{"id":1753,"date":"2009-10-01T12:00:00","date_gmt":"2009-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1753"},"modified":"2026-04-12T02:35:58","modified_gmt":"2026-04-12T00:35:58","slug":"replica-alla-recensione-di-a-riccio","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2009\/ottobre\/replica-alla-recensione-di-a-riccio\/","title":{"rendered":"Replica alla Recensione di A. Riccio"},"content":{"rendered":"<p>E&#8217; evidente che il tema della citt\u00e0 occupi ancora un posto di rilievo nell\u2019agenda dei dibattiti culturali contemporanei. Non si capirebbe, altrimenti, perch\u00e8 il mio volume su \u201cL\u2019eclissi dell\u2019utopia urbana\u201d abbia potuto attrarre gli interessi di alcuni recensori capaci (Roberto Faben su\u00a0<em>Il Messaggero<\/em>, Maurizio Schoepflin sul<em>\u00a0Giornale<\/em>\u00a0<em>di Brescia<\/em>, Giancristiano Desiderio su<em>\u00a0Liberal<\/em>). Se l\u2019approfondimento condotto da Antonio Riccio e ultimo in ordine di apparizione, si situa tuttavia fra i pi\u00f9 stimolanti, giacch\u00e8 le sue argomentazioni sono destinate a rilanciare il dibattito sui fondamenti del sapere in un\u2019epoca contrassegnata dalla crisi dei progetti intellettuali basati sugli artificiali confini disciplinari.<\/p>\n<p>Dalle suggestioni della recensione di Riccio, dunque, ho potuto trarre ulteriori spunti per proseguire nella ricerca che ho incominciato gia da qualche anno.<\/p>\n<p>\u201c<em>Cos\u2019e la citt\u00e0 oggi per noi<\/em>?\u201d Questa la domanda, sempre attuale, che si pone Italo Calvino nella presentazione del suo stesso libro\u00a0<em>Le citt\u00e0 invisibili<\/em>. Una domanda cui prudentemente risponde con enfasi poetica, piuttosto che con rigorosi chiarimenti. \u201c<em>Le citt\u00e0 sono un insieme di molte cose: di memoria, di desideri, di segni, di un linguaggio<\/em>.\u201d Sembra limitarsi a dire Calvino. Del resto, la stesse scienze sociali, nella loro pur breve storia, si sono dovute accontentare di soluzioni parziali della definizione del fenomeno urbano, esaltando ora la dimensione demografica (Wirth) ora quella economica (Weber) ora quella psicologica (Simmel). \u201c<em>Le citt\u00e0 sono luoghi di scambio, come spiegano tutti i libri di economia, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi<\/em>.\u201d Ma cosi facendo Calvino non elude la risposta, piuttosto rimanda a un intimo legame spirituale, prima ancora che culturale, tra la forma della citta e la vita dei suoi cittadini, tra architettura e storia, tra urbanistica e sociologia.<\/p>\n<p>\u201c<em>Composta di materiali che il passato ha sedimentato lungo i suoi percorsi, nei suoi pieni come nei suoi vuoti, punteggiata dalla dialettica incessante tra costruzione, distruzione e ricostruzione, la citt\u00e0 puo essere interrogata come un testo in cui sono impressi i significati del tempo<\/em>.\u201d Sottolinea Gabriella Paolucci nel suo\u00a0<em>Libri di pietra. Citt\u00e0 e memorie<\/em>\u00a0sostenendo una prospettiva semiologica dello spazio urbano, che affonda le sue radici nelle intuizioni della semiologia classica di Roland Barthes e di Umberto Eco. Per entrambi la citt\u00e8 poteva essere ridotta a un complesso insieme di segni, di significanti, che si riferiscono alla forma del tessuto urbano o agli elementi architettonici, e di significati, che invece fanno riferimento al contenuto e che sono ai primi attribuiti da tutti coloro che con essa hanno a che fare, dal primo dei fondatori all\u2019ultimo dei migranti. Un\u2019impostazione volta a leggere la citt\u00e0 in termini testuali, che puo apparire ancora oggi originale, per certi versi anche eccentrica, ma ugualmente capace di trovare importanti conferme in discipline piu ortodosse all\u2019analisi e alla comprensione del fenomeno urbano. Se infatti Barthes nel suo saggio \u201c<em>Semiology and the Urban<\/em>\u201d anticipa che \u201c<em>La citt\u00e0 \u00e8 un discorso e questo discorso \u00e8 davvero un linguaggio<\/em>\u201d, Giulio Claudio Argan nel suo\u00a0<em>Storia dell\u2019arte come storia della citt\u00e0<\/em>, arriva a sostenere una precisa analogia tra la costruzione dello spazio urbano e la formazione del linguaggio. Se Eco puo ammonire che \u201c<em>ricordare \u00e8 come costruire, \u00e8 come viaggiare attraverso lo spazio costruito<\/em>\u201d, allora Giandomenico Amendola ne\u00a0<em>La citt\u00e0 postmoderna<\/em>\u00a0puo finalmente affermare che \u201c<em>la memoria \u00e8 incapsulata nello spazio e ha bisogno di esso. La citt\u00e0 resta il principale libro su cui la storia possa essere scritta e soprattutto letta<\/em>.