{"id":1685,"date":"2009-02-01T12:00:00","date_gmt":"2009-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1685"},"modified":"2026-04-12T11:10:58","modified_gmt":"2026-04-12T09:10:58","slug":"fondare-la-responsibilita-sociale-dimpresa","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2009\/febbraio\/fondare-la-responsibilita-sociale-dimpresa-moscarini\/","title":{"rendered":"FONDARE LA RESPONSIBILITA\u2019 SOCIALE D\u2019IMPRESA (Moscarini)"},"content":{"rendered":"<p>Negli anni piu recenti, la delocalizzazione dei processi produttivi, l\u2019evoluzione delle tecnologie di telecomunicazione, la\u00a0<em>deregulation<\/em>\u00a0dei mercati finanziari, la proliferazione di istituzioni finanziarie orientate principalmente alla speculazione finanziaria, l\u2019introduzione di incentivi economici per il\u00a0<em>management<\/em>\u00a0legati a\u00a0<em>performance<\/em>\u00a0di breve periodo, sono alcuni dei fenomeni che hanno contribuito a spostare l\u2019attenzione del\u00a0<em>management<\/em>\u00a0aziendale dalla realta economica e organizzativa della \u201cfabbrica\u201d ai \u201cfumi\u201d del mercato borsistico e a creare una dimensione non controllabile del guadagno speculativo individuale a cui solo recentemente e, in virtu di una profonda crisi del capitalismo contemporaneo, sono state rivolte severe critiche. Questi fenomeni originatesi nella sfera economica hanno preso il sopravvento sui riferimenti tradizionali indicati dalla filosofia perenne e generato mancanza di fiducia, incertezza e minor tranquillit\u00e0 nelle relazioni lavorative e in quelle personali ed intime<sup>1<\/sup>. . Allo stesso tempo e aumentata la sensibilit\u00e0 delle persone verso determinate questioni morali, sociali e ambientali. Si percepisce da parte dell\u2019opinione pubblica una maggiore intensita di sentimenti verso un piu coerente radicamento etico della vita economica che, non di rado, si traduce nella richiesta, ai gruppi dirigenti, di maggiore equit\u00e0 nelle redistribuzione della ricchezza creata dalle imprese, di salvaguardia dell\u2019ambiente naturale, di trasparenza informativa, di partecipazione alle decisioni e di condivisione delle scelte piu importanti. Da piu parti si chiede di ripensare e poi ridefinire gli obiettivi e il ruolo sociale dell\u2019impresa, in altre parole la sua natura. La teoria economica tradizionale dell\u2019impresa \u2013 in particolare quella neoclassica forgiata sull\u2019etica utilitaristica \u2013 nonostante abbia contribuito a spiegare alcuni importanti fenomeni legati all\u2019evoluzione dell\u2019impresa moderna (costi di transazione, problemi di agenzia, crescita dimensionale), non e riuscita a creare un\u2019armonia tra interesse finanziario degli azionisti e altruismo<sup>2<\/sup>. \u00a0Questo modello, quando calato nella realta organizzativa e nella vita delle persone, sembra non rispondere alle aspettative della societa civile, sempre piu scettica nei confronti del dogma della massimizzazione del valore per gli azionisti e del suo braccio \u201carmato\u201d, la finanza quantitativa.<\/p>\n<p>I recenti studi sul management tendono a rappresentare l\u2019impresa come una rete di soggetti (stakeholder) con interessi molteplici, interdipendenti e contrastanti. All\u2019impresa concettualmente edificata sul principio della massimizzazione del profitto, si sostituisce un\u2019idea di impresa basata sul management delle relazioni con gruppi di persone e di entita che formano lo stakeholder environment. Nel modello d\u2019impresa che viene definito stakeholder, la comunicazione, la trasparenza informativa, il dialogo, il coinvolgimento, la co-progettazione con gli stakeholder diventano fattori di successo che devono essere integranti nella strategia, nella struttura e nella cultura aziendali. La ragione profonda di questo adeguamento al modello stakeholder risiede, non di rado, in considerazioni di natura strategica e non invece nell\u2019esigenza, rimarcata da alcuni autori, di attribuire un ruolo moralmente piu rilevante e socialmente piu incisivo all\u2019impresa. Il contributo del modello stakeholder, osserva criticamente Lutz, consiste nell\u2019incremento del numero di parti individuali secondo la tradizione della contrattualistica sociale ma non risolve la tensione tra l\u2019immediato interesse dell\u2019individuo e l\u2019interesse comunitario in quanto l\u2019etica e considerata esterna a ciascuna persona e finalizzata a ridurre i conflitti tra interessi individuali: \u00abquando la teoria del contratto sociale viene applicata alla moderna entita aziendale, troviamo una serie di individui senza un bene comune\u00bb<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p>Pertanto, il dibattito sulla natura dell\u2019impresa rimane ancora molto aperto e meritevole di ulteriori riflessioni etiche. Il volume Fondare la responsabilita sociale d\u2019impresa, curato da Helen Alford e Francesco Compagnoni, contiene importanti contributi che offrono vari spunti di riflessione sulla questione delle