{"id":1548,"date":"2006-10-01T12:00:00","date_gmt":"2006-10-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1548"},"modified":"2026-04-11T23:13:23","modified_gmt":"2026-04-11T21:13:23","slug":"la-sociologia-critica-di-sorokin-un-inno-damore-alla-sociologia","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2006\/ottobre\/la-sociologia-critica-di-sorokin-un-inno-damore-alla-sociologia\/","title":{"rendered":"La sociologia critica di Sorokin, un inno d\u2019amore alla sociologia"},"content":{"rendered":"<p>La modernit\u00e0 di Pitrim Sorokin (1889 -1968) risiede non soltanto nel suo grande apporto alla sociologia e alle scienze umane in genere, ma piuttosto nella sua capacit\u00e0 di avere profeticamente cercato orizzonti possibili, anche se a volte con slanci arditi, per il futuro delle scienze sociali.<\/p>\n<p>Alcuni autori, come Dahrendorf in<em>\u00a0Societ\u00e0 e sociologia in America<\/em>\u00a0(1963), definiscono \u201csociologia critica\u201d la produzione del sociologo russo allineandolo al pensiero di Veblen, Gerth, Riesman e di Mills e distinguendo tre linee della critica sorokiniana: alla teoria sociologica, al meto-do sociologico, alla societ\u00e0 contemporanea. Ad esse si deve per\u00f2 aggiungere un quarto elemento che diventa fondamentale per la comprensione del pensiero di Sorokin e che si pu\u00f2 considerare nell&#8217;ambito della sua \u201csociologia della crisi\u201d &#8211; per usare un&#8217;espressione di C. Marletti &#8211; ma che \u00ab<em>ha soprattutto l&#8217;aspetto e il contenuto di critica ricostruttiva<\/em>\u00bb.<sup>1<\/sup><\/p>\n<p><em>1. Critica alle teorie<\/em><\/p>\n<p>Mentre in genere si parla di critica sorokiniana come se fosse unicamente rivolta ai metodi, il contributo pi\u00f9 importante apportato da Sorokin allo sviluppo della sociologia, comincia dalla sua analisi critica di tutti i modelli di societ\u00e0 e di uomo precedentemente elaborati dalla teoria sociologica. \u00ab<em>In un momento in cui la sociologia americana si stava disperdendo in una rete fittissima di indagini senza sufficiente bagaglio di presupposti teorici, che fossero non solamente di pura tecnica della ricerca, egli riaccende fra gli addetti ai lavori il dibattito intorno alla teoria su di un piano propriamente sociologico<\/em>\u00bb.<sup>2<\/sup><\/p>\n<p>Egli compie questo tipo di operazione avviando a nuovi indirizzi teorici i suoi allievi e collaboratori di Harvard, fra cui si ricordano B. Barber, K. Davis, G. Homans, F. Kluckhohn, R.K. Merton e T. Parsone (che poi svilupperanno la grande sociologia americana del secolo scorso) offrendo un proprio sistema di sociologia generale che spinge le ricerche da un piano puramente descrittivo ad uno comprensivo, stimolando con ci\u00f2 un dibattito sulle premesse teoriche. Egli allarga gli orizzonti della sociologia statunitense aiutandola ad uscire dalle dimensioni provinciali in cui si era chiusa e rimettendola in contatto con i grandi teorizzatori europei. Infine induce i ricercatori americani a \u201cpensare\u201d, offrendo al loro giudizio tutta la teoria sociologica disponibile ed esponen-dola secondo un personale \u201cfiltro critico\u201d.<\/p>\n<p>Il molteplice contributo dato da Sorokin alla sociologia americana, e quindi a tutta la sociologia, non \u00e8 ancora valutato a sufficienza: mentre si insiste sulla sua critica al metodo quantitativo, critica tutto sommato marginale e contingente, si trascura il ben pi\u00f9 sostanzioso lavoro da lui compiuto con le sue opere e saggi di storia delle teorie sociologiche, fra i quali i fondamentali sono costituiti da\u00a0<em>Contemporary Social Theories<\/em>\u00a0(1928) e\u00a0<em>Sociological Theories of Today<\/em>\u00a0(1966). Si tratta di due opere che egli stesso qualifica come \u201crassegne critiche\u201d e, a distanza di quasi quarant&#8217;anni l&#8217;una dall&#8217;altra, mantengono lo stesso significato. Esaminando infatti il loro contenuto si rileva come ambedue siano guidate da una fondamentale unit\u00e0 logica e di metodo: appare evidente come esse costituiscano tappe di uno stesso disegno critico e di un unico poderoso tentativo di riesporre in una sistemazione chiarificatrice e feconda oltre un secolo di teorizzazione.<\/p>\n<p>Fatte queste osservazioni sull\u2019impostazione critica delle opere storiche di Sorokin, bisogna ricordare che, fra le varie critiche del sociologo russo, di importanza fondamentale si pu\u00f2 consi-derare quella che egli presenta verso le \u201cteorie evolutive unidirezionali\u201d che vede predominanti nelle concezioni della societ\u00e0 a lui contemporanee.<\/p>\n<p>Scrive Sorokin ne\u00a0<em>La mobilit\u00e0 sociale<\/em>\u00a0(1965): \u00ab<em>Dopo la legge dei tre stadi di Comte e la formula del progresso di Spencer molti sociologi, antropologi, storici e filosofi sociali hanno cercato di individuare centinaia di tendenze storiche e di leggi del progresso e dell&#8217;evoluzione (&#8230;) Anche a me non dispiacerebbe poter considerare il processo storico come una specie di curriculum univer-sitario, nel quale le societ\u00e0 passano attraverso gli stadi delle matricole, dei fagioli, e cos\u00ec via, per laurearsi infine in un paradiso concesso loro da un \u201clegislatore del progresso\u201d<\/em>: ma non sono riuscito a verificare questa concezione cos\u00ec graziosa della storia\u00bb.