{"id":1574,"date":"2007-02-01T12:00:00","date_gmt":"2007-02-01T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1574"},"modified":"2026-04-12T11:11:02","modified_gmt":"2026-04-12T09:11:02","slug":"limpatto-socio-economico-dellhiv-aids-su-agricoltura-sicurezza-alimentare-e-poverta-rurale","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2007\/febbraio\/limpatto-socio-economico-dellhiv-aids-su-agricoltura-sicurezza-alimentare-e-poverta-rurale\/","title":{"rendered":"L\u2019impatto socio-economico dell\u2019HIV\/AIDS su agricoltura, sicurezza alimentare e povert\u00e0 rurale"},"content":{"rendered":"<p>Sono circa 38,6 milioni le persone affette dall\u2019HIV\/AIDS, di cui il 95% vive nei Paesi in via di sviluppo (PVS). La regione pi\u00f9 severamente colpita \u00e8 l\u2019Africa Sub-Sahariana, che registra quasi 25 milioni di contagi e continua a rimanere l\u2019epicentro dell\u2019epidemia. Tuttavia, nella regione Asia-Pacifico \u2013 dove le persone affette sono pi\u00f9 di 8,3 milioni, il pi\u00f9 alto numero dopo l\u2019Africa Sub-Sahariana \u2013 il virus si sta diffondendo in alcune parti pi\u00f9 velocemente che nel resto del mondo. Anche se nel continente asiatico i tassi di prevalenza non sono cos\u00ec alti come in Africa, a causa dell\u2019elevata pressione demografica basse percentuali spesso \u201cnascondono\u201dun alto numero di contagi in termini assoluti<sup>1<\/sup>.<\/p>\n<p>Come un\u2019ampia letteratura evidenzia, l\u2019HIV\/AIDS non \u00e8 soltanto un problema sanitario ma ha profonde implicazioni sociali, economiche e istituzionali. Diversamente dalla malaria e dalla tubercolosi, l\u2019HIV\/AIDS \u00e8 una malattia a lungo termine e colpisce prevalentemente la fascia pi\u00f9 produttiva della popolazione compresa tra i 15 e i 50 anni, creando sul sistema uno shock a tutti i livelli (individuale, familiare, della comunit\u00e0, e \u2013 laddove il tasso di prevalenza sia elevato \u2013 nazionale) e innescando una spirale distruttiva che produce effetti che perdurano anche dopo la morte del soggetto che ha contratto il virus<sup>2<\/sup>. Soprattutto nei Paesi con pi\u00f9 alta prevalenza, l\u2019HIV\/AIDS sta avendo ripercussioni negative sul settore agricolo (incidendo in particolare su produzione e produttivit\u00e0), sulla sicurezza alimentare, sulle economie e i sistemi sociali rurali, compromettendo i progressi finora raggiunti nel campo dello sviluppo.<\/p>\n<p>Sebbene la correlazione tra povert\u00e0 e HIV\/ AIDS sia ancora una questione dibattuta<sup>3<\/sup>, l\u2019HIV\/AIDS \u00e8 stata definita una \u201cmalattia della povert\u00e0\u201d: l\u2019evidenza mostra che i poveri sono pi\u00f9 vulnerabili alle malattie e meno capaci di affrontarle per diverse ragioni, quali mancanza di informazione, limitatezza di risorse disponibili, scarso accesso ai servizi sociali di base. Le profonde disparit\u00e0 di genere che in molte parti del mondo tuttora permangono determinano un impatto sproporzionato dell\u2019HIV\/AIDS sulle donne, in particolare quelle che vivono nelle zone rurali<sup>4<\/sup>.<\/p>\n<p><em>1. La dimensione rurale dell\u2019HIV\/AIDS<\/em><\/p>\n<p>Inizialmente un problema prevalentemente urbano, l\u2019HIV\/AIDS ha iniziato a diffondersi rapidamente nelle aree rurali, dove vivono la maggioranza della popolazione dei PVS e pi\u00f9 del 70% dei poveri del mondo. Sebbene le statistiche riguardanti la diffusione dell\u2019epidemia non distinguano tra aree urbane e rurali, i dati demografici fanno pensare che la maggior parte dei malati di HIV\/AIDS viva nelle campagne, dove il limitato accesso ai servizi essenziali \u2013 come l\u2019assistenza sanitaria, l\u2019istruzione, l\u2019acqua