{"id":1809,"date":"2010-06-01T12:00:00","date_gmt":"2010-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1809"},"modified":"2026-04-12T12:20:14","modified_gmt":"2026-04-12T10:20:14","slug":"il-concetto-tommasiano-di-bene-comune","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2010\/giugno\/il-concetto-tommasiano-di-bene-comune\/","title":{"rendered":"Il Concetto Tommasiano di Bene Comune"},"content":{"rendered":"<p><em>Il testo \u00e8 preso dalla relazione \u201c Il concetto di bene comune di fronte alla sfida del terzo millennio\u201d tenuta dal Professore padovano al Congresso Tomistico internazionale\u201d (Roma, 2003) e che \u00e8 pubblicata integralmente in<\/em>:<a href=\"http:\/\/www.e-aquinas.net\/pdf\/pl_berti.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.e-aquinas.net\/pdf\/pl_berti.pdf<\/a><\/p>\n<p>Nello stesso senso parla anche un famoso passo della <em>Summa theologiae<\/em>, continuamente citato da quanti cercano di risolvere il problema del rapporto tra il bene del singolo e il bene della citt\u00e0 in Tommaso. Anche quest\u2019opera, come i commenti ad Aristotele, afferma ripetutamente che la comunit\u00e0 politica \u00e8 il tutto di cui il singolo uomo \u00e8 solo una parte<sup>1<\/sup>, e che il bene del tutto \u00e8 superiore a quello della parte<sup>2<\/sup>. Tuttavia in un punto Tommaso dice: \u201cl\u2019uomo non \u00e8 ordinato alla comunit\u00e0 politica secondo tutto se stesso e secondo tutte le cose sue (<em>secundum se totum et secundum omnia sua<\/em>) &#8230;, ma tutto cio che l\u2019uomo \u00e8, e ci\u00f2 che pu\u00f2 , e ha (<em>totum quod homo est, et quod potest, et habet<\/em>), deve essere ordinato a Dio\u201d<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p>Alcuni spiegano questo passo ricorrendo alla distinzione tra individuo, cio\u00e8 realt\u00e0 corporea, e persona, cio\u00e8 realt\u00e0 spirituale, e affermano che l\u2019uomo in quanto individuo dipende dalla comunit\u00e0 politica ed \u00e8 tenuto a servirla, mentre in quanto persona sorpassa la comunit\u00e0 politica ed ha un fine sopra- temporale<sup>4<\/sup>. A me sembra non necessario ricorrere alla suddetta distinzione, che rischia di spezzare l\u2019unit\u00e0 dell\u2019uomo e che del resto in Tommaso non si trova, ma \u00e8 stata introdotta da alcuni neotomisti. Il solo concetto tommasiano di persona, intesa come sostanza razionale, \u00e8 sufficiente a salvaguardare la sporgenza della persona sulla societ\u00e0 politica. Ci\u00f2 risulta da vari passi concernenti non la societ\u00e0 politica in particolare, ma l\u2019universo in generale, il quale \u00e8 anch\u2019esso un tutto di cui le singole creature sono parti. A questo proposito infatti Tommaso afferma da un lato che le parti hanno come fine la perfezione del tutto, ma dall\u2019altro che le creature razionali, oltre a questo, hanno come fine Dio, che possono attingere con l\u2019operazione a loro propria, cio\u00e8 conoscendo e amando<sup>5<\/sup>. Altrove egli afferma che \u201cil bene della moltitudine \u00e8 maggiore del bene di uno solo che fa parte della moltitudine, ma \u00e8 minore del bene estrinseco a cui la moltitudine \u00e8 ordinata (<em>bonum extrinsecum ad quem multitudo ordinatur<\/em>)<sup>6<\/sup>; e altrove ancora che \u201cle sostanze intellettuali sono governate per se stesse, le altre cose invece per esse\u201d e che \u201cla creatura razionale \u00e8 governata per se stessa\u201d<sup>7<\/sup>.