{"id":1746,"date":"2009-10-01T12:00:00","date_gmt":"2009-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1746"},"modified":"2026-04-12T11:10:58","modified_gmt":"2026-04-12T09:10:58","slug":"ripensare-le-teorie-economiche-e-manageriali-per-una-cultura-dimpresa-antropocentrica","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2009\/ottobre\/ripensare-le-teorie-economiche-e-manageriali-per-una-cultura-dimpresa-antropocentrica\/","title":{"rendered":"Ripensare le teorie economiche e manageriali per una cultura d&#8217;impresa antropocentrica"},"content":{"rendered":"<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab<em>All\u2019elenco dei campi in cui si manifestano gli effetti perniciosi del peccato, si \u00e8 aggiunto ormai da molto tempo anche quello dell\u2019economia. Ne abbiamo una prova evidente anche in questi periodi. La convinzione di essere autosufficiente e di riuscire a eliminare il male presente nella storia solo con la propria azione ha indotto l\u2019uomo a far coincidere la felicit\u00e0 e la salvezza con forme immanenti di benessere materiale e di azione sociale. La convinzione poi della esigenza di autonomia dell\u2019economia, che non deve accettare \u201cinfluenze\u201d di carattere morale, ha spinto l\u2019uomo ad abusare dello strumento economico in modo persino distruttivo. A lungo andare queste convinzioni hanno portato a sistemi economici, sociali e politici che hanno conculcato la libert\u00e0 della persona e dei corpi sociali e che, proprio per questo, non sono stati in grado di assicurare la giustizia che promettevano<\/em>\u00bb. Ecco come Benedetto XVI affronta, nell\u2019Enciclica\u00a0<em>Caritas in Veritate<\/em>, le difficolta contingenti e le disfunzioni strutturali dell\u2019economia e delle\u00a0<em>convinzioni<\/em>\u00a0che ne influenzano il divenire. In continuit\u00e0 con quanto scritto dai Suoi predecessori, al centro del pensiero del Pontefice vi \u00e8 lo\u00a0<em>sviluppo integrale umano<\/em>. Uno sviluppo autentico di ogni uomo e di tutto l\u2019uomo, cosi come ricordato nell\u2019Enciclica\u00a0<em>Popolorum Progressio<\/em>. Il Pontefice constata come l\u2019esplosione dell\u2019<em>interdipendenza planetaria<\/em>\u00a0\u2013 la globalizzazione \u2013, l\u2019<em>eclettismo e l\u2019appiattimento culturali richiedano un impegno inedito e creativo molto vasto e complesso<\/em>\u00a0per cui si rende necessario \u00ab<em>dilatare la ragione e renderla capace di conoscere e di orientare queste imponenti nuove dinamiche animandole nella prospettiva di quella \u00abcivilt\u00e0 dell\u2019amore\u00bb il cui seme di Dio ha posto in ogni popolo, in ogni cultura<\/em>\u00bb (<em>Caritas in Veritate<\/em>, n. 33).<\/p>\n<p>Prendendo spunto dalla traiettoria etico-culturale tracciata nell\u2019Enciclica\u00a0<em>Caritas in Veritate<\/em>, di seguito si tenta di individuare e far emergere alcuni aspetti dell\u2019economia e delle scienze economiche e\u00a0<em>manageriali<\/em>\u00a0che pi\u00f9 di tutti potrebbero essere oggetto di una seria rivisitazione.<\/p>\n<p><strong>Gli attuali limiti delle teorie economiche e\u00a0<em>manageriali<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Gran parte degli economisti, nella formulazione delle loro teorie economiche, hanno assecondato per anni\u00a0<em>una visione solo produttivistica e utilitaristica dell\u2019esistenza<\/em>\u00a0(<em>Caritas in Veritate<\/em>, n. 34). Le teorie macroeconomiche hanno descritto fenomeni quali la domanda aggregata di consumo o l\u2019offerta aggregata di beni e servizi, la disoccupazione, l\u2019inflazione, la formazione dei tassi di interesse, l\u2019andamento e l\u2019efficacia della spesa pubblica. Le teorie microeconomiche