{"id":1772,"date":"2010-02-01T12:00:00","date_gmt":"2010-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1772"},"modified":"2026-04-12T11:15:07","modified_gmt":"2026-04-12T09:15:07","slug":"laccordo-di-base-tra-la-santa-sede-e-la-bosnia-ed-erzegovina-in-rapporto-alle-comunita-ortodossa-e-musulmana","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2010\/febbraio\/laccordo-di-base-tra-la-santa-sede-e-la-bosnia-ed-erzegovina-in-rapporto-alle-comunita-ortodossa-e-musulmana\/","title":{"rendered":"L\u2019Accordo di Base tra la Santa Sede e la Bosnia ed Erzegovina in rapporto alle comunit\u00e0 ortodossa e musulmana"},"content":{"rendered":"<p>Ringrazio vivamente gli organizzatori per l\u2019invito a partecipare a questo convegno su \u201cThe Holy See and the States of Post-Communist Europe. Key Aspects of their Relations Twenty Years after the Fallo f the Berlin Wall\u201d e rivolgo un deferente e cordiale saluto a tutti i partecipanti. Mi \u00e8 stato chiesto di intervenire su \u201cThe Basic Agreement of the Holy See with Bosnia and Herzegovina, in relation to the Orthodox and Muslim Communities\u201d.<\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 noto, la Santa Sede stipula Accordi bilaterali con gli Stati per assicurare, a livello di diritto internazionale, un quadro giuridico adeguato per la presenza e le attivit\u00e0 delle comunit\u00e0 cattoliche locali. Al riguardo, mi sembra utile aggiungere due osservazioni generali:<\/p>\n<p>Ben lungi dall\u2019assistere a quel \u201ctramonto dei concordati\u201d pronosticato da numerose teorie dopo il Concilio Vaticano II, siamo stati testimoni negli ultimi decenni di una \u201crifioritura dell\u2019attivit\u00e0 pattizia\u201d della Santa Sede. Se nel quarantennio che va dal 1950 al 1989 sono stati stipulati 85 Accordi (nelle diverse forme di Concordati, Accordi-quadro, Protocolli, Note reversali, Modus Vivendi, Avenant, ecc.), con una media di 19 Accordi per ogni decade, nella sola ultima decade del secolo, dal \u201990 al 2000, se ne registrano quasi una cinquantina e il ritmo e continuato anche nella decade in corso.<\/p>\n<p>Inoltre, l\u2019attivit\u00e0 pattizia della Santa Sede ha mutato, area geografica. Nel quarantennio che va dal \u201950 al 2000, essa ha interessato principalmente l\u2019Europa occidentale (56) e l\u2019America Latina (20), mentre in seguito si \u00e8 spostata nell\u2019Europa centro-orientale, cioe nei Paesi gi\u00e0 facente parte del blocco socialista. Ed in effetti, il trapasso dal regime comunista a quello democratico ha richiesto una precisa rifondazione dell\u2019assetto giuridico degli Stati: nuove Costituzioni, nuove Codici civili, penali, commerciali e processuali, come pure una nuova impostazione dell\u2019atteggiamento verso il fattore religioso e, in particolare, verso le istituzioni e le comunit\u00e0 religiose organizzate. Ciascun ordinamento, quindi, ha cercato di ridefinire i propri rapporti con le confessioni religiose.<\/p>\n<p>In tale orizzonte si colloca \u201cL\u2019Accordo di Base tra la Santa Sede e la Bosnia ed Erzegovina\u201d (firmato il 19 aprile 2006), con il relativo \u201cProtocollo addizionale\u201d (firmato il 29 settembre 2006), entrambi entrati in vigore il 25 ottobre 2007. Quest\u2019Accordo, tenendo conto della composizione multietnica e multi religiosa della Bosnia ed Erzegovina, e importante anche per i rapporti della Chiesa Cattolica con la Comunit\u00e0 ortodossa e con la Comunit\u00e0 musulmana.<\/p>\n<p>Questa relazione si articola in tre parti. Nella prima presento la situazione storica recente delle comunit\u00e0 religiose in Bosnia ed Erzegovina, nel contesto di quella realt\u00e0 politica e sociale. Nella seconda parte cerco di ripercorrere le fasi piu importanti del processo di preparazione, firma, ratifica e applicazione dell\u2019Accordo di Base e del relativo Protocollo Addizionale. Nella terza mi soffermo sul significato dell\u2019 Accordo in senso ecumenico e interreligioso.