<sup>3<\/sup><\/p>\n<p>L&#8217;ottimismo illuministico che crede in un progresso continuo, la visione astratta di un cammino umano verso un perfezionamento sempre crescente gli sembrano posizioni preconcette: ad esse egli oppone il risultato di una rigorosa analisi \u00abdella vera storia dell&#8217;uomo\u00bb.<sup>4<\/sup><\/p>\n<p>Stesso rigore e stessa\u00a0<em>vis polemica<\/em>\u00a0troviamo nella sua opera critica per eccellenza:\u00a0<em>Mode ed utopie nella sociologia moderna e scienze collegate<\/em>\u00a0(1956).In essa le teorie contro cui si concentrano le argomentazioni di Sorokin sono: la teoria del ritardo culturale di Ogburn, la teoria fattoriale o del fattore dominante (riferita, seppur in aspetti opposti, a Max Weber e Karl Marx), le teorie negati-vistiche, esternalistiche, fisicisti-che.<\/p>\n<p>Contro Ogburn, Weber e Marx il nostro autore innanzi tutto sostiene che non \u00e8 scientifico distinguere troppo nettamente i fattori materiali (oggetti, strumenti) da quelli non materiali (significati, valori, norme); questi si \u201coggettivano\u201d e si comunicano attraverso quelli e gli uni e gli altri sono connessi, formando la totalit\u00e0 socioculturale. Per Sorokin, quando W. Ogburn considera la cultura materiale come fattore dominante e come variabile indipendente (di cui la cultura non-materiale sarebbe una semplice funzione) e quando K. Marx pone l&#8217;economia come fattore determinante della storia sociale, non fanno altro che \u00ab<em>attribuire una indebita supervalutazione a ci\u00f2 che \u00e8 solo una parte, e una parte strumentale<\/em>\u00bb<sup>5<\/sup>\u00a0della realt\u00e0 socioculturale. Cos\u00ec pure Weber, quando considera la religione protestante come il fattore che ha determinato il sorgere del capitalismo, ha una visione parziale della realt\u00e0, e \u00abcommette l&#8217;errore di condizionare il sistema ad una sua parte, sia pure una parte profonda come la religione\u00bb.<sup>6<\/sup><\/p>\n<p>Per il sociologo russo queste sono tutte visioni unilaterali della realt\u00e0 sociale e dei dina-mismi delle trasformazioni storiche. \u00ab<em>La visione veramente completa si ha quando si scopre che non \u00e8 il fattore economico che ha prodotto il protestantesimo, n\u00e9 che questo \u00e8 stato a produrre il capitalismo, ma quando si prende atto che tutti e due questi sistemi in concomitanza con i sistemi scientifici, filosofici, estetici, legali, etici e politici, si trasformarono in modo interdipendente come parti del nascente super-sistema sensista nella cultura europea\u00bb.<\/em><sup>7<\/sup>.<\/p>\n<p>Appare chiaro come Sorokin rimanga in qualche modo sempre fedele alla sua impostazione socio-logica di tipo sistemico, al suo universo socio-culturale concepito come totalit\u00e0 in cammino, in cui le trasformazioni generali non si accontentano di essere spiegate con un singolo fattore concreto, ma richiedono un continuo riferimento alla \u201cpremessa maggiore\u201d, cio\u00e8 al tipo di verit\u00e0 fondamentale \u2013 senso-riale, razionale, intuitiva &#8211; che im-pregna di s\u00e9 tutte le manifestazioni vitali di un&#8217;epoca.<\/p>\n<p>In\u00a0<em>Mode e utopie nella sociologia moderna e scienze collegate<\/em>\u00a0su questa base di visione integrale della realt\u00e0 umana egli respinge anche le teorie che chiama \u201cnegativistiche\u201d perch\u00e9 improntate sull&#8217;analisi di fenomeni negativi o patologici: aggressivit\u00e0, conflitto, devianze varie come prosti-tuzione, alcoolismo, delinquenza. \u00ab<em>Tali sociologie, nel migliore dei casi, sono impegnate a studiare fenomeni esteriori o che urgono sull&#8217;uomo esterno, quali i consumi, l&#8217;organizzazione e l&#8217;industria-lizzazione, o pongono i fattori fisici esterni come base per la spiegazione dei fenomeni umani (teorie esternaliste). Talvolta addirittura trattano questi fenomeni fisici e parlano di &#8220;fisica sociale&#8221; e di \u201cmeccanica mentale\u201d (teorie fisicistiche)<\/em>\u00bb.<sup>8<\/sup><\/p>\n<p>L&#8217;aspetto che in tali teorie sociologiche e psicologiche che Sorokin pi\u00f9 condanna, \u00e8 che esse trascurano le energie spirituali dell&#8217;uomo. Non tengono conto delle realt\u00e0 pi\u00f9 profonde e pi\u00f9 vere della sua natura. Ignorano che l&#8217;amore, la coo-perazione, i valori ideali sono tanta parte della con-vivenza umana ed hanno sul cammino della storia una efficacia concreta e stimolante \u00ab<em>intorno ai cui effetti non si compiono &#8211; come invece si dovrebbe &#8211; sufficienti studi e ricerche<\/em>\u00bb.