{"id":1624,"date":"2008-02-01T12:00:00","date_gmt":"2008-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1624"},"modified":"2026-04-12T11:10:58","modified_gmt":"2026-04-12T09:10:58","slug":"lo-sviluppo-rurale-nelleconomia-globale-un-ruolo-per-i-partner-sociali-e-le-ngo","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2008\/febbraio\/lo-sviluppo-rurale-nelleconomia-globale-un-ruolo-per-i-partner-sociali-e-le-ngo\/","title":{"rendered":"Lo sviluppo rurale nell\u2019economia globale: un ruolo per i partner sociali e le Ngo"},"content":{"rendered":"<p>Il concetto di\u00a0<em>glocalizzazione<\/em>\u00a0(il meglio di ci\u00f2 che \u00e8 globale si somma al meglio di ci\u00f2 che \u00e8 locale), appare, nei tempi della globalizzazione, uno strumento intellettuale ed operativo utile alle comunit\u00e0 rurali, in particolare dei paesi in sviluppo (pvs). L\u2019ipotesi\u00a0<em>glocal<\/em>\u00a0offre opportunit\u00e0 che tendono ad annullare o ridurre fortemente i rischi derivanti dalla globalizzazione, innalzando al tempo stesso livello e qualit\u00e0 delle opportunit\u00e0 godibili. I presupposti del localismo stimolano a miscelare, nella struttura del comportamento scelto ai fini di una certa soluzione, l\u2019esperienza e le opportunit\u00e0 offerte dal contesto globale con quelle delle proprie origini locali. Si pensi a un piccolo produttore agricolo di un paese del mondo (elemento locale), che reperisca nel sistema globale di Internet, una via per commercializzare il suo prodotto da importatori europei, o statunitensi.<\/p>\n<p>L\u2019\u00a0<em>e-trade<\/em>, nell\u2019esempio, costituisce l\u2019opportunit\u00e0 globale positiva ed efficace, il prodotto il fattore locale. La capacit\u00e0, la tecnica di marketing sar\u00e0 fondata sul \u201clocale\u201d, mentre lo strumento tecnologico permarr\u00e0 globale.<\/p>\n<p>Quando andiamo a connettere sviluppo globale e sviluppo rurale, dobbiamo concordare su cosa si intenda come \u201crurale\u201d. Aiuta la definizione coniata dall\u2019Ocse, basata sulla percentuale di popolazione che vive in comuni rurali in una data regione: si parla di 150 abitanti per km\u00b2. Si badi che nel contesto europeo, le zone rurali rappresentano il 92% del territorio Ue, con il 19% della popolazione che vive in zone prevalentemente rurali e il 37% in zone significativamente rurali. Il riferimento va quindi anche a regioni ad alto tasso d\u2019avanzamento socio economico, con valori nettamente superiori alla percezione che comunemente ne hanno le opinioni pubbliche.<\/p>\n<p>Nell\u2019enunciato del concetto di sviluppo rurale, si guarda a tre aree principali: l\u2019economia della produzione agroalimentare, l\u2019ambiente e l\u2019economia rurale, la popolazione nelle zone rurali. Qui il riferimento quasi esclusivo va allo sviluppo delle popolazioni che vivono in ambito rurale: si \u00e8 interessati allo sviluppo umano che esse documentano o tendono a documentare. Altrimenti detto, pur tenendo presenti le modalit\u00e0 dello sviluppo in termini materiali dell\u2019economia agricola, dei progressi o degli arresti che la filiera agroalimentare riesce a mettere a segno, si d\u00e0 attenzione non tanto all\u2019andamento della produzione e degli scambi, quanto a come le risorse umane coinvolte, le famiglie, i villaggi, si trovano a reagire, migliorando o peggiorando il loro livello di sviluppo umano. Si terranno ovviamente presenti le esigenze del miglioramento della competitivit\u00e0 del settore agricolo e forestale, cos\u00ec come quelle dell\u2019ambiente e dello spazio rurale, ma ci\u00f2 che maggiormente interesser\u00e0 sar\u00e0 la qualit\u00e0 della vita nelle zone rurali e la diversificazione dell\u2019economia rurale. C\u2019\u00e8 un dato che obbliga a procedere in questo modo: il 50% delle persone che soffrono di malnutrizione cronica sono contadini.<\/p>\n<p>E\u2019 qui che s\u2019inseriscono le considerazioni sui partner sociali. Si tratter\u00e0 di capire come gli imprenditori agricoli a vario titolo, i prestatori d\u2019opera, gli intermediari del mercato, utilizzino i propri ruoli e le prerogative economiche e sociali di cui dispongono, per migliorare la qualit\u00e0 della risposta agli stimoli della globalizzazione dell\u2019economia.<\/p>\n<p><em>Agricoltura e societ\u00e0 all\u2019inizio del XXI secolo<\/em><\/p>\n<p>Angus Maddison, nel fondamentale studio sulle fasi dello sviluppo capitalistico<sup>1<\/sup>\u00a0ha distinto, sotto il profilo storico sei epoche economiche: pre-agraria (nomadismo, caccia, pesca), agraria (stabilizzazione, stanzialit\u00e0), imperialismo antico e ritorno alla societ\u00e0 agraria, agraria avanzata, capitalismo mercantile, capitalismo. Il braccio di tempo esaminato riguarda circa trenta secoli, e incorpora la storia dello sviluppo umano. Attraverso le sei epoche, la societ\u00e0 rurale \u00e8 passata dal costituire l\u2019esclusivo modo di esprimersi dell\u2019essere umano (salvo la differenza tra vita stanziale e quindi autenticamente agricola, o nomade e quindi dedita piuttosto alla caccia) a rappresentare il modo arretrato, in termini sociali ed economici, con cui si rappresenta la vita associata e produttiva.