{"id":1535,"date":"2006-06-01T12:00:00","date_gmt":"2006-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1535"},"modified":"2026-04-11T22:49:03","modified_gmt":"2026-04-11T20:49:03","slug":"concorrenza-e-cooperazione","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2006\/giugno\/concorrenza-e-cooperazione\/","title":{"rendered":"Concorrenza e cooperazione"},"content":{"rendered":"<p>Da dicembre a questa parte non \u00e8 stato un periodo facile per il mondo delle cooperazione italiana, sbalzata sulle prime pagine dei giornali in contesti che poco hanno a che fare con i suoi valori fondanti e che ne hanno profondamente minato la reputazione. L\u2019apice si \u00e8 toccato con la vicenda Consorte-Unipol, cui sono seguite varie, pesanti dichiarazioni dell\u2019allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sul sistema cooperativo.<\/p>\n<p>Tra il 28 marzo e il 1 aprile 2006 l\u2019Angelicum ha ospitato varie voci del mondo cooperativo italiano. Il 28 e 29 marzo la Fai- Cisl, federazione sindacale del settore agro-alimentare, ha organizzato un convegno internazionale dal titolo \u201cEuropean cooperative enterprises: internationalisation processes and employers involvement. Practical cases. L\u2019impresa al sociale: valorizzare l\u2019impresa cooperativa quale vettore di responsabilit\u00e0 sociale\u201d. Mi \u00e8 stato richiesto di intervenire come relatore, per parlare delle buone pratiche di responsabilit\u00e0 sociale nelle imprese cooperative. Il I aprile come coordinatore del Master ho organizzato un seminario con Sr Helen, invitando ad una lezione ad hoc responsabili della comunicazione della Federazione Italiana Banche di Credito Cooperativo.<\/p>\n<p>Mi sono trovato dunque personalmente impegnato in questo dialogo con un comparto variegato e vasto dell\u2019economia nostrana, che poco conoscevo e con cui mi sono confrontato su parametri di responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa e di una pi\u00f9 ampia sostenibilit\u00e0 socio-economica. Confronti che mi hanno fatto profondamente riflettere sulla natura stessa del sistema cooperativo e sul suo contributo ad un sistema economico pi\u00f9 sostenibile e sano.<\/p>\n<p>Il caso Unipol-Consorte a mio modo di vedere non ha mostrato particolari falle del sistema cooperativistico (che pur ne ha sopportato i costi in termini di reputazione), ma l\u2019ennesima dimostrazione che capitalismo estremo e finanziarizzazione dell\u2019economia cozzano con qualunque Valore morale e sono il terreno fertile per lo sviluppo dell\u2019avidit\u00e0 umana. E hai voglia a dire che pucunia non olet. Qui la pecunia olet eccome e arriva nei salotti \u201cbuoni\u201d di tanti politici ed imprenditori, che in questo olezzo ci sguazzano a meraviglia.<\/p>\n<p>Il \u00abbarone rosso\u00bb come era stato ribattezzato Consorte, ha reso grande Unipol, la compagnia assicurativa della Lega delle Cooperative. Negli anni novanta ha ristrutturato il pianeta delle coop rosse, evitando un crack finanziario. Da quel punto, saranno state le terribili regole del mercato e del capitalismo pi\u00f9 estremo (crescere o morire), saranno state mire personalistiche di grandezza e avidit\u00e0, l\u2019ingegnere abruzzese ha avviato un processo di sviluppo senza fermate. Con acquisti, fusioni ed operazioni finanziarie varie (tra cui l\u2019entrata in borsa), Unipol \u00e8 diventata in breve la quarta compagnia italiana nelle assicurazioni.<\/p>\n<p>Non soddisfatto, Consorte pianifica la crescita nell\u2019attiguo settore bancario, per fare della compagnia assicurativa un grande gruppo di bancassurance; la mira \u00e8 molto ambiziosa: la BNL. Ma il passo, troppo pi\u00f9 lungo della gamba, render\u00e0 questa scalata la fine della corsa: Consorte infatti \u00e8 travolto dalla vicenda pi\u00f9 ampia che ha riguardato Bankitalia, i \u201cfurbetti\u201d, l\u2019appoggio di politici di primo piano ed \u00e8 costretto alle dimissioni, sfiduciato dal Cda di Unipol.