{"id":1820,"date":"2010-10-01T12:00:00","date_gmt":"2010-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1820"},"modified":"2026-04-12T19:10:41","modified_gmt":"2026-04-12T17:10:41","slug":"vicenda-fiat-e-sviluppi-delle-relazioni-industriali","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2010\/ottobre\/vicenda-fiat-e-sviluppi-delle-relazioni-industriali\/","title":{"rendered":"Vicenda FIAT e sviluppi delle relazioni industriali"},"content":{"rendered":"<p>Introduzione<\/p>\n<p>Da qualche tempo la casa automobilistica Fiat \u00e8 diventata oggetto di un\u2019attenzione straordinaria da parte degli organi di informazione e dell\u2019opinione pubblica nazionale e, in buona misura, anche internazionale. Nell\u2019anno in corso \u00e8 stato piuttosto raro che sia passata una settimana senza che stampa e mass media sia siano interessati alle vicende riguardanti la Fiat. Le ragioni di tanta attenzione sono legate a diversi recenti sviluppi che hanno riguardato il settore auto che ha conosciuto, e sta ancora conoscendo, trasformazioni radicali di mercato, fusioni societarie e ristrutturazioni organizzative senza precedenti. Piu recentemente la vicenda Fiat ha portato alla ribalta un altro aspetto, l\u2019assetto delle relazioni con il sindacato e delle Relazioni Industriali \u2013RI- piu in generale. Protagonista di rilievo in queste vicende si \u00e8 posto, senza dubbio, l\u2019attuale amministratore delegato della casa automobilistica, Sergio Marchionne.<\/p>\n<p>L\u2019attivismo della nuova amministrazione Fiat<\/p>\n<p>Da quando Sergio Marchionne si \u00e8 insediato come Amministratore Delegato \u2013AD- a Torino nel 2004 la Fiat ha conosciuto continui sviluppi ora in campo societario, ora organizzativo ed ultimamente nel rapporto con i sindacati. A prescindere dalle opinioni che le parti si sono fatte e attualmente hanno sul super attivismo di Marchionne, certamente le scelte finora compiute dalla sua amministrazione, avranno un impatto di lungo periodo che \u00e8 opportuno valutare da un punto di vista che non sia solamente legato al quotidiano ma anche al medio-lungo periodo. Vale la pena ricordare gli eventi principali occorsi immediatamente prima e durante l\u2019amministrazione di Marchionne.<\/p>\n<p>La Fiat auto, azienda in profondo declino, sembra avviata al fallimento dopo che la General Motors si svincola dell\u2019assetto di compartecipazione nel 2005<sup>1<\/sup>. La General Morors stima che l\u2019azienda Fiat \u00e8 troppo compromessa per poter tentare un salvataggio per un futuro prossimo ritorno alla redditivit\u00e0 e al profitto. Il destino della Fiat auto sembra destinato a fare la fine di altri illustri Gruppi quali la British Leyland a met\u00e0 degli anni 80.<\/p>\n<p>Il settore auto internazionale rimane in una crisi senza precedenti. La ragione strutturale di fondo \u00e8 che nel pianeta vi \u00e8 una sovrapproduzione di auto stimata tra il 35 e 40%. Inevitabile nel prossimo futuro la chiusura di impianti e\/o delle case automobilistiche piu in difficolt\u00e0. La situazione gia di per se preoccupante, pone gravi problemi occupazionali e sociali. Diversi governi intervengono per sostenere finanziariamente le case automobilistiche ora quasi tutte in difficolt\u00e0. Tra le poche eccezioni vi \u00e8 la Fiat che riesce ad uscire dalla crisi senza interventi diretti da parte del governo, se si escludono gli incentivi introdotti che pero sono andati a sostenere il mercato auto in generale e non una particolare azienda. Tra le case automobilistiche piu in sofferenza ci sono le americane General Motors e Chrysler. Per quest\u2019ultima la sorte sembra segnata: la bancarotta e la chiusura di tutte le fabbriche. L\u2019amministrazione Obama che nel frattempo decide di salvare la General Motors senza ricorrere a partner internazionali, vuole dare alla Chrysler un\u2019ultima possibilit\u00e0 consistente in aiuti economici a condizione che una casa automobilistica solida sia disposta ad affrontare i rischi di un\u2019operazione di recupero. E a questo punto che avviene la piu grossa opportunit\u00e0 per la Fiat che nel frattempo aveva gi\u00e0 concluso numerose joint ventures con altre case automobilistiche: la Fiat di Sergio Marchionne si fa avanti con un piano di salvataggio della Chrysler. L\u2019amministrazione Obama stima il piano credibile e giunge ad un accordo con la Fiat secondo il quale una parte degli assetti proprietari pari al 20%, ma destinato ad aumentare fino sopra il 50% una volta riavviata l\u2019azienda, passa a Fiat che poco tempo prima era sull\u2019orlo del fallimento. Un\u2019operazione spettacolare in cui la Fiat non sborsa un centesimo per l\u2019acquisto della Chrysler. Certamente la credibilit\u00e0 Fiat \u00e8 legata al fatto che Marchionne, cresciuto e formatosi in Canada, conosce bene il sistema e il mercato americano, notoriamente difficile da capire da parte degli Europei. (Vedi il precedente fallimento della joint venture tra la Daimler Benz tedesca proprio con la consociata Chrysler). Molti osservatori economici rimangono scettici giacche l\u2019assetto finanziario, societario, della produzione e della distribuzione della Chrysler si trova in una situazione fallimentare.<\/p>\n<p>A complicare le cose si pone la crisi della finanza internazione innescata dalle note vicende dei mutui sub prime negli USA del 2008 e anni successivi. L\u2019impatto piu vistoso della crisi finanziaria a livello societario \u00e8 che, come noto, la superbanca di investimento USA \u201cLehman &amp; Brothers\u201d viene lasciata fallire. Non cosi per le altre banche di investimento che pero hanno bisogno di massicci aiuti pubblici a dispetto dei principi del liberalismo economico americano. Ma la crisi diventa internazionale e l\u2019Europa rimane anch\u2019essa invischiata nella crisi della finanza e dell\u2019economia.<\/p>\n<p>Nonostante questo difficile scenario, nel giro di pochi anni la Fiat, riesce a portare in attivo il Gruppo e, nel caso della Chrysler, ora guidata da Marchionne, restituisce, tra l\u2019altro in anticipo rispetto ai tempi previsti, una parte dei fondi pubblici ricevuti dall\u2019amministrazione Obama al momento del salvataggio dell\u2019azienda americana. Nell\u2019ultimo rapporto di bilancio di luglio 2010 Marchionne annunzia il ritorno alla redditivita del Gruppo automobilistico Fiat<sup>2<\/sup>.