{"id":1663,"date":"2008-10-01T12:00:00","date_gmt":"2008-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1663"},"modified":"2026-04-12T01:04:36","modified_gmt":"2026-04-11T23:04:36","slug":"considerazioni-sulla-crisi-finanziaria-internazionale-attuale","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2008\/ottobre\/considerazioni-sulla-crisi-finanziaria-internazionale-attuale\/","title":{"rendered":"Considerazioni sulla crisi finanziaria internazionale attuale"},"content":{"rendered":"<p>Per prima cosa, andando all\u2019origine del problema, va detto che la moneta e la finanza, non sono un \u2018optional\u2019, ma \u201ccontano\u201d, per gli andamenti dell\u2019economia reale. Ci\u00f2, nel senso specifico che gli andamenti delle grandezze monetarie e finanziarie incidono sempre su quelli delle grandezze reali quali il reddito prodotto, l\u2019occupazione, i consumi, etc. etc. Se ci chiediamo perch\u00e9, la risposta \u00e8 semplice sol che si pensi che, mentre sono i beni reali che soddisfano i bisogni umani (per consumo ed altro), i beni vanno, per cos\u00ec dire, \u201cveicolati\u201d dalla produzione al consumo \u2013 cos\u00ec come i fattori della produzione vanno \u201cveicolati\u201d alla produzione stessa \u2013 e, allora, facendo ricorso ad una metafora, mentre i beni possono essere assimilati a ci\u00f2 che \u00e8 \u201cla benzina\u201d per il motore a scoppio, moneta e finanza si possono pensare avere nell\u2019economia reale il ruolo che, per tale motore, svolge \u201cl\u2019olio lubrificante\u201d.<\/p>\n<p>Come l\u2019olio lubrifica i vari \u201cpezzi\u201d del motore, cos\u00ec moneta, credito, finanza agevolano la trasmissione dei beni tra le persone \u201ccoinvolte\u201d, rendendo appunto possibili, o pi\u00f9 efficaci, le relative transazioni.Tuttavia, come noto, se si esagera, se cio\u00e8, nella metafora, \u201csi inonda\u201d di olio il motore, i diversi \u201cpezzi\u201d verranno ad essere sommersi dall\u2019olio e, per cos\u00ec dire, non si muoveranno \u201cper eccesso di lubrificazione\u201d, cos\u00ec come non si potranno muovere \u2013 facendosi attrito l\u2019un l\u2019altro \u2013 \u201cper difetto di lubrificazione\u201d. Similmente, come si comprende, se si \u00e8 in presenza di \u201ctroppa\u201d moneta o finanza, l\u2019economia reale \u2013 a livello interno o internazionale che sia \u2013 sar\u00e0 sommersa e, per cos\u00ec dire, \u201csoffocata\u201d, non riuscendo pi\u00f9 ad essere capace di \u201csostenere\u201d la trasmissione dei beni dalla produzione al consumo.<\/p>\n<p>Ora, questo \u00e8 ci\u00f2 che si \u00e8 verificato e si sta ancora verificando a livello mondiale ai nostri giorni, essendo stata il \u201cfocolaio\u201d di partenza, quanto a quella che si pu\u00f2 considerare una vera e propria \u201cepidemia\u201d di disfunzioni e fallimenti in campo economico-finanziario, l\u2019ormai nota \u201ccrisi\u201d statunitense dei mutui immobiliari di tipo cosiddetto sub-prime, vale a dire meno affidabili \u2013 siccome non forniti di alcuna \u201cgaranzia reale\u201d \u2013 rispetto a quelli \u201cprimari\u201d.