<\/p>\n<p>Accusato di \u201cinsider trading\u201d sulle obbligazioni Unipol fin dal 2002, la magistratura indaga ora sui conti personali, su assegni da capogiro, su plusvalenze milionarie. Ma dov\u2019\u00e8 a questo punto il legame con le coop? Il mondo cooperativo \u00e8 lontano anni luce dagli uffici e dai salotti dove si allacciano gli intrighi tra banche, politici e management senza scrupoli.<\/p>\n<p>Chi non ha colto questa distanza siderale, \u00e8 stato l\u2019onorevole Berlusconi che, cavalcando il caso Unipol e le intercettazioni con politici del centro sinistra, ha attaccato duramente il mondo cooperativo. Le accuse sono state varie e di diversa gravit\u00e0. Mi sono sembrate fuori luogo il generalizzare un caso in Campania per parlare di collusione con la camorra ed il parlare di continuit\u00e0 con il regime sovietico nel finanziare i partiti comunisti, suo incubo ricorrente. Vorrei invece soffermarmi su due dichiarazioni. La prima durante la trasmissione Otto e mezzo &#8220;Quello delle cooperative \u00e8 un sistema non sano, che non fa parte del libero mercato e su cui credo si debba intervenire con provvedimenti legislativi&#8221;. E ancora, pi\u00f9 in l\u00e0 nel tempo \u201cIl sistema delle coop rosse \u00e8 in connessione con le giunte regionali, provinciali e comunali da cui hanno continuativamente appalti. Questo sistema non pu\u00f2 essere pi\u00f9 tollerato perch\u00e9 le coop non pagano le tasse\u201d. Qui la critica \u00e8 forte e radicale. Secondo l\u2019allora premier, il sistema cooperativo cozza con il sistema di mercato: le cooperative si sottraggono alle regole e fanno dunque concorrenza sleale, godendo di privilegi fiscali e di canali privilegiati.<\/p>\n<p>Non voglio qui soffermarmi sui principi del liberismo economico, n\u00e9 aprire un dibattito su quali siano o dovrebbero essere le regole del mercato. Vorrei solo capire se la concorrenza delle cooperative (o di alcune di esse) sul mercato \u00e8 sleale e, a pi\u00f9 ampio raggio, la loro presenza \u00e8 dannosa per il sistema economico.<\/p>\n<p>Nel mio intervento al convegno della Fai Cisl mi era chiesto di parlare di casi positivi per quanto riguarda la responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa provenienti dal mondo cooperativo. Affronto ora il tema in modo pi\u00f9 ampio, incentrando il mio contributo sull\u2019analisi strategico-organizzativa delle tre aziende presentate, Granarolo, Coop e BCC, che, emanazioni del mondo Cooperativo, fanno della responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa uno dei loro cavalli di battaglia.<\/p>\n<p>Granarolo, nata nel 1959, nelle vesti di una piccola cooperativa situata alle porte di Bologna, \u00e8 oggi di propriet\u00e0 del Consorzio Granlatte, direttamente partecipata da produttori agricoli associati in cooperativa. Granarolo \u00e8 il non plus ultra della Responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa: certificata SA 8000, con una politica incentrata sulla qualit\u00e0 e sul controllo di filiera, con un attenta politica ambientale e un\u2019equilibrata gestione delle risorse umane rientra a pieno merito nella categorie di aziende modello. La sua strategia aziendale di crescita del fatturato e di riduzione dei costi, infatti si coniuga a tutti i livelli della sua catena del valore con i principi della sostenibilit\u00e0. La funzione \u201cricerca e sviluppo\u201d ha s\u00ec migliorato e ampliato l\u2019offerta al consumo, ma ha anche massimizzato l\u2019efficienza energetica e ottimizzato packaging e logistica; la politica di ascolto di dipendenti (laboratori di Archimede) e degli altri stakeholders (stakeholder engagement) ha permesso utili correzioni alla propria strategia e una pi\u00f9 ampia condivisione delle responsabilit\u00e0; il sistema di incentivazione degli allevatori ha mantenuto alta la qualit\u00e0 della materia prima.