<sup><br \/>\n<\/sup><\/p>\n<p>In questo dinamico scenario, a molti apparso quasi inverosimile, la Fiat esce con nuovi progetti, questa volta che riguardano piu direttamente l\u2019Italia. Di fronte alla preoccupazione di politici, sindacati e lavoratori che vedono la Fiat diventare un\u2019azienda sempre piu internazionalizzata, Marchionne annuncia un coraggioso piano di investimenti che privilegia appunto l\u2019Italia. La Fiat programma di investire in Italia 20 Miliardi entro il 2014<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p>Le ripercussioni sociali e sindacali<\/p>\n<p>Sul fronte problematico le criticit\u00e0 piu rilevanti appaiono i 1400 dipendenti dello stabilimento di Termini Imerese in Sicilia che, a detta della Fiat, non ha la possibilita di sopravvivere come produttore d\u2019auto. Ma le ripercussioni maggiori sul fronte sindacale emergono con l\u2019accordo separato di Pomigliano d\u2019Arco (5200 dipendenti) tra azienda e i sindacati Fism-Cisl, Uilm-Uil, Ugl e Sismic, con esclusione quindi della Fiom-Cgil che si rifiuta di sottoscrivere l\u2019accordo.<\/p>\n<p>Sul fronte delle prospettive di sviluppo, il piano di investimento di 20 Miliardi di euro prevede l\u2019espansione delle produzioni in Italia con ricadute positive sull\u2019occupazione. Lo stabilimento piu coinvolto in questo piano di ristrutturazione e sviluppo \u00e8 appunto Pomigliano D\u2019Arco. In questo sito la Fiat prevede di spostare la produzione Panda, uno dei maggior punti di forza della gamma Fiat, dalla Polonia a Pomigliano lanciando un nuovo modello piu aggiornato e completo. Una decisione che segna una svolta: invece di delocalizzare, la piu grande azienda italiana decide che vale ancora la pena di investire in Italia, nonostante l\u2019attrazione delle zone a basso costo della manodopera.<\/p>\n<p>Ma, per garantire una prospettiva di successo, la Fiat di Marchionne ha bisogno di riportare la produttivit\u00e0 delle aziende italiana a livello delle consociate internazionali. Pomigliano si offre come il sito ideale, secondo la Fiat, per iniziare una nuova produzione a condizione di migliorare l\u2019utilizzo degli impianti che richiedono, tra l\u2019atro, una revisione di alcune norme contrattuali precedenti. La Fiat spinge per una maggiore flessibilit\u00e0 della manodopera, attraverso l\u2019aumento della turnazione e il ricorso agli straordinari a fronte degli andamenti alterni dei mercati da una parte e ad avere maggiori garanzie sulla continuit\u00e0 del lavoro soprattutto attraverso il contenimento dell\u2019assenteismo considerato anomalo, dall\u2019altra. In breve la Fiat vuole flessibilit\u00e0 della manodopera, assenteismo limitato, meno interruzioni collettive dovute a pause o a scioperi durante la vigenza dei contratti. Dopo una non facile trattativa la Fiat raggiunge un accordo, come gi\u00e0 ricordato, con la maggioranza delle sigle sindacali: Fim-Cisl, Uilm-Uil, Ugl e Fismic. Ma qui arriva la problematicit\u00e0, la Fiom-Cigl , guidata dal nuovo segretario Landini in sostituzione del dimissionario Rinaldini, rifiuta di sottoscrivere il nuovo accordo. La ragione addotta dalla Fiom-Cgil \u00e8 che il nuovo accordo intacca diritti intangibili dei lavoratori, garantiti dal Contratto Collettivo Nazionale Lavoratori \u2013CCNL- Metalmeccanici e dalle stesse leggi, quali il diritto allo sciopero e al libero esercizio dei lavoratori in quanto cittadini di usufruire dei permessi garantiti per legge, quali ad esempio le assenze durante le elezioni.<\/p>\n<p>La Fiat insiste che un consenso di massa \u00e8 necessario per avventurarsi in un investimento ritenuto strategico e fa presente che, in caso di assenso, le prospettive di sviluppo dello stabilimento Fiat e soprattutto dell\u2019indotto portera benefici piu che positivi non solo per i lavoratori Fiat, ma anche per tutto il tessuto socio economico della zona. Di fronte il ripetuto rifiuto della Fiom-Cgil a sottoscrivere l\u2019accordo, la Fiat punta su un referendum tra i lavoratori. La Fiom protesta indicando che il referendum \u00e8 illegittimo perche indetto sotto il \u201cricatto\u201d del ritiro degli investimenti. L\u2019opposizione della Fiom su questo punto non appare del tutto sostenuta dalla segreteria generale della CGIL che, pur sostenendo le ragioni della Fiom, non assume posizioni rigide contro il referendum, anzi invita i lavoratori a partecipare e votare si all\u2019accordo.<\/p>\n<p>Ma l\u2019esito de referendum non da il risultato sperato dalla Fiat. \u201cSolo\u201d il 63% \u00e8 a favore del nuovo accordo. Significa che una buona quota di lavoratori non iscritti alla Fiom-Cgil, che sulla carta rappresenta meno del 20% dei lavoratori di Pomigliano, vota a favore della posizione della Fiom. Passano alcune settimane di riflessione in cui tutti i protagonisti interessati si aspettano un pronunciamento della Fiat. Cosa far\u00e0 l\u2019amministrazione Marchionne? Rivedra il piano di investimenti con gravi ripercussioni future sociali e occupazioni nella zona, o manterra intatti i piani originali?<\/p>\n<p>Le pressioni politiche aumentano perche la Fiat mantenga le promesse iniziali, visto che il referendum ha comunque espresso una maggioranza a favore del nuovo accordo. Finalmente la Fiat rompe il silenzio e decide di andare avanti con i piani di investimento previsti dicendo di voler ottemperare alle promesse e lavorare con i sindacati che hanno sottoscritto l\u2019accordo<sup>4<\/sup>. La Fiom insiste che la Fiat deve riprendere il negoziato ex novo e protesta per non essere piu stata convocata agli incontri successivi con l\u2019azienda.<\/p>\n<p>I toni si inaspriscono. La Fiom accusa direttamente l\u2019AD Marchionne di voler sconvolgere leggi e contratti intaccando diritti inalienabili dei lavoratori e di voler umiliare il sindacato oltre che penalizzare oltremodo i lavoratori sottoposti a ritmi di lavoro piu che severi. Piu prudenza nei toni viene usata dalla segreteria generale della CGIL e dei politici sia locali che nazionali, che insistono sulla bonta e necessita degli investimenti Fiat. Risalta soprattutto la linea piu cauta, rispetto a quella della Fiom, della Segreteria generale della Cgil che si rende conto del serio rischio di isolamento della Fiom e della stessa confederazione.<\/p>\n<p>La Fiat fa sapere che non ci sono alternative all\u2019accordo sottoscritto con la maggioranza delle sigle sindacali: l\u2019azienda ha bisogno di riportare la produttivit\u00e0 ai livelli internazionali. La tensione si acutizza allorquando l\u2019AD Marchionne annuncia poco dopo, che una importante produzione prevista a Torino Mirafiori, la Fiat 0, sara spostata in Serbia<sup>5<\/sup>. A questo punto l\u2019allarme diventa generale e le voci che si oppongono alla delocalizzazione Fiat si fanno piu numerose. Alcuni commenti appaiono severi e suonano in questi termini: \u201dMarchionne vuole far pagare ai sindacati e lavoratori il mancato assenso di massa sperato da parte dei lavoratori Fiat e soprattutto vuole umiliare il sindacato. Le scelte di Marchionne sono inaccettabili. Il governo deve intervenire. La Fiat non puo ricevere aiuti finanziari dall\u2019Italia (riferimento alle gestioni precedenti degli Agnelli) e poi abbandonare i siti italiani per un maggior profitto. Marchionne non si interessa dei lavoratori e delle loro famiglie. La Fiat fa scelte unilaterali, non coinvolge piu il sindacato\u201d.