{"id":1754,"date":"2009-10-01T12:00:00","date_gmt":"2009-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1754"},"modified":"2026-04-12T02:36:46","modified_gmt":"2026-04-12T00:36:46","slug":"pasquale-arciprete-apocalittica-terrorismo-e-rivoluzione-radici-religiose-della-violenza-politica-citta-nuova-roma-2009-pp-720","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2009\/ottobre\/pasquale-arciprete-apocalittica-terrorismo-e-rivoluzione-radici-religiose-della-violenza-politica-citta-nuova-roma-2009-pp-720\/","title":{"rendered":"Pasquale Arciprete, Apocalittica, terrorismo e rivoluzione. Radici religiose della violenza politica Citta Nuova, Roma, 2009, pp. 720."},"content":{"rendered":"<p>Lo storico delle forme di pensiero a base religiosa che abitualmente \u2013 ed un po\u2019 arbitrariamente \u2013 si declinano nei tre monoteismi dell\u2019antico mondo mediterraneo (ebraismo, cristianesimo, islamismo) conosce la distinzione fra correnti profetiche, apocalittiche e gnostiche. Anche volendosi limitare al solo orizzonte biblico o a letterature ad esso prossime, il lettore s\u2019accorge che, assai diversificate nel loro proporsi storico e difficilmente riconducibili ad una sola matrice (molti sono, infatti, gli influssi \u201cesterni\u201d: dalla teo-cosmogonia egizia alla mantica babilonese, dal dualismo mazdaico al medio-platonismo d\u2019epoca imperiale romana), queste tre tensioni possono per\u00f2 schematicamente accostarsi ai tre generi di retorica canonizzati da Aristotele. Ci troviamo, infatti, in un universo scribale di cui s\u2019intuisce, tuttavia, la scaturigine nella predicazione diretta e quindi nell\u2019oralit\u00e0 finalizzata al convincimento, sovente accompagnata da gesti ed atteggiamenti parte integrante dell\u2019<em>ethos<\/em>\u00a0che il locutore vuole attribuirsi. Ma vi \u00e8 un altro motivo: profezia e apocalittica hanno a che fare col tempo e coi tempi; ora, i generi di oratoria si suddividono per Aristotele non solo stabilendo il ruolo dell\u2019oratore, lo stile che la situazione gli impone, il tipo d\u2019uditorio e la materia del suo dire, ma anche (o soprattutto) considerando come si rapporta al tempo.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, la predicazione dei profeti maggiori della Bibbia ebraica e di quanti, in differenti modalit\u00e0, ne imitarono il comportamento, richiama il genere detto\u00a0<em>deliberativo<\/em>. Il profeta \u00e8, sostanzialmente, un oratore politico, il quadro temporale sul quale ritiene d\u2019agire \u00e8 il futuro immanente. Chi lo ascolta, sia il sovrano o il popolo in assemblea, deve prendere una decisione, lo stile dell\u2019oratoria politica e veemente e colorito, la sua logica binaria condizionale: se si attueranno le correzioni proposte dal profeta, gli avvenimenti prenderanno una direzione favorevole, se chi deve decidere non seguira al suo consiglio, sara la catastrofe. Il profeta parla dall\u2019interno del sistema di potere, \u00e8 un sacerdote, un consigliere, un capo-popolo entrato nelle cerchie decisionali. L\u2019oracolo, la previsione condizionata all\u2019agire del suo interlocutore, sono la sua arma principale. Per questa nostra breve nota, quel che maggiormente interessa \u00e8 il rapporto che il profeta vive col mondo che lo circonda: poich\u00e8 l\u2019orizzonte storico \u00e8 il solo in cui egli intravvede la possibilit\u00e0 d\u2019una soluzione dei problemi di cui si occupa, questo \u00e8 per definizione il migliore possibile. La sua azione \u00e8, pertanto, volta a correggere le storture presenti concepite come deviazioni dal piano divino. Tutta la responsabilit\u00e0 ricade sulle scelte del suo uditorio, spesso accusato di tali deviazioni. Nei grandi profeti biblici possiamo identificare due linee di definizione dell\u2019orizzonte storico dal quale non e lecito uscire o nel quale si deve rientrare con moto di conversione (ritorno, inversione di marcia). La prime linea, esemplarmente rappresentata da profeti come Isaia o Amos, \u00e8 schiettamente creazionista: l\u2019azione del dio creatore definisce un codice cui deve adeguarsi ogni essere umano e ogni societ\u00e0, pena la caduta nel caos o l\u2019annientamento. In nome di questa loro visione tali profeti emettono indifferentemente oracoli contro le nazioni o contro il loro stesso popolo: lo sbocco naturale della loro azione \u00e8 un universalismo incentrato su Israele. La seconda linea, invece, \u00e8 pi\u00f9 legata al concetto d\u2019alleanza, secondo un modello di fondazione delle tradizioni legali comune nell\u2019antichita. Profeti come Osea o Geremia ne sono i rappresentanti