{"id":1578,"date":"2007-02-01T12:00:00","date_gmt":"2007-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1578"},"modified":"2026-04-12T11:10:59","modified_gmt":"2026-04-12T09:10:59","slug":"il-messaggio-sociale-di-don-antonio-palladino","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2007\/febbraio\/il-messaggio-sociale-di-don-antonio-palladino\/","title":{"rendered":"Il messaggio sociale di Don Antonio Palladino"},"content":{"rendered":"<p>Don Antonio Palladino \u00e8 un autentico sacerdote di Ges\u00f9 Cristo, nato a Cerignola, in provincia di Foggia, l\u201911 novembre 1881 e morto il 15 maggio 1926. In poco pi\u00f9 di 44 anni di vita terrena, ha compiuto una lunga carriera perch\u00e9 in lui l\u2019amore di Dio si \u00e8 sprigionato in una ricca e molteplice attivit\u00e0 socio-pastorale.<\/p>\n<p>Cerignola tra l\u2019800-900 \u00e8 un grande centro nel basso Tavoliere della Puglia che vive drammaticamente le vicende politiche fra il partito Liberale, guidato dalla classe dei padroni Massoni da una parte e il partito socialista che spingeva il proletariato alla lotta di classe dall\u2019altra parte. In questo contesto socio-politico s\u2019inserisce anche l\u2019attivit\u00e0 del sindacalismo rivoluzionario di Giuseppe Di Vittorio<sup>1<\/sup>.<\/p>\n<p>Palladino ha a sua disposizione l\u2019unica enciclica sociale, la \u201cRerum Novarum\u201d di Papa Leone XIII e, con tutte le sue forze, unite all\u2019ardore di apostolo zelante, istituisce nella parrocchia di San Domenico, a Cerignola, pi\u00f9 di trenta Associazioni socio-religiose, a partire dal 1909, anno in cui ne diventa il primo parroco. Nei primi anni della sua missione sacerdotale si dedica, come un novello Don Bosco, nella pastorale giovanile del \u201cRicreatorio festivo Don Bosco\u201d, del Circolo Giovanile Maschile San Luigi, dell\u2019Associazione delle Figlie di Maria e del Circolo Cattolico Femminile Santa Giovanna d\u2019Arco. Nell\u2019aprile del 1918, alla presenza di Don Luigi Sturzo e dei Cattolici della Capitanata, nella Chiesa di San Domenico di Foggia, tiene un memorabile discorso, denominato: \u201cAi Cattolici della Capitanata\u201d. Negli anni 1919-1920 \u00e8 impegnato nella fondazione del Partito Popolare, insieme al Professore Tommaso Pensa che diventa il presidente provinciale del neo partito. A Cerignola nasce il giornale popolare \u201cLa Vedetta\u201d che diventa l\u2019organo di stampa ufficiale del Partito Popolare Provinciale, e di cui Palladino sar\u00e0 uno dei redattori. Negli anni 1921 &#8211; 1922 a Cerignola scoppia la reazione agraria e fascista che porta alla dissoluzione del Partito Socialista e dell\u2019Amministrazione Comunale. La missione di Palladino s\u2019inserisce nella nuova situazione politica con uno spirito di grande abbandono nelle mani della divina Provvidenza. Il 20 giugno 1921 la figura di Palladino emerge in un rapporto ufficiale dell\u2019Ispettore della Pubblica Sicurezza<sup>2<\/sup>. Un male incurabile lo porta in poco tempo alla morte, e conclude la sua vicenda terrena il 15 maggio 1926.<\/p>\n<p>Non si comprende appieno la vita e la missione sacerdotale di Don Antonio se non si conosce la sua epoca storica. Tre temi offrono un saggio della dimensione del messaggio sociale di Don Antonio, non sufficientemente compreso dagli uomini del suo tempo e ancora poco apprezzato dagli uomini del nostro tempo. I tre temi sono: L\u2019impegno culturale e il dialogo con i non credenti; L\u2019impegno per l\u2019Unione Popolare e per il Partito Popolare; L\u2019etica economica: I Laboratori femminili e la Cassa Rurale San Domenico.