{"id":1552,"date":"2006-10-01T12:00:00","date_gmt":"2006-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1552"},"modified":"2026-04-11T23:13:23","modified_gmt":"2026-04-11T21:13:23","slug":"il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2006\/ottobre\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\/","title":{"rendered":"Il contraddittorio emergere della dimensione sistemica nella ricerca sociale e politica"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>L\u2019origine ideologica delle idee di mutamento e di sviluppo<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Uno fra i concetti pi\u00f9 inflazionati del pensiero sociale politico odierno \u00e8, indubbiamente, quello di sistema. Sia che lo si esalti nelle sue versioni cibernetiche, o che lo si osteggi dal punto di vista individualistico, si colloca costantemente al centro delle prospettive di ricerca socio-politica. Come spesso accade per i concetti molto diffusi, anche quello di sistema risulta a volte poco approfondito. In generale, esso sembra evocare una certa rigidit\u00e0 semantica che pu\u00f2 fuorviare e indurre alla sottovalutazione della critica concettuale e storica al quale esso, nell\u2019ultimo secolo, \u00e8 stato sottoposto. C\u2019\u00e8 bisogno di rivisitare il concetto di sistema cos\u00ec come si \u00e8 profilato, storicamente, nell\u2019evoluzione delle nostre discipline. E magari potremo servirci di questa critica storica per superare alcune diffidenze, o rimuovere i facili entusiasmi, che l\u2019adozione di una prospettiva sistemica sembrano generare nelle comunit\u00e0 scien-tifiche. Perch\u00e9, \u00e8 bene ripeterlo, di metodi scientifici ne esistono parecchi, soprattutto nelle scienze socio-politiche. Una condizione di \u00abpoliparadigmaticit\u00e0 diffusa\u00bb<sup>1<\/sup>, come la chiama Enzo Campelli, che costituisce il prezioso patrimonio per una ricerca plurale e aperta, l\u2019unica che non pu\u00f2 corrompere la credibilit\u00e0 di discipline cos\u00ec delicate \u2013 per il loro inserimento nella dimensione storica e contingente &#8211; come la scienza politica e la sociologia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La svolta sistemica fu generale e costitu\u00ec un cambiamento epistemico nel panorama delle disci-pline scientifiche. Dall&#8217;atomo alle cellule, dai microrganismi alle classi sociali, dai corpi celesti ai fonemi e morfemi della linguistica, dalle norme giuridiche ai fluidi termodinamici, nel corso del ventesimo secolo sono via via affiorate nuove concettualizzazioni, volte a far emergere la dimensione sistemica dei concetti espressi. All\u2019inizio, forse, il problema si risolse soprattutto nell&#8217;indicazione della strada per superare lo schema di spiegazione scientifica basato sul principio di causalit\u00e0. Laddove, infatti, la scienza classica si era fino ad allora prodigata nell&#8217;isolare le caratteristiche dei singoli elementi della natura e dell&#8217;attivit\u00e0 umano-sociale, la teoria generale dei sistemi denunciava la non sufficienza di tale rapporto, che ignorava le sistematicit\u00e0 delle interrelazioni fra elementi del sistema e fra sistemi. Si apr\u00ec, per tale via, una prospettiva globale e un nuovo paradigma<sup>2<\/sup>\u00a0di scoperta e sviluppo di quegli aspetti generali, di quelle corrispondenze e di quegli isomorfismi comuni a tutti i sistemi. L&#8217;oggetto della General System Theory, allora, \u00ab<em>consiste nella formulazione di principi che sono validi per i &#8220;sistemi&#8221; in generale, quale che sia la natura degli elementi che li compongono e quali che siano le relazioni, o le &#8220;forze&#8221;, operanti tra di essi<\/em>\u00bb<sup>3<\/sup>. La grande suggestione del sistema fu proprio questa: un unico concetto, una sola idea, ma innumerevoli applicazioni nei diversi settori disciplinari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019irruzione del concetto di sistema nel campo sociale e politico mise in crisi il modo tradi-zionale di guardare all\u2019avvenire. Anche linguisti-camente \u00e8 gi\u00e0 possibile accorgersi delle profonde trasformazioni intervenute: \u201cil divenire storico delle societ\u00e0 umane\u201d si trasform\u00f2 nel \u201cmutamento del sistema sociale\u201d, con le concettualizzazioni allegate dell\u2019equilibrio, della conservazione, della stabilit\u00e0. Il cambiamento del sistema \u00e8 spesso pensato come il passaggio da una condizione di equilibrio a un\u2019altra. In tale visione, l\u2019avvenire perde anche gli ultimi residui che ne raccontavano la libera e ineffabile proiezione della creativit\u00e0 dell\u2019uomo, cessa quasi definitivamente di essere il luogo del sogno e dell\u2019utopia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I pensatori che aderiscono all\u2019idea sistemica della scienza sociale e politica sono tutti accomunati da una esaltazione che li porta, a volte, a credersi protagonisti di una rivoluzione scientifica, personificatori di un carattere quasi missionario all\u2019interno della scienza. Forse, sono vittima della grande suggestione scientifica che vuole il sistema lo strumento logico adeguato per ridurre il panorama delle molteplici discipline scientifiche ad una grande e coerente costruzione epistemologica. Fra questi grandi del ventesimo secolo, il primo da affrontare \u00e8 il pi\u00f9 risoluto \u201cprofeta\u201d del nuovo corso scientifico della ricerca sociale e politica: Vilfredo Pareto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pareto ha proprio l\u2019atteggiamento scientifico di colui che si autoproclama il \u201csalvatore\u201d della scienza sociale. Secondo lui, finora abbiamo fatto finta di studiare il sociale, \u00e8 ora che si cominci a farlo su basi di verit\u00e0. Finora, le illusioni hanno ingannato tutti i filosofi e i sociologi a lui precedenti. \u00c8 lui che pu\u00f2 salvare la scienza sociale, operando un rivolgimento globale del pensiero umano-sociale, attraverso la fondazione di una sociologia che proceda senza dogmi, n\u00e9 \u00abumanitaria\u00bb, n\u00e9 \u00abpositivista\u00bb, tantomeno \u00abcristiana\u00bb. Piuttosto, essa va costruita in modo esclusivamente sperimentale, come la chimica e la fisica, con l\u2019esperienza e l\u2019osservazione che ne dovranno guidare le articolazioni teoriche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come si possono studiare le azioni sociali dal punto di vista logico-sperimentale? La prima cosa da fare, dice Pareto, \u00e8 classificare le azioni, seguendo i principi della classificazione naturale adottati dalla botanica e dalla zoologia. E allora troviamo una prima grande distinzione. Esiste l\u2019azione che usa i mezzi pi\u00f9 logici per raggiungere un fine stabilito, e ve ne sono altre in cui questo manca. \u00c8 ovvio che questa valutazione dell\u2019adeguatezza dei mezzi a un fine potr\u00e0 essere soggettiva o oggettiva. Soggettivamente parlando, ogni azione potrebbe dirsi logica. Anche quella pi\u00f9 sconclusionata potrebbe risultare logica agli occhi dell\u2019attore squilibrato. Ancora, si pu\u00f2 dire che non esiste un confine invalicabile fra le due sfere della valutazione dell\u2019azione: quello che oggi diciamo logico domani potrebbe, con l\u2019accrescersi della conoscenza, diventare illogico e vice-versa. Procedendo in modo pi\u00f9 preciso, Pareto formula la seguente definizione: \u00ab<em>daremo il nome di \u201cazioni logiche\u201d alle azioni che uniscono logicamente le azioni al fine, non solo rispetto al soggetto che compie le azioni, ma anche rispetto a coloro che hanno cognizioni pi\u00f9 estese, cio\u00e8 alle azioni logiche aventi soggettivamente e oggettivamente il senso spiegato ora. Le altre azioni saranno dette \u201cnon logiche\u201d, il che non vuol punto significare illogiche<\/em>\u00bb<sup>4<\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In Pareto, gi\u00e0 in queste prime battute, \u00e8 possibile ravvisare l\u2019idea fondamentale dei residui e delle derivazioni: \u00ab<em>L\u2019uomo ha una tendenza cos\u00ec forte ad aggiungere svolgimenti logici ad azioni non-logiche, che tutto gli serve di pretesto per dedicarsi a questa diletta occupazione<\/em>\u00bb<sup>5<\/sup>. Ecco perch\u00e9 Pareto ravvisa nel suo progetto un tentativo pionieristico per la fondazione delle scienze sociali: la quasi totalit\u00e0 delle teorie sociologiche ha sempre trascurato questa dimensione dell\u2019azione sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quindi, il criterio introdotto dalla teoria pa-retiana raccomanda per l\u2019osservazione della realt\u00e0 sociale, di distinguere fra la parte logica e quella non-logica dell\u2019azione. \u00c8 un fatto che nella storia del pensiero umano-sociale si sono appena intraviste, secondo Pareto, le conseguenze dell\u2019osservazione delle componenti non-logiche dell\u2019azione sociale. