{"id":1780,"date":"2010-02-01T12:00:00","date_gmt":"2010-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1780"},"modified":"2026-04-12T11:19:55","modified_gmt":"2026-04-12T09:19:55","slug":"simone-morandini-darwin-e-dio-fede-evoluzione-etica-morcelliana-brescia-2009","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2010\/febbraio\/simone-morandini-darwin-e-dio-fede-evoluzione-etica-morcelliana-brescia-2009\/","title":{"rendered":"Simone Morandini Darwin e Dio. Fede, evoluzione, etica Morcelliana, Brescia 2009"},"content":{"rendered":"<p>Molto si \u00e8 scritto sull\u2019evoluzione in quest\u2019anno 2009 in cui si celebrano i duecento anni della nascita di Charles Darwin (1809-1882) e i centocinquant\u2019anni dalla pubblicazione del suo testo piu celebre,<em>\u00a0L\u2019origine della specie<\/em>\u00a0(1859). Fa parte del novero di questi autori anche Simone Morandini, un teologo noto per le sue riflessioni di profondo respiro su tematiche scientifiche, che pubblica per i tipi della Morcelliana uno stimolante libro dal titolo\u00a0<em>Darwin e Dio. Fede, evoluzione, etica<\/em>. Anzich\u00e9 soffermarsi sui dettagli dello sviluppo storico del dibattito teologico che \u00e8 immediatamente seguito alla comparsa delle tesi evoluzioniste, dibattito ormai facilmente reperibile in numerose altre pubblicazioni, l\u2019Autore offre piuttosto un qualificato contributo di alto taglio teologico finalizzato alla ricerca di una feconda sintesi tra creazionismo ed evoluzionismo. Fede e scienza sono dai tempi di Galileo mondi linguistici e metodologici diversi che per\u00f2 necessitano, oggi pi\u00f9 di ieri, di essere congiuntamente articolati al fine di impedire che l\u2019annuncio cristiano, disancorandosi da un confronto con la realt\u00e0 dei fatti, si trasformi in un discorrere autoreferenziale. Scandito in otto capitoli, a cui va aggiunta la Conclusione, lo scritto di S. Morandini si presenta in questo contesto come un incrocio di piani tematici dove alla profonda e affinata teoretica di certe pagine si accompagnano tratti didascalici che, come \u00e8 il caso del secondo e terzo capitolo, rispettivamente dedicati ai punti salienti della teoria darwiniana e alla loro ricezione da parte delle diverse Chiese, aiutano a meglio definirne il contorno del dibattito attuale in tutte le sue connesse implicazioni. Pi\u00f9 che rivolto al passato lo sguardo dell\u2019Autore \u00e8 evidentemente orientato al futuro, mostrando di aver chiara la coscienza che ogni tentare di comporre il conflitto tra creazione ed evoluzione implica mettere mano ad indagini che coinvolgono e stravolgono l\u2019epistemologia non meno dell\u2019etica, l\u2019antropologia non meno della biologia. Molto aggiornato sul dibattito in corso Morandini osa proporre un suo proprio e originale percorso che apparentemente sembrerebbe muoversi su binari di superficie, mostrando pi\u00f9 i possibili indirizzi di ricerca, che non vere e dibattute soluzioni. Ma questa possibile critica scompare se consideriamo la giovinezza dei tentativi di accordo tra evoluzionismo e creazionismo, ed anzi l\u2019Autore guadagna il merito di indagarne il contenuto nell\u2019ambito tematico della teologia cattolica, la quale, ad eccezione di alcune rare occasioni, come quelle espresse a suo tempo dall\u2019attuale pontefice (fra tutti Ratzinger, J.,<em>\u00a0In principio Dio cre\u00f2 il cielo e la terra. Riflessioni sulla creazione e sul peccato<\/em>, Lindau, Torino, 2006), risulta quasi del tutto assente dal dibattito. Sullo sfondo appare tuttavia chiaro che il punto critico che motiva le argomentazioni di\u00a0<em>Dio e Darwin<\/em>\u00a0\u00e8 il tentativo compiuto dai teorici dell\u2019<em>Intelligent Design<\/em>\u00a0di trasformare una dottrina a-critica della creazione, una dottrina cio\u00e8 che non tiene conto delle recenti ricerche esegetiche e teologiche, in una vera e propria teoria scientifica apertamente alternativa all\u2019evoluzionismo biologico di matrice darwiniana. Il nostro S. Morandini ha ben chiari i termini del dilemma riconoscendo la difficolt\u00e0 a: \u00aborientarsi in questioni cosi complesse\u00bb, ma certo non demorde considerato che ad ogni pagina sembra che vada \u00abcercando una via diversa sia dal creazionismo fondamentalista che da un\u2019acritica accettazione del naturalismo cogliendo la differenza tra diversi saperi, ma mantenendo anche una prospettiva unitaria\u00bb (p. 69).