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 chiaro che questo attuale non pu\u00f2 essere considerato il primo caso del genere, n\u00e9 sar\u00e0 l\u2019ultimo: e ci\u00f2, essenzialmente, perch\u00e9 \u2013 come in altri casi consimili nella storia economica \u2013 allorch\u00e9 una certa disfunzione, o crisi, si manifesta in un certo \u201cpezzo\u201d di un sistema economico-finanziario, si diffondono il contagio, la sfiducia, ed il panico, giacch\u00e9 la gente \u201cs\u2019influenza\u201d a vicenda, tra una persona e l\u2019altra, e allora, per \u201cbloccare\u201d il fenomeno occorre sempre un certo intervento esterno ai mercati, e ci\u00f2 nella forma di uno shock esogeno, oppure di un \u201cadeguato\u201d intervento di politica economico-monetaria.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, un caso simmetrico, ma opposto, \u00e8 stato quello verificatosi nel celebre \u201ccrollo\u201d della Borsa di New York nell\u2019ottobre 1929, con una \u201ccrisi\u201d diffusasi in tutto il mondo industrializzato e durata \u2013 dove meno, dove pi\u00f9 \u2013 per tutti gli anni \u201930 del secolo scorso, essendosi allora trattato di \u201ccrisi\u201d da carenza estrema di liquidit\u00e0, cio\u00e8, per riprendere la precedente similitudine, \u201cda carenza di lubrificante\u201d.<\/p>\n<p>Ma in realt\u00e0, nella storia dell\u2019economia, si \u00e8 stati in presenza di tutta una serie di \u201calti\u201d e \u201cbassi\u201d, di \u201ccrisi\u201d e \u201criprese\u201d, e ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 vero per i due decenni della fine del secolo scorso e dell\u2019inizio di questo, allorch\u00e9 i mercati finanziari si sono venuti sempre pi\u00f9 &#8220;allargando&#8221; e &#8220;allontanandosi&#8221; da quella funzione specifica d&#8217;intermediazione tra offerta di fondi in cerca d&#8217;impiego redditizio ed occasioni d&#8217;impiego degli stessi in attivit\u00e0 d&#8217;investimento produttivo.<\/p>\n<p>Storicamente, intanto occorre richiamare le negoziazioni sempre pi\u00f9 consistenti sui cosiddetti mercati &#8220;secondari&#8221;, negoziazioni che, essendo relative a titoli gi\u00e0 esistenti, li fanno soltanto &#8220;passare di mano&#8221;, ed in particolare si concentrano su titoli che sono ricercati da operatori &#8220;istituzionali&#8221;, i quali sono interessati meno ai rendimenti prospettici dei titoli stessi che ai guadagni &#8220;in conto capitale&#8221; o rendite finanziarie che si aspettano di realizzare sulla base della &#8220;lievitazione&#8221; del corso (o prezzo) dei titoli stessi. Non solo, ma spesso tale fenomeno \u00e8 &#8220;provocato&#8221; (quando riesce) &#8211; come accade in particolare nel caso delle divise estere &#8211; proprio dall&#8217;attivit\u00e0 di compra-vendita dei titoli, vale a dire da un&#8217;attivit\u00e0 speculativa che ha fatto, come fa tuttora, parlare di attivit\u00e0 simili alle &#8220;scommesse&#8221; o ai &#8220;giochi d&#8217;azzardo&#8221;.<\/p>\n<p>In secondo luogo, tutto questo si ritrova via via &#8220;amplificato&#8221;, anzi &#8220;ingigantito&#8221;, parecchie e parecchie volte, nella misura in cui sempre pi\u00f9 sono venute moltiplicandosi la quantit\u00e0 e proliferando la variet\u00e0 dei titoli &#8220;inventati&#8221; e trattati ad hoc, soprattutto quanto a quel tipo di strumenti finanziari che si differenziano nettamente dai titoli &#8220;sottostanti&#8221; e quindi non hanno alcuna &#8220;controparte&#8221; nell&#8217;economia reale. Si tratta dei cosiddetti titoli puri che, ad un certo punto della 2\u00b0 met\u00e0 del secolo scorso, hanno preso definitivamente il predominio sui mercati finanziari, vale