{"id":1683,"date":"2009-02-01T12:00:00","date_gmt":"2009-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1683"},"modified":"2026-04-12T11:10:58","modified_gmt":"2026-04-12T09:10:58","slug":"fondare-la-responsibilita-sociale-dimpresa-riflessioni-di","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2009\/febbraio\/fondare-la-responsibilita-sociale-dimpresa-riflessioni-di\/","title":{"rendered":"FONDARE LA RESPONSIBILITA\u2019 SOCIALE D\u2019IMPRESA Riflessioni di"},"content":{"rendered":"<p>Il prezioso contributo, \u201cFondare la responsabilita sociale d\u2019impresa\u201d, edito da Citta Nuova e curato da Helen Alford e Francesco Compagnoni, affronta un tema di grande attualita che negli ultimi anni sta assumendo gradualmente centralita in diversi ambiti di studio, non ultimo quello del settore dello sport nel quale chi scrive porta avanti con convinzione i principi della\u00a0<em>corporate social responsibility<\/em>. Il volume raccoglie alcuni contributi sull&#8217;argomento, fornendo feconde piste di indagine.<\/p>\n<p>In particolare, Yuliya Shcherbinina e Barbara Sena, con le loro \u201cRiflessioni su Strumenti concettuali per una riformulazione della RSI\u201d, affrontano il tema della responsabilita sociale d\u2019impresa evidenziando la problematica del proliferare di termini che, ormai troppo di frequente, vengono usati in modo improprio pur avendo ciascuno proprie e peculiari connotazioni. In particolare, le Autrici focalizzano la loro attenzioni su quattro termini-chiave \u2013 RSI, Stakeholder, Cittadinanza e Sostenibilita \u2013 attraverso i quali si puo esprimere in cosa debba consistere il progetto umano imprenditoriale verso il conseguimento del cosiddetto \u201cbene comune\u201d, ovvero lo sviluppo e il benessere dell\u2019umanita nel suo insieme e in ogni sua forma.<\/p>\n<p>In tal senso, la societa deve essere capace di offrire orientamenti in vista del bene della persona nelle sue valenze individuali e collettive, senza esimersi dal richiamare l\u2019impresa a muoversi come \u201ccittadina attiva\u201d nell\u2019ottica del concetto di \u201ccittadinanza d\u2019impresa\u201d. Tale nozione, nella sua concezione liberale, indica un\u2019insieme di diritti e doveri del soggetto, nonche la presenza di attori incaricati di garantire che questi diritti e doveri vengano rispettati.<\/p>\n<p>La \u201ccittadinanza d\u2019impresa\u201d e dunque propedeutica al concetto di sostenibilita. Quest\u2019ultima, per altro, e difficile da far penetrare nella mentalita manageriale, poiche descrive una politica d\u2019impresa<sup>1<\/sup>\u00a0volta alla salvaguardia di aspetti economici, sociali e ambientali senza definire contestualmente obiettivi misurabili, lasciando cosi all\u2019organizzazione ampi spazi d\u2019interpretazione (e di azione) che cadono il piu delle volte in comportamenti vaghi o formali.<\/p>\n<p>L\u2019ulteriore scritto di Barbara Sena, \u201cVerso una operativizzazione del bene comune realizzato dall\u2019impresa\u201d, riprendendo la classificazione che Alford e Naughton fanno dei beni prodotti da un\u2019impresa in relazione al loro contributo al bene comune, sottolinea l\u2019importanza di orientare la produzione dell\u2019impresa verso tipologie di beni \u201csostenibili\u201d.<\/p>\n<p>Molto interessanti, in questo senso, appaiono i concetti di\u00a0<em>foundational goods<\/em>\u00a0ed\u00a0<em>excellent goods<\/em>, nonche l\u2019importanza del necessario perseguimento di entrambi. Essi rappresentano le prime due categorie di beni<sup>2<\/sup>\u00a0che un\u2019impresa dovrebbe perseguire attraverso lo svolgimento delle proprie attivita: i \u201cbeni di base\u201d (come il profitto, il capitale, lo sviluppo tecnologico, ecc.) e i \u201cbeni eccellenti\u201d (che consistono, in sintesi, nello sviluppo umano in tutte le sue forme e nello sviluppo della societa nel suo complesso).