piu significativi. Le leggi di un determinato gruppo umano provengono da una scelta della divinit\u00e0 (scelta in fondo arbitraria) che giunge sino a condizionare la storia dell\u2019intera regione e degli altri popoli al semplice ruolo di premio o castigo per l\u2019osservanza o l\u2019inosservanza del patto. In entrambi i casi, tuttavia, le cose stabilite per sempre da Dio sono buone e il gruppo umano puo deviarne il corso in negativo come restaurarne l\u2019originaria bont\u00e0 tornando a compiere la volonta di Dio o adeguandosi al progetto politico avanzato dal profeta. In questo quadro, l\u2019individuo vale solo in funzione del suo potere decisionale sul o nel gruppo cui appartiene: il suo destino particolare non ha che minimo rilievo. Nell\u2019agire profetico, in fondo aristocratico, puo aver luogo quello che definiamo terrorismo? Come strumento si. In tempi molto sospetti (poco dopo l\u201911\/09\/2001) scrivevamo: \u00abLa Bibbia conosce, infatti, anche il terrorismo pi\u00f9 freddo e calcolatore, e ne fa attore Dio stesso. Se il termine, al di la delle motivazioni, indica un\u2019azione di guerriglia che colpisce indiscriminatamente la popolazione civile per ottenere un risultato politico, mi e difficile definire altrimenti le celebri dieci piaghe d\u2019Egitto. Il Faraone, la vera causa dell\u2019oppressione, \u00e8 coinvolto, e di striscio, solo al termine della serie: intanto\u00a0<em>dagli uomini sino al bestiame<\/em>\u00a0(cf. Es 11,5), gli egiziani sono travolti in un crescendo d\u2019orrore. Non \u00e8 una guerra santa; Mose ed Aronne non rischiano molto di proprio: in fondo sono in corso delle trattative. E&#8217; piuttosto una meditazione sulla storia: le cose \u201cdevono\u201d procedere in questo modo. E&#8217; Dio che<em>\u00a0indurisce il cuore del Faraone<\/em>\u00a0(Es 7,3) e ad ogni piaga fa si che non si lasci convincere del tutto. E&#8217; lui, il Dio degli eserciti, che innesca una strategia sin troppo logica: essenziale \u00e8 non fermarsi, far seguire, a terrore, terrore; non bisogna permettere al potente Faraone di credere e far credere che si tratti di episodi. Ci vogliono tempi sufficientemente lunghi perch\u00e8 il suo cuore si pieghi del tutto, la dura cervice si spezzi, e gli egiziani arrivino a concedere, oltre che la libert\u00e0, le loro ricchezze. Altrettanto ce ne vuole perch\u00e8 gli ebrei liberati non cedano piu alla tentazione di tornare la dove regnarono le tenebre e lo spavento\u00bb. Modello del profeta giudaico, oltre a Mose, fu Elia, capace di invocare e revocare la siccit\u00e0, come di uccidere quattrocento sacerdoti di Baal in un solo giorno.<\/p>\n<p>Al genere retorico\u00a0<em>giudiziario<\/em>, che invece s\u2019interessa dei fatti passati e da essi fa scaturire una sentenza d\u2019assoluzione o pena, s\u2019accosta per molti aspetti la mentalit\u00e0 e l\u2019espressione apocalittica. A differenza della profezia, e in quanto espressione letteraria di gruppi emarginati o comunque incapaci d\u2019apparire sulla scena politica per le vie normali ai tempi loro, l\u2019apocalittica non sa disegnare alle sue speranze un orizzonte altrettanto positivo: l\u2019azione corrosiva del peccato ha ormai condannato il kosmos (tutto ci\u00f2 che sta oltre la pelle dello scrivente o della comunit\u00e0 cui appartiene, entita sovrannaturali comprese) alla necessit\u00e0 d\u2019una rifondazione radicale.\u00a0<em>Nuovi cieli e nuova terra<\/em>\u00a0\u00e8 il motto dell\u2019apocalittico. A tale rifondazione si giunge per via di conflitto o di cataclisma: i combattimenti fra angeli e demoni, gli sconvolgimenti astrali, come i terremoti, sono complessi simbolici letterari destinati a proclamare la non-ineluttabilit\u00e0 del quadro presente, di solito dominato da una civilta\u00a0<em>melting pot<\/em>, per ci\u00f2 stesso totalizzante e pervasiva, come quella imperiale romana. L\u2019individuo e il gruppo, come in un tribunale, non sono chiamati a modificare dal suo interno la situazione storica, ma a giudicarla nel quadro d\u2019un curioso processo in cui si gioca, nella condanna generale dell\u2019umanita, il destino dell\u2019accusatore. Tale apparente paralogismo e la molla che puo fare del lettore o dell\u2019autore apocalittico uno zelota o un sicario: \u201cgiustiziando\u201d un nemico, nel corso di una pi\u00f9 o meno disperata azione bellica, scrive il proprio nome nel libro della vita, si guadagna un titolo di giustizia. Il rapporto col passato, tipico della retorica di genere giudiziario, provoca due fenomeni letterari in molte opere apocalittiche. Il primo \u00e8 detto dagli