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto al semplice fatto che al posto della \u00abverit\u00e0 sperimentale\u00bb delle teorie scientifiche si \u00e8 badato di pi\u00f9 alla loro \u00abutilit\u00e0 sociale\u00bb<sup>6<\/sup>. Una successiva suddivisione \u00e8 \u00ab<em>la separazione di una parte costante, istintiva, non-logica, e di una parte deduttiva che mira a spiegare, giustificare, dimostrare la prima<\/em>\u00bb<sup>7<\/sup>. La prima d\u00e0 luogo alla classe dei residui mentre la seconda a quella delle derivazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ai residui corrispondono alcune realt\u00e0 istintuali dell\u2019uomo, il residuo non ha esistenza oggettiva e la sua costanza \u00e8 il risultato proprio dell\u2019origine istintuale. Alle derivazioni, invece, corrisponde il lavoro della mente umana per rendere ragione del residuo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Veniamo alla concezione di societ\u00e0 di Pareto. Essa \u00e8 basata sul concetto di sistema. La so-ciet\u00e0 \u00e8 un sistema composto da elementi in equilibrio reciproco, tale che ogni mutamento in una delle sue parti comporta il mutamento dell\u2019intero sistema. Non sono certo le derivazioni a contribuire in modo cruciale all\u2019equilibrio del sistema sociale; questa \u00e8 una mera illusione, forse la pi\u00f9 fuorviante per il pensiero sociale. L\u2019equilibrio dinamico del sistema \u00e8 assicurato dal ruolo fondamentale assunto dai residui all\u2019interno della societ\u00e0. Alle lente trasformazioni dei residui corrispondono i mutamenti del sistema sociale. Anche le derivazioni cambiano \u2013 in modo pi\u00f9 facile rispetto ai residui \u2013 ma le conseguenti trasformazioni del sistema sociale possono anche non esserci. Questo perch\u00e9 ad ogni residuo possono corrispondere anche pi\u00f9 derivazioni, per cui il cam-biamento delle derivazioni non necessariamente si-gnifica che la struttura dei residui ha sub\u00ecto delle variazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019insieme delle idee e delle leggi di Pareto produce un paradigma teorico onnicomprensivo, nel quale ogni evento storico e futuro trova il suo posto e la sua spiegazione. Per Pareto, quindi, la societ\u00e0 funziona come un congegno immutabile e la storia, per quanto possa raccontare la straordinariet\u00e0 delle vicende umane, non fa che confermare la precisione del congegno. Ma questo significa, in poche parole, costringere il futuro al funzionamento del meccanismo del sistema, significa ancor di pi\u00f9 negare che il divenire storico sia aperto a soluzioni creativamente elaborate dallo spirito umano. L\u2019avvenire, allora, non \u00e8 pi\u00f9 il luogo delle infinite possibilit\u00e0. Il sistema sociale di Pareto avanza una concezione circolare della storia \u2013 si pensi alla teoria della \u00abcircolazione delle \u00e9lites\u00bb<sup>8<\/sup>\u00a0\u2013 la quale nega qualsiasi trasformazione radicale nel divenire storico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli scopi teorici del funzionalismo non sono troppo diversi da quelli di Pareto. La teoria funzionalista \u00e8 una fra le pi\u00f9 importanti nelle scienze sociali per la sua estensione disciplinare, in quanto trova diffusione dalla sociologia all\u2019antropologia, dalla scienza politica alla psicologia sociale. La sua origine non pu\u00f2 circoscriversi con precisione, giacch\u00e9 l\u2019idea generale che spiegare un fenomeno sociale significa identificare la funzione da esso svolta all\u2019interno di una realt\u00e0 totale concepita come una unit\u00e0 \u00e8, appunto, antichissima. Comunque, in genere per le scienze sociali si ricorre al pensiero dell\u2019antropologo Bronis\u0142aw Malinowski, il quale propone il funzionalismo quale metodo in grado di superare l\u2019approccio psicologistico nella ricerca antropologica. \u00c9 davvero insufficiente, secondo Malinowski, occuparsi della magia o della religione, della mitologia o delle conoscenze primitive, ricorrendo alla descrizione degli stati psicologi introspettivi degli individui. Malinowski, invece, fonda la propria ricerca su di una base completamente diversa: per cogliere la funzione di ogni istituzione sociale bisogna comprendere il modo attraverso il quale essa giunge a soddisfare i bisogni primari e secondari dell\u2019essere umano e sociale. L\u2019intera cultura, allora, \u00e8 interpretata come una struttura elaborata dall\u2019uomo per consentire l\u2019adattamento armonico di una societ\u00e0 al suo ambiente. L\u2019analisi funzionale di Malinowski, quindi, parte da un presupposto: \u00ab<em>in ogni tipo di civilt\u00e0, ogni costume, ogni oggetto materiale, idea e opinione adempiono una qualche funzione vitale<\/em>\u00bb<sup>9<\/sup>. Malinowski lavor\u00f2 su questo approccio teorico alla London School of Economics, e fra i suoi allievi ci fu proprio Talcott Parsons, colui al quale si imputa lo sviluppo pi\u00f9 importante del paradigma funzionalista nelle scienze sociali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La lettura delle opere di Parsons non \u00e8 agevole. Lo stile \u00e8 complesso \u00e8 l\u2019indirizzo soprattutto teoretico delle sue opere non facilita l\u2019impresa. C\u2019\u00e8 chi ha condotto una critica feroce nei confronti delle astrattezze del pensiero parsonsiano: per esempio Charles Wright Mills ha provato a dimostrare, traducendo alcuni passaggi complicatissimi di Parsons in una forma linguistica pi\u00f9 semplice, che se si eliminano le inutili complicazioni teoriche e concettuali si possono trovare alcune idee buone, ma niente di pi\u00f9<sup>10<\/sup>. Pitirim A. Sorokin, invece, \u00e8 ancora pi\u00f9 drastico nel criticare questo aspetto del lavoro di Parsons. Fa riferimento all\u2019\u00ababracadabra parsonsiano\u00bb per mettere in rilievo l\u2019oscurit\u00e0 di alcuni suoi elementi concettuali, e cita esplicitamente \u00ab<em>la predilezione di Parsons per l\u2019espressione di idee banali in forme pesantemente complicate<\/em>\u00bb<sup>11<\/sup>. Pur tenendo presenti le giustificate critiche di Wright Mills e di Sorokin, non si pu\u00f2 ignorare che Parsons ha tracciato una parte considerevole della storia delle scienze sociali e che le sue idee sono portate avanti ancora oggi con grande intensit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il percorso teorico di Parsons sembra rical-care i passaggi fondamentali intrapresi da Pareto<sup>12<\/sup>. Come abbiamo visto Pareto si propose, in apertura della sua opera, di studiare attraverso strumenti logico-sperimentali l\u2019azione umana. La sua prima classificazione fra azione logica e azione non logica costituisce la distinzione fondamentale che condurr\u00e0 al discorso sui residui e sulle derivazioni, da questi muover\u00e0 l\u2019analisi alla forma della struttura sociale e alla circolazione delle \u00e9lites di potere. Allo stesso modo, la prima grande opera di Parsons \u00e8 dedicata all\u2019analisi della struttura dell\u2019azione sociale. L\u2019intento \u00e8 quello di adottare un punto di vista in palese contrasto con l\u2019indirizzo positivistico-comportamentista, secondo il quale si pu\u00f2 interpretare l\u2019azione umana a partire dallo schema stimolo-risposta. L\u2019analisi di Parsons, invece, pone in evidenza gli aspetti teleologici e volontaristici dell\u2019azione sociale, cio\u00e8 quegli aspetti nei quali si d\u00e0 un attore, un fine (una situazione futura verso la quale \u00e8 orientato il processo dell\u2019azione), una situazione di partenza (analizzabile poi in base a due elementi: quelli nei confronti dei quali l\u2019attore non ha possibilit\u00e0 di controllo, che cio\u00e8 egli non pu\u00f2 modificare