{"id":1606,"date":"2007-10-01T12:00:00","date_gmt":"2007-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1606"},"modified":"2026-04-12T00:01:05","modified_gmt":"2026-04-11T22:01:05","slug":"che-preaching-justice","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2007\/ottobre\/che-preaching-justice\/","title":{"rendered":"Che Preaching Justice"},"content":{"rendered":"<p>Quando termina un periodo di tempo ben definito, come un secolo ad esempio, \u00e8 naturale tracciare un riassunto dei traguardi raggiunti in quel periodo. Operazione che, pur nella dovuta seriet\u00e0 dell\u2019analisi del passato, ha anche un grande valore come programmazione dell\u2019azione futura. Ogni sguardo valutativo di quello che si \u00e8 fatto ieri implica un progetto per quello che si intende fare domani. Inoltre le singole persone ritenute significative nel passato, vengono sempre ad assumere un valore di modello da imitare, od eventualmente da rifiutare.<\/p>\n<p>Il campo delle teorie sociali e dei movimenti corrispondenti \u00e8 stato particolarmente ricco nel XX secolo. Iniziato con il contrasto tra lo stato liberale ed i movimenti popolari, \u00e8 continuato con i tragici esperimenti sovietico e fascista, per terminare con la grande ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale; ricostruzione che si \u00e8 sviluppata e continuata nella globalizzazione.<\/p>\n<p>La Chiesa cattolica ha seguito attentamente questo sviluppo storico ed \u00e8 stata parte attiva della vita sociale di tante nazioni, sia con l\u2019impegno sociale dei suoi membri che con l\u2019elaborazione di teorie sociali dei suoi studiosi. Nell\u2019intento di presentare almeno una parte del contributo della Chiesa noi abbiamo preso in considerazione i membri di un Ordine religioso, in quanto esso rappresenta un gruppo con una certa omogeneit\u00e0. Si sarebbe potuto prendere qualsiasi altro Ordine o famiglia spirituale abbastanza consistente ed ottenere probabilmente risultati ugualmente apprezzabili per la collettivit\u00e0. Ma noi riteniamo che la Chiesa cattolica e l\u2019Ordine domenicano meritino una particolare attenzione per quanto hanno prodotto e anche per quanto potranno ancora offrire.<\/p>\n<p>I cattolici, e i religiosi tra di loro in modo particolare, credono &#8211; come noi crediamo &#8211; che la loro tradizione contiene un ampio nucleo di verit\u00e0 e di attivit\u00e0 che va messo a servizio di tutta la societ\u00e0 umana. Riteniamo quindi che gli uomini di cui si parla in questo libro abbiano dato testimonianza sufficiente di quello che dalla nostra tradizione &#8211; cristiana, cattolica, religiosa domenicana &#8211; pu\u00f2 venire di bene in azioni ed idee per la tutta la nostra societ\u00e0 contemporanea. Essi quindi rappresentano dei modelli rilevanti di pensiero e di realizzazione umana, senza escludere che ne esistano altri significativi, anche al di fuori della Chiesa storica, ad es. la figura del Mahatma Gandhi.<\/p>\n<p>Il XX secolo \u00e8 stato nella storia degli ordini religiosi cattolici, specialmente in Europa, un secolo particolare. Per i domenicani \u00e8 iniziato con una situazione giuridica molto limitativa delle loro libert\u00e0 pubbliche, specialmente in stati cattolici come Francia e Italia, \u00e8 continuato con una crescita numerica fino al Concilio (da 1920 quindi, fino al 1960 circa), e finito con una progressiva riduzione degli organici. Se all\u2019inizio del secolo esso contava 4000 membri, all\u2019epoca del Vaticano II era giunto a circa 10000 (tra cui molti giovani) per scendere all\u2019inizio del terzo millennio a 7000 (tra cui molti anziani).<\/p>\n<p>La situazione cambia molto non solo nel corso dei 100 anni, ma bens\u00ec anche a secondo della zona geografica. La presenza negli Stati Uniti d\u2019America ha radici recenti e soprattutto molto diverse da quelle nell\u2019America Centrale e del Sud. Contesti ampiamente diversi hanno la presenza domenicana in Spagna e quella in Austria, paesi e stati pur tradizionalmente cattolici, e ancor pi\u00f9 quella in Germania sotto la preminenza della Prussia, stato nato dalla riforma e dalla secolarizzazione del XVII secolo.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 l\u2019introduzione al volume che noi abbiamo scritto, avrebbe dovuto essere molto estesa e anche specifica per poter inquadrare sufficientemente l\u2019opera ed il pensiero dei pensatori e degli operatori che vengono presentati. Senza di questo si rischia di non cogliere il significato e la portata delle teorie e delle persone che si incontrano. Ugualmente \u00e8 necessario rifarsi alla situazione generale del XIX secolo e tenerla ben presente. Si vedano perci\u00f2, ad es., i quattro capitoli di Oskar K\u00f6hler dedicati alla\u00a0<em>Formazione del Cattolicesimo nella societ\u00e0 moderna<\/em>\u00a0nel penultimo volume della\u00a0<em>Storia della Chiesa<\/em>\u00a0pubblicata da Hubert Jedin e tradotta in molte lingue.<\/p>\n<p>Il volume quindi non ha inteso fare un\u2019opera completa di storia del pensiero e dell\u2019azione sociale dell\u2019 Ordine domenicano lungo l\u2019ultimo secolo. Questo lavoro dovrebbe essere inserito con cura nel quadro pi\u00f9 generale della storia della Chiesa Cattolica. Come ad esempio ha fatto Wilhelm Weber, professore di morale sociale all\u2019Universit\u00e0 di M\u0171nster in Germania, alla fine degli anni \u201870 in\u00a0<em>Societ\u00e0 e Stato come problema per la Chiesa<\/em>\u00a0apparso come capitolo nell\u2019ultimo volume (<em>La Chiesa universale nel XX secolo<\/em>) del gi\u00e0 citato Jedin. Infatti i domenicani si inseriscono organicamente e primariamente nel quadro dell\u2019azione sociale e cristiana del loro Paese e solo successivamente il loro pensiero e la loro azione acquisiscono valore per la Chiesa universale. Le singole analisi vengono quindi presentate come contributo ad uno studio di sintesi che proponga visioni d\u2019insieme.