<\/p>\n<p><em>1. L\u2019impegno culturale e il dialogo con i non credenti<\/em><\/p>\n<p>L\u2019amore appassionato per Ges\u00f9 Cristo, adorato soprattutto nell\u2019Eucaristia, \u00e8 la sorgente per decifrare il trasporto e l\u2019impegno di Don Antonio per gli uomini del suo tempo, sia credenti sia non credenti.<\/p>\n<p>Il giornale quindicinale \u201cL\u2019Ape\u201d del Circolo Giovanile San Luigi il 19 settembre pubblica un articolo intitolato \u201cFede e Scienza\u201d che analizza le posizioni poco scientifiche di coloro che si proclamano atei e con grande decisione Palladino qualifica come: \u201csapientelli, studenti e maestrucoli dei nostri giorni\u2026eccoli atteggiarsi ad increduli ed esclamare: la religione \u00e8 per il popolino, la Chiesa ha fatto il suo tempo, la scienza ha smentito la fede! Ma sono costoro all\u2019altezza\u2026 di esaminare la religione?\u2026posseggono un metodo severamente scientifico, che occorre per uno studio critico della Religione? E, dato che avessero tutte le cognizioni necessarie per questo esame della religione, \u00e8 poi vero che la fede si oppone alla scienza?\u2026 Solo la scienza superficiale\u2026pu\u00f2 condurre all\u2019ateismo\u2026 Chi s\u2019addentra a scrutare i misteri della natura, vi scorge tanta armonia, tanta sapienza da essere costretto ad esclamare col poeta:\u00a0<em>Ovunque il guardo io giro, Immenso Dio, ti vedo; ecc. Se cos\u00ec non fosse, non avremmo avuto un Newton, un Galileo, un Copernico, un Amp\u00e8re, un Pasteur, un Cerreti ecc. e tanti altri scienziati ancora viventi, i quali han piegata la fronte innanzi alla fede cattolica, praticandola fervidamente\u2026 la fede di Tommaso d\u2019Aquino e di Dante, la fede di Copernico, di Newton, di Volta e di tutt\u2019\u00ec pi\u00f9 grandi genii, che hanno illustrata la scienza, merita bene l\u2019assenso della nostra povera mente. Sulle orme del grande Cerreti, la cui vita fu a noi feconda di tanti insegnamenti, investigate con sincerit\u00e0 la natura, studiatela con intelletto di amore: essa vi fornir\u00e0 sempre nuovi argomenti per convincervi che \u201cla nostra santa religione \u00e8 amica della scienza vera<\/em>.\u201d<sup>3<\/sup><\/p>\n<p>Ancor pi\u00f9 interessante \u00e8 il dialogo culturale intercorso tra Palladino e il socialista, il professore Colella di Bari. In una relazione tenuta a Cerignola il 2 giugno 1911, Colella accusa il Vaticano di essere \u201c<em>il pi\u00f9 grande nemico dell\u2019Italia<\/em>\u201d, Palladino risponde con un articolo pubblicato sull\u2019Ape il 29 giugno 1911, intitolato: \u201c<em>Di alcune cause ritardatrici della unificazione Nazionale \u2013 Il Vaticano e l\u2019Italia<\/em>\u201d. Offro solo alcuni elementi del lungo articolo per avere un\u2019idea circa la responsabilit\u00e0 del ritardo dell\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia, da non attribuire al Vaticano, e quindi ai Papi, ma ai vari Sovrani Europei: \u201c<em>Ma \u00e8 vero che il Papato sia stata la causa precipua ritardatrice della Unificazione nazionale? Non si pu\u00f2 mettere in dubbio che il Papato si sia reso altamente benemerito non solo delle scienze e delle lettere in Italia lungo il corso dei secoli, ma che si sia vivamente ancora interessato, perch\u00e9 la povera Italia avesse avuto un assetto politico tale che