{"id":1814,"date":"2010-10-01T12:00:00","date_gmt":"2010-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1814"},"modified":"2026-04-12T12:20:14","modified_gmt":"2026-04-12T10:20:14","slug":"la-legge-naturale-questione-aperta-appunti-per-una-discussione","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2010\/ottobre\/la-legge-naturale-questione-aperta-appunti-per-una-discussione\/","title":{"rendered":"La legge naturale, questione aperta. Appunti per una discussione"},"content":{"rendered":"<p>1. (<em>Limiti delle riflessioni che seguono<\/em>). Il documento della\u00a0<em>Commissione teologica internazionale<\/em>\u00a0pubblicato nel giugno 2009 e intitolato\u00a0<em>Alla ricerca di un\u2019etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale<\/em>\u00a0(d\u2019ora in poi: il\u00a0<em>Documento<\/em>) ha una rilevanza pastorale ed una rilevanza teoretica (non entro nel merito della sua eventuale rilevanza magisteriale): comunque, a mio avviso, e la prima, la rilevanza pastorale, che ha -e non potrebbe non avere- una preminenza sulla seconda. Date le mie competenze, pero, sulla rilevanza pastorale del\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0non mi soffermero analiticamente; nel mio discorso comunque emergeranno qua e la alcune riflessioni in merito. Mi limitero, nei paragrafi seguenti, a valutare il\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0come un testo\u00a0<em>accademico<\/em>, nel senso migliore del termine: cioe come un testo elaborato da studiosi della ragion pratica (per usare l\u2019 espressione kantiana, che e attualmente la piu onnicomprensiva) e offerto come tale e prioritariamente esclusivamente alla riflessione della comunita degli studiosi.<\/p>\n<p>2. (<em>Elogio del Documento<\/em>). Nella prospettiva di analisi che ho scelto, il\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0si raccomanda sotto diversi profili. Il suo linguaggio e piano e allo stesso tempo molto preciso; le argomentazioni sono consistenti; la coerenza del suo impianto e notevole; la materia e trattata in modo esauriente. Sono inoltre di grande importanza, in particolare nel momento storico attuale, due richiami, da parte del\u00a0<em>Documento<\/em>: quello sul carattere\u00a0<em>oggettivo<\/em>\u00a0e\u00a0<em>non confessionale<\/em>\u00a0dell\u2019etica e quello, strettamente connesso al precedente, ma dotato di una sua autonomia, sull\u2019esigenza che l\u2019etica sia percepita e tematizzata come\u00a0<em>universale<\/em>. Il rischio che si perda la consapevolezza che l\u2019etica non ha un fondamento volontaristico e soprattutto che e una, e altissimo nel nostro tempo e non e percepito in tutta la sua rilevanza. Gia solo per questa ragione il\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0merita non solo ogni elogio, ma di essere portato all\u2019attenzione di tutti coloro che studiano, sotto qualsiasi profilo, i temi etici e di diventare oggetto di dibattiti sempre piu allargati.<\/p>\n<p>3. (<em>Alcune prime critiche, di limitato rilievo<\/em>). Sotto altri profili, invece, il Documento suscita in me perplessita di diversa natura e di diversa rilevanza. Comincio col sottolineare quelle perplessita, che forse potrebbero essere risolte rapidamente, se si dimostrasse che concernono, piu che la sostanza del documento, le sue modalita espressive.<\/p>\n<p>3.1. Il\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0non pone in esplicita discussione, come pur avrebbe potuto fare, la difficile questione se la pretesa di postulare\u00a0<em>l\u2019oggettivita<\/em>\u00a0e quindi\u00a0<em>l\u2019unicita dell\u2019etica<\/em>\u00a0(o, se si vuole, del\u00a0<em>bene<\/em>) coincida o no con la pretesa di postulare la<em>\u00a0verita stessa dell\u2019etica<\/em>. Se tale coincidenza si desse, il modo ottimale per elaborare un\u2019etica universale sarebbe quello di elaborare un\u2019etica il piu possibile vera (esattamente come, per analogia, si dovrebbero impegnare tutti i partecipanti ai dialoghi interreligiosi o ecumenici a mettersi alla ricerca della\u00a0<em>vera religio<\/em>): un\u2019 idea, questa, implicitamente presupposta da tutti i grandi moralisti e teologi \u201cclassici\u201d, ma entrata in una crisi tormentosa nell\u2019eta moderna (a partire soprattutto da Montaigne). Il\u00a0<em>Documento<\/em>, pero, preferisce muoversi su un piano diverso da questo e forse non senza ragione, poiche da una parte le sue pagine avrebbero perso forza comunicativa e dall\u2019altra esso avrebbe dovuto inoltrarsi in due complesse tematiche teoretiche, eccedenti la misura di un testo come quello che si voleva produrre e che in effetti e stato prodotto:<\/p>\n<p>3.1.1. la questione\u00a0<em>dell\u2019etica senza verita<\/em>\u00a0e della sua possibile\u00a0<em>universalizzabilita<\/em>;<\/p>\n<p>3.1.2. la questione inerente alla possibilita, da parte del\u00a0<em>logos<\/em>\u00a0umano e delle sue capacita espressivo-linguistiche, di giungere alla formulazione di affermazioni etiche\u00a0<em>vere<\/em>, nel senso di riducibili a precetti\u00a0<em>assoluti<\/em>\u00a0e\u00a0<em>inderogabili<\/em>.<\/p>\n<p>3.2. Il\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0utilizza come fonti dottrinali quasi esclusivamente i Padri e i piu recenti pronunciamenti del Magistero (e in particolare di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI): oltre ad Hobbes, a Grozio, a Hume e a Moore (autori peraltro ne cattolici ne formalmente teologi) l\u2019unica citazione di un autore\u00a0<em>moderno<\/em>\u00a0mi sembra che sia riservata a Romano Guardini. Potremmo spiegare questo dato, sottolineando che il\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0ha una valenza prevalentemente, se non esclusivamente, teologica: ma si tratterebbe di un\u2019affermazione che una pur rapida lettura del\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0stesso e in grado di smentire facilmente, dato che in esso riflessione teologica e riflessione filosofica si sostengono e si nutrono a vicenda. Insomma, non puo che destare qualche meraviglia, oltre all\u2019esclusione dei nomi di alcuni pensatori cristiani viventi come Finnis, Hervada, Marion, Spaemann, Taylor, MacIntyre (ed altri nomi potrebbero aggiungersi a questi), il fatto che non si sia fatto ricorso (con la sola eccezione gia rilevata di Romano Guardini) nemmeno a teologi e filosofi cristiani del Novecento, come Hans Urs von Balthasar, Jean Guitton, Michel Villey, Jacques Maritain o \u2013per far riferimento all\u2019Italia- Giuseppe Capograssi e Sergio Cotta. L\u2019obiettiva assenza, nel\u00a0<em>Documento<\/em>, di un dialogo o di un confronto con la filosofia cristiana lo rende particolarmente fragile, in specie in alcuni suoi punti.<\/p>\n<p>3.3. Ancora. Una meditazione specificamente cristiana (a parte alcuni accenni nel \u00a7 24) appare nel\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0solo nel capitolo V, nel quale Cristo e presentato come\u00a0<em>compimento della legge naturale<\/em>. Una scelta di questo genere e pienamente coerente con l\u2019impostazione generale del\u00a0<em>Documento<\/em>, con la pretesa di rivendicare il carattere universale e non confessionale dell\u2019etica e piu in generale con l\u2019antica tradizione che continua a pretendere che la\u00a0<em>philosophia<\/em>\u00a0sia l<em>\u2019ancilla theologiae<\/em>. E\u2019 pur vero, pero, che una simile scelta, da un punto di vista\u00a0<em>sociologico-culturale<\/em>, sembra creare nuovi e spinosi problemi, di cui il\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0avrebbe dovuto manifestare consapevolezza. Nell\u2019esperienza religiosa che caratterizza il presente (ma che, sotto certi profili, puo dirsi caratterizzante la fede cristiana fin dal primo annuncio del Vangelo), Cristo non giunge alla fine del percorso di maturazione morale della persona, ma assolutamente all\u2019inizio: quello con Cristo e un\u00a0<em>incontro<\/em>\u00a0che, quando si verifica, determina o ridetermina l\u2019 identita della persona. Questo dato, assolutamente obiettivo, questo nodo, assolutamente complesso esistenzialmente e teoreticamente, rende ragione di un dato di fatto conturbante, ma ineludibile, e cioe che oggi e solo la\u00a0<em>tradizione cattolica<\/em>\u00a0a rivendicare le buone ragioni della teoria della<em>\u00a0legge morale naturale<\/em>. Il paradosso e evidente e imbarazzante: quanto piu i cattolici, attraverso le loro istituzioni culturali piu significative (quale appunto la\u00a0<em>Commissione teologica internazionale<\/em>) insistono sul carattere\u00a0<em>non confessionale<\/em>\u00a0dell\u2019etica di cui si fanno paladini, tanto piu quest\u2019etica, pur considerata degna del massimo rispetto, viene etichettata confessionalmente da chi si trovi al di fuori della Chiesa: basti pensare a temi eticamente essenziali, come quelli del divorzio (e piu in generale della famiglia) o dell\u2019aborto (e piu in generale della bioetica).