hanno classificato i protagonisti dell\u2019attivit\u00e0 economica in consumatori (individui o famiglie) e produttori (imprese) e ne hanno esaminato il comportamento in termini di utilit\u00e0 marginale, elasticita della domanda e dell\u2019offerta, preferenze individuali. Teorie macro e microeconomiche che, in sostanza, pongono al centro del sistema un\u2019economia delle \u201cquantit\u00e0\u201d governata da modelli decisionali definiti come \u201cobiettivamente razionali\u201d. Quantit\u00e0 da aggregate e disaggregare. Equazioni matematiche che ambiscono a descrivere e contenere in un vettore di varabili il comportamento delle persone e di complesse organizzazioni di persone (su tutte, le imprese). Queste teorie, basate su\u00a0<em>convinzioni<\/em>, hanno espresso e servito per molti anni \u2013 e continuano ancora a farlo nonostante le recenti critiche mosse da accademici di fama e dalla stampa<sup>1<\/sup>. \u2013 gli interessi di alcune frange dell\u2019alta dirigenza aziendale e di determinate tipologie di investitori istituzionali, giustificando certe modalit\u00e0 di \u201ccreazione di valore\u201d d\u2019impresa e di distribuzione del \u201cvalore aggiunto\u201d. Non mancano, e bene sottolinearlo, studi teorici che indagano gli aspetti motivazionali e sociali del comportamento degli agenti economici (si pensi alla\u00a0<em>behavioral economics<\/em>\u00a0che, pur non abbandonando talune ipotesi del modello neoclassico, fa propria la prospettiva della razionalit\u00e0\u00a0<em>limitata<\/em>). Inoltre, la letteratura\u00a0<em>manageriale<\/em>\u00a0contemporanea offre importanti spunti di riflessione e argomentazioni sul tema dell\u2019etica d\u2019impresa, ma non rappresenta una corrente di pensiero dominante. Ad ogni modo, verso gli anni Ottanta l\u2019orientamento all\u2019economia delle quantit\u00e0 si \u00e8 manifestato in tutta la sua pienezza con l\u2019avvento della<em>\u00a0financial economics<\/em>. Concetti quali la massimizzazione dei rendimenti di un portafoglio di mercato, la frontiera efficiente delle scelte di investimento, il rapporto rischio-rendimento e il modello di governo aziendale principale-agente, basati sull\u2019ipotesi di efficienza dei mercati, hanno trovato terreno fertile nelle sale operative dei fondi speculativi \u2013\u00a0<em>hedge funds<\/em>\u00a0\u2013, delle grandi banche d\u2019investimento e delle banche commerciali che, successivamente all\u2019abrogazione nel 1999 del Glass-Steagall Act, si sono esse stesse trasformate in fondi speculativi facendo dell\u2019ingegneria finanziaria applicata al\u00a0<em>trading<\/em>\u00a0\u201cin conto proprio\u201d e \u201cper conto terzi\u201d una delle loro principali attivit\u00e0 e fonte di guadagni, tradendo in parte la loro missione sociale di sostegno alle imprese e alle famiglie.<\/p>\n<p>Le teorie economiche neoclassiche, accompagnate dai modelli di finanza quantitativa della\u00a0<em>financial economics<\/em>, per molto tempo hanno contribuito a legittimare i fasti della \u201cfinanza creativa\u201d e i \u201ctalenti\u201d che ne hanno fatto ampiamente ricorso traendone lauti guadagni. Queste teorie hanno protetto un sistema economico-finanziario rendendolo autoreferenziale e credibile agli occhi della classe politica e dell\u2019opinione pubblica. Allo stesso tempo, queste teorie sono state diffusamente accettate da parte dei vertici delle grandi imprese industriali e bancarie (il riferimento e soprattutto alla grandi\u00a0<em>corporation<\/em>\u00a0americane ed europee) \u00e8 sono state in grado di conquistare l\u2019entusiasmo di molti, tra professionisti, accademici e studenti. Gli assiomi posti a fondamento delle teorie neoclassiche e dell\u2019economia