<\/p>\n<p>I<\/p>\n<p>Dal comunismo \u2013 attraverso la guerra \u2013 verso la democrazia<\/p>\n<p>In tutti i Paesi dell\u2019Europa a regime comunista, in conseguenza dell\u2019ideologia marxista secondo cui la religione era vista come \u201caffare privato\u201d e \u2013 secondo la ben nota espressione \u2013 come \u201coppio del popolo\u201d era in vigore la prassi della separazione ostile o \u201cseparazione ateista\u201d tra Stato e Comunit\u00e0 religiose. Essa ha comportato la piu totale emarginazione del fenomeno religioso rispetto alla realt\u00e0 sociale e quasi la sua riduzione alla clandestinit\u00e0 \u2013 dal momento che lo Stato comunista cercava di ridurre ai minimi termini la presenza delle Chiese perfino nella vita privata dei cittadini \u2013 e si \u00e8 tradotta nel piu vistoso tentativo di scristianizzazione compiuto da uno Stato totalitario nell\u2019epoca contemporanea. L\u2019esperienza del separatismo ateista di derivazione sovietica fu esportato ed imposto anche nei paesi dell\u2019Est europeo nel secondo dopoguerra (con la formazione del blocco politico \u2013 militare dei cosiddetti Stati socialisti), anche se non con gli stessi caratteri e lo stesso rigore assunti nell\u2019URSS. I regimi ponevano, comunque, molti limiti all\u2019esistenza e alla attivit\u00e0 delle Comunit\u00e0 religiose, non raramente anche con persecuzioni e, di conseguenza, anche la libert\u00e0 religiosa dei singoli cittadini era molto coartata, se non del tutto eliminata. Tale era la situazione anche in Bosnia ed Erzegovina, una delle Repubbliche della ex-Jugoslavia socialista. Soprattutto nei primi decenni dopo la seconda guerra mondiale, il regime era alquanto rigido: molti religiosi e fedeli di tutte le religioni furono perseguitati, incarcerati o uccisi; i beni furono nazionalizzati; le scuole e la stampa gestite dalle Comunit\u00e0 religiose furono proibite, ecc. In una fase successiva, durante l\u2019ultimo decennio del regime comunista, la posizione delle Comunit\u00e0 religiose miglioro un poco, grazie alla \u201clegge sulla posizione giuridica delle comunita religiose\u201d del 1976; tuttavia lo Stato non abbandono la propria posizione sostanzialmente ostile.<\/p>\n<p>Dopo il periodo comunista, nel 1992, in Bosnia ed Erzegovina sopravvenne purtroppo la triste realt\u00e0 della guerra fratricida, terminata soltanto alla fine 1995 con l\u2019Accordo Dayton. In questo periodo di scontro, la religione non raramente fu manipolata, e qualche volta anche invocata come mezzo per identificare il nemico. Naturalmente, molte ragioni favorivano simili prese di posizione, e in particolare il fatto che, caduto il regime comunista, quella societ\u00e0 si trovo improvvisamente a dover affrontare la guerra, ancor prima di aver potuto organizzarsi con leggi democratiche, e aver risolto almeno alcuni dei problemi piu importanti.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019Accordo di Dayton emerse una nuova realt\u00e0 politica, intesa a incamminare la Bosnia ed Erzegovina sulla via della democrazia e del rispetto dei diritti umani. Il paese voleva chiudere definitivamente con il passato comunista e favorire il ritorno ad una pacifica convivenza tra le componenti etno-religiose. Evidentemente a livello legale questo era possibile soltanto attraverso un lungo processo legislativo, in grado di dotare il paese di nuovi strumenti normativi. Percio non e da meravigliarsi che fino a poco tempo fa fossero ancora in vigore, almeno formalmente, parecchie leggi del vecchio regime.<\/p>\n<p>Questo mutamento di situazione politica, leggi e prassi quotidiana, da una parte, permette l\u2019applicazione dei principi e delle regole di democrazia, e contribuisce alla costruzione dell\u2019armonia sociale; dall\u2019altra, giova molto al processo di integrazione europea della Bosnia ed Erzegovina. Questa \u00e8 la grande aspirazione di oggi della Bosnia ed Erzegovina, che per la sua storia \u00e8 sempre appartenuta all\u2019Europa, come peraltro disse il Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone, in occasione dello scambio degli strumenti di ratifica dell\u2019Accordo di Base tra la Santa Sede e la Bosnia ed Erzegovina.