{"id":1693,"date":"2009-02-01T12:00:00","date_gmt":"2009-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1693"},"modified":"2026-04-12T11:10:58","modified_gmt":"2026-04-12T09:10:58","slug":"il-concetto-di-poverta-francescana-dei-frati-minori-del-lazio-negli-anni-1975-2006-dallanalisi-contabile-ad-un-sistema-dindicatori-etici","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2009\/febbraio\/il-concetto-di-poverta-francescana-dei-frati-minori-del-lazio-negli-anni-1975-2006-dallanalisi-contabile-ad-un-sistema-dindicatori-etici\/","title":{"rendered":"Il concetto di povert\u00e0 francescana dei frati minori del Lazio negli anni 1975-2006 Dall\u2019analisi contabile ad un sistema d\u2019indicatori etici"},"content":{"rendered":"<p><em>Introduzione<\/em><\/p>\n<p>Questo lavoro nasce dal desiderio di comprendere cosa significa nel mondo di oggi essere francescani e cosa in particolare nell\u2019eta presente definisce e costituisce questa identita. Se inseriamo nei motori di ricerca il termine \u201cfrancescano\u201d subito ci appare la voce della piu famosa e diffusa enciclopedia libera Wikipedia in cui troviamo scritto: \u201c<em>L&#8217;ordine dei Francescani ha avuto origine ad opera di Francesco d&#8217;Assisi. Egli ottenne nel 1209\/1210 dal papa Innocenzo III la possibilita di vivere in modo radicale la povert\u00e0 evangelica<\/em>.\u201d<sup>1<\/sup>. Anche nei piu comuni dizionari troviamo per estensione che il termine francescano richiama sempre il concetto di cio che e povero, semplice, sobrio. Gli studiosi sembrano convergere sul fatto che tra il concetto di \u201cfrancescano\u201d e il concetto di \u201cpoverta\u201dci sia in qualche modo un legame significativo ed intenso, al punto da doverne qualificare in qualche modo lo stile e le scelte di vita. \u201c<em>Nella forma di vita francescana la povert\u00e0 costituisce una \u201cprerogativa\u201d nel confronto con gli altri valori; e significa che essa deve essere preferita ad ogni altra cosa. Non a caso la beatitudine dei poveri (Mt 5,3) e collocata al primo posto<\/em>.\u201d<sup>2<\/sup><\/p>\n<p>E\u2019 difficile trovare in merito trattazioni e studi che approfondiscano questo particolare aspetto del carisma in rapporto proprio alla vita contemporanea, si possono trovare lavori che richiamano tale dimensione cogliendone giustamente il senso spirituale, l\u2019atteggiamento psicologico, o quello morale con cui il religioso vive il voto di povert\u00e0, ma nel complesso pero, soprattutto oggi, appare come un tema poco trattato, un po\u2019 fuori dalle tendenze del momento e in qualche modo anche scomodo; c\u2019e infatti una memoria storica profondamente ferita che non ci aiuta ad abitare questo spazio in modo del tutto sereno, basta solo per esempio ricordare che in nome della fedelta alla povert\u00e0 si sono combattute sanguinose battaglie e operati giudizi perentori sulla vita e la storia di singoli e gruppi; anche l\u2019esperienza personale di frate minore mi porta a dire che ogni volta che si affronta il tema dentro una prospettiva, non piu spirituale ma della concreta ed effettiva relazione con i beni e le cose del mondo, si rischia inevitabilmente di toccare la sensibilit\u00e0 particolare di ciascuno, la sfera dei suoi bisogni e dei suoi desideri, suscitando una vasta gamma di sentimenti e di emozioni forti. A questi si aggiungono le difficolta contraddittorie legate alla nostra contemporaneit\u00e0, che se da una parte ci spinge dentro modelli e stili di vita sempre piu effimeri e consumistici, dall\u2019altra parte s\u2019indigna al pensiero che la maggior parte dell\u2019umanit\u00e0 e costretta dal nostro stesso stile di vita a vivere nella povert\u00e0. Il termine stesso di\u00a0<em>povert\u00e0<\/em>\u00a0si carica cosi di equivoci di fondo che fanno percepire questa dimensione come qualcosa di negativo, da combattere, da allontanare; anche l\u2019immaginario collettivo che opera nella societa odierna non sembra aiutare piu i religiosi in genere, ma soprattutto noi francescani a percepire la differenza fondamentale che c\u2019e tra il male di una povert\u00e0 coatta e subita, rispetto al bene di una povert\u00e0 scelta invece come valore liberante, capace di restituire la giusta e corretta relazione con i beni e le cose di questo mondo, conseguenza naturale dell\u2019essere segno e dell\u2019aver dato spazio nella propria vita all\u2019unico e sommo bene che e il Signore; cosi tra i voti evangelici e proprio la povert\u00e0 il voto che dovrebbe piu di ogni altro, esprimere e dispiegare i suoi effetti in una chiara definizione dei rapporti e delle modalit\u00e0 con cui usiamo delle cose, del denaro, dei mezzi necessari per il nostro sostentamento, delle scelte di risparmio e di consumo, della capacita di donare e condividere le proprie risorse con i piu poveri<sup>3<\/sup>. Tuttavia prima di arrivare a definire un\u2019etica della sobriet\u00e0 e della povert\u00e0 che risulti capace di delimitare cosa significa abitare da francescani il mondo di oggi e le sue limitate risorse, e come questa potrebbe informare e tradursi in uno stile di vita rinnovato e profetico, sembra necessario ed inevitabile procedere ad un\u2019attenta osservazione e comprensione della situazione attuale dentro una prospettiva che sia soprattutto oggettiva e svincolata dalle sensibilit\u00e0 e dalle ideologie personali di ciascuno.<\/p>\n<p>Per questo il lavoro si e caratterizzato nella scelta di delimitare l\u2019 osservazione e lo studio del concetto di\u00a0<em>poverta francescana<\/em>\u00a0alla Provincia Romana dei frati minori<sup>4<\/sup>. nel periodo storico compreso tra il 1975 e il 2006. La metodologia utilizzata ha voluto comprendere ed esaminare il concetto e la sua evoluzione cogliendone le dimensioni storiche piu caratteristiche, ed enucleando indicatori analitici adatti a rappresentare l\u2019oggetto, per poi arrivare ad esprimere indici sintetici per ogni dimensione; indicatori ed indici che sono stati applicati ai dati contabili recuperati negli archivi storici della citata Provincia. Il riferimento al dato contabile come prima fonte d\u2019informazione non permette di cogliere ovviamente tutte le dimensione della\u00a0<em>povert\u00e0 francescana<\/em>\u00a0soprattutto non puo cogliere la povert\u00e0 come espropriazione, non tanto dai beni materiali, ma soprattutto dalle rivendicazioni possessive del proprio io sempre capace di appropriarsi di quel bene che per Francesco, non appartiene mai all\u2019uomo ma si manifesta sempre come segno, presenza e richiamo della bont\u00e0 paterna di Dio.<\/p>\n<p>L\u2019indagine condotta al livello quantitativo ed integrata successivamente da un\u2019indagine qualitativa si e soffermata su sei dimensioni in particolare: la sobriet\u00e0 come rapporto con i beni, l\u2019equit\u00e0 come uguaglianza del tenore di vita tra le case della Provincia, l\u2019eticit\u00e0 delle fonti di sostentamento con particolare attenzione alla dimensione del lavoro, la solidariet\u00e0 come forma di restituzione verso le necessita dei fratelli piu poveri, la sintropia come capacita di un giusto e ordinato rapporto tra la vita fraterna e le strutture utilizzate, e la stabilita economica come espressione della capacita di provvedere le risorse necessarie alla vita e all\u2019apostolato.<\/p>\n<p>La novita di questo lavoro sta nella possibilita offerta da una metodologia di ricerca che dalle risultanze contabili tenta d\u2019indicarci qualcosa sulle scelte di fondo di un gruppo che, presumibilmente mosso da ideali e valori spirituali, ha intrapreso per tutto cio che e relativo a decisioni di spesa, di consumo, di lavoro, di risparmio, di dono, e altro, inquadrando le scelte dentro la prospettiva di quei principi fondamentali che hanno ispirato san Francesco, i suoi primi compagni e in seguito anche i suoi successori. Per questo e necessario comprendere come nel complesso quadro storico francescano come l\u2019ideale di povert\u00e0 abbia influito sul modello di vita intrapreso e come, viceversa, il modello di vita esperito abbia a sua volta contribuito a formare gradualmente un nuovo concetto di povert\u00e0, in una relazione biunivoca e dinamica costante, avvenuta storicamente sotto spinte a volte piu rigoriste, altre volte piu lassiste, a volte piu orientate alla testimonianza di vita, altre piu alla predicazione<sup>5<\/sup>.<\/p>\n<p>Da quanto sopra evidenziato, possiamo allora tracciare in sintesi alcuni caratteri di questa prima fraternita francescana, ben espressi e sintetizzati dal Lambert:<\/p>\n<blockquote><p>\u201c<em>I frati devono essere in condizione di uguaglianza con i piu poveri fra i poveri. I loro mezzi di sostentamento devono essere di natura provvisoria e incerta; il loro lavoro deve essere occasionale. Devono mendicare, e le loro elemosine devono essere raccolte di porta in porta, senza discriminazione, ostiatim. Devono essere completamente ritirati dalle normale struttura economica della societa. Persino la gestione del denaro e loro proibita, e non e loro permesso l\u2019uso di beni sostitutivi del denaro. La proibizione del denaro e assoluta; la proibizione della proprieta in comune non lo e. Le monete non potrebbero essere neppure maneggiate, ma la proprieta come nozione giuridica, non e completamente interdetta, o almeno cosi sembrerebbe. Quello che san Francesco intende condannare e l\u2019idea di possedere proprieta<\/em>.\u201d<sup>6<\/sup><\/p><\/blockquote>\n<p>Il percorso intrapreso ci ha portato cosi ad isolare alcune caratteristiche che si ritengono centrali per la comprensione adeguata del concetto stesso di povert\u00e0, oggetto di questo studio. Queste dimensioni possono essere riassunte dentro queste sei direttrici di riferimento: sobrieta; solidarieta; uguaglianza nella vita fraterna, eticit\u00e0 delle fonti di sostentamento; dimensioni strutturali; rapporto con il denaro \u2013 orientamenti che diventano rappresentativi del concetto di povert\u00e0 francescana e dei suoi processi evolutivi operati dalla storia; infatti gia a pochi anni dalla scomparsa del Fondatore, si assiste al sottile passaggio che trasferisce l\u2019autenticit\u00e0 di un\u2019 osservanza che toccava le dimensione dello spirito, ad una ottemperanza dove risultava prevalente l\u2019ambito giuridico-legalistico. Dopo l\u2019esperienza fortemente carismatica della prima fraternita, l\u2019Ordine conosce cosi un assetto e una struttura ormai istituzionalizzata, caratterizzata dalla presenza dei chierici al servizio della missione e dell\u2019azione apostolica, e comunque nelle sue strutture di fondo si adegua ad un modello decisamente diverso dal prototipo della prima fraternita. Le diverse forme di vita francescana che poi nasceranno in seguito saranno all\u2019interno di questo solco, dal momento ormai che la questione stessa era stata esaurita e dibattuta da ogni punto di vista. \u201c<em>Come abbiamo visto la rinuncia al dominium ebbe il posto piu alto; ma accanto ad essa si erano sviluppate indagini prolungate sulla natura dell\u2019usus pauper e il voto di povert\u00e0 era stato oggetto di discussione; la legittimita della mendicit\u00e0, il corretto utilizzo degli intermediari, i limiti della dispensa dalla Regola \u2013 tutte queste ed altre sfaccettature della questione della povert\u00e0 erano state esposte ed introdotte nel dibattito, sia internamente che esternamente all\u2019Ordine<\/em>\u201d.<sup>7<\/sup><\/p>\n<p>In sintesi, dopo questo primo acceso secolo di vita francescana, il concetto di povert\u00e0 per come era espresso e sperimentato aveva gia subito grosse modificazioni in relazione proprio al modello di vita religiosa vissuta. Queste mutazioni portarono a rendere compatibile il concetto stesso con un modello di vita religiosa fortemente orientata all\u2019apostolato e alla predicazione; modello che rester\u00e0 predominante nella storia dell\u2019Ordine fino al punto di svolta rappresentato dalle Costituzioni Generali del 1967 che propongono un primo cambiamento rispetto al passato e alle precedenti Costituzioni del 1953; la novita e nel desiderio di riscoprire la ricchezza dell\u2019ideale di san Francesco, dei suoi Scritti e delle Fonti Francescane. Queste Costituzioni sono il punto d\u2019inizio di una riflessione che e ancora in atto. Rappresentano in parte un cammino che si e compiuto ed in parte uno che ancora si deve compiere, permanendo cosi nell\u2019ambito di un ipotetico solco tracciato dalla punta di un pendolo che continua ad oscillare tra storia e idealit\u00e0.