esperti pseudoepigrafia: consiste nell\u2019attribuire ad un eroe del pi\u00f9 remoto passato il racconto di avvenimenti a tutti noti e posteriori alla di lui morte (ma non alla redazione del testo) per accreditare l\u2019esattezza delle sue eventuali previsioni. Il meccanismo funziona ancor meglio se combinato con una periodizzazione artificiale della storia umana: suddividere le epoche in settimane di anni e settimane di settimane di anni d\u00e0 la certezza che tutto \u00e8 concepito dal creatore come racchiuso in un periodo e che i periodi avranno un fine. Per questo, il termine \u201cescatologia\u201d s\u2019addice pi\u00f9 all\u2019apocalittica che alla profezia, per la quale si dovrebbe parlare piuttosto di restaurazione. Il secondo fenomeno fa dell\u2019apocalittica un esercizio eminentemente scribale e prevalentemente ermeneutico. Lo stile deliberativo \u00e8 parecchio metaforico quando non iperbolico: per convincere l\u2019uditorio (soprattutto se si tratta d\u2019una massa: le masse hanno dura cervice, e rivelato) si debbono caricare le tinte. E il\u00a0<em>genus grande<\/em>\u00a0di cui parlava Cicerone: volendo far desiderare o temere quanto promettono o minacciano, poich\u00e8 non possono descrivere il futuro in termini realistici, i politici (e i profeti) debbono parlare di decisioni storiche, di imminenti ed inauditi pericoli, di felicit\u00e0 durature, anche se stanno solo chiedendo d\u2019appaltare la segnaletica stradale a un amico. Lo stile giudiziario, invece, richiede un linguaggio piano, il\u00a0<em>genus humile<\/em>, cui ad ogni parola corrisponde una realt\u00e0 ben determinata: un abigeato \u00e8 un abigeato, come un furto \u00e8 un furto. Non sono consentite metafore. Parra strano, ma il rutilante stile dell\u2019apocalittica, con animali compositi e mostruosi, lune che s\u2019arrossano e soli che si spengono, si vuole descrittivo come un rapporto di polizia. Le metafore dei profeti (l\u2019apocalittica non crea, interpreta un deposito tradizionale) vengono, in altri termini, prese sul serio. E&#8217; quella che chiamiamo catacresi, o lessicalizzazione delle metafore. Certe immagini, a forza di essere utilizzate, perdono il loro rapporto con il simboleggiato, non stanno pi\u00f9 al posto di un\u2019altra cosa, ma finiscono per entrare nel linguaggio comune di un gruppo umano. Si crea un codice: se \u201czampa\u201d sta sistematicamente per \u201cforza\u201d dire \u00abaveva zampe d\u2019orso\u00bb e esattamente come dire \u00abaveva la forza di un orso\u00bb. Ci\u00f2 permette un fenomeno tipico in apocalittica: la cosiddetta combinazione simbolica, che pu\u00f2 avvenire con modalit\u00e0 continua o modalit\u00e0 discontinua. La modalit\u00e0 continua crea, ad esempio, il plesso allegorico che combina coerentemente la citt\u00e0 imperiale, Roma, con l\u2019immagine profetica dell\u2019antica citt\u00e0 devastatrice e sanguinaria, Babilonia, \u00e8 l\u2019identificazione di tali citt\u00e0 con una prostituta avida, quale ancora i profeti vedevano in Gerusalemme. La struttura discontinua si ha quando i simboli non compongono un quadro coerente, ma accumulano attorno ad un fulcro i concetti simbolizzati che, al contrario, formano un insieme logico. E il caso degli animali compositi. Questi meccanismi sono resi possibili dalla presunzione che le metafore degli antichi profeti, lungi dall\u2019esprimere in termini iperbolici realta quotidiane e intrastoriche, avessero contenuto proprio e realistico. Tuttavia, l\u2019ipertrofia e l\u2019irrealizzabilit\u00e0 delle speranze apocalittiche possono essere una formidabile molla all\u2019azione politica, anche violenta. Se non si riesce ad affermare la propria visione del mondo o, pi\u00f9 semplicemente, il proprio diritto, si pu\u00f2 negare la societ\u00e0 oppressiva attuando assieme omicidio e suicidio, in una anticipazione individuale dello sconvolgimento sognato per la\u00a0<em>fine dei giorni<\/em>.