<\/p>\n<p>4. (<em>E\u2019 davvero \u201cnuovo\u201d lo sguardo che ci viene proposto<\/em>?). Alle perplessita che abbiamo appena richiamato, probabilmente superabili senza troppe difficolta, se ne aggiungono altre piu consistenti, perche coinvolgono non solo alcuni punti nodali del\u00a0<em>Documento<\/em>, ma le ragioni stesse per le quali esso e stato elaborato. Per esprimere la prima di queste perplessita si puo fare diretto riferimento al suo sottotitolo: \u201c<em>Nuovo\u201d sguardo sulla legge naturale<\/em>. E\u2019 nuovo lo sguardo che emerge dalle sue pagine? Riterrei proprio di no. Il\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0torna a proporre, con molto garbo espositivo e con una rispettabilissima argomentazione, il modello\u00a0<em>tradizionale<\/em>\u00a0di legge morale naturale -sia pur \u201cin termini che manifestino meglio la dimensione personale ed esistenziale della vita morale\u201d (\u00a7 10)- in contrapposizione al paradigma del giusnaturalismo moderno, i cui limiti sono efficacemente delineati nel \u00a7 33. A mio avviso non e corretto qualificare una\u00a0<em>migliore manifestazione<\/em>\u00a0di una dottrina tradizionale come un\u00a0<em>nuovo sguardo<\/em>: questa espressione induce a ipotizzare proposte teoretiche fresche, capaci di aprire nuovi orizzonti, il che non sembra darsi nel nostro caso.<\/p>\n<p>4.1. Esempio concreto di quanto poco \u201cnuovo\u201d sia l\u2019orizzonte del\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0e quello che ci viene fornito dal cap. 4,\u00a0<em>La legge naturale e la citta<\/em>. L\u2019impostazione\u00a0<em>classica<\/em>\u00a0del discorso impedisce agli autori del\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0di elaborare una riflessione sul nesso problematico esistente tra il paradigma\u00a0<em>giusnaturalistico<\/em>\u00a0da una parte (un paradigma essenzialmente \u201cclassico\u201d) e quello\u00a0<em>democratico-contrattualistico<\/em>\u00a0(un paradigma essenzialmente \u201cmoderno\u201d) dall\u2019altra. Il riferimento ai\u00a0<em>diritti naturali<\/em>\u00a0(\u00a7 92) e corretto, ma insufficiente, perche elude tutta una serie di questioni: quella della sovrapponibilita dei diritti naturali ai\u00a0<em>diritti umani e\/o fondamentali<\/em>, quella della loro riduzione all\u2019 orizzonte delle\u00a0<em>preferenze soggettive<\/em>, quella della dialettica tra la teoria dei diritti, la teoria della\u00a0<em>separazione dei poteri<\/em>\u00a0e la teoria della\u00a0<em>sovranit\u00e0<\/em>\u00a0(tanto vivacemente e convincentemente criticata da Maritain). E\u2019 molto ardita, nonostante il riferimento esplicito al magistero di Pio XI, l\u2019affermazione secondo la quale \u201cla legge naturale contiene l\u2019idea dello\u00a0<em>Stato di diritto<\/em>\u201d e che questa forma di Stato si strutturi secondo il principio di sussidiarieta (\u00a7 99); l\u2019espressione Stato di diritto puo avere accezioni strettamente formalistiche, come ben sa chiunque abbia letto Kelsen; raccordare il tema dello\u00a0<em>Stato di diritto<\/em>\u00a0col tema dello\u00a0<em>Stato di giustizia<\/em>\u00a0implica grandi fatiche teoretiche.