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/07_Studi_Buongianni-3_01.jpg\" alt=\"07 Studi Buongianni 3 01\" \/><\/p>\n<p>Queste direttrici o tendenze di fondo sono gia emerse in parte nell\u2019analisi del concetto di povert\u00e0 francescana e di cui abbiamo seguito l\u2019evoluzione storica fino ad approdare allo stesso come inteso a partire dalle attuali Costituzioni Generali. Ripercorrendo l\u2019itinerario storico si sono cosi isolate sei dimensioni che sono state poste a fondamento del processo quantitativo di analisi e delle opportune metodologie di verifica. Le dimensioni ritenute significative sono state le seguenti:<\/p>\n<p><em>&#8211; sobriet\u00e0 nei consumi<\/em><br \/>\n<em>&#8211; equit\u00e0 del tenore di vita delle fraternita<\/em><br \/>\n<em>&#8211; solidariet\u00e0 verso i poveri<\/em><br \/>\n<em>&#8211; sintropia nella dimensione struttura &#8211; fraternita<\/em><br \/>\n<em>&#8211; eticit\u00e0 delle fonti di sostentamento<\/em><br \/>\n<em>&#8211; stabilita economica<\/em><\/p>\n<p>Queste differenti dimensioni possono aiutarci se monitorate nel tempo ad intuire qualcosa del modello e dello stile presente nella vita odierna della fraternita francescana. Teoricamente infatti diversi possono essere i modelli che nel tempo si differenziano, esprimendo in questo la possibilita di un concetto diverso d\u2019intendere la\u00a0<em>povert\u00e0<\/em>, frutto delle differenti modalit\u00e0 in cui possono interagire le diverse dimensioni soggiacenti il concetto stesso: ad esempio espressione di concetti di povert\u00e0 caratterizzati da scelte piu penitenziali e ascetiche orientate fortemente alla sobriet\u00e0 e per esempio meno alla solidariet\u00e0, oppure viceversa da modelli di riferimento benefattoriali o assistenziali fortemente orientati alla solidariet\u00e0, alla stabilita economica e meno attenti invece alla sobriet\u00e0, oppure modelli consumistici ma fortemente disuguali all\u2019interno perche caratterizzati da una bassa equit\u00e0 del tenore di vita nelle diverse fraternita.<\/p>\n<p>L\u2019analisi e stata cosi condotta sulla maggior parte delle fraternita francescane della famiglia religiosa dei frati minori del Lazio (diciannove conventi) in un periodo di tempo predeterminato che va dal 1975 al 2006. Ci limitiamo in questa presentazione ad una prima sommaria descrizione delle dimensioni sopra elencate e ad una prima introduzione alla metodologia prescelta. Nello schema sottostante si e rappresentato il processo logico seguito nei passaggi della metodologia utilizzata nel lavoro. L\u2019analisi storica e attuale del concetto di\u00a0<em>povert\u00e0 francescana<\/em>\u00a0ha permesso la scomposizione dello stesso in alcune variabili significative dalle quali si sono ricavati gli indicatori applicati poi alla fonte d\u2019informazione quantitativa, rappresentata in questo caso dai dati contabili, opportunamente trattati e riclassificati, in categorie utili (macro-categorie) ad essere elaborate dal medesimo sistema di indicatori analitici. Ottenuti gli indicatori si e risaliti ai singoli indici sintetici per ogni dimensione del concetto \u2013 rilevate le tendenze quantitative di fondo nel corso dei 32 anni esaminati, sono state isolati gli scostamenti e i cambiamenti di segno piu rilevanti e sottoposti ad ulteriore indagine qualitativa intervistando un pool di esperti \u2013 in questo caso frati francescani che sono a conoscenza della storia recente della famiglia religiosa e che hanno manifestato la disponibilit\u00e0 ad offrire un contributo interpretativo allo studio. Con le interviste e la costruzione di un indice sintetico finale si e arrivati ad una valutazione finale del concetto stesso.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/07_Studi_Buongianni-5.jpg\" alt=\"07 Studi Buongianni 5\" width=\"663\" height=\"657\" \/><\/p>\n<p>In merito al limite della metodologia adottata non si trascura che le dimensioni prescelte sono sempre e comunque condizionate da un grado di soggettivit\u00e0 legato alle prospettive di chi effettua la ricerca anche se le dimensioni esaminate non trascurano gli aspetti piu rilevanti nel tentativo di rappresentare adeguatamente il concetto. Questioni eventuali potrebbero essere avanzate sulla bont\u00e0 del materiale informativo reperito attraverso l\u2019osservazione dei documenti ufficiali della Provincia Romana dei Frati Minori: bont\u00e0 riconducibile in particolare agli aspetti di veridicit\u00e0 e significativa del dato contabile.<\/p>\n<p>Sulla veridicit\u00e0 del dato si tiene conto del fatto che il dato contabile e comunque condizionato da politiche amministrative, tuttavia e un dato ufficiale che offre la possibilita di un confronto storico nel tempo altrimenti arduo e improbabile. Si potrebbe obiettare che i dati sono parziali, incompleti, tuttavia di questo si e gia tenuto conto nell\u2019aver accettato di limitare l\u2019analisi a diciannove conventi su ventiquattro: scelta motivata proprio dal riscontro dell\u2019interezza nelle serie di attestati presenti nell\u2019Archivio Provinciale Aracoeli ( archivio storico di Roma dove sono raccolti antichi e importanti documenti della storia francescana della Provincia Romana ); per cui a priori si sono selezionati e inseriti i dati di 585 bilanci per un totale di circa 23.850 dati. Sono risultati mancanti soltanto 23 attestati (su un totale di 608) pari al 3,8% del totale; questi dati mancanti sono stati stimati attraverso metodi statistici tali da garantire il rispetto dei vincoli di bilancio disponibili nelle serie effettivamente presenti. Si potrebbe altresi obiettare sui conti, in merito all\u2019incertezza degli stessi in concomitanza con altre diverse questioni legate ad esempio ad errori di trascrizione o alla possibilita di omettere voci dell\u2019attivo e del passivo; tuttavia l\u2019omogeneit\u00e0 delle serie storiche e la stabilita nelle prassi di contabilizzazione porta a ritenere questi effetti se pur esistenti del tutto trascurabili. Ultima obiezione potrebbe essere legata alla costituzione di riserve occulte extrabilancio, un aspetto che tocca la coscienza personale del singolo religioso perche costituisce una mancanza grave alla norme della vita religiosa, anche qui se esiste una tale possibilita, si ritiene che sia marginale rispetto ad un indagine che interessa il vissuto di quasi 120 frati.<\/p>\n<p>In merito alla significativit\u00e0 possiamo affermare che l\u2019analisi risulter\u00e0 efficace se sara capace di esprimere qualcosa di oggettivo sul valore della<em>\u00a0povert\u00e0<\/em>\u00a0e della sua pratica in questi ultimi trenta anni di storia della vita dei religiosi francescani del Lazio. Dentro il ricorso al termine \u201cqualcosa\u201d vogliamo esprimere tutto il limite di una indagine condotta comunque a partire da dati storici quantitativi. Certamente in merito all\u2019efficacia della metodologia possiamo accettare di delimitare l\u2019oggetto di studio in quella che puo essere definita come una\u00a0<em>povert\u00e0 economica<\/em>\u00a0dato che il riscontro da cui si parte e proprio legato alla contabilizzazione delle voci di bilancio; si accetta questo limite nella consapevolezza che non ci permette pero di sapere nulla sulle motivazioni di alcune scelte di spesa o di entrata, che possono avere ragioni piu profonde e difficili da comprendere, rispetto alla nuda e cruda manifestazione numeraria del dato contabile; questo limite di significativit\u00e0 si accoglie dentro una cognizione piu grande del tema trattato; il tema infatti non ha soltanto risvolti e manifestazioni numerarie, ma va al di la toccando dimensioni della vita e dell\u2019intimit\u00e0 personale di ogni uomo. In altre parole resta pur sempre vero che \u201c<em>l\u2019essenziale e invisibile agli occhi<\/em>\u201d<sup>8<\/sup>\u00a0e ci sono ragioni del cuore che possono talvolta consentire anche scelte non economiche o non in linea con gli indicatori esaminati, proprio a causa della mutua carit\u00e0 e all\u2019attenzione necessaria verso i fratelli piu deboli \u2013 in sostanza e fortunatamente la vita e l\u2019uomo sono espressioni di una grandezza di valori che non sempre possono essere definite e misurate da un semplice indicatore economico applicato a categorie contabili; come del resto non e affatto detto che scelte povere e apparentemente sobrie corrispondano sempre a scelte in linea con il Vangelo, quando dietro si afferma la spiritualizzazione del proprio prestigio personale o del proprio ego, o ancora di piu, dietro una scelta povera in termini economici puo esserci anche il disimpegno o il voler vivere sulle spalle altrui; cosi come puo essere che una scelta oggi di povert\u00e0, non adeguatamente ponderata, puo portare a diseconomie future i cui costi dovranno essere sostenuti dalle generazioni prossime a venire: e sufficiente pensare ad esempio alla semplice possibilita di rinviare al futuro i costi di manutenzione straordinari di un convento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>L\u2019indagine quantitativa<\/em><\/p>\n<p>Dopo aver premesso l\u2019introduzione alla metodologia vengono presentate in questo paragrafo gli indicatori analitici e di sintesi piu rilevanti con i relativi risultati connessi alle sei dimensioni prima evidenziate.<br \/>\nIn merito alla prima dimensione, la\u00a0<strong>sobriet\u00e0<\/strong>\u00a0e importante sottolineare come l\u2019attuale modo di concepire<sup>9<\/sup>\u00a0la stessa non sta piu dentro quelle determinazioni riconducibili alle misure di consumi specifici di alcune cose ed oggetti, ma le valutazioni si orientano sempre di piu per i religiosi francescani nel dover tener conto del complesso stato di vita: per cui si puo ritenere sobrio un livello di consumi che se da una parte non nega le \u201c<em>cose indispensabili<\/em>\u201d, dall\u2019altra non consente invece le \u201c<em>cose superflue<\/em>\u201d e questo sempre con riferimento ad esigenze strettamente circoscritte a luoghi, tempi e persone<sup>10<\/sup>.<br \/>\nIl consumo che si puo definire sobrio allora e demarcato da due limiti: uno inferiore al di sotto del quale la povert\u00e0 non e piu un valore, ma e penuria e mancanza del necessario per vivere, in altri termini e miseria, e uno superiore al di sopra del quale invece il consumo diventa apparenza, vanita, un modo come tanti di affermare il proprio essere attraverso il possesso smodato di alcuni beni ritenuti significativi e capaci di dare senso e identita alla persona. Il procedere attraverso un\u2019indagine che parte dalle risultanze contabili per aggregati significativi puo allora risultare efficace se valuta il complesso stato di vita ricorrendo a parametri adeguati di confronto sia per la categoria dei beni primari che definisce il limite inferiore (nel nostro caso si sono considerate le spese per alimentazione), sia per la categoria di alcuni beni secondari che puo definire il limite superiore di consumo ( come l\u2019oggettistica varia, spese per la cultura, spese per l\u2019abbellimento e l\u2019arredamento degli interni, spese per il tempo libero, per la formazione personale).<\/p>\n<p>La metodologia per misurare il parametro della sobriet\u00e0 si basa allora su un primo confronto tra il valore contabile della spesa per alimentazione depurata dalla variazione del costo della vita ed espressa in termini unitari (cioe in base alle presenze nelle diverse fraternita) e il valore espresso da un paniere per generi alimentari calcolato a partire da un fabbisogno calorico ritenuto come minimo necessario a condurre una\u00a0<em>vita normale<\/em>\u00a0\u2013 questo paniere e stato fornito dall\u2019Istat nel 1997<sup>11<\/sup>, Il confronto dei due dati nell\u2019arco di tempo considerato permette di isolare i periodi in cui i consumi alimentari sono stati piu sobri.<\/p>\n<p>Per il secondo confronto relative alle spese secondarie e voluttuarie, come quelle sostenute per l\u2019acquisto dell\u2019oggettistica in genere, spese per formazione personale e svago, arredamenti degli interni &#8211; spese come detto generalmente considerate nella categoria dell\u2019accessorio, dell\u2019utile e non dell\u2019indispensabile come le precedenti \u2013 si e proceduto individuando una linea parametrica di riferimento tale da consentire la definizione di una fascia di consumo che possiamo ritenere\u00a0<em>normale-adeguata<\/em>\u00a0con riferimento in particolare all\u2019attivita pastorale e lavorativa dei frati e quindi agli oggetti e strumenti essenziali per queste attivita, alle condizioni fisiche connesse all\u2019eta, alla senescenza di alcuni beni che con il passare del tempo e necessario sostituire. E\u2019 possibile cosi stimare una linea econometrica per il consumo di alcuni beni secondari da considerare come parametro per un consumo\u00a0<em>normale-adeguato<\/em>\u00a0e da confrontare successivamente con quella dei consumi effettivi. Individuate le linee parametriche di riferimento, cioe le linee di consumo sobrio, possiamo procedere nell\u2019analisi applicando alcuni indicatori classici normalmente in uso per le misure della poverta relativa:<\/p>\n<blockquote><p>1)<em>\u00a0incidenza o diffusione della sobriet\u00e0<\/em>: numero di fraternita che risultano essere \u201csobrie\u201d, espresso in termini assoluti sui diciotto conventi esaminati. Questo indice esprime il numero di fraternita sobrie (S) rispetto al totale delle fraternita (N); si considerano come sobrie le fraternita che hanno consumi inferiori alle linee parametriche di riferimento per i comparti di beni essenziali o secondari che siano<sup>12<\/sup>.<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>ID<sub>t<\/sub>\u00a0= S<sub>t<\/sub>\u00a0\/ N<\/strong><\/p>\n<p>dove: t=1,\u2026, n.<br \/>\nID<sub>t<\/sub>\u00a0= indicatore della diffusione o incidenza della sobriet\u00e0,<\/p>\n<p>S<sub>t<\/sub>\u00a0= numero delle fraternita sobrie,<\/p>\n<p>N = numero totale delle fraternita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>2)\u00a0<em>intensit\u00e0 della sobriet\u00e0<\/em>: misura di quanto in percentuale le fraternita definite \u201csobrie\u201d sono mediamente al di sotto della linea convenzionale stabilita. Questo a differenza del precedente tiene conto del divario dei consumi rispetto ai consumi stabiliti parametricamente come sobri:<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>IS<sub>t<\/sub>\u00a0= \u03a3<sub>i<\/sub>\u00a0( z \u2013 x<sub>i<\/sub>\u00a0) \/ (q * z)<\/strong><\/p>\n<p>dove:<br \/>\nt=1,\u2026, n.