<\/p>\n<p>I domenicani nel XX secolo sono tutti formati rigorosamente nella dottrina neotomista che garantiva allo stesso tempo unit\u00e0 dottrinale alla Chiesa (enciclica\u00a0<em>Aeterni Patris<\/em>\u00a0di Leone XIII) e unit\u00e0 di formazione ed azione all\u2019Ordine. Molte dei fratelli presentati nel volume sono stati alunni dell\u2019Angelicum, la Scuola Universitaria centrale dell\u2019Ordine a Roma, oppure hanno avuto come maestri docenti formati a tale scuola.<\/p>\n<p>La dottrina di Tommaso in campo politico e sociale si prestava bene come sfondo alla riflessione sulla modernit\u00e0 perch\u00e9 concepito nell\u2019Europa medievale delle Universit\u00e0 e delle citt\u00e0 libere, dove l\u2019attivit\u00e0 commerciale era centrale.<\/p>\n<p>E\u2019 infatti nel XIII secolo che si sviluppano le attivit\u00e0 commerciali e bancarie legate al fiorire delle libere citt\u00e0 italiane, fiamminghe e dell\u2019Ansa tedesca, dalle quali prese inizio l\u2019economia civile che \u00e8 alle radici della nostra economia di mercato. Era un\u2019epoca nella quale le forze vive della societ\u00e0 si schieravano contro il paternalismo feudale in nome del popolo e dell\u2019iniziativa privata: per questo il richiamarsi ad essa ha ben potuto servire per opporsi agli stati nazionali autoritari e centralizzatori nati dal XIX secolo e fiorenti nel XX. Le nozioni di Bene Comune e di Legge Naturale, cos\u00ec tipicamente tomasiane, saranno non solo centrali nella Dottrina sociale della Chiesa ufficiale ma anche nei pensatori che, specialmente all\u2019epoca del Concilio Vaticano II, si opposero ad essa dall\u2019interno della Chiesa pi\u00f9 per problemi di applicazione storica di tali principi che per contestazione teoretica.<\/p>\n<p>Le personalit\u00e0 presenti nel volume sono sia dei teoretici come Welty e Utz, che impegnati in movimenti sociali come Stratmann, Pire, L\u00e9vesque, o a loro agio nei due campi come Lebret e Pinto de Oliveira. Ma anche gli operatori non sono meri esecutori, bens\u00ec persone che dalla prassi e dall\u2019esperienza hanno tratto una dottrina e soprattutto l\u2019hanno\u00a0<em>comunicata<\/em>. Ed hanno anche partecipato a\u00a0<em>movimenti<\/em>, oppure li hanno iniziati, per la realizzazione delle loro idee. Per questo motivo i contributi sono organizzati in modo diverso. Per alcuni la biografia sar\u00e0 di poche righe, per altri il racconto della loro vita sar\u00e0 intrecciata con il percorso intellettuale dello sviluppo delle idee.<\/p>\n<p>Alcuni dei contributi interessano il nostro tema anche per gli autori degli stessi. E\u2019 il caso di quelli di Pinto (etico sociale sia in cattedra a Friburgo in Svizzera, che sul campo in Brasile), Engelhardt (attivo negli ultimi trenta anni nella vita della chiesa in Germania, sia per un rinnovamento del tomismo filosofico, che per una maggior apertura alle istanze del socialismo), Puel e Lavigne (per lunghi anni membri e direttori di<em>\u00a0Economie &amp; Humanisme<\/em>), De Clercq (successore di Rutten e Van Gestel sulla cattedra di Lovanio), van Ooijen (per 15 anni membro della Seconda Camera del parlamento olandese), Ockenfells (ordinario di dottrina sociale della Chiesa a Trier in Germania ).<\/p>\n<p>Ci si chieder\u00e0 perch\u00e9 non compaiono suore domenicane tra le persone studiate. Il motivo principale \u00e8 che nella prima met\u00e0 del secolo esse si occupavano poco di studi superiori ed in seguito sono state talmente impegnate nell\u2019organizzazione dell\u2019insegnamento anche superiore che non hanno potuto produrre contributi teoretici apprezzabili a livello mondiale. Non dimentichiamo per\u00f2 che sia nell\u2019insegnamento primario che secondario esse hanno giocato un ruolo deciso per tutta la Chiesa (come negli USA). Attualmente iniziano ad evidenziarsi diverse personalit\u00e0 di spicco, prima tra tutte Sr. Mary Nona Mc Greal (*1914) sotto la cui direzione si sta pubblicando l\u2019opera in pi\u00f9 volumi:\u00a0<em>The Order of the Preachers in the United States<\/em>. Della stessa autrice si pu\u00f2 vedere\u00a0<em>Role of a teaching sisterhood in American education<\/em>. Catholic University of America Press, Washington 1951.<\/p>\n<p>La scelta delle figure da studiare \u00e8 stata fatta inizialmente secondo un piano prestabilito: tutte le figure rilevanti nel numero maggiore di aree culturali. Successivamente abbiamo accettato i suggerimenti di diversi autori e qualche volta abbiamo anche dovuto modificare il nostro piano a causa di autori che sono venuti a mancare.<\/p>\n<p>La scelta degli autori dei contributi \u00e8 stata fatta in base alla loro competenza in relazione alla persona da noi proposta. Qualche volte gli autori stessi hanno proposto, causa la loro competenza specifica, le figura da studiare. E\u2019 il caso ad es. del contributo sui domenicani Croati: dei quattro presentati, uno solo \u00e8 veramente noto anche all\u2019estero. Lo stesso vale per il Sudafrica ed anche per la Gran Bretagna. I curatori quindi hanno la responsabilit\u00e0 maggiore e definitiva delle scelte, ma sono stati attivamente aiutati dagli autori ai quali si sono rivolti.<\/p>\n<p>Per quanto possa essere evidente, ogni esposizione, oltre che uno stile letterario diverso all\u2019interno delle linee generali date agli inizi del lavoro ad ogni autore, mostra diversit\u00e0 di contenuto e di forma che non \u00e8 solo esteriore. I curatori non hanno voluto intervenire troppo forzatamente sul metodo di esposizione, in tal modo \u00e8 stata mantenuta una diversit\u00e0 che risulta arricchente per l\u2019insieme del quadro. Ogni autore per questo esprime una propria valutazione sulla materia esposta che a sua volta diventa parte del contenuto definitivo dell\u2019esposizione. In questo modo la lingua inglese usata per tutti i testi diventa solo un mezzo di comprensione, ma le diversit\u00e0 culturali delle diverse aree culturali resta in gran parte preservata.