<\/p>\n<p>Anche notevoli esponenti della cultura quali, il noto sociologo Luciano Gallino, denunciano la Fiat di Marchionne di incoerenza e opportunismo con il risultato di deteriorare il clima delle Relazioni Industriali con il \u201cpretesto di voler portare l\u2019utilizzo degli impianti a situazioni non paragonabili come l\u2019 Est europeo e\/o paesi in via di sviluppo\u201d<sup>6<\/sup>. La Fiat rassicura che lo spostamento della produzione della linea Fiat 0 in Serbia non compromettera l\u2019occupazione a Mirafiori perche esistono altre opportunit\u00e0 per lo stabilimento torinese. E comunque non cede alle nuove pressioni politiche, sindacali e del mondo della cultura, anzi si spinge ancora piu in l\u00e0 ipotizzando la disdetta del CCNL metalmeccanici per lo stabilimento di Pomigliano d\u2019Arco alla scadenza naturale de contratto prevista per la fine del 2011, svincolandosi cosi dagli impegni contrattuali precedenti su la Fiom ha fatto uno dei suoi punti di forza.<\/p>\n<p>Interrogativi e riflessioni<\/p>\n<p>A questo punto vale la pena fare una riflessione il piu possibile obbiettiva e svincolata da posizioni pre-costituite di parte. Alcune domande si pongono in maniera stringente.<\/p>\n<p>L\u2019amministrazione Fiat guidata da Marchionne non segue piu una prassi consolidata da anni e cio\u00e8 quella di informare preventivamente ed eventualmente contrattare con il sindacato e con i Poteri Pubblici i piani di investimento e sviluppo occupazionale in Italia. Significa che la Fiat vuole emarginare il sindacato e trascurare le proprie responsabilita sociali?<\/p>\n<p>Di fronte alle insistenze Fiat di migliorare la produttivit\u00e0 degli impianti il sindacato si \u00e8 diviso. Chi sta facendo o non sta facendo i veri interessi dei lavoratori, dell\u2019occupazione e dello sviluppo socio-economico locale? La Fiom Cigl che resiste su punti ritenuti irrinunciabili per i lavoratori e denuncia l\u2019accordo come incostituzionale o il resto dei sindacati che comunque giudica positivo l\u2019accordo in vista degli sviluppi futuri che propone?<\/p>\n<p>Quali saranno le ripercussioni sullo sviluppo delle Relazioni Industriali in Italia soprattutto dei grandi gruppi industriali a seguito delle innovazioni proposte e conseguite dal Gruppo Fiat?<\/p>\n<p>Questi ed altri interrogativi si pongono per chiunque si interessi di Relazioni Industriali e ripercussioni occupazionali e sociali. La Fiat infatti rappresenta il piu grande gruppo industriale privato del paese. Inevitabili saranno le conseguenze sui rapporti sindacali e delle relazioni industriali in senso lato, comprendendo quindi i poteri pubblici sia locali che nazionali.<\/p>\n<p>Riguardo al primo punto, \u00e8 innegabile che l\u2019amministrazione Fiat guidata da Marchionne sta segnando una nuova prassi rispetto al recente passato. Ma l\u2019impresa ha la liberta e il diritto di fare le proprie scelte, in materia di investimenti senza subire preventivi veti ne da parte politica ne da parte sindacale. E la logica delle aziende che competono nel libero mercato a livello globale. Questo principio, di per se evidente in un\u2019economia a libero mercato nel contesto della globalizzazione, non \u00e8 tanto evidente se si considera la peculiarit\u00e0 del capitalismo italiano riferito alle grandi aziende e soprattutto alla Fiat. E innegabile che nel passato la Fiat abbia goduto di sostegni politici e finanziari non indifferenti a scambio di investimenti piu orientati ad un ipotetico sviluppo di aree considerate depresse. E significativo a questo riguardo che, quattro dei cinque stabilimenti auto in Italia sia collocato nel Mezzogiorno. Questi precedenti che cosa significano ? Che se la Fiat ha goduto per tanti anni di sostegni vari da parte dei Poteri Pubblici e anche dalle forze politiche sostenute e a loro volta favorevoli al sindacato, ora deve assecondare aspettative non compatibili con le logiche economiche e industriali?<\/p>\n<p>Ma non sono soltanto gli investimenti e conseguentemente i piani di sviluppo ad essere in questione ma la stessa Organizzazione Del Lavoro &#8211; ODL &#8211; che piu da vicino tocca i lavoratori attuali. E legittimo per l\u2019azienda spingere le riforme dell\u2019ODL ipotizzando, in caso di un mancato consenso, il ritiro degli investimenti? La minaccia della ricollocazione degli impianti non \u00e8 forse un\u2019arma contrattuale non corretta perche costringerebbe la controparte ad accettare condizioni di lavoro troppo gravose per i lavoratori coinvolti?<\/p>\n<p>Ambedue le argomentazioni appaiono di per se legittime specie in riferimento alle prassi passate.<\/p>\n<p>Ma l\u2019amministrazione Marchionne ha altrettanto punti di forza. I numeri sembrano darle ragione. Da quando Marchionne ha adottato questo metodo \u201cunilaterale\u201d di decidere, l\u2019azienda si e trasformata da un\u2019impresa improduttiva ad una azienda dinamica che produce ricchezza, occupazione e sviluppo in diverse parti del mondo. D\u2019altronde, Il contesto internazionale in cui la Fiat si muove e cambiato radicalmente rispetto alle vecchie gestioni Agnelli: il mercato e diventato ancora piu globalizzato e a fronte di una riconosciuta sovrapproduzione di automobili del 35-40% a livello mondiale, solo le aziende piu dinamiche e virtuose riusciranno a sopravvivere ed eventualmente a svilupparsi<sup>7<\/sup>. D\u2019altra parte, l\u2019amministrazione Marchionne si sente del tutto svincolata dalle vicende politico-sindacali del passato. Marchionne in questo senso gode di una posizione che altri amministratori delegati (pensiamo alla figura storica di Romiti a cui Marchionne e stato paragonato dal ben noto ex sindacalista di spicco Cofferati) non avevano. Marchionne e un manager diverso che viene dalla diaspora degli italiani all\u2019estero. Si \u00e8 formato a Toronto, all\u2019ombra di Detroit, la sede storica dell\u2019industria automobilistica Nord americana. Ragiona in termini globali svincolati dalle atipiche complessita italiane ritenute estranee alle logiche industriali da parte di molti osservatori economici internazionali che vedono l\u2019Italia un territorio a dir poco problematico per gli investimenti. Chi ha vissuto per un tempo considerevole all\u2019estero, difficilmente dissente da tali preoccupazioni. In Italia tutto sembra piu difficile o perlomeno piu complesso per decidere e realizzare, specie in campo imprenditoriale. Marchionne si presenta con le carte in regola. Lui, con le amministrazioni precedenti non ha nulla a che vedere. Anzi, dalla recente crisi 2008-09, che ha investito in modo senza precedenti il settore auto, la Fiat, uno dei rari casi tra le case automobilistiche mondiali, non ha ottenuto ne chiesto nessun intervento diretto a suo esclusivo favore da parte dello Stato. Non altrettanto si puo dire delle aziende francesi, tedesche e soprattutto americane (GM e Chrysler), alcune delle quali sarebbero andate in sicuro fallimento senza l\u2019intervento dei Poteri Pubblici.