ne avesse avvantaggiate le sorti. Con ci\u00f2 non voglio dire che non ci sono stati Papi i quali abbiano procurato pi\u00f9 loro interessi personali e domestici che quelli del popolo; ma di questi disgraziati Pontefici \u00e8 ben limitato il numero di fronte ai Leoni, ai Gregori, agli Alessandri, ai Giulii, Papi che sacrificarono se stessi nella difesa dei diritti della Chiesa e del popolo italiano\u2026Senza dei Papi l\u2019Italia di oggi, e non dubito affatto delle mie asserzioni, non solo non avrebbe avuto di che gloriarsi di fronte alle nazioni sorelle ma sarebbe stata ridotta alla miserrima condizione della pur tanto gloriosa Polonia. Ma non sono solamente questi gli argomenti, dai quali mi sembra scaturire lampante la falsit\u00e0 della sua asserzione. Mi segua, egregio Professore, mi segua con un po\u2019 di pazienza nella noiosa disanima di date, di nomi e di fatti storici\u2026I Pontefici hanno fatto quanto era loro consentito per unificare l\u2019Italia, per opera specialmente di S. Pio V (come sopra) ma non hanno mai potuto attuare la bella idea perch\u00e9 ostacolati dalla politica interessata dei Sovrani Europei; e perch\u00e9 allora chiamare il Vaticano causa precipua ritardatrice della unificazione nazionale? Con profonda stima. Suo Dev. &#8211; Parr: Palladino dott. Antonio<\/em><sup>4<\/sup>\u201d.<\/p>\n<p><em>2. L\u2019impegno per l\u2019Unione Popolare e per il Partito Popolare<\/em><\/p>\n<p>L\u2019amore per la verit\u00e0 spinge Don Antonio anche ad entrare in merito ai problemi politici delicati del suo tempo, come quelli del proletariato Socialista, con la grande voglia di comunicare a tutti la salvezza di Ges\u00f9 Cristo: \u201c<em>Ma, viva Dio! \u00e8 proprio necessario di andarsi ad arruolare fra le file del socialismo, e di disertare la Chiesa\u2026di darsi in balia di mestatori e mestieranti, che cercano di far della povera gente sgabello alle loro ascensioni politiche e alle loro private speculazioni\u2026per credersi assorto a dignit\u00e0 di cittadino, affermare il proprio pensiero e reclamare i proprii diritti?\u2026Qual \u00e8 dunque la ragione per cui le plebi corrono sfrenatamente fra le braccia del socialismo?\u2026La Chiesa predica agli operai l\u2019armonia delle classi, e non la lotta d\u2019una contro l\u2019altra, a detrimento di tutte; essa non arma la mano del proletario contro il proprietario; ma li affratella, sicch\u00e8 possano entrambi cooperare al loro reciproco miglioramento: \u00e8 vero, \u00e8 vero la Chiesa non insegna utopie: che la propriet\u00e0 \u00e8 un furto, e che un giorno i proletarii se la dovranno dividere tra loro\u2026la Chiesa non dice che bisogna arrivare alla ristorazione sociale per via della ribellione e del sangue\u2026essa non inganna le masse col miraggio d\u2019un avvenire illusorio\u2026E non v\u2019accorgete, o poveri illusi, dove vi menano i vostri sedicenti amici e pedagoghi?\u2026essi fan tutt\u2019altro che i vostri interessi? Nulla finora v\u2019hanno insegnato tanti scioperi, tanti disordini, tanti tentativi riusciti a vuoto, tante rivoluzioni affogate nel vostro sangue innocente?\u2026Operai, contadini, disingannatevi una buona volta, correte a serrarvi fra le file d\u2019una santa democrazia, che ha un programma giusto ed attuabile, a cui tende per via di pace e non di lotta fraterna\u2026Proletari di tutto il mondo: unitevi in Cristo, primo fra tutti gli operai e fondatore del vero socialismo<\/em>\u201d<sup>5<\/sup>.