<\/p>\n<p>Questo perch\u00e9 \u00e8 ben chiaro che tutte le figure studiate, prima di essere domenicani, sacerdoti, cristiani cattolici, sono o sono stati uomini appartenente ad un\u2019epoca ed ad una cultura particolare. Riteniamo che questa caratteristica non sia andata persa nell\u2019opera collettiva, la quale ha inteso presentare s\u00ec dei domenicani impegnati nel sociale, ma non di presentare una galleria di uomini illustri senza alcuna relazione con la loro realt\u00e0 storica.<\/p>\n<p>I domenicani francesi nel XX secolo hanno dato un contributo notevole dal punto di vista sia qualitativo che quantitativo all\u2019etica sociale, intesa in senso vasto. Il libro per\u00f2 presenta a questo proposito delle notevoli mancanze che \u00e8 giusto confessare apertamente. A causa di diverse rinunce di collaboratori ci siamo alla fine trovati senza tre contributi importanti: quelli su M.-D. Chenu, sui Preti Operai domenicani e su P. Delos.<\/p>\n<p>H.-D. Chenu (1895-1990) fece tutti i suoi studi di filosofia e teologia all\u2019Angelicum di Roma all\u2019epoca della prima guerra mondiale. Rientrato a Le Saulchoir inizi\u00f2 il percorso dottrinale che doveva farne uno dei teologi pi\u00f9 significativi per la Chiesa del Vaticano II. Partito come medievista, si trov\u00f2 dopo la seconda guerra mondiale impegnato nel movimento dei preti operai e nel confronto con il marxismo. Si veda il suo studio\u00a0<em>Pour une th\u00e9ologie du travail<\/em>\u00a0(Paris, Seuil, 1955). Di particolare importanza il suo studio\u00a0<em>La doctrine sociale de l\u2019Eglise comme id\u00e8ologie<\/em>\u00a0(Paris, Cerf, 1979), interpretata come ideologia borghese e che divenne un punto di riferimento per tutti quelli che, all\u2019interno della chiesa stessa, criticavano quell\u2019insieme dottrinale. Non \u00e8 possibile dare qui un\u2019esposizione sommaria della sua posizione, o meglio del suo percorso sia personale che dottrinale. Basti ricordare che il suo influsso, dovuto anche alla sua personalit\u00e0 estremamente amichevole, \u00e8 stato profondo sul mondo colto cattolico a lui contemporaneo e non \u00e8 ancora finito. Si legga la sua autobiografia\/intervista<em>\u00a0Un th\u00e8ologien en libert\u00e8<\/em>\u00a0(Paris, Centurion, 1975) scritta da Jacques Duquesne.<\/p>\n<p>Il pensiero personale dei due curatori di questa raccolta \u00e8 che Chenu abbia avuto ragione nel criticare una certa utilizzazione borghese e socialmente conservatrice che se ne faceva, piuttosto che la dottrina sociale della chiesa in s\u00e9. Infatti nell\u2019immediato secondo dopoguerra non pochi circoli conservatori utilizzavano la dottrina cattolica in funzione meramente politica. Non va per\u00f2 dimenticato che negli anni della guerra fredda non era facile distinguere le idee teoretiche dai fatti politici e che comunque la posizione di Chenu a livello propositivo era piuttosto indefinita.<\/p>\n<p>Dei preti operai sappiamo ora che \u00e8 stato un movimento molto complesso, nel quale generosit\u00e0 umana e cristiana ed ingenuit\u00e0 politica si sono intrecciate con i calcoli istituzionali e le paure clericali degli ultimi due secoli. Si consultino in proposito E. Poulat,\u00a0<em>Naissance des pr\u00eatres-ouvriers.<\/em>\u00a0(Paris, Casterman, 1960) e F. Leprieur,\u00a0<em>Quand Rome condamne. Dominicains et pr\u00eatres-ouvries<\/em>\u00a0( Paris, Plon &#8211; Cerf, 1989). In occasione del cinquantenario della condanna (1954-2004) in Francia si \u00e8 sviluppato un interessante dibattito chiarificatore, al quale hanno partecipato anche diversi Vescovi. Pu\u00f2 essere interessante sapere che i domenicani coinvolti direttamente all\u2019inizio del 1954 erano dodici, ma rappresentavano, anche all\u2019interno dell\u2019 Ordine in Francia molto di pi\u00f9 che il loro valore numerico.<\/p>\n<p>Thomas Delos (1891-1975) \u00e8 stato professore di diritto internazionale all\u2019Istituto Cattolico di Lilla e durante la guerra ha partecipato alla resistenza diventando amico in Canada di Jacques Maritain. Negli anni \u201950 e \u201860 ha insegnato alla Facolt\u00e0 di Scienze Sociali dell\u2019Angelicum a Roma, esercitando contemporaneamente l\u2019ufficio di consigliere giuridico dell\u2019Ambasciata francese presso la Santa Sede. E\u2019 stato membro della commissione generale delle settimane sociali di Francia. Gi\u00e0 impegnato negli anni trenta in diverse attivit\u00e0 per riformare la teoria cattolica della guerra giusta, il suo campo d\u2019attivit\u00e0 scientifico \u00e8 sempre rimasto il diritto internazionale. Si pu\u00f2 vedere Albert Broderick (ed.), French Institutionalists (Harvard University Press, 1970); Ren\u00e8 Th\u00e9ry, L\u2019oeuvre du R.P. Joseph-Thomas Delos. Philosophie du Droit e Vie Internationale in M\u00e9langes de Science Religieuse, Lille, 1975, pp.123-149 (con la bibliografia completa di Delos) e la tesi dottorale di Giuseppe Pinto, Teoria dell\u2019istituzione e diritto internazionale in J-Th. Delos, Roma, Pontificia Universit\u00e0 Lateranense, 1991.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le convergenze e divergenze si possono fare alcune osservazioni riassuntive.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 accennato che tra i confratelli presentati esistono diverse tipologie. Bali\u010d , Arntz, Utz, Welty, Todol\u00ec, Ashley sono certamente dei professori, dei docenti allo stato puro. Mentre L\u00e9vesque, O\u2019Rourke, Pinto sono dei ricercatori ma al contempo operano nel sociale. In modo analogo Lebret e Nolan, sono profondamente immersi nella prassi ma sono anche ottimi scrittori sia delle proprie esperienze che della rilevanza culturale che esse hanno. Altri come Gafo, Gerard, Pire possono essere definiti uomini d\u2019azione.