potabile &#8211; rende le comunit\u00e0 pi\u00f9 vulnerabili e meno \u201cattrezzate\u201d ad affrontare gli effetti dell\u2019epidemia. Un altro fattore determinante nella diffusione del virus nelle campagne \u00e8 la migrazione verso le aree urbane, dove i lavoratori migranti \u2013 a causa di pesanti discriminazioni, prolungati periodi di lontananza dalla famiglia e spesso di una maggiore disponibilit\u00e0 di denaro &#8211; sono pi\u00f9 portati ad adottare comportamenti ad alto rischio che li espongono maggiormente al contagio<sup>5<\/sup>. Una volta contratto il virus, la maggior parte dei migranti torna nelle campagne, esponendo al rischio di contagio le comunit\u00e0 locali, cui spetta l\u2019onere di sostenere tutti i costi relativi alla malattia<sup>6<\/sup>.<\/p>\n<p>Altrettanto evidenti sono le implicazioni dell\u2019HIV\/AIDS per l\u2019agricoltura, da cui dipende la maggior parte delle popolazioni rurali dei PVS. Colpendo la fascia pi\u00f9 produttiva della popolazione l\u2019HIV\/AIDS ha ripercussioni negative sulla produzione agricola, in maniera tanto pi\u00f9 grave ed estesa quanto pi\u00f9 alti sono i tassi d\u2019infezione.<\/p>\n<p><em>2. Impatto dell\u2019HIV\/AIDS sui nuclei familiari rurali e strategie adottate<\/em><\/p>\n<p>L\u2019HIV\/AIDS pu\u00f2 spingere le famiglie rurali nella povert\u00e0 o impoverire ulteriormente quelle che sono gi\u00e0 povere<sup>7<\/sup>. In uno studio condotto nel Nord della Thailandia, le famiglie pi\u00f9 povere si sono rivelate pi\u00f9 vulnerabili all\u2019impatto economico dell\u2019HIV\/AIDS sull\u2019agricoltura e meno capaci di fronteggiarlo<sup>8<\/sup>. Le strategie adottate dalle famiglie colpite, inoltre, si rivelano meno efficaci per le famiglie pi\u00f9 povere<sup>9<\/sup>.<\/p>\n<p><em>2.1 Perdita di forza-lavoro agricola e calo della produttivit\u00e0<\/em><\/p>\n<p>Colpendo principalmente le fasce produttive della popolazione, l\u2019HIV\/AIDS causa un calo di manodopera, che pu\u00f2 compromettere la produzione agricola e la sicurezza alimentare delle famiglie rurali. Durante la prima fase del contagio, il lavoratore subisce un calo a livello fisico e dell\u2019umore, che si traduce anche in un declino della produttivit\u00e0. Nella seconda fase caratterizzata dall\u2019evoluzione dell\u2019infezione da HIV verso l\u2019AIDS capacit\u00e0 lavorativa e produttivit\u00e0 sono definitivamente compromesse. Il deficit di forza lavoro spinge generalmente i nuclei familiari affetti a riorganizzare il lavoro agricolo e domestico, con un conseguente sensibile aumento del carico di lavoro dei membri sani della famiglia, in particolare delle donne<sup>10<\/sup>. In casi di particolare gravit\u00e0, i nuclei familiari affetti si trasferiscono dai parenti anziani, che si occupano dei figli ammalati, dei nipoti ancora piccoli, spesso anche del lavoro nei campi e del sostegno economico della famiglia.<\/p>\n<p>Nella riorganizzazione delle attivit\u00e0, i nuclei familiari affetti tendono a trascurare o addirittura abbandonare le attivit\u00e0 agricole per far fronte a nuove necessit\u00e0 che richiedono grande dispendio di tempo: cura dei malati; partecipazione ai funerali; assistenza e adozione degli orfani; impiego salariato per far fronte alle spese mediche e all\u2019acquisto di cibo che non viene pi\u00f9 prodotto a sufficienza<sup>11<\/sup>. In contesti culturali nei quali l\u2019osservanza del lutto pu\u00f2 durare per periodi prolungati e le attivit\u00e0 agricole non possono essere svolte, un alto tasso di mortalit\u00e0 ha ripercussioni negati sulla disponibilit\u00e0 della manodopera<sup>12<\/sup>.