<\/p>\n<p>Inoltre si parla di\u00a0<em>common goods<\/em>\u00a0e\u00a0<em>particolar goods<\/em>\u00a0per distinguere tra beni che esistono solo tra i membri dell\u2019impresa e beni che, al contrario, vengono \u201cdivisi\u201d in parti e distribuiti singolarmente. I primi rappresentano beni interni all\u2019organizzazione, come le politiche economiche adottate, o esterni, come i rapporti personali che creano la comunita di persone che e dietro ad ogni operazione dell\u2019azienda.<\/p>\n<p>Ma cio che maggiormente ci richiama all\u2019attenzione e la distinzione tra\u00a0<em>real goods<\/em>\u00a0e\u00a0<em>apparent goods<\/em>. Questa classificazione pone la questione del rapporto tra utilita e disutilita sociale che il prodotto aziendale ha insito nella sua natura, stimolando l\u2019adozione di un consumo \u201ccritico\u201d e \u201cconsapevole\u201d, cioe capace di distinguere tra una produzione \u201cbuona\u201d e una \u201ccattiva\u201d (beni reali e beni apparenti). Da questo passaggio, a nostro avviso, e possibile prendere spunto per ridisegnare la produzione contemporanea di questa nostra economia capitalistica oggi in crisi.<\/p>\n<p>L\u2019emblematico caso dell\u2019automobile riportato nel \u201ccontributo\u201d dimostra come talvolta alcuni beni, ad una attenta valutazione, presentino elementi di \u201cdisutilita\u201d (ad esempio l\u2019inquinamento ed il consumo di risorse limitate ed indispensabili per l\u2019equilibrio eco-sistemico) decisamente maggioritari rispetto alle proprie caratteristiche di \u201cutilita\u201d (muoversi piu facilmente, velocemente, con comfort, ecc.). Investire in automobili che funzionano con carburanti non inquinanti, o costruite con materiali riciclati o non esauribili, nonche l\u2019incentivazione di mezzi di trasporto alternativi come treni e metropolitane, rappresentano concreti provvedimenti volti a limitare la disutilita del bene, aumentandone i benefici sociali in termini di bene comune e sostenibilita.<\/p>\n<p>E\u2019 dunque necessario, in linea con il modello teorico tramandato dai nostri maestri, un profondo ripensamento delle finalita stesse dell\u2019impresa, ormai divenuta irresponsabile e quasi esclusivamente volta ad accrescere sempre piu il valore delle azioni nel breve periodo (specialmente nelle imprese quotate in borsa).<\/p>\n<p>Questo stato nasce quando i grandi investitori istituzionali condizionano troppo politica e governi, e quando l\u2019economia e sovrastata dalla finanza, intesa come mercato senza regole morali e sociali di condotta, non sensibile a istanze etiche, in cui gli interessi economici si rendono impermeabili alla vita reale, portando gli operatori alla ricerca della \u201cpura\u201d speculazione.<\/p>\n<p>Manager e azionisti, e in particolare gli investitori istituzionali (fondi pensione, fondi d\u2019investimento, compagni d\u2019assicurazione), ricercano nell\u2019impresa la massimizzazione del suo valore di mercato in borsa attraverso strategie finanziarie \u201cd\u2019assalto\u201d. L\u2019attuale modello d&#8217;impresa ha cosi generato un capitalismo insostenibile che, nell\u2019attuale momento storico, pone la politica in una posizione strettamente interdipendente con gli interessi delle lobby economiche. Quello che troppo spesso accade e che si crea un circolo vizioso in cui imprese che agiscono irresponsabilmente, cioe in modo non etico, creano delle lobby che esercitano forti pressioni su Governi nazionali e Istituzioni sopranazionali (come per es. WTO, Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, Comunita europea, Federazioni di governi, etc.) affinche istituiscano o consentano modelli di governance che avallino il loro comportamento irresponsabile.<\/p>\n<p>In particolare, la grande impresa e divenuta uno strumento di valore speculativo per il mondo finanziario, con una proprieta assente e irresponsabile che delega i manager ad operare nel prevalente interesse degli investitori\/speculatori, proprietari &#8220;pro-tempore&#8221; manchevoli di alcun interesse volto alla costruzione di un vero sviluppo sostenibile e nei quali e assente una visone di medio-lungo periodo.