<\/p>\n<p>Se volessimo scoprire gli influssi che i diversi attori hanno avuto fra di loro, si pu\u00f2 dire, semplificando, che all\u2019inizio del secolo XX i confratelli belgi, specialmente la figura di Rutten, con il loro impegno sul lavoro, sono stati modello per gli altri, in modo particolare per quelli di lingua francese e spagnola. Subito dopo la seconda guerra mondiale \u00e8 gruppo francese di \u0116conomie &amp; Humanisme che esercita il massimo influsso, sia per la sua novit\u00e0 che per il suo stare a met\u00e0 strada tra la ricerca empirica e la teorizzazione. Parallelamente il gruppo tedesco di Walberberg ebbe un influsso indiscusso, soprattutto a causa della sistematicit\u00e0 teoretica dei suoi membri e per il loro impegno nel campo dell\u2019economia di mercato sociale.<\/p>\n<p>Tra le figure che vengono esaminate possiamo facilmente trovare temi che hanno interessato diversi di loro.<\/p>\n<p>Indichiamo come primo tema la pace. Su questo tema, sempre attuale, troviamo Stratmann che abbin\u00f2 nella sua lunga vita la teorizzazione, l\u2019organizzazione e la testimonianza personale. Pire si impegn\u00f2 piuttosto nell\u2019aiuto a coloro che soffrono per le conseguenze della guerra. Vi un\u00ec un forte impegno per l\u2019istituzioni di luoghi di formazione di operatori per la pace. Arntz infine partecip\u00f2 costantemente ai dibattiti del secondo dopoguerra in una societ\u00e0 come quella olandese che \u00e8 una delle pi\u00f9 liberali in Europa e nel mondo.<\/p>\n<p>Il principio di sussidiariet\u00e0 \u00e8 presente presso molti dei nostri autori. Van Gestel e Kuni\u010di\u010d lo ritengono essenziale all\u2019agire dello Stato e Ashley e O\u2019Rourke lo associano strettamente a quello del bene comune; Booth invece lo vede come necessario alla sua idea di economia mista.<\/p>\n<p>Il tema del lavoro ha attirato l\u2019attenzione soprattutto di Rutten all\u2019inizio del secolo. Oggi i problemi si pongono in modo diverso, ma la relazione tra il capitale e la forza lavoro (anche se molto specializzata) si pone continuamente. Anzi, il problema della delocalizzazione delle fabbriche e della emigrazione dei luoghi di produzione al seguito del capitale \u00e8 quanto mai attuale. Le riflessioni teoretiche sul lavoro di Todol\u00ec e di Kr\u0105piec sono quindi preziose, in quanto oggi la societ\u00e0 sta ripensando il concetto stesso di lavoro, sia di quello subordinato che autonomo. Anche per Kuni\u010di\u010d il lavoro ha un alto valore personale e sociale.<\/p>\n<p>Il tema dell\u2019economia umanizzata \u00e8 un altro che trova molte convergenze. Iniziando dai domenicani inglesi tra le due guerre mondiali, per arrivare evidentemente ad \u0116conomie &amp; Humanisme. Ma anche i membri del gruppo di Walberberg hanno riflettuto seriamente sugli aspetti economici della vita sociale, in modo particolare Utz.<\/p>\n<p>Infine non possiamo trascurare un tema della seconda met\u00e0 del secolo altamente rilevante sia dal punto di vista teologico che sociale, quello del peccato strutturale. Evidentemente i sudafricani Connor e Nolan sono in prima linea su questo tema, ma anche Pinto e i brasiliani si rifanno a questa nozione continuamente.<\/p>\n<p>Si diceva al numero 1 che l\u2019Ordine all\u2019inizio del terzo millennio si trova ad essere ridotto di numero e quindi di efficacia sociale. Questo per\u00f2 non deve far pensare che le prospettive per il futuro siano del tutto negative. Infatti attualmente la globalizzazione ci ha portato nuove possibilit\u00e0 di collaborazione sia per l\u2019aumentata comunicazione in genere che per la possibilit\u00e0 di costituire reti di lavoro, dove la interdisciplinariet\u00e0 \u00e8 una delle caratteristiche.<\/p>\n<p>Il patrimonio che la tradizione domenicana ha accumulato in sette secoli pu\u00f2 essere messo a disposizione anche da un numero minore di testimoni, purch\u00e9 essi siano disponibili ad collaborare con forze affini, sia all\u2019interno che all\u2019esterno dell\u2019Ordine e della Chiesa. Del loro patrimonio ci sembrano molto attuali, oggi, sia il pensiero della destinazione universale dei beni, dei diritti naturali, del bene comune, che quello della verit\u00e0 in genere. Infatti un grave pericolo del nostro mondo oggi \u00e8, oltre il fondamentalismo, anche il relativismo intellettuale, che in definitiva ritiene che tutto sia negoziabile e contrattabile, e anzi che senza questo non si possa avere pace sociale e quindi progresso. L\u2019Ordine domenicano ha avuto in passato punte di fondamentalismo, di integrismo ma questo non significa che non abbiamo appreso nulla. La moderna critica della conoscenza ci ha insegnato ad essere accurati nelle argomentazioni, dall\u2019accresciuta conoscenza storica abbiamo appreso a non dare giudizi di fatto di tipo ideologico, l\u2019antropologia culturale ci ha mostrate le infinite possibilit\u00e0 che l\u2019humanum ha di realizzarsi nel tempo e nello spazio. Ma le caratteristiche fondamentali della nostra eredit\u00e0 di pensiero sociale non per questo spariscono. Il costante riferimento alla verit\u00e0, al fatto che essa, pur se difficilmente, sia raggiungibile, \u00e8 una chiara opzione per realismo filosofico che sul piano sociale si trasforma in possibilit\u00e0 di orientamento.<\/p>\n<p>E\u2019 proprio questo il punto: i valori tradizionali del pensiero sociale domenicano, che in gran parte si ricoprono con la Dottrina Sociale della Chiesa, offrono alla multiculturalit\u00e0 un contributo di orientamento, pur nel rispetto delle persone e delle procedure moderne per giungere alla verit\u00e0 nei campi specifici della ricerca e dell\u2019azione. Pensiamo quindi che la presentazione del passato prossimo sia una buona base per rilanciare il servizio che il nostro Ordine pu\u00f2 fare alla Chiesa e alla sua presenza nel mondo del sociale.