<\/p>\n<p>Il terzo genere aristotelico di retorica e detto\u00a0<em>epidittico<\/em>. E il genere dei discorsi d\u2019apparato, dei panegirici o degli elogi funebri. Per estensione (epidittico significa dimostrativo) e anche il genere proprio della didattica. L\u2019oratore, il maestro, non deve vincere i pregiudizi di un giudice o l\u2019avversit\u00e0 d\u2019una assemblea, deve solamente lottare contro la noia di chi ascolta ci\u00f2 che in parte crede di sapere gi\u00e0. L\u2019epidittica vive nell\u2019eterno presente della scienza e dello spettacolo, il tempo \u00e8 suo nemico, i simboli sono enigmi curiosi, cifre oscure d\u2019una realt\u00e0 caricata di sensi secondi. All\u2019epidittica assomiglia la gnosi. Per lo gnostico i profeti parlano un linguaggio violento perch\u00e8 sperano che la materia di cui \u00e8 impastato il mondo in cui vivono possa prendere forme migliori di quelle che ha o possa tornare all\u2019idillio delle creazione. Gli apocalittici, dal canto loro, hanno ben visto che\u00a0<em>questa<\/em>\u00a0creazione \u00e8 sbagliata, che deve sparire nel fuoco per dare luogo al mondo del sogno, ma non hanno capito che\u00a0<em>ogni<\/em>\u00a0creazione, poich\u00e8 richiede una materia \u00e8 un demiurgo che la plasmi a sua immagine, sar\u00e0 perci\u00f2 stesso un pasticcio penoso. Il maestro non deve convincere, deve mostrare, condurre alla conoscenza (<em>gnosis<\/em>); deve aiutare quell\u2019atomo di luce divina racchiuso nell\u2019opacita del corpo e della mente d\u2019ognuno a liberarsi dai vincoli della speranza e dell\u2019ignoranza per risalire all\u2019empireo. Chi ascolta il maestro \u00e8 uno spettatore avvinto dalla logica elegante d\u2019una cosmologia abitata da terrori e potenze, da infinite caricature del vero: sar\u00e0 buon discepolo se rifiutera tutto ci\u00f2 che vedono o vedranno i suoi occhi finch\u00e8 saranno impastati d\u2019oscura materia. Inutile dire che lo gnostico non agisce nel politico ne come consigliere, ne come zelota: la sua \u00e8 un\u2019aristocrazia del pensiero che si raduna in scuole il cui linguaggio tutto afferma e tutto nega, poich\u00e8 tutto rimanda all\u2019altrove. Le uniche forme di disordine politico che possano dirsi veramente gnostiche sono l\u2019agennesia, il rifiuto di generare materia-prigione, e il libertinaggio che ne costituisce sovente un corrispettivo logico (anche se gli eresiologi che combatterono la gnosi in nome dell\u2019ortodossia non sono sempre testimoni oggettivi al riguardo). Solo apocalittica e gnosi sono, in grado diverso, utopiche, poiche non c\u2019\u00e8 luogo terreno (<em>ou topos<\/em>) in cui possano realizzarsi le loro speranze.<\/p>\n<p>Ogni corrente ha il suo Messia. Il profeta invoca un dinaste che compia i destini della casa regnante e del popolo eletto: deve sorgere dalla storia e lottare nella storia, anche se i suoi giorni prendono sempre pi\u00f9, col passare del tempo e il cadere delle illusioni, l\u2019aspetto d\u2019una et\u00e0 dell\u2019oro al termine dell\u2019umana vicenda. Gli scritti apocalittici lo scorgono giungere dai confini del nostro universo, da fuori della storia. Il Risorto, per l\u2019apocalittica cristiana, \u00e8 precisamente colui che attraversa il confine della finitudine ed inaugura i nuovi cieli e la nuova terra. Per lo gnostico, almeno nella lucida visione di\u00a0<em>Pistis Sophia<\/em>, se mai venne un messia in questo mondo di tenebre, egli venne in castigo. Una fiammella dell\u2019eterna luce cadde per cupidigia nella materia e dovette attraversarne tutti gli strati, assumendo immagine d\u2019uomo per sfuggire agli arconti che li governano, e scendere all\u2019infimo, al nostro, per poi risalire, con pena, la scala dell\u2019essere. Nel suo passaggio fra noi, ha rivelato agli umani un destino oltre la morte.<\/p>\n<p>Gesu \u00e8 stato rappresentato, nei vangeli canonici, come profeta e come apocalittico. E&#8217; profeta (il modello \u00e8 sempre Elia) quando proclama le beatitudini o compie miracoli: si tratta di interventi rivelativi o taumaturgici d\u2019origine sovrannaturale, ma tesi a ristabilire l\u2019ordine naturale delle cose. Per il cieco di Gerico, in quanto essere umano, la condizione naturale \u00e8 poter vedere. Gesu \u00e8 apocalittico invece quando invita, raccontando la parabola della zizzania o altre simili, ad attendere l\u2019ineluttabile e spaventoso castigo degli empi, opera degli angeli di Dio alla fine dei tempi, senza cercare d\u2019anticiparlo con azioni umane violente. Le lettere deutero-paoline, Colossesi ed Efesini, testimoniano dell\u2019attribuzione al messia Gesu di caratteri cosmici quali saranno poi sviluppati dalla gnosi cristiana: l\u2019incarnazione inizia a sembrare una dolorosa battaglia condotta in campo avverso contro gli arconti del creato.