<\/p>\n<p>L\u2019intervento di Palladino al Convegno dei Cattolici di Capitanata, svoltosi a Foggia, nella Chiesa di San Domenico, nei giorni 9 e 10 aprile 1918, fra le tante cose, contiene due forti richiami indirizzati alla donna e al sacerdote, anticipatori del Concilio Vaticano II. Ecco i contenuti: \u201c\u2026<em>in queste opere di assistenza\u00a0<\/em>(Leghe dei contadini cattolici, Associazioni di proprietari, Probivirato, Cassa dei piccoli prestiti, il Segretariato del popolo)<em>\u00a0abbiano posto la Donna ed il Sacerdote. La Donna, creata da Dio per essere l\u2019Angelo della famiglia, svolga la sua pietosa attivit\u00e0 in questi ufficii nei quali spesse volte la ruvidezza dell\u2019uomo non \u00e8 adatta a lenire dolori ed a fasciare piaghe morali. Ed il Sacerdote si persuada\u2026che la nostra azione non deve restringersi all\u2019ambito delle nostre Chiese, ma dalla Chiesa deve spandersi\u2026su tutte le miserie umane\u2026Usciamo di Sagrestia, o fratelli miei amatissimi, spargiamoci nel popolo con la parola di Ges\u00f9 sul labbro, con la sua carit\u00e0 nel cuore: l\u2019opera che svolgeremo nel popolo accrescer\u00e0 prestigio al nostro ministero, credito alle nostre prediche e le coscienze ravvivate da questa fiamma di eterna carit\u00e0 si rinnovelleranno, ci verranno appresso con ardore verso la conquista del bene infinito<\/em>\u201d<sup>6<\/sup>. In questo discorso Don Antonio fa emergere la trascuratezza dei cattolici verso la questione sociale e la disattenzione verso l\u2019enciclica \u201cRerum Novarum\u201d di Leone XIII che tracciava i fondamentali principi sociali e le linee guida per un nuovo futuro sociale. Palladino sottolinea che il partito Socialista, grazie alle Leghe contadine e alle Cooperative ha unito i lavoratori, li ha organizzati fino ad esasperarli, spronandoli a numerosi scioperi, a volte funestati anche da eccidi. Per questo Don Antonio sostiene che bisogna opporvi le Leghe cattoliche che liberano i lavoratori dalla nuova schiavit\u00f9, il socialismo. Pertanto egli ritiene che non \u00e8 sufficiente la singola educazione del contadino nel confessionale o nella scuola serale per preparare il trionfo dell\u2019ideale sociale di Cristo. Egli attribuisce la deficienza di Leghe cattoliche nella societ\u00e0 alla mancanza di carit\u00e0 fraterna. Palladino non si preoccupa solo di orientare i contadini nelle Leghe cattoliche, ma sprona anche i proprietari all\u2019istituzione di Associazioni, regolate da principi sociali cristiani.<\/p>\n<p><em>3. L\u2019etica economica: I Laboratori femminili e la Cassa Rurale San Domenico<\/em><\/p>\n<p>La questione sociale del Sud Italia, e in particolare della Capitanata, richiedeva la soluzione del problema economico. Ritengo importante richiamare brevemente gli elementi della visione etica dell\u2019Economia Civile, posta oggi all\u2019attenzione dagli economisti Luigino Bruni e Stefano Zamagni<sup>7<\/sup>\u00a0e che ritroviamo negli scritti e nelle opere sociali di Don Antonio. L\u2019Economia civile si basa su tre principi tra loro sinergici: L\u2019efficienza, l\u2019equit\u00e0 nella redistribuzione dei beni e la reciprocit\u00e0 delle relazioni umane. L\u2019efficienza \u00e8 buona perch\u00e9 non tollera lo spreco di risorse. Un sistema economico efficiente contempla anche la redistribuzione della ricchezza fra tutti, offrendo a tutti la possibilit\u00e0 di partecipare al sistema delle attivit\u00e0 economiche. Il terzo principio