<\/p>\n<p>Con una crescita lenta ma costante, incentrata sul suo core business, Granarolo ha saputo diventare leader di settore in Italia. Nel settore lattiero caseario ha scavalcato quella Parmalat che, come tutti sanno, \u00e8 stata al centro del pi\u00f9 grave scandalo finanziario italiano, frutto di una strategia aziendale improntata alla massiccia diversificazione, all\u2019eccessiva finanziarizzazione e guidata da un\u2019asse propriet\u00e0-management pi\u00f9 orientato ad avidi interessi personali che non a quelli dell\u2019azienda. Alla luce anche di questo confronto, non possiamo che annotare Granarolo come una ricchezza del nostro sistema economico. Che dire poi del suo modo di far concorrenza? Certo non potremmo definirlo sleale, ma piuttosto improntato su fattori positivi e virtuosi. Una tale gestione aziendale dovrebbe essere presa ad esempio non solo dagli operatori del settore, ma da tutto il management del manifatturiero italiano per la sua capacit\u00e0 di coniugare competitivit\u00e0 e sostenibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Coop rientra nella categoria di azienda \u201csensibile\u201d. Coop infatti \u00e8 molto attenta nella sua strategia e nella sua comunicazione alle sollecitazioni dell\u2019opinione pubblica e dei suoi stakeholders. Per quanto riguarda le tematiche ambientali, Coop ha da anni portato avanti una strategia di riduzione e reciclaggio degli imballaggi, impegnandosi anche nella sfortunata iniziativa del sacchetto biodegradabile (che in realt\u00e0 non lo \u00e8 completamente); \u00e8 stato tra i promotori di molte battaglie vinte come quella contro il cfc negli spray, contro gli abusi nei pesticidi, contro gli Ogm. Oggi i prodotti a marchio Coop sono tutti biologici, ma negli anni Coop ha saputo eliminare dal suo assortimento tutti i prodotti dannosi per l\u2019ambiente. Quando scoppi\u00f2 lo scandalo dei palloni in cuoio prodotti dai bambini, inizi\u00f2 a vendere palloni certificati come non cuciti a mano da minori. Il discorso si \u00e8 allargato nel tempo allo sfruttamento del Sud del mondo e alle tematiche del commercio equo e solidale ed oggi molti prodotti a \u201crischio\u201d come il caff\u00e8, il cacao, i frutti esotici sono certificati Transfair, marchio internazionale dell\u2019equo e solidale. Il settore tessile mostra tutte le sue crepe riguardo lo sfruttamento dei lavoratori? Ecco la polo e la camicia equosolidali. L\u2019abbattimento illegale degli alberi diventa d\u2019attualit\u00e0? Ecco la partership con Forest Stewardship Counsil per controllare la filiera della carta. C\u2019\u00e8 un cartello dei produttori del latte in polvere che mantiene il prezzo a costi proibitivi per gli utenti? Ecco il latte in polvere Coop, ad un prezzo in linea con quelli europei. Anche i costi dei farmaci diventano eccessivi? Coop lancia la campagna per vendere farmaci generici.<\/p>\n<p>La politica attenta di Coop non si limita alle strategie di assortimento. Negli ultimi anni un movimento statunitense condanna apertamente la gestione delle risorse umane da parte di Wal Mart, azienda leader nel mondo nel settore grande distribuzione. Sotto l\u2019occhio del ciclone finiscono soprattutto orari massacranti, senza pause. Coop negli stessi anni lancia il progetto \u201cOrari ad isole\u201d con l\u2019obiettivo di conciliare le esigenze individuali dei lavoratori e di agevolare le persone a costituire un proprio orario di lavoro, flessibile nella giornata e nella settimana.