<sup>9<\/sup><\/p>\n<p>Questi &#8211; prosegue Sorokin &#8211; sono rivolti con assoluta preferenza verso gli effetti della lotta e degli egoismi individuali e di gruppo, come se fossero le uniche forze valide nella dinamica sociale e nella storia dell&#8217;uomo. \u00ab<em>Ci\u00f2 presuppone una concezione antropologica che i sostenitori tendono a presentare come scientifica: ma le loro prove sono basate su esperimenti di laboratorio condotti su animali e spesso non fanno altro che generalizzare casi patologici studiati dalla psico-logia clinica. Tutto ci\u00f2 sembra valido nella menta-lit\u00e0 sensista, agli individui di questa cultura e persino agli scienziati, presso i quali \u00e8 anzi invalsa la moda di ritenere illusorie e non-scientifiche le teorie qualitative<\/em>\u00bb.<sup>10<\/sup><\/p>\n<p>Ma una obiettiva verifica storica ed un&#8217;analisi completa &#8211; o per dirla con Sorokin, integrale &#8211; e non preconcetta della realt\u00e0 umana dimostrano quanto parziale, inesatta e deformante sia una tale impo-stazione, che egli vede purtroppo prevalere nel mondo suo contemporaneo in un momento di crisi generale.<\/p>\n<p><em>2. Critica ai metodi<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;intento principale di Sorokin in\u00a0<em>Mode e utopie nella sociologia moderna e scienze collegate<\/em>\u00a0(1956), seppur in quest&#8217;opera siano contenute come gi\u00e0 evidenziato in precedenza critiche alla teoria sociologica, \u00e8 quello di \u201cdemolire radicalmente\u201d certi metodi di ricerca.<\/p>\n<p>L&#8217;obiettivo centrale contro cui Sorokin combatte \u00e8 l&#8217;invasione della tecnica nel pensiero sociologico. Per il sociologo russo, essa ha fatto s\u00ec che per molti anni prevalessero ricerche di tipo quantitativo che in alcune zone, specialmente gli Stati Uniti, erano diventate esclusive rispetto ad altri tipi di ricerca, ed inoltre essa, superando l&#8217;intento iniziale, ha finito per investire direttamente l&#8217;uomo introducendo il concetto che egli fosse totalmente definibile in termini di elaborazione scientifica e tecnologica.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Noi viviamo nell&#8217;et\u00e0 della testocrazia<\/em>\u00bb<sup>11<\/sup>\u00a0scrive ad un certo punto Sorokin lamentando come \u00ab<em>i testocratici siano riusciti a vendere i loro test, facendoli passare per metodi strettamente scien-tifici, precisi, operazionali e infallibili<\/em>\u00bb.<sup>12<\/sup>\u00a0Egli, dopo aver parlato dell&#8217;uso diffuso dei test e dei numerosi tipi che ne sono stati elaborati, dichiara di essere consapevole che la sua opposizione sar\u00e0 considerata \u201csacrilega\u201d. Tuttavia non omette di demolire i test artificiali, che chiama \u201ctest carta e penna\u201d, opponendo loro \u00ab<em>i pi\u00f9 rigorosi e pi\u00f9 autentici test dell&#8217;attivit\u00e0 reale ed intellettuale<\/em>\u00bb<sup>13<\/sup>\u00a0a cui gli individui sono sottoposti dalle prove della vita e della capacit\u00e0 selezionatrice delle strutture sociali. Pi\u00f9 che come indagini psico-sociali con pretese scientifiche, egli afferma che i test sono adatti a giochi e spettacoli.<\/p>\n<p>Ma altre ampie critiche egli riserva a quel metodo di interpretazione dei dati, basato completamente sulla loro riduzione a numeri, statistiche, grafici, formule matematiche. La sociologia e la psicologia diventano allora \u201cnumerologia\u201d o meglio \u201cnumerolatria\u201d. E l&#8217;impe-gno di ricercatori sociali e psicologi nel ridurre in quantit\u00e0 misurabili realt\u00e0 che invece sono qualit\u00e0-tive, egli lo chiama \u201cquantofrenia\u201d. In questa critica coinvolge nomi come K. Lewin, S.C. Dodd, G.K. Zipf e P. Lazarsfeld.<\/p>\n<p>Proseguendo nel suo esame critico passa a porre in rilievo la inadeguatezza dei modelli fisici dei quali, a suo giudizio, i ricercatori troppo vogliono servirsi per spiegare i fenomeni sociali e la vita dei piccoli gruppi in particolare. Attacca perci\u00f2 numerosi autori di \u201cfisica sociale\u201d e di \u201cpsicologia fisicista\u201d; essi troppo fiduciosi nella \u201cmeccanica mentale\u201d e \u00ab<em>dimentichi dei significati e dei valori, in coerenza delle proprie teorie fisicistiche, applicano i metodi delle scienze fisiche allo studio dell&#8217;uomo<\/em>\u00bb.<sup>14<\/sup><\/p>\n<p>Prima e durante l&#8217;esame dei tre punti citati \u2013 \u201cquantofrenia\u201d, \u201cnumerologia\u201d e \u201cculto della fisica sociale\u201d &#8211; Sorokin trova l&#8217;occasione pi\u00f9 volte per denunciare la \u00ab<em>inutile elaborazione dell&#8217;ovvio<\/em>\u201d,<sup>15<\/sup>\u00a0<em>l&#8217;uso cio\u00e8 dei termini mutuati dalla matematica e dalla fisica che hanno l&#8217;effetto di complicare la comprensione di realt\u00e0 semplici, il ricorso a<\/em>\u00a0\u201c<em>terminologia strana: gergo oscuro e pseudo-scientifico<\/em>\u00bb<sup>16<\/sup>\u00a0in sostituzione di parole comuni, al solo scopo di far credere che siano stati elaborati dei nuovi concetti. E&#8217; probabile per\u00f2 che a questo punto non sia la teoria e neppure tanto il metodo quanto invece il costume il vero bersaglio della sua critica.