<\/p>\n<p>Abbiamo voluto riprendere per sommi capi (e in parte ridurre a caricatura) queste correnti del pensiero biblico o peri-biblico dell\u2019antichit\u00e0, per introdurre con alcune delucidazioni storico terminologiche le riflessioni del prof. Pasquale Arciprete, laureato in Scienze politiche presso l\u2019Universita degli Studi di Napoli e dottore in Scienze sociali presso la Pontificia Universita San Tommaso in Roma. Il suo volume\u00a0<em>Apocalittica, terrorismo e rivoluzione<\/em>, consta di settecentoventi pagine, ma non \u00e8 che la pubblicazione della prima parte della dissertazione\u00a0<em>ad lauream<\/em>: l\u2019autore promette di stampare il rimanente in altri due volumi (cfr. p. 11). A tale parzialit\u00e0 dobbiamo, probabilmente, anche la curiosa sistemazione della bibliografia (pp. 685-696): molte opere citate nelle note non vi appaiono e quelle richiamate sono elencate, nelle diverse sezioni, per anno di edizione e non in ordine alfabetico. Manca una lista delle abbreviazioni e delle opere antiche, bibliche o extrabibliche, richiamate nel testo.<\/p>\n<p>Iniziamo la nostra analisi dal capitolo secondo (<em>L\u2019apocalittica giudaica e la sua storia<\/em>: pp. 128-217), poich\u00e8 \u00e8 quello pi\u00f9 vicino alle nostre competenze. Incastonato fra una serie d\u2019annotazioni sostanzialmente esatte e di informazioni senz\u2019altro utili al lettore (che si suppone non biblista, ma politologo), affiora alle pp. 139-140 il taglio ermeneutico cui l\u2019autore sceglie di aderire. Riportiamo il brano con i corsivi originali: \u00absostengo che l\u2019<em>apocalittica<\/em>\u00a0sia una spiritualit\u00e0 nata all<em>\u2019interno del ceppo religioso ebraico<\/em>\u00a0a ragione del contributo teologico fornito da pi\u00f9\u00a0<em>gruppi settari<\/em>; questi, ritrovandosi ad un certo punto della loro storia emarginati dalle correnti teologiche dominanti, cominciarono a modificare secondo\u00a0<em>sviluppi autonomi<\/em>\u00a0posizioni religiose fino a quel momento unitarie, fino a dar luce a una peculiare visione generale del mondo e dell\u2019esistenza, meglio capace di esprimere e rappresentare la propria\u00a0<em>condizione settaria<\/em>, la propria\u00a0<em>aspettativa salvifica<\/em>\u00a0e il sistema di rapporti interpersonali che essi auspicavano con gli altri uomini. Proprio a motivo di questa sua\u00a0<em>origine settaria<\/em>, l\u2019apocalittica acquistera quel suo caratteristico\u00a0<em>tono avvelenato e rivendicativo<\/em>\u00a0che la rendera capace di proporsi come ideologia\u00a0<em>ad hoc<\/em>\u00a0per le istanze di salvezza di ogni gruppo marginale e di causare riflessi imponenti sul sistema dei rapporti di potere dati\u00bb.<em>\u00a0L\u2019utopia eresia perenne<\/em>\u00a0era il titolo d\u2019un libro di Thomas Molnar, tradotto in italiano nel \u201868. La definizione, che si vorrebbe pi\u00f9 esatta delle precedenti, o meglio, piu capace di mettere in luce un aspetto particolare (il carattere settario), non convince del tutto sul piano storico letterario. I primi testi che definiamo solitamente apocalittici sono alcuni capitoli di Isaia (24-27; 65-66) e il Libro di Ezechiele: si tratta di opere prodotte da cerchie sacerdotali, difficilmente definibili come settarie, anche se gli autori si esprimono in tempi di crisi e in condizioni di oggettiva esautorazione. Non e quindi la separazione che crea la spiritualit\u00e0 apocalittica, ma un diverso rapporto con le speranze profetiche, di cui lentamente si perde di vista la realizzabilit\u00e0 intrastorica. Quanto a gran parte della letteratura apocalittica d\u2019epoca ellenistico-romana, essa rispecchia senza dubbio l\u2019ideologia e il linguaggio di comunit\u00e0 marginali e chiuse, ma non necessariamente\u00a0<em>settarie<\/em>. Forse gioca, in questo giudizio restrittivo, l\u2019effetto Qumran: gli esseni separatisti (secondo l\u2019ipotesi di Florentino Garcia Martinez) di cui s\u2019e ritrovata la biblioteca presso il Mar Morto possono effettivamente esser considerati frutto d\u2019un duplice rifiuto dell\u2019ebraismo templare dell\u2019epoca e di un essenismo non radicale, ma ne creano il genere apocalittico, ne si sono distinti per particolare aggressivita politica. Sempre sul piano storico, l\u2019apocalittica, in quanto messaggio consolatorio, non risulta essere stata la molla delle rivolte giudaiche. Almeno a sentire Flavio Giuseppe, l\u2019atteggiamento dei suoi correligionari assediati in Gerusalemme avrebbe dovuto essere modellato su quello che adott\u00f2 Abramo quando il Faraone insidio sua moglie: \u00abChe fece allora suo marito Abramo? Si vendic\u00f2 egli forse dell\u2019offesa con le armi, pur avendo trecentodiciotto capitani, ciascuno con un grandissimo numero di soldati? Oppure stim\u00f2 che costoro non erano niente senza l\u2019aiuto di Dio e, protendendo le mani monde da impurit\u00e0 verso il luogo che ora voi avete profanato, si assicuro il sostegno dell\u2019invincibile?\u00bb (<em>Bell<\/em>. V,9,380, trad. G. Vitucci). Giuseppe rimprovera ai rivoltosi l\u2019empieta dei loro propositi di resistenza in nome d\u2019un atteggiamento squisitamente apocalittico: la vittoria pu\u00f2 essere data solo dall\u2019intervento divino.