<\/p>\n<p>Quando termina un periodo di tempo ben definito, come un secolo ad esempio, \u00e8 naturale tracciare un riassunto dei traguardi raggiunti in quel periodo. Operazione che, pur nella dovuta seriet\u00e0 dell\u2019analisi del passato, ha anche un grande valore come programmazione dell\u2019azione futura. Ogni sguardo valutativo di quello che si \u00e8 fatto ieri implica un progetto per quello che si intende fare domani. Inoltre le singole persone ritenute significative nel passato, vengono sempre ad assumere un valore di modello da imitare, od eventualmente da rifiutare.<\/p>\n<p>Il campo delle teorie sociali e dei movimenti corrispondenti \u00e8 stato particolarmente ricco nel XX secolo. Iniziato con il contrasto tra lo stato liberale ed i movimenti popolari, \u00e8 continuato con i tragici esperimenti sovietico e fascista, per terminare con la grande ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale; ricostruzione che si \u00e8 sviluppata e continuata nella globalizzazione.<\/p>\n<p>La Chiesa cattolica ha seguito attentamente questo sviluppo storico ed \u00e8 stata parte attiva della vita sociale di tante nazioni, sia con l\u2019impegno sociale dei suoi membri che con l\u2019elaborazione di teorie sociali dei suoi studiosi. Nell\u2019intento di presentare almeno una parte del contributo della Chiesa noi abbiamo preso in considerazione i membri di un Ordine religioso, in quanto esso rappresenta un gruppo con una certa omogeneit\u00e0. Si sarebbe potuto prendere qualsiasi altro Ordine o famiglia spirituale abbastanza consistente ed ottenere probabilmente risultati ugualmente apprezzabili per la collettivit\u00e0. Ma noi riteniamo che la Chiesa cattolica e l\u2019Ordine domenicano meritino una particolare attenzione per quanto hanno prodotto e anche per quanto potranno ancora offrire.<\/p>\n<p>I cattolici, e i religiosi tra di loro in modo particolare, credono &#8211; come noi crediamo &#8211; che la loro tradizione contiene un ampio nucleo di verit\u00e0 e di attivit\u00e0 che va messo a servizio di tutta la societ\u00e0 umana. Riteniamo quindi che gli uomini di cui si parla in questo libro abbiano dato testimonianza sufficiente di quello che dalla nostra tradizione &#8211; cristiana, cattolica, religiosa domenicana &#8211; pu\u00f2 venire di bene in azioni ed idee per la tutta la nostra societ\u00e0 contemporanea. Essi quindi rappresentano dei modelli rilevanti di pensiero e di realizzazione umana, senza escludere che ne esistano altri significativi, anche al di fuori della Chiesa storica, ad es. la figura del Mahatma Gandhi.<\/p>\n<p>Il XX secolo \u00e8 stato nella storia degli ordini religiosi cattolici, specialmente in Europa, un secolo particolare. Per i domenicani \u00e8 iniziato con una situazione giuridica molto limitativa delle loro libert\u00e0 pubbliche, specialmente in stati cattolici come Francia e Italia, \u00e8 continuato con una crescita numerica fino al Concilio (da 1920 quindi, fino al 1960 circa), e finito con una progressiva riduzione degli organici. Se all\u2019inizio del secolo esso contava 4000 membri, all\u2019epoca del Vaticano II era giunto a circa 10000 (tra cui molti giovani) per scendere all\u2019inizio del terzo millennio a 7000 (tra cui molti anziani).<\/p>\n<p>La situazione cambia molto non solo nel corso dei 100 anni, ma bens\u00ec anche a secondo della zona geografica. La presenza negli Stati Uniti d\u2019America ha radici recenti e soprattutto molto diverse da quelle nell\u2019America Centrale e del Sud. Contesti ampiamente diversi hanno la presenza domenicana in Spagna e quella in Austria, paesi e stati pur tradizionalmente cattolici, e ancor pi\u00f9 quella in Germania sotto la preminenza della Prussia, stato nato dalla riforma e dalla secolarizzazione del XVII secolo.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 l\u2019introduzione al volume che noi abbiamo scritto, avrebbe dovuto essere molto estesa e anche specifica per poter inquadrare sufficientemente l\u2019opera ed il pensiero dei pensatori e degli operatori che vengono presentati. Senza di questo si rischia di non cogliere il significato e la portata delle teorie e delle persone che si incontrano. Ugualmente \u00e8 necessario rifarsi alla situazione generale del XIX secolo e tenerla ben presente. Si vedano perci\u00f2, ad es., i quattro capitoli di Oskar K\u00f6hler dedicati alla Formazione del Cattolicesimo nella societ\u00e0 moderna nel penultimo volume della Storia della Chiesa pubblicata da Hubert Jedin e tradotta in molte lingue.<\/p>\n<p>Il volume quindi non ha inteso fare un\u2019opera completa di storia del pensiero e dell\u2019azione sociale dell\u2019 Ordine domenicano lungo l\u2019ultimo secolo. Questo lavoro dovrebbe essere inserito con cura nel quadro pi\u00f9 generale della storia della Chiesa Cattolica. Come ad esempio ha fatto Wilhelm Weber, professore di morale sociale all\u2019Universit\u00e0 di M\u0171nster in Germania, alla fine degli anni \u201870 in Societ\u00e0 e Stato come problema per la Chiesa apparso come capitolo nell\u2019ultimo volume (La Chiesa universale nel XX secolo) del gi\u00e0 citato Jedin. Infatti i domenicani si inseriscono organicamente e primariamente nel quadro dell\u2019azione sociale e cristiana del loro Paese e solo successivamente il loro pensiero e la loro azione acquisiscono valore per la Chiesa universale. Le singole analisi vengono quindi presentate come contributo ad uno studio di sintesi che proponga visioni d\u2019insieme.<\/p>\n<p>I domenicani nel XX secolo sono tutti formati rigorosamente nella dottrina neotomista che garantiva allo stesso tempo unit\u00e0 dottrinale alla Chiesa (enciclica Aeterni Patris di Leone XIII) e unit\u00e0 di formazione ed azione all\u2019Ordine. Molte dei fratelli presentati nel volume sono stati alunni dell\u2019Angelicum, la Scuola Universitaria centrale dell\u2019Ordine a Roma, oppure hanno avuto come maestri docenti formati a tale scuola.