<\/p>\n<p>Egli attacca in modo vigoroso la \u201cdisonest\u00e0\u201d di molti che presenta come progressi della sociologia dei puri giochi di parole e sfoga il suo sarcasmo sul comportamento di quelli che egli chiama \u201c<em>i novelli Cristoforo Colombo\u201d e considera \u00abaffetti dal complesso dello scopritore<\/em>\u00bb<sup>17<\/sup>\u00a0quei sociologi, psicologi e antropologi che \u201crubano\u201d concetti di autori precedenti senza citarli, oppure dichiarano di essere i primi ad aver elaborato un dato metodo o una data ipotesi.<\/p>\n<p>Sorokin, come egli stesso dir\u00e0, conduce una battaglia con \u00ab<em>lo spirito del lupo solitario<\/em>\u00bb<sup>18<\/sup>\u00a0di chi si sente escluso, respinto e in qualche modo defraudato; la sua polemica investe, oltre che i metodi e le mode, anche il costume: \u00ab<em>e senza dubbio egli si ritiene una vittima del malco-stume<\/em>\u00bb<sup>19<\/sup>, ma \u00e8 probabile che la sua polemica sia contro un modo di fare sociologia, contro il tentativo di ridurre la sociologia a pura tecnica di ricerca e di precludere alla ricerca la profondit\u00e0 dei valori e dei significati umani. Egli sente la sociologia tradita.<\/p>\n<p>Con questo spirito la sua critica coinvolge le teorie, i metodi e il costume accademico, \u00ab<em>travolge persone e orientamenti, ponendosi come una implacabile denuncia del riduzionismo e delle illusioni pseudo-scientifiche e come sforzo pode-roso teso a riumanizzare la sociologia, spingendola a scendere nelle profondit\u00e0 dell&#8217;uomo e della sua storia. Bisogna scendere dentro il fenomeno em-piricamente verificabile. Al di sotto di ci\u00f2 che appare c&#8217;\u00e8 ben altro. Anzi \u00e8 al di sotto di questa scorza che comincia la vera realt\u00e0: i significati, i valori, le norme, per cui l&#8217;uomo \u00e8 l&#8217;uomo e non un robot e neppure un manichino<\/em>\u00bb.<sup>20<\/sup><\/p>\n<p>Ma questa netta presa di posizione da parte di Sorokin non lo allontana dall&#8217;uso di metodi quantitativi nelle sue ricerche sociologiche. Lo sottolinea anche Merton nel suo\u00a0<em>Teoria e struttura sociale<\/em>\u00a0(1949), quando evidenzia come il sociologo russo ricorra pi\u00f9 di una volta alla statistica anche in modo \u201caudace\u201d seppur non privo di \u201cambivalenza\u201d: \u00ab<em>l&#8217;ambivalenza di Sorokin sorge dal suo sforzo di integrare sistemi di verit\u00e0 del tutto opposti<\/em>\u00bb.<sup>21<\/sup><\/p>\n<p>Ma trattando il metodo sorokiniano bisogna ricordare la concezione che il sociologo russo ha della realt\u00e0 totale integrale, \u00ab<em>una realt\u00e0 che \u00e8 un infinito molteplice, ha una sua composizione plurima e dialettica come \u201ccoincidentia opposi-torum\u201d, fatta di materia e di spirito, di senso e di fede, di razionale e di irrazionale, di amore e di odio, di quantit\u00e0 e qualit\u00e0, tutti elementi intrecciati e interagenti in vivente compossibilit\u00e0 della storia concreta dell&#8217;uomo<\/em>\u00bb.<sup>23<\/sup><\/p>\n<p>Sorokin in tutta la sua produzione non nega affatto i metodi quantitativi: ne condanna l&#8217;uso esclusivo e assolutizzato, rifiutando la pretesa di molti sociologi e scienziati sociali di ridurre tutta la realt\u00e0 umana alla parte empirica, cio\u00e8 osservabile con i sensi, e misurabile.<sup>23<\/sup><\/p>\n<p>\u00ab<em>La sociologia\u00bb dice Sorokin \u00absi \u00e8 oggi ridotta ad essere una vera e propria industria di ricerche, in cui i ricercatori non hanno il tempo per approfondire seriamente i problemi considerati e ancora meno tempo per coltivare il pensiero intuitivo e razionale, o per sviluppare le loro menti in generale. Queste ricerche mecca-nizzate portano all&#8217;incremento di un vasto esercito di \u201cmano d&#8217;opera delle ricerche\u201d, costituita da individui che secondo Lao-Tse \u201cnon sono mai dei saggi, mentre i saggi non sono mai ricercatori\u201d. Nessuna meraviglia quindi che questo vasto esercito non sia riuscito ad arricchire la nostra conoscenza con nuove scoperte e nuove verit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa \u00e8, in breve, una delle pi\u00f9 importanti caratteristiche della sociologia e della psicologia d&#8217;oggi. Che ci piaccia o no, ambedue queste discipline si trovano in un vicolo cieco, alle prese con chiacchiere evanescenti e soggettive: materiale che un tribunale rifiuterebbe di considerare come prove o testimonianze, e a buon diritto! Al momento attuale tanti di questi prodotti hanno gi\u00e0 invaso il mercato e non sappiamo cosa farcene. Una ulteriore espansione di questa dannosa industria e le nostre discipline si troveranno sempre pi\u00f9 ridotte in uno stato di sterilit\u00e0 creativa e di pseudocoscienza. L&#8217;unica vera via d&#8217;uscita \u00e8 quella di ricorrere ad una sociologia e ad una psicologia integrali, basate su una teoria integrale della verit\u00e0, che faccia buon uso dei metodi di conoscenza intuitivi, logico-matematici, uniti a delle sane tecniche empiriche. Per quanto difficile possa essere questa strada maestra alla verit\u00e0 ed alla conoscenza scientifica, \u00e8 l&#8217;unica che permetta una rinascita creativa di queste scienze<\/em>\u00bb.