<\/p>\n<p>Il modo in cui questo programma di intenti \u00e8 realizzato puo forse lasciare insoddisfatto chi non \u00e8 disposto a passare tanto facilmente sopra la contraddizione incastrata nel capitolo quarto, dove, ad una esplicita ammissione di una non piena competenza (scientifica) sui dati che confermano l\u2019evoluzionismo, e che invece \u00absarebbe necessaria per vagliare sistematicamente la consistenza scientifica dell\u2019immane mole [dei] dati e delle teorie fondate su di essi\u00bb (p. 79), corrisponde un\u00a0<em>placet<\/em>\u00a0senza condizioni ad una concezione evolutiva che, seguendo lo schema di Darwin, \u00e8 affidata al gioco del caso che agisce sia nella trasmissione ereditaria come nella pressione ambientale (p. 38). Forse pero bisogna considerare che cosi il teologo Morandini, pur affidandosi con troppa fiducia alla credibilit\u00e0 scientifica dell\u2019evoluzionismo che \u2013 non dimentichiamolo \u2013 pur essendo accreditato da molti contributi concordanti, continua a subire anche una serie motivata di critiche, non ultime quelle del genetista G. Sermonti (<em>Dopo Darwin. Critica all\u2019evoluzionismo<\/em>, Rusconi, Milano, 1980), riesce comunque a guadagnare un punto a suo favore. Infatti, nel momento in cui la teologia lascia fare alla scienza il suo lavoro senza interferenze, \u00e8 necessario che anche gli scienziati non optino per una ideologica contrapposizione tra scienza e fede, e si aprano invece alla possibilit\u00e0 di leggere la realt\u00e0 come un incrociarsi di piani prospettici diversi. Non dobbiamo poi dimenticare, leggendo questo saggio, che la prospettiva teologica che guida l\u2019Autore \u00e8 orientata ad impedire che il discorso scientifico venga usato per fini apologetici contro coloro che credono in un Dio creatore, come a impedire che la teologia si radicalizzi in un fondantalismo a-scientifico altrettanto deleterio, come \u00e8 quello dei fautori del \u201cDisegno Intelligente\u201d. Il fine del libro in fondo \u00e8 anche quello di comporre le condizioni per l\u2019esistenza di una comunit\u00e0 scientifica dove, accanto ai cosiddetti \u201claici\u201d, possano convivere anche sinceri credenti, e di farlo tracciando \u00abapprocci diversi da quello centrato sulla nozione di disegno, meno carichi di pretese apologetiche, ma piu attenti alla ricchezza della tradizione cristiana\u00bb (pp. 88-89).<\/p>\n<p>Il cuore pulsante del libro lo troviamo tuttavia l\u00e0 dove l\u2019autore di\u00a0<em>Dio e Darwin<\/em>\u00a0affronta un sincero confronto tra il tema scientifico dell\u2019evoluzione e la fede cristiana nel Dio creatore, un dibattito poi ampliato ad alcune specifiche tematiche etiche quali sono la domanda sulla sofferenza, sulla libert\u00e0 e su altri aspetti affini dell\u2019antropologia. Sembra che molta della passata letteratura dedicata al tema abbia peccato di quella che potremmo chiamare un\u2019ingenuita filosofica e che, come riconosce lo stesso Autore, si radica in una superficiale analisi del termine creazione. Egli ci tiene invece a precisare che \u00ab\u00e8 importante prima di trarre conclusioni frettolose circa le supposte implicazioni (anti)teologiche del darwinismo, [di] delimitare meglio il significato che Darwin conferiva a tale espressione nelle sue opere\u00bb (p. 41). Questa poca attenzione al significato darwiniano di creazione, se da un lato ha permesso di fare di Darwin l\u2019 ariete dell\u2019ateismo scientifico (come accade