<\/p>\n<p>Il terzo capitolo del libro in esame (pp. 218-402:\u00a0<em>Riflessi storici dell\u2019apocalittica (I): continuita ideologiche e comportamentali con le correnti rivoluzionarie contemporanee<\/em>) identifica in sei elementi l\u2019eredit\u00e0 apocalittica nel pensiero di alcuni gruppi antagonisti del nostro tempo. Il rapporto settario, disumano ed assolutizzato, coi sacri testi apre la serie. Il riferimento al fondamentalismo (o a una sua caricatura) pilota questa sezione. Il rapporto coi testi legislativi ed oracolari \u00e8 storia lunga nei popoli antichi. E vero che una legge scritta da Mose su pietre poi celate in un armadio chiuso in una stanza buia dove poteva entrare solo suo fratello e gli oracoli gelosamente custoditi dalle scuole profetiche, come le cronache di palazzo, avevano finito secoli dopo e per moto di \u201claicizzazione\u201d del diritto col comporre una biblioteca di pubblico dominio (<em>biblia<\/em>\u00a0e un plurale) tradotta e riletta in greco ed aramaico e quindi consultabile da chiunque (ammesso che non si tratti che di una volgarizzazione dei testi custoditi dai sacerdoti). Questa maggior fruibilita dei testi legali e profetici scateno l\u2019interpretazione, ma come i farisei presero lentamente il ruolo dei sacerdoti nella lettura dei dispositivi legali, alcuni circoli apocalittici s\u2019interessarono all\u2019ermeneutica dei profeti e della storia. In ci\u00f2 non furono ne pi\u00f9 ne meno abusivi dei farisei o dei sadducei (o dei cabalisti che vennero poi): si chiesero come avrebbe potuto realizzarsi il piano di Dio in mutate condizioni storiche, lo abbiamo visto. Le altre caratteristiche sono: un credo sovversivo e\/o catastrofico, un agente divino che non risponde ad alcuna morale, il messianismo carismatico, il fare del gruppo settario la vera societa (vero popolo di Dio, vera Chiesa, ecc.), il congiungere in un\u2019unica prospettiva ideale l\u2019inizio e la fine della storia (escatologia protologica).<\/p>\n<p>Nel secondo paragrafo del quarto capitolo (pp. 435-455\u00a0<em>Giano bifronte: i due volti storici del movimento apocalittico parte del capitolo: Riflessi storici dell\u2019apocalittica (II): modalit\u00e0 e dinamiche dell\u2019intervento storico degli attori apocalittici<\/em>, pp. 403-683) viene sviluppata l\u2019idea di un \u00abcredo sovversivo e\/o catastrofico\u00bb: i gruppi apocalittici moderni si differenziano per comportamenti quietisti o aggressivi. Questa duplicita, a dir il vero, scaturisce solo dalla definizione di apocalittica adottata dall\u2019autore. Una definizione al contempo ampia, poich\u00e8 sussume sotto la categoria d\u2019apocalittica le caratteristiche tipiche della gnosi e della profezia, e ristretta, dato che ne fa il sostegno ideale di realt\u00e0 sociologicamente marginali o emarginatesi. Gnosi e apocalittica sono forme di teologia essenzialmente consolatorie: portano pertanto al quietismo o ingenerano, al massimo, agennesia o terrorismo suicida per negazione dell\u2019esistente. Questa fusione abusiva degli orizzonti ideali domina il quarto capitolo. Cosi la speranza della terra (squisitamente profetica ed immanente) deve, per Arciprete, aver dimensioni salvifiche e i movimenti operanti in Palestina ai tempi di Gesu (amalgamati nel calderone della guerra contro Roma, profeti compresi) divengono prototipi delle rivolte odierne.<\/p>\n<p>Spesso lo storico racconta il suo vissuto pi\u00f9 di quanto non renda ragione dei fatti lontani di cui vuole interessarsi. Pensiamo di poter ascrivere Arciprete, che di formazione e politologo, a questa categoria. La commistione terminologica di cui risente il suo libro gli deriva in realt\u00e0 dal linguaggio odierno, frutto di sedimentazioni secolari e di mutazioni d\u2019orizzonte: in quanto studioso dei fenomeni contemporanei, adotta ed usa i concetti nel loro presentarsi all\u2019odierna coscienza. Buon rapporto circa le ultime evoluzioni non solo lessicali \u00e8, infatti, il primo capitolo del libro (pp. 7-127:\u00a0<em>Apocalittica e violenza terroristico-rivoluzionaria: il lungo<\/em> filo rosso). Facendosi parte del difficile dialogo fra politici, filosofi e giornalisti, l\u2019autore rende conto del vero Armaggedon lessicografico prodottosi nella pubblicistica corrente. Per fare un esempio e con esso chiudere queste note, il termine \u00abmillenarismo\u00bb \u00e8 solitamente usato per indicare la certezza d\u2019un travalicare prossimo dall\u2019era dell\u2019incompiutezza e dell\u2019empiet\u00e0 