\u201d<\/p>\n<p>La forma urbana tuttavia non si limita a riflettere o raccontare il passato di una comunit\u00e0. Invece, la ricapitola, o la reimpagina se vogliamo, la ripropone alla stregua di un palcoscenico, o di una biblioteca, dove la conservazione e la rappresentazione, talvolta anche l\u2019ostentazione, impongono non semplicemente una rilettura, continua anche se provvisoria, ma una vera e propria interazione comunicativa, interattiva e ipertestuale, a chiunque si trovi a percorrere le sue strade o ad attraversare le sue piazze.<\/p>\n<p>Ritorna allora in mente l\u2019intuizione letteraria di Calvino, quando sostiene che \u201c<em>la citt\u00e0 non dice il suo passato, lo contiene come linee di una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, nei corrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature intagli e virgole<\/em>.\u201d Ma non e solo al\u00a0<em>flaneur<\/em>\u00a0di Baudelaire, prima ancora che a quello di Benjamin, che la citta si rivolge. Non attrae solo il passante curioso che vaga senza meta per i suoi quartieri un po\u2019 dandy, un po\u2019 clochard, piuttosto invita alla conversazione ogni suo abitante come ogni suo fruitore, tanto il cittadino quanto il visitatore, permettendosi di offrire ospitalit\u00e0, ogni volta diversa, alla storia personale o alla esperienza di vita di ciascuno di essi. La citt\u00e0 stessa in un gioco di riflessi senza soluzione di continuita fa tesoro di ogni incontro come di ogni utenza e restituisce l\u2019eco dei commenti, cristallizzandone la forma nel tempo.<\/p>\n<p>I passi allora possono essere paragonati alle parole, le frasi a passeggiate e \u201c<em>gli sguardi sulla, nella e dalla citt\u00e0 fungono pi\u00f9 che mai da vera e propria riscrittura del testo urbano; soprattutto quando essi prendono forma artistica e narrativa e la citt\u00e0 viene vista e mostrata attraverso gli occhi degli artisti, degli scrittori dei poeti dei registi e dei loro personaggi<\/em>.\u201d Suggerisce Bruna Mancini<strong>\u00a0Sguardi su Londra<\/strong>.\u00a0<em>Immagini di una citt\u00e0 mostruosa<\/em>\u00a0ricordando come l\u2019architetto e urbanista statunitense Kevin Lynch, allievo di Frank Lloyd Wright, fosse solito affermare come i romanzieri abbiano contribuito a costruire le citt\u00e0 in cui viviamo nella stessa misura dei costruttori che le hanno edificate.<\/p>\n<p>Evidentemente, se si vuole considerare la citt\u00e0 un testo, non si pu\u00f2 trascurare che l\u2019aspetto transitivo del rapporto che lega la lettura, o se vogliamo la rilettura, alla scrittura. Giovanni Puglisi nel saggio\u00a0<em>La citt\u00e0 e il cittadino: immagini di uno specchio<\/em>, contenuto nella raccolta significativamente intitolata Le citt\u00e0 di carta, evidenzia il rapporto strettissimo che lega la citt\u00e0, l\u2019autore di un romanzo e il lettore. \u201c\u00a0<em>Il triangolo che si viene cosi a delineare e rettangolo, in quanto \u2013 metaforizzando alcune nozioni di geometria \u2013 l\u2019immagine costruita sull\u2019ipotenusa, la citt\u00e0 \u00e8 equivalente alla somma delle immagini costruite sui due cateti, ovvero quella dell\u2019autore e del suo lettore<\/em>.\u201d Soprattutto sottolinea come il romanzo possa rappresentare un eccellente mezzo di espressione per tutti quegli autori che vogliono declinare il proprio impegno letterario oltre la dimensione individuale spingendolo verso un orizzonte pubblico. \u201c<em>Le scritture narrative hanno segnato spesso sia lo stato dei costumi e del dibattito etico politico sia il valore e lo spessore del coinvolgimento etico degli intellettuali nella costruzione urbana e nella vita civile della loro citt\u00e0. Ci\u00f2 che \u00e8 entrato in gioco \u00e8 sempre stato comunque il rapporto strettissimo tra il testo letterario, la citt\u00e0 della quale esso si fa ermeneuta o portavoce e il cittadino, che nelle diverse fattispecie pu\u00f2 essere di volta in volta l\u2019autore o il lettore<\/em>.\u201d<\/p>\n<p>Poich\u00e8 l\u2019attenzione verso il passato conduce sempre all\u2019analisi del presente e provoca spesso la progettazione del futuro, le immagini, che la citt\u00e0 ci offre con la sua architettura, e le suggestioni, che lei riflette attraverso la letteratura, assurgono a intima chiave di accesso dell\u2019animo di coloro che la costruiscono o la modificano, la vivono o la visitano, la ricordano o la immaginano. E forniscono soprattutto una privilegiata fonte interpretativa delle loro aspettative e dei loro timori, cosi come dei loro entusiasmi e delle loro delusioni, interessante fonte di analisi sociologiche.