ad esempio nel R. Dawkins di\u00a0<em>L\u2019illusione di Dio. Le ragioni per non credere<\/em>, Mondadori, Milano, 2007), all\u2019opposto ha favorito le tipiche reazioni del fondamentalismo teologico di area protestante, il quale si presta ad un rifiuto assoluto, anche se ormai insostenibile, di ogni forma di evoluzionismo a tutto favore di un creazionismo radicale, il quale continua a trovare ispirazione nei primi due capitoli biblici letti senza una corretta analisi esegetica. Facendo propria un\u2019intuizione rintracciabile in P. Ricoeur (J. P. Changeux \u2013 P. Ricoeur,\u00a0<em>La natura e la regola. Alle radici del pensiero<\/em>, Cortina, Milano, 1999) Morandini ha saputo interrogare i diversi saperi che abitano la contemporaneit\u00e0, per cogliere in essi \u00able tracce di un senso che pure resta al di l\u00e0 di ognuno di essi\u00bb (p. 13). Ecco allora che se la prima met\u00e0 del libro \u00e8 impegnata sul fronte dell\u2019epistemologia col tentativo di far dialogare scienza e teologia, svolgendo un\u2019armonizzazione tra dottrina della creazione e teoria dell\u2019evoluzione, l\u2019altra met\u00e0 ha indagato i risvolti etici e teologici di questo accordo. Il risultato finale \u00e8 l\u2019essere riuscito a scrivere uno stimolante capitolo di teologia naturale che, senza nascondersi i punti aperti che rendono il rapporto tra scienza e teologia \u00abpi\u00f9 problematico\u00bb rispetto ad un passato anche recente (p. 65), permette di continuare a pensare Dio come Creatore accogliendo come scientificamente credibile la teoria dell\u2019evoluzione.<\/p>\n<p>Giunto in pochi mesi alla seconda edizione\u00a0<em>Dio e Darwin<\/em>\u00a0svolge il meritevole compito di contribuire ad abbattere i pregiudizi che ancora oggi propagano l\u2019esistenza di un conflitto insanabile tra sapere scientifico e fede religiosa. L\u2019 Autore tuttavia non nasconde, e anzi mette bene in evidenza, la fragilit\u00e0 di alcune delle soluzioni che il pensiero cattolico passato aveva proposto, come ad esempio quella impostata da P. Teilhard de Chardin, e lo fa per sostituirvi categorie in grado di sostenere con sufficiente forza teoretica un accordo tra creazionismo teologico ed evoluzionismo scientifico. Con fiducia e lungimiranza il Morandini teologo apre il suo libro con un riconoscimento a tutto campo del ruolo della scienza nel contesto del nostro tempo: \u00abE&#8217; il tempo della scienza: il nostro orizzonte \u00e8 ormai profondamente segnato da essa, da renderla ormai una sorta di\u00a0<em>koin\u00e9<\/em>\u00a0culturale, un \u201clinguaggio comune\u201d cui ogni altro deve avere il coraggio di rapportarsi\u00bb (p. 5). Il messaggio \u00e8 chiaro: non si puo piu affermare che il pensiero scientifico sia una parentesi destinata a chiudersi, per cui sono da respingere senza riserve tutti quei tentativi che vorrebbero impedire \u201ca priori\u201d ogni intesa tra scienza e teologia, come pero anche quelli che, esercitando una vistosa manipolazione metodologica dei dati offertici dalla ricerca scientifica, vogliono usare la scienza attribuendole fini metafisici o teologici per farne una forma di teologia. Ed \u00e8 proprio quella ricerca teologica uscita ammaccata dal caso Galileo che Morandini vuole finalmente coinvolgere in questo nuovo e irrinunciabile dialogo, consapevole che essa \u00e8 matura per l\u2019impresa in quanto memore, si spera, degli errori del passato. Come studioso del pensiero scientifico mi \u00e8 capitato spesso di trovarmi a leggere la modernit\u00e0 come una progressiva diluizione della relazione che il concetto di creazione stabiliva tra Dio e la Natura, come un costante annacquamento di questo legame che, una volta definita l\u2019inconsistenza di Dio rispetto agli enti creati, giunger\u00e0 ad una vera e propria eliminazione del primo a favore dei secondi. Ora, \u00e8 proprio l\u2019opposizione a questo naturalismo esagerato, a questa scienza diventata