<\/p>\n<p>Uno studio svolto nel Nord della Thailandia ha rivelato che la scarsa disponibilit\u00e0 di manodopera a seguito dell\u2019impatto dell\u2019HIV\/AIDS, soprattutto durante i picchi stagionali, ha costretto gli anziani a svolgere le attivit\u00e0 agricole o a cercare un lavoro salariato; come conseguenza, a causa dell\u2019eccessivo carico di lavoro, il consumo di droghe tra gli anziani \u00e8 risultato in aumento<sup>13<\/sup>.<\/p>\n<p>2.2 Declino del capitale finanziario e delle risorse produttive<\/p>\n<p>Il calo di manodopera comporta anche un calo di reddito proveniente dalle attivit\u00e0 extra agricole<sup>14<\/sup>: i nuclei familiari dipendenti dalle rimesse, ad esempio, sperimentano perdita o riduzione delle entrate, nel caso il lavoratore migrante muoia o si ammali.<\/p>\n<p>Le spese relative all\u2019HIV\/ AIDS e il declino della produzione agricola spingono le famiglie colpite a liquidare progressivamente tutti i risparmi, a richiedere prestiti al settore informale o agli usurai (quindi a esorbitanti tassi d\u2019interesse), a vendere le risorse necessarie all\u2019attivit\u00e0 agricola (terra, bestiame, attrezzature) o anche oggetti di valore (gioielli, beni di famiglia)<sup>15<\/sup>. Le famiglie pi\u00f9 ricche colpite dall\u2019HIV\/AIDS impiegano manodopera per attivit\u00e0 in precedenza svolte da membri del nucleo familiare o acquistano input per migli-orare la produzione alimentare e\/o pesticidi per contrastare le malattie in aumento dovute alla minore cura dei campi o alla ridotta manodopera qualificata. Altre strategie per far fronte alle spese crescenti comprendono il ritiro dei bambini \u2013 soprattutto le femmine \u2013 dalla scuola; la migrazione in cerca di lavoro salariato nelle citt\u00e0 soprattutto da parte dei componenti maschi della famiglia; il ricorso alla prostituzione<sup>16<\/sup>.<\/p>\n<p>I nuclei familiari con a capo le donne sono generalmente i pi\u00f9 poveri e \u2013 a causa delle disparit\u00e0 di genere \u2013 sono particolarmente svantaggiati, in quanto generalmente le donne che vivono nelle aree rurali non hanno accesso al credito, alla terra, agli input agricoli, all\u2019istruzione, ai servizi di divulgazione agricola, alla tecnologia. L\u2019impatto dell\u2019HIV \/AIDS, quindi, \u00e8 pi\u00f9 devastante su questi nuclei familiari. Le donne rimaste vedove spesso perdono il diritto alle propriet\u00e0 della famiglia (casa, terra, bestiame, macchinari agricoli) a causa della tradizionale pratica dell\u2019espropriazione dei beni da parte dei parenti del defunto marito, che in alcuni casi portano via anche i figli. Uno sondaggio condotto in Namibia ha rivelato che su un campione di 32 nuclei familiari con a capo donne \u2013 a seguito della morte dei mariti a causa dell\u2019HIV\/AIDS &#8211; il 44% ha perso il bestiame, il 28% gli animali di piccolo taglio e il 41% i macchinari agricoli<sup>17<\/sup>.<\/p>\n<p>Come gi\u00e0 evidenziato, le spese per le cure mediche costituiscono un onere economico non indifferente per le famiglie colpite dall\u2019HIV\/AIDS. Nella provincia thailandese di Chiang Mai, le famiglie affette hanno riportato di aver speso in media 1000 dollari Usa durante l\u2019ultimo anno di vita del congiunto in fase terminale (pari a una volta e mezzo il reddito medio annuale delle famiglie stesse)<sup>18<\/sup>; il 41% ha dichiarato di aver venduto la propria terra alla morte di un congiunto<sup>19<\/sup>. Sempre in Thailandia, un terzo dei nuclei familiari colpiti dall\u2019HIV\/AIDS ha riportato in media un calo del reddito familiare pari al 48%<sup>20<\/sup>. Uno studio svolto tra le comunit\u00e0 di pastori in Uganda ha rivelato che l\u201988% dei nuclei familiari affetti dall\u2019HIV\/AIDS ha venduto il bestiame per far fronte alle spese mediche o per i funerali; di esse, un quinto ha riportato un conseguente calo nella vendita del latte<sup>21<\/sup>.