o fare a meno di modificare in relazione al suo fine e sono le condizioni -, e quelli sopra i quali egli ha tale possibilit\u00e0 di controllo \u2013 cio\u00e8 i mezzi). \u00c9 implicito nella concezione stessa di questa unit\u00e0, nei suoi usi analitici, un determinato modo di relazione tra questi elementi. Cio\u00e8, nella scelta di mezzi alternativi per un dato fine, in quanto la situazione consenta delle alternative, si ha un \u00aborientamento normativo\u00bb dell\u2019azione<sup>13<\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>All\u2019interno del suo impianto teorico, Parsons relega il cambiamento sociale a fenomeno marginale e periferico, e comunque sottomesso alle leggi dell\u2019equilibrio dei sistemi. L\u2019avvenire \u00e8 prigioniero delle leggi della dinamica dei sistemi sociali. La giustificazione di questo assunto \u00e8 di natura logica e procede dalle questioni basilari del funzio-nalismo parsonsiano. L\u2019azione non si comprende solo ricorrendo alla soggettivit\u00e0 dell\u2019attore, e l\u2019attore non \u00e8 detto che sia un individuo, pu\u00f2 infatti essere anche un gruppo, un\u2019organizzazione, una civilt\u00e0. Come abbiamo visto nella citazione di Parsons, l\u2019azione sociale si definisce innanzitutto come un comportamento umano motivato, ma bisogna anche tener conto che questo comportamento \u00e8 guidato dai significati che l\u2019attore scopre nel mondo esterno. In pratica, la teoria di Parsons studia l\u2019azione sociale a partire dal dualismo attore-situazione. Essa premette una visione che, metaforicamente, concepisce l\u2019attore sociale come immerso in situazioni e la sua azione \u00e8 sempre il risultato della lettura dell\u2019insieme di segni che egli percepisce nell\u2019ambiente circostante e ai quali risponde. Questo mondo esterno, questo ambiente circostante all\u2019attore, \u00e8 innanzitutto l\u2019ambiente psichico in cui si svolge l\u2019azione, cio\u00e8 gli oggetti materiali, le condizioni climatiche, la geografia e la geologia dei luoghi, ma anche l\u2019organismo biologico nel caso di un attore individuale. L\u2019attore sociale \u00e8 sollecitato da questi elementi, li interpreta, percependo cos\u00ec la realt\u00e0 della situazione, d\u00e0 un senso ad essa, quindi agisce.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In tutto questo, un posto importante \u00e8 oc-cupato dagli elementi culturali e simbolici. D\u2019altronde, come abbiamo appena visto, la struttura dell\u2019azione sociale fa costantemente riferimento ai significati, di conseguenza essa si confronta incessantemente con le strutture simboliche, giacch\u00e9 \u00e8 soprattutto attraverso segni e simboli che l\u2019attore percepisce e conosce la situazione nel quale \u00e8 inserito. Ma queste strutture simboliche hanno anche un\u2019altra importante funzione, cio\u00e8 quella di articolare le regole di comportamento, le norme, i valori culturali che servono a guidare l\u2019attore nell\u2019orientamento della sua azione. Per l\u2019azione sociale, quindi, perseguire un fine significa soddisfare, innanzitutto, delle aspettative normative e queste sono interiorizzate da ogni attore e costituiscono le norme dell\u2019azione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La teoria di Parsons fonda l\u2019analisi sistemica dell\u2019azione sociale. L\u2019azione, infatti, si presta bene alla concettualizzazione sistemica. Essa si presenta come formata da tante unit\u00e0, per cui si pu\u00f2 scomporre in frazioni di gesti, di parole, di mimiche. La stessa azione si inscrive all\u2019interno di una totalit\u00e0 pi\u00f9 grande, per esempio il comportamento del padre si colloca all\u2019interno delle relazioni fra i familiari, e cos\u00ec via. Per tale via, la concezione del sistema dell\u2019azione sociale di Parsons si articola lungo tre proposizioni teoriche: a) le unit\u00e0 del sistema e il sistema stesso devono rispondere a certe modalit\u00e0 di organizzazione, in modo che si costituiscano degli elementi o delle componenti relativamente stabili che possano servire da punti di riferimento per l\u2019analisi del sistema. Nel sistema dell\u2019azione, i modelli normativi e, ad un livello di astrazione pi\u00f9 elevato, le \u00abvariabili strutturali\u00bb, rivestono proprio questo ruolo; b) la seconda proposizione implica la nozione di funzione: perch\u00e9 un sistema di azione esista e si conservi, certi bisogni elementari del sistema, in quanto tale, devono essere soddisfatti. \u00c9 il problema dei prerequisiti funzionali, o anche delle dimensioni funzionali del sistema di azione; c) la terza condizione \u00e8 in rapporto con i processi del sistema stesso e con l\u2019interno del sistema: per sua natura un sistema di azione implica delle attivit\u00e0, dei cambiamenti, un\u2019evoluzione che non possono prodursi per caso, ma debbono obbedire a certe modalit\u00e0 e a certe regole.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella sua formulazione pi\u00f9 semplice, il sistema di azione sociale \u00e8 centrato sull\u2019organiz-zazione dei rapporti di interazione fra l\u2019attore e la sua situazione. La questione alla quale Parsons de-dica un approfondimento particolare \u00e8 quella dell\u2019ordine. In pratica, come succede che nell\u2019interazione fra l\u2019attore e la situazione si diano interazioni stabili e costanti? Non c\u2019\u00e8 dubbio, infatti, che nonostante le individualit\u00e0 e le singolarit\u00e0 delle manifestazioni sociali degli esseri umani, sussiste un certo ordine strutturale nelle interazioni sociali. Parsons trova di estremo interesse per la sociologia occuparsi dell\u2019ordine sociale. \u00c9 su questo aspetto che tanti critici hanno accusato Parsons di essere un conservatore sociale che punta al mantenimento dello status quo. Critiche forse esagerate, comunque riconducibili a un clima ideologico che vedeva i movimenti di pensiero socialisti progettare il cambiamento sociale e la rivoluzione delle masse. Un\u2019analisi sociologica basta sullo studio dell\u2019ordine sociale non poteva, allora, che essere oggetto di critiche e polemiche. Bisogna precisare, comunque, che la questione dell\u2019ordine sociale \u00e8 pensata da Parsons quale strumento concettuale in grado di produrre i problemi dell\u2019analisi del sistema sociale. La lettura a sostegno dell\u2019associazione fra la sua teoria e il pensiero conservatore \u00e8, su questo aspetto, un po\u2019 forzata. Allora, riformulando la domanda fondamentale, in cosa risiede il fondamento dell\u2019ordine sociale? Nella struttura del sistema dell\u2019azione, cio\u00e8 nei modelli, nelle norme e nei valori che hanno un significato per l\u2019attore, nel momento in cui questi sono interiorizzati dalla personalit\u00e0 e nello stesso tempo istituzionalizzati nella societ\u00e0 e nella cultura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Buona parte di quest\u2019opera \u00e8 dedicata all\u2019analisi delle teorie di Alfred Marshall, di Vilfredo Pareto, di Emile Durkheim, di Max Weber, di Ferdinand T\u00f6nnies e di Karl Marx, soprattutto in riferimento al loro modo di intendere l\u2019azione sociale. Secondo Parsons, tutti questi momenti teorici convergono su di una teoria volontaristica dell\u2019azione che solo con la sua opera riesce ad avere un definitivo completamento. In questo, il suo atteggiamento, al pari di quello di Pareto, sembra pretenzioso: tutte le teorie precedenti, in pratica, non hanno fatto che introdurre il sistema parsonsiano. Non c\u2019\u00e8 dubbio che l\u2019enfasi posta da Parsons sull\u2019equilibrio del sistema sociale ha penalizzato la parte della sua teoria relativa al mutamento sociale. D\u2019altronde, la categoria di equilibrio richiama concetti di inerzia, di stabilit\u00e0, di conservazione dinamica di un stato prefissato. Parsons si \u00e8 occupato della teoria del mutamento sociale in un capitolo della sua opera\u00a0<em>Il sistema sociale<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Prima di affrontare la teoria del mutamento, bisogna precisare che per dinamica sociale non si intende generalmente tutti i processi, cio\u00e8 quelli interni al sistema e i processi di cambiamento del sistema. La distinzione la si comprende facendo riferimento al concetto di equilibrio: i processi interni al sistema sono funzionali alla conservazione dell\u2019equilibrio, che per questo viene designato come \u00abequilibrio in movimento\u00bb<sup>14<\/sup>. Analogamente al caso dell\u2019omeostasi in fisiologia, il processo sociale studiato da Parsons \u00e8 sorretto dalla legge dell\u2019inerzia. Come pu\u00f2 succedere che il cambiamento di certe condizioni produce a volte alterazioni nel sistema e a volte no?