<\/p>\n<p>Coop inoltre \u00e8 da sempre attiva nella sensibilizzazione dei consumatori e nell\u2019educazione al consumo, contro l\u2019esasperazione del consumismo, anche forse a suo discapito. Che giudizio dare? Non vorrei essere ripetitivo, ma mi sembra di essere in presenza di un altra azienda che non solo opta per delle scelte strategiche orientate alla sostenibilit\u00e0 socio-ambientali, ma che spinge alla maggiore competitivit\u00e0 anche settori attigui come i casi descritti del latte in polvere e della farmacia.<\/p>\n<p>Le Banche di Credito Cooperativo sono una realt\u00e0 molto particolare; mi aiuter\u00f2 in questa breve descrizione anche con le informazioni avute nell\u2019ambito del seminario del master dai disponibilissimi Sergio Gatti, Claudia Benedetti e Claudia Gonnella dell\u2019ufficio comunicazione di Federcasse.<\/p>\n<p>Innanzitutto le Banche di Credito Cooperativo non sono un gruppo bancario tradizionale ma 446 realt\u00e0 indipendenti associate tra loro a vari livelli (provinciale, regionale e nazionale). Vi sono poi due organismi comuni che sono propriet\u00e0 delle banche cooperative socie, Federcasse e Iccrea Holding. La prima, svolge un ruolo di coordinamento e di offerta di servizi alle banche associate: rapporti coi sindacati, consulenza legale e fiscale, ricerca e statistiche, formazione professionale ed organizzazione della banca, ed appunto comunicazione. La seconda si occupa di offrire tutti quei servizi e prodotti finanziari ai clienti che una piccola banca non potrebbe offrire (Private Equity, Securities, Loan Pooling, Merchant Banking, Leasing, Asset Management, Assicurazione, Capital Market, Payment System &amp; Clearing). Dunque a tutti gli effetti un cliente potenziale di una Bcc riceve esattamente gli stessi servizi di una banca normale e ha la netta percezione di trovarsi in rapporti con un gruppo bancario simile agli altri big. Le Bcc sono a tutti gli effetti concorrenti delle altre banche. Ma come competono? In un mercato in cui la domanda \u00e8 fortemente condizionata dal prezzo (costo e retribuzione del denaro) infatti un imposizione fiscale ridotta rischia di creare un vantaggio competitivo notevole.<\/p>\n<p>Anche il contratto dei dipendenti \u00e8 proprio del sistema cooperativo. Ma se vogliamo confrontare i costi a livello di gestione delle risorse umane per esempio, le Bcc hanno costi mediamente pi\u00f9 alti delle banche normali. I livelli retributivi sono gli stessi ma i dipendenti Bcc hanno &#8220;benefits&#8221; ulteriori come Cassa Mutua Nazionale per il Personale delle BCC e Fondo Pensione Nazionale per il Personale BCC.<\/p>\n<p>Esistono dunque dei vincoli a questi vantaggi fiscali? Il legislatore li ha costruiti intorno a due dei pilastri del credito cooperativo: mutualit\u00e0 e localismo. La mutualit\u00e0 implica l\u2019assenza dello scopo di lucro e l\u2019obbligo di erogare il credito principalmente ai soci. Il localismo implica l\u2019obbligo di operare esclusivamente in una definita e limitata area, nella quale la Banca concentra l\u2019intera attivit\u00e0 e il potere decisionale. L\u2019Istituzioni di vigilanza (Bankitalia) ha infatti definito regole molto severe per ricevere i benefici fiscali: tra queste \u201ci soci debbono risiedere, avere sede o operare con carattere di continuit\u00e0 nel territorio di attivit\u00e0 della BCC\u201d e ancora pi\u00f9 importante \u201cil 95% almeno del risparmio raccolto nel territorio deve essere impiegato per finanziare famiglie e imprese di quel territorio\u201d.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo punto \u00e8 importante per far capire il ruolo delle Bcc nel Sud Italia, che dunque per legge devono reinvestire nel territorio il risparmio del territorio stesso. Le Banche di Credito Cooperativo alla data di giugno 2003 rappresentano il 76% delle banche aventi sede nel Mezzogiorno. Su un totale di 148 aziende insediate in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, ben 113 sono infatti BCC. Tale percentuale aumenta poi al 94,2% se consideriamo le banche non appartenenti a gruppi bancari (che generalmente utilizzano i depositi del Sud in investimenti al Nord, trasferendo la ricchezza).