finanziaria hanno contribuito a formare il substrato culturale da cui sono maturati atteggiamenti di tipo predatorio nei confronti della \u201cricchezza\u201d e del lavoro umano. Sono stati realizzati veri e propri modelli educativi spendibili nella pratica imprenditoriale e professionale diffusi nelle aule delle pi\u00f9 prestigiose scuole di\u00a0<em>business<\/em>\u00a0del mondo. Forse la paura di un eventuale ma improbabile ritorno, nei momenti di crisi, di un\u2019idea di economia pianificata, forse il prevalere del dogmatismo liberista incardinatosi nelle logiche mercantili globali o forse semplicemente l\u2019astuzia e l\u2019avidit\u00e0 di pochi capaci di cavalcare l\u2019onda del\u00a0<em>mercatismo<\/em>\u00a0(termine recentemente coniato dal Ministro Tremonti per indicare la versione degenerata del liberismo<sup>2<\/sup>, hanno fatto si che il comportamento delle grandi istituzioni economiche (in particolare le\u00a0<em>corporation<\/em>) si sia appiattito verso pratiche mercatorie giustificate da teorie economiche autoreferenziali e modelli finanziari di tipo quantitativo-centrici basati su\u00a0<em>convinzioni<\/em>\u00a0non sempre corrette o su assunti incompleti. I capisaldi epistemologici delle teorie economiche neoclassiche e dell\u2019economia finanziaria hanno orientato le scelte di politica economica degli Stati e, soprattutto, il comportamento (strategico ed organizzativo) delle grandi\u00a0<em>corporation<\/em>. In altre parole, hanno definito i tratti etico-culturali di un complesso sistema economico-finanziario ed imprenditoriale che, soprattutto dopo gli anni della crisi petrolifera del 1973, ha avuto uno sviluppo \u201cdisordinato\u201d ma sostenuto da periodi prolungati di crescita della produzione e incremento dello\u00a0<em>stock<\/em>\u00a0di ricchezza che ha dato solo l\u2019<em>impressione<\/em>\u00a0di un maggior benessere diffuso. L\u2019economia finanziaria ha messo radici nel diritto commerciale, nelle discipline legale all\u2019organizzazione d\u2019impresa e al\u00a0<em>management<\/em>.<\/p>\n<p>L\u2019individualismo metodologico e il neodarwinismo posti a fondamento delle teorie economiche neoclassiche hanno forgiato l\u2019etica personale dei\u00a0<em>manager<\/em>\u00a0e orientato il modo di percepire i diritti e le responsabilita delle imprese.<\/p>\n<p>Ad una classe di\u00a0<em>manager<\/em>\u00a0ed imprenditori che con analisi lungimiranti si sono fatti interpreti dei profondi legami che lega la loro impresa ai territori in cui opera, negli ultimi anni si \u00e8 affiancata\u00a0<em>una classe cosmopolita di manager che rispondono solo alle indicazioni degli azionisti di riferimento costituiti in genere da fondi anonimi che stabiliscono di fatto i loro compensi<\/em>\u00a0e che, ancor pi\u00f9 grave, impongono l\u2019adozione di una visione economica ed imprenditoriale di breve o di brevissimo termine (<em>Caritas in Veritate<\/em>, nn. 32 e 40). L\u2019economia finanziaria di tipo speculativo &#8211; predatoria, giammai sfumata del tutto e sempre pronta a riemergere dall\u2019alveo della cupidigia umana, rappresenta ancora lo stimolo ideologico principale per tante imprese e\u00a0<em>manager<\/em>. I casi Parmalat, Enron, Worldcom (solo per citarne alcuni ben noti) e, a livello generale, la recente crisi finanziaria che ha investito il mondo economico occidentale, hanno dimostrato come anche una grande impresa industriale o bancaria possa collassare con estrema facilita quando il vertice aziendale e l\u2019intera organizzazione perdono di vista la natura umana, la visione personalista e la dimensione comunitaria dell\u2019attivit\u00e0 economica. Vero \u00e8 che le grandi imprese contribuiscono al progresso economico