metafisica, evitando nel contempo l\u2019eccesso opposto, ossia di ridurre la scienza ad un mero elenco di limiti ed imprecisioni da cogliere in fallo, a costituire una delle linee di forza che tengono insieme questo saggio. Il IV capitolo, schema di una prima parziale sintesi, mostra infatti che ogni tentativo di introdurre una causalit\u00e0 trascendente partendo dalle fallacie a cui \u00e8 soggetta la teoria evolutiva non \u00e8 degno di un onesta ricerca teologica, perch\u00e8 in fondo si basa comunque sull\u2019errore di stabilire una specie di consequenzialit\u00e0, se non di identit\u00e0, tra \u201cnaturalismo metodologico\u201d e \u201cnaturalismo ontologico\u201d. La trasformazione biologica delle specie come fu pensata da Darwin ha subito notevoli rimaneggiamenti che la rendono piu credibile, anche se il suo impianto di fondo \u00e8 rimasto intatto, e tuttavia il fatto che la metodologia scientifica sia cosi efficiente tanto da produrre risultati degni di nota non deve per niente porre in fibrillazione la teologia, perche questo non implica, come non lo implicher\u00e0 mai nessuna scoperta scientifica, la negazione di una realt\u00e0 che eccede il naturale. La metodologia scientifica non riuscir\u00e0 mai a dare un senso alle cose e al perche dei loro fenomeni. Ed in effetti, come era stato detto molte pagine prima: \u00abil progetto scientifico \u00e8 solido e consistente, nella sua ambizione a descrivere la totalit\u00e0 dei fenomeni sperimentabili, ma non \u00e8 certo una realt\u00e0 conclusa, gia in grado [di] esibire interpretazioni univoche e definitive del reale nella sua totalit\u00e0\u00bb (pp. 24-25). Parole certo tranquillizzanti che ripetono che per quanto si dia credito al progetto scientifico darwiniano esso non sostituir\u00e0 mai n\u00e8 la metafisica n\u00e8 la teologia, le uniche discipline capaci di rispondere alla profonda domanda di senso del vivere umano.<\/p>\n<p>Quella adesso considerata \u00e8 la prima parte del testo tutta dedicata al confronto con tematiche strettamente attinenti al rapporto innovativo che dovra costruirsi tra creazione ed evoluzione, o prendendo a prestito le parole che l\u2019Autore ha usato in un articolo successivo, \u00e8 lo svolgersi del tentativo di mostrare \u00abla consistenza logica di un\u2019interpretazione teologica delle dinamiche evolutive\u00bb (<em>Il Regno-Attualit\u00e0<\/em>, 18\/2009, p. 634). La restante parte del saggio non \u00e8 altro che il tentativo di affinare e testare il risultato applicandolo all\u2019etica e piu in generale all\u2019antropologia. In un paragrafo altamente suggestivo del V capitolo, intitolato \u201cnello spazio della Croce\u201d, Simone Morandini offre infatti una lettura applicata delle risultanze ottenute. Introducendo il rapporto dialettico che si instaura tra l\u2019assolutezza della potenza divina e le limitazioni che essa stessa si impone nell\u2019atto del creare, egli interpreta la creazione nella prospettiva: \u00abdi un mondo retto da leggi entro le quali sia possibile una storia che consenta il sorgere della storia, [ovvero] un mondo nel quale siano le creature stesse a partecipare alla creativit\u00e0 divina\u00bb (p. 107). E&#8217; Dio stesso che creando crea per Sua libera scelta un universo non-deterministico, un universo aperto al caso, un universo darwiniano e quantistico, pari a quello che si esprime nella contingenza della storia. Dio \u00e8 talmente rispettoso della creazione da accettare che in essa appaiano e prolifichino momenti contingenti che possono addirittura portare alla sofferenza, quella stessa che ha dovuto subire suo Figlio nella Passione e morte in Croce. Questo Dio cosi lontano dall\u2019immagine del burattino onnisciente che controllerebbe ogni dettaglio, trova la sua giustificazione solo in un modello teologico che pensa il rapporto del Creatore con la creatura secondo modelli molto meno semplicistici rispetto a quelli che riescono a compilare i