<\/p>\n<p>Il Credito Cooperativo \u00e8 dunque fortemente legato alla comunit\u00e0 locale. Attraverso la propria attivit\u00e0 creditizia e mediante la destinazione annuale di una parte degli utili della gestione promuove il benessere della comunit\u00e0 locale, il suo sviluppo economico, sociale e culturale. Il Credito Cooperativo esplica un\u2019attivit\u00e0 imprenditoriale \u201ca responsabilit\u00e0 sociale\u201d, non soltanto finanziaria, ed al servizio dell\u2019economia civile. L\u2019importo medio dei crediti erogati dalle BCC alla fine del 2002 era pari a 42.200 euro, contro i 51.300 delle altre banche, il che significa occuparsi di piccoli crediti.<\/p>\n<p>Le Bcc finanziano inoltre gran parte del Terzo settore, molti progetti di miglioramento ambientale, progetti sociali, talvolta a tassi agevolati, talvolta con contributi a fondo perduto.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni il sistema BCC ha rafforzato la partnership con Codesarrollo, banca capofila di centinaia di Casse Rurali in Ecuador, che sta costruendo un sistema finanziario etico alternativo nel Paese andino. Punti cardine dell\u2019attivit\u00e0 di Codesarrollo sono: l\u2019erogazione del credito agli strati marginali della popolazione rappresentati dai campesinos; il sostegno al sorgere di attivit\u00e0 produttive di trasformazione dei prodotti agricoli; l\u2019impulso a creare imprese comunitarie. In questo modo, si trattiene in loco la ricchezza creata, realizzando un\u2019economia circolare che crea sviluppo nelle campagne e nelle aree marginali della citt\u00e0 ed un\u2019alternativa ai \u201cchulqueros\u201d, cio\u00e8 gli usurai. Il credito cooperativo partecipa a questo progetto sia raccogliendo risorse nella forma di \u201cazioni di donazione\u201d (in sostanza erogazioni a fondo perduto), sia mettendo a disposizione finanziamenti a condizioni di favore, sia infine partecipando all\u2019attivit\u00e0 di consulenza e formazione. In pratica contribuisce con le sue competenze \u201ccore\u201d, non facendo beneficenza o mecenatismo. Quest\u2019ultimo esempio non fa che confermare l\u2019utilit\u00e0 sociale del credito cooperativo, la sua grande importanza come motore dell\u2019economia sia del nostro Paese, come anche di supporto a realt\u00e0 del Sud del Mondo.<\/p>\n<p>Mi sono permesso di suggerire in ambito di bilancio sociale di monitorare quest\u2019impatto, misurando la crescita socio-economica delle realt\u00e0 in cui sono presenti le Bcc. Magari utilizzando indicatori di Pil d\u2019area, rettificati con parametri ambientali e di\u00a0welfare. Sarebbe un ottimo biglietto da visita per l\u2019ulteriore crescita del sistema Bcc e l\u2019ennesima prova di un sistema creditizio sano, in mezzo a tanti scandali bancari.<\/p>\n<p>Il mondo cooperativo offre degli ottimi esempi di responsabilit\u00e0 sociale al nostro sistema economico, cos\u00ec in crisi di valori e di competitivit\u00e0. Non voglio in questa sede generalizzare e santificare tutto il mondo cooperativo partendo da tre casi positivi. Credo anzi che il sistema della cooperazione debba con forza ed urgenza individuare ed eliminare le mele marce al suo interno. Ma sono fermamente convinto che la cooperazione resta un patrimonio indiscusso e un modello di riferimento per quell\u2019economia sostenibile cui dobbiamo puntare nel futuro.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1027],"fascicolo":[107],"class_list":["post-1535","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-daniele-carelli","fascicolo-giugno-2006"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Concorrenza e cooperazione<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Daniele Carelli, pubblicato nel numero di Giugno 2006. 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