<\/p>\n<p>Solo in piccola misura le comunit\u00e0 dei paesi sviluppati sono oggi dedite all\u2019agricoltura. Al tempo stesso i paesi arretrati non trovano nell\u2019agricoltura modalit\u00e0 sufficienti a garantirne lo sviluppo verso livelli accettabili e soddisfacenti di sviluppo umano e produttivo. Ci\u00f2 nonostante, nei paesi in sviluppo (pvs) in genere e in\u00a0<em>enclave<\/em>\u00a0dei paesi industrializzati, si ritrovano strutture economiche e sociali tuttora basicamente strutturate intorno al primario. Ci si chiede, di conseguenza, quale posizione possa rivestire il primario nella scala di priorit\u00e0 di societ\u00e0 ed economie che non intendono pi\u00f9 offrirgli i riconoscimenti ricevuti in altre epoche storiche, pur nella consapevolezza della rilevanza che il primario continua ad esercitare nel mondo e nell\u2019economia contemporanei. Una delle risposte offerte, \u00e8 che il cibo e l\u2019acqua dolce pur non costituendo fenomeni rilevanti nei sistemi economico-sociali nazionali e nel sistema dell\u2019economia globale, si costituiscano in realt\u00e0 come fattore strategico nelle dinamiche delle relazioni internazionali. Il che spiegherebbe perch\u00e9 tutti i governi attuino politiche protezionistiche rispetto ai prodotti dell\u2019agricoltura, e perch\u00e9 il negoziato di Doha sia fermo proprio sulle questioni agricole. Peccato che si tratti di politiche esclusivamente difensive, come tali incapacitate a promuovere gli interessi strutturali delle popolazioni rurali, che ruotano intorno al miglioramento della competitivit\u00e0 agricola, e all\u2019innalzamento dei livelli di sostenibilit\u00e0 dello sviluppo agricolo. Ci\u00f2 accade perch\u00e9 l\u2019economia globale tende a mettere il mondo rurale a disposizione degli interessi di soggetti imprenditoriali grandi e potenti. Questi sono meglio organizzati, politicamente pi\u00f9 significativi, con incomparabili disponibilit\u00e0 finanziarie. La filiera agroalimentare mondiale \u00e8 costruita sul travaso di risorse verso i mercati ricchi e potenti, da parte dei campi e delle piantagioni di zone meno fortunate. Ma se \u00e8 cos\u00ec, il protezionismo potrebbe risultare uno degli strumenti che assicura la sopravvivenza del meccanismo di ingiustizia, non il modo privilegiato per salvaguardare per i ceti rurali il godimento di alcune tradizionali garanzie. Se si guarda ai bisogni rurali nei paesi avanzati e in quelli arretrati, una questione balza evidente. La remunerazione del lavoro di chi produce, e la remunerazione di chi compra per rivendere, \u00e8 in ambedue le situazioni fortemente squilibrata a favore del compratore: e per\u00f2, il valore aggiunto che viene fornito dai paesi avanzati ai beni agricoli importati dalle zone rurali dei paesi in sviluppo, fa s\u00ec che la\u00a0<em>proporzione di ricchezza che resta nella ruralit\u00e0 pi\u00f9 arretrata sia immensamente bassa<\/em>. E\u2019 una situazione di ingiustizia, oltre che di dispersione di ricchezza. E\u2019 un vulnus morale, ma anche economico inferto al sistema internazionale degli scambi. Quando si parla del blocco delle trattative di Doha, va tenuto conto (e non sempre lo si fa) di questo dato strutturale, da cui nascono molti degli ostacoli alle trattative internazionali sul commercio di derrate e prodotti dell\u2019agricoltura.<\/p>\n<p>Squilibri tra zone rurali e cittadine continuano, peraltro, a persistere anche in Europa. Le aree rurali dei 27 denunciano un reddito pro capite che \u00e8 di circa 1\/3 pi\u00f9 basso della media, con scarsa partecipazione femminile al lavoro, servizi e infrastrutture arretrati, istruzione superiore meno diffusa. Il territorio rurale europeo si caratterizza per carenza di opportunit\u00e0 professionali, culturali e lavorative, che penalizza in particolare le giovani generazioni. Ovviamente queste considerazioni riguardano in modo particolare le zone rurali dei paesi di recente ingresso nell\u2019Unione. Bench\u00e9, con 15 milioni di posti di lavoro (8,3% dell\u2019occupazione totale) e il 4,4% del Pil, l\u2019Ue sia il primo produttore mondiale di prodotti alimentari e bevande, denuncia un settore polarizzato e frammentato in termini di dimensioni. In particolare si rileva come l\u2019abbandono delle aree rurali, continui a produrre effetti negativi sul piano ambientale e anche della preservazione delle specie vegetali. In quest\u2019ambito manca tuttora una politica specifica per i giovani, in grado di fermare l\u2019emorragia di risorse umane che costituisce una delle questioni chiave, anche sotto il profilo delle conseguenze familiari e sociali, della vita rurale europea.<\/p>\n<p><em>Gli attori dello sviluppo rurale<\/em><\/p>\n<p>Nelle economie avanzate come in quelle arretrate, si tarda a prendere percezione della rilevanza che l\u2019agricoltura rappresenta per il futuro delle nostre societ\u00e0. E che le questioni legate allo sviluppo rurale riguardano il futuro dell\u2019umanit\u00e0, visto che il cibo e le bevande rimangono a fondamento di qualunque ipotesi non tanto dello sviluppo, quanto dell\u2019esistenza della specie umana. E quindi della qualit\u00e0 che lo sviluppo agricolo deve assumere per essere compatibile con i bisogni umani e ambientali. La constatazione tocca in modo speciale la questione dello sviluppo nei paesi arretrati, e dello sviluppo rurale dentro la questione generale dello sviluppo.