{"id":1803,"date":"2010-06-01T12:00:00","date_gmt":"2010-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1803"},"modified":"2026-04-12T11:37:22","modified_gmt":"2026-04-12T09:37:22","slug":"sulla-teoria-economica-del-terzo-settore","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2010\/giugno\/sulla-teoria-economica-del-terzo-settore\/","title":{"rendered":"Sulla Teoria Economica del Terzo Settore"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 ormai acquisito che, date le condizioni attuali di una qualsiasi economia, la sua articolazione sar\u00e0 sempre pi\u00f9 basata su tre poli: il mercato, lo Stato, ed il terzo settore, o settore dell\u2019economia sociale. D\u2019altro canto, in particolare dopo l\u2018ultima crisi finanziaria ed economica mondiale, ci si \u00e8 resi conto che occorre sempre fare affidamento sul ruolo della teoria economica, per\u00f2 non su una qualsiasi teoria, bensi su una \u201cbuona\u201d teoria. In effetti, non tutte le teorie economiche sono uguali, ma alcune teorie sono \u201cbuone\u201d in quanto rispecchiano pi\u00f9 propriamente sia la realt\u00e0 sia i fondamenti valoriali dell\u2019agire economico, mentre altre non lo sono, essendo frutto di interessi specifici, di posizioni ideologiche, perfino di mistificazioni.<\/p>\n<p>Se \u201cmettiamo insieme\u201d queste acquisizioni, si comprende come sia rilevante procedere, per prima cosa, ad un\u2019analisi \u201cproponibile\u2019 per un qualsiasi aspetto dell\u2019economia e quindi, quanto al tema in oggetto, per quello che, come il terzo settore, \u00e8 oggi diventato anche nel nostro paese un settore \u201cportante\u201d dell\u2019economia.<\/p>\n<p>Ora, direi che, tra gli economisti che ci occupiamo in Italia di tale problema, c\u2019\u00e8 consenso sul punto che la teoria economica del terzo settore, o settore non profit, vada intesa come \u201ceconomia della reciprocit\u00e0 \u201d. Tuttavia, si discute se tale denominazione si riferisca all\u2019\u201ceconomia della gratuit\u00e0 \u201d o \u201cdella solidariet\u00e0 \u201d, quindi dei \u201ctrasferimenti unilaterali\u201d, o se invece non debba includere, come io personalmente ritengo, l\u2019analisi di piu comparti di quello che \u00e8 diventato un vero e proprio \u201carcipelago\u201d, in cui convivono realt\u00e0 molto variegate e differenziate tra loro, dal volontariato alle associazioni sociali, alle cooperative sociali, alle imprese sociali. In tal caso, mentre alcune realt\u00e0 sono caratterizzate dall\u2019economia dei trasferimenti unilaterali, altre vanno individuate quali attivit\u00e0 economiche dei trasferimenti bilaterali o, per meglio dire, dei trasferimenti bilaterali di tipo interdipendente; il che rappresenta appunto, a mio avviso, il comparto della \u201ceconomia della reciprocit\u00e0 \u201d. In effetti, la \u201creciprocit\u00e0 \u201d implica la contestualit\u00e0 dei trasferimenti, in quanto, contemporaneamente, ad una certa prestazione ve ne \u201ccorrisponda\u201d un\u2019altra; ed \u00e8 ci\u00f2 che fa configurare l\u2019attivit\u00e0 economica del terzo settore come un\u2019attivit\u00e0 produttiva vera e propria, cosi da potersi \u201callargare\u201d il paradigma di riferimento della teoria economica del settore.<\/p>\n<p>Pertanto, oltre al comparto dell\u2019economia della gratuit\u00e0 , o \u2018dei trasferimenti unilaterali\u2019, occorre nella teoria economica del terzo settore guardare a quello dell\u2019economia della reciprocit\u00e0 o \u2018dei trasferimenti bilaterali\u2019 \u2013 comparto, questo, in rapida espansione anche in Italia \u2013 e ci\u00f2, ripeto, proprio per \u201ccatturare\u201d pezzi del terzo settore che, altrimenti, non riceverebbero adeguata attenzione.<\/p>\n<p>Inoltre, nella mia riflessione, sono pervenuto all\u2019idea che, nell\u2019economia dei \u201ctrasferimenti bilaterali\u201d, si affermano comportamenti motivati da quello che ho chiamato il principio dell\u2019altruismo strategico, in base al quale si mantiene nei comportamenti il criterio dell\u2019altruismo, ma lo si \u201cconiuga\u201d con quello della strategia, che da sempre, nella sostanza, se non nella forma, \u00e8 stato \u201cal cuore\u201d della spiegazione della condotta economica degli agenti.