dell\u2019Economia civile \u00e8 la reciprocit\u00e0 che d\u00e0 grande importanza alle relazioni umane. Il fine ultimo della reciprocit\u00e0 \u00e8 realizzare una struttura fraterna dove si coniugano i verbi \u201c<em>ricevere e dare<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Palladino gi\u00e0 nel 1909, nell\u2019articolo: \u201c<em>Proletari: Unitevi in Cristo\u201d, diceva: \u201cNon fu prima la Chiesa a predicare la fratellanza universale, a difendere i poveri e gli oppressi; non istitu\u00ec essa, incoraggi\u00f2 e protesse le corporazioni di arti e mestieri, tanto fiorenti nel medioevo e poi disperse dall\u2019imperante liberalismo? Ed anche oggi non riunisce la Chiesa sotto il bel vessillo di Cristo le classi operaie, e le anima alla riscossa, alla rivendicazione dei propri dritti? Fu il Grande Leone XIII, il Pontefice degli operai, che il 15 maggio 1891, colla celebre enciclica \u201cRerum Novarum\u201d e poi coll\u2019altra \u201cGraves de Communi\u201d present\u00f2 un giusto e non illusorio programma di rivendicazione sociale\u2026 sicch\u00e8 nulla oggi manca, che sia necessario al miglioramento della classe operaia<\/em>\u201d<sup>8<\/sup>.<\/p>\n<p>Vediamo ora pi\u00f9 da vicino l\u2019impegno di Don Antonio nel campo dell\u2019etica economica:<\/p>\n<p>Nell\u2019intervento \u201c<em>Ai Cattolici di Capitanata<\/em>\u201d Don Antonio dice che mentre si combatte nei campi di battaglia: \u201c<em>non sembri inopportuno un richiamo allo studio del problema economico-sociale, perch\u00e9 coefficiente validissimo a godere i frutti dell\u2019agognata vittoria \u00e8 appunto la soluzione cristiana della questione sociale<\/em>\u201d; pi\u00f9 avanti afferma che i cattolici hanno abbandonato a s\u00e9 stesso il contadino, senza alcuna protezione: \u201c<em>Perch\u00e9 non abbiamo mai voluto efficacemente logorare il nostro cervello nello studio della questione sociale, n\u00e9 esaminare la ragionevolezza delle domande dei contadini per un miglioramento economico e civile. Abbiamo commesso il gran torto di aver lasciato solo il contadino nella lotta per un pane migliore contro padroni troppo dimentichi del loro dovere, troppo accecati dallo splendore degli scrigni dorati\u2026vi sono dei ricchi che si credono assoluti padroni dei loro beni, e disprezzano il povero\u2026Dimenticano\u2026che ogni uomo ha diritto di trarre il suo sostentamento dalla terra\u2026di questa ingiustizia forse anche noi cattolici siamo responsabili, per aver troppo fomentato l\u2019orgoglio dei ricchi dai quali ci ripromettevamo sussidi per le cose nostre, e per avere quasi sfuggito il contadino dal quale nessuna protezione potevamo mai augurarci<\/em>\u201d<sup>9<\/sup>. A questo punto Don Antonio delinea una magistrale lezione di etica economica; egli, infatti, all\u2019egoistico liberalismo e al principio marxista della lotta di classe, contrappone la necessit\u00e0 dell\u2019armonica collaborazione tra i due coefficienti umani importanti per ottenere la produzione: il lavoratore e il padrone, e ne sottolinea con forza la pari dignit\u00e0: \u201c\u2026<em>Coi metodi tracciati dall\u2019egoistico Liberalismo o dall\u2019utopistico Marx troppo si acu\u00ec il dissidio latente fra padroni e lavoratori, troppo si foment\u00f2 la lotta di classe, non riflettendo che fra capitale e lavoro occorre regni il massimo accordo essendo essi i due necessari coefficienti umani per la produzione. I proprietarii si persuadano che essi