<\/p>\n<p>Ci soffermiamo a riflettere sulla necessita di ripensare ad un sistema di governo dell&#8217;economia diverso, che integri il valore dell&#8217;etica nel sistema politico della societa e delle istituzioni a livello mondiale, passando per una ridefinizione del modelli di\u00a0<em>corporate governance<\/em>\u00a0(intesa come sistema di governo e controllo finalizzato alla conduzione e alla gestione organizzativa ottimale). Questi ultimi devono cosi evolversi in modelli multi-stakeholder, ove chi governa l\u2019impresa ha delle responsabilita che si estendo dall\u2019osservanza dei doveri fiduciari nei riguardi della proprieta a quelli verso tutti i portatori d\u2019interessi dell\u2019impresa. Il rispetto dei diritti umani e civili, economici e culturali sono infatti l&#8217;orizzonte verso il quale dirigere oggi la nostra attenzione e investire quanta piu energia perche vengano tutelati.<\/p>\n<p>Riflettiamo come siano i Governi e le Istituzioni internazionali a dover porre al centro dei loro obbiettivi incisive azioni volte a contemperare il bene dell\u2019impresa nella sua capacita di reddito, sopravvivenza e sviluppo (foundational goods ed excellent goods), con le legittime aspettative della societa e dell\u2019ambiente globale. Solo riconoscendo l&#8217;immenso valore di questa \u201cmediazione\u201d, il dialogo tra i soggetti che operano nel sistema socioeconomico potra essere veramente realizzato in modo costruttivo, volto cioe a promuovere e assicurare uno sviluppo sostenibile a livello mondiale.<\/p>\n<p>Spesso nella storia dell\u2019economia nuove regole e nuovi comportamenti sociali si sono affermati in risposta ad eventi negativi di eccezionale portata. Pertanto la difficolta del momento attuale, colpito da una forte recessione, puo rappresentare una cruciale occasione per chiederci quali siano i davvero i beni reali, ripensando ad una diversa distribuzione della ricchezza e cercando un modello di un capitalismo volto a comportamenti piu virtuosi che evitino conseguenze, in termini economici, sociali e ambientali, addirittura drammatiche. Un capitalismo che passi da una ideologia di crescita senza termini a un\u2019economia dell\u2019equilibrio entro un nuovo progetto di societa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Per rendere piu concreto il termine di sostenibilita, Elkington ha introdotto lo strumento della triple bottom line, indicando tre principali sfere di azione per l\u2019impresa (ove questa deve far fronte ai propri diritti e doveri): prosperita economica, equita sociale, protezione ambientale. In questo senso l\u2019impresa nell\u2019ambito della sua funzione primaria, quella produttiva, dovrebbe ricavare la sua legittimazione ad esistere contribuendo allo sviluppo economico e al progresso di una societa sostenibile.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Ci pare utile sottolineare come nella dottrina economico-aziendale italiana ci si riferisca maggiormente al concetto di\u00a0<em>prodotto<\/em>\u00a0col quale si individua, a secondo dei caratteri di tangibilita ed intangibilita, rispettivamente un\u00a0<em>bene<\/em>\u00a0o un\u00a0<em>servizio<\/em>. Nella dottrina anglosassone, al contrario, si utilizza il termine\u00a0<em>goods<\/em>, tradotto con la il sostantivo \u201cbeni\u201d, per intendere generalmente beni sia materiali che immateriali.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1093],"fascicolo":[142],"class_list":["post-1683","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-cristiana-buscarini","fascicolo-febbraio-2009"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - FONDARE LA RESPONSIBILITA\u2019 SOCIALE D\u2019IMPRESA Riflessioni di<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Cristiana Buscarini, pubblicato nel numero di Febbraio 2009. 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