<sup>24<\/sup><\/p>\n<p><em>3. Critica sociale<\/em><\/p>\n<p>Le osservazioni di sapore critico si trovano nelle opere di Sorokin un po\u2019 ovunque, anche se ce ne sono alcune esplicitamente dirette ad analizzare la crisi sociale che, secondo il pensatore russo, coinvolge tutta l&#8217;epoca a lui contemporanea.<\/p>\n<p>Profondi ed in qualche misura drammatici sono gli esami della crisi della civilt\u00e0 che egli svolge in opere scritte appunto con tale intento quali\u00a0<em>The Crisis of Our Age<\/em>\u00a0(1941) e\u00a0<em>S.O.S: The Meaning of Our Crisis<\/em>\u00a0(1951).<\/p>\n<p>In queste opere egli vede il mondo caratterizzato da un crescente disordine economico e politico, le cui radici sono per\u00f2 di carattere morale. Le vere cause della crisi sono nel fatto che la civilt\u00e0 moderna \u00e8 impregnata di mentalit\u00e0 culturale sensistica, per cui i valori prevalenti sono il perseguimento del piacere, l&#8217;affarismo, il successo individuale, gli egoismi di gruppo e di razza.<\/p>\n<p>Egli condivide con K. Marx l&#8217;idea \u00ab<em>dell&#8217;inevitabilit\u00e0 della crisi per la civilt\u00e0 borghese, europea e americana<\/em>\u00bb<sup>25<\/sup>\u00a0affermando di accostarsi anche a Spengler e ad altri \u201cpensatori critici\u201d. La sua impostazione spiritualistica e la sua teoria delle fluttuazioni gli danno per\u00f2 la possibilit\u00e0 di esaminare la crisi da un&#8217;angolatura diversa e di intravederne anche le prime luci di rinascita.<\/p>\n<p>Questa che C. Gambescia definisce \u201cangolatura moralistica\u201d<sup>26<\/sup>\u00a0lo porta nei testi citati a rilevare ad esempio la diffusione della pi\u00f9 sfrenata licenza sessuale ed a polemizzare con le teorie di S. Freud, che hanno favorito, a suo giudizio, l&#8217;accentuarsi del problema sessuale nella letteratura, nell&#8217;arte, negli spettacoli e tendono a dare \u00ab<em>giustificazione pseudo-scientifica alle pi\u00f9 ampie forme di permessivit\u00e0<\/em>\u00bb.<sup>27<\/sup>\u00a0Ci troviamo di fronte a quella che egli definisce \u201csessualizzazione della mentalit\u00e0\u201d: \u00ab<em>(&#8230;) le proibizioni sessuali sono presentate come principale causa delle frustrazioni, delle malattie fisiche e mentali e della criminalit\u00e0. La castit\u00e0 \u00e8 ridicolizzata come un falso pudore e una superstizione. La fedelt\u00e0 fra i coniugi \u00e8 bollata come una ipocrisia sorpassata. Il padre dipinto come un tiranno geloso, che desidera la castrazione dei figli per prevenire l&#8217;incesto. L&#8217;homo sapiens \u00e8 rimpiazzato dall&#8217;homo sexualis, il quale non sarebbe altro che un ammasso di libido genitali, anali, orali e cutanee<\/em>\u00bb.<sup>28<\/sup><\/p>\n<p>Questa specie di invasione non risparmia neppure il diritto (egli parla di \u201cdiritto sensista\u201d) che rende sempre pi\u00f9 facili i divorzi; e perfino la religione e la morale sono contaminate dal freu-dismo e dalla psicoanalisi.<\/p>\n<p>A tale considerazione si deve aggiungere che, in The Crisis of Our Age, Sorokin esprime la pi\u00f9 profonda sfiducia nella politica, evidenziando con molteplici esempi storici, la forza corruttrice del potere sulle classi dirigenti.<\/p>\n<p>Secondo T. Sorgi la critica sociale di Sorokin non \u00e8 un elemento aggiuntivo alla sua teoria sociologica, \u00ab<em>non \u00e8 qualcosa di staccato e di sopraggiunto con l&#8217;andare degli anni<\/em>\u00bb.<sup>29<\/sup>\u00a0E&#8217; invece un elemento integrante della sua teoria delle fluttuazioni e si pone come \u00ab<em>risultato della sua analisi dei tre supersistemi (di cui il presente \u00e8 quello sensista) che egli studia minuziosamente seguendo le linee metodologiche e teoriche gi\u00e0 indicate negli anni trenta nelle varie stesure di Social and Cultural Dynamics<\/em>\u00bb.<sup>30<\/sup><\/p>\n<p>Sono molti gli autori che sostengono che a questa sua analisi Sorokin faccia spesso riferi-mento; a tal proposito \u00e8 opportuno citare diretta-mente le parole del sociologo russo riportando alcuni brani:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Nel mio libro Social and Cultural Dynamics sono elencate numerose prove a dimostrazione del fatto che il supersistema \u201csensista\u201d che domina la cultura occidentale \u00e8 ormai entrato nella fase di disintegrazione. Sulla base di queste prove, mi sono azzardato, verso gli anni venti, a prevedere terribili guerre, rivoluzioni ed anarchie; il completo disfacimento di tutti i valori religiosi, morali, estetici e politici con il conseguente avvento della forza bruta, sostenuta dalla frode, alla posizione di arbitro supremo nei rapporti individuali e sociali; ondate