sostenitori del creazionismo fondamentalista tipico dell\u2019 Intelligent Design. Recuperando e valorizzando la dimensione di causalita e contingenza evolutiva teorizzata a suo tempo da S. J. Gould in\u00a0<em>La vita meravigliosa<\/em>\u00a0(Feltrinelli, Milano, 1990) e poi apprezzata da scienziati come F. J. Ayala che addirittura la considerava il grande \u201cdono\u201d fatto da Darwin alla religione (<em>Darwin\u2019s Gift to Science and Religion<\/em>, Joseph Henry Press, Washington, 2007), non che da teologi come J. Arnauld (<em>La teologia dopo Darwin<\/em>, Queriniana, Brescia, 2000), il nostro Autore riesce a rafforzare il concetto di autonomia tra Dio e la sua creazione senza ridurre a zero l\u2019azione di governo che Dio continua comunque a esercitare sul mondo. Lo stretto determinismo previsto dai teorici dell\u2019<em>Intelligent Design<\/em>\u00a0\u00e8 ancora una volta messo alla berlina.<\/p>\n<p>Questo punto di arrivo ha il pregio di trovare un Autore con i piedi ben saldi per terra, tanto che nei capitoli VI-VIII si spender\u00e0 a chiedersi come mantenere la distinzione tra l\u2019essere umano e le altre specie viventi lasciando integra la singolarit\u00e0 individuale, che da sempre la teologia cristiana associa ad una speciale azione divina, e a come evitare di ridurre la morale umana al mero livello biologico, non mancando di capire come eludere il trasporto sul piano socio-politico di quella \u201clotta per la sopravvivenza\u201d che \u00e8 parte fondante del darwinismo. Riconosciuta \u00abla parzialit\u00e0 della [sua] esplorazione\u00bb (p. 114), Morandini non manca comunque di indicare delle piste di confronto. Il punto prospettico che sceglie \u00e8 proprio quel valore di libert\u00e0 che Dio ha fortemente imposta alla creazione e che in termini scientifici si presenta come probabilit\u00e0 o caso. L\u2019indagine non \u00e8 certo semplice, perche se i processi biologico-molecolari rimandano all\u2019indeterminismo codificato dal principio di Heisenberg, problematica di cui l\u2019Autore aveva gi\u00e0 discusso in\u00a0<em>Teologia e fisica<\/em>\u00a0(Morcelliana, Brescia, 2007), l\u2019interpretazione dell\u2019essere vivente quale emerge dalla \u201csintesi moderna\u201d porta con se una significativa dose di necessit\u00e0 (p. 115). Non va pero dimenticato che non solo i caratteri genetici, ma anche gli stessi comportamenti individuali che ciascuno ha elaborato per adattarsi al suo ambiente vengono trasmessi da individuo a individuo. Ora, nell\u2019affinarsi all\u2019ambiente ogni individuo reagira diversamente in base alle diverse esigenze di adattamento e di sopravvivenza, per cui alla necessit\u00e0 si assocer\u00e0 una conquistata indipendenza soggettiva \u00abfatta delle diverse opzioni di fronte a possibilit\u00e0 alternative [&#8230;]. Si tratta di una \u201cpropriet\u00e0 emergente\u201d che \u2013 ricorda l\u2019Autore &#8211; sorge solo al crescere della complessit\u00e0 dell\u2019organismo\u00bb (p. 118). Negli organismi complessi una tale crescente individuazione comporta che tra organismi diversi ci si trasmetta e ci si scambi messaggi. Ecco allora apparire il tema del linguaggio e quello connesso della cultura, temi tutti che in questi capitoli conclusivi vengono ben presentati ma purtroppo non dibattuti nella loro reale giustificazione. Ben altri avremmo desiderato e sperato fossero gli approfondimenti offerti vista la novit\u00e0 della via proposta. Quanto indicato sottotraccia da Morandini avrebbe meritato, ma chissa che non venga fatto in successivi studi e pubblicazioni, una riflessione piu ampia tra meccanismi evolutivi, implicanti, come detto piu volte dal testo, un certo grado di casualit\u00e0 e quanto di innato e predisposto sappiamo esserci nelle funzioni superiori che sono proprie dell\u2019essere umano. Non si pu\u00f2 non tentare un approfondimento sul modo con cui l\u2019evoluzione ha portato al linguaggio umano che, come