<\/p>\n<p>E\u2019 cosi che, nella mia impostazione, molti comparti del terzo settore si vengono a configurare come veri e propri settori produttivi autonomi rispetto agli altri, anzi, come si pu\u00f2 dire, come settori autotrofi, nel senso di essere capaci di \u201cstare sulle proprie gambe\u201d, svolgendo una certa attivit\u00e0 produttiva e \u201cvivendo\u201d di questa. Segue che rientrano nel terzo settore tutta una serie di tipologie, che vanno, al di l\u00e0 del volontariato, dall\u2019associazionismo sociale alla cooperazione sociale, all\u2019impresa sociale, alle Fondazioni, in particolare distinguendo all\u2019interno di quest\u2019ultime le Fondazioni di tipo operativo da quelle di carattere erogatorio (come, in particolare, le importanti Fondazioni bancarie).<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, quest\u2019impostazione \u00e8 da intendersi non solo da un punto di vista descrittivo-analitico (quello dell\u2019economia politica), bensi anche sul piano strategico-normativo (quello della politica economica).<\/p>\n<p>Nei miei lavori in merito (in particolare, cfr. F. Marzano, 1998; F. Marzano-F. Fontini, 1998, 1999; F, Marzano, 2002 e 2007), mi concentro su quattro tipologie di comparti nel settore dei \u201ctrasferimenti bilaterali\u201d e, quindi, procedo col costruire quattro distinti modelli.<\/p>\n<p>E\u2019 chiaro che \u00e8 sempre la caratteristica della reciprocit\u00e0 bilaterale quella, fondamentale, che si riscontra nelle interazioni del tipo \u201ctrasferimenti bilaterali\u201d, vale a dire nelle situazioni in cui da parte di due soggetti-agenti si \u00e8 ben disposti ad addivenire ad una doppia e contestuale prestazione (o impegno di prestazione). Essendo entrambi mossi al contempo da motivazioni personali ed ideali che li portano ad \u2018associarsi\u2019 con altri consimili in un rispettivo gruppo sociale ed utilizzando comportamenti strategici, ma non necessariamente egoistici, essi si confrontano tra loro e decidono di realizzare una \u2018reciprocazione\u2019, che comprende, contestualmente, sia una prestazione che una controprestazione, di ciascuna delle quali si fa, per cosi dire, \u2018garante\u2019 il rispettivo gruppo sociale. E\u2019 in questo senso che si realizza l\u2019economia della reciprocit\u00e0 , in quanto cio\u00e8 due soggetti, appartenenti a due distinti gruppi sociali ed essendo entrambi interessati al rispettivo e reciproco benessere, interagendo economicamente tra loro, raggiungono entrambi un risultato \u201cmigliore\u201d per s\u00e8 (e per tutti gli altri membri del proprio gruppo) cosi come per il soggetto reciprocante (e per tutti gli altri membri dell\u2019altro gruppo).<\/p>\n<p>Pu\u00f2 peraltro essere il caso che, tra due (o piu) agenti, uno solo tra essi persegua comportamenti \u2018ispirati\u2019 al modello dell\u2019altruismo strategico; e in tal caso \u2013 come si comprende \u2013 si sar\u00e0 in presenza, per cosi dire, di un modello \u2018misto\u2019 che, in particolare, vedr\u00e0 \u2018coinvolti\u2019 aspetti dell\u2019economia della reciprocit\u00e0 e dell\u2019economia di mercato.<\/p>\n<p>Comunque, si tratta sempre di quel sistema economico caratterizzato dalla cessione (in inglese, \u201cassignment\u201d o \u201callowance\u201d) bilaterale di un bene o servizio, in cui si mantenga la volontariet\u00e0 globale della decisione e della prestazione (o dell&#8217;impegno), ma questa si coniughi con la non indipendenza, anzi con l\u2019interdipendenza, di ogni singolo atto. Pertanto, la volontariet\u00e0 di ogni conseguente decisione e prestazione (o impegno), una volta che una decisione e prestazione sia stata intrapresa (o un impegno sia stato sottoscritto), va intesa nel senso del \u201csingolo\u201d reciprocante, non del gruppo sociale cui \u201cappartiene\u201d; e ci\u00f2, appunto, stante il \u201cvincolo\u201d dell\u2019interdipendenza delle posizioni e delle decisioni fra i due gruppi sociali. E\u2019 cosi che l\u2019economia della reciprocit\u00e0 risulta essere quella caratterizzata dal vincolo dell&#8217;obbligatoriet\u00e0 della contro-prestazione (o del contro-impegno), una volta che un certo soggetto-agente si obblighi a realizzare una prestazione o un impegno. Tuttavia \u2013 ed \u00e8 questa la differenza cruciale col sistema dello scambio \u2018di mercato\u2019 \u2013 concerne il gruppo sociale cui appartenga il soggetto-agente che sia stato il \u2018destinatario\u2019 o \u2018ricevente\u2019 di un certo bene o servizio e che, pertanto, risulti obbligato verso l\u2019altro gruppo cui appartenga il soggetto-agente che ha preso la decisione di effettuare la prestazione (o sottoscrivere l&#8217;impegno) ed \u00e8 quindi il \u2018fornitore\u2019 del bene o servizio oggetto della prestazione (o impegno).