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il primo fenomeno, empiricamente rilevante, \u00e8 quello degli interessi costituiti. Nel linguaggio (complesso) parsonsiano, l\u2019equilibrio \u00e8 stato definito come integrazione di bisogni-disposizioni degli attori con l\u2019insieme dei modelli culturali, fra i quali emergono i modelli di orientamento al valore. Una tensione altro non \u00e8 che il turbamento del sistema di aspettative fondamentale per l\u2019integrazione. In questo senso, la tensione suscita sempre dei processi riequilibratori, dei meccanismi di difesa e di adattamento. In questo senso, il mutamento sociale \u00e8 sempre il risultato del superamento di una resistenza. Come non si pu\u00f2 dare ragione alle critiche di Sorokin sull\u2019\u00ababracadabra parsonsiano\u00bb? In effetti, Parsons non fa che descrivere un meccanismo per cui il cambiamento di un equilibrio sociale comporta la resistenza di quegli interessi del sistema che trovano realizzazione in quell\u2019equilibrio. La precisazione \u00e8 che per \u00abinteresse\u00bb non si intende solo quello meramente economico o politico. La definizione di Parsons \u00e8 pi\u00f9 generale e abbraccia anche questi: \u00ab<em>si tratta fondamentalmente dell\u2019interesse a mantenere le gratificazioni connesse a un sistema stabilito di aspettative di ruolo, le quali costituiscono \u2013 si noti bene \u2013 gratificazioni di bisogni-disposizioni, e non gi\u00e0 di \u201cimpulsi\u201d nel semplice senso edonistico<\/em>\u00bb<sup>15<\/sup>. Contrariamente alle critiche che le teorie marxiste hanno rivolto a Parsons in termini di conservazione dello status quo, \u00e8 in questo frangente che il nostro autore mette in rilievo che per operare un cambiamento del sistema sociale \u00e8 necessario vincere e superare gli interessi costituiti<sup>16<\/sup>. Questo significa, metodologicamente, che qualsiasi studio del cambiamento sociale deve partire dall\u2019analisi degli interessi presenti e operanti nel sistema sociale cio\u00e8, nel linguaggio tipico delle teorie del conflitto sociale \u2013 lontanissimo da quello parsonsiano &#8211; , deve procedere dallo studio dei rapporti di forza presenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lungo questa linea, Parsons critica anche gli schematismi storici delle dottrine ideologiche del mutamento storico-sociale. Non esistono le \u00abfonti intrinsecamente primarie di impulso al mutamento\u00bb. N\u00e9 il fattore economico (il marxismo), n\u00e9 quello organico (la lunga tradizione che arriva fino a Spencer), n\u00e9 le idee (idealismi e storicismi), possono invocare, nella struttura del sistema sociale costruito da Parsons, una posizione di rilievo superiore a quella di tutte le altre. Dice Parsons: \u00ab<em>il principio metodologico centrale della nostra teoria \u00e8 quello dell\u2019inter-dipendenza di una pluralit\u00e0 di variabili<\/em>\u00bb<sup>17<\/sup>. In pratica, pu\u00f2 anche darsi una situazione nella quale una variabile gioca un ruolo pi\u00f9 marcato rispetto alle altre, tuttavia questa valutazione deve prodursi solo dopo una verifica empirica. Altrimenti si rischia di farne \u00abuna questione di principio\u00bb, cio\u00e8 di mettere al servizio dell\u2019ideologia l\u2019analisi sociologica. Ma, continua Parsons, \u00e8 molto pi\u00f9 interessante l\u2019esito del mutamento, pi\u00f9 che la sua causa. Questa preferenza si esprime negli studi sulla \u00abdirezione del muta-mento nei sistemi sociali\u00bb. Per arrivare a questo caposaldo teorico della concenzione parsonsiana del divenire sociale, si deve condurre un approfon-dimento del sistema dell\u2019azione sociale. Esso pu\u00f2 intendersi quale complesso di processi orientati, e nel concetto di orientamento vi \u00e8 gi\u00e0, intrinse-camente, la dimensione direzionale dell\u2019azione stessa. Rispetto al problema dell\u2019orientamento dobbiamo fare riferimento a due vettori principali della direzionalit\u00e0: il primo \u00e8 la gratificazione, mentre il secondo \u00e8 la strutturazione o organizzazione della realizzazione dei valori. Analizziamo il vettore gratificazione. Parsons nega ogni possibilit\u00e0 intesa a definire la direzionalit\u00e0 del mutamento del sistema sociale a partire dalla gratificazione. La tendenza all\u2019ottimizzazione della gratificazione non pu\u00f2 dire nulla ai sistemi sociali giacch\u00e9 questi ultimi trascendono lo spazio di vita del soggetto agente. Vale a dire, in parole pi\u00f9 semplici, che la tendenza a compiere azioni utili e autogratificanti vale per gli individui, non pu\u00f2 essere accostata a realt\u00e0 pi\u00f9 complesse come i sistemi sociali<sup>18<\/sup>. Fra l\u2019altro, approfondendo ulteriormente la questione, si osserva che lo stato di gratificazione degli individui \u00e8 ottenuto come funzione della loro integrazione in un sistema sociale particolare, e non pu\u00f2 quindi essere assunto come canone della direzione del mutamento dei sistemi sociali in generale. Il contorsionismo parsonsiano, necessario forse per la generalizzazione del suo pensiero, altro non ci ricorda che gli interessi particolari, proprio in quanto particolari, non corrispondono mai a quelli gene-rali, neanche quando coincidono. Tuttavia, \u00e8 ovvio che il cambiamento pu\u00f2 nascere perch\u00e9 certi interessi particolari muovono alla trasformazione del sistema, ma deve essere chiaro che la direzione generale del cambiamento non pu\u00f2 avere come fonte esplicativa unicamente quegli interessi particolari<sup>19<\/sup>. Per cogliere meglio questa direzione bisogna fare riferimento a un altro carattere, cio\u00e8 alla componente culturale dell\u2019orientamento. Questo fattore \u00e8 pi\u00f9 valido della gratificazione per descrivere la direzione del mutamento. Infatti, la cultura pu\u00f2 trasmettersi nelle trasformazioni sociali, mentre lo stato di autogratificazione di un individuo non si trasmette ai suoi successori. In merito a questa componente culturale, la nostra analisi deve soffermarsi soprattutto sui sistemi di orientamento di valori, in quanto sono quelli che offrono i modelli di collegamento fra il sistema culturale e il sistema dell\u2019azione sociale. Allora scopriamo, dopo questo lungo itinerario analitico, che \u00ab<em>esiste un fattore intrinseco di direzionalit\u00e0 di mutamento nei sistemi sociali \u2013 direzionalit\u00e0 che \u00e8 stata formulata in modo classico da Max Weber con il nome di \u201cprocesso di razionalizzazione<\/em>\u201d\u00bb<sup>20<\/sup>. Insomma, Parsons sembra ritornare sulle idee di cambiamento sociale gi\u00e0 esaminate attraverso il pensiero di Weber. Anche per Parsons le idee di cambiamento e di avvenire devono articolarsi attorno alla generale legge della razionalizzazione delle condizioni della vita associata. \u00c9 bene, tuttavia, precisare che fra Parsons e Weber esiste un rapporto problematico. Proprio l\u2019analisi di questo rapporto ci pu\u00f2 indirizzare alla critica del pensiero sistemico di parsonsiano in merito alla concezione di avvenire implicita nella sua teoria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Parsons ha in grande considerazione il lavoro di Weber. Tutto sommato, vorrebbe offrire della sua opera una valutazione in termini di completamento degli sforzi analitici di Weber. D\u2019altronde, dice Parsons, l\u2019impostazione metodo-logica di Weber non gli ha consentito di sviluppare le sue pur brillanti teorie in un sistema generalizzato dell\u2019azione sociale<sup>21<\/sup>. In realt\u00e0 questa tesi non \u00e8 sostenibile. Fra Weber e Parsons c\u2019\u00e8 una grande distanza in merito alla natura e allo scopo della scienza sociale. Weber non fa mai astrazione dalla storia per conoscere l\u2019uomo sociale, Parsons ha come obiettivo la logica astratta e metastorica della conoscenza sociale. Weber non ha mai costruito un sistema dell\u2019azione sociale, cos\u00ec come lo intende Parsons, perch\u00e9 non si d\u00e0 alcun sistema logico al di fuori del contorno storico e spirituale della socialit\u00e0 umana. Parsons mira a costruire un congegno concettuale nel quale ogni azione, collocata comunque sia nel tempo e nello spazio, riesca a trovare un programma esplicativo. Nel suo pensiero si realizza la fine delle letture storiche dell\u2019azione umana. L\u2019uomo \u00e8 concettualmente ridotto a meccanismo che agisce in modo pi\u00f9 o meno complicato in funzione di tutta una serie di elementi compresenti nel suo sistema.