<\/p>\n<p>5. (<em>Sono superabili le difficolta teoretiche del giusnaturalismo<\/em>?). Peraltro, \u201cnuovo\u201d o \u201cnon nuovo\u201d, si puo sostenere che lo\u00a0<em>sguardo sulla legge naturale<\/em>\u00a0proposto dal\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0sia soddisfacente? Purtroppo no o almeno non del tutto. E\u2019 che il\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0\u2013al di la degli elogi che indubbiamente merita- rivela purtroppo da un punto di vista teoretico alcune significativi punti deboli: esso non si confronta adeguatamente con le ragioni storiche e teoretiche che hanno portato storicamente alla crisi del paradigma giusnaturalistico (crisi che alcuni ritengono irreversibile) e non offre di conseguenza indicazioni convincenti su come la dottrina della legge naturale, al di la della buona volonta dei suoi sostenitori, possa superarla. Mi soffermo, a mero titolo di esempio, su alcuni di questi punti.<\/p>\n<p>5.1. Il\u00a0<em>Documento\u00a0<\/em>evita un serio confronto con la storia. E\u2019 pur vero che affiorano continuamente nel\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0volenterose affermazioni di apertura alla storicita: si pensi all\u2019 affermazione del \u00a7 27, secondo cui la legge naturale \u201cnon e un insieme chiuso e completo di norme morali\u201d o a quella del \u00a7 90, secondo la quale \u201cil diritto naturale non e mai una misura fissata una volta per tutte\u201d o ancora a quella del \u00a7 113: \u201cla legge naturale non ha niente di statico\u2026non consiste in una lista di precetti definitivi e immutabili\u201d.\u00a0<em>Il tema pero e piu suggerito che argomentato<\/em>. L\u2019impostazione tomistica del problema, espressamente richiamata nel punto 2.5 (\u00a7\u00a7 53-54), sembra poter aprire la riflessione all\u2019utile distinzione concettuale tra\u00a0<em>principi e norme morali<\/em>, ma anche questo spunto viene poi lasciato cadere o comunque non viene posto a confronto con il problema della storicita nel senso\u00a0<em>posthegeliano<\/em>\u00a0in cui esso viene esso oggi avvertito (potremmo riassumerlo nella formula heideggeriana della \u201cmutazione del\u00a0<em>Dasein<\/em>\u201d). E\u2019 indispensabile che il pensiero giusnaturalista riconosca di essere uscito molto ammaccato dagli aspri confronti teoretici ottocenteschi con le diverse varianti dello storicismo, da quello hegeliano a quello marxista, e nel Novecento con il paradigma\u00a0<em>etnologico<\/em>, il cui relativismo continua a rappresentare una ruvida sfida al pensiero cristiano<sup>1<\/sup>. Il ricorso alla formula, generosa, ma ormai stantia, della\u00a0<em>dinamicita<\/em>\u00a0della legge naturale appare teoreticamente insufficiente e insoddisfacente.<\/p>\n<p>5.2. Il\u00a0<em>Documento<\/em>, con i suoi continui richiami alla\u00a0<em>metafisica<\/em>\u00a0(\u00a7 76), alla teoria dell\u2019<em>unita analogica dell\u2019essere<\/em>\u00a0e alla\u00a0<em>creazione come partecipazione<\/em>, evita il confronto col pensiero naturalistico\u00a0<em>post-metafisico<\/em>\u00a0(anche di impronta cristiana) e con le religioni e le culture non\u00a0<em>creazionistiche<\/em>. La rilevanza di questa questione e probabilmente\u00a0<em>epocale<\/em>\u00a0e non si puo rimproverare al\u00a0<em>Documento<\/em>, considerando i suoi espliciti limiti strutturali, di non averla affrontata come essa meritava. Bisogna pero essere consapevoli che l\u2019affermazione secondo la quale il pensiero e entrato in una irreversibile fase post-metafisica (ripetuta anche da Habermas nel celebre dialogo col Card. Ratzinger) sta esattamente al centro della cultura oggi dominante e non solo di quella strettamente filosofica, poiche caratterizza\u00a0<em>tutte<\/em>\u00a0le scienze umane.<\/p>\n<p>5.3. Il\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0utilizza per la lettura della natura un paradigma\u00a0<em>teleologico<\/em>, in quanto tale assolutamente\u00a0<em>premoderno<\/em>. Il carattere\u00a0<em>unitario<\/em>\u00a0del sapere classico consentiva a tutte le forme del sapere (da quelle \u201cumanistiche\u201d a quelle \u201cscientifiche\u201d) l\u2019uso di questo paradigma. La frantumazione delle forme moderne del sapere ci fa percepire benissimo come esso oggi non possa che essere ritenuto un paradigma strettamente\u00a0<em>filosofico<\/em>, per non dire\u00a0<em>metafisico<\/em>. Lo mostra il fatto che esso e ritenuto irrilevante per la conoscenza\u00a0<em>scientifica<\/em>\u00a0della realta\u00a0<em>naturale<\/em>. Questo punto ha un rilievo teoretico epocale. In