<\/p>\n<p>Sul piano della ODL e dell\u2019utilizzo degli impianti, vale la pena citare alcuni numeri. In Italia la Fiat ha cinque stabilimenti industriali nel solo settore auto (Mirafiori-Piemonte; Cassino-Lazio; Pomigliano d\u2019Arco- Campania; Melfi-Basilicata; Termini Imerese-Sicilia) con un\u2019occupazione complessiva pari a 22.000 addetti. La produzione annuale dei cinque stabilimenti si aggira attorno alle 650.000 vetture. Ebbene, in Brasile la Fiat ha un solo stabilimento a Betim che con 9500 addetti, meno della met\u00e0 di tutti gli occupati in Italia del settore auto, produce una media di 730.000 vetture l\u2019anno, ossia piu dell\u2019insieme degli stabilimenti italiani. Lo stabilimento a Trychy in Polonia con \u201csoli\u201d 6100 dipendenti produce una media di 600.000 vetture l\u2019anno, tra cui la Panda che ha riscosso risultati veramente interessanti. Altrettanto si puo dire di altri stabilimenti Fiat all\u2019estero come a Bursa in Turchia.<\/p>\n<p>Questi dati fanno veramente riflettere sul futuro degli utilizzi degli impianti. Come non migliorare la produttivit\u00e0 negli stabilimenti italiani? Quale interlocutore serio puo ignorare queste a dir poco anomalie italiane? O i lavoratori e sindacati accettano di portare la produttivit\u00e0 se non a pari ma almeno vicina ai livelli degli stabilimenti esteri, o l\u2019azienda avr\u00e0 ben poche possibilit\u00e0 di continuare le produzioni in Italia. Un irrigidimento su questo punto da parte sindacale andrebbe a contraddire proprio le aspettative piu pressanti a quanti stanno a cuore punti vitali come l\u2019occupazione e lo sviluppo. E che seguendo logiche sindacali orientate a tutelare i vecchi diritti si ottiene il risultato esattamente opposto a quello sperato: meno occupazione e meno sviluppo!<\/p>\n<p>In altre parole l\u2019azienda per essere socialmente utile deve essere in condizione di creare vera ricchezza e non fittizia sostenuta da logiche assistenziali, come spesso \u00e8 accaduto nel passato. E storicamente l\u2018Italia, troppo abituata ad un capitalismo di comodo, che pretendeva i benefici della libera impresa ma non voleva assumerne i rischi propri dell\u2019imprenditoria di libero mercato sostenuta com\u2019era da un rapporto privilegiato e assistito con i Poteri Pubblici, ha difficolta ad accettarlo. Vedi in proposito l\u2019autorevole studio di Guido Baglioni<sup>8<\/sup>. Su questo punto \u201cnon esiste si ma, ma soltanto un chiaro si o un chiaro no\u201d, sostiene Marchionne. Se non riceviamo un si convinto, dobbiamo ridimensionare gli investimenti in Italia, sostiene ora la Fiat.<\/p>\n<p>La recente decisione di spostare la produzione della Fiat in Serbia si poggia su argomentazioni simili. In Serbia, non solo la Fiat non trova ostacoli ma viene accolta a braccia aperte. Tutti sono pronti a collaborare. Bella forza, replicano alcuni, li la tradizione sindacale non esiste. Ma \u00e8 proprio vero? La Serbia, parte della ex Iugoslavia dove si applicava la co-gestione, era a suo tempo considerato un luogo ideale per i lavoratori. Ora i lavoratori cola sono disposti a salari piu bassi e a condizioni piu severe nell\u2019ODL rispetto al passato. Hanno capito che la Fiat non vuole penalizzare lavoratori e sindacato ma promuovere un\u2019investimento sano e con esso, occupazione e sviluppo. E che dire dei sindacati United Auto Workers &#8211; UAW- Usa, e Canadian Auto Workers &#8211; CAW &#8211; che hanno accettato condizioni ampiamente piu restrittive rispetto al passato e che hanno, allo stesso tempo, ben accolto la nuova logica aziendale dettata da Marchionne per il gruppo Chrysler, oramai amministrata da Fiat . I sindacati USA e Canadesi hanno consentito a concessioni straordinarie alla Chrysler pur di salvare l\u2019azienda e l\u2019occupazione sia in termini di stipendio, per alcune categorie sceso addirittura al 50% da $ 28 a $ 14 l\u2019ora, di classificazioni del personale e di numerosi \u201cfringe benefits\u201d<sup>9<\/sup>. Eppure tutto si puo dire eccetto che UAW (United Automobile Workers) e CAW (Canadian Automobile Workers) siano sindacati accomodanti, per chi conosce un poco la storia del sindacato Nord americano dell\u2019auto. I loro dirigenti hanno visto la situazione di criticita dell\u2019industria americana dell\u2019auto ed hanno accettato ben volentieri la cura Marchionne, piu volte applaudito dagli stessi lavoratori Chrysler e lodato dallo stesso Obama<sup>10<\/sup>. I risultati di tale collaborazione non si sono fatti aspettare. In poco piu di un anno la Chrysler, da una situazione disperata, ha ricominciato a crescere in produzione ed occupazione ed ha ora buone possibilit\u00e0 di sviluppo sia in Nord America che all\u2019estero. Simile cosa si puo dire dei sindacati della Polonia dove la Fiat ha un punto di forza.<\/p>\n<p>Ma con queste argomentazioni siamo gia passati alla seconda riflessione: la reazione sindacale. Come noto la vicenda Pomigliano ha diviso seriamente il sindacato. Fim-Cisl, Uilml-Uil, Ugl e Fismic hanno accettato e firmato l\u2019accordo giudicato come anti contrattuale e anti costituzione dalla Fiom-Cgil. Tale accordo non sarebbe legittimo perche intacca diritti inalienabili quali il diritto del ricorso allo sciopero e i permessi per distacchi per onorare incombenze pubbliche garantite per legge. La Fiat dice che non esiste nessun sopruso contrattuale ne di legge ma solo la garanzia di non sospendere la produzione per troppo assenteismo o conflittualit\u00e0 anomala, comportamenti non estranei in passato tra le maestranze di Pomigliano e riconosciuti anche da autorevoli esponenti del PD, notoriamente piu vicini alle posizioni sindacali, tra i quali l\u2019On. Veltroni<sup>11<\/sup>. Inoltre, deroghe ai contratti sono una prassi normale specie nel settore metalmeccanico dove esistono situazioni di settori e di dimensioni aziendali molto differenziate per cui, porre dei limiti allo sciopero peraltro contenuti, non significa affatto eliminarne il diritto, quanto piuttosto di regolarlo, come \u00e8 prassi comune in numerosi accordi contrattuali (vedi settore trasporti) e in molti altri paesi di vecchia tradizione sindacale. Ma quello che fa riflettere maggiormente non \u00e8 tanto la polemica dell\u2019interpretazione dell\u2019accordo tra Fiat e Fiom-Cgil, quanto piuttosto la spaccatura sindacale. Se le argomentazioni della Fiom- Cgil sono fondate e le severe accuse di illegittimita sono veritiere, come mai gli altri sindacati hanno deciso di non accettarle? Forse che a Cisl, Uil, Ugl e Fismic non interessano i diritti inalienabili dei lavoratori o forse hanno condiviso la preoccupazione aziendale che i lavoratori di Pomigliano non lavorino abbastanza e si assentino troppo? O forse, piu semplicemente hanno ceduto alle pressioni aziendali dimenticando la missione del sindacato di difendere i lavoratori e la classe operaia piu in generale? Queste accuse non sono state cosi esplicitate dalla Fiom-Cgil, ma sono chiaramente implicite nella scelta dei loro dirigenti di rifiutare la firma del contratto e nella serieta delle motivazioni addotte. Piu serie sono le motivazione addotte per il rifiuto dell\u2019accordo, di riflesso piu profonde si pongono le spaccature sindacali.