al tempo della pienezza. Il tal senso, Osama bin Laden \u00e8 detto millenarista dagli autori citati. Nell\u2019Apocalisse di Giovanni (20,2-7), invece, il veggente, quando annuncia il millennio, compie opera di mediazione quasi dorotea. Da buon apocalittico vuole cieli nuovi e terra nuova, ma sa che i profeti (e gli ebrei che seguono la Bibbia) nutrono la speranza tutta terrena d\u2019un regno dei giusti in questo mondo. Cosi fa incatenare Satana perch\u00e8 questo regno possa realizzarsi per mille anni prima dell\u2019ultimo giudizio. Tanto, per lui, il numero dieci e i suoi multipli cento e mille indicano finitudine perche il dieci \u00e8 la base del calcolo e ci\u00f2 che si pu\u00f2 contare non realizza la pienezza di Dio.<\/p>\n<p>Pasquale Arciprete mantiene ed argomenta con chiarezza la sua tesi di fondo: \u00abl\u2019apocalittica e una funzione marginale e settaria del giudeo-cristianesimo, poi passata all\u2019Islam, che da struttura ideologica assoluta alle derive violente della lotta politica dei gruppi antagonisti contemporanei\u00bb. Ci auguriamo che i prossimi volumi trasmettano una descrizione critica e non aprioristica del nostro presente cosi mutevole e difficile da leggersi per noi che non abbiamo parte alla distanza teologale dell\u2019apocalittico che tutto vede dall\u2019alto e parla in simboli per esprimere le costanti storiche che nessun esempio del suo presente puo manifestare appieno.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1037],"fascicolo":[150],"class_list":["post-1754","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-paolo-garuti","fascicolo-ottobre-2009"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Pasquale Arciprete, Apocalittica, terrorismo e rivoluzione. Radici religiose della violenza politica Citta Nuova, Roma, 2009, pp. 720.<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Paolo Garuti, pubblicato nel numero di Ottobre 2009. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2009\/ottobre\/pasquale-arciprete-apocalittica-terrorismo-e-rivoluzione-radici-religiose-della-violenza-politica-citta-nuova-roma-2009-pp-720\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_GB\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Oikonomia - Pasquale Arciprete, Apocalittica, terrorismo e rivoluzione. Radici religiose della violenza politica Citta Nuova, Roma, 2009, pp. 720.\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Paolo Garuti, pubblicato nel numero di Ottobre 2009. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2009\/ottobre\/pasquale-arciprete-apocalittica-terrorismo-e-rivoluzione-radici-religiose-della-violenza-politica-citta-nuova-roma-2009-pp-720\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Oikonomia\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-04-12T00:36:46+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"500\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"500\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/png\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Estimated reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"20 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2009\\\/ottobre\\\/pasquale-arciprete-apocalittica-terrorismo-e-rivoluzione-radici-religiose-della-violenza-politica-citta-nuova-roma-2009-pp-720\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2009\\\/ottobre\\\/pasquale-arciprete-apocalittica-terrorismo-e-rivoluzione-radici-religiose-della-violenza-politica-citta-nuova-roma-2009-pp-720\\\/\",\"name\":\"Oikonomia - Pasquale Arciprete, Apocalittica, terrorismo e rivoluzione. Radici religiose della violenza politica Citta Nuova, Roma, 2009, pp. 720.\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\"},\"datePublished\":\"2009-10-01T10:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2026-04-12T00:36:46+00:00\",\"description\":\"Leggi l'articolo a cura di Paolo Garuti, pubblicato nel numero di Ottobre 2009. Disponibile in formato PDF.\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2009\\\/ottobre\\\/pasquale-arciprete-apocalittica-terrorismo-e-rivoluzione-radici-religiose-della-violenza-politica-citta-nuova-roma-2009-pp-720\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"en-GB\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2009\\\/ottobre\\\/pasquale-arciprete-apocalittica-terrorismo-e-rivoluzione-radici-religiose-della-violenza-politica-citta-nuova-roma-2009-pp-720\\\/\"]}]},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2009\\\/ottobre\\\/pasquale-arciprete-apocalittica-terrorismo-e-rivoluzione-radici-religiose-della-violenza-politica-citta-nuova-roma-2009-pp-720\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Articoli Rivista\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/articolo\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":3,\"name\":\"Pasquale Arciprete, Apocalittica, terrorismo e rivoluzione. Radici religiose della violenza politica Citta Nuova, Roma, 2009, pp. 720.