<\/p>\n<p>Uno studio realizzato in alcuni villaggi nel Nord della Thailandia ha evidenziato come l\u2019HIV\/AIDS abbia drasticamente cambiato il siste-ma economico e sociale che si era stabilizzato nei decenni precedenti: i piccoli agricoltori affittuari sono diventati pi\u00f9 dipendenti dalle entrate provenienti dal lavoro salariato svolto dai bambini nelle aree urbane, mentre gli abitanti delle citt\u00e0 tendono ora a tornare nei loro villaggi dopo aver contratto l\u2019HIV<sup>22<\/sup>.<\/p>\n<p><em>2.3 Perdita di agro biodiversit\u00e0 e di conoscenze agricole<\/em><\/p>\n<p>Gli agricoltori possiedono un immenso patrimonio di conoscenze agricole tradizionali, generate col tempo e trasmesse oralmente e sul campo dai genitori ai figli, che spesso sono una delle risorse di maggior valore per le comunit\u00e0 rurali.<\/p>\n<p>L\u2019HIV\/AIDS minaccia di interrompere questa catena attraverso la quale le conoscenze locali vengono trasmesse &#8211; generalmente da padre a figlio e da madre a figlia: i bambini i cui genitori si sono ammalati sono spesso troppo piccoli per imparare le tecniche agricole, pertanto, quando restano orfani, non sono in grado da soli di mantenere la produzione agricola e la sicurezza alimentare<sup>23<\/sup>. Per di pi\u00f9, poich\u00e9 nella maggior parte delle comunit\u00e0 rurali, tra moglie e marito non si realizza uno scambio di informazioni in quanto ruoli e compiti sono marcatamente distinti in base al genere, quando uno dei due muore, l\u2019altro spesso non \u00e8 in grado di portare avanti i compiti svolti dal coniuge<sup>24<\/sup>\u00a0e trasmettere ai figli le sue conoscenze agricole.\u00a0Uno studio del 1997 ha mostrato che solo\u00a0un decimo degli orfani che sono a capo del nucleo\u00a0familiare possiede un\u2019adeguata conoscenza delle\u00a0tecniche agricole<sup>25<\/sup>. Nel distretto Ch\u00f3kw\u00e8 in\u00a0Mozambico, gli agricoltori appartenenti alla fascia\u00a0d\u2019et\u00e0 pi\u00f9 giovane (18-44 anni) hanno saputo\u00a0identificare un minor numero di variet\u00e0 di semi\u00a0tradizionali rispetto agli agricoltori che avevano pi\u00f9\u00a0di 45 anni<sup>26<\/sup>. Lo studio ha anche rivelato che, a\u00a0causa dell\u2019impatto dell\u2019HIV\/AIDS, nell\u2019arco di\u00a0dieci anni la percentuale di agricoltori che coltiva\u00a0pi\u00f9 di sei diversi tipi di colture \u00e8 scesa dal 90% al\u00a073%<sup>27<\/sup>\u00a0e che sono gli agricoltori pi\u00f9 giovani a\u00a0coltivare una minore variet\u00e0 di colture, probabilmente\u00a0a causa di una perdita di conoscenze sulle\u00a0colture tradizionali<sup>28<\/sup><\/p>\n<p><em>3. Impatto sulla produzione agricola<\/em><\/p>\n<p>A causa della scarsit\u00e0 di manodopera (qualificata), del calo nella produzione e della ridotta disponibilit\u00e0 di denaro per acquistare input e fertilizzanti, la produzione agricola risulta compromessa. Uno studio condotto in Thailandia ha mostrato che un terzo delle famiglie rurali colpite dall\u2019HIV\/AIDS ha visto dimezzare la propria produzione agricola. Questo calo \u00e8 anche dovuto alle diverse strategie adottate in base ai contesti e alle situazioni dai nuclei familiari colpiti. Generalmente, queste strategie tendono a trascurare i benefici a lungo-termine \u2013 in quanto gli agricoltori malati si aspettano di morire presto \u2013 per favorire una serie di interventi che procurano un ritorno immediato, nel breve-termine<sup>29<\/sup>.