<\/p>\n<p>Un punto che \u00e8 stato non del tutto sottolineato dai commentatori e mass media \u00e8 che i sindacati, al di fuori della Fiom-Cgil, sottoscrittori dell\u2019accordo con Fiat hanno accettato una sfida notevole che si pone controcorrente rispetto ad un certo populismo che cerca un facile consenso dei lavoratori. Secondo questa impostazione Cisl-Uil-Ugl, Fismic hanno fatto una scelta che non significa affatto la rinuncia dei propri diritti. Anzi, riflette una delle tradizioni piu autentiche del sindacalismo italiano piu maturo. E mi spiego. E risaputo dagli osservatori piu attenti che la contrattazione collettiva ha diverse connotazioni. Essa consiste, tra l\u2019altro, in uno scambio tra continuit\u00e0 del lavoro e benefici presenti e\/o futuri per la classe operaia, richiamando alla memoria il celebre teorema sullo scambio politico di Alessandro Pizzorno<sup>12<\/sup>. E nella tradizione del sindacato italiano fare concessioni, ad esempio sul campo salariale e delle condizioni di lavoro in senso lato, a fronte di benefici non immediati ma futuri, vedi politiche dei redditi. E questo un sindacalismo di grande responsabilit\u00e0 anche se rischia di alienare temporaneamente i propri iscritti che vedono compromessi alcuni dei cosiddetti diritti acquisiti. Non solo la posizione Cisl, Uil,Ugl, Fismic e un cedimento di fronte ai presunti ricatti dell\u2019azienda, ma \u00e8 una scelta motivata, piena di consapevolezza che altra via all\u2019accordo non esiste se si vuole davvero salvare l\u2019occupazione e lo sviluppo. Altro che cedimento alle posizioni padronali!<\/p>\n<p>Secondo questa ultima interpretazione viene spontaneo chiedersi: ma allora \u00e8 la Fiom a essere miope e legata a schemi ideologici del peggiore passato che non permettono le scelte piu coerenti con i veri interessi dei lavoratori ? Ad attenuante della posizione Fiom, si pongono i precedenti secondo i quali dissidi seri tra Cgil e gli altri sindacati maggiormente rappresentativi, sono diventati prassi recente nella relazioni tra i sindacati. Negli ultimi paio d\u2019anni la Cgil ha indetto azioni, proclamato scioperi generali e rifiutato di sottoscrivere contratti che gli altri sindacati hanno ritenuto non solo legittimi ma positivi per i lavoratori e che comunque sono stati applicati anche agli iscritti della Cgil. Vedi gli accordi interconfederali tra cui quello storico del Febbraio \u201984 conosciuto come l\u2019accordo di San Valentino sulla scala mobile, l\u2019accordo Quadro del 22\/1\/09 conosciuto come patto per il lavoro, per arrivare all\u2019ultimo rinnovo CCNL dei metalmeccanici dell\u2019ottobre 2009 non firmato dalla Fiom-Cgil<sup>13<\/sup>. Senza questi precedenti, difficilmente il gruppo dirigenziale Fiom avrebbe preso una simile decisione che ha messo a rischio l\u2019intero investimento di Pomigliano e che ha innescato prospettive preoccupanti per i lavoratori non solo della Fiat. E anche questo un atteggiamento che fa riflettere. Comprensibile appare la reazione di esponenti degli altri sindacati. La Fiom \u00ab\u00e8 fuori dal mondo\u00bb per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che giudica l&#8217;accordo di Pomigliano sul solco di altre intese. \u00abSaranno 20 anni \u2013 sottolinea \u2013 che ogni nuovo investimento al Sud viene effettuato con accordi di start up in deroga, siglati da Cisl, Cgil e Uil, pur di far partire l&#8217;occupazione\u00bb. Soddisfatto Rocco Palombella (Uilm): \u00abAbbiamo creato le condizioni per l&#8217;investimento della Fiat \u2013 spiega \u2013 se i lavoratori non saranno d&#8217;accordo ne trarremo le conseguenze, altrimenti andremo a ratificare l&#8217;intesa\u00bb. Per Roberto di Maulo (Fismic) \u00abcon l&#8217;intesa si afferma la possibilita di sviluppare l&#8217;industria manifatturiera nel paese e soprattutto nel Mezzogiorno, capace di attrarre investimenti per sviluppo e occupazione\u00bb<sup>14<\/sup>.<\/p>\n<p>Una considerazione di fondo che si puo trarre da questi eventi ora accennati, \u00e8 che l\u2019intransigenza della Fiom dimostra come l\u2019ideologia di stampo marxista, a cui la Cgil si \u00e8 ispirata nel passato, non sia ancora morta come alcuni hanno da tempo sostenuto. Il crollo del socialismo reale e in primo della caduta del muro di Berlino e la susseguente disgregazione della Unione Sovietica, sembrava a molti coincidere con la cancellazione definitiva dell\u2019eredit\u00e0 ideologica marxista che tanto ha influito sui rapporti sociali, politici e sindacali dell\u2019Italia del dopoguerra. Ma le recenti divisioni sindacali dimostrano che esistono fasce importanti nella societ\u00e0 e cultura italiani ancora legate, ad esempio all\u2019interpretazione marxista della storia e del conflitto di classe, seppure con tonalit\u00e0 e differenziazioni semantiche diverse rispetto al passato. Difficilmente si sente ancora parlare di \u201ctracotanza, ricatto, provocazione, intimidazioni \u201cpadronali e di forze legate al capitale che non possono che fare gli interessi comunque contrari alla classe operaia a prescindere dalle doti personali e delle buone intenzioni di alcuni manager, perche condizionati dalle \u201clogiche perverse del capitalismo\u201d. Tali linguaggi appaiono oggi attenuati o usati in modo sporadico, ma rimane il fatto che l\u2019ideologia marxista non \u00e8 morta e che trova ancora un certo appello presso una parte dei protagonisti sindacali e della culture per cui le scelte padronali vanno viste con sospetto e scetticismo che si possono esprimere nei seguenti termini: \u201cDal padrone ci si puo aspettare poco di buono perche strutturalmente legato agli interessi del capitale e dell\u2019azienda che sono opposti a quelli dei lavoratori\u201d. Inevitabile lo scontro tra un\u2019ideologia sviluppatasi in un contesto sociale conflittuale permanente e un sindacato moderno che guarda con realismo alla complessit\u00e0 dei problemi, tenendo presente il contesto internazionale del settore. Invece, gli schemi marxisti, quali la dittatura del proletariato, l\u2019esercito industriale di riserva, la necessit\u00e0 