<\/p>\n<p>In questo contesto, l\u2019Accordo assume particolare rilevanza. Esso non solo e importante, ma ha anche un significato \u201cstorico\u201d \u2013 com\u2019\u00e8 stato detto da piu parti; non solo \u00e8 un segno ulteriore della particolare sollecitudine della Santa Sede per la Comunita cattolica locale, tanto provata nella sua storia recente, ma evidenzia anche le Autorit\u00e0 di Bosnia ed Erzegovina vogliono battere una strada \u201cnuova\u201d, secondo principi democratici riconosciuti a livello internazionale; in particolare \u00e8 la conferma che esse intendono dare la giusta rilevanza al principio della liberta religiosa, per giungere anche per questa via alla tanto desiderata e necessaria armonia sociale nel paese.<\/p>\n<p>II<\/p>\n<p>Preparazione, firma, ratifica e applicazione dell\u2019Accordo di Base e del Protocollo Addizionale<\/p>\n<p>Il riconoscimento dell\u2019indipendenza politica della Bosnia ed Erzegovina da parte della Comunita internazionale avvenne nel 1992. Grazie alla sollecitudine di Giovanni Paolo II, la Santa Sede fu tra i primi a stabilire relazioni diplomatiche con la Bosnia ed Erzegovina, nominando all\u2019inizio un Nunzio Apostolico non residente, per passare successivamente, nel periodo dopoguerra, alla nomina di un Nunzio residente.<\/p>\n<p>I lavori preparatori sull\u2019Accordo<\/p>\n<p>Poco dopo la prima visita di Giovanni Paolo II in Bosnia ed Erzegovina (del 1997, a Sarajevo), nacque l\u2019idea di un Accordo con la Santa Sede, che potesse offrire un quadro giuridico di base per le attivita della Chiesa Cattolica locale.<\/p>\n<p>L\u2019anno 2002 segna una tappa importante. Di comune accordo furono costituite due Commissioni, una ecclesiastica e una governativa, con l\u2019incarico di preparare una bozza di Accordo. La Commissione ecclesiastica era guidata dall\u2019allora Nunzio Apostolico in Bosnia ed Erzegovina, l\u2019Arcivescovo Giuseppe Leanza (ora Nunzio Apostolico in Irlanda); la Commissione governativa era guidata dal Sig. Ivica Misic, gi\u00e0 Vice-Ministro degli Affari Esteri e allora Ambasciatore di Bosnia ed Erzegovina presso la Santa Sede. Le due Commissioni conclusero i lavori il 18 dicembre 2002, con una proposta che fu presentata alle rispettive autorit\u00e0 competenti. Si sperava di poter firmare l\u2019Accordo sei mesi dopo, in occasione della visita di Giovanni Paolo II a Banja Luka del 23 giugno 2003. Cio non fu possibile per le perplessit\u00e0 avanzate da alcuni ambienti politici e religiosi. Le difficolta non riguardavano tanto il contenuto del testo proposto, quanto piuttosto il dubbio che un Accordo con la Santa Sede potesse favorire o privilegiare la Chiesa Cattolica in uno Stato multi religioso e multietnico. Intanto, nel 2003 l\u2019Arcivescovo Santos Abril y Castello era succeduto all\u2019Arcivescovo Leanza come Nunzio Apostolico in Bosnia ed Erzegovina.<\/p>\n<p>La legge sulla libert\u00e0 religiosa<\/p>\n<p>Parallelamente all\u2019<em>iter<\/em>\u00a0dell\u2019Accordo, presso i competenti Uffici dello Stato era in corso l\u2019elaborazione di una \u201cLegge sulla libert\u00e0 religiosa e sullo stato giuridico delle Comunit\u00e0 religiose in Bosnia ed Erzegovina\u201d. La circostanza, tenendo conto anche delle gi\u00e0 ricordate perplessit\u00e0, consiglio di rimandare i lavori sull\u2019Accordo con la Santa Sede a un tempo successivo alla promulgazione di tale legge. Essa entro in vigore a met\u00e0 marzo del 2004.