<\/p>\n<p>Di solito, i nuclei familiari colpiti dall\u2019HIV\/ AIDS tendono a:<\/p>\n<ul>\n<li>\u00a0Ridurre la terra coltivata<\/li>\n<li>\u00a0Ritadare le pratiche agricole, anche quelle che \u00e8 necessario svolgere strettamente nei tempi stabiliti<\/li>\n<li>\u00a0Sostituire colture pi\u00f9 intensive con colture meno intensive e che maturano pi\u00f9 rapidamente, ma che hanno per\u00f2 un minore valore nutritivo e di mercato<\/li>\n<li>\u00a0Passare alla produzione animale<\/li>\n<li>\u00a0Ridurre la variet\u00e0 delle colture<\/li>\n<li>\u00a0Allevare solo piccoli animali (come maiali, polli, capre).<\/li>\n<\/ul>\n<p>Uno studio condotto nel 2000 sull\u2019impatto dell\u2019HIV\/AIDS sui sistemi locali di irrigazione nel distretto di Sanpatong (Thailandia) ha rivelato una preferenza per la soia e la cipolla (meno intensive) rispetto alle colture precedentemente dominanti di riso e\u00a0<em>chilli<\/em><sup>30<\/sup>\u00a0(pi\u00f9 intensive); una riduzione nell\u2019area di coltivazione del riso, che \u00e8 scesa dai 2062\u00a0<em>rai<\/em>\u00a0(1237,2 ettari) nel 1990 ai 1460 rai (876,6 ettari) nel 2000, attribuibile per circa il 50% all\u2019HIV\/AIDS<sup>31<\/sup>. Gli adattamenti dei nuclei familiari rurali allo shock e alle nuove condizioni e limitazioni causate dall\u2019HIV\/ AIDS hanno a loro volta le seguenti conseguenze:<\/p>\n<ul>\n<li>\u00a0Declino della fertilit\u00e0 del suolo<\/li>\n<li>\u00a0Aumento di insetti nocivi, piante infestanti e malattie delle piante<\/li>\n<li>\u00a0Declino del rendimento delle colture<\/li>\n<li>\u00a0Declino della variet\u00e0 genetica delle colture<\/li>\n<li>\u00a0Perdita di agrobiodiversit\u00e0<\/li>\n<\/ul>\n<p><em>4. Effetti sulla sicurezza alimentare<\/em><\/p>\n<p>Il calo della produzione agricola, la ridotta capacit\u00e0 di guadagnare reddito, le ingenti spese direttamente o indirettamente connesse con l\u2019impatto dell\u2019HIV\/AIDS hanno serie ripercussioni sulla sicurezza alimentare. In Africa orientale e meridionale, i nuclei familiari affetti consumano meno pasti al giorno e cibi meno nutrienti<sup>32<\/sup>; uno studio condotto nel Nord della Thailandia ha rivelato che gli anziani delle famiglie pi\u00f9 severamente colpite rinunciano al cibo per sfamare i bambini.<\/p>\n<p><em>5. Un impatto oltre i nuclei familiari<\/em><\/p>\n<p>Soprattutto laddove i tassi di prevalenza siano pi\u00f9 elevati, l\u2019impatto dell\u2019HIV\/AIDS va oltre i nuclei familiari e ha anche importanti ripercussioni sull\u2019intera comunit\u00e0 rurale e perfino a livello della produzione agricola e dell\u2019economia nazionale.<\/p>\n<p><em>5.1 Impatto sulle comunit\u00e0 rurali<\/em><\/p>\n<p>Effetti aggregati &#8211; come la scarsa disponibilit\u00e0 di manodopera qualificata &#8211; o una combinazione di essi, tale da alterare la composizione e la struttura demografica delle comunit\u00e0 stesse (invecchiamento della popolazione, aumento della mortalit\u00e0 e della morbilit\u00e0, modificazioni nella composizione dei nuclei familiari, migrazione dei giovani) &#8211; hanno ripercussioni sul prezzo del lavoro, della terra e del credito<sup>33<\/sup>, nonch\u00e9 sui sistemi agricoli comunitari, le infrastrutture e il loro mantenimento. Sempre nel distretto thailandese di Sanpatong, in con-seguenza del 50% dei decessi occorsi tra i fruitori dell\u2019acqua appartenenti a un\u2019associazione rurale, il mantenimento precedentemente portato avanti dagli stessi membri della comunit\u00e0 deve ora essere svolto con l\u2019ausilio di bulldozer e, a causa delle spese ingenti da sostenere, viene effettuato solo una volta all\u2019anno (e non pi\u00f9 due volte, come in passato)<sup>34<\/sup>. A livello demografico, nelle comunit\u00e0 pi\u00f9 severamente affette dall\u2019HIV\/ AIDS si verifica un