<\/p>\n<p>Attribuire all\u2019immaginario letterario una sua peculiare funzione epistemologica nel campo sociale non sembra essere poi un\u2019impostazione del tutto arbitraria e autoreferenziale. Se non come fonte, almeno come sussidio. Rinunciarvi comporta il rischio di ancorare la ricerca sociologia al presente, privando la citt\u00e0 di una sua dimensione fondamentale, quella temporale, dove le speranze e le delusioni trovano il loro incessante e significativo avvicendamento.<\/p>\n<p>Del resto, ampia produzione accademica testimonia come l\u2019esame e l\u2019uso degli immaginari evocati dalla narrazione letteraria sia stato strumento fondamentale di analisi e conoscenza del sociale, adottato da una lunga teoria pensatori definibili come classici del pensiero sociologico. Non \u00e8 certo questa la sede per citarli tutti o anche solo i maggiori, magari addentrandosi nell\u2019elenco, invero esauriente quanto sorprendente, redatto nello studio\u00a0<em>I sociologi e lo spazio letterario<\/em>\u00a0di Fabio Tarzia. Maggiore rilevanza sembra invece attribuibile alle motivazioni che possono averli indotti a indagare una simile fonte. A tale proposito Gabriella Turnaturi ne l<em>\u2019Immaginazione sociologica e immaginazione letteraria sostiene che \u201cla fascinazione intellettuale che il romanzo, la finzione letteraria pu\u00f2 esercitare su chi tenti una lettura delle societ\u00e0 e dei progressi sociali nasce soprattutto da quel suo dispiegare dinanzi agli occhi, come un caleidoscopio, pi\u00f9 mondi, pi\u00f9 realt\u00e0. Il romanzo pu\u00f2 funzionare come fonte di ideazione, come interruttore che accende idee e ipotesi embrionali, confuse e troppo astratte che nessuna survey o ricerca empirica riesce a concretizzare altrettanto vividamente<\/em>.\u201d<\/p>\n<p>La consapevolezza dell\u2019autore e la complicit\u00e0 del lettore, contribuiscono a determinarne il rilievo sociologico, ovvero la sua capacit\u00e0 di evocare rappresentazioni e metafore, anche in concorrenza con altri media. Per questo, la sociologa della letteratura Graziella Pagliano, nel suo\u00a0<em>Profilo di sociologia della letteratura<\/em>, evidenzia che il testo letterario, \u201c<em>se riflette la realt\u00e0, la riflette in modo incompleto e parziale, ma se opera cio esplicitamente, assolve a un compito non sostituibile con la conoscenza scientifica (che ha i suoi propri strumenti), cio\u00e8 un compito rivelatore, in quanto la frammentazione dell\u2019immagine evoca la stratificata complessita della realta<\/em>.\u201d<\/p>\n<p>In quello che oggi viene sovente definito come lo spazio dei flussi il luogo urbano, non semplicemente la citt\u00e0, meno che mai la metropoli, restituisce il senso della posizione. Attraverso la sua feconda dialettica tra le pietre e le parole alimenta le\u00a0aspirazioni ideali della sua cittadinanza, conservandone la misura della realizzabilit\u00e0 e subendone i limiti della realizzazione.<\/p>\n<p>Se allora si vuole sostenere che scrivere possa equivalere a costruire, leggere potra significare vivere, camminare e abitare gli spazi urbani. Quegli stessi spazi reali e locali che Bauman chiama \u201c<em>la discarica di problemi causati dalla globalizzazione<\/em>\u201d ove oggi \u00e8 possibile rinvenire lo scarto tanto dei tentativi falliti di dare soluzioni locali alle contraddizioni globali quanto del confronto tra la citt\u00e0 immaginata come ideale e quella realizzata come possibile. Uno scarto la cui cognizione potra assurgere a oggetto, inesauribile sin dai tempi di Zenone, per una nuova atipica sociologia, a meta strada tra quella urbana e quella della letteratura.\u00a0<em>La sociologia degli scarti<\/em>.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1023],"fascicolo":[150],"class_list":["post-1753","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-luca-mencacci","fascicolo-ottobre-2009"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Replica alla Recensione di A. Riccio<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Luca Mencacci, pubblicato nel numero di Ottobre 2009. 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