<\/p>\n<p>Si considerino alcuni dati. Agricoltura significa 11% delle terre emerse del pianeta Terra. Con riferimento al terreno arabile disponibile, il rapporto ettari\/persona, nel periodo 1961-1963 \u00e8 risultato pari a 0,32. Era 0,21 nel periodo 1997-1999, ed \u00e8 previsto a 0,16 nel 2030. Questo significa che si va riducendo la superficie agricola disponibile: il che richiede o nuovi terreni agricoli, o ulteriore intensit\u00e0 nello sfruttamento\/rendimento per ettaro. Guardando i dati forniti dalla Fao, ci si confronta con situazioni paradossali. Su base mondiale il 70% dell\u2019acqua dolce<sup>2<\/sup>\u00a0disponibile \u00e8 impiegata per usi agricoli. Sale all\u201989% in Africa, Medio Oriente e Asia meridionale, realizzando un ingiustificabile spreco di risorse, in regioni dove la mancanza d\u2019acqua comporta anche un pesante bilancio in vite umane. Gli eccessi irrigui danneggiano il 26% dei terreni nei pvs con processi d\u2019imputridimento o di salinizzazione. Il dato cresce a causa dell\u2019aumento delle piogge monsoniche e dell\u2019inaridimento di corsi d\u2019acqua e grandi laghi, dovuto al pompaggio idrico per fini agricoli, in particolare per la coltivazione di piante come il cotone. Si tenga conto che sono gi\u00e0 250 milioni le persone toccate dai processi di desertificazione, e che un miliardo d\u2019esseri umani \u00e8 a rischio di coinvolgimenti nella desertificazione.<\/p>\n<p>Sprechi paradossali che si ritrovano anche pi\u00f9 evidenti nel settore\u00a0<em>carni<\/em>\u00a0e\u00a0<em>affini<\/em>. Negli Stati Uniti sono 157 milioni le tonnellate di cereali, legumi e ortaggi utilizzate annualmente per allevare e macellare 28 milioni di tonnellate di proteine animali. Sempre negli Usa, i 2\/3 del grano esportato va in alimentazione animale. In Giappone si \u00e8 registrato nell\u2019ultimo trentennio il 360% d\u2019aumento nel consumo di carne. L\u201980% dei bambini sofferenti di fame vive in paesi che impiegano buona parte dei propri cereali per produrre carne da esportare nei paesi ricchi. Si noti che per produrre un chilo di carne servono 100mila litri d\u2019acqua; per un chilo di soia bastano 2mila litri. 800 milioni di persone potrebbero essere alimentate con il grano che ogni anno viene destinato, nei soli Stati Uniti, per alimentare animali da macello.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi il dato pi\u00f9 allarmante, Secondo la Fao, gli allevamenti di bestiame generano pi\u00f9 gas-serra del sistema globale dei trasporti. Le grandi mandrie e gli allevamenti intensivi costituiscono il 18% delle emissioni globali di anidride carbonica e il 65% delle emissioni di protossido d\u2019azoto (prodotto dal letame) che sono 300 volte pi\u00f9 pericolose di quelle dell\u2019anidride carbonica. Il settore agricolo costituisce inoltre una delle principali fonti di impoverimento del suolo e in genera comporta un peggioramento della qualit\u00e0 dell\u2019acqua attraverso residui, pesticidi, concimi.<\/p>\n<p>Ce n\u2019\u00e8 abbastanza per capire che la nostra epoca testimonia, rispetto al sistema agrario, squilibri vecchi e nuovi. Da un lato le scelte di politica macroeconomica, dall\u2019altro l\u2019uso o il malo uso che si fa delle forme avanzate di progresso tecnico (si pensi agli effetti di certa meccanizzazione, di certi antiparassitari, di certa irrigazione artificiale arricchita, di certi invasi d\u2019acqua a fini irrigui con dighe invasive ed espulsione di nuclei contadini dal territorio abitativo interessato). E poi la prepotenza di certi regimi di accesso ed uso della terra, derivati da forme errate di organizzazione sociale e\/o politica.<br \/>\nSono elementi che congiurano a rendere complesso l\u2019affrancamento del mondo rurale dai suoi bisogni storici. L\u2019epoca dell\u2019economia cosiddetta globale, per certi versi, non solo non ha migliorato, ma anzi peggiorato la situazione di zone agricole tradizionali.<\/p>\n<p>I regimi esistenti di propriet\u00e0 fondiaria possono cos\u00ec essere riassunti:<\/p>\n<p>\u2022 Terre comunitarie e terre collettive:<\/p>\n<ul>\n<li>societ\u00e0 rurali a struttura tribale o patriarcale (es.: Africa sub-sahariana);<\/li>\n<li>terre collettivizzate nelle economie di piano e di caserma;<\/li>\n<li>altre forme di propriet\u00e0 non individuale (propriet\u00e0 statali, di enti pubblici o religiosi, cooperative, usi civici, etc.) previste dai sistemi d\u2019economia di mercato;<\/li>\n<\/ul>\n<p>\u2022 Terre di propriet\u00e0 privata individuale:<\/p>\n<ul>\n<li>Piccola propriet\u00e0 (parcellizzazione fondiaria), anche con conduzione familiare e diretta;<\/li>\n<li>Latifondo e grande impresa (concentrazioni) organizzata come impresa capitalistica con salariati, o affittata o appoderata (mezzadri) in Europa; haciendas in America Latina; latifondo estensivo con braccianti sottopagati che danno rendita al proprietario.