a dire, dapprima, i titoli derivati o &#8220;titoli su titoli&#8221; (&#8220;futures&#8221;, &#8220;options&#8221;, etc.) e, ancora pi\u00f9 in particolare, i titoli cosiddetti &#8220;di seconda generazione&#8221; o titoli sintetici, nonch\u00e9, pi\u00f9 di recente, i titoli strutturati. E&#8217; allora evidente in che senso tutto ci\u00f2 porti anche ad un potenziamento del &#8220;momento speculativo&#8221; delle operazioni e delle negoziazioni che si moltiplicano e si moltiplicano senza sosta sui mercati finanziari contemporanei: attraverso un meccanismo &#8220;associativo&#8221; che coinvolge, sempre pi\u00f9 spesso, i continui spostamenti da uno all&#8217;altro &#8220;pacchetto&#8221; di pi\u00f9 strumenti derivati insieme (com&#8217;\u00e8 stato il caso, in particolare, con i &#8220;sintetici&#8221; e, oggi, lo \u00e8 stato con gli \u201cstrutturati\u201d), si punta a guadagni &#8220;differenziali&#8221; sempre pi\u00f9 alti, mentre si corrono anche rischi &#8220;differenziati&#8221; sempre maggiori in quanto, proprio, afferenti alla congiunta applicazione di pi\u00f9 contratti insieme.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. In effetti, quanto alle operazioni su titoli strutturati, si \u00e8 pervenuti ad operare, per cos\u00ec dire, \u201csu una montagna di carta\u201d, vale a dire su titoli privi di ogni valore \u201caccertabile\u201d, tanto che si \u00e8 addirittura parlato di titoli \u201ctossici\u201d, a causa dei quali tanti fallimenti vi sono stati e \u201ctante teste sono cadute\u201d e dei quali, in definiva, \u201cnon si vedeva l\u2019ora di liberarsi\u201d al pi\u00f9 presto, cosicch\u00e9 ne \u00e8 derivata la grave crisi attuale e non sembra proprio si veda ancora la \u201cfine del travaglio\u201d.<\/p>\n<p>Si \u00e8 insomma trattato di una forma particolarmente \u201cperniciosa\u201d e \u201cnociva\u201d di titoli derivati \u2013 tanto che, come gi\u00e0 detto, si \u00e8 parlato di titoli \u201ctossici\u201d \u2013 e ci\u00f2 in quanto \u201cbasati\u201d su altri titoli che, per\u00f2, invece di essere titoli di credito, erano titoli di debito, anzi titoli di debito \u201cpoco affidabili\u201d, ed inoltre venivano \u201ccostruiti\u201d, e \u201cnegoziati\u201d, non solo dalle banche d\u2019affari ed altri intermediari finanziari, ma dalle banche \u201cuniversali\u201d e, dunque, dalle stesse banche ordinarie. Cio\u00e8, si \u00e8 affermato \u201cl\u2018andazzo\u201d da parte di intermediari di ogni tipo, incluse, ripeto, le banche di credito ordinario, di effettuare operazioni di prestito di vario genere; e ci\u00f2, indipendentemente vuoi da ogni \u201cprudenziale\u201d livello di \u201cleverage\u201d, ovvero del rapporto fra assets rischiosi (inclusi i prestiti, quindi i debiti) e capitale \u201cversato\u201d, da ogni intermediario, a tutela della sua potenziale \u201csolvibilit\u00e0\u201d, vuoi anche da ogni \u201cprudenziale\u201d accertamento dell\u2019effettiva \u201csolidit\u00e0\u201d e \u201csolvibilit\u00e0\u201d dei prestatari.