hanno ampiamente dimostrato gli studi di N. Chomsky, prevede l\u2019esistenza di una grammatica mentale innata (<em>Syntatic Structures<\/em>, The Hague, Mouton, 1957). Allo stesso modo non si possono accantonare, almeno criticamente, le riflessioni dell\u2019ultimo Maritain sul rapporto tra evoluzionismo e filosofia della natura a base tomista, con ammessa una base metafisica e non casuale dell\u2019evoluzione. In\u00a0<em>Dio e Darwin<\/em>\u00a0si riconosce tuttavia che non pu\u00f2 darsi una contrapposizione tra\u00a0<em>ethos<\/em>\u00a0e natura, e neanche pensare che il primo sia da intendere come una specie di patina che copre quella drammatica lotta per la sopravvivenza che, a giudizio dei darwinisti, \u00e8 la legge primaria dell\u2019evoluzione (p. 133). Considerazioni che, oltre alla loro enunciazione, avrebbero meritato uno sviluppo tematico pi\u00f9 ampio. Riconosciuto che l\u2019uomo ci appare come un essere avente una sua autonomia rispetto ai comportamenti pre-determinati degli altri viventi, che \u00e8 dotato di una libert\u00e0 che gli permette di costruire una cultura e dunque di esercitare un controllo sulle sue pulsioni istintuali, sarebbe stato interessate capire come, per il teologo Morandini, agisse qui il rapporto tra natura e grazia, come si inserisse nell\u2019insieme del procedere della singolarit\u00e0 umana quel forte richiamo alla Croce precedentemente fatto, stemperando cosi la troppa insistenza nel voler spiegare l\u2019etico ricorrendo ai meccanismi naturali, o privilegiando come momento dell\u2019intervento dello Spirito divino solo quello del iniziale, vale a dire quello della creazione e non dei successivi sostegni sacramentali. Una particolare attenzione merita invece il capitolo VII che, in fedelt\u00e0 ai nuovi orientamenti ecologici, \u00e8 un tentativo di allargare la prospettiva etica alla totalit\u00e0 dei viventi, ossia di \u00abfondare un\u2019etica dell\u2019ambiente e della vita\u00bb, non che di porre \u00abun richiamo alla ricchezza del mistero del Dio di Gesu Cristo \u2013 Dio di uomini e donne, ma anche Spirito amante della vita, origine di tutte le cose che sono\u00bb (p. 142). Il tentativo osato \u00e8 quello di motivare l\u2019unit\u00e0 del vivente quale punto di riferimento per un\u2019etica ambientale, preservando nel contempo la diversit\u00e0 dei viventi e la loro specifica individualit\u00e0, che \u00e8 come offrire le \u00abragioni del biocentrismo\u00bb (p. 153). Anche qui Morandini si esercita nuovamente nel tentativo di gettare un\u2019ancora di salvezza a Darwin preservandolo dall\u2019accusa di aver ridotto l\u2019uomo ad una specie tra le altre, una specie senza specificit\u00e0 e unicit\u00e0, non proprio atto insomma alla definizione di persona. Il tentativo \u00e8 fatto in modo rigoroso con la costruzione di un delicato equilibrio tra un bio-centrismo attento alle differenze e un antropo-centrismo non esclusivista. Contro il meccanicismo biologico di Descartes, che separava l\u2019uomo dagli animali, Morandini sfrutta il meccanicismo di Darwin e della biologia moderna per evidenziare la trascendenza del biocentrismo e la necessit\u00e0 di attendere con attenzione all\u2019insieme del creato, biotico e non biotico che sia (p. 159). La sfida \u00e8 quella di allargare il significato di \u201csostenibilit\u00e0 ambientale\u201d passando da una tutela esclusivamente antropocentrica a quella di tutto il creato. La vita allora viene decifrata, sulle tracce di A. Schweitzer, come \u00abcategoria estesa ed unificante\u00bb che riceve continue conferme alla sua specificit\u00e0 dalle recenti ricerche sui sistemi complessi vitali iniziate da I. Prigogine, che lega tutti i componenti che sostengono la vita in una forma di ecosistema energetico. All\u2019interno di questo spazio sistemico pero, riconosce l\u2019Autore, si deve porre la distinzione tra materia vivente e materia non vivente e, per quest\u2019ultima, quella dei