incremento del numero dei nuclei familiari mono parentali \u2013 tra i quali i pi\u00f9 vulnerabili sono quelli con a capo le vedove, i bambini e gli anziani &#8211; e di quelli che adottano gli orfani. Quando aumenta il numero degli orfani e della percentuale di adozioni, generalmente diminuisce il tasso d\u2019iscrizione scolastica e aumentano quelli dell\u2019abbandono scolastico e del lavoro minorile<sup>35<\/sup>. Gli orfani, infatti, non hanno pi\u00f9 tempo per frequentare le lezioni in quanto devono gestire il lavoro domestico e agricolo, n\u00e9 hanno le risorse finanziarie necessarie a pagare la retta scolastica. Gli orfani che vengono adottati, inoltre, sono spesso trattati in maniera iniqua rispetto agli altri bambini della famiglia e hanno maggiori probabilit\u00e0 di essere ritirati dalla scuola per fornire lavoro agricolo e\/o reddito alla famiglia adottiva, diventando cos\u00ec maggiormente esposti al rischio di contagio.<\/p>\n<p>Lo stigma che circonda le famiglie affette dall\u2019HIV\/AIDS \u2013 e in particolare le donne che hanno perso il marito e che sono spesso ritenute responsabili della trasmissione del virus &#8211; pu\u00f2 condurre a modificare o perfino rompere i legami con la comunit\u00e0, le associazioni per la gestione comune del lavoro e della cura dei bambini e le organizzazioni rurali informali. Mortalit\u00e0 e morbilit\u00e0 hanno anche conseguenze negative sui servizi di divulgazione agricola e sui programmi e progetti di sviluppo, a causa dell\u2019assenteismo del personale, dei dipendenti pubblici e\/o dei beneficiari direttamente o indirettamente affetti dall\u2019HIV\/AIDS<sup>36<\/sup>. Secondo la FAO, in Uganda, il 20-50% delle ore lavorative del personale di divulgazione agricola \u00e8 stato speso per la partecipazione ai funerali e la cura dei parenti ammalati<sup>37<\/sup>. Uno studio recente ha rivelato che i tassi di contagio del personale dei ministeri dell\u2019agricoltura di alcuni Paesi africani sono molto vicini alle percentuali nazionali (36% per il Botswana, 25% per lo Swaziland, il 23% per il Lesotho e 20% per lo Zambia)<sup>38<\/sup>.<\/p>\n<p><em>5.2 Effetti macro-economici<\/em><\/p>\n<p>Studi condotti in Africa Sub-Sahariana rivelano effetti dell\u2019HIV\/AIDS sui livelli di produzione agricola nazionale e regionale, sui costi di produzione, sui tempi di lavoro<sup>39<\/sup>. Secondo stime della FAO, dal 1985 l\u2019AIDS ha ucciso circa 7 milioni di lavoratori agricoli e potrebbe ucciderne altri 16 milioni entro il 2020 nei 25 Paesi africani pi\u00f9 colpiti, che, nei prossimi anni, potrebbero perdere fino al 26% della manodopera agricola, con un calo drammatico del PIL, di cui l\u2019agricoltura rappresenta ancora una gran parte<sup>40<\/sup>. Nella regione Asia-Pacifico, il basso tasso di prevalenza totale dell\u2019HIV\/AIDS ha avuto finora conseguenze trascurabili sulla crescita economica, sulla produzione agricola e sui sistemi rurali<sup>41<\/sup>. Secondo le previsioni peggiori, in Thailandia &#8211; Paese che sta gi\u00e0 sperimentando un aumento consistente del tasso di mortalit\u00e0 tra la popolazione in et\u00e0 produttiva &#8211; l\u2019HIV\/AIDS potrebbe causare entro il 2015 un calo demografico di circa 9,95 milioni di persone appartenenti alla fascia produttiva e una diminuzione del PIL pro capite del 15%<sup>42<\/sup>. A Papua Nuova Guinea, entro il 2020, i redditi provenienti dal settore agricolo potrebbero diminuire fino all\u20198%, con un conseguente calo della produzione del 24%<sup>43<\/sup>.