<em>Dalla prima alla seconda Scolastica<\/em>.\u00a0<em>Paradigmi e percorsi storiografici<\/em>, a cura di A. GHISALBERTI, Bologna 2000, pp. 200-251.<\/p>\n<p><sup>4<\/sup>\u00a0<em>Critici Sacri sive Annotata doctissimorum virorum in Vetus et Novum Testamentum. Quibus accedunt tractatus varii teologico-philologici. Editio nova in novem Tomos distribuita, multis anecdotis Commentariis, ac Indice ad totum Opus loclupletissimo, aucta, Amstelaedami, Henricus &amp; Vidua Theodori Boom, Joannes &amp; Aegidius Janssonii a Waesberge, Gerhardus Borstius, Abrahamus a Someren, Joannes Wolters, Guiljelmus van Water, MDCXCVIII<\/em><\/p>\n<p><sup>5<\/sup>\u00a0J. BELDA PLANS,\u00a0<em>La Escuela de Salamanca y la renovaci\u00f3n de la teolog\u00eda en el siglo XVI<\/em>, Madrid, 2000; S. QUADRI, Dottrine politiche nei teologi del &#8216;500, Roma, 1962. Soprattutto le pp. 55-66.<\/p>\n<p><sup>6<\/sup>\u00a0M. RIZZI,\u00a0<em>Cesare e Dio. Potere spirituale e potere secolare in Occidente<\/em>, Bologna 2009. Per quanto riguarda l&#8217;aristotelismo applicato all&#8217;interpretazione di Paolo si vedano soprattutto le pp. 141 e ss.<\/p>\n<p><sup>7<\/sup>\u00a0La lezione dell&#8217;Aquinate circa il sistema teologale delle leggi \u00e8 &#8211; nei suoi elementi strutturali &#8211; ampiamente mutuata, bench\u00e9 a tratti significativamente rimodulata nella sostanza, da gran parte della teologia dell&#8217;esordio della modernit\u00e0. Cfr. F. TODESCAN,\u00a0<em>Lex, natura, beatitudo. Il problema della legge nella scolastica spagnola del secolo XVI<\/em>, Padova, 1973.<\/p>\n<p><sup>8<\/sup>\u00a0Tomo VIII, capitolo XIII, col. 887: \u00abOccasione vocis debita transit a legis politicae parte ad eam quae mores instruit\u00bb.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1123],"fascicolo":[168],"class_list":["post-1847","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-fausto-arici","fascicolo-febbraio-2011"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Ugo Grozio, Il diritto della guerra e della pace. Prolegomeni e Libro primo<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Fausto Arici, pubblicato nel numero di Febbraio 2011. 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