per gli imprenditori di mantenere salari a livelli di mera sussistenza, sono assolutamente insufficienti per interpretare la complessit\u00e0 e la frammentazione della realt\u00e0 attuale. Arroccandosi su posizioni di principio piu di carattere pseudo-morali che riferiti alla realt\u00e0 attuale, la Cgil, il maggiore sindacato italiano, rischia di isolarsi dal movimento sindacale nell\u2019attuale contesto nazionale ed internazionale e di fare battaglie contro l\u2019evidenza dei fatti . Forse che gli altri sindacati italiani e quelli americani, per citare l\u2019esempio Chrysler ora parte della Fiat, hanno meno a cuore i diritti dei lavoratori? Sono tutti gli altri sindacati diventati irresponsabili e insensibili verso i diritti dei lavoratori? Chiaramente non la pensano cosi gli altri sindacati sottoscrittori dell\u2019accordo di Pomigliano e della Chrysler. In occasione dell\u2019ultimo rinnovo del contratto Metalmeccanici non sottoscritto dalla Fiom e dalle successive polemiche innescate dalla Cgil, il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, si esprimeva in questi termini: \u00abL&#8217;accordo sul contratto dei metalmeccanici \u00e8 davvero ottimo e rappresenta un fatto positivo per il clima generale del paese&#8230;Fare sindacato non \u00e8 solo protestare o porre veti, ma sapersi assumere le proprie responsabilita, soprattutto in un momento di grave crisi economica, conciliando le proprie posizioni culturali con quelle degli altri, sempre nell&#8217;interesse generale\u00bb. E il segretario della Uil Luigi Angeletti sottolineava come sia \u00abla prima volta che rinnoviamo un contratto prima della sua scadenza. Il fatto che la Fiom non abbia firmato non e una notizia. In dieci anni hanno firmato un solo rinnovo accampando ogni volta pretesti diversi\u00bb<sup>15<\/sup>.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le possibili influenze di queste vicende sul futuro delle relazioni industriali, \u00e8 difficile immaginare che le tensioni tra la piu grande azienda italiana e tra i sindacati stessi su argomenti considerati di primaria importanza dalle parti sociali, Poteri Pubblici inclusi, rimanga senza conseguenze nel futuro. Alcuni osservatori hanno intravisto tale possibilita allorquando piu di un autorevole esponente politico ha espresso parere favorevole all\u2019accordo di Pomigliano, purche non diventi un precedente applicabile ad altre realta industriali<sup>16<\/sup>.<\/p>\n<p>Le prime avvisaglie che l\u2019accordo di Pomigliano rappresenti una svolta per le RI le si possono intravedere meglio se si considerano i successivi sviluppi seguiti alle polemiche sull\u2019accordo stesso. L\u2019amministrazione Marchionne, di fronte alla opposizione della Fiom e della tiepida reazione dei lavoratori a favore dell\u2019accordo, ha deciso non solo di modificare il piano di investimento della Fiat 0 portandola in Serbia, ma ha prospettato l\u2019idea di ritirarsi limitatamente, per ora, allo stabilimento di Pomigliano (che sara conglobato in una nuova societa \u201cNewCo\u201d) dalla Associazione industriale di Napoli associata alla Confindustria (l\u2019associazione imprenditoriale che firma i contratti nazionali dell\u2019industria) alla naturale scadenza del CCNL prevista per la fine del 2011, svincolandosi quindi dagli obblighi contrattuali ivi contenutivi. Se una parte del sindacato non \u00e8 disposta a firmare facendosi forza sul vigente CCNL allora, dice la Fiat, facciamo uscire Pomigliano dal contratto nazionale. Tale prospettiva, impensabile solo qualche tempo fa, sarebbe veramente un fatto dalle conseguenze inimmaginabili. Marchionne ha osato toccare uno dei santuari sacri delle Relazioni Industriali sviluppatesi in Italia nell\u2019ultimo dopoguerra. Significherebbe dare il via ad una contrattazione aziendale in sostituzione e non piu a complemento del CCNL. Tale prospettiva potrebbe essere piena di sviluppi, sfide ed anche insidie. Ma tocca un punto non piu rinviabile nello scenario del rapporto industria-sindacati. E da tempo che aziende industriali vedono nel CCNL un ostacolo piu che uno strumento di lavoro e non perche, come alcuni insinuano, i padroni non vogliono il sindacato, ma piuttosto per adeguare la contrattazione alle situazioni diversificate di settore, di problematiche locali di territorio e di esigenze aziendali e delle maestranze che sono spesso diverse dalla media degli altri stabilimenti. L\u2019accordo di Pomigliano ha messo in risalto anche tale aspetto, ossia la necessit\u00e0 di accordi aziendali ad hoc. Cio costituisce un problema per il CCNL secondo un sindacato sottoscrittore del CCNL? Allora usciamo dal contratto, sostiene ora la Fiat. Per la verita, vie alternative ci sarebbero alla fuoriuscita dal CCNL. Una di queste e di inserire nel CCNL una normativa diversa per il settore auto, il che permetterebbe il mantenimento del contratto, oppure, far esercitare alla contrattazione aziendale la possibilit\u00e0 di patti in deroga al contratto. In realt\u00e0 tali situazioni gi\u00e0 esistono e le parti ne fanno ampiamente uso. Si tratterebbe solo di espandere tali comportamenti senza per questo disdire i contratti. Ma non e solo da parte imprenditoriale che si invoca una riforma contrattuale in tal senso. Anche i sindacati, almeno alcuni e notoriamente la Cisl, da tempo invocano una preponderanza degli accordi locali limitando le normative del CCNL alle garanzie di base per poi lasciare piu mano libera alla contrattazione aziendale e di territorio. Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, cosi si esprimeva nel corso del recente congresso Cisl sulla contrattazione: \u201cSi apre per la Cisl una \u2018nuova fase\u2019 della contrattazione: sempre piu sentita e la necessita di percorrere vie negoziali nuove e di integrare ed aggiornare quelle esistenti. Bisogna spingere sugli accordi integrativi, aziendali e territoriali per legare di piu i salari alla produttivita e favorire le condizioni per l&#8217;accesso dei lavoratori dipendenti al capitale delle aziende. Sara questo il vero banco di prova del sindacalismo italiano\u201d<sup>17<\/sup>. Altri si esprimono piu o meno in termini simili. E chiaro che gli strumenti, e il CCNL e uno di questi, vanno modificati a seconda del contesto in cui lavoratori ed imprese vanno operando, pena l\u2019uscita dall\u2019attivita produttiva e la riduzione dell\u2019occupazione. La natura stessa della contrattazione collettiva \u00e8 di per se adattabile, flessibile, il che la differenzia dalla legislazione in senso stretto. Altrimenti si potrebbe regolare tutto per legge come fanno gli Stati autoritari. Ma se per questioni ideologiche o prassi legate al passato, si considera il CCNL immutabile, almeno nelle sue parti normative, alla stregua di un testo sacro, allora viene a cadere uno strumento fondamentale nei rapporti sindacati-imprese. Il CCNL puo sopravvivere benissimo in presenza di un\u2019autonomia piu ampia della contrattazione locale ed aziendale. Che timore ha la Cgil in questo senso? La storia delle RI in Italia insegna ampiamente che le posizioni di rigidita non pagano, anzi sono dannose. Chi non ricorda le posizioni: \u201dLa scala mobile non si tocca\u201d, \u201cI diritti costituiti non si toccano\u201d, slogan che hanno perso la loro efficacia di fronte all\u2019evoluzione dell\u2019industria e della societa? Eppure spazi di convergenza tra imprese, lavoratori e sindacati per conseguire miglioramenti in campo occupazionale, salariale e normativo ci sarebbero. Eccome! Che senso ha arroccarsi su posizioni preconcette passate quando ci sono elementi e possibilita di progresso per tutte le parti?