hanno bisogno assoluto della mano d\u2019opera, ma non d\u2019una qualsiasi mano, ma di una mano intelligente, che sappia e voglia contribuire efficacemente alla produzione\u2026Quando la carit\u00e0 cristiana regoler\u00e0 i rapporti intercedenti fra padroni e lavoratori, non si lamenteranno pi\u00f9 le ingiustizie nei salari, l\u2019abuso della donna-madre, lo sfruttamento dell\u2019adolescente: ingiustizie, abusi, sfruttamenti creanti alla Societ\u00e0 generazioni senza cuore e senza vita<\/em>\u201d<sup>10<\/sup>. Dunque la carit\u00e0 fraterna tra i datori di lavoro e i lavoratori \u00e9 la regola d\u2019oro dell\u2019etica economica di Don Antonio Palladino;<\/p>\n<p>I Laboratori femminili: In piena prima guerra mondiale, il 4 agosto 1916, Don Palladino, con l\u2019avvio della Casa dell\u2019Immacolata, d\u00e0 una risposta operativa alle giovinette provenienti dalle classi sociali pi\u00f9 povere di Cerignola che imparavano un mestiere e contestualmente venivano formate alla virt\u00f9 e alla religione, con l\u2019ausilio di sedici insegnanti. La Casa era strutturata in 4 reparti: 1\u00b0- Confezioni di abiti da donna; 2\u00b0- Confezioni di biancheria da uomo e da donna; 3\u00b0- Ricamo in bianco, in seta, in oro e argento; 4\u00b0- Confezioni di fiori<sup>11<\/sup>. Pi\u00f9 ardua ed eroica fu l\u2019istituzione della Chiesa e dell\u2019Opera del Buon Consiglio nel 1921, che doveva accogliere l\u2019infanzia abbandonata e le giovinette appartenenti a famiglie povere. Il Don Bosco di Cerignola istituisce cos\u00ec un laboratorio femminile, un asilo scuola ed un segretariato per il popolo, rispondenti a bisogni sociali impellenti. Nell\u2019ottobre 1923, terminati i lavori del pian terreno dell\u2019Opera, Don Antonio ospita le prime tre orfanelle, utilizza una stanza come cappella ed adibisce un locale come segretariato, dove egli comunicava alla gente le notizie riguardanti i cari militari dispersi in guerra, confortava le famiglie dei caduti e vi svolgeva le pratiche delle pensioni di guerra<sup>12<\/sup>. Significativo \u00e8 lo Statuto dell\u2019Opera Pia del Buon Consiglio che nel primo articolo allo scopo religioso, vi affianca lo scopo sociale impellente a quell\u2019epoca: \u201c\u2026<em>alla redenzione religioso-sociale dell\u2019infanzia femminile abbandonata: quale scopo secondario alla redenzione religioso-sociale della giovent\u00f9 operaia femminile e della contrada denominata Cittadella in Cerignola<\/em>\u201d; nel secondo articolo si dice che la pia Opera offriva alle derelitte un asilo presso la Chiesa del Buon Consiglio, per custodirne il candore e dove con l\u2019apprendimento di un\u2019arte, venivano educate ai principi cristiani, al culto del bene e del lavoro<sup>13<\/sup>. L\u2019obiettivo fondamentale di Palladino era la creazione di una comunit\u00e0 cristiana fatta di relazioni familiari, in netta opposizione all\u2019avidit\u00e0 insaziabile dei padroni liberali massoni, alle lotte del proletariato socialista e al sindacalismo rivoluzionario di Giuseppe Di Vittorio.