<\/p>\n<p>La dottrina di Tommaso in campo politico e sociale si prestava bene come sfondo alla riflessione sulla modernit\u00e0 perch\u00e9 concepito nell\u2019Europa medievale delle Universit\u00e0 e delle citt\u00e0 libere, dove l\u2019attivit\u00e0 commerciale era centrale.<\/p>\n<p>E\u2019 infatti nel XIII secolo che si sviluppano le attivit\u00e0 commerciali e bancarie legate al fiorire delle libere citt\u00e0 italiane, fiamminghe e dell\u2019Ansa tedesca, dalle quali prese inizio l\u2019economia civile che \u00e8 alle radici della nostra economia di mercato. Era un\u2019epoca nella quale le forze vive della societ\u00e0 si schieravano contro il paternalismo feudale in nome del popolo e dell\u2019iniziativa privata: per questo il richiamarsi ad essa ha ben potuto servire per opporsi agli stati nazionali autoritari e centralizzatori nati dal XIX secolo e fiorenti nel XX. Le nozioni di Bene Comune e di Legge Naturale, cos\u00ec tipicamente tomasiane, saranno non solo centrali nella Dottrina sociale della Chiesa ufficiale ma anche nei pensatori che, specialmente all\u2019epoca del Concilio Vaticano II, si opposero ad essa dall\u2019interno della Chiesa pi\u00f9 per problemi di applicazione storica di tali principi che per contestazione teoretica.<\/p>\n<p>Le personalit\u00e0 presenti nel volume sono sia dei teoretici come Welty e Utz, che impegnati in movimenti sociali come Stratmann, Pire, L\u00e9vesque, o a loro agio nei due campi come Lebret e Pinto de Oliveira. Ma anche gli operatori non sono meri esecutori, bens\u00ec persone che dalla prassi e dall\u2019esperienza hanno tratto una dottrina e soprattutto l\u2019hanno comunicata. Ed hanno anche partecipato a movimenti, oppure li hanno iniziati, per la realizzazione delle loro idee. Per questo motivo i contributi sono organizzati in modo diverso. Per alcuni la biografia sar\u00e0 di poche righe, per altri il racconto della loro vita sar\u00e0 intrecciata con il percorso intellettuale dello sviluppo delle idee.<\/p>\n<p>Alcuni dei contributi interessano il nostro tema anche per gli autori degli stessi. E\u2019 il caso di quelli di Pinto (etico sociale sia in cattedra a Friburgo in Svizzera, che sul campo in Brasile), Engelhardt (attivo negli ultimi trenta anni nella vita della chiesa in Germania, sia per un rinnovamento del tomismo filosofico, che per una maggior apertura alle istanze del socialismo), Puel e Lavigne (per lunghi anni membri e direttori di Economie &amp; Humanisme), De Clercq (successore di Rutten e Van Gestel sulla cattedra di Lovanio), van Ooijen (per 15 anni membro della Seconda Camera del parlamento olandese), Ockenfells (ordinario di dottrina sociale della Chiesa a Trier in Germania ).<\/p>\n<p>Ci si chieder\u00e0 perch\u00e9 non compaiono suore domenicane tra le persone studiate. Il motivo principale \u00e8 che nella prima met\u00e0 del secolo esse si occupavano poco di studi superiori ed in seguito sono state talmente impegnate nell\u2019organizzazione dell\u2019insegnamento anche superiore che non hanno potuto produrre contributi teoretici apprezzabili a livello mondiale. Non dimentichiamo per\u00f2 che sia nell\u2019insegnamento primario che secondario esse hanno giocato un ruolo deciso per tutta la Chiesa (come negli USA). Attualmente iniziano ad evidenziarsi diverse personalit\u00e0 di spicco, prima tra tutte Sr. Mary Nona Mc Greal (*1914) sotto la cui direzione si sta pubblicando l\u2019opera in pi\u00f9 volumi: The Order of the Preachers in the United States. Della stessa autrice si pu\u00f2 vedere Role of a teaching sisterhood in American education. Catholic University of America Press, Washington 1951.<\/p>\n<p>La scelta delle figure da studiare \u00e8 stata fatta inizialmente secondo un piano prestabilito: tutte le figure rilevanti nel numero maggiore di aree culturali. Successivamente abbiamo accettato i suggerimenti di diversi autori e qualche volta abbiamo anche dovuto modificare il nostro piano a causa di autori che sono venuti a mancare.<\/p>\n<p>La scelta degli autori dei contributi \u00e8 stata fatta in base alla loro competenza in relazione alla persona da noi proposta. Qualche volte gli autori stessi hanno proposto, causa la loro competenza specifica, le figura da studiare. E\u2019 il caso ad es. del contributo sui domenicani Croati: dei quattro presentati, uno solo \u00e8 veramente noto anche all\u2019estero. Lo stesso vale per il Sudafrica ed anche per la Gran Bretagna. I curatori quindi hanno la responsabilit\u00e0 maggiore e definitiva delle scelte, ma sono stati attivamente aiutati dagli autori ai quali si sono rivolti.<\/p>\n<p>Per quanto possa essere evidente, ogni esposizione, oltre che uno stile letterario diverso all\u2019interno delle linee generali date agli inizi del lavoro ad ogni autore, mostra diversit\u00e0 di contenuto e di forma che non \u00e8 solo esteriore. I curatori non hanno voluto intervenire troppo forzatamente sul metodo di esposizione, in tal modo \u00e8 stata mantenuta una diversit\u00e0 che risulta arricchente per l\u2019insieme del quadro. Ogni autore per questo esprime una propria valutazione sulla materia esposta che a sua volta diventa parte del contenuto definitivo dell\u2019esposizione. In questo modo la lingua inglese usata per tutti i testi diventa solo un mezzo di comprensione, ma le diversit\u00e0 culturali delle diverse aree culturali resta in gran parte preservata.<\/p>\n<p>Questo perch\u00e9 \u00e8 ben chiaro che tutte le figure studiate, prima di essere domenicani, sacerdoti, cristiani cattolici, sono o sono stati uomini appartenente ad un\u2019epoca ed ad una cultura particolare. Riteniamo che questa caratteristica non sia andata persa nell\u2019opera collettiva, la quale ha inteso presentare s\u00ec dei domenicani impegnati nel sociale, ma non di presentare una galleria di uomini illustri senza alcuna relazione con la loro realt\u00e0 storica.