<\/p>\n<p><em>6. Vulnerabilit\u00e0 all\u2019impatto dell\u2019HIV\/AIDS<\/em><\/p>\n<p dir=\"ltr\">Alla luce delle considerazioni finora espresse, \u00e8 evidente che i sistemi rurali fortemente dipendenti dall\u2019agricoltura, sono anche pi\u00f9 vulnerabili all\u2019HIV\/AIDS. I fattori che determinano tale vulnerabilit\u00e0 sono:<\/p>\n<ul>\n<li dir=\"ltr\">\u00a0Siccit\u00e0 (alternativamente alluvioni e piogge tropicali), che pu\u00f2 condurre al calo nella produzione alimentare<\/li>\n<li dir=\"ltr\">\u00a0Una limitata variet\u00e0 delle colture<\/li>\n<li dir=\"ltr\">\u00a0Povert\u00e0 dei suoli<\/li>\n<li dir=\"ltr\">\u00a0Serrati picchi lavorativi nel ciclo dell\u2019attivit\u00e0 agricola<\/li>\n<li dir=\"ltr\">\u00a0Pratiche ad alta intensit\u00e0 di lavoro<\/li>\n<li dir=\"ltr\">\u00a0Mancanza di una tradizione di mutua assistenza e scambio di lavoro tra i nuclei familiari<\/li>\n<li dir=\"ltr\">\u00a0Scarsa sostituibilit\u00e0 tra le esistenti colture ad alta intensit\u00e0 di lavoro e quelle a bassa intensit\u00e0 di lavoro<\/li>\n<li dir=\"ltr\">\u00a0Scarsit\u00e0 di surplus alimentare<\/li>\n<li dir=\"ltr\">\u00a0Opportunit\u00e0 limitate di reddito al di fuori dell\u2019attivit\u00e0 agricola<\/li>\n<li dir=\"ltr\">\u00a0Specializzazione in base al genere<\/li>\n<li dir=\"ltr\">\u00a0Assenza di tutele e legalizzazione della propriet\u00e0 della terra\u00a0<sup>44<\/sup>.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0UNAIDS,\u00a0<em>2006 Report on the Global AIDS Epidemic<\/em>, Geneva, Switzerland, May 2006<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>\u00a0FAO, UNESCO, Toward Multi-Sectoral Responses to HIV\/AIDS: Implications for Education for Rural People (ERP), 2005, p. 4<\/p>\n<p><sup>3<\/sup>\u00a0Si vedano in proposito: D.E Bloom, River Path Associate and J. Sevilla, Health, Wealth, AIDS and Poverty, ADB, 2002; D.E. Bloom et alii, Asia\u2019s Economies and the Challenge of AIDS, ADB, April 2004<\/p>\n<p><sup>4<\/sup>\u00a0J. Du Guerny, D. Topouzis, Sustainable Agricultural\/Rural Development and Vulnerability to the AIDS Epidemic, FAO, UNAIDS, December 1999, p. 85<\/p>\n<p><sup>5<\/sup>\u00a0FAO, Mitigating the Impact of HIV\/AIDS on Agriculture and Food Security, FAO HIV\/AIDS Programme, Rome, 2003, p. 5<\/p>\n<p><sup>6<\/sup>\u00a0J. Du Guerny, D. Topouzis, Sustainable Agriculture, p. 8<\/p>\n<p><sup>7<\/sup>\u00a0D. Topouzis The Implications of HIV\/AIDS for Rural Development Policy and Programming: Focus on Sub-Saharan Africa, Sudy Paper n. 6, FAO, UNDP, June 1998, p. 32<\/p>\n<p><sup>8<\/sup>\u00a0UNDESA, The Impact of AIDS, New York, 2004, p. 65-66<\/p>\n<p><sup>9<\/sup>\u00a0D. Topouzis, The Implications of HIV\/AIDS; D. Topo- uzis, J. Du Guerny, Sustainable Agriculture, p. 72<\/p>\n<p><sup>10<\/sup>\u00a0FAO, Measuring the Impact of HIV\/AIDS on Rural Livelihoods and Food Security, FAO HIV\/AIDS Programme, Rome, 2002, p. 4; D. Topouzis, J. Du Guerny, Sustainable Agriculture, p. 85<\/p>\n<p><sup>11<\/sup>\u00a0FAO, What has AIDS to do with Agriculture?, Rome, 1994, p. 4<\/p>\n<p><sup>12<\/sup>\u00a0Ibidem<\/p>\n<p><sup>13<\/sup>\u00a0M. Osbeck, Going beyond HIV\/AIDS &#8211; A Study of HIV\/AIDS Affected Farm Households in Northern Rural Thailand, MA Thesis, 2002, p. 25<\/p>\n<p><sup>14<\/sup>\u00a0T. Barnett, G. Rugalema, \u201cHIV\/AIDS. A Critical Health and Development Issue\u201d, The Unfinished Agenda: Perspectives on Overcoming Hunger, Poverty and Environmental Degradation, edited by P. Pinstrup-Andersen and R. Pandya-Lorch, International Food Policy Research Institute, Washington D.C., 2001, p. 46<\/p>\n<p><sup>15<\/sup>\u00a0FAO, Measuring the Impact of HIV\/AIDS, p. 5<\/p>\n<p><sup>16<\/sup>\u00a0Ibidem, pp. 4-5<\/p>\n<p><sup>17<\/sup>\u00a0FAO, HIV\/AIDS and Agriculture: Impacts and Responses, Integrated Support to Sustainable