ma il giudizio etico-sociale complessivo sul loro agire e arduo. \u00abOccorrerebbe accertare \u2013 osserva il Prof. Zanda \u2013 se la logica di sviluppo della grande impresa gratifica i bisogni autentici dell\u2019umanit\u00e0, e se la societ\u00e0 moderna ha la capacit\u00e0 di controllare il comportamento della grande organizzazione economica in maniera che la macchina produttiva resti permanentemente al servizio dell\u2019uomo\u00bb<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p>Il tecnicismo economico, l\u2019efficienza dei mercati, la concorrenza perfetta, il valore degli azionisti, sono concetti asettici e privi di qualit\u00e0 normative che, tuttavia, sono stati elevati a valori sociali intrappolando i\u00a0<em>manager<\/em>\u00a0in un circolo vizioso. Le teorie economiche \u2013 osserva Ghoshal \u2013 hanno \u00abformalmente assolto i\u00a0<em>manager<\/em>\u00a0da tutti gli obblighi morali e, dal momento che le responsabilit\u00e0 umane si fondano in definitiva sulla ragione e la morale, ha liberato i\u00a0<em>manager<\/em>\u00a0da ogni senso di responsabilit\u00e0 per i loro sforzi \u2026 Il riduzionismo da un lato e l\u2019esagerazione dall\u2019altro nella teoria e nell\u2019analisi si sono reciprocamente rafforzati fino a rendere la pratica allo stesso tempo inumana e irresponsabile. Da questo calderone \u00e8 emerso l\u2019ordine normativo nel quale i manager oggi si trovano rinchiusi\u00bb<sup>4<\/sup>. I principali attori dell\u2019economia moderna sono confinati in una prigione etico-culturale frutto di una \u201cassurdit\u00e0 nella teoria\u201d ma che li rende responsabili di una \u201cdisumanizzazione nella pratica\u201d. In ambito organizzativo, si \u00e8 consolidato un imperialismo culturale monodimensionale appiattito sull\u2019idea di un tecnicismo\/razionalismo economico che giustifica tutto e tutti sulla base dei risultati economici. Scrive Mons. Fisichella: \u00ababbiamo assistito a un adombramento nella rilevanza non solo dei problemi connessi con l\u2019idea stessa di impresa e con i suoi risultati in prospettiva di crescita di un giusto benessere materiale, ma si \u00e8 ignorato anche l\u2019insieme di elementi necessari per comprendere e porre in essere una coerente cultura d\u2019impresa\u00bb<sup>5<\/sup>.<\/p>\n<p><strong>Una visione antropologica della cultura d\u2019impresa<\/strong><\/p>\n<p>E&#8217; necessaria un\u2019evoluzione delle teorie economiche e\u00a0<em>manageriali<\/em>\u00a0che incida profondamente sulla cultura organizzativa per evitare il rischio di ulteriori clamorose derive strategiche quali quelle che hanno portato molte grandi imprese ad assumere elevati rischi finanziari in nome di un\u2019idea di progresso economico lontana dalle vere esigenze delle persone. Una nuova teoria economica e\u00a0<em>manageriale<\/em>\u00a0dovrebbe aiutare a liberare la cultura d\u2019impresa dal mito dell\u2019individualismo metodologico, di quella posizione cioe che analizza le azioni solo in termini di razionalit\u00e0 (massimizzazione della funzione di utilita individuale di tipo monodimensionale) e nega il carattere relazionale della persona. \u00ab<em>La sfera economica \u2013 ammonisce il Pontefice \u2013 non \u00e8 ne eticamente neutrale ne disumana e antisociale. Essa appartiene all\u2019attivit\u00e0 dell\u2019uomo e, proprio perche umana, deve essere strutturata e istituzionalizzata eticamente<\/em>\u00bb (<em>Caritas in Veritate<\/em>, n. 36). Il Pontefice invita\u00a0<em>a profondi cambiamenti nel modo di intendere l\u2019impresa<\/em>. \u00ab<em>E&#8217; vero<\/em>\u00a0\u2013 osserva Benedetto XVI \u2013\u00a0<em>che si sta dilatando la consapevolezza circa la necessit\u00e0 di una pi\u00f9 ampia \u201cresponsabilit\u00e0 sociale\u201d dell\u2019impresa<\/em>\u00bb, ma le impostazioni etiche che guidano il dibattito non sono tutte accettabili (<em>Caritas in Veritate<\/em>, n. 40). Osserva la Prof.ssa Alford che il problema alla base delle pi\u00f9 diffuse argomentazioni sull\u2019etica e sulla responsabilit\u00e0 sociale dell\u2019impresa consiste in una antropologia incompleta. \u00abUn punto di partenza individualista \u2013 scrive la Alford \u2013 non riesce a riconoscere un bene reale e intrinseco nella relazione tra persone. Su tale punto debole, un\u2019antropologia personalista, come sviluppata all\u2019interno della tradizione del PSC (Pensiero Sociale Cristiano, n.d.T.), pu\u00f2 essere d\u2019aiuto. L\u2019approccio personalista riconosce l\u2019importanza dell\u2019aspetto individuale dell\u2019essere umano nonche i vantaggi e guadagni creati dagli elaboratori delle teorie individualiste\u00bb<sup>6<\/sup>. Per superare gli attuali limiti delle teorie economiche e\u00a0<em>manageriali<\/em>\u00a0nel pi\u00f9 ampio e turbolento contesto della globalizzazione, dei mutamenti tecnologici e dei cambiamenti geopolitici appare quindi opportuna una svolta antropologica in senso personalista. \u00ab<em>La transizione insita nel processo di globalizzazione<\/em>\u00a0\u2013 avverte Benedetto XVI \u2013\u00a0<em>presenta grandi difficolta e pericoli, che potranno essere superati sole se si sapra prendere coscienza di quell\u2019anima antropologica ed etica, che dal profondo sospinge la globalizzazione stessa verso traguardi di umanizzazione sociale. Purtroppo tale anima \u00e8 spesso soverchiata e compressa da prospettive etico-culturali di impostazione individualistica e utilitaristica<\/em>\u00bb (<em>Caritas in Veritate<\/em>, n. 42). Un cultura ed un\u2019etica d\u2019impresa improntata su una visione antropologica avrebbe l\u2019effetto di influenzare in modo profondo e duraturo i valori e gli obiettivi delle persone e lo spirito che permea l\u2019intera impresa. In altre parole, \u00abperch\u00e8 si possa procedere verso un\u2019economia imprenditoriale che porti impressi in se i segni indelebili di vera libert\u00e0 \u00e8 necessario e determinante che si ponga a fondamento una visione antropologica che sorregge lo stesso impianto etico\u00bb<sup>7<\/sup>. La\u00a0<em>razionale<\/em>\u00a0giustificazione di prassi\u00a0<em>manageriali<\/em>\u00a0quali la ricerca della massimizzazione del profitto, l\u2019elargizione di compensi multi milionari ad amministratori e\u00a0<em>top manager<\/em>, la speculazione finanziaria, sono il risultato di una totale assenza, nell\u2019analisi economica e finanziaria moderna, di un\u2019etica sociale. Nel contesto della recente crisi finanziaria \u00e8 emersa l\u2019irrazionalit\u00e0 etico-sociale della razionalit\u00e0 economica obiettiva la cui deriva pragmatica si \u00e8 dimostrata essere\u00a0<em>hubris<\/em>, cio\u00e8 tracotanza del pi\u00f9 forte. L\u2019agire irresponsabile delle grandi imprese \u2013 consapevolmente indotto dalle scelte dei\u00a0<em>manager<\/em>\u00a0\u2013 pu\u00f2 essere ascritto al contemporaneo manifestarsi della scissione tra etica sociale ed etica personale e dell\u2019oscuramento della finalit\u00e0 vera (politica, sociale e culturale) dell\u2019attivit\u00e0 economica e imprenditoriale. La\u00a0<em>verit\u00e0<\/em>, in campo economico, trova la sua chiave di lettura nelle sue diverse interconnessioni con la politica, con la societ\u00e0 e con la cultura. Queste tre dimensioni distinguono un\u2019economia o un\u2019istituzione economica di tipo civile da quelle asociali o socialmente neutre in cui le leggi anonime e impersonali del mercato e le forze della competizione si