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche la sua visione dell\u2019avvenire, in tal senso, \u00e8 penalizzata dall\u2019astrattezza del suo con-gegno concettuale. L\u2019evoluzione dei sistemi sociali, in Parsons, \u00e8 regolata da due grandi leggi: una legge generale dell\u2019evoluzione e la legge della gerarchia cibernetica che ne indica la direzione. Ricorrere ai modelli della biologia non rappresenta un problema, in quanto esistono dei denominatori comuni tra i principi che presiedono all\u2019evoluzione degli organismi e quelli che governano il sistema dell\u2019azione sociale. In particolare, osserviamo nella storia dell\u2019evoluzione degli organismi viventi che i sistemi che sono sopravvissuti alla selezione sono quelli che pi\u00f9 rapidamente e con maggiore ampiezza si sono adattati all\u2019ambiente circostante e alle trasformazioni di questo. Il principio fondamentale dell\u2019evoluzione \u00e8 proprio la capacit\u00e0 di adattamento generalizzata. Questa capacit\u00e0 \u00e8 fondata su due processi del cambiamento: la differenziazione e l\u2019integrazione. Una societ\u00e0 progredisce nella misura in cui \u00e8 in grado di differenziarsi continuamente, in modo da poter rispondere a tutti i suoi bisogni in maniera pi\u00f9 completa ed esauriente. Allo stesso tempo, affinch\u00e9 ponga in essere una continua differenziazione, essa deve costantemente risolvere i problemi d\u2019integrazione che l\u2019arrivo di nuovi elementi creano. Ecco, la differenziazione crescente e la coordinazione dei nuovi elementi in termini di integrazione sono quei processi che consentono a un sistema sociale di adattarsi costantemente all\u2019ambiente circostante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La seconda legge, quella della gerarchia cibernetica, ha un contenuto che nelle pagine pre-cedenti \u00e8 stato gi\u00e0 introdotto. Questa legge indica la direzione dell\u2019evoluzione nel futuro a lungo termine. Questa direzione va ricercata nei cambiamenti del sistema culturale, perch\u00e9 solo il sistema culturale possiede la pienezza della trasferibilit\u00e0 del suo carattere di generazione in generazione. Non solo, il sistema culturale riesce pienamente a coordinare, e quindi a controllare, il sistema dell\u2019azione sociale (attraverso il sistema dei valori). In definitiva, i cambiamenti operanti nel sistema culturale sono quelli pi\u00f9 radicalmente significativi per l\u2019analisi delle configurazioni del sistema sociale nell\u2019avvenire. Parsons utilizz\u00f2 queste leggi in alcune opere successive per descrivere gli stadi principali dell\u2019evoluzione sociale<sup>22<\/sup>. Egli ne distinse tre: la societ\u00e0 primitiva, la societ\u00e0 intermedia e la societ\u00e0 moderna. A partire dalla considerazione della legge della gerarchia cibernetica, \u00e8 il fattore culturale che \u00e8 capace di descrivere i mutamenti avvenuti. Il passaggio dalla societ\u00e0 primitiva alla societ\u00e0 intermedia \u00e8 avvenuto con l\u2019apparizione della scrittura. La scrittura ha rappresentato un elemento culturale fondamentale, giacch\u00e9 ha contribuito alla stabilizzazione dell\u2019universo culturale. La tradizione orale non poteva trasmettere i contenuti culturali con la stessa efficacia della scrittura, e attraverso quest\u2019ultima l\u2019uomo ha potuto sviluppare il proprio pensiero, fissando idee e sentimenti, ragionamenti ed emozioni e trattando questi come oggetti al di fuori della sua soggettivit\u00e0 ha potuto costruire i sistemi di pensiero, le teorie, gli orientamenti culturali. Il passaggio dalla societ\u00e0 intermedia alla societ\u00e0 moderna avviene con l\u2019apparizione del diritto, il quale ha consentito l\u2019accrescere della stabilit\u00e0 e della permanenza della cultura. Il diritto specifica in maniera rigorosa e razionale le regole e le norme di comportamento, istituzionalizza valori, principi, ideali. In breve, rende i costumi culturali meno dipendenti dalle influenze dei comportamenti sociali a breve termine e fornisce continuit\u00e0 al sistema culturale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In pratica, l\u2019evoluzione sociale per Parsons \u00e8 l\u2019affermazione progressiva della cultura nella vita umana e sociale. L\u2019evoluzione \u00e8 il risultato della differenziazione del sistema culturale e della sua stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Insomma, dopo questo lungo itinerario partito con la sua analisi della struttura sociale, rico-nosciamo nel pensiero parsonsiano addirittura elementi teorici analoghi a quelli elaborati da Spencer nel secolo precedente. Attraverso l\u2019opera e la teoria di Parsons abbiamo ricondotto tutta l\u2019intensa vitalit\u00e0 storica e sociale delle societ\u00e0 umane all\u2019interno di un apparato, di un meccanismo, di un congegno, in grado di contenere all\u2019interno del suo sistema anche la pi\u00f9 remota delle vicende umane. Il sistema di Parsons, di fatto, distrugge qualsiasi ambizione a voler vedere nell\u2019avvenire il luogo dove l\u2019uomo pu\u00f2 ancora scrivere storie diverse, non contemplate nella struttura del suo presente sociale. Di fatto, l\u2019avvenire subisce una mutilazione filosofica di considerevole entit\u00e0: la creativit\u00e0 e la libera volizione umana perdono via via importanza, sono sempre meno storicamente determinanti per la configurazione di un avvenire desiderabile e realizzabile, e il futuro diventa procedura sistemica, applicazione di regole che si danno in ogni luogo e in ogni tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando la dimensione sistemica della scienza sociale approda alla ricerca politica, le implicazioni meccanicistiche vengono addirittura esa-sperate. Il caso pi\u00f9 evidente, al limite dell\u2019esage-razione, \u00e8 quello dell\u2019analisi sistemica della politica di David Easton. Si tratta, come si \u00e8 detto da pi\u00f9 parti, di una teoria talmente astratta da rasentare l\u2019inutilit\u00e0. La scienza politica, tuttavia, \u00e8 riuscita lo stesso a coniugare le proprie pretese sistemiche in modelli e teorie interessanti dal punto di vista della concettualizzazine teorica e della ricerca empirica. In tal senso, ci si servir\u00e0 esclusivamente dell\u2019analisi sistemica di Easton quale esemplificazione didattica della riduzione del problema dell\u2019avvenire all\u2019interno dei paradigmi sistemici<sup>23<\/sup>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel recepire le nuove prospettive scienti-fiche del ventesimo secolo, la scienza politica scopre nel comportamento del sistema politico l\u2019unit\u00e0 di analisi sulla quale fondare la sua ricerca teorica ed empirica. Al posto delle tradizionali categorie di Stato e di potere, la politologia scopre un nuovo e preciso campo di ricerca, in grado di superare le concezioni verticali di Stato e di potere, e che consente pure una definitiva emancipazione del dominio della scienza politica da quello della filosofia politica e della storiografia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il tentativo pi\u00f9 accreditato di porre ordine nella teoria politica sistemica \u00e8 stato operato da David Easton nel 1965<sup>24<\/sup>, vale a dire diversi anni dopo quella che abbiamo individuato come la svolta della scienza politica. Come mai tanto ritardo? Indubbiamente, il paradigma sistemico permette una molteplicit\u00e0 di approcci alla politica, e riassumere le diverse modalit\u00e0 teoriche e metodologiche utilizzate, cio\u00e8 ordinare il paradigma, \u00e8 una operazione tutt\u2019altro che semplice. Easton si lancia, invece, in questa impresa e delinea i presupposti e gli obiettivi