particolare:<\/p>\n<p>5.3.1. Il\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0accetta la teoria delle\u00a0<em>inclinazioni naturali<\/em>, ma non si confronta con la psicologia moderna e sembra non avvertire che nel generico concetto di\u00a0<em>inclinazione<\/em>\u00a0possono rientrare a pari titoli i concetti di\u00a0<em>istinto<\/em>\u00a0(riferibile a tutte le forme superiori di vita animale) e di\u00a0<em>pulsione<\/em>\u00a0(esclusivo della psiche umana) ;<\/p>\n<p>5.3.2. Il Documento non prende posizione in merito alla teoria dell\u2019evoluzione (in particolare nella sua variante darwiniana);<\/p>\n<p>5.3.3. ne prende posizione in merito alle filosofie che, vedendo nella\u00a0<em>tecnica<\/em>\u00a0una capacita illimitata di\u00a0<em>manipolazione<\/em>\u00a0di una natura, ne deducono che per cio stesso essa sia priva di ogni telos e che conseguentemente sia impossibile fondare qualsiasi ethos a partire da essa;<\/p>\n<p>5.3.4. ne si fa parola nel\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0dei problemi etici suscitati da discipline di nuova frontiera, come le\u00a0<em>neuroscienze<\/em>;<\/p>\n<p>5.3.5. ne si fanno seriamente i conti col\u00a0<em>kantismo<\/em>, che non riesce a trovare nella natura \u2013intesa\u00a0<em>modernamente<\/em>, come priva di ogni finalismo intrinseco- il fondamento dell\u2019 etica, perche in tal modo si arriva ad appiattire indebitamente l\u2019etica sulla\u00a0<em>fisica<\/em>. Per questo l\u2019unica possibilita residua, per Kant, di parlare di etica e quella di tematizzare non una\u00a0<em>metafisica della natura<\/em>\u00a0(espressione contraddittoria, perche equivalente in buona sostanza all\u2019ossimoro<em>\u00a0metafisica della fisica<\/em>), ma una\u00a0<em>metafisica dei costumi<\/em>\u00a0(che, come e noto, e depurata da ogni riferimento naturalistico).<\/p>\n<p>5.3.5.1. Sappiamo, dai frammenti del c.d.\u00a0<em>Opus postumum<\/em>, come Kant fosse consapevole dei limiti di una\u00a0<em>metafisica dei costumi<\/em>\u00a0e come, per andare al di la di essa, con quanta fatica egli abbia riflettuto sulla possibilita di dare un valore di scienza (cioe di conoscenza rigorosa) ai caratteri\u00a0<em>particolari della nostra natura<\/em>, cioe come egli abbia intensamente cercato le vie che potessero garantire un\u00a0<em>passaggio dalla metafisica alla fisica<\/em>. Se gli fosse stato possibile portare a termine questo lavoro (e soprattutto se gli fosse stato possibile mostrarne la possibilita), Kant avrebbe tematizzato (e ci avrebbe insegnato a tematizzare) un\u00a0<em>giusnaturalismo rigoroso<\/em>. Cosi non e stato e fino ad oggi a nessuno e stato (ancora?) concesso di elaborare una\u00a0<em>fisica della nostra natura specifica<\/em>. L\u2019unico orizzonte che sembra aperto davanti a noi e quello del giudizio che noi diamo sulla\u00a0<em>finalita<\/em>\u00a0della natura, che pero, come ben sanno i conoscitori di Kant, e un giudizio che si fonda su di un\u2019esigenza universalmente condivisa, ma\u00a0<em>soggettiva<\/em>\u00a0(inadeguata quindi a costituire un fondamento per l\u2019etica, che dovrebbe avere invece, per Kant, carattere\u00a0<em>scientifico<\/em>, cioe\u00a0<em>oggettivo<\/em>). Il\u00a0<em>finalismo<\/em>\u00a0\u2013malgrado quel che possono pensare i sostenitori del\u00a0<em>disegno intelligente<\/em>&#8211; non puo nemmeno assurgere al rango di una\u00a0<em>mera ipotesi<\/em>\u00a0(dato che un\u2019ipotesi va pur dimostrata e qualsiasi dimostrazione del teleologismo suscita le proteste della scienza). Kantianamente esso possiede il rango di un\u00a0<em>postulato necessario dell\u2019etica<\/em>, in merito al quale la scienza non ha alcuna competenza a intervenire. Questa e una pista affascinante, ma non sembra che il percorrerla abbia portato a risultati accettabili.