<\/p>\n<p>La ripresa dei negoziati<\/p>\n<p>Dal marzo 2004 a piu riprese e in diversi modi cerco di rispondere ai dubbi che erano stati sollevati in precedenza circa la opportunit\u00e0 di un Accordo con la Santa Sede. In particolare furono sottolineati seguenti punti:<\/p>\n<p>L\u2019Accordo doveva essere visto nell\u2019interesse del Paese, poich\u00e8 poteva offrire a livello internazionale un\u2019immagine positiva e democratica della Bosnia ed Erzegovina, uscita da una dittatura comunista che ostacolava l\u2019esercizio della libert\u00e0 religiosa, e da una guerra nella quale anche la diversa appartenenza religiosa non raramente era stata invocata per confrontarsi e combattersi.<\/p>\n<p>L\u2019accordo non si opponeva, ma poteva rappresentare uno sviluppo ed una ulteriore garanzia giuridica rispetto alla legge sulle Comunit\u00e0 religiose, mediante la quale Bosnia ed Erzegovina si era impegnata a riconoscere e a rispettare la libert\u00e0 religiosa di ogni singolo cittadino, ed il principio di uguaglianza davanti alla legge delle tre Confessioni religiose costitutive del paese (Islam, Ortodossia e Cattolicesimo).<\/p>\n<p>Neppure il principio di uguaglianza dei tre popoli costitutivi si opponeva all\u2019Accordo, perch\u00e8 esso impone un differenziato trattamento giuridico nel caso di fattispecie giuridiche differenti. L\u2019Autorit\u00e0 alla quale fa capo la Chiesa Cattolica e anche un soggetto di diritto internazionale, cioe la Santa Sede, per cui il rapporto bilaterale si puo esprimere anche nella forma di un Accordo internazionale.<\/p>\n<p>Tali presupposti, e la necessit\u00e0 di stabilire un quadro giuridico adeguato per il reale esercizio dei diritti dei cittadini nell\u2019ambito religioso, hanno portato parecchi paesi vicini, nei quali questione religiosa ora si e normalizzata, a firmare simili Accordi con la Santa Sede.<\/p>\n<p>Fu cosi costituito un Gruppo di Lavoro governativo, che nel mese di febbraio del 2006 presento al Consiglio dei Ministri una proposta di Accordo con la Santa Sede, molto simile a quella del 2002.<\/p>\n<p>Il nuovo Nunzio Apostolico, l\u2019Arcivescovo Alessandro d\u2019Errico (nominato alla fine del 2005), in diverse occasioni \u2013 sia nei contatti con le piu alte autorit\u00e0, sia in interventi pubblici \u2013 insistette su alcuni punti perche si superassero le perplessit\u00e0 che ancora restavano in alcuni ambienti: a) la Santa Sede non chiede privilegi, ma desidera soltanto \u2013 con un trattato internazionale, com\u2019e nella sua tradizione \u2013 regolare giuridicamente le attivita della Chiesa cattolica; b) inoltre, essa si augura che simili Accordi possano essere firmati presto anche con altre Comunit\u00e0 religiose, nel rispetto dell\u2019uguaglianza dei tre popoli costitutivi, ed anche per favorire la necessaria armonia sociale ed il dialogo ecumenico e interreligioso.<\/p>\n<p>La firma dell\u2019Accordo<\/p>\n<p>Il Consiglio dei Ministri approvo la bozza di Accordo il 21 febbraio 2006; due giorni dopo la stessa bozza, con poche varianti, fu approvata anche nella Presidenza Collegiale.<\/p>\n<p>Per la soluzione delle ultime difficolt\u00e0 contribuirono molto due altri elementi. Anzitutto l\u2019impegno profuso dal Sig. Ivo Miro Jovic nel corso del suo mandato di Presidente di turno della Presidenza Collegiale (otto mesi, fino alla fine di febbraio 2006). Poi, la vista in Vaticano del nuovo Presidente di turno della Presidenza Collegiale, il Sig. Sulejman Tihic, alla fine di marzo 2006: nei suoi incontri con il Padre Benedetto XVI e l\u2019allora Segretari di Stato, Card. Angelo Sodano, si discusse anche dell\u2019Accordo e furono apportati gli ultimi ritocchi.<\/p>\n<p>Inizialmente si pensava ad un testo in quattro versioni autentiche (italiano, croata, bosniaca e serba). Nella fase finale delle trattative pero, per evitare in futuro eventuali problemi d\u2019interpretazione, fu accettata la proposta della Santa Sede che il testo autentico dell\u2019Accordo fosse redatto solo in inglese, secondo la possibilit\u00e0 offerta dalla legge della Bosnia ed Erzegovina sulla procedura di stipulazione e di applicazione dei Trattati internazionali.