del movimento comportamentista. L\u2019autore canadese individua otto proposizioni del movimento comportamentista. Esse mirano alla fondazione di \u00ab<em>una scienza della politica modellata sui presupposti metodologici delle scienze naturali<\/em>\u00bb<sup>25<\/sup>, e richiamano perci\u00f2 il politologo a una prassi di ricerca orientata sulle seguenti direttrici:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1. \u00a0 \u00a0<em>regolarit\u00e0<\/em>: l\u2019interesse \u00e8 per la registrazione delle uniformit\u00e0 riscontrabili nel comportamento politico;<\/p>\n<p>2. \u00a0 \u00a0<em>controllo<\/em>: dalle regolarit\u00e0 del comportamento possiamo costruire leggi e teorie, le quali necessitano di processi di verifica ulteriori a partire dalle osservazioni;<\/p>\n<p>3. \u00a0\u00a0<em>\u00a0tecniche<\/em>: la selezione degli strumenti da adottare per l\u2019analisi \u00e8 un passo decisivo per la ricerca politologica;<\/p>\n<p>4. \u00a0 \u00a0<em>quantificazione<\/em>: la registrazione dei dati deve avvenire, possibilmente, attraverso processi di misurazione quantitativa;<\/p>\n<p>5. \u00a0 \u00a0<em>valori<\/em>: guai a confondere giudizi di valore con giudizi di fatto;<\/p>\n<p>6. \u00a0 \u00a0<em>sistematizzazione<\/em>: la ricerca procede congiuntamente al livello teorico ed empirico;<\/p>\n<p>7. \u00a0 \u00a0<em>scienza pura<\/em>: il sapere prodotto dal politologo deve poter essere applicabile, tuttavia l\u2019esercizio operativo della scienza politica deve configurarsi quale procedura puramente conoscitiva, cio\u00e8 logicamente volta alla comprensione e spiegazione dei fenomeni della politica;<\/p>\n<p>8. \u00a0\u00a0<em>\u00a0integrazione<\/em>: la scienza politica deve avvalersi delle conoscenze prodotte da altre discipline af-fini, quali le scienze giuridiche, la sociologia, la filosofia politica, la storiografia, ecc.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Su queste basi, secondo Easton, \u00e8 possibile fondare la coerenza all\u2019approccio comportamentista della ricerca politologica. A dire il vero, gli otto punti descritti, nella loro generalit\u00e0, potrebbero essere applicati a qualsiasi disciplina delle scienze umano-sociali. Ripercorrendo la storia delle scienze sociali, si potranno riconoscere nella ricerca della regolarit\u00e0 e nel controllo metodologico (i punti 1 e 2 avanzati da Easton) le ragioni dell\u2019affermazione del metodo sociologico rispetto a quello storiografico, nella distinzione fra fatti e valori le riflessioni sull\u2019avalutativit\u00e0 di Weber, ecc.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cos\u2019\u00e8 il sistema politico di Easton? Un sistema \u00e8 tutto ci\u00f2 che \u00e8 composto di parti connesse fra di loro. Le parti possono essere di diversa specie e le connessioni possono essere legami fisici, concettuali, matematici, ecc. Un sistema ecologico, per esempio, sar\u00e0 costituito da specie viventi (esseri umani, animali, vegetali) da caratteri geologici, geografici e meteorologici, da connessioni fisiche e antropologiche. Un sistema, in breve, \u00e8 un concetto molto generale. A livello micro, un sistema ha luogo, per esempio, entro ogni rituale di conversazione collegato al sistema pi\u00f9 grande del\u00a0<em>network<\/em>\u00a0di interazioni rituali tipici di una cultura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo significa che, per essere osservato ade-guatamente, qualsiasi raggruppamento sociale deve essere considerato sotto un duplice profilo. Innan-zitutto come una costellazione di membri, quindi come una pi\u00f9 o mena complessa rete di relazioni interindividuali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cos\u00ec, per quanto riguarda la vita politica, possiamo certo osservare i singoli protagonisti e le singole istituzioni di un dato regime. Ma se vogliamo sapere come e perch\u00e9 tali protagonisti si influenzano a vicenda, riuscendo a dar vita a vari tipi di regimi politici, dobbiamo guardare all\u2019insieme delle relazioni che legano, l\u2019un l\u2019altra, le varie \u00abparti\u00bb del raggruppamento in questione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Arriviamo cos\u00ec alla definizione di sistema politico, costruita su quattro punti generali: il sistema, l\u2019ambiente, la risposta, la retroazione<sup>26<\/sup>. A par-tire dalla descrizione del tipo di interazioni racchiuse all\u2019interno del sistema si stabiliscono le diverse accezioni della materia politica. Almond e Powell, per esempio, includono nel sistema politico \u00abtutte quelle interazioni che riguardano l\u2019uso di coercizione fisica legittima\u00bb<sup>27<\/sup>, in adesione alla celebre definizione weberiana. Duverger, invece, tratta il sistema politico nella duplice funzione di sistema globale (modello integrato dell\u2019articolazione di tutti i gruppi umani) e l\u2019insieme delle \u00abistituzioni del potere, dell\u2019apparato statuale e i suoi mezzi di azione, e tutto quanto \u00e8 a esso collegato\u00bb<sup>28<\/sup>. Il sistema politico si distingue dall\u2019ambiente in cui esiste ed \u00e8 aperto alle sue influenze. Le variazioni nelle strutture e nei processi all\u2019interno di un sistema possono essere utilmente interpretate come sforzi alternativi, impliciti o precisi, dei membri di un sistema per regolare o fronteggiare le tensioni critiche che provengono da cause ambientali o interne, e queste sono le risposte sistemiche. Per la retroazione (feedback), la capacit\u00e0 di un sistema di continuare a durare a dispetto delle tensioni \u00e8 funzione della presenza e della natura dell\u2019informazione e di altre influenze che ritornano ai suoi attori e\u00a0<em>decision maker<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono la terza e quarta premessa, secondo Easton, che distinguono questo tipo di analisi dei sistemi dagli altri approcci allo studio della vita politica. Vale a dire: si possono trovare altre formulazioni di studi della politica che adottano linguaggi nei quali compaiono frequentemente le aggettivazioni del sistema, ma l\u2019analisi sistemica della politica si appronta, in modo compiuto, quando si tengono presenti la risposta e il\u00a0<em>feedback<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma una volta avuto il sistema politico, che cosa ci si potr\u00e0 fare? Se abitualmente lo studio dei corpi legislativi, del potere esecutivo, dei partiti, delle organizzazioni amministrative, dei tribunali, dei gruppi di interesse, ecc. impegna il politologo, lo scienziato della politica aderente alla prospettiva sistemica e comportamentista relega le strutture formali e informali a un ruolo di secondo piano, preferendo, invece, concentrarsi sulle interazioni politiche di gruppi di individui. L\u2019assunto \u00e8 che esistono certe attivit\u00e0 e processi politici fondamentali, caratteristici di tutti i sistemi politici, anche se le forme strutturali attraverso le quali si manifestano possono variare e variano considerevolmente in ciascun luogo e periodo. Insomma, esistono relazioni politiche precise e ricorrenti anche se si esprimono in strutture diverse. Alla rilevazione di questa regolarit\u00e0 mira l\u2019analisi sistemica. Ma cosa \u00e8 una interazione politica? Come differisce dalle altre forme di interazione fra individui? Ancora secondo Easton, \u00ab<em>ci\u00f2 che distingue le interazioni politiche da tutti gli altri tipi di interazioni sociali \u00e8 il fatto che esse sono prevalentemente orientate verso le assegnazioni imperative di valori per una societ\u00e0<\/em>\u00bb<sup>29<\/sup>. In parole \u00a0pi\u00f9 semplici, il sistema politico si fa obbedire nella sua assegnazione di \u201ccondotte sociali\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Che tipo di avvenire si prefigura per il funzionamento del sistema politico di Easton? Le concettualizzazioni connesse al sistema politico hanno il loro banco di prova nel mutamento. Come reagisce il sistema politico in periodi di mutamento, di trasformazione? O meglio, come risponde il sistema alle tensioni esterne o interne che ne minacciano l\u2019equilibrio e il funzionamento? Il sistema politico pu\u00f2 essere sottoposto a influenze di vario genere provenienti dall\u2019ambiente oppure pu\u00f2 subire gli effetti di fatti che dall\u2019interno si propongono al sistema. Queste influenze, questi effetti, possono essere chiamati disturbi. \u00c9 utile considerare i disturbi o le influenze che si verificano nel comportamento dei sistemi ambientali come\u00a0<em>scambi<\/em>\u00a0o come\u00a0<em>transazioni<\/em>\u00a0che attraversano i confini del sistema politico. Il termine di scambio pu\u00f2 essere utilizzato quando intendiamo riferirci alla reciprocit\u00e0 della relazione, cio\u00e8 laddove ciascuno esercita una influenza reciproca sull\u2019altro. Possiamo invece servirci del termine di transazione quando intendiamo sottolineare il movimento di un effetto in un\u2019unica direzione semplicemente attraverso il confine da un sistema all\u2019altro. In tal modo \u00e8 possibile semplificare la lettura dei meccanismi che legano le interazioni fra sistemi, o fra sistema politico e ambiente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il modello semplificato di sistema politico \u00e8 stato curato da Easton nel modo rappresentato in figura.