{"id":1533,"date":"2006-06-01T12:00:00","date_gmt":"2006-06-01T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1533"},"modified":"2026-04-11T23:13:23","modified_gmt":"2026-04-11T21:13:23","slug":"il-concetto-di-capitale-sociale","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2006\/giugno\/il-concetto-di-capitale-sociale\/","title":{"rendered":"Il concetto di capitale sociale"},"content":{"rendered":"<p><em>1. Carattere multidisciplinare del capitale sociale<\/em><\/p>\n<p>Il capitale sociale, inteso come patrimonio di atteggiamenti e credenze condivisi da una determinata comunit\u00e0, costituisce uno dei pre-requisiti della cooperazione e dell\u2019attivit\u00e0 organizzata. Il crescente interesse che il capitale sociale suscita in sociologi, economisti, politologi, antropologi ne mette in luce il suo carattere multidisciplinare. Dal canto suo, la sociologia enfatizza le caratteristiche dell\u2019organizzazione sociale come la fiducia, le norme di reciprocit\u00e0 e le reti di impegno civico. La scienza politica si sofferma invece sul ruolo delle istituzioni e delle norme politiche e sociali nel formare il comportamento umano.<\/p>\n<p>Dagli studi atropologici si deriva il naturale istinto associativo dell\u2019uomo. Tra questi Fukuyama (1999) sottolinea le basi biologiche dell\u2019ordine sociale e le radici del capitale sociale nella natura umana. La letteratura economica spiega come le persone, nell\u2019obiettivo di massimizzare la loro utilit\u00e0 personale, decidono di interagire con gli altri e di utilizzare le risorse del capitale sociale per condurre vari tipi di attivit\u00e0 di gruppo (Glaeser, 2001). In generale, gli economisti, nelle loro trattazioni, al termine di capitale sociale preferiscono quello di bene relazionale, che Gui (1995) definisce come \u201c<em>un bene capitale intangibile, che risiede nei rapporti interpersonali di lunga durata e produce benefici sia intrinseci che strumentali<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>In Woolcock (1998) e Woolcock e Narayan (2000) \u00e8 presentato un approccio multidimensionale al capitale sociale, dove viene sottolineata l\u2019importanza sia delle relazioni sociali che delle loro differenti combinazioni ai fini dello sviluppo economico. In tale trattazione il capitale sociale viene racchiuso in quattro dimensioni: i) l\u2019estensione delle associazioni orizzontali; ii) la natura dei legami sociali all\u2019interno di comunit\u00e0; iii) la qualit\u00e0 delle istituzioni di governo; iv) la natura delle relazioni tra societ\u00e0 civile e stato<sup>1<\/sup>. Piselli (2001) infine sostiene che \u201c<em>il concetto di capitale sociale \u00e8 un concetto situazionale e dinamico, che non si riferisce a un \u2018oggetto\u2019 specifico, non pu\u00f2 essere appiattito in rigide definizioni, ma deve essere interpretato, di volta in volta, in relazione agli attori, ai fini che perseguono, e al contesto in cui agiscono<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><em>2. Accezioni di capitale sociale<\/em><\/p>\n<p>Il concetto di capitale sociale compare per la prima volta nei lavori presenti nella teoria sociologica classica. In particolare nelle ricerche sulla\u00a0<em>solidariet\u00e0 di classe<\/em>\u00a0in Marx e Engels, sullo\u00a0<em>spirito pubblico<\/em>\u00a0in Tocqueville, sulla\u00a0<em>solidariet\u00e0<\/em>\u00a0in Durkheim, su\u00a0<em>comunit\u00e0<\/em>\u00a0e<em>\u00a0societ\u00e0<\/em>\u00a0in T\u00f6nnies, sul\u00a0<em>denaro<\/em>\u00a0e lo\u00a0<em>spirito pubblico<\/em>\u00a0in Rimmel e sulle\u00a0<em>comunit\u00e0 religiose<\/em>\u00a0e sul\u00a0<em>potere<\/em>\u00a0in Weber (per un ampio resoconto sulle radici storiche del concetto si veda Woolcock, 1998).