<\/p>\n<p>Del resto anche a proposito della societ\u00e0 politica Tommaso introduce esplicitamente la distinzione tra due fini, come risulta con chiarezza dall\u2019opuscolo\u00a0<em>De regimine principum<\/em>, scritto contemporaneamente al commento alla Politica e rimasto, come questo, incompiuto. Qui, dopo avere affermato che il fine dell\u2019autorit\u00e0 politica (per la quale Tommaso preferisce la forma monarchica) \u00e8 il\u00a0<em>bonum commune multitudinis<\/em>\u00a0e che questo consiste anzitutto nella pace, si ricorda anche che il fine ultimo dell\u2019uomo \u00e8 la beatitudine, la quale \u00e8 la sua perfezione finale e il suo bene completo (<em>hominis finalis perfectio et bonum completum<\/em>)<sup>8<\/sup>. I due fini si integrano nel modo seguente: il bene comune della \u201cmoltitudine congregata\u201d, cio\u00e8 della societ\u00e0 politica, \u00e8, come dice Aristotele, il vivere bene, cio\u00e8 il vivere secondo virt\u00f9; ma poich\u00e8 l\u2019uomo, vivendo secondo virt\u00f9, \u00e8 ordinato al fine ulteriore, che consiste nella fruizione di Dio, \u00e8 necessario che il fine della moltitudine umana sia il medesimo che quello del singolo uomo. \u201cNon \u00e8 dunque fine ultimo della moltitudine congregata vivere secondo virtu, ma attraverso una vita virtuosa pervenire alla fruizione divina\u201d<sup>9<\/sup>.<\/p>\n<p>Naturalmente quest\u2019ultimo non \u00e8 il fine immediato della comunit\u00e0 politica, e quindi dell\u2019autorit\u00e0 che la governa: esso \u00e8 il fine ultimo, e ad esso deve provvedere, secondo Tommaso, l\u2019autorit\u00e0 religiosa, cio\u00e8 in ultima analisi il papa. Invece l\u2019autorit\u00e0 politica, cio\u00e8 il re, deve provvedere alle cose che sono ordinate a quel fine ultimo, cio\u00e8 \u201ca tutti gli uffici umani\u201d (<em>omnibus humanis officiis<\/em>). Pi\u00f9 precisamente, \u201cpoich\u00e8 della vita che viviamo bene nel tempo presente \u00e8 fine la beatitudine celeste, \u00e8 compito del re provvedere alla vita buona della moltitudine (<em>vitam multitudinis bonam procurare<\/em>) secondo questo criterio, cio\u00e8 secondo quanto conviene al conseguimento della beatitudine celeste, ossia fornire le cose che conducono alla beatitudine celeste e proibire, nella misura in cui ci\u00f2 sia possibile, quelle ad esse contrarie\u201d.<\/p>\n<p>Per non essere frainteso, Tommaso precisa quali sono le cose che conducono alla beatitudine celeste, cio\u00e8 non solo l\u2019operare secondo virt\u00f9 (<em>operatio secundum virtutem<\/em>), ma anche \u201cuna quantit\u00e0 sufficiente di beni corporali, il cui uso \u00e8 necessario all\u2019atto della virt\u00f9 (<em>corporalium bonorum sufficientia, quorum usus est necessarium ad actus virtutis<\/em>)\u201d. In conclusione, dunque, \u201ctre cose sono necessarie ad istituire la buona vita della moltitudine: primo, che la moltituidine sia costituita nell\u2019unit\u00e0 della pace; secondo, che la moltitudine, unita dal vincolo della pace, sia diretta ad agire bene; &#8230; terzo, che per l\u2019industriosit\u00e0 di chi governa sia assicurata una quantit\u00e0 sufficiente di cose necessarie a vivere bene (<em>ut per regentis industriam necessariourum ad bene vivendum adsit sufficiens copia<\/em>)<sup>10<\/sup>.<\/p>\n<p>Pertanto, poich\u00e8 la societ\u00e0 politica non \u00e8 una sostanza, ma una relazione, il bene comune a cui pensa Tommaso \u00e8 il bene di tutti e di ciascuno, cio\u00e8 un bene che non deve mai togliere all\u2019individuo quello che gli \u00e8 essenziale per essere uomo; non un bene a s\u00e8 stante, perch\u00e8 appunto la societ\u00e0 non \u00e8 una sostanza a s\u00e8 stante, ma quel bene che rifluisce sui singoli per il fatto della loro unione, un bene insomma del quale tutti partecipano. Qualunque cosa si pensi dell\u2019identificazione del bene ultimo con la beatitudine celeste, si deve convenire che per Tommaso il bene comune \u00e8 essenzialmente un bene terreno, \u201ctemporale\u201d.