sostituiscono alle relazioni interpersonali e all\u2019evoluzione culturale<sup>8<\/sup>. Se i vari attori del sistema economico fossero guidati dal solo libero arbitrio e non avessero un\u2019etica-sociale da seguire non potremmo fidarci di loro o sarebbero assimilabili a pericolosi asociali<sup>9<\/sup>. Come osserva puntualmente il Prof. Compagnoni, la presenza di norme etiche costruite alle luce della ragione aumenta la prevedibilit\u00e0 del comportamento altrui e quindi favorisce la vita sociale e lo sviluppo umano integrale. Sviluppo umano che, per potersi definire integrale, deve tener conto anche dell\u2019ambito ecologico in quanto \u00ab<em>la natura, specialmente nella nostra epoca, e talmente integrata nelle dinamiche sociali e culturali da non costituire quasi pi\u00f9 una variabile indipendente \u2026 Il degrado della natura \u00e8 infatti strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana: quando l\u2019\u00abecologia umana\u00bb \u00e8 rispettata dentro la societ\u00e0, anche l\u2019ecologia ambientale ne trae beneficio<\/em>\u00bb (<em>Caritas in Veritate<\/em>, n. 51). Il Pontefice introduce una nozione di sostenibilit\u00e0 ambientale diversa da quella consegnataci dalle scienze sociali (giustamente concentrate sul problema dell\u2019equita intergenerazionale). Egli supera i limiti del razionalismo economico (\u00ab<em>per salvaguardare la natura umana non \u00e8 sufficiente intervenire con incentivi o disincentivi economici<\/em>\u00bb) e arriva al cuore del problema:\u00a0<em>la complessiva tenuta morale della societa<\/em>. La visione ecologica delineata dal Pontefice, porta l\u2019impresa a svilupparsi in modo sano ed equilibrato e a radicarsi sempre pi\u00f9 nell\u2019ambiente naturale in cui opera: l\u2019attivit\u00e0 economica \u2013 in quanto\u00a0<em>actus personae<\/em>\u00a0\u2013 e l\u2019ecologia non si escludo ma sono condizione l\u2019una dell\u2019altra.<\/p>\n<p><strong>Osservazioni conclusive<\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e8 oggigiorno ancor pi\u00f9 che in passato si intravede la necessit\u00e0 di ripensare le moderne teorie economiche e di traghettare l\u2019economia contemporanea nel XXI secolo ridefinendo priorita e doveri dell\u2019agire economico-imprenditoriale? L\u2019esigenza nasce dalla percezione che la societ\u00e0 prossima ventura, il\u00a0<em>manager<\/em>\u00a0e l\u2019impresa del futuro, una volta dominato il processo di globalizzazione, dovranno confrontarsi con il progresso nelle scienze mediche e biologiche e le innovative applicazioni tecnologiche che ne deriveranno. Avverte il Pontefice: \u00ab<em>campo primario e cruciale della lotta culturale tra l\u2019assolutismo della tecnicita e la responsabilita morale dell\u2019uomo e oggi quello della bioetica, in cui si gioca radicalmente la possibilit\u00e0 stessa di uno sviluppo umano integrale<\/em>\u00bb (<em>Caritas in Veritate<\/em>, n. 74). I temi legati alla bioetica rendono l\u2019Enciclica uno scritto dal valore premonitivo per chi un domani non troppo lontano dovra gestire le potenzialit\u00e0 commerciali delle biotecnologie che, se da una parte renderanno grandi benefici alle persone in termini di miglioramento delle condizioni di vita, dall\u2019altra parte richiederanno un\u2019attenta valutazione etico-sociale. Il Pontefice prevede\u00a0<em>scenari inquietanti per il futuro dell\u2019uomo a causa di \u00abposizioni culturali negatrici della dignit\u00e0 umana \u2026 destinate ad alimentare una concezione materiale e meccanicistica della vita umana<\/em>\u00bb (<em>Caritas in Veritate<\/em>, n. 75). A parere di chi scrive, la prossima Rivoluzione industriale sar\u00e0 guidata dall\u2019ingresso sul mercato delle