{"id":1582,"date":"2007-02-01T12:00:00","date_gmt":"2007-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1582"},"modified":"2026-04-12T11:10:59","modified_gmt":"2026-04-12T09:10:59","slug":"ricordando-linnovativo-rapporto-beveridge","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2007\/febbraio\/ricordando-linnovativo-rapporto-beveridge\/","title":{"rendered":"Ricordando l\u2019innovativo rapporto Beveridge"},"content":{"rendered":"<p>Per i tipi dell\u2019Agrilavoro edizioni e a cura di Luigi Troiani, sono apparsi gli atti del Convegno tenutosi presso la\u00a0<em>Pontificia Universit\u00e0 San Tommaso<\/em>\u00a0in occasione del sessantesimo anniversario del\u00a0<em>Rapporto Beveridge<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 stato giustamente detto che, con il cosiddetto\u00a0<em>Rapporto Beveridge<\/em>, si realizza finalmente una compatibilit\u00e0 tra stato democratico e libero mercato. Si attua cio\u00e8 un modello che si colloca tra liberalismo e social-democrazia, un misto di socialismo cristiano e neo-liberismo. Resta comunque il fatto che da allora diventa effettiva e irrinunciabile l\u2019aspirazione del lavoratore alla sicurezza sociale. Questa diventa anzi una priorit\u00e0 morale delle societ\u00e0 democratiche assieme alla lotta alla povert\u00e0 e all\u2019emarginazione<sup>1<\/sup>.<\/p>\n<p>Non si deve certo pensare che Beveridge, al di l\u00e0 da queste impostazioni di fondo, sulle quali si \u00e8 comunque costruito molto del nostro modello di sviluppo, non abbia percepito molti dei futuri problemi del nostro modello di\u00a0<em>welfare<\/em>. Basti pensare alle pensioni per le quali si era \u201cprevisto il trattamento pubblico, senza per\u00f2 rinunciare a un discorso sulle assicurazioni private\u201d. Certamente per\u00f2, pi\u00f9 che al futuro, si guardava al presente nella speranza di creare una nuova forma di cittadinanza, cosiddetta sociale, che si sarebbe dovuta aggiungere a quella prevista dallo stato di diritto<sup>2<\/sup>. Non si dimentichi poi che, nell\u2019ottica del\u00a0<em>Piano<\/em>\u00a0c\u2019era la necessit\u00e0 di risolvere il problema dei ceti medi, che risentirono fortemente della crisi bellica, e la conseguente questione della sicurezza pubblica che non poteva essere affrontata solo in termini repressivi.<\/p>\n<p>Si commetterebbe per\u00f2 un grosso errore nel ritenere che Beveridge avesse come unica preoccupazione il ceto medio. La sua fu una grande mobilitazione nazionale per la democrazia. A questo progetto furono invitati tutti: imprese, sindacati, classi ricche e povere<sup>3<\/sup>. Si potrebbe dire che l\u2019intento effettivo, in una prospettiva, mi si passi il termine, intercalassista, fosse quello di rivitalizzare i corpi intermedi per mettere di fronte alle loro responsabilit\u00e0 istituzioni politiche e capitale.<br \/>\nBeveridge \u00e8 un liberale con un\u2019appassionata fede nella libert\u00e0 personale, ma anche con la profonda convinzione che, il mutare dei tempi, non permette a molti ideali liberali di realizzarsi attraverso il semplice esplicarsi del mercato o, come sosteneva allora Keynes, grazie a strategie fiscali e monetarie. Insomma la politica \u00e8 chiamata a prendersi le sue responsabilit\u00e0<sup>4<\/sup>. A queste conclusioni Beveridge arriva anche perch\u00e9 \u00e8 un umanista classico e, come egli stesso ci dice, la sua formazione ha affinato la sua sensibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Beveridge era nato in India nel 1879. Figlio di un giudice, aveva studiato greco e latino ad Oxford. La sua futura impostazione politica e sociale era stata permeata da Platone e Aristotele e da Cicerone e Seneca. Da questi autori deriva probabilmente quel bisogno di giustizia e eguaglianza che si faceva sempre pi\u00f9 pressante durante il secondo conflitto mondiale. Il suo\u00a0<em>Rapporto<\/em>, che finir\u00e0 per prendere il suo nome, \u00e8 redatto pensando alle condizioni di gran parte della popolazione inglese, ma non solo. Sempre a ridosso della