<\/p>\n<p>Tuttavia \u00e8 ad Hanifan (1916) che risale il primo riferimento a tale concetto nel suo significato pi\u00f9 moderno, sottolineandone l\u2019importanza per l\u2019educazione e le comunit\u00e0 locali. Ad ogni modo, i pi\u00f9 importanti studiosi ai quali si deve l\u2019elaborazione vera e propria del concetto di capitale sociale sono Bourdieu, Coleman e Putnam. Nella sua teoria dei diversi tipi di capitale, Bourdieu (1986) definisce il capitale sociale (distinguendolo dal capitale economico e culturale) come \u201cl\u2019insieme delle risorse attuali e potenziali legate al possesso di una rete stabile di relazioni pi\u00f9 o meno istituzionalizzate di conoscenza e riconoscenza reciproca\u201d. Tale rete di relazioni personali \u00e8 diret -tamente mobilitabile da un individuo per perseguire i propri fini e migliorare la propria posizione sociale (Bourdieu, 1980). Pertanto il capitale sociale identifica un particolare insieme di risorse \u2013 quelle presenti nelle relazioni che un individuo mantiene con la collettivit\u00e0 circostante \u2013 al disuguale possesso delle quali \u00e8 associata nel processo di riproduzione sociale una diseguale opportunit\u00e0 di collocazione lungo la gerarchia della stratificazione (Bourdieu, Passeron 1977).<\/p>\n<p>Anche Coleman (1988) da una definizione strumentale di capitale sociale, ben distinto dal capitale fisico (beni strumentali tangibili \u2013 materiali o monetari) e dal capitale umano (capacit\u00e0 e abilit\u00e0 acquisite dagli individui nel tempo): \u201c<em>il capitale sociale \u00e8 inerente alla struttura delle relazioni tra persone. Non risiede n\u00e9 nei singoli individui, n\u00e9 negli elementi fisici della produzione<\/em>\u201d. Secondo il sociologo, la nozione di \u201csociale\u201d fa riferimento a \u201crelazioni tra persone\u201d, mentre il concetto di \u201ccapitale\u201d implica che le\u00a0<em>relazioni interpersonali<\/em>\u00a0costituiscono<em>\u00a0risorse<\/em>\u00a0con conseguenze economiche.<\/p>\n<p>Come l\u2019autore (1990) fa osservare, il termine capitale sociale come \u201crisorse per gli individui\u201d fu introdotto da Loury (1977) per indicare l\u2019insieme delle risorse radicate nelle relazioni familiari e comunitarie rilevanti ai fini dell\u2019accumulo di capitale umano dei bambini e dei giovani.<\/p>\n<p>Coleman (1990) identifica sei forme diverse di relazioni sociali: obblighi e aspettative ed il potenziale informativo incorporato nelle relazioni sociali, l\u2019esistenza di norme sociali con sanzioni effettive, la presenza di relazioni gerarchiche ed orizzontali e le organizzazioni intenzionali.<\/p>\n<p>Secondo il politologo Putnam (1993) \u201c<em>per capitale sociale s\u2019intende la fiducia, le norme che regolano la convivenza, le reti di associazionismo civico, elementi che migliorano l\u2019efficienza dell\u2019organizzazione sociale promuovendo iniziative prese di comune accordo<\/em>\u201d. Qui il capitale sociale sta ad identificare quei requisiti culturali, quali la struttura delle relazioni, i valori e le norme, che favoriscono un ordine sociale contraddistinto dalla generale cooperazione per il bene pubblico. Qualche anno pi\u00f9 tardi, Putnam (2000) sostiene ancor pi\u00f9 esplicitamente che \u201c<em>il capitale sociale \u00e8 strettamente connesso al concetto di \u2018senso civico<\/em>\u2019\u201d.