<\/p>\n<p>Sfide ed opportunit\u00e0<\/p>\n<p>Le recenti divisioni sindacali specie nel settore industriale, piu degli altri coinvolto nel contesto della globalizzazione, mettono tuttavia in risalto alcuni problemi di fondo tra i quali: Fino a che punto \u00e8 conveniente seguire la logica della produttivita e degli utilizzi degli impianti di fronte alla concorrenza dei paesi a basso costo di manodopera e dove e meno problematico il ricorso alle flessibilita? Forse che questa strada non porta prima o dopo ad una rincorsa a chi lavora di piu e costa meno rinunciando a prassi e diritti consolidati da tempo? E ancora, come coniugare la responsabilit\u00e0 sociale dell\u2019impresa con la necessit\u00e0 di essere competitivi in un mondo in cui la concorrenza \u00e8 diventata esasperata?<\/p>\n<p>Fino a che punto conviene diminuire il grado di conflittualit\u00e0 nelle RI a favore di uno spirito di cooperazione, vista la sfida a cui sono sottoposti lavoratori e aziende in un contesto globalizzato. Esistono questioni su cui le parti hanno interessi comuni?<\/p>\n<p>Questi interrogativi sono strettamente legati l\u2019un l\u2019atro e possibili soluzioni soddisfacenti si dovranno forzatamente intrecciare.<\/p>\n<p>Riguardo al primo interrogativo, le recenti divergenze tra sindacati proprio nel settore metalmeccanico pongono l\u2019urgenza di una riflessione di medio e lungo periodo. Se l\u2019unico modo per sopravvivere \u00e8 stare al passo con la concorrenza straniera, allora aspettiamoci tempi duri per chi lavora nelle imprese che si trovano a competere nello scacchiere internazionale, specie nei settori a cosiddetta tecnologia matura come \u00e8 il caso dell\u2019auto. Ma questo problema senz\u2019altro verosimile nel futuro piu o meno prossimo, si pone con piu stringenza nei paesi dove l\u2019utilizzazione degli impianti e la flessibilita della manodopera hanno gi\u00e0 raggiunto livelli difficilmente superabili. Le imprese italiane sono ancora ben lontane dagli standards di molti altri paesi concorrenti. Negli Stati Uniti, per citare un esempio di un paese non certo in via di sviluppo e dove la Fiat e ora presente con la consociata Chrysler, si lavora mediamente 200 ore all\u2019anno in piu rispetto all\u2019Italia, la flessibilita del lavoro \u00e8 piu ampia, i turni non sono un problema (anzi, creano occupazione), il costo lavoro non \u00e8 il doppio della retribuzione netta come in Italia ma meno di un terzo e via dicendo. Tuttavia la questione dei limiti all\u2019utilizzazione degli impianti e della manodopera bisognera porli prima o dopo per non peggiorare la qualit\u00e0 del lavoro e della vita. E qui siamo di fronte ad un problema che prima o dopo Poteri Pubblici, sindacati e aziende che operano in campo mondiale devono porsi. Il libero mercato si \u00e8 intensificato in modo esponenziale negli ultimi anni. Mentre le aziende si muovono con disinvoltura in un contesto globalizzato investendo, ricollocando produzioni e reti commerciali senza grossi problemi, i Poteri Pubblici e i rappresentanti dei lavoratori sono rimasti legati a schemi provinciali e nazionali, lontani da una logica globalizzata. Le legislazioni del lavoro, i contratti, le prassi sindacali sono assai diversificate e possono creare situazioni di ineguaglianza tra un paese e l\u2019altro. Sarebbe logico tentare un coordinamento, certamente non facile da realizzare, ma che si prospetta necessario per evitare delocalizzazioni ingiustificate e il peggioramento della qualita del lavoro e della vita piu in generale. Certo nell\u2019area del Mercato Comune Europeo, questa prospettiva e gia in atto ma i tempi sono lunghi per cui sono auspicabili iniziative ad hoc. Imprese internazionalizzate, come la Fiat, potrebbero cercare la cooperazione con i Poteri Pubblici e i sindacati dei vari paesi dove si trovano presenti, per creare condizioni di lavoro il piu possibile tra loro compatibili.<\/p>\n<p>Ma anche i sindacati possono fare la loro parte e qui passiamo al secondo punto. Anche il sindacato potrebbe e dovrebbe, se vuole mantenere forza contrattuale, accettare la sfida dell\u2019internazionalizzazione nel contesto della globalizzazione trasformandola in opportunita. I sindacati presenti in Fiat ora hanno la possibilit\u00e0 di tentare un coordinamento con gli altri sindacati all\u2019estero dove l\u2019azienda \u00e8 presente per concordare condizioni di lavoro comuni e magari legare una parte del premio di produzione a livello di gruppo globalizzato. Invece, i contatti tra sindacati a livello internazionale per ora si sono prevalentemente limitati ad iscrizioni a sigle europee ed internazionali, a scambi culturali, a inviti ai congressi, a generici propositi di solidarieta, ma raramente hanno iniziato un\u2019opera di coordinamento a livello contrattuale. Certo, questo richiede flessibilita mentale per accettare cambiamenti di comportamenti troppo anomali rispetto alle altre realt\u00e0 estere.<\/p>\n<p>E qui si puo riflettere sulle anomalie del sistema italiano, in primo la struttura del salario. E risaputo che i lavoratori italiani dell\u2019industria hanno i salari tra i piu bassi se confrontati ai paesi dell\u2019area Ocse eppure, e qui \u00e8 il paradosso, il costo del lavoro si colloca su livelli tra i piu elevati confrontati con gli stessi paesi. Perche il sindacato non preme piu di tanto su questo punto che porterebbe un beneficio consistente e a breve termine sia per i lavoratori e che per le stesse aziende ? Forse perche questo richiederebbe un\u2019alleanza con la controparte padronale? Ma allora torniamo al discorso ideologico, per cui si preferisce penalizzare i lavoratori e aziende pur di non allearsi su specifiche questioni di comune interesse con il \u201cnemico\u201d padronale. Anche gli imprenditori hanno tutto l\u2019interesse che il salario lordo venga snellito a favore dei lavoratori! Allevierebbe la conflittualit\u00e0 e le pressioni per continui legittimi aumenti del salario netto. E che dire dei