radici etiche della responsabilita sociale d\u2019impresa (RSI). Come e stato indicato in alcuni dei contributi presenti nel citato volume, la dottrina economica e quella manageriale e da molti anni che affrontano le diverse problematiche connesse al tema della RSI. Sebbene i primi scritti risalgano agli inizi del Novecento, gli studi sulla RSI hanno avuto un primo importante sviluppo a partire dagli anni Cinquanta (simbolicamente puo citarsi lo scritto di H.R. Bowen del 1953) e sono proliferati verso gli anni Settanta. In passato ci sono stati numerosi tentativi di dare un contenuto specifico ad una materia che, per sua natura, e difficilmente confinabile e multi-disciplinare. Una delle questioni piu discusse riguarda la definizione stessa di RSI. Il concetto di \u201cresponsabilita sociale d\u2019impresa\u201d e stato oggetto di molteplici interpretazioni e non sempre ha assunto il medesimo significato per tutti. Una situazione che viene paragonata da Shcherbinina e Sena ad una mappa mancante di un semplice ma fermo sistema di coordinate che permetta di arricchire la comprensione del concetto stesso di RSI<sup>4<\/sup>. Questo sistema di coordinate viene individuato, concordemente con l\u2019opinione espressa dagli altri autori del volume, nei principi da cui si sviluppa il Pensiero Sociale Cristiano (PSC): bene comune e persona umana. Porre questi principi a fondamento della responsabilita sociale d\u2019impresa, precisa Compagnoni, ha un valore di idealita non trascurabile per la vita delle imprese stesse<sup>5<\/sup>. Questi principi definiscono i contenti di un tipo di etica su cui fondare la RSI. L\u2019etica, osserva Lopez De La Osa, e in grado di svolgere un ruolo fondamentale nella vita economica giustificando i diritti esistenti e, in una prospettiva futura, plasmando una realta che ci permetta un presente piu promettente<sup>6<\/sup>.<\/p>\n<p>Se i vari attori dell\u2019impresa non avessero un\u2019etica da seguire, scrive Compagnoni, non potremmo fidarci di loro o sarebbero assimilabili a pericolosi asociali, il cui comportamento non sarebbe ne prevedibile ne integrabile nella societa, mentre la presenza, piu o meno seguita, di norme etiche aumenta la prevedibilita del comportamento altrui e quindi facilita la vita sociale. \u00abNessuna attivita sociale \u2013 sottolinea Compagnoni \u2013 puo in realta svilupparsi senza etica, poiche etica significa genericamente comportamento responsabile, verso diverse istanze, secondo criteri prefissati\u00bb<sup>7<\/sup>. Piu in generale, il PSC puo offrire un contributo decisivo riguardo alla definizione ed al rafforzamento dei fondamenti etici della RSI e rappresentare un\u2019innovazione per la disciplina e la pratica del management. Sfruttando un\u2019antropologia personalista e possibile, almeno a livello teorico, superare i limiti del modello stakeholder e offrire al manager una regola semplice da applicare nel processo decisionale<sup>8<\/sup>. Questa regola, osserva Alford, potrebbe consistere in \u201cpuntare a sviluppare il bene comune di tutti gli stakeholder nel massimo grado possibile\u201d. Stabilita la regola, la decisione di cosa fare a livello operativo richiede la virtu cardinale della prudenza che puo essere coltivata solo con la pratica (il concetto stesso di \u201cresponsabilita\u201d, ricordano Gomes e Gaglianone, richiama ad una pluralita di dimensioni che riguardano il dovere, la fortezza e la capacita di giudizio o prudenza). E il bene comune, precisa Alford, che fornisce l\u2019humus entro cui il bene personale puo essere sviluppato e alimentando il dialogo tra gli stakeholder dell\u2019azienda anche in un contesto competitivo<sup>9<\/sup>. Avendo cura e rispetto delle relazioni con gli stakeholder, facendo coesistere cooperazione e competizione, l\u2019impresa crea ricchezza consentendo la fruizione dei beni fondamentali da parte della comunita, e assolve contemporaneamente alla sua funzione primaria che e quella di promuovere lo sviluppo integrale della persona.<\/p>\n<p>E a questo punto che l\u2019obiettivo della massimizzazione del valore per gli shareholder finisce di essere l\u2019unico imperativo per la direzione aziendale, e diviene solo un fattore che misura l\u2019efficienza dei processi aziendali ed indicatore, nel lungo periodo, della capacita del management di promuovere il bene comune. Tradurre la visione aristotelico-tomista del bene comune in buone pratiche aziendali e un compito arduo, soprattutto perche il comportamento delle imprese, in concreto, e orientato da finalita particolari esplicitate nella loro mission. E il soggetto economico (inteso come quell\u2019insieme di persone, amministratori\/imprenditore, che detengono il supremo potere volitivo nell\u2019ambito dell\u2019organizzazione) che assegna all\u2019impresa queste finalita. Ed e a partire dalla considerazione del potere\/responsabilita che ricade su questo gruppo di persone che deve concentrarsi il tentativo di radicare la RSI sul principio del bene comune che, in ultima istanza, preconizza