<\/p>\n<p>L\u2019Accordo di Base tra la Santa Sede e la Bosnia ed Erzegovina fu firmato al Palazzo Presidenziale di Sarajevo il 19 aprile 2006, nel primo anniversario dell\u2019elezione del Santo Padre Benedetto XVI al Supremo Pontificato. Erano presenti tutti i membri della Conferenza Episcopale e numerosi rappresentanti dello Stato. Per la Bosnia ed Erzegovina firmo il Sig. Ivo Miro Jovic, Membro della Presidenza Collegiale; e per la Santa Sede l\u2019Arcivescovo Alessandro D\u2019Errico, Nunzio Apostolico in Bosnia ed Erzegovina.<\/p>\n<p>La reazione dell\u2019Ufficio dell\u2019Alto rappresentante<\/p>\n<p>Il giorno successivo alla cerimonia della firma dell\u2019Accordo, l\u2019Ufficio dell\u2019Alto rappresentante della Comunit\u00e0 Internazionale in Bosnia ed Erzegovina fece presente una difficolt\u00e0, che mai era stata sollevata in precedenza. Cioe, che i dieci anni previsti all\u2019articolo 10 comma 3 dell\u2019Accordo per la restituzione dei beni della Chiesa a suo tempo nazionalizzati sembravano troppo pochi, perche una tale scadenza avrebbe potuto mettere a rischio il fragile sistema economico del paese. L\u2019Alto rappresentante proponeva quindici anni come termine per la futura restituzione, anche perche cosi era previsto da una Commissione interministeriale che stava preparando una proposta di legge sulla restituzione.<\/p>\n<p>Il Protocollo Addizionale e la ratifica<\/p>\n<p>Durante l\u2019estate 2006 ci furono intense trattative con l\u2019Ufficio dell\u2019Alto Rappresentante e le piu alte Autorita del paese, al fine di risolvere questa difficolta. Dopo aver consultato i Vescovi, per evitare l\u2019impressione che la Chiesa Cattolica fosse interessata all\u2019Accordo per questioni materiali, la Santa Sede rinuncio ad ogni termine di scadenza, e si disse disposta a rimandare questo aspetto della questione alla futura legge che dovr\u00e0 regolare la restituzione di tutti i beni nazionalizzati (e non soltanto quelli della Chiesa Cattolica).<\/p>\n<p>La proposta della Santa Sede fu accettata e si giunse alla firma di un Protocollo Addizionale come parte integrante dell\u2019Accordo di Base. Essa ebbe luogo il 29 settembre 2006 a Sarajevo, nella sede della Nunziatura Apostolica. Anche il Protocollo Addizionale fu firmato dal Sig. Ivo Miro Jovic e dal Nunzio Apostolico Arcivescovo Alessandro D\u2019Errico. Tuttavia, in quella circostanza il medesimo Rappresentante Pontificio fu incaricato di comunicare all\u2019Alto Rappresentante e alle Autorit\u00e0 del paese che il Protocollo Addizionale doveva essere considerato come un gesto di buona volont\u00e0 da parte della Santa Sede, e che ora auspicava vivamente che la legge sulla restituzione potesse essere approvata in tempi brevi.<\/p>\n<p>Dopo necessario iter parlamentare, nella seduta della presidenza collegiale svoltasi il 20 agosto 2007 all\u2019unanimit\u00e0 fu presa la deliberazione sulla ratifica dell\u2019Accordo di Base e del Protocollo Addizionale. La solenne cerimonia dello scambio degli strumenti di ratifica ebbe luogo in Vaticano il 25 ottobre 2007, tra il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone e il Presidente di turno della Presidenza Collegiale Sig. Zeljko Komsic.<\/p>\n<p>Il contenuto dell\u2019Accordo<\/p>\n<p>L\u2019Accordo di Base con la Bosnia ed Erzegovina e composto da un preambolo e 19 articoli. Come nella maggior parte dei Concordati o di simili Accordi della Santa Sede con gli Stati, nel preambolo si menzionano alcuni principi (e in particolare quello di autonomia ed indipendenza dello Stato e della Chiesa, nonch\u00e8 quello della loro disponibilit\u00e0 alla mutua collaborazione). Poi, nei 19 articoli si regolano la questione della personalit\u00e0 giuridica delle istituzioni ecclesiastiche, il libero esercizio della missione della Chiesa, la libert\u00e0 di culto, l\u2019inviolabilit\u00e0 del segreto confessionale, la costruzione degli edifici sacri, i giorni non lavorativi per i cattolici, il diritto di acquistare, possedere, usufruire o alienare beni mobili e immobili, l\u2019organizzazione di strutture cattoliche educative ed assistenziali, l\u2019insegnamento della religione, il diritto ad avere media propri e accesso a quelli pubblici. Secondo il Protocollo Addizionale, la restituzione dei beni a suo tempo nazionalizzati, sara eseguita in conformit\u00e0 alla legge che regolera tale materia, anche per cio che riguarda il periodo della loro restituzione.