guerra, Beveridge pensa anche ad un embrionale movimento per un\u2019Europa federale alla quale allargare i vantaggi del suo piano. Fu probabilmente per questo che, al posto della vecchia terminologia\u00a0<em>national insurance<\/em>, prefer\u00ec la nuova<em>\u00a0social insurance<\/em>. Con questa si disegnava la speranza, raccolta poi ben oltre i confini nazionali, di una piena occupazione, di un servizio sanitario nazionale e universale, nonch\u00e9 un progetto globale di previdenza sociale e sussidi per la prole<sup>5<\/sup>. Il tutto per dare ai poveri piena indipendenza non solo economica ma anche civica.<\/p>\n<p>Per rendere possibile un piano cos\u00ec ardito era necessario un piano di contributi e sussidi che non solo dovevano essere fissi, ma anche universali a prescindere dai singoli redditi. Solo cos\u00ec il\u00a0<em>welfare<\/em>\u00a0sarebbe diventato l\u2019emblema di una cittadinanza condivisa e non il marchio vergognoso di una minoranza<sup>6<\/sup>. Cittadinanza perch\u00e9, quello di godere di un\u2019assistenza sociale in un momento di bisogno, \u00e8 una forma di diritto per chiunque perch\u00e9 ognuno ha, col suo lavoro e con i suoi contributi versati, guadagnato e pagato queste garanzie. Molti hanno parlato a riguardo di influenze provenienti dalle politiche di piano o pianificazioni del socialismo reale, ma va detto che, per Beveridge, si trattava di conciliare una parit\u00e0 di trattamento con le ovvie diversit\u00e0 umane<sup>7<\/sup>. Insomma un liberalismo nuovo che incontrava le giuste esigenze di un socialismo democratico.<\/p>\n<p>Al Rapporto di lavora gi\u00e0 dalla met\u00e0 del 1941 quando viene costituito il Comitato\u00a0<em>Social Insurance and Allied Services<\/em>\u00a0e qualcuno pensa gi\u00e0 che esso sar\u00e0 \u201c<em>certamente un atto di politica interna, ma dalle notevoli ricadute internazionali<\/em>\u201d. Questo non pu\u00f2 far dimenticare che il\u00a0<em>Rapporto<\/em>\u00a0scaturiva anche dalla necessit\u00e0 di confrontarsi con due dati di fatto. Da una parte mirava a contrastare il nazismo non solo sul piano militare ma anche in quella che era l\u2019organizzazione della vita civile e il desiderio di accrescere il benessere personale e familiare, dall\u2019altra cercava di anticipare e, quindi, risolvere per tempo le gravi necessit\u00e0 morali e materiali che si sarebbero manifestate nel dopo-guerra<sup>8<\/sup>. Ci\u00f2 spiega perch\u00e9 se ne stamp\u00f2 anche un\u2019edizione economica da diffondere tra i soldati al fronte e una serie di traduzioni clandestine da diffondere ovunque.<\/p>\n<p>Certamente Beveridge aveva la piena consapevolezza che per battere quelli che definiva i cinque giganti (<em>Want<\/em>\u00a0il bisogno in particolare quello del lavoro,\u00a0<em>Ignorance<\/em>\u00a0intesa soprattutto come carenza di istruzione,\u00a0<em>Disease<\/em>\u00a0malattie derivanti in modo particolare dalla povert\u00e0 cronica,\u00a0<em>Squalor<\/em>\u00a0come desolazione e mancanza di speranza e\u00a0<em>Idleness<\/em>\u00a0come inerzia e accidia tipica di chi vive senza speranza) si poteva correre il rischio di incentivare le situazioni di dipendenza permanente finendo per aggravare la questione sociale. Ma, e in questo ebbe il sostegno di Lord Keynes, il rischio meritava di essere corso perch\u00e9 altrimenti la stagnazione economica e la dispersione del capitale umano avrebbero evidenziato pericoli ben maggiori<sup>9<\/sup>.