<\/p>\n<p>In particolare, questo \u00e8 stato ampiamente il caso per i titoli, appunto, strutturati, cos\u00ec come costruiti e negoziati nell\u2019ampio mercato finanziario USA da parte di ogni tipo di banca che, \u201cpartendo\u201d dai cosiddetti mutui sub-prime, cio\u00e8 da debiti, \u201ccartolarizzandoli\u2019 e quindi rendendoli negoziabili, impacchettandoli nei modi pi\u00f9 diversi, da cui appunto il nome di titoli strutturati, procedeva a venderli in vari modi, \u201cregolari\u201d o \u201cirregolari\u201d che fossero, ma sostanzialmente \u201cincontrollati\u201d. Come si comprende, si \u00e8 trattato di titoli il cui valore effettivo restava \u201csconosciuto\u201d ai pi\u00f9, mentre \u201cnell\u2019onda del successo\u201d venivano negoziati a prezzi via via pi\u00f9 alti; e ci\u00f2, anche in quanto la speculazione vi aggiungeva, \u201cdi suo\u201d, un impatto nella stessa direzione, derivante cio\u00e8 da una domanda speculativa pure crescente, e ci\u00f2 vuoi all\u2019interno degli USA, vuoi all\u2019estero. Si sono cos\u00ec trovate \u2018coinvolte\u2019 ed \u2018esposte\u2019 fior di banche esterne agli USA, in particolare in Gran Bretagna, Svizzera, Germania e cos\u00ec via (meno, molto meno, in Italia, a dimostrazione del fatto che, a volte, essere \u2018pi\u00f9 provinciali\u2019 e \u2018meno globalizzati\u2019 aiuta!).<\/p>\n<p>Ma \u00e8 chiaro che il tutto non poteva, prima o poi, non risolversi in una \u201ccrisi\u201d di ampie proporzioni una volta che \u201cqualcosa\u201d di negativo fosse accaduto da qualche parte. E\u2019 quanto si \u00e8 puntualmente verificato \u2013 portando negli stessi USA a squilibri, bancarotte e fallimenti di vario tipo per le banche d\u2019affari ed altri intermediari finanziari, ma, col tempo, mettendo in difficolt\u00e0 le stesse banche ordinarie ed avendo ampie ripercussioni, specialmente in Europa. Ed \u00e8 allora che, in quanto le cose sono notevolmente peggiorate, \u201cminacciando\u201d la stabilit\u00e0 dell\u2019intero sistema finanziario, negli stessi USA ed altrove, si \u00e8 proceduto ad una serie di \u201csalvataggi\u201d similmente \u201cdifferenziati\u201d.<\/p>\n<p>Come si comprende, le prime \u2018avvisaglie\u2019 di default e, quindi, del procedere di quelle \u2018nefaste\u2019 reazioni a catena, verificatesi dentro e fuori gli USA, si sono avute col \u2018rallentamento\u2019 dell\u2019economia statunitense e col relativo numero di licenziamenti verificatisi tra l\u2019inverno e la primavera del 2007, il che ha comportato, appunto, che certi ratei dei mutui sub-prime non sono stati pagati e che, quindi, certi ammontari di titoli strutturati hanno subito perdite nei corsi di borsa cos\u00ec come nei valori dei titoli presenti nei portafogli delle banche, e di altri intermediati finanziari, ed iscritti in bilancio, e ci\u00f2 sia negli USA che all\u2019estero.<\/p>\n<p>Allora, in primo luogo, sia la Federal Reserve, sia la Bank of England, sia \u2013 ma in tono minore \u2013 la Banca Centrale Europea hanno proceduto a forti iniezioni di liquidit\u00e0 sui rispettivi mercati, le quali hanno certo costituito comportamenti \u2018d\u2019urgenza\u2019, ma, quanto a giudicarne l\u2019efficacia e l\u2019efficienza, sembra si sia trattato, per cos\u00ec dire, come \u201cla goccia nell\u2019oceano\u201d<\/p>\n<p>In realt\u00e0, l\u2019effetto-domino di una crisi \u201cgeneralizzata\u201d si \u00e8 via via accrescito, le difficolt\u00e0 si sono estese e diffuse, le dichiarazioni di fallimenti si sono moltiplicate di continuo. Allora, l\u2019intento non solo di \u2018regolare\u2019 i mercati, ma anche di intervenire in varie forme a carico del bilancio pubblico, \u00e8 venuto acquistando consensi crescenti, anche negli USA. Si pu\u00f2 quindi capire