<\/p>\n<p>La questione dei matrimoni<\/p>\n<p>Le varie bozze conservarono a lungo un articolo che prevedeva gli effetti civili del matrimonio religioso, come di solito avviene in simili Accordi della Santa Sede con gli Stati. Tuttavia, i Vescovi locali chiesero che il matrimonio canonico non avesse effetti civili, in considerazione della complessit\u00e0 multietnica e multi religiosa della Bosnia ed Erzegovina, che consigliava di tener del tutto separati i due fori in materia matrimoniale.<\/p>\n<p>La Commissione Mista per l\u2019applicazione dell\u2019Accordo<\/p>\n<p>Per una serie di circostanze, fino ad oggi (maggio 2009) l\u2019Accordo di Base \u2013 nonostante sia entrato in vigore nel 2007 \u2013 e rimasto al livello dei principi. Da qualche mese si lavora intensamente per la fase applicativa. L\u2019avvio della fase applicativa fu al centro degli incontri che il Segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, l\u2019Arcivescovo Dominique Mamberti, ebbe a Sarajevo durante la sua visita Ufficiale di un anno fa (26-29 aprile 2008). In particolare, egli propose che si formasse al piu presto la Commissione Mista prevista dall\u2019Accordo di Base e dal Protocollo Addizionale. La proposta fu ben accolta dalle Autorita di Sarajevo, e il 29 luglio 2008 fu annunciata la formazione della Commissione Mista.<\/p>\n<p>Essa e composta da dieci membri, con cinque rappresentanti per ciascuna delle due parti. Il Ministro per i Diritti umani e i Rifugiati, Sig. Safet Halilovic \u00e8 Co-Presidente per la parte statale (gli altri quattro membri della Bosnia ed Erzegovina sono: il Ministro degli Affari Esteri, Sig. Sven Alkalaj; il Ministro degli Affari Civili, Sig. Sredoje Novic; il Ministro della Giustizia, Sig. Barisa Oolak; il Vice-Ministro delle Finanze, Sig. Fuad Kasumovic). Per la Santa Sede il Co-Presidente \u00e8 il Nunzio Apostolico, Arcivescovo Alessandro D\u2019Errico (gli altri membri sono: il Vescovo Ausiliare di Sarajevo, Mons. Pero Sudar; il Segretario della Nunziatura Apostolica, Mons. Waldemar Stanislaw Sommertag; il Ministro Provinciale dei Francescani di Erzegovina, Fra\u2019 Ivan Sesar; il Prof. Don Tomo Vuksic).<\/p>\n<p>La prima reunione della Commissione ebbe luogo il 17 dicembre 2008. Sin ad oggi si sono avute quattro riunioni; ne sono previste dieci per quest\u2019anno. La Commissione ha un mandato di due anni (fino al mese di settembre del 2010). E\u2019 stato concordato di lavorare in tre aree: la prima riguarda le leggi applicative dell\u2019Accordo; la seconda si riferisce alla preparazione degli Accordi complementari previsti dall\u2019Accordo di Base; la terza concerne la legge sulla restituzione dei beni a suo tempo nazionalizzati, per cio che e di competenza della Commissione (secondo quanto \u00e8 stabilito dal Protocollo Addizionale).<\/p>\n<p>III<\/p>\n<p>Contributo dell\u2019Accordo di Base al dialogo ecumenico e interreligioso<\/p>\n<p>Vorrei ora accennare all\u2019importanza dell\u2019Accordo in rapporto alla Comunit\u00e0 ortodossa e quella musulmana, nel contesto multietnico e multiconfessionale del paese.