il perseguimento delle sviluppo integrale della persona, fine ultimo dell\u2019agire umano. Il contributo di Sena, inoltre, delinea una via operativa per legare il concetto di bene comune alla RSI<sup>10<\/sup>. Una proposta che, se propriamente sviluppata e accolta dagli operatori, permetterebbe di valutare, mediante l\u2019utilizzo di un set specifico di indicatori, il livello di bene comune prodotto dall\u2019impresa. Questo approccio metodologico avrebbe il pregio di mettere in risalto la dimensione personalista della RSI. Cio premesso, e incoraggiante rilevare che le attuali politiche di RSI abbiano causato un impatto positivo identificato, da Becchetti, Di Giacomo e Pinnacchio, in un presumibile \u201ctrasferimento di ricchezza\u201d a vantaggio degli stakeholder coerentemente con l\u2019ipotesi che la RSI tenda e riorientare il focus dell\u2019attivita d\u2019impresa dalla massimizzazione degli interessi degli azionisti a quella degli interessi degli stakeholder<sup>11<\/sup>.<\/p>\n<p>Rimane comunque aperto il discorso sull\u2019evoluzione futura della RSI. Attualmente, la RSI si inserisce nel reale contesto aziendale come un insieme di nuovi processi che vanno a migliorare o, talvolta, ad arricchire\u00a0semanticamente, quelli gia esistenti. Questo atteggiamento rischia di provocare l\u2019appiattimento della RSI ad una pratica manageriale volta, in ultima istanza, a massimizzare il valore economico dell\u2019impresa. Ed e per questa ragione che e opportuno distanziare la RSI da quei valori instillati dalla filosofia moderna che hanno plasmato il capitalismo occidentale degli ultimi decenni e promuovere un\u2019etica della RSI prima che si frantumi contro il muro dell\u2019egoismo antropocentrico.<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0J.R. Lopez De La Osa,\u00a0<em>Interesse comune e responsabilita sociale d\u2019impresa<\/em>, in H. Alford, F. Compagnoni (a cura di), Fondare la responsabilita sociale d\u2019impresa, Citta Nuova Editrice, Roma, 2008, p. 281.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0D.W. Lutz,\u00a0<em>Fondamenti filosofici contrapposti della responsabilita sociale d\u2019impresa<\/em>, in H. Alford, F. Compagnoni (a cura di), Fondare la responsabilita sociale d\u2019impresa, cit., p. 60.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0D.W. Lutz,\u00a0<em>Fondamenti filosofici contrapposti della responsabilita sociale d\u2019impresa<\/em>, cit., pp. 26-27.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Y. Shcherbinina, B. Sena,\u00a0<em>Strumenti concettuali per una riformulazione della responsabilita sociale d\u2019impresa<\/em>, in H. Alford, F. Compagnoni (a cura di), Fondare la responsabilita sociale d\u2019impresa, cit., p. 94.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Cosi F. Compagnoni nell\u2019<em>Introduzione<\/em>\u00a0al volume<em>\u00a0Fondare la responsabilita sociale d\u2019impresa<\/em>, cit., p. 10.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0J.R. Lopez De La Osa,\u00a0<em>Interesse comune e responsabilita sociale d\u2019impresa<\/em>, cit., p. 279.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0F. Compagnoni,\u00a0<em>Diritti umani e responsabilita sociale d\u2019impresa. Fondamenti e problemi aperti<\/em>, in H. Alford, F. Compagnoni (a cura di),\u00a0<em>Fondare la responsabilita sociale d\u2019impresa<\/em>, cit., pp. 241-242.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0H. Alford,\u00a0<em>Il Pensiero Sociale Cristiano e le deboli radici etiche della responsabilita sociale d\u2019impresa. Puo il primo contribuire a risolvere il problema per la societa in generale<\/em>?, in H. Alford, F. Compagnoni (a cura di), Fondare la responsabilita sociale d\u2019impresa, cit., pp. 227-228.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 219.<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0B. Sena,\u00a0<em>Verso una operativizzazione del bene comune realizzato dall\u2019impresa<\/em>, in H. Alford, F. Compagnoni (a cura di),\u00a0<em>Fondare la responsabilita sociale d\u2019impresa<\/em>, cit., p. 439 e segg.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0L. Becchetti, S. Di Giacomo, D. Pinnacchio,\u00a0<em>L\u2019effetto della responsabilita sociale sulla produttivita e sull\u2019efficienza delle imprese. Un\u2019analisi empirica su un campione di imprese americane<\/em>, in H. Alford, F. Compagnoni (a cura di),\u00a0<em>Fondare la responsabilita sociale d\u2019impresa<\/em>, cit., p. 337.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"no","_lmt_disable":"no"},"autori":[1094],"fascicolo":[142],"class_list":["post-1685","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-flaviano-moscarini","fascicolo-febbraio-2009"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - FONDARE LA RESPONSIBILITA\u2019 SOCIALE D\u2019IMPRESA (Moscarini)<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Flaviano Moscarini, pubblicato nel numero di Febbraio 2009. 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