<\/li>\n<\/ul>\n<p>La segmentazione sociale che corrisponde a detti regimi giuridici esprime due estremi:<\/p>\n<ul>\n<li>Organizzazione della produzione di tipo feudale (sud e sud est asiatico)<\/li>\n<li>Latifondismo (America Latina), che motiva, tra l\u2019altro, azioni di forte contestazione sociale come in Brasile l\u2019azione dei\u00a0<em>Sem terra<\/em>.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Certo che elementi come la qualit\u00e0 del suolo, l\u2019affluenza e la regolazione dei flussi delle acque per irrigazione, il clima e in particolare l\u2019esposizione al sole e il tasso d\u2019umidificazione dell\u2019ambiente finiscono per influenzare l\u2019efficienza delle produzioni e il rendimento dei terreni. Ma su tutto, inevitabilmente, prevale la forza del fattore umano. Casi di scuola fanno giustizia di qualunque dubbio in proposito. Si guardi a quanto sia sviluppata l\u2019agricoltura in Israele e quanto risulti arretrata in genere nei paesi arabi confinanti. Si guardi a cosa ha fatto la cattiva politica e il pessimo management nelle terre del Sahel, il cui nome ha identificato una delle fasce terrestri pi\u00f9 floride d\u2019Africa prima di divenire segno di desertificazione e carestia. E che dire dei disastri ambientali causati dall\u2019homo \u201csovieticus\u201d nelle terre intorno al mar d\u2019Aral e nelle zolle nere d\u2019Ucraina?<\/p>\n<p>Anche lo\u00a0<em>scambio ineguale<\/em>\u00a0tra \u201cmetropoli\u201d e \u201ccampagna\u201d dipende dal fattore umano. E cos\u00ec il peggioramento delle ragioni di scambio. In questo l\u2019economia globale ci ha messo del suo, accrescendo le occasioni in cui i pvs cedono a prezzo basso i propri beni in quanto materia prima, semilavorati, o derrate agricole, per dover poi acquistare beni prodotti in paesi sviluppati, a condizioni costose, visto il valore aggiunto che quei paesi sono in grado di attribuire ai loro prodotti. Senza trasferimenti di know how, di produttivit\u00e0, di tecniche manageriali, la forbice tra industrializzati e non tender\u00e0 a crescere ulteriormente. Non ci sono scorciatoie per muovere l\u2019agricoltura dei paesi arretrati fuori dal circolo del sottosviluppo. Si tratta di creare le condizioni per un\u2019agricoltura che non sia pi\u00f9 di sussistenza, che non risponda ad esigenze neocolonialistiche. Si potr\u00e0 obiettare che laddove, in detti paesi, l\u2019agricoltura ha cercato la sua strada verso una maggiore redditivit\u00e0 e valore aggiunto, si \u00e8 trovata troppo spesso a finire preda di multinazionali, lasciando all\u2019estero il godimento della pi\u00f9 parte dei prodotti migliorati.<\/p>\n<p>E\u2019 la storia delle agricolture di piantagione: ottimi esempi si ritrovano nel sud America, nel sud est asiatico, intorno al golfo di Guinea, nel meridione orientale brasiliano. Le compagnie multinazionali se impiantate in loco per la produzione diretta di beni come cotone, frutta, zucchero da canna, caff\u00e8 t\u00e8 e cacao, commercializzano e mantengono a s\u00e9 ogni valore aggiunto. Se si servono di produttori locali, raccogliendo le derrate a fini di commercializzazione, allocano per i produttori locali una parte non certo cospicua del valore aggiunto. Risulta evidente che i produttori singoli di piccole medie dimensioni trovano un potere contrattuale multinazionale prossimo al ricatto. Non cos\u00ec quanto l\u2019interlocutore diventa associato e gode di una sponda di solidariet\u00e0 internazionali: qui il potere contrattuale tende ad essere, nelle due parti, potenzialmente pari. Si prospetta peraltro, in quest\u2019ambito, il rischio che vicende strettamente aziendali o settoriali, possano assumere spazio politico, per il legame strategico tra prodotti agricoli e politica nazionale. Si guardi al caucci\u00f9 nel sud est asiatico specie per Indonesia e Malesia, al cacao nei paesi africani del golfo di Guinea e in Brasile; alla palma da olio in Malesia; al caff\u00e8 in Brasile, Costa d\u2019Avorio e Colombia. Di nuovo l\u2019elemento umano, appropriatamente organizzato, pu\u00f2 modificare situazioni che sembrano strutturali. Perch\u00e9 anche per queste nazioni e per questi sistemi rurali, esiste l\u2019alternativa di un\u2019agricoltura capitalistica, quel tanto speculativa da investire grandi somme su grandi spazi, per mano d\u2019opera contenuta. Nei climi temperati, in questa direzione sono andati le grandi pianure statunitensi, l\u2019Australia occidentale, gli altipiani del Venezuela, la steppa sudafricana, la pampa argentina.<\/p>\n<p><em>Quando la teoria non \u00e8 \u201cpratica\u201d<\/em><\/p>\n<p>Si \u00e8 spesso letto che l\u2019economia rurale e lo sviluppo agricolo costituiscono la prima fase dell\u2019accumulazione capitalistica, necessaria a finanziare il\u00a0<em>take off<\/em>\u00a0delle societ\u00e0 in vista del<em>\u00a0landing<\/em>\u00a0nell\u2019economia industriale e nella felicit\u00e0 dei falansteri urbano-industriali. La marginalit\u00e0 agraria, in questa teoria, \u00e8 pressoch\u00e9 totale. L\u2019agricoltura \u00e8 gradita perch\u00e9 riesce a togliersi dalla circolazione il prima possibile, e che ci\u00f2 avvenga costituisce garanzia di successo. Questa teoria \u00e8 stata orribile per le comunit\u00e0 rurali: essa non ha contemplato nessuna ipotesi di sviluppo rurale autocentrato e autofinalizzato.