<\/p>\n<p>Secondo le stime dell\u2019Agenzia per la Statistica di Bosnia ed Erzegovina, oggi il paese conta circa 3.843.000 abitanti, di cui 13% sono cattolici. Certamente e un paese piccolo dal punto di vista statistico. Tuttavia tenendo conto della sua posizione geografica e della secolare composizione multietnica e multi confessionale della popolazione, non c\u2019e dubbio che si tratta di un paese di notevole importanza, al quale \u2013 come disse il Card. Bertone nel discorso summenzionato \u2013 \u201cla Santa Sede guarda con privilegiata attenzione\u201d. In esso tradizionalmente convivono tre popoli costitutivi: i croati, i serbi e i bosniaci. I croati per lo piu sono cattolici, i serbi sono ortodossi e i bosniaci sono musulmani. Cosi la linea che definisce l\u2019appartenenza ad una Comunita etnica, quasi regolarmente coincide anche con quella che riguarda la fede religiosa. In questo paese dunque s\u2019incontrano, s\u2019incrociano e convivono tre popoli diversi e tre religioni differenti. I loro appartenenti sono sparsi e spesso mescolati nei villaggi e nelle citt\u00e0, anche se non dappertutto in misura eguale.<\/p>\n<p>Vorrei pure sottolineare che storicamente in Bosnia ed Erzegovina da secoli coesistono anche tre culture e civilizzazioni diverse: quella mediterranea e mittleuropea dei cattolici, quella ottomana dei musulmani e quella orientale-bizantina degli ortodossi. E come accade un po\u2019 dappertutto dove si vive una vicinanza duratura di elementi culturali diversi, anche in Bosnia ed Erzegovina e nato un novum culturale: una societa in cui \u2013 come scrisse uno scrittore di prestigio (Miroslav Krleza) \u2013 \u201csi sono mescolati vino latino e olio bizantino\u201d.<\/p>\n<p>Questa convivenza di elementi diversi non sempre \u00e8 stata felice, e talvolta ha portato ad aspri confronti e tensioni, come in epoca recente, quando la guerra fratricida causo tanta distruzione e tanta sofferenza. Ora, a quasi 14 anni dall\u2019Accordo di Pace di Dayton, resta ancora parecchio da fare, in termini di ricostruzione materiale e morale. Dal nostro punto di vista sembra necessario pensare ancor piu e ancor meglio a come costruire una pace \u201cgiusta\u201d e una piena armonia sociale: una pace che garantisca ai singoli e ai popoli costitutivi di esprimersi, rapportarsi, e avere un ruolo nel paese al meglio delle loro possibilit\u00e0. Per giungere a cio, pare necessario un rinnovato dinamismo di riconciliazione tra tutte le parti sociali (politiche, etniche e religiose). C\u2019e da lavorare con fiducia e rinnovata speranza, per un dialogo positivo e costruttivo, specialmente oggi, quando sono in discussione questioni urgenti per il presente e il futuro del paese.<\/p>\n<p>In questa prospettiva, mi sembra importante il fatto che anche la Chiesa ortodossa autocefala serba qualche mese fa abbia stipulato con la Bosnia ed Erzegovina un Accordo per la Comunita ortodossa presente nel paese, molto simile all\u2019Accordo con la Santa Sede. Anzi, non e mistero che l\u2019Accordo con la Chiesa ortodossa si ispira in moltissimi punti ad esso e si \u00e8 generalmente d\u2019accordo nel dire che il nostro Accordo \u00e8 servito da modello per la Chiesa Ortodossa, nella sua ricerca di un quadro giuridico adeguato in Bosnia ed Erzegovina.<\/p>\n<p>Ma non c\u2019\u00e8 solo questo! Quando si era giunti (nel 2007) alla decisione presidenziale per la firma di questo Accordo con la Chiesa ortodossa, le cose si complicarono per l\u2019articolo che riguarda l\u2019insegnamento della religione nelle scuole. Il Sig. Komsic, Membro della presidenza Collegiale, all\u2019inizio voto contro quest\u2019Accordo, gi\u00e0 controfirmato dal Patriarca di Belgrado, proprio a motivo della formulazione riguardante l\u2019insegnamento della religione ortodossa nelle scuole. Ebbene, su richiesta delle Autorita ortodosse, fu proprio il Nunzio Apostolico ad adoperarsi presso il Sig. Komsic per la soluzione della difficolta. Questi si disse disposto a cambiare il suo voto se l\u2019articolo controverso avesse riportato esattamente (e senza le aggiunte che si erano sovrapposte) la formulazione dell\u2019Accordo con la Santa Sede. Cosi la questione fu risolta e si giunse alla firma dell\u2019Accordo con la Chiesa ortodossa. Ovviamente ne siamo felici, perche lo spirito di dialogo ha portato buon frutto; e siamo fiduciosi che anche questo giovera alla crescita della fiducia reciproca e alla collaborazione tra le due Comunita.