<\/p>\n<p>I successivi tentativi di ulteriore elaborazione del concetto di capitale sociale sono stati numerosi. Tra questi Pizzorno (2001) afferma \u00ab[i]l capitale sociale, costituito dalle relazioni sociali in\u00a0<em>possesso<\/em>\u00a0di un individuo, costituisce [\u2026] nient\u2019altro che un insieme di risorse che costui pu\u00f2 utilizzare, assieme ad altre risorse, per meglio perseguire i propri fini\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019autore distingue due tipi di capitale sociale: 1)\u00a0<em>il capitale sociale di solidariet\u00e0<\/em>, il quale \u00absi basa su quel tipo di relazioni sociali che sorgono, o vengono sostenute, grazie a gruppi coesi i cui membri sono legati l\u2019uno all\u2019altro in maniera forte e duratura, ed \u00e8 quindi prevedibile che agiscano secondo principi di solidariet\u00e0 di gruppo\u00bb; 2) il\u00a0<em>capitale sociale di reciprocit\u00e0<\/em>: \u00abqui il capitale sociale si costituisce nella relazione tra due parti, in cui l\u2019una anticipa l\u2019aiuto dell\u2019altra nel perseguire i suoi fini, in quanto ipotizza che si costituisca un rapporto diadico di mutuo appoggio\u00bb. Questo secondo tipo di capitale sociale si costituisce prevalentemente sulla base di legami deboli.<\/p>\n<p>Lin (2001) definisce il capitale sociale come \u00ab<em>investimento in relazioni sociali con rendimenti attesi nel mercato<\/em>\u00bb. Tale investimento \u00e8 determinante per le chance individuali, poich\u00e9, ad esempio, il possesso di capitale sociale favorisce chi cerca un\u2019occupazione<sup>2<\/sup>\u00a0o, pi\u00f9 in generale, favorisce l\u2019acquisizione di un particolare status.<\/p>\n<p>Glaeser et al. (2002) trattano il capitale sociale, e quindi le relazioni sociali, secondo una visione economica (ottimizzazione individuale soggetta a vincoli). La loro definizione di capitale sociale comprende tutte quelle \u201ccaratteristiche sociali di una persona \u2013 carisma, abilit\u00e0 sociali \u2013 in grado di fargli conseguire rendimenti di mercato\u201d. Pertanto nella loro struttura formale non si associa direttamente il capitale sociale alle relazioni con gli altri.<\/p>\n<p>In generale, dagli approcci al capitale sociale che si sono finora susseguiti si potrebbe affermare che il concetto di capitale sociale si basi sulle sue fonti (relazioni e norme radicate nell\u2019ampia struttura socio &#8211; economica &#8211; istituzionale di una societ\u00e0) piuttosto che sulle sue conseguenze (fiducia e cooperazione). Quest\u2019ultime pertanto non sono considerate capitale sociale di per s\u00e9 e non esistono indipendentemente dalle relazioni sociali.<\/p>\n<p>Paldam e Svendsen (2000) invece propongono una lettura dei lavori classici e recenti sul capitale sociale in cui la definizione di capitale sociale \u00e8 capovolta. Per gli autori \u00e8 la fiducia che esiste in una comunit\u00e0 la vera fonte del capitale sociale, mentre le norme sociali e la cooperazione sono le conseguenze. In questa ottica gli autori interpretano la definizione di capitale sociale di Coleman (1988) come \u201cl\u2019abilit\u00e0 delle persone a lavorare insieme in gruppi e organizzazioni per obiettivi comuni\u201d, che dipende dal grado con cui le comunit\u00e0 condividono norme e valori sociali.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il contributo del pensiero sociale cristiano all\u2019elaborazione del concetto di capitale sociale, nell&#8217;Enciclica Centesimus annus Giovanni Paolo II, parlando dell\u2019impresa tra etica e profitto, afferma che il valore dell&#8217;impresa \u00e8 immateriale, relazionale, sociale.<\/p>\n<p>Riguardo la dimensione sociale dell&#8217;impresa, si sostiene che l&#8217;intima realt\u00e0 dell&#8217;impresa \u00e8 proprio di natura sociale. L&#8217;impresa si nutre di socialit\u00e0, che rappresenta anche la sua ricchezza economica.