<\/p>\n<p>Ma l\u2019aspetto che qui maggiormente interessa della concezione tommasiana del bene comune, in relazione al fenomeno sopra descritto del declino dello Stato nazionale moderno, \u00e8 un altro, cio\u00e8 \u00e8 quello che consegue dal principio sopra affermato, secondo il quale \u201cciascuna causa tanto \u00e8 anteriore e preferibile, quanto \u00e8 maggiore il numero di cose a cui si estende\u201d (<em>unaquaeque causa tanto prior est et potior quanto ad plura se extendit<\/em>). In base a questo principio, infatti, non solo il bene dell\u2019intera citt\u00e0 \u00e8 maggiore di quello del singolo individuo, ma ancor pi\u00f9 grande \u00e8 il bene che si riferisce \u201cad un\u2019intera gente, nella quale sono contenute molte citt\u00e0\u201d (<em>toti genti, in qua multae civitates continentur<\/em>). Quindi \u201cquesto bene, cio\u00e8 quello che \u00e8 comune ad una sola o a pi\u00f9 citt\u00e0\u201d, costituisce il fine della vita umana, cio\u00e8 di questa vita terrena, del quale si deve occupare la scienza politica. Se\u00a0<em>gens<\/em>\u00a0significa popolazione, o nazione, allora la\u00a0<em>civitas<\/em>, in quanto contenuta nella\u00a0<em>gens<\/em>, \u00e8 una societ\u00e0 particolare, come potevano essere nel secolo XIII Roma, Napoli o Parigi, e quindi il bene comune va oltre le dimensioni di essa. Se invece la\u00a0<em>polis<\/em>\u00a0\u00e8 la societ\u00e0 politica perfetta, come era per Aristotele, cio\u00e8 quello che sarebbe divenuto in et\u00e0 moderna lo Stato nazionale, allora il bene comune va anche oltre le dimensioni di quest\u2019ultimo. In tutti i casi il bene comune sembra essere un bene universale, cio\u00e8 proprio all\u2019intera specie umana.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0S. Thomae Aquinatis<em>\u00a0Summa theologiae<\/em>, Roma, Forzani, 1927, I-II, q. 96, a. 4; II-II, q. 64, a. 2; II-II, q. 65, a. 5.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Ibidem, I-II, q. 113, a. 9, ad secundum<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Ibidem, I-II, q. 21, a. 4, ad tertium<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Cfr. J. Maritain,\u00a0<em>La persona e il bene comune<\/em>, Brescia, Morcelliana, 1973, pp. 44-45<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Summa theologiae I, q. 65, a. 2.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0Ibidem, I-II, q. 39, a. 2, ad secundum &lt;<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0<em>Summa contra Gentiles<\/em>, Roma, Forzani, 1927, III, c. 112<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0D. Thomae Aquinatis\u00a0<em>De regimine principum<\/em>, Torino, Marietti, 1971, I, cc. 1, 2 e 8<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Ibidem, c. 14<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0Ibidem, c. 15<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1113],"fascicolo":[159],"class_list":["post-1809","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-enrico-berti","fascicolo-giugno-2010"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Il Concetto Tommasiano di Bene Comune<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Enrico Berti, pubblicato nel numero di Giugno 2010. 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