<\/p>\n<p>Se questa teoria rispondesse al vero, il ragionamento che qui si sta proponendo, ovvero quello di comunit\u00e0 e societ\u00e0 agricole centrate sul miglioramento della propria\u00a0<em>performance<\/em>, sulla consapevolezza delle proprie potenzialit\u00e0 e possibilit\u00e0 di perdurare dentro i fenomeni di sviluppo, non avrebbe evidentemente modo di tramutarsi in realt\u00e0. La teoria, che rende la comunit\u00e0 agricola ancella dello sviluppo industriale, ha come conseguenza di indirizzare investimenti e sostegno alle infrastrutture di servizio alla produzione e al commercio, senza progetti per lo sviluppo di comunit\u00e0 rurali destinate comunque ad assottigliarsi se non a scomparire.<\/p>\n<p>La tesi del\u00a0<em>take off<\/em>\u00a0fu anche chiamata \u201cdella modernizzazione\u201d. Vi fece seguito quella della \u201c<em>rivoluzione verde<\/em>\u201d. Aumento della produttivit\u00e0 e dei volumi costitu\u00ec il verbo degli ani Settanta: mercato, capitale e investimento il fattore trinitario da soddisfare. Fu l\u2019invasione delle campagne da parte di pesticidi e fertilizzanti, nuovi materiali, sementi a pi\u00f9 alto rendimento, pompe di irrigazione e meccanizzazione ovunque e sempre. Sappiamo tutti come and\u00f2 quella vicenda: per un po\u2019 funzion\u00f2, poi il terreno si disse esausto, e i rendimenti si fermarono su livelli che solo pi\u00f9 massicce dosi di chimica avrebbero potuto nuovamente muovere in alto. Inoltre, nuove consapevolezze scientifiche e ideologiche iniziarono a scoraggiare una rivoluzione che tutto sembr\u00f2 fuorch\u00e9 \u201cverde\u201d, e che proprio i vari\u00a0<em>green<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Gr\u00fcnen<\/em>\u00a0del mondo avanzato avrebbero presto voluto sconfiggere. Il costo dell\u2019operazione risult\u00f2 eccessivo a molti contadini e abitanti delle aree rurali: le sementi, ad esempio, che un tempo erano gratuite e si riproducevano naturalmente, venivano ora rese bene di scambio e diventavano piuttosto costose.<\/p>\n<p>Il guadagno dell\u2019operazione risult\u00f2 benefico per le multinazionali. Le multinazionali che operano nel primario hanno creato, con la rivoluzione verde, una catena del valore che d\u00e0 piena soddisfazione ai presupposti degli investimenti tecnologici e commerciali effettuati. Soffre semmai l\u2019agricoltura piccola e media, e con essa il suolo che risente dello sfruttamento intensivo. Soffre anche la diversit\u00e0 ambientale e delle specie, mentre gli standard industriali prendono il posto di troppe colture tradizionali. Molte specie tradizionali soffrono malattie impreviste, la biodiversit\u00e0 \u00e8 messa a rischio.<\/p>\n<p>E\u2019 proprio l\u2019esperienza della \u201crivoluzione verde\u201d a dettare alcune considerazioni:<\/p>\n<ul>\n<li>pu\u00f2 darsi aumento della produzione materiale, in assenza di miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni rurali e quindi dello \u201csviluppo rurale\u201d;<\/li>\n<li>interventi esogeni non sempre hanno la capacit\u00e0 di mobilitare in modo appropriato le risorse locali e endogene, ponendosi obiettivamente come ostacolo allo sviluppo rurale;<\/li>\n<li>l\u2019accesso delle comunit\u00e0 rurali e delle persone che ne fanno parte, insieme all\u2019ampliamento delle disponibilit\u00e0 in termini di libert\u00e0 individuali e di risorse riguardanti il capitale sociale e civico, s\u2019impongono come elemento indispensabile per la valutazione positiva delle esperienze di sviluppo rurale.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Si tratta di seri limiti di un modello di sviluppo rurale, che ha dettato legge per decenni. Si tratta di limiti che la globalizzazione pu\u00f2 accentuare, specie quando non \u00e8 in grado di promuovere quelle formule di glocalismo alle quali si \u00e8 fatto cenno in apertura.<\/p>\n<p><em>Lo sviluppo rurale ai tempi dell\u2019economia globale<\/em><\/p>\n<p>Per una buona vicenda di sviluppo rurale, soddisfacente sotto il profilo dei bisogni delle popolazioni che vivono nella realt\u00e0 rurale, occorre garantire il soddisfacimento di alcuni requisiti:<\/p>\n<ul>\n<li>le misure invasive ed esogene vanno limitate al minimo;<\/li>\n<li>le risorse locali vanno valorizzate il pi\u00f9 possibile, e preferite quelle rinnovabili a quelle\u00a0<em>one shot<\/em>;<\/li>\n<li>l\u2019intersettorialit\u00e0 va premiata in modo adeguato perch\u00e9 promuove la comunit\u00e0, e i momenti di rappresentanza e di partenariato sociale al suo interno;<\/li>\n<li>la famiglia, insieme al capitale umano, deve essere valorizzata in modo appropriato, anche attraverso la promozione dell\u2019istruzione e della formazione, utilizzo di tecnologie amiche, misure sociali di supporto;<\/li>\n<li>gli attori sociali dello sviluppo locale devono essere valorizzati anche attraverso il coinvolgimento diretto nelle azioni che i partner sociali sono in grado di avviare e condurre, cos\u00ec da garantirne il protagonismo nelle vicende del dialogo e della solidariet\u00e0 sociale;<\/li>\n<li>vanno attivati percorsi adatti per lo sviluppo rurale, che possano esplicarsi in armonia con lo sviluppo in generale delle societ\u00e0 nelle quali detto sviluppo va a collocarsi, al fine di disporre di meccanismi sinergici tra le diverse attivit\u00e0 rurali, tra quelle agricole e non. Si pensi alla rilevanza dell\u2019artigianato, dell\u2019industria di\u00a0<em>packaging<\/em>, conserviera, etc.;<\/li>\n<li>vanno disposte azioni politiche che inseriscano lo sviluppo rurale nel solco di riforme sociali quali la fruibilit\u00e0 di sanit\u00e0, sicurezza sociale, istruzione, pensioni;<\/li>\n<li>va garantita una qualit\u00e0 della vita rurale, tale da scoraggiare i fenomeni macro di esodo di giovani dalle campagne.