<\/p>\n<p>Formalmente, in ogni modello, un primo gruppo di funzioni, concetto da intendersi in senso matematico, riguarda le funzioni di utilit\u00e0.<\/p>\n<p>Abbiamo poi, da un lato, le funzioni di conferimento o disponibilit\u00e0 (chiamiamole cosi) dei servizi o dei fattori della produzione, dall\u2019altro, ove del caso, le funzioni di produzione, da un altro ancora, le funzioni di distribuzione o (come, nel settore non profit, si possono ben chiamare) le funzioni di appartenenza.<\/p>\n<p>Al \u201ccuore\u201d di ogni modello, in parallelo con le funzioni che tradizionalmente, nell\u2019economia for profit, sono le funzioni di scambio, troviamo quelle che personalmente chiamo le funzioni di cessione o di reciprocazione e che, sostanzialmente, sono delle funzioni di reazione, concetto questo che, come noto, riviene dalla \u2018teoria dei giochi strategici\u2019.<\/p>\n<p>Ancora, vi sono, e sono rilevanti sul piano della \u2018coerenza\u2019 e \u2018determinatezza\u2019 del modello, le relazioni di equilibrio e quelle di bilancio, laddove, ovviamente, le prime riguardano i prodotti ed i fattori della produzione, mentre le seconde afferiscono ai soggetti-agenti che operano nelle diverse realt\u00e0 dell\u2019economia sociale.<\/p>\n<p>L\u2019analisi si completa distinguendo fra risultati \u2018di tipo cooperativo\u2019 (efficaci, ma non efficienti) e risultati di \u2018ottimo\u2019 o \u2018ottimali\u2019 (efficaci ed efficienti), e ci\u00f2, si noti, quale che sia il modello di \u201cottimalit\u00e0 \u201d perseguito. Quest\u2019ultimo aspetto, peraltro, non pu\u00f2 essere qui perseguito, ma &#8211; come si comprende &#8211; \u00e8 ben rilevante in quanto attiene ai fondamenti valoriali dell\u2019agire economico, quindi ai rapporti fra l\u2019economia e l\u2019etica.<\/p>\n<p>Concludo dicendo che \u00e8 su queste basi che, al momento, sono stati da me elaborati, i quattro seguenti modelli.<\/p>\n<p>1. Il modello dell\u2019Economia della reciprocit\u00e0 di sola cessione senza moneta.<\/p>\n<p>In esso i rapporti tra gruppi sociali hanno luogo sulla base della sola cessione, senza considerare la previa produzione di un bene (ad esempio, un rapporto tra categorie di lavoratori che cedono vicendevolmente i rispettivi servizi).<\/p>\n<p>Gli appartenenti ad un gruppo sociale mettono allora a disposizione il proprio lavoro inteso come capace di produrre un servizio da cedere, \u2018in reciprocazione\u2019 di altro servizio, all\u2019altro gruppo.<\/p>\n<p>2. Il modello dell\u2019Economia della reciprocit\u00e0 con produzione e cessione senza moneta.<\/p>\n<p>Si introduce l\u2019attivit\u00e0 produttiva \u2018previa\u2019: allora, gli appartenenti ad un gruppo sociale mettono a disposizione il lavoro inteso come fattore produttivo.<\/p>\n<p>Si tiene conto, su tale base, dell\u2019attivit\u00e0 produttiva delle imprese sociali di ciascun gruppo, cosi come si procede all\u2019attivit\u00e0 di reciprocazione fra imprese di ciascuno dei due gruppi.<\/p>\n<p>3. Il modello dell\u2019Economia della reciprocit\u00e0 con moneta. Nel modello da me costruito, si analizza, per semplicit\u00e0 , il caso della sola cessione con moneta.<\/p>\n<p>Mentre sia il primo che il secondo modello non includono la moneta, questa fa ora la sua \u2018comparsa\u2019. Allora, gi\u00e0 considerando il caso\u00a0della cessione (senza produzione), il modello registra alcune importanti \u2018estensioni\u2019, mentre il suo \u2018nucleo\u2019 centrale, rappresentato dall\u2019attivit\u00e0 di reciprocazione \u2018dettata\u2019 dall\u2019altruismo strategico, non cambia.<\/p>\n<p>4. Il modello \u201cmisto\u201d, che, forse, \u00e8 quello pi\u00f9 interessante; e ci\u00f2, in quanto in esso un gruppo sociale si confronta con \u2018il mercato\u2019, vuoi dal lato dell\u2019offerta di beni o servizi, vuoi, invece, dal lato della loro domanda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[870],"fascicolo":[159],"class_list":["post-1803","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-ferruccio-marzano","fascicolo-giugno-2010"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Sulla Teoria Economica del Terzo Settore<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Ferruccio Marzano, pubblicato nel numero di Giugno 2010. 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