biotecnologie e permettera alle economie di tornare ai livelli di crescita almeno pari a quelli verificatisi nei decenni scorsi. Alla luce di quanto \u00e8 stato scritto nei precedenti paragrafi e a meno di cambiamenti di indirizzo in campo\u00a0economico, esiste il pericolo che le applicazioni commerciali di queste nuove tecnologie mettano radici profonde nel mercatismo e traggano successivo sostentamento ideologico dal razionalismo economico. Senza l\u2019apertura della ragione alla\u00a0<em>trascendenza<\/em>, queste innovazioni nel campo della biotecnologia\u00a0<em>sono destinate ad alimentare una concezione materiale e meccanicistica della vita umana<\/em>\u00a0(<em>Caritas in Veritate<\/em>, nn. 74 e 75). Pertanto, solamente un\u2019etica economica ed una cultura d\u2019impresa improntate ad una visione personalista, relazionale e comunitaria del progresso economico renderanno possibile lo sviluppo integrale della persona e quindi il superamento del\u00a0<em>mercatismo<\/em>, degli squilibri sociali causati dal processo di globalizzazione e delle incertezze legate all\u2019introduzione delle nuove tecnologie.<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Su tutti, vedasi quanto scritto da G. A. Akerlof &#8211; R. J. Shiller (<em>Spiriti animali. Come la natura umana puo salvare l&#8217;economia<\/em>, Rizzoli, Milano, 2009) e da P. Krugman (<em>Economisti per caso. E altri dispacci dalla scienza triste<\/em>, Garzanti, Milano, 2000) e i recenti articoli apparsi su\u00a0<em>The Economist<\/em>\u00a0(July 18-24, 2009).<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0G. Tremonti,\u00a0<em>La paura e la speranza<\/em>, Mondadori, Milano, 2008.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0G. Zanda,<em>\u00a0La grande impresa. Caratteristiche strutturali e di comportamento<\/em>, Giuffre, Milano, 1974, p. 546.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0S. Ghoshal, P. Moran,\u00a0<em>Alla ricerca di una buona teoria manageriale<\/em>, in S. Gloshal,\u00a0<em>Una buona teoria manageriale<\/em>, IlSole 24Ore, Milano, 2009, pp. 15-16.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Mons. Rino Fisichella,\u00a0<em>Valori religiosi e sviluppo economico<\/em>, in Unione Industriale di Torino (a cura di)\u00a0<em>Etica economica legalit\u00e0<\/em>, Il Sole 24Ore, Milano, 2008, p. 35.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0H. Alford,\u00a0<em>Il pensiero sociale cristiano e le deboli radici etiche della RSI<\/em>, in H. Alford, F. Compagnoni,\u00a0<em>Fondare la responsabilita sociale d&#8217;impresa<\/em>, Citta Nuova, Roma, 2008, p. 199.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Mons. Rino Fisichella,\u00a0<em>Valori religiosi e sviluppo economico<\/em>, cit., p. 36.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Cfr. S. Zamagni,\u00a0<em>L&#8217;economia del bene comune<\/em>, Citta Nuova, Roma, 2007, p. 18.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Cfr. F. Compagnoni,\u00a0<em>Diritti umani e responsabilita sociale d&#8217;impresa. Fondamenti e problemi aperti<\/em>, in H. Alford, F. Compagnoni (a cura di),\u00a0<em>Fondare la responsabilita sociale d&#8217;impresa<\/em>, cit., pp. 241-242.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1094],"fascicolo":[150],"class_list":["post-1746","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-flaviano-moscarini","fascicolo-ottobre-2009"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Ripensare le teorie economiche e manageriali per una cultura d&#039;impresa antropocentrica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Flaviano Moscarini, pubblicato nel numero di Ottobre 2009. 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