<\/p>\n<p>IS<sub>t<\/sub>= indicatore dell\u2019intensit\u00e0 della sobriet\u00e0,<\/p>\n<p>z = valore parametrico di sobriet\u00e0,<\/p>\n<p>x = consumi delle fraternita sobrie,<\/p>\n<p>q = numero delle fraternita sobrie.<\/p>\n<p>Ovviamente l\u2019indice tiene conto soltanto dei valori in cui xi risulta inferiore a z e quindi del numero di fraternita che risultano sobrie (q). Se tutti hanno i consumi uguali a zero, ISt assumera valore unitario<sup>13<\/sup>.<\/p>\n<p>La stima conclusiva della dimensione della sobriet\u00e0, utilizza il seguente indicatore sintetico normalizzato<sup>14<\/sup>\u00a0costituito dal prodotto tra l\u2019indice di diffusione e la funzione esponenziale dell\u2019indice di intensit\u00e0<sup>15<\/sup>\u00a0applicato distintamente al comparto dei beni alimentari e dei beni secondari prescelti; l\u2019applicazione di questo indice permette di valorizzare, rispetto al semplice prodotto dei due indicatori, la dimensione quantitativa del fenomeno in esame.<\/p>\n<p>&#8211; per i beni alimentari:\u00a0<strong>Ial<sub>t<\/sub>\u00a0= [( IDal<sub>t<\/sub>\u00a0* e<sup>ISal<\/sup><sub>t<\/sub>\u00a0) \u2013 Ial<sub>min<\/sub>\u00a0] \/ [( Ial<sub>max<\/sub>\u00a0\u2013 Ial<sub>min<\/sub>\u00a0) ]<\/strong><\/p>\n<p>dove:<\/p>\n<p><em>t=1,\u2026, n.<\/em><\/p>\n<p><em>Ial<sub>t<\/sub>\u00a0= indicatore della sobriet\u00e0 nei beni alimentari,<\/em><\/p>\n<p><em>IDal<sub>t<\/sub>= indicatore di diffusione,<\/em><\/p>\n<p><em>ISal<sub>t<\/sub>= indicatore di intensit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>&#8211; per i beni secondari:\u00a0<strong>Isc<sub>t<\/sub>\u00a0= [( IDsc<sub>t<\/sub>\u00a0* e<sup>ISsc<\/sup><sub>t<\/sub>) \u2013 Isc<sub>min<\/sub>\u00a0] \/ [( Isc<sub>max<\/sub>\u00a0\u2013 Isc<sub>min<\/sub>\u00a0) ]<\/strong><\/p>\n<p>dove:<\/p>\n<p><em>t=1,\u2026, n.<\/em><\/p>\n<p><em>Isc<sub>t<\/sub>= indicatore della sobriet\u00e0 nei beni di consumo secondari,<\/em><\/p>\n<p><em>IDscl<sub>t<\/sub>= indicatore di diffusione,<\/em><\/p>\n<p><em>ISscl<sub>t<\/sub>= indicatore di intensit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Per arrivare ad un indice sintetico globale capace di esprimere in un riferimento unico il valore etico della sobriet\u00e0 ed il suo peso all\u2019interno della Provincia Romana, applichiamo la media aritmetica ponderata dei due indicatori. L\u2019indice globale It risulta cosi definito:<\/p>\n<p><strong>I<sub>t<\/sub>\u00a0= [ \u2211<sub>i<\/sub>\u00a0( IT<sub>i<\/sub>\u00a0* X<sub>i<\/sub>\u00a0) \/ \u2211<sub>i<\/sub>\u00a0X<sub>i<\/sub>\u00a0]\u00a0<sub>t<\/sub><\/strong><\/p>\n<p>dove:<\/p>\n<p><em>t=1,\u2026, n.<\/em><\/p>\n<p><em>IT<sub>t<\/sub>= indice sintetico di sobriet\u00e0,<\/em><\/p>\n<p><em>X<sub>t<\/sub>= peso relativo dato dal valore dei beni di riferimento utilizzati nel calcolo della sobriet\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>L\u2019indice globale non e altro cosi che una media aritmetica ponderata degli indicatori sintetici applicati ai beni alimentari e ai beni secondari di cui si e detto sopra. Il riferimento ai pesi in termini di valori relativi ci permette di considerare nell\u2019analisi complessiva gli effetti della legge di Engel<sup>16<\/sup>\u00a0e delle variazioni intervenute nel tempo nel paniere di spesa complessiva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/07_Studi_Buongianni-8_01.jpg\" alt=\"07 Studi Buongianni 8 01\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I primi risultati quantitativi sulle misure di sobriet\u00e0 fanno emergere come ad un sostanziale recupero sul fronte dei generi alimentari, si sia contrapposto un forte aumento nelle categorie di<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/07_Studi_Buongianni-9_01.jpg\" alt=\"07 Studi Buongianni 9 01\" width=\"304\" height=\"352\" \/>\u00a0consumo pi\u00f9 voluttuario, un forte incremento che si \u00e8registrato a partire dall\u2019anno duemila dovuto in parte anche ad una componente inflattiva nel passaggio euro-lira non adeguatamente ponderata dagli indicatori dei prezzi al consumo forniti dall\u2019Istat. Nel complesso si riscontra aggregando gli indici\u00a0sintetici del comparto alimentare e del comparto dei generi secondari un indice normalizzato di sobriet\u00e0 che manifesta una graduale tendenza migliorativa nell\u2019ultimo ventennio del secolo scorso, mentre registra un\u2019accentuata flessione proprio in questi ultimi anni.<\/p>\n<p>La seconda dimensione verificata \u00e8 stata\u00a0<strong>l\u2019equit\u00e0<\/strong>, intendendo con questa l\u2019eguale tenore di vita che dovrebbe caratterizzare la vita dei religiosi francescani tra le diverse fraternit\u00e0 della stessa provincia Romana. Per misurare tale dimensione si sono riclassificati i consumi correnti distinguendo le tipologie legate alla vita e all\u2019attivit\u00e0 ordinaria dei frati, da tutte le spese connesse invece alla struttura o alla particolarit\u00e0 dei servizi religiosi prestati. Dalle spese complessive sono state cos\u00ec escluse le voci classificate come \u201ctipiche\u201d<sup>17<\/sup>, e si sono riportate sotto l\u2019unica voce di costo definita genericamente come \u201cstandard di vita\u201d le diverse e comuni categorie contabili come: \u201c<em>alimentazione<\/em>\u201d, \u201c<em>abbigliamento<\/em>\u00a0<em>e biancheria<\/em>\u201d, \u201c<em>comunicazione<\/em>\u00a0<em>e attualit\u00e0<\/em>\u201d , \u201c<em>consumi<\/em>\u00a0<em>ambientali<\/em>\u201d, \u201c<em>mobili<\/em>\u00a0<em>e oggetti<\/em>\u00a0<em>vari<\/em>\u201d, \u201c<em>salute<\/em>\u201d, \u201c<em>spese personali<\/em>\u201d. L\u2019equit\u00e0 viene misurata dalla semplice applicazione dell\u2019indice di Gini, che assume cos\u00ec valori pari a zero in caso di perfetta uguaglianza e pari all\u2019unit\u00e0 in caso di massima disuguaglianza, valore in corrispondenza del quale una fraternit\u00e0 assorbe tutte le risorse disponibili nell\u2019entit\u00e0 a discapito di tutte le altre; il nostro indice di equit\u00e0 \u00e8 ottenuto come complementare dell\u2019indice G<sup>18<\/sup>:<\/p>\n<p><strong>I<sub>t<\/sub>\u00a0= 1 \u2013 G = 1 &#8211; [ \u2211<sub>i<\/sub>\u2211<sub>j<\/sub>\u00a0| x<sub>i<\/sub>\u00a0\u2013 x<sub>j<\/sub>\u00a0| \/ n<sup>2<\/sup>\u00a0] \/ (2 m )<\/strong><\/p>\n<p>dove:<\/p>\n<p><em>t=1,\u2026,n<\/em><\/p>\n<p><em>| x<sub>i<\/sub>\u00a0\u2013 x<sub>j<\/sub>\u00a0| = indica la differenza assoluta tra i livelli di consumo standard tra le coppie di fraternit\u00e0 i e j ,<\/em><\/p>\n<p><em>m = media dei valori osservati.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dalla tendenza dei valori assunti dal coefficiente possiamo desumere alcune indicazioni utili per arrivare ad alcune conclusioni: il valore dell\u2019 uguaglianza oscilla mediamente tra l\u201980% ed\u00a0il<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/07_Studi_Buongianni-9_02.jpg\" alt=\"07 Studi Buongianni 9 02\" width=\"307\" height=\"308\" \/>\u00a040%, \u00e8 un range di variazione obiettivamente notevole in quanto il coefficiente non \u00e8 applicato a differenze di reddito ma a standard di consumo. Si nota una tendenza di fondo decrescente dell\u2019equit\u00e0 da almeno sette anni e quindi di aumento delle disuguaglianze nel consumo e probabilmente anche nello stile di vita dei frati.<\/p>\n<p>Per comprendere se il fenomeno di riduzione dell\u2019equit\u00e0 \u00e8 dovuto a fattori positivi, cio\u00e8 a scelte di vita radicali, \u00e8 necessario associare all\u2019indice di equit\u00e0 anche l\u2019indice di asimmetria. Applicando l\u2019indice di asimmetria possiamo comprendere se i valori discostano dalla media di consumo verso l\u2019alto (in corrispondenza cio\u00e8 di standard di consumo pi\u00f9 elevati e quindi di modelli consumistici) oppure se viceversa i valori discostano dalla media di consumo verso il basso (caso in cui per scelte di vita radicale abbiamo standard di consumo inferiori): in questo ultimo caso l\u2019indice di asimmetria assumerebbe valori negativi. Procedendo al calcolo si \u00e8 riscontrato che l\u2019indice di asimmetria in tutti i trentadue anni assume sempre valori positivi, e mai negativi; da cui si pu\u00f2 senz\u2019altro dedurre che se c\u2019\u00e8 disuguaglianza, questa \u00e8 prodotta sempre da scostamenti di consumi che ordinariamente sono al di sopra della media e mai al di sotto.<\/p>\n<p>La terza dimensione sottoposta ad analisi \u00e8 stata la misura del grado di\u00a0<strong>eticit\u00e0 delle fonti<\/strong>\u00a0e dei mezzi di sostentamento. I criteri adottati per ritenere una fonte etica sono determinati dal grado di presenza dei seguenti caratteri:\u00a0<em>attivit\u00e0 lavorativa, gratuit\u00e0, dipendenza strutturale<\/em>. Ogni voce d\u2019entrata presenta in misura diversa, tutti e tre i caratteri di cui sopra: per<em>\u00a0l\u2019attivit\u00e0 lavorativa<\/em>\u00a0si tiene conto delle attivit\u00e0 direttamente prestate per cui le entrate sono classificate come retribuzione per il lavoro offerto \u2013 per esempio l\u2019intensit\u00e0 del lavoro sar\u00e0 certamente pi\u00f9 alta per le entrate classificate sotto la categoria degli \u201cstipendi da ministeri\u201d piuttosto che per quelle classificate sotto la \u201cvendita di articoli religiosi\u201d; si comprendono sotto il carattere della\u00a0<em>gratuit\u00e0<\/em>\u00a0tutti gli importi che possono essere stati ricevuti a titolo di offerta da benefattori, raccolte in chiesa, raccolte casa per casa; per esempio la presenza di questa tipologia risulter\u00e0 cos\u00ec pi\u00f9 elevata nelle offerte elargite da benefattori rispetto alle offerte fornite ad esempio per le intenzioni dei defunti, anche se per entrambe questo carattere sar\u00e0 pi\u00f9 alto rispetto ai redditi da lavoro. Con il fattore della\u00a0<em>dipendenza strutturale<\/em>\u00a0si vogliono ricomprendere tutte le forme reddituali di sostentamento che non provenendo direttamente dall\u2019attivit\u00e0 dei frati presentano legami con le dimensioni strutturali: per questo le entrate che ad esempio derivano da rendite immobiliari, come gli affitti, saranno associate ad un tasso di eticit\u00e0 pi\u00f9 basso.<\/p>\n<p>L\u2019 indice cos\u00ec elaborato associa alla composizione relativa delle fonti il relativo grado di variabilit\u00e0 e pu\u00f2 assumere valori nel campo di variazione compreso tra zero ed uno; esprimendo cos\u00ec sia la consistenza media delle stesse, sia come questa \u00e8 variata nel tempo. La variabilit\u00e0 \u00e8 stata espressa per mezzo di una semplice media ponderata dei coefficienti di variazione dei flussi etici pesati attraverso le relative consistenze. Nella formula sotto riportata la variabile Zt agisce come fattore di sconto della variabilit\u00e0 permettendo di esprimere in qualche modo la consistenza effettiva e permanente nel tempo delle entrate etiche in rapporto all\u2019ammontare complessivo delle risorse medesime.<\/p>\n<p><strong>IE<sub>t<\/sub>\u00a0= [ ( X<sub>Lt<\/sub>\u00a0\/ X<sub>tot<\/sub>\u00a0)<sub>t<\/sub>\u00a0* e\u00a0<sup>\u2013zL<sub>t<\/sub><\/sup>\u00a0+ ( X<sub>Ot<\/sub>\u00a0\/ X<sub>tot<\/sub>\u00a0)<sub>t<\/sub>\u00a0* e\u00a0<sup>\u2013zO<sub>t<\/sub><\/sup>\u00a0]<\/strong><\/p>\n<p>dove:<\/p>\n<p><em>t=1,..,n<\/em><\/p>\n<p><em>X<sub>Lt<\/sub>\u00a0\/ X<sub>tot<\/sub>\u00a0= rapporto di composizione delle entrate da lavoro su quelle totali,<\/em><\/p>\n<p><em>X<sub>Ot<\/sub>\u00a0\/ X<sub>tot<\/sub>\u00a0= rapporto di composizione delle entrate da offerte su quelle totali,<\/em><\/p>\n<p><em>ZL<sub>t<\/sub>\u00a0= s \/ m = coefficiente di variazione delle entrate etiche da lavoro,<\/em><\/p>\n<p><em>ZO<sub>t<\/sub>\u00a0= s \/ m = coefficiente di variazione delle entrate etiche da offerte.<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/07_Studi_Buongianni-11_01.jpg\" alt=\"07 Studi Buongianni 11 01\" width=\"765\" height=\"398\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il grafico evidenzia come l\u2019ammontare delle entrate etiche sul totale si sia mantenuto su una linea di consistenza in stabile crescita per almeno venticinque anni e fino all\u2019anno 2000, prima d\u2019iniziare a subire una consistente erosione avvenuta proprio in questi ultimi anni, e attribuibile soltanto al cedimento delle entrate da lavoro, mentre la componente legata alle offerte non ha subito decrementi di rilievo.