<\/p>\n<p>La Cassa Rurale San Domenico: Il 27 novembre 1921 Don Antonio istituisce la Cassa Rurale San Domenico per aiutare gli operai, i lavoratori e i braccianti agricoli della parrocchia, o degli appartenenti alle sue associazioni, che si trovavano in difficolt\u00e0 economiche, senza pi\u00f9 cadere nelle grinfie degli avari usurai. Tale Cassa ebbe l\u2019approvazione del Tribunale di Lucera il 10 febbraio 1922. E\u2019 interessante conoscere l\u2019animus della Cassa Rurale che raccoglie depositi fiduciari e concede prestiti. Questi sono erogati solo ai soci al fine di esercitare e migliorare le aziende, soprattutto quelle agricole, sono ordinariamente concessi in forma cambiaria e con un interesse proporzionatamente mite. L\u2019articolo 30 dello statuto stabilisce che le restituzioni delle somme date in prestito possono essere devolute in rate, in relazione con l\u2019uso del prestito. Di rilievo \u00e8 l\u2019articolo 34 perch\u00e9 manifesta l\u2019interesse e l\u2019impegno di Don Antonio per lo sviluppo dell\u2019agricoltura nella sua terra, che recita: \u201c<em>La Cassa Rurale\u2026potr\u00e0 occuparsi di acquisti collettivi di prodotti utili all\u2019agricoltura\u2026acquisto di macchine agricole, e di quanto fosse utile all\u2019agricoltura<\/em>\u201d<sup>14<\/sup>.<\/p>\n<p>In conclusione ribadisco quanto dice la Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro della C.E.I.: \u201c<em>La necessit\u00e0 di un ordine morale nell\u2019economia e in tutta la vita dell\u2019uomo \u00e8 un insegnamento costante della dottrina sociale della Chiesa.\u00a0L\u2019assenza di criteri morali, come attesta l\u2019esperienza, \u00e8 invece causa di molti mali economici e sociali<\/em>\u201d<sup>15<\/sup>. Nello stesso documento quando si tratta dei \u201c<em>Principi, diritti e doveri<\/em>\u201d, tra i diversi principi si afferma: \u201c<em>I principi della giustizia e della solidariet\u00e0 conducono necessariamente all\u2019opzione preferenziale per i poveri\u2026 Questa non \u00e8 una scelta pauperistica, che comporta la rinuncia a conseguire il benessere economico. Esige, piuttosto, un preciso ridimensionamento dei fini e dei mezzi in rapporto al vero fine dell\u2019attivit\u00e0 economica, che \u00e8 l\u2019uomo, tutto l\u2019uomo e tutti gli uomini, nessuno escluso, a cominciare dagli \u201cultimi\u201d. L\u2019amore preferenziale per i poveri ha una valenza non solo personale, ma anche sociale e politica; non \u00e8 un semplice appello etico, bens\u00ec una fondamentale esigenza di giustizia<\/em>\u201d<sup>16<\/sup>. E\u2019 quanto ha realizzato Don Antonio per gli uomini e in particolare per i poveri del suo tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Giuseppe Di Vittorio, coevo di Don Antonio Palladino, nasce a Cerignola il 13 agosto 1892 in una famiglia composta di braccianti agricoli. Nel 1904 partecipa ad una manifestazione di lavoratori agricoli, durante la quale vengono uccisi quattro lavoratori, di cui uno era il suo amico Antonio Morra. Nel 1910 diventa il segretario del Circolo Giovanile Socialista che prende l\u2019indirizzo di sindacalismo rivoluzionario, legandosi alla Federazione della giovent\u00f9 socialista di Parma. In due anni l\u2019attivit\u00e0 del sindacalismo di Di Vittorio da Cerignola si diffuse a Minervino Murge, a Bari, a Bisceglie, a Putignano e in tanti centri minori, persino nella Basilicata. E\u2019 ritenuto il responsabile numero uno delle violenze che sono scatenate durante i numerosi scioperi e pertanto \u00e8 costretto a rifugiarsi a Lugano, in Svizzera. E\u2019 favorevole all\u2019inter-ventismo nella guerra. Nell\u2019agosto del 1919 ritorna a Cerignola e nel 1921 viene eletto deputato, mentre \u00e8 in carcere a Lucera. Viene allontanato dalla sua citt\u00e0 dai fascisti di Cerignola e va prima a Bari e poi si trasferisce a Roma. Nel 1924 incontra Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti e gradualmente aderir\u00e0 al partito Comunista. Mor\u00ec il 3 novembre 1957 a Lecco, dopo aver speso la vita per il Sindacato dei Lavoratori. A Cerignola, ma non solo, anche in Basilicata, nelle case dei braccianti era facile trovare le immagini di Cristo e della Madonna a fianco di Di Vittorio perch\u00e9 alta era la considerazione che il popolo dei braccianti nutriva per il loro liberatore sindacalista.