<\/p>\n<p>I domenicani francesi nel XX secolo hanno dato un contributo notevole dal punto di vista sia qualitativo che quantitativo all\u2019etica sociale, intesa in senso vasto. Il libro per\u00f2 presenta a questo proposito delle notevoli mancanze che \u00e8 giusto confessare apertamente. A causa di diverse rinunce di collaboratori ci siamo alla fine trovati senza tre contributi importanti: quelli su M.-D. Chenu, sui Preti Operai domenicani e su P. Delos.<\/p>\n<p>H.-D. Chenu (1895-1990) fece tutti i suoi studi di filosofia e teologia all\u2019Angelicum di Roma all\u2019epoca della prima guerra mondiale. Rientrato a Le Saulchoir inizi\u00f2 il percorso dottrinale che doveva farne uno dei teologi pi\u00f9 significativi per la Chiesa del Vaticano II. Partito come medievista, si trov\u00f2 dopo la seconda guerra mondiale impegnato nel movimento dei preti operai e nel confronto con il marxismo. Si veda il suo studio Pour une th\u00e9ologie du travail (Paris, Seuil, 1955). Di particolare importanza il suo studio La doctrine sociale de l\u2019Eglise comme id\u00e8ologie (Paris, Cerf, 1979), interpretata come ideologia borghese e che divenne un punto di riferimento per tutti quelli che, all\u2019interno della chiesa stessa, criticavano quell\u2019insieme dottrinale. Non \u00e8 possibile dare qui un\u2019esposizione sommaria della sua posizione, o meglio del suo percorso sia personale che dottrinale. Basti ricordare che il suo influsso, dovuto anche alla sua personalit\u00e0 estremamente amichevole, \u00e8 stato profondo sul mondo colto cattolico a lui contemporaneo e non \u00e8 ancora finito. Si legga la sua autobiografia\/intervista Un th\u00e8ologien en libert\u00e8 (Paris, Centurion, 1975) scritta da Jacques Duquesne.<\/p>\n<p>Il pensiero personale dei due curatori di questa raccolta \u00e8 che Chenu abbia avuto ragione nel criticare una certa utilizzazione borghese e socialmente conservatrice che se ne faceva, piuttosto che la dottrina sociale della chiesa in s\u00e9. Infatti nell\u2019immediato secondo dopoguerra non pochi circoli conservatori utilizzavano la dottrina cattolica in funzione meramente politica. Non va per\u00f2 dimenticato che negli anni della guerra fredda non era facile distinguere le idee teoretiche dai fatti politici e che comunque la posizione di Chenu a livello propositivo era piuttosto indefinita.<\/p>\n<p>Dei preti operai sappiamo ora che \u00e8 stato un movimento molto complesso, nel quale generosit\u00e0 umana e cristiana ed ingenuit\u00e0 politica si sono intrecciate con i calcoli istituzionali e le paure clericali degli ultimi due secoli. Si consultino in proposito E. Poulat, Naissance des pr\u00eatres-ouvriers. (Paris, Casterman, 1960) e F. Leprieur, Quand Rome condamne. Dominicains et pr\u00eatres-ouvries ( Paris, Plon &#8211; Cerf, 1989). In occasione del cinquantenario della condanna (1954-2004) in Francia si \u00e8 sviluppato un interessante dibattito chiarificatore, al quale hanno partecipato anche diversi Vescovi. Pu\u00f2 essere interessante sapere che i domenicani coinvolti direttamente all\u2019inizio del 1954 erano dodici, ma rappresentavano, anche all\u2019interno dell\u2019 Ordine in Francia molto di pi\u00f9 che il loro valore numerico.<\/p>\n<p>Thomas Delos (1891-1975) \u00e8 stato professore di diritto internazionale all\u2019Istituto Cattolico di Lilla e durante la guerra ha partecipato alla resistenza diventando amico in Canada di Jacques Maritain. Negli anni \u201950 e \u201860 ha insegnato alla Facolt\u00e0 di Scienze Sociali dell\u2019Angelicum a Roma, esercitando contemporaneamente l\u2019ufficio di consigliere giuridico dell\u2019Ambasciata francese presso la Santa Sede. E\u2019 stato membro della commissione generale delle settimane sociali di Francia. Gi\u00e0 impegnato negli anni trenta in diverse attivit\u00e0 per riformare la teoria cattolica della guerra giusta, il suo campo d\u2019attivit\u00e0 scientifico \u00e8 sempre rimasto il diritto internazionale. Si pu\u00f2 vedere Albert Broderick (ed.),\u00a0<em>French Institutionalists<\/em>\u00a0(Harvard University Press, 1970); Ren\u00e8 Th\u00e9ry,\u00a0<em>L\u2019oeuvre du R.P. Joseph-Thomas Delos. Philosophie du Droit e Vie Internationale<\/em>\u00a0in\u00a0<em>M\u00e9langes de Science Religieuse<\/em>, Lille, 1975, pp.123-149 (con la bibliografia completa di Delos) e la tesi dottorale di Giuseppe Pinto,\u00a0<em>Teoria dell\u2019istituzione e diritto internazionale in J-Th. Delos<\/em>, Roma, Pontificia Universit\u00e0 Lateranense, 1991.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le convergenze e divergenze si possono fare alcune osservazioni riassuntive.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 accennato che tra i confratelli presentati esistono diverse tipologie. Bali\u010d , Arntz, Utz, Welty, Todol\u00ec, Ashley sono certamente dei professori, dei docenti allo stato puro. Mentre L\u00e9vesque, O\u2019Rourke, Pinto sono dei ricercatori ma al contempo operano nel sociale. In modo analogo Lebret e Nolan, sono profondamente immersi nella prassi ma sono anche ottimi scrittori sia delle proprie esperienze che della rilevanza culturale che esse hanno. Altri come Gafo, Gerard, Pire possono essere definiti uomini d\u2019azione.<\/p>\n<p>Se volessimo scoprire gli influssi che i diversi attori hanno avuto fra di loro, si pu\u00f2 dire, semplificando, che all\u2019inizio del secolo XX i confratelli belgi, specialmente la figura di Rutten, con il loro impegno sul lavoro, sono stati modello per gli altri, in modo particolare per quelli di lingua francese e spagnola. Subito dopo la seconda guerra mondiale \u00e8 gruppo francese di\u00a0<em>\u0116conomie &amp; Humanisme<\/em>\u00a0che esercita il massimo influsso, sia per la sua novit\u00e0 che per il suo stare a met\u00e0 strada tra la ricerca empirica e la teorizzazione. Parallelamente il gruppo tedesco di Walberberg ebbe un influsso indiscusso, soprattutto a causa della sistematicit\u00e0 teoretica dei suoi membri e per il loro impegno nel campo dell\u2019economia di mercato sociale.