<\/p>\n<p>Ulteriore dimensione sottoposta ad analisi \u00e8 stata quella inerente la valutazione della conformit\u00e0, delle strutture abitate dai frati, alla povert\u00e0 in relazione sempre ai tempi e ai luoghi di presenza. Il principio di conformit\u00e0 \u00e8 stato sintetizzato nel termine di\u00a0<strong>sintropia<\/strong>\u00a0tra la vita della fraternit\u00e0 e la struttura presso cui si dimora: con questo si vuole intendere la capacit\u00e0 della fraternit\u00e0 di mantenere nel tempo un peso significativo nell\u2019ambito delle dimensioni strutturali (e quindi di visibilit\u00e0 anche esterna) e altres\u00ec la capacit\u00e0 di sostenere da s\u00e9 il peso della dimensione strutturale abitata. Cio\u00e8 in altri termini si ritiene etico che la fraternit\u00e0 provveda da sola al suo sostentamento e non si sorregga invece attraverso le struttura, e che questa comunque mantenga al livello dimensionale un peso che risulti significativo e capace di esprimere qualcosa della testimonianza evangelica a cui ci richiamano le fonti legislative, e non resti invece troppo assorbita dalle dimensioni strutturali fino a scomparire in esse. Visivamente se consideriamo un bilancio riclassificato secondo la distinzione delle componenti contabili legate alla struttura (\u00a0<em>Es ; Ss<\/em>\u00a0) e quelle legate alla fraternit\u00e0 (\u00a0<em>Ef ; Sf<\/em>\u00a0)<sup>19<\/sup>\u00a0potremo affermare una conformit\u00e0 ad eticit\u00e0 quando siamo in presenza delle due seguenti relazioni:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/07_Studi_Buongianni-11_new.jpg\" alt=\"07 Studi Buongianni 11 new\" width=\"835\" height=\"264\" \/><\/p>\n<p>dove:<\/p>\n<p><em>t = 1,2\u2026n<\/em><\/p>\n<p><em>Ef = entrate da fraternit\u00e0,<\/em><\/p>\n<p><em>Es= entrate da struttura,<\/em><\/p>\n<p><em>Sf= spese della fraternit\u00e0,<\/em><\/p>\n<p><em>Ss=spese della struttura.<\/em><\/p>\n<p>In sostanza quando una fraternit\u00e0 \u00e8 in grado di sostenersi economicamente, senza ricorrere al sostegno della struttura e quando il suo peso relativo in rapporto alle dimensioni strutturali dentro cui \u00e8 inserita resta significativo nel tempo e non si deteriora, allora possiamo ritenere l\u2019andamento conforme all\u2019etica della povert\u00e0 e considerare quella fraternit\u00e0 come capace di attuare una interazione equilibrata e \u201csinergica\u201d tra la dimensione strutturale e quella connessa alla vita fraterna. Attraverso un indice sintetico possiamo esprimere le due grandezze:<\/p>\n<p>It = ( X<sub>frat\/tot<\/sub>\u00a0) t * ( Ef \/ Sf ) t<\/p>\n<p>dove:<\/p>\n<p>t = 1,2\u2026n<\/p>\n<p>X<sub>frat\/tot<\/sub>\u00a0= peso medio relativa dei flussi contabili della fraternit\u00e0 sul totale.<\/p>\n<p>Ef \/ Sf = indice di equilibrio economico della dimensione connessa alla fraternit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/07_Studi_Buongianni-12_001.jpg\" alt=\"07 Studi Buongianni 12 001\" width=\"531\" height=\"534\" \/><\/p>\n<p>Chiaramente questo indicatore pu\u00f2 risentire di modifiche strutturali nel vissuto dei religiosi e sul modo di abitare le strutture operate<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/07_Studi_Buongianni-12_002.jpg\" alt=\"07 Studi Buongianni 12 002\" width=\"430\" height=\"746\" \/>\u00a0nel tempo; per questo dovrebbe essere valutato sempre in rapporto ad\u00a0un valore specifico di I<sub>max<\/sub>\u00a0da determinare a priori in relazione appunto alle condizioni storiche e ambientali in cui le fraternit\u00e0 si trovano inserite. Supponendo infatti una famiglia costituita da due religiosi che vivono in un grande convento, \u00e9 probabile che risulter\u00e0 un indice di sintropia molto basso a seguito del duplice fatto che la dimensione dei flussi originati dalla vita fraterna possono restare completamente assorbiti dalla dimensione dei flussi strutturali e che a tale evenienza si aggiunga poi una condizione in cui sono i redditi da struttura che sostengono la vita fraterna, e non il contrario (situazione riportata nello schema di cui sopra : fig. 2.2).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La rappresentazione grafica dell\u2019indice evidenzia i seguenti risultati: l\u2019indice presenta una sostanziale tenuta nelle sue tendenze di fondo con miglioramenti graduali fino al 2000, dopo si nota un recupero della dimensione strutturale rispetto alla dimensione legata alla fraternit\u00e0. Si segnala cos\u00ec che \u00e8 ancora il lavoro dei frati a mantenere la struttura e non viceversa; ma dall\u2019altra parte l\u2019erosione dell\u2019indice in questi ultimi anni sembra pi\u00f9 che altro dovuta alla rapida caduta del peso relativo della dimensione della fraternit\u00e0 avvenuta a partire all\u2019incirca dall\u2019anno 2000 e protrattasi almeno fino al 2005, tendenza dovuta principalmente al processo di riduzione della numerosit\u00e0 media dei frati per convento (essendo le spese di fraternit\u00e0 molto legate al numero medio dei religiosi che vivono nelle strutture conventuali); diminuzione avvenuta sia per cause di morte legate all\u2019 et\u00e0, sia per la mancata chiusura di alcuni conventi della Provincia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La quinta dimensione, quella della\u00a0<strong>solidariet\u00e0<\/strong>, comporta l\u2019analisi del grado di restituzione delle risorse monetarie accumulate nel tempo nelle diverse fraternit\u00e0. La solidariet\u00e0 viene qui intesa come la restituzione di risorse destinate sia a favore di fraternit\u00e0 bisognose all\u2019interno della Provincia, sia a favore di situazioni di povert\u00e0 e di emarginazione. Per questo possiamo dall\u2019analisi contabile enucleare queste due macro-categorie:<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0<em>solidariet\u00e0 interna<\/em>: misura l\u2019entit\u00e0 della restituzione di ogni convento verso l\u2019organizzazione centrale (nel nostro caso la Provincia Romana).<\/p>\n<p>&#8211;<em>\u00a0solidariet\u00e0 esterna<\/em>: misura l\u2019effettiva erogazione in denaro verso situazioni di disagio e di povert\u00e0.<\/p>\n<p>Per esprimere meglio l\u2019intensit\u00e0 della restituzione sia interna che esterna, \u00e8 essenziale comprendere quante risorse sono state effettivamente \u201crestituite\u201d in rapporto al valore complessivo di quanto risparmiato e nel corso del tempo accumulato. E\u2019 necessario quindi ragionare anche qui in termini relativi e di vera e propria restituzione, per questo il riferimento etico di questa dimensione \u00e8 valutato attraverso questi indici:<\/p>\n<p><strong>Sol<sub>t<\/sub>\u00a0\/ Acc<sub>t<\/sub>\u00a0= Res<sub>t<\/sub>\u00a0\/ Acc<sub>t<\/sub>\u00a0* Sol<sub>t<\/sub>\u00a0\/ Res<sub>t<\/sub><\/strong><\/p>\n<p>(1) \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 (2)<\/p>\n<p>dove:<\/p>\n<p>t=1,2,\u2026,n<\/p>\n<p>Sols = solidariet\u00e0 esterna erogata a favore dei poveri,<\/p>\n<p>Res = ammontare della restituzione complessiva: interna pi\u00f9 esterna,<\/p>\n<p>Acc = ammontare delle risorse finanziarie accumulate nel tempo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/07_Studi_Buongianni-13_01.jpg\" alt=\"07 Studi Buongianni 13 01\" width=\"861\" height=\"396\" \/><\/p>\n<p>Il grafico in alto a sinistra riporta l\u2019indice di restituzione globale (1) che misura il totale delle risorse restituite rispetto a quanto accumulato: si evince come l\u2019indice di restituzione dopo una lenta e continua erosione abbia negli ultimi anni invertito decisamente la sua tendenza a seguito di una accresciuta sensibilit\u00e0 nei confronti delle situazioni esterne di disagio e di povert\u00e0 \u2013 questa indicazione \u00e8 confermata dal secondo indicatore che evidenzia come la componente di solidariet\u00e0 verso l\u2019esterno sia cresciuta in modo considerevole dal 1996 in poi; per cui il tasso effettivo medio di lungo periodo della solidariet\u00e0 effettiva (cio\u00e8 quanto effettivamente devoluto a favore dei poveri rispetto alle risorse accumulate) ha registrato una sostanziale crescita nell\u2019ultimo decennio passando da una soglia minima di circa il 5% ad una soglia di poco superiore al 15%.<\/p>\n<p>Gli indicatori dell\u2019ultima dimensione esaminata hanno lo scopo d\u2019indagare sul grado di stabilit\u00e0 economica; intendendo con questa\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/07_Studi_Buongianni-14_01.jpg\" alt=\"07 Studi Buongianni 14 01\" width=\"410\" height=\"318\" \/>non solo la capacit\u00e0 di generare le risorse necessarie a coprire i bisogni e le necessit\u00e0 correnti ma anche a fornire queste in modo relativamente diffuso e stabile nel tempo, evitando cos\u00ec proprio l\u2019esigenza di dover accumulare per rispondere all\u2019eccessiva insicurezza del futuro. Si ritiene compatibile con la dimensione della povert\u00e0 evangelica sia la capacit\u00e0 di generare le risorse necessarie a sostenere il proprio stile di vita &#8211; evitando da una parte l\u2019accumulo improprio di mezzi finanziari, e dall\u2019altra la dipendenza assistenzialistica da enti esterni &#8211; sia la capacit\u00e0 di generare le risorse in modo relativamente stabile e significativo nel tempo, intendendo con il termine di \u201c<em>stabile<\/em>\u201d una fraternit\u00e0 capace di tenere i conti in ordine per almeno tre anni consecutivi. Per questo si sono selezionati due indicatori, riconducibili poi ad un solo indice di sintesi:<\/p>\n<p>1)\u00a0<em>indice di contribuzione delle fraternit\u00e0 stabili<\/em>:\u00a0<strong>IE<sub>t<\/sub>\u00a0= [( E<sub><em>stab<\/em><\/sub>\u00a0&#8211; S<sub><em>stab<\/em><\/sub>\u00a0) \/ S<sub>stab<\/sub>\u00a0]<sub>t<\/sub><\/strong><\/p>\n<p>2)\u00a0<em>indice di diffusione della stabilit\u00e0 economica<\/em>:\u00a0<strong>ID<sub>t<\/sub>\u00a0= ( X<sub><em>stab<\/em><\/sub>\u00a0\/ X<sub><em>tot<\/em><\/sub>\u00a0)<sub>t<\/sub><\/strong><\/p>\n<p>Da cui otteniamo il seguente indice sintetico :\u00a0<strong>ISE<sub>t<\/sub>\u00a0= ( IE<sub>t<\/sub>\u00a0* ID<sub>t<\/sub>\u00a0)<\/strong><\/p>\n<p>dove:<\/p>\n<p>t=0,1,\u2026,n<\/p>\n<p>E<sub>t<\/sub>\u00a0= entrate totali delle fraternit\u00e0 stabili.<\/p>\n<p>S<sub>t<\/sub>\u00a0= spese totali delle fraternit\u00e0 stabili.<\/p>\n<p>X<sub><em>stab<\/em><\/sub>\u00a0= numero fraternit\u00e0 con segno del saldo contabile positivo per almeno tre anni consecutivi.<\/p>\n<p>X<sub><em>tot<\/em><\/sub>= numero complessivo delle fraternit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019indice di diffusione \u00e8 in progressiva e tendenziale decrescita da circa quindici anni segno evidente di una crescente difficolt\u00e0 a gestire l\u2019economia conventuale per tempi significativi \u2013 attualmente la media tendenziale dei conventi che riesce a tenere in modo stabile e in ordine i conti per almeno tre anni consecutivi \u00e8 inferiore a tre unit\u00e0 su diciannove.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/07_Studi_Buongianni-14_02.jpg\" alt=\"07 Studi Buongianni 14 02\" width=\"776\" height=\"311\" \/><\/p>\n<p>L\u2019indice di contribuzione calcolato sulle fraternit\u00e0 definite come stabili, evidenzia dopo il 1994 una situazione particolare caratterizzata da una tendenza di fondo che progressivamente riduce i margini e allo stesso tempo presenta una forte variabilit\u00e0: segno evidente di una maggiore precarizzazione dell\u2019economia conventuale.<\/p>\n<p>E\u2019 importante ora raccogliere i risultati per arrivare a tirare alcune conclusioni sulle diverse dimensioni. Riportiamo di seguito distinto sempre per sessennio la tabella con la sintesi delle medie calcolate sulle dimensioni di riferimento:<\/p>\n<table>\n<tbody>\n<tr>\n<td>Fig. 3.21<br \/>\nDimensioni della Povert\u00e0 Francescana<\/p>\n<p>&#8211; valori %[20] normalizzati<\/td>\n<td>1975-1980<\/td>\n<td>1981-1986<\/td>\n<td>1987-1992<\/td>\n<td>1993-1998<\/td>\n<td>1999-2004<\/td>\n<td>2005-2006<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Indice di Sobriet\u00e0<\/td>\n<td>25,7<\/td>\n<td>35,2<\/td>\n<td>32,3<\/td>\n<td>41,3<\/td>\n<td>33,7<\/td>\n<td>33,5<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Indice di Equit\u00e0<\/td>\n<td>60,4<\/td>\n<td>54,2<\/td>\n<td>56,5<\/td>\n<td>73,1<\/td>\n<td>59,6<\/td>\n<td>55,4<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Indice di Sintropia<\/td>\n<td>38,5<\/td>\n<td>48,7<\/td>\n<td>68,4<\/td>\n<td>66,2<\/td>\n<td>61,5<\/td>\n<td>43,0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Indice di Eticit\u00e0 Fonti<\/td>\n<td>40,6<\/td>\n<td>45,2<\/td>\n<td>48,2<\/td>\n<td>55,3<\/td>\n<td>57,3<\/td>\n<td>48,2<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Indice di Solidariet\u00e0<\/td>\n<td>18,9<\/td>\n<td>12,7<\/td>\n<td>6,8<\/td>\n<td>11,9<\/td>\n<td>19,8<\/td>\n<td>30,0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Indicate di Stabilit\u00e0<\/td>\n<td>26,7<\/td>\n<td>9,6<\/td>\n<td>28,8<\/td>\n<td>14,5<\/td>\n<td>8,2<\/td>\n<td>4,8<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Si \u00e8 valutato anche il grado d\u2019indipendenza lineare degli indici utilizzati : nel complesso si presenta un livello accettabile d\u2019indipendenza \u2013 la correlazione pi\u00f9 forte risulta tra l\u2019indicatore di sintropia e quello di eticit\u00e0 delle fonti, una correlazione ovviamente positiva e pari al 76%.<\/p>\n<p>Attraverso il quadro degli indicatori si pu\u00f2 opportunamente rappresentare il cammino della Provincia Romana dei frati minori sotto il profilo di una \u201cpovert\u00e0 economica\u201d con tutti i limiti gi\u00e0 in precedenza evidenziati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>L\u2019indagine qualitativa<\/em><\/p>\n<p>Il sistema degli indici etici sopra evidenziato segnala, ma non spiega purtroppo; per tale motivo non c\u2019\u00e8 possibilit\u00e0 alcuna di valutare e descrivere i fenomeni se non si comprendono le cause originarie di una determinata evidenza. Per questo la ricerca quantitativa \u00e8 stata integrata attraverso un\u2019indagine qualitativa complementare.