<\/p>\n<p>Per quanto concerne la Comunita islamica di Bosnia ed Erzegovina, alla fine del processo di elaborazione dell\u2019Accordo di Base essa non era contraria alla sua stipulazione. Tuttavia non pensava a un simile Accordo con lo Stato, perche riteneva sufficiente la legge sulla liberta religiosa e sullo stato giuridico delle Comunita religiose, che ho sopra menzionato. Da qualche tempo pero, anche la Comunita islamica si e dichiarata interessata a un simile Accordo con lo Stato, per meglio definire il quadro giuridico delle sue attivita. E se l\u2019Accordo con la Santa Sede potra servire da modello, di certo la Comunita cattolica ne sara ben contenta.<\/p>\n<p>Devo anche far menzione di un\u2019altra questione, che spesso viene sollevata; e cioe, quella che riguarda il livello di simili Accordi tra lo Stato e le altre Comunita religiose. Certamente non si puo trascurare la differenza che viene dal fatto che solo nel nostro Accordo ci sono due soggetti di diritto internazionale (la Bosnia ed Erzegovina e la Santa Sede). Noi abbiamo detto e ripetiamo il nostro vivo desiderio che anche le altre Comunita religiose possano vedere ben definito il quadro giuridico della loro presenza nel paese. Il resto non dipende da noi. Intanto pero vorrei far notare che, per il principio di eguaglianza dei tre popoli costitutivi, proprio dalla dimensione internazionale dell\u2019Accordo di Base con la Santa Sede vengono comunque ulteriori garanzie per tutte le Comunita religiose nel paese, ed anche per gli Accordi che saranno connessi con il nostro Accordo.<\/p>\n<p>Consentitemi di aggiungere ancora un elemento significativo per la prospettiva ecumenica e interreligiosa. Dopo qualche perplessit\u00e0 iniziale (che ho menzionato nella seconda parte di questa Relazione), la stipulazione dell\u2019Accordo di Base tra la Bosnia ed Erzegovina e la Santa Sede \u00e8 stata appoggiata da tutte le Comunit\u00e0 religiose e da tutti i partiti politici. Cosi esso e stato sempre votato all\u2019unanimit\u00e0 in tutte le istanze del suo iter procedurale \u2013 al Consiglio dei Ministri, alla Camera dei Rappresentanti (Camera bassa), alla Camera dei Popoli (Camera alta) e alla Presidenza Collegiale. Qualcuno ha detto e scritto che l\u2019Accordo di Base costituisce un felice esempio della possibilita di dialogo e di collaborazione in Bosnia ed Erzegovina.\u00a0Il nostro augurio \u00e8 che questo esempio rafforzi la convinzione che e possibile anche oggi \u2013 come in passato \u2013 una collaborazione costruttiva in Bosnia ed Erzegovina, pur nella differenziazione multietnica e multi religiosa che caratterizza il paese, e pur tra le ferite che ancora sussistono per la guerra recente.<\/p>\n<p>Per cio la Chiesa cattolica e la Santa Sede hanno contribuito per il consolidamento dell\u2019armonia sociale attraverso l\u2019Accordo di Base, siamo grati alla Provvidenza di Dio. Ma non ne facciamo un vanto, perche anche nelle nostre attivit\u00e0 a livello internazionale abbiamo sempre presente l\u2019insegnamento del Divin Maestro, che ci ha chiesto di ripetere incessantemente: \u201cSiamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare\u201d (Le. 17, 10).<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1104],"fascicolo":[155],"class_list":["post-1772","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-pietro-parolin","fascicolo-febbraio-2010"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - L\u2019Accordo di Base tra la Santa Sede e la Bosnia ed Erzegovina in rapporto alle comunit\u00e0 ortodossa e musulmana<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Pietro Parolin, pubblicato nel numero di Febbraio 2010. 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