\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"name\":\"Oikonomia\",\"description\":\"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"en-GB\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\",\"name\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"width\":500,\"height\":500,\"caption\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Oikonomia - Pasquale Arciprete, Apocalittica, terrorismo e rivoluzione. Radici religiose della violenza politica Citta Nuova, Roma, 2009, pp. 720.","description":"Leggi l'articolo a cura di Paolo Garuti, pubblicato nel numero di Ottobre 2009. Disponibile in formato PDF.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2009\/ottobre\/pasquale-arciprete-apocalittica-terrorismo-e-rivoluzione-radici-religiose-della-violenza-politica-citta-nuova-roma-2009-pp-720\/","og_locale":"en_GB","og_type":"article","og_title":"Oikonomia - Pasquale Arciprete, Apocalittica, terrorismo e rivoluzione. Radici religiose della violenza politica Citta Nuova, Roma, 2009, pp. 720.","og_description":"Leggi l'articolo a cura di Paolo Garuti, pubblicato nel numero di Ottobre 2009. Disponibile in formato PDF.","og_url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2009\/ottobre\/pasquale-arciprete-apocalittica-terrorismo-e-rivoluzione-radici-religiose-della-violenza-politica-citta-nuova-roma-2009-pp-720\/","og_site_name":"Oikonomia","article_modified_time":"2026-04-12T00:36:46+00:00","og_image":[{"width":500,"height":500,"url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","type":"image\/png"}],"twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Estimated reading time":"20 minutes"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2009\/ottobre\/pasquale-arciprete-apocalittica-terrorismo-e-rivoluzione-radici-religiose-della-violenza-politica-citta-nuova-roma-2009-pp-720\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2009\/ottobre\/pasquale-arciprete-apocalittica-terrorismo-e-rivoluzione-radici-religiose-della-violenza-politica-citta-nuova-roma-2009-pp-720\/","name":"Oikonomia - Pasquale Arciprete, Apocalittica, terrorismo e rivoluzione. Radici religiose della violenza politica Citta Nuova, Roma, 2009, pp. 720.","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website"},"datePublished":"2009-10-01T10:00:00+00:00","dateModified":"2026-04-12T00:36:46+00:00","description":"Leggi l'articolo a cura di Paolo Garuti, pubblicato nel numero di Ottobre 2009. Disponibile in formato PDF.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2009\/ottobre\/pasquale-arciprete-apocalittica-terrorismo-e-rivoluzione-radici-religiose-della-violenza-politica-citta-nuova-roma-2009-pp-720\/#breadcrumb"},"inLanguage":"en-GB","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2009\/ottobre\/pasquale-arciprete-apocalittica-terrorismo-e-rivoluzione-radici-religiose-della-violenza-politica-citta-nuova-roma-2009-pp-720\/"]}]},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2009\/ottobre\/pasquale-arciprete-apocalittica-terrorismo-e-rivoluzione-radici-religiose-della-violenza-politica-citta-nuova-roma-2009-pp-720\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Articoli Rivista","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/articolo\/"},{"@type":"ListItem","position":3,"name":"Pasquale Arciprete, Apocalittica, terrorismo e rivoluzione. Radici religiose della violenza politica Citta Nuova, Roma, 2009, pp. 720."}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","name":"Oikonomia","description":"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences","publisher":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"en-GB"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization","name":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","width":500,"height":500,"caption":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/"}}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo\/1754","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/articolo"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1754"}],"wp:term":[{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/autori?post=1754"},{"taxonomy":"fascicolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/fascicolo?post=1754"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}