di distruzione, di bestialit\u00e0 e disumanit\u00e0; dissoluzione del nucleo famigliare e del matri-monio; volgarizzazione e decadenza della lette-ratura, della musica, della pittura e della scultura, fin qui fiorenti; la tendenza sempre pi\u00f9 distruttiva delle scoperte e delle invenzioni scientifiche, ecc. E predissi anche e sottolineai un aumento del nega-tivismo in generale. In questa fase distruttiva, la mentalit\u00e0 \u201csensista\u201d diventa sempre pi\u00f9 \u201cpatolo-gica\u201d, \u201cnegativistica\u201d e \u201csporca\u201d. Rende mortali gli immortali, brutta la bellezza, identifica il genio con la pazzia, i santi con i maniaci superstiziosi, i capolavori con i successi di cassetta. In tale cultura la quantit\u00e0 prende il posto della qualit\u00e0 e la tecnica soppianta la creazione; tutti i valori sono travolti dalla melma nauseante delle forme sociali&#8230;<\/em>\u00bb.<sup>31<\/sup><\/p>\n<p>E continua: \u00ab<em>Nell&#8217;atmosfera della nostra cultura \u201csensista\u201d, siamo portati a credere nell&#8217;importanza della lotta per l&#8217;esistenza, degli interessi egoistici, della pi\u00f9 crudele competizione, dell&#8217;odio, degli istinti bellici, degli impulsi sessuali, dell&#8217;istinto della morte e della distruzione, nella potenza assoluta dei fattori eco-nomici, della coercizione pi\u00f9 bru-tale e di altre forze negative<\/em>\u00bb.<sup>32<\/sup><\/p>\n<p>Per il nostro autore oggi siamo di fronte a teorie secondo cui sarebbero proprio questi tipi di forze negative a \u00ab<em>determinare in modo assoluto gli eventi storici ed il corso della vita degli individui. Il marxismo e l&#8217;interpretazione economica della storia, il freu-dianesimo e le sue spiegazioni del comportamento umano con la libido e gli istinti di distruzione; le teorie darwiniane e biologiche della lotta per l&#8217;esistenza come principale fattore dell&#8217;evoluzione biologica, mentale e morale; perfino il motto delle camere di commercio \u201cla rivalit\u00e0 e la competizione hanno fatto grande l&#8217;America\u201d, queste ed altre simili teorie dominano la sociologia contempo-ranea, l&#8217;economia, la psicologia, la psichiatria, la biologia, l&#8217;antropologia, la filosofia della storia, la politica ed altre discipline sociali e umanistiche<\/em>\u00bb.<sup>33<\/sup><\/p>\n<p>In questa progressiva decomposizione della societ\u00e0 Sorokin non manca di evidenziare il \u201ctradimento degli intellettuali\u201d e ne denuncia le responsabilit\u00e0: \u00ab<em>Che ci piaccia o no, la parte pi\u00f9 dannosa di queste teorie negativistiche ha contribuito in modo notevolissimo alla presente degradazione dell&#8217;uomo e di tutti i maggiori valori, da quello supremo chiamato Dio (o con qualche altro nome), fino ai valori di verit\u00e0, di amore, di bellezza, di genio creativo, di santit\u00e0, di famiglia, di paternit\u00e0, di maternit\u00e0, di dovere, di sacrificio e di rettitudine nei rapporti con il prossimo. Le ideologie negativistiche hanno denigrato, degra- dato e avvelenato questi valori, contribuendo ad accrescere la odierna lotta tra gli uomini, con la sua bestialit\u00e0, crudelt\u00e0, distruzione e miseria. La scienza distruttiva della morente cultura &#8220;sensista&#8221; e le sue discipline psicosociali negativistiche, sono le maggiori responsabili di questa tragedia. Le ultime, in nome della scienza, hanno infettato la mente degli intellettuali, dei capi di stato e di azienda, e degli altri leader come pure la massa dei sottoposti nutrendola di concezioni negativistiche, dogmi nichilisti, credenze ciniche e ideologie degradanti, che hanno minato i pi\u00f9 alti valori spirituali ed hanno fornito una facile spiegazione di ogni cosa per chi se ne accontenti. Direttamente o indirettamente, le ideologie negativistiche hanno mol- to contribuito alla disorganizza- zione mentale, morale e sociale dell&#8217;umanit\u00e0 ed hanno causato la tragedia attuale. Questa tragedia comincia ora a minacciare l&#8217;esis- tenza stessa dell&#8217;uomo e la continua- zione della sua missione creativa<\/em>\u00bb.<sup>34<\/sup><\/p>\n<p>Lasciando ora gli aspetti tipici della critica sociale si possono evidenziare alcuni brani nei quali emerge in modo evidente l&#8217;aspetto tipicamente \u201cprevisionale\u201d del so-ciologo, infatti all&#8217;analisi dettagliata delle radici profonde di una cultura egli unisce delle previsioni sulla fine di un epoca: \u00ab<em>La stupenda dimora della cultura sensoria, eretta dall&#8217;uomo occidentale durante gli ultimi cinque secoli, ha cominciato a disintegrarsi, mentre la nuova casa di una cultura e di una societ\u00e0 fondamentalmente diverse non \u00e8 stata ancora costruita. Simili periodi di transizione da uno degli aspetti maggiori della realt\u00e0 socioculturale a un altro, portano sempre a una maggiore (totale) crisi di tale societ\u00e0 e di tale cultura. Nelle mie opere, e soprattutto<\/em>\u00a0in Social and Cultural Dynamics\u00a0<em>e nella sua