la \u201cdirezione\u201d in cui si \u00e8 mosso il Governo degli USA nel processo di salvataggio dalla crisi dell\u2019intero sistema finanziario americano, vale dire quella di procedere con l\u2019acquisto in cambio di dollari di assets in cui sono prevalenti i titoli strutturati, quindi \u201ctossici\u201d in quanto prevalentemente composti da debiti, diventati sempre pi\u00f9 \u201ccarta straccia\u201d, con l\u2019intento di \u201cbonificare\u201d le banche e finanziarie via via acquisite e, \u201ctempi permettendo\u201d, di rivendere sul mercato le societ\u00e0 acquistate e bonificate. In particolare, negli USA \u00e8 del ministro del Tesoro Paulson un piano \u201cdi salvataggio\u201d di quel tipo, di ben 700 miliardi di dollari, la cui spesa sia da accollare all\u2019intervento pubblico, mentre, dopo \u201cschermaglie\u201d, esso \u00e8 stato aumentato a 850 miliardi di dollari e approvato definitivamente dal Congresso il 3 ottobre 2008, con modifiche e \u201ccautele\u201d, bench\u00e9, sostanzialmente, secondo le linee puntualizzate sopra.<\/p>\n<p>Quanto all\u2019Europa, dove l\u2019incidenza dei titoli \u201ctossici\u201d sembra essersi accertata come \u201cmarginale\u201d e comunque il \u201cpeso\u201d delle banche d\u2019affari (o d\u2019investimento) \u00e8 minore a quello delle banche ordinarie o, perfino, universali, si sta procedendo, in generale, sia sulla strada delle ricapitalizzazioni degli assets bancari tramite aumenti di capitale \u201cdi rischio\u201d, sia su quella delle garanzie \u201cpubbliche\u201d sui depositi bancari, \u201cestese\u201d pi\u00f9 recentemente ai prestiti, trattandosi di interventi \u201comogeneizzati\u201d, bench\u00e9 non \u201cuniformizzati\u201d, tra i vari paesi. In particolare, in Italia si \u00e8 apprestato \u2013 tramite due Decreti Legge \u2013 un \u2018piano\u2019 che prevede, da parte pubblica, anche la possibilit\u00e0 di una garanzia o addirittura una sottoscrizione per gli aumenti di capitale\u00a0necessitati dalle banche e regolarmente deliberati, e che far\u00e0 certamente discutere molto.<\/p>\n<p>Ora, mentre le crisi finanziarie sembrano \u201cresistere\u201d, in tutti i pi\u00f9 importanti centri del mondo, dove pi\u00f9, dove meno, e comunque in maniera \u201caltalenante\u201d, \u201cnon cessano\u201d i timori di una recessione mondiale che colpisca l\u2019economia reale; e, allora, si deve ammettere che le \u201cterapie\u201d annunciate \u2013 strette, per cos\u00ec dire, dalle \u201cmorse\u201d del monetarismo \u2013 non possono essere \u201csufficienti\u201d. Questa \u00e8 storia degli ultimi giorni (met\u00e0 ottobre 2008), e quindi \u2013 al di l\u00e0 di quanto detto \u2013 c\u2019\u00e8 da aggiungere, quanto alle \u201cterapie\u201d stesse, e riassumendole in una battuta, che esse non possono non vedere \u201cl\u2019epicentro\u201d spostato, keynesianamente, dalle politiche monetarie a quelle fiscali.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[870],"fascicolo":[137],"class_list":["post-1663","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-ferruccio-marzano","fascicolo-ottobre-2008"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Considerazioni sulla crisi finanziaria internazionale attuale<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Ferruccio Marzano, pubblicato nel numero di Ottobre 2008. 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