<\/p>\n<p>5.3.6. Il\u00a0<em>Documento<\/em>, individuando nella natura il fondamento dell\u2019etica, sembra che pensi che per\u00a0<em>difenderla<\/em>\u00a0(per dir cosi) da ogni critica sia sufficiente affermare che, essendo la natura opera del\u00a0<em>Logos<\/em>\u00a0(\u00a7 78), non e lecito elaborarne una visione\u00a0<em>riduttiva<\/em>. E\u2019 un po\u2018 poco. E\u2019 pur vero che poi il discorso si amplia: il\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0insiste nel sottolineare che e indispensabile elaborare una<em>\u00a0filosofia della natura<\/em>\u00a0nell\u2019orizzonte di una\u00a0<em>metafisica della creazione<\/em>\u00a0(\u00a7 78) e arriva a parlare dei<em>\u00a0fini superiori dello spirito<\/em>\u00a0come principi di\u00a0<em>unificazione delle tendenze naturali<\/em>\u00a0(\u00a7 79), insistendo nella critica di ogni teoria della natura\u00a0<em>ridotta a pura componente fisica o biologica<\/em>\u00a0(\u00a7 81). Ritornano qui le difficolta cui sopra si e fatto cenno: parliamo davvero di natura, o non parliamo piuttosto di qualcosa di diverso, quando ci vediamo costretti a protestare contro la riduzione della\u00a0<em>natura<\/em>\u00a0alla\u00a0<em>fisica<\/em>\u00a0o alla\u00a0<em>biologia<\/em>? Nel teleologismo classico una protesta del genere non era pensabile, per la semplice ragione che non era possibile immaginare una distinzione tra\u00a0<em>fisiologia<\/em>\u00a0(nel senso etimologico del termine),\u00a0<em>fisica<\/em>\u00a0e\u00a0<em>biologia<\/em>: distinzione del genere nascono e si rivelano indispensabili solo con la\u00a0<em>deteleologicizzazione<\/em>\u00a0delle moderne scienze naturali.<\/p>\n<p>5.3.6.1. Formule come quella del \u00a7 79, in cui si sostiene che nei\u00a0<em>dinamismi della natura umana<\/em>\u00a0sia inscritta una\u00a0<em>promessa<\/em>, o come quella della nota 74, in cui si sottolinea l\u2019esigenza di\u00a0<em>umanizzare la natura dell\u2019uomo<\/em>, sono notevolmente suggestive, ma corrono il rischio di restare tutte all\u2019interno di quel paradigma\u00a0<em>teleologico<\/em>, che rende\u00a0<em>scolastica<\/em>\u00a0la riflessione proposta nel\u00a0<em>Documento<\/em>, piu ancora che antiquata. E\u2019 evidente che usando termini cosi suggestivi, ma metafisici, come\u00a0<em>promessa<\/em>\u00a0o come\u00a0<em>umanizzazione<\/em>, ogni possibile convergenza linguistica con il lessico delle moderne scienze della natura e precluso a priori<sup>2<\/sup>. Ma la questione non e evidentemente solo linguistica. L\u2019uso di questi termini puo portare a nascondere la ragione ultima per la quale la\u00a0<em>fisica<\/em>\u00a0non basta a se stessa, ma esige una\u00a0<em>metafisica<\/em>. Se la natura fosse\u00a0<em>intrinsecamente sana<\/em>, non ci sarebbe bisogno di una metafisica per leggere le sue dinamiche etiche intrinseche. Questa si impone solo perche a causa del peccato\u00a0<em>la natura e irrimediabilmente malata<\/em>! Se si percepisce la presenza nella natura di una\u00a0<em>piaga<\/em>, o se, kantianamente, la vediamo come un legno irrimediabilmente\u00a0<em>storto<\/em>, e conseguente riconoscere che non la scienza, ma solo l\u2019 etica e in grado di sanarla. Questo e un tema, che pero non ha legittimazione alcuna nel dibattito contemporaneo e il solo proporlo produce ostilita teoretiche e fraintendimenti culturali.<\/p>\n<p>6. (<em>Quale strategia adottare<\/em>?). Le filosofie, sosteneva Hegel, tramontano non quando vengono confutate, ma quando si prende atto che con esse non si riesce ad andare piu avanti. Questa e l\u2019 essenza del problema teoretico che devono affrontare i sostenitori della teoria della legge naturale: l\u2019epoca moderna si e convinta, a torto o a ragione, che questo paradigma abbia una splendida storia alle proprie spalle, ma non abbia futuro: l\u2019idea della\u00a0<em>legge morale naturale<\/em>\u00a0sarebbe ormai teoreticamente improponibile. Che questo sia un dato di fatto e indubbio, ne, per contrastarlo, e lecito\u00a0<em>tanto peggio per i fatti<\/em>! Sostenere che il paradigma giusnaturalistico sia insostituibile e azzardato: bisognerebbe ipotizzare o che non esistano\u00a0<em>altri<\/em>\u00a0paradigmi di fondazione dell\u2019 etica consistenti al di fuori di questo<sup>3<\/sup>, o sostenere che tra diversi paradigmi plausibili questo sia quello\u00a0<em>ottimale<\/em>. Questa ipotesi e naturalmente possibile -e quella sostenuta nel Documento-, ma l\u2019onere della prova grava su chi la avanza e purtroppo, gli argomenti a favore di una perdurante validita di questo paradigma non sembrano risolutive. E allora? Bisogna accontentarsi di utilizzare il paradigma della legge morale naturale in contesti filosoficamente protetti? Oppure bisogna abbandonarlo? O bisogna risemantizzarlo? O bisogna utilizzarlo \u2013come pensava Stuart Mill- solo come fonte, pressoche inesauribile, di \u201cargomenti morali\u201d<sup>4<\/sup>? Quale strategia e conveniente che assuma il pensiero cristianamente orientato? Ne ipotizzo due, in tutta rapidita.