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Cos\u00ec orientati strategicamente, strumenti come l\u2019assistenza tecnica, il credito agricolo, strutture comuni di magazzinaggio, sementi e fertilizzanti, riacquistano la capacit\u00e0 di saper sviluppare la produttivit\u00e0 sia delle terra che dell\u2019uomo, allontanando lo spettro della povert\u00e0 non solo materiale ma anche morale.<\/p>\n<p>Sono, l\u2019insieme di questi fattori, garanzia che lo slogan dello\u00a0<em>sviluppo rurale sostenibile<\/em>, diventi una realt\u00e0 effettiva, tale da valorizzare le\u00a0<em>specificit\u00e0 culturali<\/em>\u00a0che appartengono storicamente alla vicenda dello sviluppo rurale.<\/p>\n<p>In qualche modo il concetto di sviluppo rurale sostenibile costituisce l\u2019attuale punto d\u2019arrivo della riflessione, tale da risolvere molti dei problemi presentati da altre soluzioni esaminate.<br \/>\nPer essere tale, il modello di sviluppo proposto ad una societ\u00e0 rurale, deve contenere i seguenti punti:<\/p>\n<ul>\n<li>flessibilit\u00e0 e adattabilit\u00e0 al contesto locale nel quale viene a porsi;<\/li>\n<li>capacit\u00e0 di essere economicamente remunerativo e autosostenibile;<\/li>\n<li>rispetto dell\u2019ambiente e delle sue prerogative;<\/li>\n<li>equit\u00e0 nella distribuzione dei benefici e dei profitti tra partner, soci,\u00a0<em>stakeholder<\/em>, e tra generazioni attuali e future.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Secondo una posizione del 1989 del Consiglio Fao, l\u2019agricoltura sostenibile per lo sviluppo rurale (Sard) \u00e8 \u201cgestione e conservazione delle risorse naturali, orientamento del cambiamento tecnologico e istituzionale nella direzione del raggiungimento, nel tempo, della piena soddisfazione dei bisogni umani, per le generazioni attuali e quelle future\u201d.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 aggiungere che Sard significa anche conservazione di suolo, acque, risorse genetiche delle piante e degli animali, ed \u00e8 attento alle implicazioni sociali del suo modello, tanto che mette in cima ai suoi risultati auspicabili, nei livelli rispettivamente locale, regionale, globale:<\/p>\n<ul>\n<li>la sicurezza alimentare,<\/li>\n<li>l\u2019occupazione rurale e produzione di reddito (contro povert\u00e0),<\/li>\n<li>la conservazione delle risorse naturali e protezione dell\u2019ambiente.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Si pu\u00f2 obiettare, anche con buoni argomenti, che questo modello, rinunciando alla quantit\u00e0 di prodotti garantiti, almeno nel breve, dai sistemi intensivi dell\u2019agricoltura verde, rischia di far diminuire le scorte alimentari e danneggiare nel medio periodo la sopravvivenza di popolazioni tuttora tormentate dal problema della fame e della sete. Si osservi a questo proposito, quanto segue.<\/p>\n<p>Nonostante il cibo attualmente disponibile, risulti sufficiente ai bisogni mondiali, esso non \u00e8 distribuito in modo conforme ai bisogni, quindi continua la fame e la sete in diverse zone dal pianeta. Il fatto che in certe zone si produca e si commerci cibo, non ha significato l\u2019arricchimento e l\u2019avanzamento di quelle zone rurali.<\/p>\n<p>Con tali fatti a bilancio, occorre prestare la dovuta attenzione ad alcune indicazioni apparentemente incontestabili, sui danni che tecniche non auto-limitanti possono arrecare alla filiera agroalimentare, ad esempio riguardo alle produzioni animali, o all\u2019uso di infestanti, al degrado del terreno, con territori in sofferenza per inquinamento, salinizzazione, perdita o riduzione di fertilit\u00e0. Si pensi, per richiamare un dato a tutti noto, che le proiezioni indicano un\u00a0<em>aumento del 50% della domanda mondiale di cibo entro il 2050<\/em>. Bene. Le perdite generate dagli infestanti si stimano tra il 25 e il 50%, guardando in particolare agli infestanti che danneggiano la salute degli animali e del bestiame, e indirettamente quella umana. Si deve anche richiamare come le sementi geneticamente modificate stiano avendo un impatto non propriamente positivo sui piccoli agricoltori del sud del mondo, soprattutto in Africa, bench\u00e9 la diffusione di Ogm passi spesso attraverso pi\u00f9 o meno mascherate politiche di aiuto allo sviluppo, che sembrano considerare la societ\u00e0 rurale come una vasta zona di passivit\u00e0 da manipolare. Un\u2019altra questione a cui rivolgere l\u2019attenzione, in quest\u2019ambito, \u00e8 quella energetica Al fine di preservare la qualit\u00e0 del prodotto agricolo, occorre accrescere le dosi di energia pulita e rinnovabile utilizzate nella filiera agroalimentare.