<\/p>\n<p>Nell\u2019integrazione qualitativa dell\u2019indagine si \u00e8 valutata l\u2019opportunit\u00e0 di procedere attraverso semplici interviste\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/07_Studi_Buongianni-15_01.jpg\" alt=\"07 Studi Buongianni 15 01\" width=\"401\" height=\"399\" \/>nel rispetto delle seguenti considerazioni: si sono selezionate per ciascuna dimensione tra le tendenze pi\u00f9 recenti quelle che presentavano caratteri particolari per la rilevanza di scostamento o per il mutamento di segno; queste tendenze singolari sono state poste in evidenza all\u2019interno di uno schema di riferimento corredato dai grafici e dalla descrizione delle singolarit\u00e0 emersa; per i soggetti da intervistare si \u00e8 selezionato un gruppo di religiosi frati minori appartenenti alla Provincia Romana, che sono stati scelti secondo questi criteri: conoscenza storica delle questioni in evidenza, sensibilit\u00e0 diversa rispetto al tema (esempio una diversa percezione del concetto di povert\u00e0), capacit\u00e0 di riflettere sui casi e di offrire una lettura di sintesi, esperienza maturata nell\u2019ambito di settori differenti (esempio dalla formazione, all\u2019evangelizzazione, alla cultura), disponibilit\u00e0 a collaborare al lavoro. Questo per evitare la possibilit\u00e0 di una lettura troppo condizionata sia da sensibilit\u00e0 personali con il rischio cos\u00ec di cadere in una interpretazione che si pu\u00f2 definire come \u201cmilitante\u201d, sia da prospettive operative particolari che possono condizionare a priori l\u2019osservazione di una data questione sotto un determinato aspetto<sup>21<\/sup>.<\/p>\n<p>La prima questione sottoposta ad intervista riguarda un perch\u00e9 legato all\u2019andamento dei consumi per il settore dei generi secondari; tendenza di lungo periodo che pu\u00f2 essere distinta in tre grandi periodi di riferimento: primo periodo stabile, un secondo periodo caratterizzato da una forte crescita della sobriet\u00e0 ed un periodo pi\u00f9 recente dal 1997 in poi di decrescita. La relativa stabilit\u00e0 dei consumi nel primo periodo (1975 \u2013 1990) sembra da ricondurre ad un contesto di riferimento pi\u00f9 certo e definito rispetto a quello attuale. La fraternit\u00e0 francescana sceglieva i valori da vivere con pi\u00f9 chiarezza rispetto ad oggi<sup>22<\/sup>, questi valori erano mediati e trasmessi alle generazioni pi\u00f9 giovani dai frati pi\u00f9 anziani che erano molto attenti e vigilavano affinch\u00e9 non si venisse meno nelle scelte individuali e comuni al voto di povert\u00e0. Il modello di vita religiosa era un modello ascetico-penitenziale che si caratterizzava per un forte controllo interno anche implicito, e che era capace di censurare e indicare comportamenti ritenuti sregolati o frutto di sole istanze individuali considerate come eccessive. L\u2019esistenza poi di codici di riferimento comuni, cio\u00e8 consuetudini e norme non scritte relative allo stile di vita, favorivano l\u2019assunzione di una medesima linea da adottare e una maggiore vigilanza e attenzione nelle scelte di consumo.<\/p>\n<p>La formazione inoltre pi\u00f9 omogenea e impartita in et\u00e0 ancora immatura favoriva l\u2019introiezione di schemi e visioni che garantivano compattezza e visioni comuni di vita religiosa. Il tutto poi favorito da un contesto sociale molto pi\u00f9 stabile e da un immaginario collettivo, anche esterno, che aveva chiaro cosa erano i francescani e cosa era la loro vita religiosa e poteva rimandare sempre segnali univoci in questo senso. L\u2019identit\u00e0 comunitaria era cos\u00ec in qualche modo garantita sia da riscontri interni che esterni. In quegli anni poi il modello ascetico comportava da una parte un controllo dei consumi, e dall\u2019altra per\u00f2 la generazione di un risparmio che nel tempo si \u00e8 tradotto in un accumulo notevole di riserve finanziarie; accumulo che ha consentito negli anni seguenti la concretizzazione delle ristrutturazione di diversi conventi della Provincia, avvenuta tra la fine degli anni \u201980 e la fine degli anni \u201990.<\/p>\n<p>Nella seconda fase dall\u2019inizio degli anni \u201990 la crescita della sobriet\u00e0 sembra corrispondere ad un nuovo fermento e ad una riscoperta dei valori fondamentali della vita francescana, non solo nella famiglia francescana del Lazio ma in tutto l\u2019Ordine; un\u2019 inquietudine favorita da una nuova mentalit\u00e0 e dal contributo offerto dallo studio e dalla riflessione giunta ormai alla sua piena maturit\u00e0 sia sugli scritti che sulle biografie di s. Francesco, e sostenuta dallo spirito delle nuove Costituzioni Generali. Entrambi richiamano e avviano un processo di nuova sensibilizzazione al valore della povert\u00e0; la riflessione sulla povert\u00e0 entra cos\u00ec gradualmente proprio in questi anni nel processo formativo della Provincia; gruppi convinti tentano prime risposte concrete e nuove esperienze per tornare a vivere Regola, ma tuttavia risultano tentativi fragili, di breve durata, talvolta guardati con sospetto e comunque incapaci di trasmettere il nuovo fermento al resto della famiglia.<\/p>\n<p>Altra causa ricorrente che \u00e8 stata indicata per comprendere la tendenza migliorativa di questo periodo intermedio \u00e8 pi\u00f9 tecnica e sembra riconducibile alla grande opera di ristrutturazione avviata dalla Provincia all\u2019inizio degli anni \u201990. Opera avviata dentro un contesto come gi\u00e0 detto progettuale. Ogni grande processo di ristrutturazione comporta in avvio sempre una contrazione dei consumi, sia perch\u00e9 molte spese sono rinviate al futuro (si pensi semplicemente alle spese per il mobilio, per l\u2019arredo e tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 essere funzionale nella casa), sia perch\u00e9 sono richieste risorse aggiuntive, e quindi c\u2019\u00e8 una chiara propensione al risparmio. Il colpo di coda del rinvio di queste spese infatti si avverte negli anni successivi quando al termine della ristrutturazione si comincia a mettere mano ai lavori di rifinitura, di arredamento e inevitabilmente anche di ammodernamento, sia delle suppellettili per la casa, sia nei mezzi di comunicazione sociale e questo \u00e8 ulteriormente confermato dai dati che segnalano una riduzione della sobriet\u00e0 proprio a partire dalla fine degli anni \u201990.<\/p>\n<p>Inoltre non possono non essere evidenziate tra le cause esogene alla vita dei frati il forte impatto della secolarit\u00e0 sulla<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/07_Studi_Buongianni-17_01.jpg\" alt=\"07 Studi Buongianni 17 01\" width=\"445\" height=\"465\" \/>\u00a0vita fraterna; i ritmi esterni sono cambiati vertiginosamente nel giro di questi ultimissimi anni, offrendo opportunit\u00e0 nuove di mobilit\u00e0, di comunicazione, di tecnologie a basso costo fino a pochi anni prima impensabili. Questo ha comportato un cambiamento rapido di mentalit\u00e0, che sembra aver spostato contemporaneamente il riferimento cardine dei valori dalla fraternit\u00e0 alla promozione del singolo individuo, orientando il modello ascetico-penitenziale verso una maggiore apertura all\u2019apostolato e alla solidariet\u00e0: la concomitanza dei due aspetti giustifica nella maggior parte dei casi i maggiori consumi indotti sia dalla necessit\u00e0 di una maggiore mobilit\u00e0 che di accresciute esigenze comunicative. A questo si accompagna poi la\u00a0<em>crisi del sistema organizzativo interno<\/em>: la veloce diminuzione dei frati nella Provincia negli ultimi anni (graf. 4.3), una normativa interna ormai incapace di sostenere i ritmi di mutazione imposti dall\u2019ambiente esterno, l\u2019inadeguatezza del modello strutturale interno che mancando di flessibilit\u00e0 genera burocrazia accumulando pi\u00f9 ruoli sulle stesse persone e avviando processi che nel tempo portano alla disaffezione, allo scadimento nella qualit\u00e0 delle prestazioni, alla deregolamentazione interna e favoriscono atteggiamenti che si caratterizzano per un maggiore<em>\u00a0individualismo<\/em>, reso evidente da gestioni troppo personalizzate di alcuni ambiti.<\/p>\n<p>Ulteriore motivazione emersa nell\u2019indagine, forse pi\u00f9 psicologica che sociale, sembra risiedere nella percezione di appartenere ormai ad un\u00a0<em>organismo morente<\/em>: il grafico (graf. 4.3) evidenzia la singolarit\u00e0 storica che stiamo vivendo, la realt\u00e0 e la drammaticit\u00e0 di chi giorno per giorno vede e continua ad assistere alla scomparsa dei propri fratelli, e si ritrova ad abitare in ambienti sempre pi\u00f9 vuoti , spopolati e deserti; per cui ci si chiede: \u201c<em>che senso ha una destinazione delle risorse per il futuro, se il futuro non c\u2019\u00e8 pi\u00f9<\/em>?\u201d. Anche qui \u00e8 il segno di un comprensibile ma preoccupante deficit di speranza che sta attraversando la vita religiosa \u2013 questo segno si aggrava tanto pi\u00f9 se si accompagna anche ad un generale\u00a0<em>senso d\u2019insoddisfazione della vita<\/em>, insoddisfazione che spinge alcuni alla ricerca di appagamenti consumistici, piuttosto che vivere nella disponibilit\u00e0 di ricevere la gioia come dono: dono che \u00e8 sempre il frutto della scelta di viver il vero senso della relazione con il Signore.<\/p>\n<p>Altra questione sottoposto ad approfondimenti riguarda il tema dell\u2019equit\u00e0 tra le fraternit\u00e0 della Provincia \u2013 il graf. 3.20 sopra riportato evidenzia come nel ventennio che va dal 1975 al 1995 l\u2019equit\u00e0 sia rimasta sempre intorno a valori medi vicini al 60%; valori inferiori alle aspettative e alle performance poi registrate negli anni pi\u00f9 recenti. Le interviste su tale aspetto hanno fatto emergere posizioni differenti: una prospettiva afferma che la disuguaglianza esisteva ma non costituiva assolutamente un problema perch\u00e9 era assunta dall\u2019istituzione al livello centrale; le sperequazioni se c\u2019erano in qualche modo venivano assunte al livello di Provincia; quest\u2019ultima fungeva da stanza di compensazione permettendo cos\u00ec il ricircolo delle risorse eccedenti all\u2019interno, a favore di situazioni conventuali dove maggiore era il disagio e la povert\u00e0; anche i frati erano formati a questo e sapevano che potevano essere collocati periodicamente sia in fraternit\u00e0 economicamente floride, sia in fraternit\u00e0 povere, per tempi predeterminati.<\/p>\n<p>Un\u2019altra lettura interpreta invece questo periodo di disuguaglianza storica come il frutto residuo della logica delle ex-province (riformati e osservanti) che, anche se superato formalmente e giuridicamente con l\u2019unione, non risultava per\u00f2 ancora del tutto superato nella mentalit\u00e0 dei frati; per cui ne consegue che se c\u2019era solidariet\u00e0 era solo di tipo politico o amicale, tra compagni appartenenti alle medesime realt\u00e0 di provenienza non certo quindi una situazione idilliaca o da rimpiangere.<\/p>\n<p>Si riconosce in entrambi i casi tuttavia come fondamentale il ruolo e la capacit\u00e0 del Provinciale nel chiedere la restituzione delle risorse eccedenti; pratica necessaria al fine di favorire una maggiore equit\u00e0 e quindi la successiva redistribuzione dei mezzi.<\/p>\n<p>Si comprende invece l\u2019aumento dell\u2019equit\u00e0 negli anni 1991-1997 grazie proprio alle capacit\u00e0 e alla forte spinta ideale data in modo particolare dai Provinciali; \u00e8 sentito infatti in modo pi\u00f9 forte rispetto al passato il tema dell\u2019equit\u00e0; come anche la necessit\u00e0 di dotarsi di strumenti di ridistribuzione delle risorse eccedenti: nasce in questi anni l\u2019idea di una tassazione comune ( il 10% sulle entrate totali ) nella prospettiva di arrivare poi in futuro al fondo comune. Sono anni cos\u00ec, come gi\u00e0 detto in precedenza, caratterizzati da una forte spinta e accento sui valori, c\u2019\u00e8 entusiasmo e si portano nuove idee. L\u2019applicazione della<em>\u00a0tassa comune del 10%<\/em>\u00a0tuttavia allo stato dei fatti, sembra oggi non aver poi favorito pi\u00f9 di tanto quella presa di coscienza e quella maggiore disponibilit\u00e0 che ci si attendeva, specie verso una contribuzione solidale delle risorse e una maggiore uguaglianza nel tenore di vita tra le case, e questo per motivi differenti: molti conventi la sentono ancora fortemente sperequativa perch\u00e9 colpisce indiscriminatamente tutti anche chi \u00e8 in difficolt\u00e0 economica; per altri le fraternit\u00e0 che stanno meglio l\u2019hanno vissuta come uno sgravio della propria coscienza alla contribuzione comune, per cui offerto il contributo prestabilito, in coscienza non si era tenuti a dare di pi\u00f9.<\/p>\n<p>La crescita della disuguaglianza in questi anni pi\u00f9 recenti \u00e8 motivata in parte per le cause sopradette e in parte per una corrispondente crisi di autorit\u00e0 e nel valore tipico dell\u2019obbedienza che investe trasversalmente tutta la vita religiosa, non solo quella francescana: un provinciale oggi pu\u00f2 incontrare difficolt\u00e0 a chiedere la restituzione di somme eccedenti, e questo in passato era l\u2019unico strumento che, come visto, garantiva l\u2019assorbimento delle differenze economiche a favore di una distribuzione pi\u00f9 equa tra le case. Emerge cos\u00ec secondo alcuni un nuovo tipo\u00a0<em>d\u2019individualismo<\/em>, non pi\u00f9 solo personale, ma anche\u00a0<em>di<\/em>\u00a0<em>fraternit\u00e0<\/em>: comunit\u00e0 che egoisticamente pensano alle proprie attivit\u00e0 pastorali, alle proprie necessit\u00e0 e ai propri progetti di solidariet\u00e0, svincolandosi dai legami di responsabilit\u00e0 con le altre entit\u00e0.