<\/p>\n<p>6.1. Una prima strategia esige che ci si ponga alla ricerca di un possibile concetto\u00a0<em>postmoderno<\/em>\u00a0by\u00a0<em>legge naturale<\/em>. Per giungere a tanto, bisogna operare su di un duplice piano. Da una parte bisogna prendere atto del trionfo del moderno<em>\u00a0riduzionismo fisicistico<\/em>: questo comporta la necessita di abbandonare ogni lettura\u00a0<em>teleologica<\/em>\u00a0della natura (dal che consegue anche l\u2019abbandono del lessico giusnaturalistico tradizionale). Dall\u2019altra, contestualmente, e necessario impegnarsi per\u00a0<em>decostruire<\/em>\u00a0l\u2019ideologia soggettivistica della modernita (il vero e proprio paradigma alternativo a quello giusnaturalistico), mostrandone \u2013anche grazie all\u2019aiuto dell\u2019 ermeneutica, che potrebbe rivelarsi prezioso- limiti e fallimenti (e un lavoro, questo, che viene fatto, in maniera molto sintetica, ma tutto sommato precisa, nel\u00a0<em>Documento<\/em>). Alla fine di questo processo si potrebbe riproporre tentare di\u00a0<em>risemantizzare<\/em>\u00a0l\u2019 espressione\u00a0<em>legge naturale<\/em>, per mostrare come con essa non ci si voglia immediatamente riferire ad una dimensione trascendente dell\u2019etica, ma ad uno strumento concettuale, un\u00a0<em>Medium<\/em>, per la comprensione piu adeguata di questa<sup>5<\/sup>.<\/p>\n<p>6.2. Dubito pero che la strategia appena esposta possa avere oggi come oggi una possibilita di successo, almeno fino a quando l\u2019ipoteca che grava sull\u2019idea di\u00a0<em>natura<\/em>\u00a0ad opera del paradigma scientistico non si dissolva (ipotesi al momento attuale non verosimile). Si dovrebbe quindi ipotizzare un\u2019 ulteriore strategia, ben piu complessa della precedente, che potrebbe essere quella di riformulare la dottrina della legge naturale come\u00a0<em>antropologia<\/em>, senza far gravare su questo termine un\u2019ipoteca\u00a0<em>metafisica<\/em>, dato che ad un\u2019adeguata antropologia si puo giungere anche attraverso vie diverse, come quelle coltivate dalle scienze umane. La formula, alla quale sopra si e fatto riferimento,\u00a0<em>umanizzare la natura dell\u2019uomo<\/em>, non perderebbe nulla della sua efficacia se venisse riproposta nella forma, piu asciutta,\u00a0<em>umanizzare l\u2019 uomo<\/em>, in quanto l\u2019uomo e l\u2019unico centro adeguato di interesse del pensiero in generale e dell\u2019impegno sociale in particolare (faccio qui mia un\u2019 intuizione centrale nel pensiero di Sofia Vanni Rovighi, quando definiva la filosofia come\u00a0<em>la ricerca della giustificazione razionale delle valutazioni morali<\/em>). La misura dell\u2019agire umano, che, nella dottrina tradizionale, era individuata nella\u00a0<em>legge naturale<\/em>, andrebbe quindi individuata nel\u00a0<em>bene umano<\/em>\u00a0e riferita alla oggettivabilita di questo. Perche questa ipotesi appaia\u00a0<em>oggi<\/em>\u00a0consistente, bisogna postulare che questa oggettivabilita possa avere un carattere\u00a0<em>premetafisico<\/em>, che essa cioe possa essere mostrata,<em>\u00a0a la Levinas<\/em>, facendo riferimento\u00a0<em>al volto dell\u2019altro<\/em>, alla prassi prima che alla teoresi. Un impegno teoretico del genere e indubbiamente gravosissimo ed e stato gia tentato diverse volte in passato, con esiti non decisivi. Per questo a molti apparira indubbiamente fragile; sicuramente pero non e banale e merita di essere esperito.