<\/p>\n<p>Non si sottovaluti, peraltro, la valenza che, in termini politici, quindi in termini di influenza sulla stabilit\u00e0 del sistema internazionale, viene ad avere la conduzione e lo sviluppo corretto del mondo agricolo e della sua cultura rurale. La\u00a0<em>sicurezza alimentare<\/em>\u00a0\u00e8 da tempo riconosciuta come uno dei fattori di base della sicurezza del sistema dei rapporti tra i popoli e tra gli stati. Vi \u00e8 tuttora sottoalimentazione in Africa, mentre si affaccia nei paesi economicamente avanzati, lo spettro, altrettanto letale della sovralimentazione, in assenza di corretta integrazione tra valori nutritivi e gusto. Statisticamente 800 milioni di persone vivono con meno di 2200 calorie quotidiane (soglia di benessere fisiologico). Se la questione riguarda circa un miliardo di persone che non godono di condizioni per il cibo sufficiente, 10 milioni tra di loro muoiono letteralmente per fame ogni anno. Dietro la fame non ci sono solo ragioni climatiche, e legate ai cicli produttivi. Le pi\u00f9 significative sono ragioni politiche, culturali, economiche in senso lato. Ora<em>\u00a0l\u2019accesso di tutti ad una quantit\u00e0 di cibo sufficiente ad una vita sana e riproduttiva<\/em>, \u00e8 la condizione minima che la cultura rurale deve pretendere. E perch\u00e9 questo sia ottenuto, serve evidentemente un\u00a0<em>potere d\u2019acquisto<\/em>\u00a0che lo consenta. Nonostante taluni miglioramenti, nonostante la Fao pubblicizzi un progressivo miglioramento della situazione, si prevede che ancora alla fine del terzo decennio di questo secolo gli individui denutriti assommeranno a quasi mezzo miliardo.<\/p>\n<p>Sembra di poter ragionevolmente attribuire la responsabilit\u00e0 per il perdurare della insicurezza alimentare, all\u2019uomo, in particolare a come gli stati e le imprese conducono la politica e l\u2019economia.<\/p>\n<p>Si prenda, ad esempio, la questione dell\u2019<em>accesso al credito<\/em>\u00a0per le piccole imprese agricole, e il rapporto che questa situazione riveste nel passaggio delle derrate agricole dalla produzione locale alla distribuzione multinazionale.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo decennio dello scorso secolo la grande distribuzione organizzata ha generato un enorme controllo sui mercati mondiali dei prodotti alimentari. Nel 2004, a livello mondiale, le prime 30 catene di vendita di prodotti di largo consumo per fatturato, avevano raggiunto il 33,5% del mercato totale, contro il 29 di appena 5 anni prima. Cos\u00ec si sono alterate le condizioni prima esistenti per l\u2019accesso dei produttori alla distribuzione. Pochi gruppi finanziari tendono a integrare orizzontalmente e verticalmente il mercato mondiale delle derrate e dei prodotti. Bisogna inserirsi in questo gioco in modo attivo, per non restare fuori dal controllo delle filiere agroalimentare dei nostri tempi. Il\u00a0<em>commercio equo e solidale<\/em>\u00a0si propone come una risposta, ma \u00e8 parziale e di peso relativamente ristretto. Il commercio agroalimentare, gestito dai lavoratori emigrati che diventano imprenditori \u00e8 un\u2019altra soluzione adottata. Di pi\u00f9 possono certamente due strumenti finanziari come il\u00a0<em>microcredito<\/em>\u00a0e l\u2019utilizzo delle rimesse dall\u2019estero. Le rimesse di valuta dall\u2019estero, in termini di movimenti finanziari verso i paesi in via di sviluppo (Pvs) da economie avanzate e da Pvs (questi ultimi generano tra il 30 e il 45% delle rimesse, si pensi ai casi di Malaysia e Sud Africa rispettivamente verso Asia e Africa povere), hanno raggiunto una cifra pari al totale degli investimenti diretti esteri (Ide) nei Pvs. Nel 2005, secondo la Banca mondiale, gli immigrati dai paesi poveri hanno spedito a casa, attraverso i canali di trasferimento istituzionali come banche servizi postali e\u00a0<em>money transfer<\/em>, pi\u00f9 di 167 miliardi di dollari, superando di due volte l\u2019importo atteso dalle politiche d\u2019aiuto. Lo stesso rapporto informa che una stima di quanto si muove nei canali informali di trasferimento, consiglia di far lievitare la somma delle rimesse di un ulteriore 50 per cento. Stando alle cifre ufficiali, si tratta di ammontare significativi per le economie locali, che possono fornire un buon volano sia per lo sviluppo interno che per le collaborazioni imprenditoriali e commerciali con l\u2019estero. L\u2019India, primo paese in quanto a rimesse estere calcolate in dollari, riceve quest\u2019anno quasi 22 miliardi, pari al 3,1% del Pil. Le Filippine mettono in cassa quasi 15 miliardi, per un valore percentuale sul Pil del 13,5%. La Giordania, con un importo che non arriva ai 3 miliardi, ha dalle rimesse pi\u00f9 di 1\/5 del suo Pil; meglio fa solo Haiti che riceve dai suoi emigrati quasi \u00bc del Pil. Le rimesse in Giamaica, poco pi\u00f9 di un miliardo, significano il 17,4% del Pil, e pi\u00f9 vicino a noi in Serbia 5 miliardi di rimesse rappresentano il 17,2% del Pil.