redazione ridotta intitolata<\/em>\u00a0The Crisis of Our Age,\u00a0<em>questo e altri simili periodi di transizione e di crisi erano analizzati dettagliatamente, e sulla base di questa analisi mi fu possibile gi\u00e0 negli anni venti diagnosticare la crisi e predire l&#8217;avvento di pi\u00f9 gigantesche e terribili guerre, di rivoluzioni e periodi di anarchia, con tutto ci\u00f2 che di terribile portano con s\u00e9: distruzioni gigantesche, miseria, bestialit\u00e0, malattie e molti altri fenomeni, sino allo spostamento del centro creativo della storia dall&#8217;Europa, che lo detenne per cinque secoli, al Pacifico e alle Americhe, con le grandi culture redivive dell&#8217;India, della Cina, del Giappone, della Russia e dell&#8217;Europa (una delle componenti anche se non pi\u00f9 la maggiore) come attori principali e portatori della fiaccola della creativit\u00e0 negli anni futuri del dramma umano. Una citazione<\/em>\u00a0da Social and Cultural Dynamics\u00a0<em>mostrer\u00e0 una parte di questa diagnosi e le sue conseguenze.\u201cOgni aspetto importante della vita, dell&#8217;organizzazione e della cultura della societ\u00e0 occidentale \u00e8 in profonda crisi (&#8230;) Il suo corpo e la sua mente sono ammalati, e difficilmente si riscontra una parte di questo corpo che non sia dolente, una fibra nervosa che funzioni a pieno ritmo (&#8230;) Stiamo vivendo, pensando, agendo, alla fine di una splendida giornata sensoriale durata seicento anni. I raggi obliqui del sole illuminano ancora la gloria dell&#8217;epoca trascorsa. Ma la luce si affievolisce, e nelle ombre che si addensano diviene sempre pi\u00f9 difficile vedere chiaramente e orientarsi con sicurezza nella confusa luce del tramonto. La notte del periodo di transizione comincia a profilarsi davanti a noi, con i suoi incubi, con le sue ombre paurose, con lo strazio dei suoi orrori\u201d<\/em>\u00bb.<sup>35<\/sup><\/p>\n<p>E\u2019 probabile che parte delle cause di quell&#8217;isolamento subito dall&#8217;ultimo Sorokin abbiano le loro radici in queste sue posizioni, eppure il sociologo russo a questa societ\u00e0 che egli vede immersa nella sconfinata fede nel progresso continuo e assorbita nel ricercare il benessere senza limiti, ricorda la validit\u00e0 dei suoi ammonimenti: \u00ab<em>Quando tutto ci\u00f2 fu scritto, non c&#8217;erano n\u00e9 guerre n\u00e9 rivoluzioni, come non c&#8217;era ancora stata la depressione del 1929. L&#8217;orizzonte della vita socioculturale appariva chiaro, senza nuvole: in superficie tutto sembrava perfetto, pieno di speranza. L&#8217;opinione prevalente dei maggiori pensatori, come quella delle masse, era ottimistica. Credevano tutti in una prosperit\u00e0 maggiore e migliore, alla scomparsa delle guerre, alla fine degli spargimenti di sangue, nella cooperazione interna-zionale e nella buona volont\u00e0 della Societ\u00e0 delle Nazioni, nel miglioramento economico, mentale e morale dell&#8217;umanit\u00e0 e in un continuo progresso. In una simile atmosfera le mie opinioni e i miei ammonimenti si levarono come voce nel deserto: furono aspramente giudicati come impossibili o sprezzantemente respinti come lunatici<\/em>.<\/p>\n<p><em>In un decennio o poco pi\u00f9, queste profezie lunatiche erano sul punto di avverarsi: la crisi si era sviluppata secondo il &#8220;diagramma&#8221; della mia dianosi e delle mie previsioni.<\/em><\/p>\n<p><em>Situato tra due epoche, mentre gli antichi valori decadono e i nuovi non sono ancora consolidati e &#8220;interiorizzati&#8221;, l&#8217;uomo di oggi si ritrova profondamente confuso e perduto fra le rovine di un mondo e di una societ\u00e0 disintegrati. agisce come una barca senza timone gettata qua e l\u00e0 dal vento delle sue tendenze animali, completamente libera dal controllo delle forze razionali e superrazionali dell&#8217;uomo. In simili condizioni, secondo l&#8217;osservazione di Platone e di Aristotele, l&#8217;uomo \u00e8 soggetto a divenire \u201cla peggiore delle bestie\u201d. E in realt\u00e0 egli \u00e8 moralmente regredito al livello di un animale uma-no sofisticato che giustifica per mezzo di ideologie presuntuose le peggiori delle sue azioni<\/em>\u00bb.<sup>36<\/sup><\/p>\n<p>In fondo a queste analisi di natura etica e profetica, di una sociologia che sconfina quasi nella filosofia della storia, rimane sempre il sociologo. La sua teoria delle fluttuazioni storiche, verificata da un&#8217;enorme documentazione empirica, lo pone nella condizione di uscire da queste visioni pessi-mistiche con un certo barlume di speranza: quanto pi\u00f9 l&#8217;epoca sensista raggiunge il fondo della crisi, tanto pi\u00f9 vicino \u00e8 il momento in cui l&#8217;umanit\u00e0 dovr\u00e0 riprendere la sua parabola ascendente.<\/p>\n<p>Il sociologo russo confida fortemente che questa sia un&#8217;epoca di transizione: \u00ab<em>oltre di essa, comunque, probabilmente l&#8217;alba di una nuova grande cultura \u00e8 in attesa per salutare gli uomini del futuro. (&#8230;) Tocca agli uomini d&#8217;oggi compren-dere i problemi dell&#8217;epoca e rendere meno lungo e faticoso questo periodo di passaggio<\/em>\u00bb.