<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>\u00a0Cfr. Relazione d\u2019Inchiesta, in Don Antonio Palladino \u2013 Commemorazioni, ricerche e documenti nel centenario della nascita, a cura di Don Sabino Cianci e Carlo Forcella, GrafSud Leone, Foggia 1983, pp. 25-31.<\/p>\n<p><sup>3<\/sup>\u00a0Cfr. \u201cL\u2019Ape\u201d, Anno I, n. 9, in P.P.I. \u2013 Periodici diversi: Biblioteca Comunale di Cerignola, 19 settembre 1909.<\/p>\n<p><sup>4<\/sup>\u00a0Cfr. \u201cL\u2019Ape\u201d &#8211; Anno III &#8211; n. 12, in op. cit., 29 giugno 1911.<\/p>\n<p><sup>5<\/sup>\u00a0Cfr. \u201cL\u2019Ape\u201d, Anno I \u2013 n. 1, in op. cit., 16 maggio 1909.<\/p>\n<p><sup>6<\/sup>\u00a0Cfr. L\u2019intervento di Don Antonio Palladino, in Don Antonio Palladino \u2013 Commemorazioni, ricerche e documenti nel centenario della nascita, op. cit., p. 23.<\/p>\n<p><sup>7<\/sup>\u00a0Cfr. L. Bruni \u2013 S. Zamagni, Economia civile \u2013 Efficienza, equit\u00e0, felicit\u00e0 pubblica, Societ\u00e0 editrice il Mulino, Bologna 2004.<\/p>\n<p><sup>8<\/sup>\u00a0Cfr. Proletari: Unitevi in Cristo, in \u201cL\u2019Ape\u201d, Anno I, n. 1, in op. cit., 16 maggio 1909.<\/p>\n<p><sup>9<\/sup>\u00a0Cfr. L\u2019intervento di Don Antonio Palladino, in Don Antonio Palladino \u2013 Commemorazione, ricerche e documenti nel centenario della nascita, op. cit, pp. 21-22.<\/p>\n<p><sup>10<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 23.<\/p>\n<p><sup>11<\/sup>\u00a0Cfr. Don Pinuzzo (Giuseppe DE SIMONE), Un prete tra i rossi, Vico Equense \u2013 Napoli, Edizioni Corale, 1949, p. 62; G. Cittadini, Il Padre. Vita di Mons. Antonio Palladino, Napoli, Edizioni Dehoniane, 1982, p. 297. Questi due autori ci offrono la storia biografica di Don Antonio Palladino e costituiscono un punto di partenza sicuro per ulteriori approfondimenti e sviluppi.<\/p>\n<p><sup>12<\/sup>\u00a0Cfr. Don Pinuzzo op. cit., pp. 111-112.<\/p>\n<p><sup>13<\/sup>\u00a0Cfr. Copia dello Statuto dell\u2019Opera Pia del Buon Consiglio, articolo 1\u00b0e 2\u00b0: Archivio Antonio Palladino, presso l\u2019Istituto Vasciaveo \u2013 Cerignola.<\/p>\n<p><sup>14<\/sup>\u00a0Cfr. Copia dello Statuto Sociale della Cassa Rurale S. Domenico, 27 novembre 1921: Archivio Antonio Palladino, presso l\u2019Istituto Vasciaveo di Cerignola.<\/p>\n<p><sup>15<\/sup>\u00a0Commissione Episcopale per i Problemi Sociali e il Lavoro \u2013 C.E.I., Democrazia economica sviluppo e bene comune, Ed. Paoline , Milano 1995, 2\u00b0 edizione, n. 10, p. 12.<\/p>\n<p><sup>16<\/sup>\u00a0Ibidem, n. 17, p.17.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1071],"fascicolo":[116],"class_list":["post-1578","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-antonio-mottola","fascicolo-febbraio-2007"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Il messaggio sociale di Don Antonio Palladino<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Antonio Mottola, pubblicato nel numero di Febbraio 2007. 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