<\/p>\n<p>Tra le figure che vengono esaminate possiamo facilmente trovare temi che hanno interessato diversi di loro.<\/p>\n<p>Indichiamo come primo tema la\u00a0<em>pace<\/em>. Su questo tema, sempre attuale, troviamo Stratmann che abbin\u00f2 nella sua lunga vita la teorizzazione, l\u2019organizzazione e la testimonianza personale. Pire si impegn\u00f2 piuttosto nell\u2019aiuto a coloro che soffrono per le conseguenze della guerra. Vi un\u00ec un forte impegno per l\u2019istituzioni di luoghi di formazione di operatori per la pace. Arntz infine partecip\u00f2 costantemente ai dibattiti del secondo dopoguerra in una societ\u00e0 come quella olandese che \u00e8 una delle pi\u00f9 liberali in Europa e nel mondo.<\/p>\n<p>Il\u00a0<em>principio di sussidiariet\u00e0<\/em>\u00a0\u00e8 presente presso molti dei nostri autori. Van Gestel e Kuni\u010di\u010d lo ritengono essenziale all\u2019agire dello Stato e Ashley e O\u2019Rourke lo associano strettamente a quello del bene comune; Booth invece lo vede come necessario alla sua idea di economia mista.<\/p>\n<p>Il tema del\u00a0<em>lavoro<\/em>\u00a0ha attirato l\u2019attenzione soprattutto di Rutten all\u2019inizio del secolo. Oggi i problemi si pongono in modo diverso, ma la relazione tra il capitale e la forza lavoro (anche se molto specializzata) si pone continuamente. Anzi, il problema della delocalizzazione delle fabbriche e della emigrazione dei luoghi di produzione al seguito del capitale \u00e8 quanto mai attuale. Le riflessioni teoretiche sul lavoro di Todol\u00ec e di Kr\u0105piec sono quindi preziose, in quanto oggi la societ\u00e0 sta ripensando il concetto stesso di lavoro, sia di quello subordinato che autonomo. Anche per Kuni\u010di\u010d il lavoro ha un alto valore personale e sociale.<\/p>\n<p>Il tema dell\u2019<em>economia umanizzata<\/em>\u00a0\u00e8 un altro che trova molte convergenze. Iniziando dai domenicani inglesi tra le due guerre mondiali, per arrivare evidentemente ad\u00a0<em>\u0116conomie &amp; Humanisme<\/em>. Ma anche i membri del gruppo di Walberberg hanno riflettuto seriamente sugli aspetti economici della vita sociale, in modo particolare Utz.<\/p>\n<p>Infine non possiamo trascurare un tema della seconda met\u00e0 del secolo altamente rilevante sia dal punto di vista teologico che sociale, quello del\u00a0<em>peccato strutturale<\/em>. Evidentemente i sudafricani Connor e Nolan sono in prima linea su questo tema, ma anche Pinto e i brasiliani si rifanno a questa nozione continuamente.<\/p>\n<p>Si diceva al numero 1 che l\u2019Ordine all\u2019inizio del terzo millennio si trova ad essere ridotto di numero e quindi di efficacia sociale. Questo per\u00f2 non deve far pensare che le prospettive per il futuro siano del tutto negative. Infatti attualmente la globalizzazione ci ha portato nuove possibilit\u00e0 di collaborazione sia per l\u2019aumentata comunicazione in genere che per la possibilit\u00e0 di costituire reti di lavoro, dove la interdisciplinariet\u00e0 \u00e8 una delle caratteristiche.<\/p>\n<p>Il patrimonio che la tradizione domenicana ha accumulato in sette secoli pu\u00f2 essere messo a disposizione anche da un numero minore di testimoni, purch\u00e9 essi siano disponibili ad collaborare con forze affini, sia all\u2019interno che all\u2019esterno dell\u2019Ordine e della Chiesa. Del loro patrimonio ci sembrano molto attuali, oggi, sia il pensiero della destinazione universale dei beni, dei diritti naturali, del bene comune, che quello della verit\u00e0 in genere. Infatti un grave pericolo del nostro mondo oggi \u00e8, oltre il fondamentalismo, anche il relativismo intellettuale, che in definitiva ritiene che tutto sia negoziabile e contrattabile, e anzi che senza questo non si possa avere pace sociale e quindi progresso. L\u2019Ordine domenicano ha avuto in passato punte di fondamentalismo, di integrismo ma questo non significa che non abbiamo appreso nulla. La moderna critica della conoscenza ci ha insegnato ad essere accurati nelle argomentazioni, dall\u2019accresciuta conoscenza storica abbiamo appreso a non dare\u00a0giudizi di fatto di tipo ideologico, l\u2019antropologia culturale ci ha mostrate le infinite possibilit\u00e0 che l\u2019<em>humanum<\/em>\u00a0ha di realizzarsi nel tempo e nello spazio. Ma le caratteristiche fondamentali della nostra eredit\u00e0 di pensiero sociale non per questo spariscono. Il costante riferimento alla verit\u00e0, al fatto che essa, pur se difficilmente, sia raggiungibile, \u00e8 una chiara opzione per realismo filosofico che sul piano sociale si trasforma in possibilit\u00e0 di orientamento.<\/p>\n<p>E\u2019 proprio questo il punto: i valori tradizionali del pensiero sociale domenicano, che in gran parte si ricoprono con la Dottrina Sociale della Chiesa, offrono alla multiculturalit\u00e0 un contributo di orientamento, pur nel rispetto delle persone e delle procedure moderne per giungere alla verit\u00e0 nei campi specifici della ricerca e dell\u2019azione. Pensiamo quindi che la presentazione del passato prossimo sia una buona base per rilanciare il servizio che il nostro Ordine pu\u00f2 fare alla Chiesa e alla sua presenza nel mondo del sociale.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[872,895],"fascicolo":[124],"class_list":["post-1606","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-francesco-compagnoni","autori-helen-alford","fascicolo-ottobre-2007"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Che Preaching Justice<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Francesco Compagnoni, Helen Alford, pubblicato nel numero di Ottobre 2007. 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