Development and Food Security Programme (IP), 2003, p. 12<\/p>\n<p><sup>18<\/sup>\u00a0ESCAP, HIV\/AIDS in Asia and the Pacific Region: Integrating Economic and Social Concerns, especially HIV\/AIDS, in Meeting the Needs of the Region, April 2003, p. 84<\/p>\n<p><sup>19<\/sup>\u00a0T. Barnett, A. Whiteside, AIDS in the Twenty-First Century, Palgrave Macmillan, 2002, p. 190<\/p>\n<p><sup>20<\/sup>\u00a0UNDESA, The Impact of AIDS, New York, 2004, p. 51<\/p>\n<p><sup>21<\/sup>\u00a0FAO,\u00a0<em>HIV\/AIDS and Agriculture<\/em>, p. 7<\/p>\n<p><sup>22<\/sup>\u00a0M. Osbeck,<em>\u00a0Going beyond HIV\/AIDS<\/em>, p. 38<\/p>\n<p><sup>23<\/sup>\u00a0FAO, UNESCO,\u00a0<em>Toward Multi-Sectoral Responses to HIV\/AIDS<\/em>, p. 4<\/p>\n<p><sup>24<\/sup>\u00a0FAO,\u00a0<em>What has AIDS<\/em>, p. 4<\/p>\n<p><sup>25<\/sup>\u00a0Ayieko M.A. 1997. \u201cFrom single parents to child-headed households: the case of children orphaned in Kisumu and Siaya districts.\u201d\u00a0<em>HIV and Development Programme Study Paper<\/em>\u00a0No. 7. New York, UNDP (<a href=\"http:\/\/www.undp.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.undp.org<\/a>)<\/p>\n<p><sup>26<\/sup>\u00a0R. Waterhouse, The Impact of HIV\/AIDS on farmers&#8217; knowledge of seeds: a case study from Ch\u00f3kw\u00e8 District, Gaza Province, Mozambique, FAO and ICRISAT, 2004, pp. 22,24<\/p>\n<p><sup>27<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 21<\/p>\n<p><sup>28<\/sup>\u00a0Ibidem p. 22<\/p>\n<p><sup>29<\/sup>\u00a0Citato in G.A. Cornia, editor,\u00a0<em>AIDS, Public Policy and Child Well-Being<\/em>, UNICEF\u2019s Innocenti Research Centre, 2000<\/p>\n<p><sup>30<\/sup>\u00a0Il<em>\u00a0chilli<\/em>\u00a0\u00e8 un tipo di peperoncino rosso<\/p>\n<p><sup>31<\/sup>\u00a0T. Barnett, A. Whiteside,\u00a0<em>AIDS in the Twenty-First Century<\/em>, p. 231<\/p>\n<p><sup>32<\/sup>\u00a0T. Barnett, G.\u00a0<em>Rugalema<\/em>, cit., p. 46<\/p>\n<p><sup>33<\/sup>\u00a0FAO HIV\/AIDS Programme,\u00a0<em>Measuring the Impact of HIV\/AIDS<\/em>, p. 8<\/p>\n<p><sup>34<\/sup>\u00a0T. Barnett, A. Whiteside,<em>\u00a0AIDS in the Twenty-First Century<\/em>, p. 231<\/p>\n<p><sup>35<\/sup>\u00a0FAO HIV\/AIDS Programme,<em>\u00a0Measuring Impacts of HIV\/AIDS<\/em>, p. 9<\/p>\n<p><sup>36<\/sup>\u00a0FAO, What has AIDS, pp. 10, 13; D. Topouzis,\u00a0<em>Addressing the Impact of HIV\/AIDS on Ministries of Agriculture: Focus on Eastern and Southern Africa<\/em>, FAO\/UNAIDS publication, Rome, 2003, p. 8<\/p>\n<p><sup>37<\/sup>\u00a0FAO,<em>\u00a0What has AIDS<\/em>, p. 10<\/p>\n<p><sup>38<\/sup>\u00a0D. Topouzis,\u00a0<em>Addressing the Impact of HIV\/AIDS<\/em>, p. 8.<\/p>\n<p><sup>39<\/sup>\u00a0ESCAP,<em>\u00a0HIV\/AIDS<\/em>, p. 63<\/p>\n<p><sup>40<\/sup>\u00a0FAO,\u00a0<em>Mitigating the Impact of HIV\/AIDS<\/em>, p. 7<\/p>\n<p><sup>41<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 67<\/p>\n<p><sup>42<\/sup>\u00a0ADB,\u00a0<em>Asia\u2019s Economies<\/em>, p. 68<\/p>\n<p><sup>43<\/sup>\u00a0ESCAP,\u00a0<em>HIV\/AIDS<\/em>, p. 90<\/p>\n<p><sup>44<\/sup>\u00a0FAO, UNDP South East Asia HIV Programme,\u00a0<em>African-Asian Agriculture against AIDS<\/em>, 2004, pp. 7 e 11<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1069],"fascicolo":[116],"class_list":["post-1574","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-monica-romano","fascicolo-febbraio-2007"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - L\u2019impatto socio-economico dell\u2019HIV\/AIDS su agricoltura, sicurezza alimentare e povert\u00e0 rurale<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Monica Romano, pubblicato nel numero di Febbraio 2007. 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