<\/p>\n<p>Va sottolineato che quando Beveridge parlava di povert\u00e0 non intendeva solo quella economica, ma parlava di qualit\u00e0 della vita. Problema questo di centrale importanza e ribadito ai nostri giorni da Ralf Dahrendorf che esplicitamente parla di\u00a0<em>life chances<\/em>. Il che significa che quei servizi destinati a soddisfare le esigenze fondamentali di una popolazione debbono essere di qualit\u00e0<sup>10<\/sup>. Tutto ci\u00f2 accresce la stabilit\u00e0 politica e sociale e d\u00e0 un contributo notevole alla produttivit\u00e0<sup>11<\/sup>. Il Rapporto rileva adeguatamente questa convinzione. Beveridge \u00e8 del parere \u201cche non bisogna concludere\u00a0<em>a priori<\/em>\u00a0che la guerra attuale debba portare come conseguenza la fine del progresso economico della Gran Bretagna e del resto del mondo\u201d<sup>12<\/sup>. La guerra va vista come un periodo rivolutionario, quindi, come \u201cil momento pi\u00f9 opportuno per fare cambiamenti radicali invece di semplici rattoppi\u201d<sup>13<\/sup>. Questi potrebbero essere prospettati da errate visioni stataliste come pure individualiste. Si tratta di stabilire delle linee di demarcazione ben precise: \u201clo Stato non deve soffocare n\u00e9 le ambizioni, n\u00e9 le occasioni, n\u00e9 la responsabilit\u00e0; stabilendo pertanto un minimo di attivit\u00e0 nazionale non deve per\u00f2 paralizzare le iniziative che portano l\u2019individuo a provvedere pi\u00f9 di quel dato minimo, per se stesso e per la sua famiglia\u201d<sup>14<\/sup>. Ci si avvia insomma a quell\u2019impostazione di democrazia sociale che tanta importanza avr\u00e0 a partire dall\u2019immediato dopo-guerra. Inoltre si pone l\u2019accento a pi\u00f9 riprese quel bisogno di senso di responsabilit\u00e0 individuale<sup>15<\/sup>\u00a0che \u00e8 alla base di un\u2019autentica etica sociale. Per questo si evidenziano quei sussidi speciali a protezione dei ragazzi, durante il periodo di tirocinio scolastico fino a 16 anni<sup>16<\/sup>, tesi a far acquisire piena consapevolezza dell\u2019importanza che essi hanno in previsione del futuro sviluppo della nazione.<\/p>\n<p>Tutte queste erano evidenze, ci ricorda ancora Troiani, sottolineate dalla dottrina sociale della Chiesa come del resto dai migliori partiti democristiani europei e dalle pi\u00f9 ardite elaborazioni socialdemocratiche<sup>17<\/sup>. Partiti che ripresero, nel dopoguerra, quelli che potremmo definire sentieri interrotti. Basterebbe pensare al famoso\u00a0<em>Congresso straordinario<\/em>\u00a0di Bad Godesberg, tenuto tra 13 e il 15 novembre del 1959, che trasform\u00f2 la Spd. Fu in quell\u2019occasione che si oper\u00f2 la definitiva trasformazione del partito in una prospettiva riformista sostenuta da Karl Schmidt, Willy Brandt, Fritz Erler e Helmut Schmidt. Venivano definitivamente messi da parte Marx ed Engels, ma, quello che pi\u00f9 conta, venne ridefinita la linea economico-sociale abbandonando la lotta di classe proponendo \u201ccompetizione per quanto possibile \u2013 pianificazione fin dove necessario\u201d. C\u2019era poi chi si richiamava addirittura all\u2019etica socialdemocratica di Ferdinand Lasalles considerato un precursore del Spd e anche chi, come Habermas, da questo socialismo delle origini tentava di recuperare la prospettiva sopranazionale da attuare, almeno, in una prospettiva europea.<\/p>\n<p>Anche oltre oceano questo discorso ha trovato originali intuizioni tanto che finirono per essere apprezzate al di l\u00e0 degli schieramenti. Alludo alla \u201cterza via\u201d di Bill Clinton che intese sostituire l\u2019antico e dispendioso AFDC (<em>Aid to Families with Dependent Children<\/em>) con un nuovo sistema di sostegni e di incentivi il cosiddetto TANF (<em>Temporary Assistance for Needy Families<\/em>)<sup>18<\/sup>. Questo piano tendeva a superare la visione di\u00a0<em>welfare<\/em> prima\u00a0maniera perch\u00e9 voleva non solo assicurare un lavoro, ma una occupazione tale da garantire l\u2019uscita dallo stato di dipendenza. Argomenti questi ripresi da Tony Blair<sup>19<\/sup>.<br \/>\nIn conclusione vale la pena di ricordare che le pagine di questa pubblicazione sono dedicate ad un sindacalista, scomparso improvvisamente, che ha speso la sua vita per ideali sociali che non \u00e8 retorico definire alti e di cui oggi si avverte tanto il bisogno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Cfr. A. Gorini,<em>\u00a0Presentazione a Dopo Beveridge. Riflessioni sul Welfare<\/em>, con ristampa anastatica de Il Piano Beveridge, a cura di L. Troiani, Agrilavoro Edizioni srl, Roma, 2005, pp. X-XII.