<\/p>\n<p>6.2.1. Mettiamo alla prova questa strategia argomentativa, usando come riferimento il tema spinosissimo dei\u00a0<em>peccati contro natura<\/em>, affrontati nel\u00a0<em>Documento<\/em>\u00a0nel \u00a7 80, quando si parla, con molta delicatezza, degli atti contro natura, che vanno qualificati peccati in quanto, contrastando con\u00a0<em>dinamismi naturali prerazionali<\/em>, ostacolano<em>\u00a0lo sviluppo autentico della persona umana<\/em>. Cosi, il suicidio sarebbe in contraddizione con l\u2019 inclinazione naturale a conservare la propria esistenza e l\u2019omosessualita contraddirebbe alle finalita inscritte nel corpo sessuato dell\u2019uomo. Sono argomenti difficilmente proponibili nella cultura di oggi, che e pronta ad obiettare, particolarmente nel caso dell\u2019omosessualita, che, al di la dell\u2019istinto sessuale, e la\u00a0<em>natura stessa<\/em>\u00a0a porre in alcuni soggetti\u00a0<em>pulsioni<\/em>\u00a0che lo specificano ulteriormente. E\u2019 difficilissimo elaborare suicidio e omosessualita come problemi\u00a0<em>etici<\/em>, facendo riferimento a\u00a0<em>dinamismi naturali prerazionali<\/em>: o legittimiamo l\u2019una e l\u2019altra pulsione come\u00a0<em>varianti<\/em>\u00a0eticamente neutrali di dinamiche naturalistiche o le riconduciamo a sindromi psicologiche o psicopatologiche (analogabili a quelle che in epoca classica venivano definite le\u00a0<em>passioni<\/em>), che divengono moralmente condannabili (indipendentemente dal grado della loro condannabilita morale, che puo anche ritenersi relativamente esiguo), quando si rivelino irriducibili al\u00a0<em>bene umano oggettivo<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Per fare un esempio tra mille, limitandoci alla cultura italiana, si pensi al recente libro (2008) di Francesco Remotti, intitolato\u00a0<em>Contra natura<\/em>\u00a0e provocatoriamente sottotitolato\u00a0<em>Una lettera al Papa<\/em>, in cui si accusa la dottrina della legge naturale di essere \u201cuna concezione univoca, rocciosa, imperiosa dell\u2019essere uomini\u201d. La teoria delle\u00a0<em>inclinazioni<\/em>, che viene esposta nei \u00a7\u00a7 48 e ss. Avrebbe forse potuto essere posta a confronto con simili istanze.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Si puo sostenere che questa preclusione sia necessaria e comunque inevitabile e si potrebbe anche ritenerla benefica: resta il dubbio, pero, se sia proficuo continuare ad usare il lessico\u00a0<em>giusnaturalistico<\/em>\u00a0tomistico, una volta che si sia presa consapevolezza che l\u2019 uso lessicale assolutamente dominante nella modernita non e certamente questo.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0A questa opinione accedono coloro, come Alasdair MacIntyre, che ritengono che tra Aristotele e Nietzsche non ci siano vie intermedie. Questa opinione, peraltro, prima che di MacIntyre e dello stesso Nietzsche: \u201cGuardiamoci dal dire che esistono leggi nella natura! Non vi sono che necessita\u2026\u201d (<em>La gaia scienza<\/em>, \u00a7 109).<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0\u201cSebbene non si possa forse oggi trovare alcuno il quale, come gli scrittori istituzionali dei secoli passati, adotti il cosiddetto Diritto Naturale quale fondamento dell\u2019etica,e si sforzi in modo conseguente di ragionare a partire da esso, tale parola e quelle affini vanno annoverate ancora oggi fra i termini che hanno un gran peso nelle argomentazioni morali\u201d (J.Stuart Mill,<em>\u00a0Saggi sulla religione<\/em>, tr.it., Milano, Feltrinelli, 1987, p. 18).<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Questa mi sembra che sia la strategia utilizzata da Joseph Ratzinger in\u00a0<em>Naturrecht, Evangelium und Ideologie in der katholischen Soziallehre. Katholische Erwagungen zum Thema, in Christlicher Glaube und Ideologie<\/em>, hrsg. von K. v. Bismarck e W. Dirks, Stuttgart- Berlin 1964, pp. 24-30.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1097],"fascicolo":[163],"class_list":["post-1814","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-francesco-dagostino","fascicolo-ottobre-2010"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La legge naturale, questione aperta. Appunti per una discussione<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Francesco D&#039;Agostino, pubblicato nel numero di Ottobre 2010. 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