<\/p>\n<p>Un cenno al cosiddetto\u00a0<em>Digital Divide<\/em>: l\u2019agricoltura avanzata utilizza gli strumenti della\u00a0<em>Information Society<\/em>\u00a0sia nella fase di produzione che in quella di commercializzazione. Come pu\u00f2 la ruralit\u00e0 dei pvs competere soffrendo quest\u2019ulteriore handicap nella corsa allo sviluppo? Qui davvero l\u2019azione dei partner sociali e delle associazioni benefiche pu\u00f2 risultare molto efficace: l\u2019obiettivo \u00e8 quello di fornire le comunit\u00e0 agricole di quegli strumenti informatici e comunicativi che possono in positivo influenzarne la curva della crescita.<\/p>\n<p>E ancora, altra fonte di sviluppo ritardato se non di sottosviluppo: la\u00a0<em>situazione femminile<\/em>. E\u2019 la met\u00e0 della popolazione che spesso \u00e8 messa da parte da chi ha gi\u00e0 poche risorse. Operare per promuovere il ruolo della donna, e della donna imprenditrice agricola \u00e8 anch\u2019esso elemento di sviluppo rurale in un contesto globalizzato.<\/p>\n<p><em>Alcune indicazioni di azione<\/em><\/p>\n<p>Le organizzazioni che operano nella ruralit\u00e0, specie se di ispirazione cattolica, vivono della cultura del fare. Questa cultura suggerisce che, se si vuole salvaguardare la persona, la ricchezza che esprime come singolo o associandosi ad altre persone creando la famiglia e l\u2019insieme delle famiglie, occorre\u00a0<em>rifiutare la tesi del villaggio globale unico e necessario<\/em>, contribuendo ad edificare l\u2019<em>insieme armonico di villaggi diversi<\/em>, ciascuno con proprie dinamiche e culture, in grado di operare e dialogare all\u2019interno dei singoli fenomeni globali.<\/p>\n<p>Uno di questi villaggi \u00e8 la Cina. La sua societ\u00e0 rurale pari ad almeno 800 milioni di esseri umani, \u00e8 sofferente, sfruttata da quella parte della Cina che si sta sviluppando ai tassi mostruosi e agli altissimi costi umani e ambientali che conosciamo. Il destino della Cina, quindi dell\u2019Asia, quindi della nostra economia vista la rilevanza che ormai rappresenta per tutti, si decider\u00e0 sulla partita dello sviluppo rurale, tant\u2019\u00e8 che gli stessi dirigenti del partito e dello stato stanno ora iniziando a corteggiare la grande campagna cinese, cercando di rimediare ai costi elevatissimi che sono loro stati imposti. Con tutta la prudenza e la sapienza del caso, si possono assumere iniziative verso la sterminata campagna cinese, tanto pi\u00f9 che si tratta di un paese in cima alle preoccupazioni della Santa Sede.<\/p>\n<p>Un\u2019altro di questi villaggi \u00e8 il mondo arabo, in particolare quello che si affaccia sul Mediterraneo. Aprire un dialogo serrato con il mondo rurale di quei paesi, potrebbe avere un impatto non indifferente anche nella corrente discussione tra modelli culturali e religiosi dominanti, con effetto sicuramente benefico rispetto all\u2019opportunit\u00e0 di contrastare certe tendenze estreme che si manifestano in quelle societ\u00e0, potendo condurre a interessanti sviluppi di collaborazioni culturali e operative.<\/p>\n<p>Un altro villaggio \u00e8 quello della sofferenza, delle malattie. Quanti dei mali endemici, dei nuovi mali dei nostri tempi, hanno a che vedere con il mondo rurale! L\u2019ultimo dell\u2019elenco \u00e8 l\u2019aviaria, ma<br \/>\nricordiamo mucca pazza, le epidemie da effetto serra, le pandemie da riscaldamento climatico, gli sconvolgimenti nelle colture agricole e nei territori rurali dovuti ai cambiamenti climatici. Possono essere influenzate, in alleanza con l\u2019azione\u00a0dell\u2019Organizzazione mondiale della salute Oms, le scelte dei governi, partendo dalla constatazione tutta religiosa e morale che quando si viola l\u2019equilibrio della natura e il suo ordine preordinato, le conseguenze possono divenire catastrofiche.<\/p>\n<p>E\u2019 evidente che, per sanare i ritardi culturali e socio-economici dell\u2019insieme di questi \u201c<em>villaggi<\/em>\u201d, occorrono misure che premino il capitale umano, che proteggano e incrementino la disponibilit\u00e0 delle risorse naturali. Servono anche politiche che tengano conto del bisogno di infrastrutture di servizio, all\u2019interno di un equilibrio tra esigenze globali, regionali, locali degli ecosistemi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0A. Maddison, Phases of Capitalist Development, Oxford Un. Press, 1982.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0<em>Acqua dolce \u00e8 bene scarso, rappresentando solo il 2,5% del totale di acqua presente in natura. Lo scioglimento dei ghiacciai e delle masse ghiacciate polari peggiora ulteriormente la questione delle disponibilit\u00e0 idriche.<\/em><\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[924],"fascicolo":[129],"class_list":["post-1624","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-luigi-troiani","fascicolo-febbraio-2008"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Lo sviluppo rurale nell\u2019economia globale: un ruolo per i partner sociali e le Ngo<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Luigi Troiani, pubblicato nel numero di Febbraio 2008. 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