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0L. Troiani, Beveridge e il welfare: un dono del Novecento, in Dopo Beveridge. Riflessioni sul Welfare, cit., pp. XXXI e XXXIX. Cfr. sull\u2019argomento A. B. Atkinson, Beveridge, the National Minimum, and its Future in a European Context, Welfare State Programme Discussion Paper WSP\/85, LSE, 1993; T. Cutler, K. Williams, J. Williams, Keynes Beveridge and Beyond, Routledge, Kegan Paul, 1986; J. Harris, William Beveridge. A Biography, Clarendon Press, Oxford, 1997; J. Hills, J. Ditch, H. Glennerster (eds), Beveridge and Social Security: An International Retrospective, Clarendon Press, Oxford, 1994; K. Williams, J. Williams, A Beveridge Reader, Allen and Unwin, London, 1987.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Cfr. A. Gorini, Sessant\u2019anni da Beveridg, in Opinioni, anno XIV- numero 1, 2004, p. 13.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Cfr. J. Harris, Beveridge, la sua storia, in Dopo Beveridge. Riflessioni sul Welfare, cit., pp. L-LI.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Cfr. J. Harris, Beveridge: la storia, in Opinioni, anno XIV- numero 1, 2004, pp. 19-20.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0Cfr. ibidem, p. 21.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Cfr. J. Harris, Beveridge, la sua storia, in Dopo Beveridge. Riflessioni sul Welfare, cit., p. LX.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Cfr. L. Troiani, Il rapporto Beveridge nel contesto europeo e internazionale, in Dopo Beveridge. Riflessioni sul Welfare, cit., pp. LXXII-LXXIV.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Cfr. ibidem, pp. LXXVIII-LXXIX. Per quelli che Beveridge definiva i cinque giganti da abbattere nel cammino della ricostruzione cfr. Il Piano Beveridge. Compendio ufficiale della relazione di Sir William Beveridge al governo britannico, Presso la Stamperia Reale, Londra, 1943, p. 11.<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0Cfr. J. Shepherd, Beveridge e le attuali politiche sociali britanniche, in Dopo Beveridge. Riflessioni sul Welfare, cit., p. CXXI.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0Cfr. G. Acquaviva. Una nuova concezione della responsabilit\u00e0 sociale, in Dopo Beveridge. Riflessioni sul Welfare, cit., p. CXLVIII.<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0Il Piano Beveridge. Compendio ufficiale della relazione di Sir William Beveridge al governo britannico, cit., p. 107.<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 11.<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0Ibidem, pp. 11-12.<br \/>\n<sup>15<\/sup>\u00a0Cfr. ibidem, pp. 111-112.<br \/>\n<sup>16<\/sup>\u00a0Cfr. ibidem, p. 63.<br \/>\n<sup>17<\/sup>\u00a0Cfr. L. Troiani, Il rapporto Beveridge nel contesto europeo e internazionale, in Dopo Beveridge. Riflessioni sul Welfare, cit., p. XCVI.<br \/>\n<sup>18<\/sup>\u00a0Cfr. R. Haskins, Work over Welfare: The Inside Story of the Welfare Reform Law, Brookings Institution Press, 2006. Le posizioni dei democratici hanno trovato anche nell\u2019opposizione suggerimenti nella convinzione, comune ad entrambi gli schieramenti, che l\u2019aumento del benessere avrebbe determinato una crescita della sicurezza e della libert\u00e0. Cfr. Aa. Vv., Transforming Welfare. The Revival of American Charity, Acton Institute, Grand Rapids, Michigan, 1997.<br \/>\n<sup>19<\/sup>\u00a0Cfr. J. Shepherd, Beveridge e le attuali politiche sociali britanniche, in Dopo Beveridge. Riflessioni sul Welfare, cit. Al riguardo cfr. anche una serie di articoli apparsi sul numero 36 di Reset aprile 1997.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[971],"fascicolo":[116],"class_list":["post-1582","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-rocco-pezzimenti","fascicolo-febbraio-2007"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Ricordando l\u2019innovativo rapporto Beveridge<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Rocco Pezzimenti, pubblicato nel numero di Febbraio 2007. 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