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studio_1.jpg\" alt=\"studio 1\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa rappresentazione grafica rivela che, nella forma pi\u00f9 semplificata, un sistema politico non \u00e8 nient\u2019altro che un mezzo mediante il quale determinati tipi di\u00a0<em>inputs<\/em>\u00a0vengono convertiti in\u00a0<em>outputs<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c9 sorprendente osservare come le concet-tualizzazioni della scienza politica siano cos\u00ec radicalmente mutate dalla concezione classica ancora viva nelle riflessioni dei pensatori di inizio secolo. La pretesa della scienza politica era quella di voler argomentare di politica a partire da categorie assolute quali lo Stato e il potere. Adesso, invece, il sistema politico viene concepito come una\u00a0<em>scatola nera<\/em>\u00a0della quale ci proponiamo di conoscere il comportamento, e gli oggetti che la compongono passano decisamente in secondo piano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il programma di Easton ha prodotto numerose critiche. Raccogliendole e classificandole, \u00e8 possibile riconoscere soprattutto due grandi questioni, la seconda delle quali risponde pienamente anche all\u2019esigenze espresse in questo lavoro. Innanzitutto, lo sforzo della teoria sistemica verso la costruzione di un apparato di indagine impostato scientificamente finisce \u2013 quasi inevitabilmente \u2013 per tradursi nell\u2019esasperata elaborazione delle ipotesi, nell\u2019incessante accumulo di dati empirici, nella formulazione delle spiegazioni e delle predizioni. Il problema \u00e8 che tutto questo finisce, molto spesso, per far regredire l\u2019indagine politologica a mero fattualismo, ossia alla raccolta disordinata e assillante di dati numerici e statistici, magari ritenuti gli unici idonei alla ricerca scientifica ma di fatto spesso inutili e poco espressivi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La seconda critica \u2013 alla quale in questa sede si pu\u00f2 dare piena adesione &#8211; mette in rilievo come nel sistema politico di Easton sia completamente assente la prospettiva del divenire storico-sociale. Mentre trova piena espressione la dimensione sincronica, quella diacronica \u00e8 sottovalutata, praticamente rimossa. Perch\u00e9 mai il comportamento di un sistema politico non potrebbe trovare capacit\u00e0 esplicativa ricorrendo all\u2019analisi storica, oppure a partire dai comportamenti che nel passato gli elementi del sistema hanno sostenuto? In questa assidua ricerca di una separazione metodologica con discipline affini, come la storiografia, la scienza politica ha rischiato, e tuttora sta rischiando, nell\u2019accezione comprotamentista, di trascurare il divenire. \u00c8 chiaro che il sistemista che ha aderito al<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>paradigma eastoniano registra come patologico e fastidioso il cambiamento strutturale del sistema. Di pi\u00f9, egli si sentirebbe confortato nella sua ricerca quando sar\u00e0 stato in grado di progettare quel sistema politico universale configurato come un astratto\u00a0<em>passe-partout<\/em>, che magari sia anche in grado di ammettere fra i propri input una rivoluzione politica, dalla quale produrre in output una sensibile variazione di governo (non di sistema, ovviamente!). Le originarie pretese scientifiche di Easton si realizzeranno solo in presenza della perfezione democratica e politica raggiungibile da quei sistemi umani in grado di correggere e trasformarsi senza traumi storici e sociali. Il suo programma scientifico, per trionfare, ha bisogno di coniugarsi con quello politico: invece di rimanere fuori dalla mischia ideologica, la scienza politica eastoniana affida ad una nuova modernissima utopia le proprie sorti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note:<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0E. Campelli,\u00a0<em>Il metodo e il suo contrario<\/em>, Angeli, Milano, 1994, p. 13.<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>\u00a0Cf. L. von Bertalanffy,\u00a0<em>General System Theory<\/em>, Braziller, New York, 1968; tr.it.,\u00a0<em>Teoria generale dei sistemi<\/em>, Mondadori, Milano, 1983, &#8220;Prefazione&#8221;.<\/p>\n<p><sup>3<\/sup>\u00a0Ibid., p.72.<\/p>\n<p><sup>4<\/sup>\u00a0V. Pareto,\u00a0<em>Trattato di sociologia generale<\/em>, Barbera, Firenze, 1916; ora nell\u2019edizione Utet, Torino, voll. 4, 1982; \u00a7 180, vol. I, p. 180.<\/p>\n<p><sup>5<\/sup>\u00a0Ibid., \u00a7 249, vol. I, p. 276.<\/p>\n<p><sup>6<\/sup>\u00a0Ibid., \u00a7 845, vol. II, pp. 700-701.<\/p>\n<p><sup>7<\/sup>\u00a0Ibid.<\/p>\n<p><sup>8<\/sup>\u00a0Su questo aspetto del pensiero di Pareto, e sulla critica che esso ha ricevuto, mi permetto di rinviare al mio A. Lo Presti,<em>\u00a0La teoria dell\u2019\u00e9lites fra filosofia della storia e scienza politica<\/em>, Nova Millennium Romae, Roma, 2003.<\/p>\n<p><sup>9<\/sup>\u00a0B. Malinowski,\u00a0<em>A Scientific Theory of Culture and Other Essays<\/em>, Chapel Hill, University of North Carolina Press, 1944; tr.it.,\u00a0<em>Teoria scientifica della cultura e altri saggi<\/em>, Feltrinelli, Milano, 1962, p. 75.<\/p>\n<p><sup>10<\/sup>\u00a0Cf. C. Wright Mills,\u00a0<em>The Sociological Immagination<\/em>, Oxford University Press, New York, 1959; tr. it.,\u00a0<em>L\u2019immaginazione sociologica<\/em>, il Saggiatore, Milano, 1995.<\/p>\n<p><sup>11<\/sup>\u00a0P. A. Sorokin,\u00a0<em>Contemporary Sociological Theories<\/em>, Harper &amp; Brothers, New York; tr. it.,\u00a0<em>Storia delle teorie sociologiche<\/em>, voll. 2, Citt\u00e0 Nuova, Roma, 1974, pp. 397-398.<\/p>\n<p><sup>12<\/sup>\u00a0Sull\u2019influenza di Pareto per l\u2019opera di Parsons si veda G. Rocher,\u00a0<em>Talcott Parsons et la sociologie am\u00e9ricaine<\/em>, Presses Universitarie de France, Paris, 1972; tr. it.,\u00a0<em>Talcott Parsons e la sociologia americana<\/em>, Sansoni, Firenze, 1975, cap. II.<\/p>\n<p><sup>13<\/sup>\u00a0T. Parsons,\u00a0<em>The Structure of Social Action<\/em>, McGraw-Hill, New York, 1937; tr. it.,\u00a0<em>La struttura dell\u2019azione sociale<\/em>, il Mulino, Bologna, 1986, pp. 84-85.<\/p>\n<p><sup>14<\/sup>\u00a0T. Parsons,\u00a0<em>The Social System<\/em>, Free Press, Glencoe, 1951; tr.it.,\u00a0<em>Il sistema sociale<\/em>, Edizioni di Comunit\u00e0, Milano, 1996, p. 490.<\/p>\n<p><sup>15<\/sup>\u00a0Ibid., p. 501.<\/p>\n<p><sup>16<\/sup>\u00a0Ibid.<\/p>\n<p><sup>17<\/sup>\u00a0Ibid., p. 502.<\/p>\n<p><sup>18<\/sup>\u00a0Ibid., p. 506.<\/p>\n<p><sup>19<\/sup>\u00a0La stessa affermazione, nel complicato linguaggio parsonsiano, suona cos\u00ec: \u00ab<em>l\u2019impulso all\u2019ottimizzazione della gratificazione costituisce, data la sua significanza motivazionale, un aspetto fondamentale della tendenza al mutamento da un tipo particolare di sistema sociale a un altro. Esso non pu\u00f2 per\u00f2 essere la fonte delle direzioni generali presenti nella successione dei modelli di mutamento attraverso una serie di mutamenti di tipi<\/em>\u00bb, ibid., pp. 506-507.<\/p>\n<p><sup>20<\/sup>\u00a0Ibid., p. 507.<\/p>\n<p><sup>21<\/sup>\u00a0T. Parsons,\u00a0<em>La struttura dell\u2019azione sociale<\/em>, cit., pp. 695 e ss.