giovani? I loro salari sono ancora piu bassi. Perche? Perche i datori di lavoro sono avari? In parte puo essere vero ma ci sono problemi strutturali che vengono costantemente ignorati. La verit\u00e0 di cui non si parla \u00e8 che uno dei principali motivi per cui i salari sono ridotti al minimo \u00e8 perche il grosso degli stipendi vanno a finanziarie un sistema pensionistico arcaico che i sindacati hanno difeso alla stregua della scala mobile. E mi riferisco soprattutto alle pensioni di anzianita. Chi le sta pagando? I lavoratori attivi e le imprese! E qui si apre uno di quegli scenari che hanno pochi precedenti nei paesi concorrenti con l\u2019Italia. Grazie ad un sistema pensionistico anomalo, in Italia ci sono tanti pensionati quanti lavoratori attivi. Il che significa che, in media, ogni lavoratore attivo deve sostenere almeno un pensionato! E risaputo infatti che le pensioni pubbliche di tutti i paesi, compresa l\u2019Italia, non hanno un fondo precedentemente costituito ma vengono finanziate dai prelievi previdenziali dei lavoratori stessi e dai datori di lavoro. Piu alta \u00e8 la quota dei pensionati, piu alto sara il prelievo contributivo per lavoratori ed imprese. Recenti interventi legislativi hanno apportato cambiamenti di tendenza in questo senso, ma troppo tempo \u00e8 stato lasciato passare senza apportare una riforma strutturale. Ci si \u00e8 limitati solo a continui ritocchi che non hanno trasformato i contenuti di fondo della materia, bensi hanno spesso contribuito a creare maggiori sperequazioni tra categorie di pensionati. L\u2019occupazione attiva in Italia \u00e8 anomala, troppo bassa se confrontata con gli altri paesi dell\u2019area Ocse. Il tasso di attivita, l\u2019occupazione giovanile, la struttura del salario sono argomenti di comune interesse tra imprenditori, sindacati, Poteri pubblici, lavoratori, aspiranti\u00a0lavoratori. Invece di mettere in atto comportamenti conflittuali sui punti di divergenza, perche non porre come priorit\u00e0 gli obiettivi di interesse comune come quelli or ora accennati? Possibili soluzioni porterebbero ad aumentare le risorse disponibili e ad ottenere benefici concreti per tutte le parti in causa. O la logica dei sospetti e dissensi rimane piu forte della necessita di cooperare? Chi ne risente di piu sono le fasci piu deboli, disoccupati, pensionati, salariati dipendenti proprio quelle categorie che il sindacato ha piu a cuore.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da augurarsi che la vicenda Fiat possa convincere i protagonisti piu responsabili delle RI a mettere da parte interessi di parte, accettare le sfide della globalizzazione, trasformarle in opportunita al fine di allargare l\u2019occupazione, facilitare lo sviluppo e migliorare la qualit\u00e0 del lavoro e della vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0New York Times, \u201cGM out of Fiat alliance\u201d,\u00a0<em>NY<\/em>, Feb.15, 2005;<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>\u00a0BBC Business News, London, July 2, 2010;<\/p>\n<p><sup>3<\/sup>\u00a0France 24 International,\u201d Fiat must modernize or fail\u201d, Paris, 28\/7\/2010;<\/p>\n<p><sup>4<\/sup>\u00a0Rai News 24, \u201cAvanti con chi e d\u2019accordo\u201d,Torino, 23\/6\/10;<\/p>\n<p><sup>5<\/sup>\u00a0Il Sole 24 Ore, \u201cTroppe incertezze: Fiat sposta in Serbia la monovolume L Zero, Roma, 22\/7\/10;<\/p>\n<p><sup>6<\/sup>\u00a0Luciano Gallino, \u201c La globalizzazione dell\u2019operaio\u201d,\u00a0<em>La Repubblica<\/em>\u00a014\/6\/10;<\/p>\n<p><sup>7<\/sup>\u00a0Fabio Sciarra, \u201cMarchionne: L\u2019Europa deve risolvere i problemi della sovrapproduzione nel settore auto\u201d,<em>\u00a0Auto Blog<\/em>.it, 9\/12\/09;<\/p>\n<p><sup>8<\/sup>\u00a0Cfr. Guido Baglioni,\u00a0<em>L\u2019ideologia della borghesia industriale nell\u2019Italia liberale<\/em>, Einaudi, 1997;<\/p>\n<p>Cfr. Worforce Management , April 28,09; World Socialist Web Site, October 24, 07 L&#8217;accordo tra sindacati (UAW e CAW) e FIAT-Chrysler dell\u2019Aprile 2009 approvato all\u2019unanimita dai lavoratori che ha contribuito a salvare l\u2019occupazione per 53.000 occupati, prevede, tra l\u2019altro, un rilevante contenimento dei costi ed interventi in materia di orari e trattamenti economico tra cui:<\/p>\n<p>&#8211; computo delle maggiorazioni di straordinario solo dopo la quarantesima ora;<\/p>\n<p>&#8211; rinuncia, negli anni 2010 e 2011, alla festivita successiva al giorno di Pasqua;<\/p>\n<p>&#8211; riduzione dei minuti di pausa al giorno da 46 a 40;<\/p>\n<p>&#8211; sospensione del pagamento dei bonus legati alla performance e quelli natalizi previsti nel 2009 e 2010;<\/p>\n<p>&#8211; uso piu estensivo del part-time;<\/p>\n<p>&#8211; limitazioni dei periodi di integrazione salariale (50 per cento) in caso di disoccupazione temporanea;<\/p>\n<p><sup>9<\/sup>\u00a0uso di 2 settimane di ferie per periodi di chiusura decisi dall&#8217;azienda;<\/p>\n<p>&#8211; riduzione del numero dei rappresentanti dei lavoratori eletti;<\/p>\n<p><sup>10<\/sup>\u00a0Auto New by Free Press Staff, \u201cObama\u2019s speech at Chrysler plant in Detroit\u201d,<em>\u00a0Detroit<\/em>, July 30th, 2010;<\/p>\n<p><sup>11<\/sup>\u00a0Cfr. Il Corriere della Sera, \u201cLa Fiat di Pomigliano: non ci sono ricatti, sull\u2019assenteismo bisogna dire la verita, come i 1600 permessi per le elezioni del 2008\u201d in un\u2019 intervista all\u2019On. Veltroni, Roma,17\/16\/10;<\/p>\n<p><sup>12<\/sup>\u00a0Cfr. Alessandro Pizzorno, \u201cPolitical Exchange and Collective Identity\u201c in C. Crouch and A. Pizzorno,\u00a0<em>Industrial Conflict<\/em>, vol.2, pp.277-298, Mc Millan, London, 1968;<\/p>\n<p><sup>13<\/sup>\u00a0Corriere della Sera, \u201cC\u2019e accordo separato: la Fiom non ha firmato\u201d, Roma, 15\/10\/09;<\/p>\n<p><sup>14<\/sup>\u00a0Giorgio Pagliotti, \u201cSu Pomigliano resta il no della Fiom\u201d,<em>Il Sole 24 Ore<\/em>, 16\/6\/10;<\/p>\n<p><sup>15<\/sup>\u00a0Cfr. Il Sole 24 Ore, 16\/10\/\/2009;<\/p>\n<p><sup>16<\/sup>\u00a0Cfr. Asca: Notizie in tempo reale, Yahoo Notizie, 18\/6\/10; Bonanni, \u201cLe nuove vie della contrattazione\u201d,\u00a0<em>Congresso Cisl sulla contrattazione<\/em>, Roma, 7\/15\/2010.<\/p>\n<p><sup>17<\/sup>\u00a0Bonanni, \u201cLe nuove vie della\u00a0contrattazione\u201d, Congresso Cisl sulla\u00a0contrattazione, Roma, 7\/15\/2010.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[918],"fascicolo":[163],"class_list":["post-1820","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-lorenzo-gallo","fascicolo-ottobre-2010"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Vicenda FIAT e sviluppi delle relazioni industriali<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Lorenzo Gallo, pubblicato nel numero di Ottobre 2010. 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