<\/p>\n<p>E\u2019 stata sottoposta ad intervista anche la questione riguardante il peso economico delle strutture abitative che nel tempo \u00e8 risultato sempre pi\u00f9 consistente, generando una difficolt\u00e0 progressiva al mantenimento delle medesime. Tutti gli intervistati hanno riconosciuto l\u2019evidenza del problema perch\u00e9 gi\u00e0 sentito come una questione alquanto spinosa per differenti motivi. Nella rilettura della storia passata emerge che le strutture sono state sempre importanti per i frati e per il loro cammino. Nella storia pi\u00f9 recente si riscontra la notevole attenzione dei frati nel renderle sempre pi\u00f9 efficienti e vivibili, soprattutto per quelle caratterizzate da una forte memoria storica legate alle origini e per quelle connesse alle fraternit\u00e0 responsabili della formazione iniziale; questo processo di rinnovamento strutturale fu reso possibile grazie al lavoro di frati giovani e adulti operanti in diversi ambiti e settori, al contributo e alle donazioni di laici facoltosi anche terziari, al lavoro instancabile dei frati cercatori; tutto questo ha contribuito in modo sostanziale al rifacimento di strutture in disfacimento. Con l\u2019inizio degli anni \u201990 questo corso \u00e8 cominciato a venir meno, la diminuzione rapida delle vocazioni e l\u2019innalzamento dell\u2019et\u00e0 media, l\u2019impossibilit\u00e0 di restare dietro ai veloci ritmi di cambiamento della societ\u00e0 civile hanno determinato il crollo del lavoro, almeno quello svolto nell\u2019ambito delle professioni e dei mestieri. Questa repentina diminuzione ha contribuito a determinare una progressiva fatica nel mantenere economicamente i conventi, e allo stesso tempo ha comportato notevoli sprechi di risorse, perch\u00e9 mentre si ristrutturava erano gi\u00e0 in atto quelle tendenze che avrebbero reso, di l\u00ec a poco, inutili quelle opere di ammodernamento con un conseguente dispendio enorme di energie fisiche ed economiche.<\/p>\n<p>Ci si chiede come mai \u00e8 avvenuto questo? Sembra che il problema di fondo sia legato ad una prospettiva storica all\u2019interno della quale il convento ha rappresentato per i frati e rappresenta ancora oggi il segno attraverso cui avviene l\u2019identificazione pi\u00f9 chiara e tangibile della propria identit\u00e0 e della propria vita: opera quindi un forte ideale, retaggio del passato, che porta a mettere mano ad un convento in modo sempre totale, e a non accettare la possibilit\u00e0 che neanche una minima parte di esso risulti sacrificata, persa, per cui si ristruttura anche se poi nei fatti alcune parti resteranno inutilizzate. Non si comprende infatti come mai non si tiene conto del fatto che i frati in sette secoli di storia le hanno sempre trasformate secondo le loro esigenze ed oggi questo sembra non essere pi\u00f9 possibile? Una probabile risposta \u00e8 che sia all\u2019opera ancora oggi, come del resto in passato, un<em>\u2019immagine dei conventi quasi santificata, idealizzata, mitizzata<\/em>\u00a0che fa delle strutture qualcosa d\u2019intoccabile; anche questo pu\u00f2 aiutarci a comprendere i perch\u00e9 di un tema che non si riesce ad affrontare serenamente; forse \u00e8 necessario accettare di camminare dentro un doloroso processo di demitizzazione che consenta e autorizzi finalmente a pensare le strutture in modo nuovo \u2013 questa resistenza implicita si manifesta del resto non soltanto in vista della possibilit\u00e0 di lasciare un convento, ma anche come attrito di fronte a qualsiasi cambiamento o riqualificazione degli stessi.<\/p>\n<p>Oltre al dispendio economico, c\u2019\u00e8 poi il problema connesso\u00a0<em>all\u2019assorbimento in termini di presenza<\/em>\u00a0che le strutture esigono; i conventi sono stati sempre pensati per cubature medie di venti frati circa, concepiti per contesti storici molto differenti rispetto a quelli che attualmente stiamo vivendo \u2013 vivere in tre o quattro frati all\u2019interno di spazi enormi, rende difficile anche incontrarsi, comporta la difficolt\u00e0 a muoversi insieme come fraternit\u00e0 perch\u00e9 il convento non pu\u00f2 essere abbandonato, implica altres\u00ec l\u2019impossibilit\u00e0 di assumere responsabilit\u00e0 e lavori all\u2019esterno, una maggiore difficolt\u00e0 della fraternit\u00e0 a ritrovarsi, ed \u00e8 ovvio che alla fine ne risenta in generale la creativit\u00e0 stessa del carisma; non si \u00e8 poi immuni dalla percezione psicologica di essere ormai dentro uno spazio non pi\u00f9 vivo, ma ormai morente con inevitabili ripercussioni sul senso della propria identit\u00e0 e della propria scelta di vita.<\/p>\n<p>In merito alla valutazione etica delle fonti di sostentamento \u2013 emerge dall\u2019indagine quantitativa la crisi della dimensione del lavoro come mezzo primario delle nostre entrate; la riflessione sottolinea come subito dopo il Concilio Vaticano II, ci fu una grande spinta ideale alla liberalizzazione e al riconoscimento di tutte quelle energie e quelle forze, che negli anni del dopoguerra si erano indirizzate con forza verso l\u2019 impegno sociale; impegno svolto in modo diretto nel mondo del lavoro (si pensi al fenomeno dei preti operai): anche la nostra Provincia sull\u2019onda di questa nuova apertura riscopr\u00ec la dimensione del lavoro in tanti settori anche laici, dall\u2019insegnamento nelle scuole, all\u2019attivit\u00e0 artistica, alle professioni e ai mestieri di vario genere, ai lavori manuali, potendo disporre di personalit\u00e0 anche di spicco in ambiti diversi. Con il passare degli anni, un po\u2019 per l\u2019aumento dell\u2019et\u00e0 media dei frati, un po\u2019 per la crisi delle vocazioni, si \u00e8 gradualmente introdotta una mentalit\u00e0 idealistica e sempre pi\u00f9 rivolta verso l\u2019interno, per certi versi autoreferenziale, che ha operato ad un duplice livello: in prima analisi emerge la causa di un effetto di spiazzamento del concetto pi\u00f9 ampio di lavoro, con l\u2019idea che\u00a0<em>il lavoro dei frati \u00e8 solo il lavoro pastorale<\/em>\u00a0e questo deve necessariamente coincidere con quello; in seconda battuta si sottolinea come l\u2019idealizzazione (soprattutto negli ambiti formativi) del concetto di povert\u00e0 ha portato ad un disimpegno verso le forme remunerate di lavoro; questa idea tende infatti sempre pi\u00f9 a collimare con il pensiero che l\u2019unica vera povert\u00e0 possibile \u00e8 quella che ti priva di ogni sostentamento: idea che se da una parte \u00e8 straordinaria e degna di lode, dall\u2019altra \u00e8 del tutto sganciata dalla realt\u00e0 e comunque diversa dall\u2019archetipo evangelico della Regola che afferma che \u00e8 dal tuo lavoro che ti viene il sostentamento, e se non ti viene, allora ricorri alla \u201c<em>mensa del Signore<\/em>\u201d (l\u2019elemosina).<\/p>\n<p>L\u2019ipotesi sullo spiazzamento del concetto di lavoro professionale e di mestiere a favore del solo lavoro pastorale \u00e8 pienamente confermata<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/07_Studi_Buongianni-19_01.jpg\" alt=\"07 Studi Buongianni 19 01\" width=\"354\" height=\"358\" \/>\u00a0dalle serie storiche che dimostrano come la quota del lavoro professionale rispetto al lavoro totale (lavoro professionale pi\u00f9 lavoro ministeriale) fosse a met\u00e0 degli anni \u201970 ad un livello ampiamente superiore al 60% e ci\u00f2 significa che la contribuzione proveniente dal lavoro non pastorale in termini di reddito era pi\u00f9 del doppio della contribuzione del reddito proveniente dalle attivit\u00e0 ministeriali. Il grafico (graf. 4.7) mostra una repentina caduta proprio negli anni in cui \u00e8 sembrata pi\u00f9 forte la spinta idealistica del concetto di povert\u00e0. Resta per\u00f2 da comprendere se questo spiazzamento sia effettivamente dovuto ad una nuova mentalit\u00e0 oppure sia originato dalla diminuzione numerica dei frati che gradualmente di fatto hanno preferito concentrare le proprie energie verso il lavoro pastorale ritenuto comunque prioritario.<\/p>\n<p>Dentro questa prospettiva si aggiunge poi la necessaria politica del ridimensionamento delle case, dovuta alla<em>\u00a0crisi delle vocazioni<\/em>\u00a0e alla\u00a0<em>diminuzione dei frati<\/em>, che ha portato in pochi decenni alla chiusura di circa quaranta parrocchie che garantivano comunque sia entrate da lavoro pastorale, che offerte (e di queste certamente si sono lasciati i conventi e le parrocchie che garantivano gli introiti pi\u00f9 alti). Gli effetti della diminuzione del numero di religiosi francescani ha comportato poi anche uno squilibrio dovuto\u00a0<em>ad un eccesso di lavoro verso l\u2019 interno<\/em>\u00a0conseguenza della generale riduzione dei frati presenti nei conventi; luoghi che comunque devono continuare ad essere custoditi, tenuti in ordine e mantenuti in uno stato di abitabilit\u00e0. Per tale ragione diviene sempre pi\u00f9 difficile svolgere qualunque attivit\u00e0 lavorativa esterna, a meno di dover ricorrere all\u2019assunzione di personale, come in diversi casi si \u00e8 verificato. Anche la struttura organizzativa della Provincia e delle Case ha mantenuto i ruoli e gli incarichi tradizionali che aveva nel passato, arrivando a\u00a0<em>concentrare spesso mansioni diverse sulla stessa persona<\/em>; questa molteplicit\u00e0 d\u2019incarichi e di ruoli, sembra portare nel tempo ad una progressiva deresponsabilizzazione, alla delegittimazione delle forme di controllo, all\u2019inevitabile de-qualificazione delle attivit\u00e0 per l\u2019impossibilit\u00e0 oggettiva di perseguire una qualunque specializzazione; in concomitanza invece il mondo esterno si orienta sempre pi\u00f9 verso forme di lavoro caratterizzate da alta specializzazione e da grandi investimenti in termini di formazione, di professionalit\u00e0, e di necessari aggiornamenti, cosa che per tutto quanto detto sopra, un frate riesce difficilmente a mantenere e garantire.<\/p>\n<p>In merito al tema della solidariet\u00e0 verso i poveri sono state sottoposte ad intervista le ragioni del forte incremento registrato dall\u2019indice in questi ultimi anni. Il primo aspetto che emerge \u00e8 che la lettura storica del dato deve tenere conto del fatto che in passato i codici di riferimento in vigore non permettevano l\u2019annotazione delle somme donate per solidariet\u00e0 nei registri contabili, se non entro determinati limiti, al di l\u00e0 dei quali non era adeguato andare; questo non significa che non c\u2019era solidariet\u00e0, soltanto che non si registrava perch\u00e9 era ritenuta una modalit\u00e0 non conforme alla prassi in vigore presso i frati minori; operava in qualche modo un riferimento implicito che suonava un po\u2019 cosi nella mentalit\u00e0 comune: \u201c<em>se \u00e8 vero che noi siamo poveri, i poveri non danno ai poveri<\/em>\u201d e tutto veniva gestito extracontabilmente, il pi\u00f9 delle volte di nascosto, non senza un certo pudore, e comunque non se ne parlava. Siamo cos\u00ec alle prese con un sistema di cose molto diverso da quello attuale, una struttura dove vigeva un forte controllo dell\u2019autorit\u00e0 centrale, dove i legami tra le fraternit\u00e0, anche se formali, erano comunque garantiti, e dove non c\u2019era tutta l\u2019autonomia e la liberalit\u00e0 di fare e di dare che c\u2019\u00e8 oggi, e se c\u2019era questa avveniva di nascosto. Molti dei proventi raccolti periodicamente poi dai provinciali erano destinati da questi, attraverso canali ufficiali, al sostentamento delle proprie missioni all\u2019estero o reinvestiti in progetti di sviluppo di nuove presenze in zone povere. Oggi chiaramente il superamento del modello ascetico-penitenziale di vita religiosa se da una parte ci rende pi\u00f9 secolari e mondanizzati, dall\u2019altra ci mette in contatto con un mondo che manifesta sempre pi\u00f9 i suoi disagi e le sue povert\u00e0, e che interpella ad una maggiore responsabilit\u00e0 e condivisione, invitandoci a stare in rapporto solidale con la realt\u00e0 che ci circonda.<\/p>\n<p>Altre motivazioni emerse nelle interviste, a conferma di questa maggiore sensibilit\u00e0, la riportano invece all\u2019enorme\u00a0<em>sforzo formativo<\/em>\u00a0fatto in questi ultimi anni non solo al livello locale, ma a tutti i livelli dell\u2019Ordine. In merito al fatto che si tratta comunque di una solidariet\u00e0 in denaro emerge chiaramente che molto di quello che si fa non pu\u00f2 ovviamente risultare dai registri; l\u2019accoglienza di un povero \u00e8 sempre qualcosa di scomodo che interpella, che chiedi responsabilit\u00e0 e che porta ad entrare dentro il problema dell\u2019altro; ma qui pi\u00f9 che il denaro sembra essere il\u00a0<em>tempo speso per l\u2019altro la vera nuova solidariet\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p>Ultima questione forse la pi\u00f9 critica riguarda l\u2019indice di stabilit\u00e0 economica che dal 2000 in poi \u00e8 sceso tendenzialmente sotto il 10%, manifestando cos\u00ec come l\u2019economia dei frati francescani non consente pi\u00f9 oggi, un reperimento stabile e affidabile nel tempo delle risorse necessarie per vivere e per sostenere le attivit\u00e0 pastorali.