<sup>37<\/sup>\u00a0Essi devono impegnarsi, sostiene Sorokin, in uno studio \u201cscientifico\u201d dei fattori socioculturali: significati \u2013 valori \u2013 norme, che potranno essere l&#8217;anima di un nuovo tipo di civilt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Note:<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0C. Marletti,\u00a0<em>Sorokin e la sociologia della crisi<\/em>, in P.A. Sorokin, La dinamica sociale e culturale, UTET, Torino 1975, p. 17.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 22.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0P. A. Sorokin,\u00a0<em>La mobilit\u00e0 sociale<\/em>, Comunit\u00e0, Milano 1965, p.167.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 168.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0P. A. Sorokin,\u00a0<em>Mode e Utopie nella Sociologia Moderna e Scienze Collegate<\/em>, Ed. Universitaria, Firenze 1965, p. 86.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 88.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 89.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 92.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 93.<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 96.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0Ibidem p. 53.<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 67.<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 68.<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 98.<br \/>\n<sup>15<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 104.<br \/>\n<sup>16<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 128.<br \/>\n<sup>17<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 87.<br \/>\n<sup>18<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 129.<br \/>\n<sup>19<\/sup>\u00a0C. Gambescia,\u00a0<em>Introduzione in P.A. Sorokin, La crisi del nostro tempo<\/em>, Arianna , Casalecchio 2000, p.16<br \/>\n<sup>20<\/sup>\u00a0Ibidem, p.17.<br \/>\n<sup>21<\/sup>\u00a0R. K. Merton,\u00a0<em>Teoria e struttura sociale<\/em>, Il Mulino, Bologna 1959, p. 325.<br \/>\n<sup>22<\/sup>\u00a0T. Sorgi,\u00a0<em>Introduzione in P.A. Sorokin, Storia delle teorie sociologiche<\/em>, vol. II, Citt\u00e0 Nuova, Roma 1974, p. 49.<br \/>\n<sup>23<\/sup>\u00a0Cfr. C. Marletti,\u00a0<em>Sorokin e la sociologia della crisi in P. A. Sorokin<\/em>, Dinamica sociale e culturale, UTET, Torino 1975, p. 23 e ss.<br \/>\n<sup>24<\/sup>\u00a0P. A. Sorokin,\u00a0<em>Mode e Utopie nella Sociologia Moderna e Scienze Collegate<\/em>, Ed. Universitaria, Firenze 1965, p. 329.<br \/>\n<sup>25<\/sup>\u00a0P. A. Sorokin,\u00a0<em>La crisi del nostro tempo<\/em>, Arianna, Casalecchio 2000, p. 175.<br \/>\n<sup>26<\/sup>\u00a0Cfr. C. Gambescia,\u00a0<em>Introduzione in P.A. Sorokin, La crisi del nostro tempo<\/em>, Arianna, Casalecchio 2000, p. 29.<br \/>\n<sup>27<\/sup>\u00a0P. A. Sorokin,\u00a0<em>S.O.S. the meaning of our crisis<\/em>, Beacon Press, Boston 1951, p. 229.<br \/>\n<sup>28<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 232.<br \/>\n<sup>29<\/sup>\u00a0T. Sorgi,\u00a0<em>Introduzione in P.A. Sorokin, Storia delle teorie sociologiche<\/em>, vol. II, Citt\u00e0 Nuova, Roma 1974, p. 57.<br \/>\n<sup>30<\/sup>\u00a0C. Gambescia,<em>\u00a0Introduzione in P.A. Sorokin, La crisi del nostro tempo<\/em>, Arianna, Casalecchio 2000, p. 22.<br \/>\n<sup>31<\/sup>\u00a0P. A. Sorokin,\u00a0<em>Mode e Utopie nella Sociologia Moderna e Scienze Collegate<\/em>, Ed. Universitaria, Firenze 1965, p. 309.<br \/>\n<sup><a id=\"b32\"><\/a>32<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 310.<br \/>\n<sup>33<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 309.<br \/>\n<sup>34<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 231.<br \/>\n<sup><a id=\"b35\"><\/a><a href=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/index.php\/it\/2014-01-11-09-15-56\/ottobre-2006\/600-la-sociologia-critica-di-sorokin-un-inno-d-amore-alla-sociologia#a35\">35<\/a><\/sup>\u00a0P. A. Sorokin,<em>\u00a0L\u2019Integralismo \u00e8 la mia filosofia in W. Burnett<\/em>, a cura di, Questa \u00e8 la mia filosofia, Bompiani Ed., Milano 1961, p. 265.<br \/>\n<sup>36<\/sup>\u00a0Ibidem<br \/>\n<sup>37<\/sup>\u00a0P. A. Sorokin,<em>\u00a0L\u2019Integralismo \u00e8 la mia filosofia, in W. Burnett<\/em>, a cura di, Questa \u00e8 la mia filosofia, Bompiani Ed., Milano 1961, p. 253.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1059],"fascicolo":[111],"class_list":["post-1548","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-gianmarco-machiorlatti","fascicolo-ottobre-2006"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La sociologia critica di Sorokin, un inno d\u2019amore alla sociologia<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Gianmarco Machiorlatti, pubblicato nel numero di Ottobre 2006. 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