diversi gradi di responsabilit\u00e0 etica, i quali raggiungono il loro stato pi\u00f9 nobile nell\u2019essere umano. Non deve essere infatti dimenticato che \u00e8 con l\u2019essere umano che Dio ha stabilito la sua alleanza facendolo oggetto primario della sua benevolenza (p. 163). Ed \u00e8 anche qui il Nostro \u00e8 bravo a far capire che la scienza si accorda con questa idea di responsabilit\u00e0, come ancora una volta conferma il sistema darwiniano, vera struttura portante di tutto il testo. Darwin considera il fenomeno del vivere come una tappa di sempre maggiori complessificazioni che oggi sappiamo guidate da un codice tutto sommato semplice, come \u00e8 quello del DNA. Quest\u2019ultimo rende unitaria la realt\u00e0 della vita e al contempo la differenzia nelle individualit\u00e0 proprie, per cui \u00abuna storia naturale della vita \u00e8 storia dell\u2019emergere di novit\u00e0 \u2013 e insieme di continuit\u00e0 \u2013tra strutture differenti\u00bb (p. 152).<\/p>\n<p>Giunti alla fine di\u00a0<em>Dio e Darwin<\/em>\u00a0resta in bocca il sapore che lascia una lettura piacevole e per niente affaticante. Sintetico ma non superficiale Morandini sorprende per l\u2019ampiezza della panoramica trattata, anche se resta una punta di amaro quando si scopre che il capovolgimento degli antichi schemi interpretativi dell\u2019evoluzione avviene senza mai interrogare filosoficamente Darwin, senza mai dare voce ai punti critici del darwinismo, aventi anch\u2019essi una loro ampia letteratura, purtroppo mai citata. Apprezzabile di\u00a0<em>Dio e Darwin<\/em> \u00e8 invece l\u2019accenno che si intravede al ruolo che la metafisica puo svolgere nel processo di indagine aperto da Darwin e appuntato al ruolo che svolge la domanda di senso e lo stesso principio di realta. La teoria dell\u2019evoluzione deve ammettere una contingenza che puo essere narrata solo a posteriori da un\u2019intelligenza che costituisce un elemento terminale (p. 71), ma la realt\u00e0 della storia nella scienza non deve e non puo sostituire il ruolo delle idee, di una vera e propria fondazione metafisica che ancori questa contingenza ad un Essere assoluto. La domanda di senso trova allora la sua soluzione nell\u2019agire per cause e nel comprendere che esse sono soggette a una diversa interpretazione, come a una diversa gerarchia di razionalit\u00e0. Se lo scienziato si accontenta di dare significato una determinata azione con leggi descrittive, non c\u2019\u00e8 impedimento alcuno nell\u2019 ammettere un ulteriore livello di razionalit\u00e0 e di significato rimandante ad una\u00a0intenzionalita trascendente. Questa \u00e8 alla fine la scienza che ha cercato di descrivere Morandini, una scienza che non tarpa la dignita del credere.<\/p>\n<p>Le ultimissime pagine del libro sono raccolte sotto il titolo \u201cConclusioni?\u201d, dove \u2013 come felicemente annota l\u2019autore \u2013 il punto interrogativo \u00abnon \u00e8 una svista\u00bb (p. 191). Esso indica piuttosto la necessit\u00e0 di pensare ancora, ed e cio di cui in effetti c\u2019\u00e8 bisogno, considerato quanto queste pagine dense di sviluppi hanno messo in evidenza. Il tentativo di rileggere e interpretare l\u2019evoluzione darwiniana alla luce della fede al fine di far convivere pacificamente due diversi saperi sul mondo, merita di essere incoraggiato, ma a condizione che sia costantemente vagliato nel mulino della critica scientifica, filosofica e teologica.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1106],"fascicolo":[155],"class_list":["post-1780","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-alessandro-salucci","fascicolo-febbraio-2010"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Simone Morandini Darwin e Dio. Fede, evoluzione, etica Morcelliana, Brescia 2009<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Alessandro Salucci, pubblicato nel numero di Febbraio 2010. 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