<\/p>\n<p>Nella prospettiva storica dell\u2019analisi si sottolinea come i frati sono comunque figli di una mentalit\u00e0 e di una cultura che fino ad almeno un decennio fa era fortemente improntata al risparmio; nei conventi si faceva attenzione all\u2019uso e al consumo delle cose anche pi\u00f9 semplici e di basso costo; i frati anziani come gi\u00e0 detto per la dimensione della sobriet\u00e0 si facevano garanti del rispetto di un codice informale che era lo stesso codice in uso nelle famiglie di provenienza (generalmente operaie e contadine); consuetudini, comportamenti, stili d\u2019immediata comprensione, che suonavano familiari, senza la necessit\u00e0 di nessun particolare apporto formativo \u2013 la maggiore stabilit\u00e0 residenziale dei frati e soprattutto dei frati economi favoriva inoltre la salvaguardia delle risorse e dei beni comuni per cui non si poteva comprare con molta liberalit\u00e0, non si poteva trattenere il denaro anche se solo per pochi giorni, non si poteva spostare il mobilio a proprio piacimento, questo favoriva la conservazione e quindi in qualche modo una maggiore stabilit\u00e0 nell\u2019amministrazione delle risorse anche economiche \u2013 la casa era sentita come di propria appartenenza molto pi\u00f9 che ai nostri giorni dove i maggiori spostamenti e la maggiore mobilit\u00e0 creano una sorta di distacco mentale dall\u2019ambiente in cui si vive.<\/p>\n<p>Da pi\u00f9 parti si sottolinea poi come oggi troppo spesso gli economi mancano di una\u00a0<em>formazione appropriata e specifica<\/em>\u00a0adatta al ruolo che rivestono, per cui molto \u00e8 gestito dentro l\u2019ottica di una economia semplicistica incapace di garantire un\u2019 attenta programmazione della spesa e un\u2019adeguata animazione per il reperimento delle risorse necessarie. In effetti sembra che il ruolo sia limitato oggi alla figura di colui che \u201c<em>non deve far mancare niente ai frati<\/em>\u201d e che deve tener il quaderno delle entrate e delle spese, mentre resta in ombra l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019economo come custode delle risorse e dei beni comuni, come animatore della fraternit\u00e0 nella programmazione, nella gestione e nell\u2019 uso dei mezzi adeguati per provvedere a tutto ci\u00f2 che \u00e8 indispensabile per l\u2019attivit\u00e0 pastorale e di evangelizzazione.<\/p>\n<p>Ulteriori problemi si riscontrano nella eccessiva presenza di\u00a0<em>economie individuali<\/em>; per intendere con ci\u00f2 tutte quelle economie che transitano per vari motivi fuori dalla contabilit\u00e0 ordinaria; a questo si ricollega il fatto che negli ultimi capitoli provinciali si \u00e8 sempre di pi\u00f9 dilatata la possibilit\u00e0 di spendere individualmente, autorizzando i guardiani dentro limiti di somma sempre pi\u00f9 alti; implicitamente \u00e8 sembrata un\u2019ulteriore svalutazione del capitolo locale come luogo precipuo per decidere e programmare insieme spese di una certa rilevanza e per il bene comune di tutta la fraternit\u00e0.<\/p>\n<p>Altro aspetto che emerge nelle interviste \u00e8 dato anche dall\u2019atteggiamento di eccessivo garantismo della Provincia nell\u2019offrire copertura economica per qualunque evenienza; questo non aiuta a responsabilizzare verso un\u2019attenta amministrazione del denaro, non ci pu\u00f2 essere infatti limite o attenzione ulteriore se poi si sa che se si spende oltre le proprie possibilit\u00e0 alla fine ci sar\u00e0 sempre qualcuno che in qualche modo interverr\u00e0 a sostenerti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La costruzione di un indice geneale della \u201cPovert\u00e0 Francescana\u201d<\/em><\/p>\n<p>Per arrivare ad un indice generale della \u201cPovert\u00e0 Francescana\u201d a partire dalla disponibilit\u00e0 degli indicatori per le sei dimensioni rilevate \u00e8 necessario passare attraverso la definizione di un peso da attribuire a ciascun ambito sopra esaminato. L\u2019attribuzione di un peso significa introdurre un giudizio di valore sulla dimensione in rapporto al concetto studiato \u2013 ma il non attribuire pesi o attribuirli tutti uguali non aggira il problema in quanto comunque si tratta di una scelta che definisce a priori un certo ordine di valutazione e questo non \u00e8 mai indifferente ai fini poi di un eventuale giudizio di merito. Per sottrarsi ad una inevitabile attribuzione soggettiva dei pesi si \u00e8 previsto al termine di ogni intervista di chiedere agli attori coinvolti di esprimere un giudizio sul peso che ogni dimensione potrebbe assumere all\u2019interno di un super-indice di sintesi.<\/p>\n<p>La disponibilit\u00e0 di pesi effettivi ottenuti dalle interviste ci ha permesso cos\u00ec di calcolare una media ponderata delle sei dimensioni per arrivare ad un indice generale del tema in oggetto. Con ci\u00f2 si \u00e8 voluto esprimere la possibilit\u00e0 di dare uno sguardo di sintesi e d\u2019insieme sul cammino della Provincia di questi ultimi trentadue anni della sua vita. Essendo gi\u00e0 i singoli indicatori normalizzati abbiamo idealmente anche un riferimento parametrico per una valutazione non solo relativa al tempo decorso, ma anche assoluta sul valore assunto dall\u2019 indice in s\u00e9.<\/p>\n<p>Un primo sguardo al grafico (graf. 4.9) evidenzia un lungo e progressivo miglioramento nel tempo ben espresso dalla\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/07_Studi_Buongianni-21_01.jpg\" alt=\"07 Studi Buongianni 21 01\" width=\"356\" height=\"367\" \/>tendenza di fondo della media mobile che ha raggiunto il suo massimo intorno al Giubileo del 2000, per poi invertire il segno proprio in questi ultimi anni. Il perch\u00e9 di questo in parte e gi\u00e0 stato detto da tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato espresso nelle interviste, e i risultati manifestano motivazioni che sono in parte interne alla famiglia religiosa, ma in parte anche esterne e comunque riconducibili a quelle cause rilevanti legate all\u2019impatto forte e deciso delle dinamiche provenienti anche dalla societ\u00e0 esterna. Nell\u2019insieme comunque dobbiamo essere sereni per come la provvidente mano del Signore ci ha accompagnato e ci guida attraverso la storia e in modo particolare in questa fase caratterizzata da un passaggio cos\u00ec critico e particolare, che non ha memoria di precedenti nella nostra vita francescana di frati minori del Lazio e forse della vita religiosa in generale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Delle sei dimensioni mostrate alcune chiaramente si richiamano a componenti legate al carisma, altre invece sembrano pi\u00f9 inerenti ad aspetti istituzionali. In effetti sembra importante evidenziare come la stabilit\u00e0 economica, l\u2019equit\u00e0 nel tenore di vita tra le fraternit\u00e0, e la sintropia tra fraternit\u00e0 e struttura, sono espressioni di caratteri che hanno a che fare pi\u00f9 con l\u2019istituzione che con il carisma, cio\u00e8 con tutto ci\u00f2 che deve essere stabile, equo, omogeneo, e visibile nel tempo; mentre senza dubbio le dimensioni della sobriet\u00e0, della solidariet\u00e0, e dell\u2019eticit\u00e0 delle fonti sono pi\u00f9 direttamente riconducibili a componenti relative al carisma dei religiosi francescani. Se isoliamo le due parti e calcoliamo due indicatori di sintesi con riferimento alle componenti istituzionali e a quelle carismatiche, accettando in questo caso l\u2019uniformit\u00e0 dei pesi (ipotesi che accettiamo per semplicit\u00e0) abbiamo un grafico (graf. 4.10) che evidenzia come il miglioramento dell\u2019indice generale sia dovuto dall\u201987 al \u201995 al contributo delle dimensioni legate all\u2019istituzione, mentre solo dal \u201993 al 2000 all\u2019apporto di componenti connesse al carisma; crescita dovuta proprio a quella spinta ideale maturata negli anni precedenti e che si era tradotta in parte in una maggiore sensibilit\u00e0 soprattutto a favore dei poveri, e in parte in una costante attenzione alla dimensione etica delle entrate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La crisi attuale invece sembra riconducibile grosso modo alle componenti strutturali e istituzionali: la maggiore precariet\u00e0, la riduzione dei frati e il\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/07_Studi_Buongianni-22_01.jpg\" alt=\"07 Studi Buongianni 22 01\" width=\"340\" height=\"342\" \/>sovradimensionamento delle strutture, un aumento della disuguaglianza dovuta alle difficolt\u00e0 crescenti a riscoprire legami di solidariet\u00e0 interna; aspetti prima invece demandati ad un contesto che favoriva l\u2019autorit\u00e0 centrale nell\u2019esercizio delle sue funzioni di amministrazione e di controllo, e dove anche l\u2019ambiente favoriva l\u2019elaborazione e la trasmissione tra i frati di codici di riferimento relativamente stabili, comuni e condivisi da tutti; fattori questi indispensabile nell\u2019aiutare a definire aspetti che andavano dalla gestione delle cose concrete della vita, all\u2019uso dei beni, dal lavoro, allo stile di vita e quanto altro: codici oggi saltati per i motivi gi\u00e0 analizzati in precedenza. Ci sembra quindi che nel complesso la crisi corrente sia anche dovuta all\u2019impatto forte della post-modernit\u00e0 sulla vita religiosa e in particolare proprio su quelle componenti che mirano a garantire stabilit\u00e0, visibilit\u00e0, ordine interno.<\/p>\n<p><em>Alcuni effetti della post-modernit\u00e0 sulle dimensioni della povert\u00e0 francescana<\/em><\/p>\n<p>Riflessioni particolari e circostanziate meritano le considerazioni precedentemente fatte sulle difficolt\u00e0 attuali che attraversa la vita francescana come in generale un po\u2019 tutta la vita consacrata; la sofferenza che gli indici sintetici segnalano sulle dimensioni prima evidenziate, non nascono soltanto all\u2019interno del sistema, ma sono anche il segno di effetti di provenienza esogena che comportano ripercussioni e ridondanze negative in vari ambiti. Le tensioni e i cambiamenti in atto sono cos\u00ec veloci infatti da creare disorientamento, incertezza, confusione; cos\u00ec decisioni che sembrano risolutive nel giro di brevissimo tempo risultano gi\u00e0 essere desuete, e cos\u00ec si procede a tentoni sempre tentati tra \u201cScilla e Carridi\u201d ovvero dall\u2019irrigidimento, dal rifugiarsi in forme pi\u00f9 arcaiche di vita religiosa che promettono sicurezza, oppure dalla fuga nella mondanit\u00e0 pur di riempire di qualcosa l\u2019insopprimibile mancanza di senso.<\/p>\n<p>Un primo processo che abbiamo esaminato \u00e8 il processo di\u00a0<em>individualizzazione<\/em>\u00a0a cui si addebita nella societ\u00e0 attuale l\u2019effetto di aver rimosso dalla coscienza individuale il senso comune dell\u2019essere cittadino, cio\u00e8 della possibilit\u00e0 di abitare uno spazio sociale sancito da un legame di responsabilit\u00e0 e di solidariet\u00e0 a favore del bene comune<sup>23<\/sup>\u00a0. Quello che un tempo era delegato alla ragione come dote della societ\u00e0 umana ed esercitato in senso collettivo per il bene di tutti, oggi risultato frammentato e demandato all\u2019individuo che ha cos\u00ec il diritto di selezionare e scegliere in modo assoluto il proprio stile di vita e il proprio modello di felicit\u00e0. Tutto questo si ripercuote chiaramente in modo diretto sulla vita fraterna che rischia di essere soltanto il luogo necessario da cui attingere le risorse per diventare sempre pi\u00f9 individui e realizzare il proprio progetto di vita, dentro uno spazio dove anche l\u2019autorit\u00e0 sembra non avere pi\u00f9 alcun potere di legiferare su questo<sup>24<\/sup>. I codici di riferimento comuni infatti avuti, elaborati e trasmessi negli anni da una generazione di frati all\u2019altra, si sono oggi irrimediabilmente infranti ed avviene cos\u00ec che lo spazio sociale della dipendenza e della condivisione della vita ne soffra e venga gradualmente eliminato in nome di una maggiore autonomia e di un maggior peso attribuito invece agli interessi, ai fini e alle modalit\u00e0 di vita private.<\/p>\n<p>L\u2019assolutizzarsi dell\u2019istanza individuale sembra poi aggravata dal concomitante dispiegarsi di un altro processo definito come di\u00a0<em>deregolamentazione<\/em>\u00a0tipico dell\u2019et\u00e0 globale che attraversiamo: la crisi dell\u2019autorit\u00e0. Questa si presenta cos\u00ec anche come una crisi dell\u2019ordine, della politica e della sua capacit\u00e0 di regolamentare il bene comune e di poter tornare a gestire la dimensione pubblica della vita, di poter ridefinire in qualche modo l\u2019etica su cui si fonda e si basa ogni convivenza civile, affinch\u00e9 i singoli tornino ad abitare lo spazio sociale e a riassumere quegli obblighi che da semplice individuo ti rendono cittadino responsabile della fraternit\u00e0 in cui vivi<sup>25<\/sup>. Dietro questo ulteriore cambiamento possiamo intuire il processo in atto come capace di generare una maggiore differenziazione e disomogeneit\u00e0 nei tenori di vita delle fraternit\u00e0, evidenziando cos\u00ec la possibilit\u00e0 di una nuova forma d\u2019individualismo circoscrivibile in quello che pu\u00f2 essere definito come un individualismo di fraternit\u00e0, che si colloca al livello intermedio tra lo spazio pubblico e lontano di una fraternit\u00e0 provinciale, e lo spazio intimo dell\u2019individuo e della sua vita privata; e questo non solo per ci\u00f2 che pu\u00f2 riguardare le scelte di consumo ma anche nelle scelte di solidariet\u00e0, che risultano cos\u00ec sempre meno pubbliche, sempre meno \u201cprovinciali\u201d, sempre pi\u00f9 della singola fraternit\u00e0, sempre pi\u00f9 individuali. Anche il processo di\u00a0<em>deregolamentazione<\/em>\u00a0in atto \u00e8 l\u2019ulteriore conseguenza di questa fuga generale dalla politica come mezzo di per regolamentare il bene comune.