<\/p>\n<p><sup>22<\/sup>\u00a0Cf. le seguenti due opere di T. Parsons,\u00a0<em>Societies: Evolutionary and Comparative Perspective<\/em>, Englewood Cliffs, Prentice-Hall, New York, 1966; e Idem,<em>\u00a0The System of Modern Societies<\/em>, Englewood Cliffs, Prentice-Hall, New York, 1971.<\/p>\n<p><sup>23<\/sup>\u00a0Fra l\u2019altro, Easton ha completato il suo paradigma teorico negli anni, fino a produrre un recento lavoro ricompilativo della sua impostazione originario. Cf. D. Easton,\u00a0<em>The Analysis of Political Structure<\/em>, Routledge, London, 1990; tr. it.,\u00a0<em>L\u2019analisi della struttura politica<\/em>, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2001.<\/p>\n<p><sup>24<\/sup>\u00a0D. Easton,\u00a0<em>A Systems Analysis of Political Life<\/em>, Wiley &amp; Sons, New York, 1965; reissued University of Chicago Press, Chicago, 1979; tr. it.,\u00a0<em>L\u2019analisi sistemica della politica<\/em>, Marietti, Casale Monferrato, 1984.<\/p>\n<p><sup>25<\/sup>\u00a0Ibid., p.23.<\/p>\n<p><sup>26<\/sup>\u00a0D. Easton,\u00a0<em>L\u2019analisi sistemica della politica<\/em>, cit., pp. 41-42.<\/p>\n<p><sup>27<\/sup>\u00a0G. A. Almond, G. B. Powell Jr.,\u00a0<em>Comparative Politics. System, Process, and Policy<\/em>, Little Brown and Company (Inc.), Boston, 1966; tr. it.,\u00a0<em>Politica com-parata. Sistema, processi e politiche<\/em>, il Mulino, Bologna, 1988, p.27.<\/p>\n<p><sup>28<\/sup>\u00a0M. Duverger,\u00a0<em>Sociologie de la politique<\/em>, Presses Universitaires de France, Paris, 1973, tr. it.,\u00a0<em>Sociologia della politica. Elementi di Scienza politica<\/em>, SugarCo, Milano, 1984, p. 323.<\/p>\n<p><sup>29<\/sup>\u00a0D. Easton,\u00a0<em>L\u2019analisi sistemica della politica<\/em>, cit., p. 70.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[823],"fascicolo":[111],"class_list":["post-1552","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-alberto-lo-presti","fascicolo-ottobre-2006"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Il contraddittorio emergere della dimensione sistemica nella ricerca sociale e politica<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Ottobre 2006. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2006\/ottobre\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_GB\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Oikonomia - Il contraddittorio emergere della dimensione sistemica nella ricerca sociale e politica\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Ottobre 2006. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2006\/ottobre\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Oikonomia\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-04-11T21:13:23+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studio_1.jpg\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Estimated reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"37 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2006\\\/ottobre\\\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2006\\\/ottobre\\\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\\\/\",\"name\":\"Oikonomia - Il contraddittorio emergere della dimensione sistemica nella ricerca sociale e politica\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2006\\\/ottobre\\\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2006\\\/ottobre\\\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/studio_1.jpg\",\"datePublished\":\"2006-10-01T10:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2026-04-11T21:13:23+00:00\",\"description\":\"Leggi l'articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Ottobre 2006. Disponibile in formato PDF.\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2006\\\/ottobre\\\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"en-GB\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2006\\\/ottobre\\\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2006\\\/ottobre\\\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/studio_1.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/04\\\/studio_1.jpg\"},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2006\\\/ottobre\\\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Articoli Rivista\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/articolo\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":3,\"name\":\"Il contraddittorio emergere della dimensione sistemica nella ricerca sociale e politica\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"name\":\"Oikonomia\",\"description\":\"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"en-GB\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\",\"name\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"width\":500,\"height\":500,\"caption\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Oikonomia - Il contraddittorio emergere della dimensione sistemica nella ricerca sociale e politica","description":"Leggi l'articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Ottobre 2006. Disponibile in formato PDF.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2006\/ottobre\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\/","og_locale":"en_GB","og_type":"article","og_title":"Oikonomia - Il contraddittorio emergere della dimensione sistemica nella ricerca sociale e politica","og_description":"Leggi l'articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Ottobre 2006. Disponibile in formato PDF.","og_url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2006\/ottobre\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\/","og_site_name":"Oikonomia","article_modified_time":"2026-04-11T21:13:23+00:00","og_image":[{"url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studio_1.jpg","type":"","width":"","height":""}],"twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Estimated reading time":"37 minutes"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2006\/ottobre\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2006\/ottobre\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\/","name":"Oikonomia - Il contraddittorio emergere della dimensione sistemica nella ricerca sociale e politica","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2006\/ottobre\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2006\/ottobre\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studio_1.jpg","datePublished":"2006-10-01T10:00:00+00:00","dateModified":"2026-04-11T21:13:23+00:00","description":"Leggi l'articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Ottobre 2006. Disponibile in formato PDF.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2006\/ottobre\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\/#breadcrumb"},"inLanguage":"en-GB","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2006\/ottobre\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2006\/ottobre\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\/#primaryimage","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studio_1.jpg","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studio_1.jpg"},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2006\/ottobre\/il-contraddittorio-emergere-della-dimensione-sistemica-nella-ricerca-sociale-e-politica\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Articoli Rivista","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/articolo\/"},{"@type":"ListItem","position":3,"name":"Il contraddittorio emergere della dimensione sistemica nella ricerca sociale e politica"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","name":"Oikonomia","description":"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences","publisher":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"en-GB"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization","name":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","width":500,"height":500,"caption":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/"}}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo\/1552","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/articolo"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1552"}],"wp:term":[{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/autori?post=1552"},{"taxonomy":"fascicolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/fascicolo?post=1552"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}