<\/p>\n<p>Non mancano poi gli effetti dovuti ai processi di\u00a0<em>delocalizzazione<\/em>\u00a0attraverso cui la dimensione locale degrada inevitabilmente sotto l\u2019effetto duplice della diffusione della mobilit\u00e0 e della comunicazione. Oggi le possibilit\u00e0 offerte grazie alla trasmissione con mezzi elettronici dell\u2019informazione rendono il trattamento della notizia extraterritoriale molto pi\u00f9 veloce e competitivo rispetto alla notizia che nasce in ambito locale e all\u2019interno dello scambio intracomunitario; basta infatti un clic dalla tua stanza \u00e8 sei connesso al cyberspazio globale a 100 Mbps, mentre l\u2019informazione locale \u00e8 molto pi\u00f9 lenta e ha costi molto pi\u00f9 alti restando relegata ai mezzi tradizionali della riunione e della conversazione<sup>26<\/sup>.<\/p>\n<p>L\u2019uso di internet e dei telefoni cellulari fonda la possibilit\u00e0 nuova di appartenere ad una comunit\u00e0, di associarsi ad essa nell\u2019ambito di rapporti occasionali che risultano essere socialmente meno impegnativi e pi\u00f9 flessibili rispetto alla possibilit\u00e0 di stabilire un rapporto durevole, frequente, intenso; cos\u00ec alla prospettiva di costruire ed investire a lungo termine in una relazione fatta di fiducia, di lealt\u00e0 e dedizione reciproca, dove la prossimit\u00e0 fisica diventa indispensabile per costruire la base di una vera comunione spirituale, si preferisce il rapporto occasionale molto pi\u00f9 semplice da gestire e con costi materiali e affettivi di disimpegno decisamente inferiori.<\/p>\n<p>La riduzione poi dei costi della mobilit\u00e0 fisica sembra fare il resto ed il vero povero non \u00e8 pi\u00f9 il\u00a0<em>nomade<\/em>\u00a0cio\u00e8 colui che pu\u00f2 sempre cambiare, adattarsi, spostarsi, ma il\u00a0<em>sedentario<\/em>, cio\u00e8 colui che \u00e8 costretto comunque a restare e non ha la possibilit\u00e0 e le risorse per muoversi e per modificare la propria posizione<sup>27<\/sup>\u00a0all\u2019interno di un contesto dove invece tutto cambia. E\u2019 evidente come la crisi si manifesti ancora di pi\u00f9 dentro un contesto come il nostro dove alla diminuzione dell\u2019intensit\u00e0 delle relazioni locali per effetto dei processi sopra descritti, si accompagna anche una diminuzione della presenza relativa dei frati: \u00e8 difficile cos\u00ec sempre di pi\u00f9 incontrarsi nella vita fraterna e non solo fisicamente, come \u00e8 difficile sempre di pi\u00f9 costruire e stabilire relazioni che siano significative e durature nel tempo; in una parola: spirituali.<\/p>\n<p>Colpisce come l\u2019impatto critico dovuto ai processi tipici della post-modernit\u00e0 che hanno portato e stanno portando anche alla diminuzione delle vocazioni, alla crisi dei valori e ad una crisi generale dell\u2019identit\u00e0, sia interrelato con gli effetti interni al sistema vita-religiosa; effetti che mettono in atto delle circolarit\u00e0 che amplificano le negativit\u00e0 provenienti dall\u2019esterno, come quello ad esempio che emerge a partire dalla svalutazione dei luoghi di vita, che va a toccare l\u2019intensit\u00e0 delle relazioni personali e che influenzando criticamente la vita fraterna dall\u2019interno, va ad aggravare ulteriormente la crisi d\u2019identit\u00e0 con la conseguenza di portare poi nel tempo ad un duplice effetto: o all\u2019abbandono (con ulteriori ricadute in termini di diminuzione di presenze) o a sfogare la propria insoddisfazione esistenziale in uno stile di vita sempre pi\u00f9 consumistico e quindi inevitabilmente meno sobrio.<\/p>\n<p>In conclusione quello descritto sembra un quadro dalle tinte fosche e senza alcun spiraglio di luce e di speranza, ma la crisi che attraversiamo \u00e8 la crisi dell\u2019istituzione, \u00e8 la crisi del sistema delle\u00a0garanzie, e tutto questo avviene cos\u00ec a vantaggio di un carisma che appare per la prima volta nella possibilit\u00e0 di essere finalmente liberato non tanto dalle strutture, ma da quelle sovrastrutture ideologiche e culturali che ormai hanno compiuto il loro tempo, e mentre tutto ci\u00f2 avviene, l\u2019impressione che si ha e che spaventa davvero, \u00e8 quella di avvertire a questo punto chiaramente come la storia ci riconsegni la responsabilit\u00e0 di abitare una libert\u00e0 cos\u00ec ampia e allo stesso cos\u00ec vulnerabile, da offrire finalmente la possibilit\u00e0 di tornare a vivere il Vangelo in una sua genuina e primigenia freschezza.<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Su internet al sito:\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ordine_francescano.\">http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ordine_francescano.<\/a><br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Cfr.\u00a0<em>Vivere il Vangelo \u2013 Francesco d\u2019Assisi ieri e oggi<\/em>, A. Rotzetter, W. Van Dijk, T. Matura, Ed. Messaggero di Padova, 1983, p. 86.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Cfr.\u00a0<em>Il francescanesimo tra idealit\u00e0 e storicit\u00e0<\/em>, S. Nicolosi, Ed. Porziuncola, Assisi, 1988, p.17.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0La Provincia Romana dei SS. Apostoli Pietro e Paolo si estende su di un territorio giuridico che coincide con i confini geografici della regione Lazio.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Cfr.\u00a0<em>Povert\u00e0 Francescana<\/em>, M. D. Lambert, Edizioni Biblioteca Francescana, Milano, 1995, pp. 90-91.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0<em>Povert\u00e0 francescana<\/em>, p. 58.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0<em>Povert\u00e0 francescana<\/em>, p. 241.<br \/>\n<sup>8<\/sup><em>\u00a0Il Piccolo Principe<\/em>, A. de Saint-Exupery, Bompiani, Milano, 1988, pag. 98.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Cfr. Costituzioni Generali O.F.M., art. 8 comma 3.<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0Cfr. Statuti Generali O.F.M., art. 19.<\/p>\n<p><sup>11<\/sup>\u00a0Cfr.\u00a0<em>La povert\u00e0 assoluta<\/em>. Informazioni sulla metodologia della stima, collana \u201cFamiglia e Societ\u00e0 \u2013 Approfondimenti\u201d,ISTAT, Roma, 2004 \u2013 disponibile sul<\/p>\n<p>sito web:<a href=\"http:\/\/www.istat.it\/salastampa\/comunicati\/non_calendario\/20040503_00\/poverta_mag04.pdf.\">http:\/\/www.istat.it\/salastampa\/comunicati\/non_calendario\/20040503_00\/poverta_mag04.pdf.<\/a><\/p>\n<p><sup>12<\/sup>\u00a0<em>Le misure della povert\u00e0 in Italia: scale di equivalenza e aspetti demografici<\/em>, Commissione di indagine sulla povert\u00e0 e sull\u2019emarginazione, Collana Societ\u00e0 e Istituzioni, 1996, p. 21.<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0Idem p.22.<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0L\u2019indice viene normalizzato tenendo conto che il campo di variazione pu\u00f2 essere ricompreso tra un minimo teorico di diffusione della sobriet\u00e0 pari a zero, e un massimo teorico ipotizzato a partire da una diffusione totale in tutte le fraternit\u00e0 (IDt = 100%), il tutto mediato dai massimi e minimi storici di diffusione; stesso procedimento per l\u2019intensit\u00e0.<br \/>\n<sup>15<\/sup>\u00a0La funzione esponenziale \u00e8 stata utilizzata per ovviare ad alcuni limiti nell\u2019applicazione del semplice prodotto tra ID e IS nell\u2019ambito della determinazione di una sobriet\u00e0. In effetti si nota ad esempio come nel caso limite in cui tutte le fraternit\u00e0 risultano sobrie dell\u20191%, l\u2019indice composto risulterebbe come il prodotto di un ID = 100% ed un IS pari all\u20191%, il valore complessivo sarebbe pari all\u20191% di sobriet\u00e0, che in questo caso limite non avrebbe senso. La considerazione di un indice del tipo \u201c ID x e<sup>IS<\/sup>\u00a0\u201cnormalizzato consente una valutazione migliore della diffusione della sobriet\u00e0.<br \/>\n<sup>16<\/sup>\u00a0Legge dovuta allo statistico tedesco Ernest Engel (1821-1896) che per primo analizz\u00f2 il comportamento della domanda rispetto al reddito, che non \u00e8 altro che la valutazione empirica di come \u201cpi\u00f9 povera \u00e8 la famiglia, maggiore la proporzione della sua spesa totale che deve essere dedicata all\u2019acquisto di generi alimentari\u201d e di come \u201cpi\u00f9 ricca \u00e8 una nazione, pi\u00f9 piccola la proporzione di generi alimentari nella spesa totale\u201d. In altre parole, con l\u2019aumento della ricchezza, la domanda di prodotti agricoli tende ad aumentare ad un tasso via inferiore rispetto a quello con cui aumenta la domanda di altri prodotti.<br \/>\n<sup>17<\/sup>\u00a0Sono voci inerenti le seguenti macro-categorie di spesa: \u201c<em>attivit\u00e0<\/em>\u00a0<em>religiose<\/em>\u201d, \u201c<em>cultura<\/em>\u00a0\u2013\u00a0<em>biblioteca<\/em>\u201d,\u201d<em>decoro<\/em>\u00a0<em>sacro<\/em>\u201d, \u201d<em>manutenzione<\/em>\u201d, \u201c<em>orto<\/em>\u00a0\u2013\u00a0<em>giardino<\/em>\u201d, \u201c<em>personale<\/em>\u201d, \u201c<em>tasse<\/em>\u201d.<br \/>\n<sup>18<\/sup>\u00a0Cfr.\u00a0<em>Statistica descrittiva<\/em>, G. Leti, Ediz. Il Mulino Bologna, 1983, pp. 424- 427.<br \/>\n<sup>19<\/sup>\u00a0Nel capitolo successivo si sono indicate in modo dettagliato le singole voci riclassificate secondo questo criterio di distinzione.<br \/>\n<sup>20<\/sup>\u00a0In carattere \u201cgrassetto\u201d si riportano i valori massimi, in \u201cgrigio\u201d i valori minimi.<br \/>\n<sup>21<\/sup>\u00a0Cfr.\u00a0<em>Metodi della ricerca sociale<\/em>, C. Guala, Carocci, Roma, 2000, pp. 222-225.<br \/>\n<sup>22<\/sup>\u00a0Vedi p. 190.<\/p>\n<p><sup>23<\/sup>\u00a0Cfr. La societ\u00e0 individualizzata, Zygmunt Bauman, Il Mulino,Bologna, 2001, p.66. Nel testo stessa pagina: \u201c<em>Le due sole cose utili che si pretendono, e si desiderano, dai \u00abpubblici poteri\u00bb sono l\u2019osservanza dei \u00abdiritti umani\u00bb, vale a dire permettere a ognuno di fare le proprie scelte, e consentire a ciascuno di farlo in pace, proteggendo la sicurezza della persona e della propriet\u00e0, chiudendo i criminali in prigione e tenendo libere le strade dai rapinatori, pervertiti, accattoni, stranieri, malevoli e malintenzionati<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><sup>24<\/sup>\u00a0Cfr. idem, p. 136. Si riporta: \u201c<em>Non ci sono pi\u00f9 grandi capi a dirti cosa fare e a sgravarti della responsabilit\u00e0 delle conseguenze delle tue azioni; nel mondo degli individui ci sono solo altri individui dai quali puoi trarre esempio su come gestire l\u2019azienda della tua vita, assumendoti tutta la responsabilit\u00e0 che consegue dall\u2019aver investito la tua fiducia in questo o quell\u2019esempio<\/em>\u201d.<br \/>\n<sup>25<\/sup>\u00a0Idem, p. 57.<br \/>\n<sup>26<\/sup>\u00a0Cfr. idem, pp.52-54. Nel testo: \u201c<em>Quando l\u2019informazione non poteva viaggiare senza qualcuno che la trasportasse e questo e quello si muovevano lentamente, la vicinanza era vantaggiosa rispetto alla distanza e i beni e le notizie prodotti nel circondario avevano un netto vantaggio su quelli che arrivavano da luoghi distanti. I confini della comunit\u00e0 locale erano definiti, in maniera non ambigua, dal volume e dalla velocit\u00e0 della mobilit\u00e0, a loro volta determinati dai mezzi di trasporto disponibili [\u2026] La conseguenza \u00e8 la svalutazione del luogo<\/em>.\u201d<br \/>\n<sup>27<\/sup>\u00a0Cfr. idem, p. 54. Nel testo: \u201c<em>I biglietti d\u2019ingresso della nuova elite sono la capacit\u00e0 di trovarsi a proprio agio nel disordine e l\u2019attitudine a prosperare mentre tutto viene rimescolato; la tessera d\u2019iscrizione \u00e8 il posizionamento all\u2019interno di una rete di possibilit\u00e0 piuttosto che la paralisi nell\u2019esecuzione di un lavoro particolare; e il biglietto da visita \u00e8 la disponibilit\u00e0 a distruggere ci\u00f2 che si \u00e8 fatto, la capacit\u00e0 se non di regalare le cose, perlomeno di abbandonarle<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[969],"fascicolo":[142],"class_list":["post-1693","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-roberto-bongianni","fascicolo-febbraio-2009"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Il concetto di povert\u00e0 francescana dei frati minori del Lazio negli anni 1975-2006 Dall\u2019analisi contabile ad un sistema d\u2019indicatori etici<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Roberto Bongianni, pubblicato nel numero di Febbraio 2009. 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