<\/p>\n<p>Riguardo invece al capitale sociale, se ne sottolinea il suo carattere &#8220;immateriale&#8221; e la sua essenza di ricchezza &#8220;pubblica&#8221;, anche quando a produrlo sono imprese a carattere prettamente privato. Per questo l&#8217;impresa si nutre di capitale sociale, ma anche produce incessantemente capitale sociale, non solo al proprio interno ma anche, inevitabilmente, nella comunit\u00e0 sociale circostante. Contemporaneamente il capitale sociale esistente nelle reti di fiducia e solidariet\u00e0 sociale all&#8217;esterno dell&#8217;impresa costituisce una ricchezza anche interna all&#8217;impresa stessa.<\/p>\n<p>Nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (2004) il capitale sociale viene visto come indicatore della capacit\u00e0 di collaborazione di una collettivit\u00e0, frutto dell\u2019investimento in legami fiduciari reciproci. Tale definizione la si ritrova nella riflessione della dottrina sociale riguardante il rapporto tra lavoro e capitale, dove vengono messe in evidenza sia la priorit\u00e0 intrinseca del primo sul secondo sia la loro complementariet\u00e0. Riguardo a quest\u2019ultimo punto, la disponibilit\u00e0 dei lavoratori a tessere relazioni, lavorare insieme e perseguire obiettivi comuni comporta una prospettiva nuova nei rapporti tra lavoro e capitale, dove la dimensione soggettiva del lavoro tende ad essere pi\u00f9 decisiva e importante di quella oggettiva, a differenza della vecchia organizzazione del lavoro dove il soggetto finiva per venire appiattito sull\u2019oggetto, sulla macchina.<\/p>\n<p>Da tutti i contributi precedentemente analizzati si pu\u00f2 riassumere quanto segue. Gli elementi costitutivi del capitale sociale sono: le relazioni interpersonali, le norme sociali e la fiducia. Gli elementi caratterizzanti il capitale sociale invece sono: la comunit\u00e0 (il capitale sociale \u00e8 radicato nel gruppo e non nella persona) e la funzionalit\u00e0 (il capitale sociale pu\u00f2 migliorare le performance economiche).<\/p>\n<p><em>3. Il capitale sociale nella scienza economica<\/em><\/p>\n<p>Il capitale sociale porta nella scienza economica una importante caratteristica della scienza sociale: la caratteristica dell\u2019attore come essere socializzato, il cui comportamento non \u00e8 semplicemente governato dal\u00a0<em>self-interest<\/em>\u00a0ma da norme, istituzioni e relazioni sociali tra individui (Bagnasco, 2001; Comim e Carey, 2001; Sciolla, 2002).<\/p>\n<p>Il capitale sociale, inteso come relazioni interpersonali, norme sociali e fiducia, conta per l\u2019attivit\u00e0 economica come fattore di produzione (input produttivo e\/o produttivit\u00e0 totale dei fattori) e come determinante dei costi di transazione, come gi\u00e0 sostenuto da Baker nel 1990.<\/p>\n<p>Le relazioni sociali, attraverso la condivisione di informazioni e il coordinamento, risolvono i problemi di asimmetria informativa e di comportamenti opportunisti e contribuiscono ad attenuare i fallimenti del mercato dovuti alla mancanza o accuratezza delle informazioni. In tale contesto, Collier (1998, 2002) sostiene che le relazioni sociali generano almeno tre tipi di esternalit\u00e0. Esse facilitano la trasmissione di conoscenza riguardo il comportamento degli altri e dei mercati e facilitano l\u2019azione collettiva, riducendo opportunismi, fallimenti di mercato e problemi di free riding.<\/p>\n<p>In ambito produttivo, le relazioni sociali non sono solo un input nella funzione di produzione, bens\u00ec, come la tecnologia, un fattore in grado di rafforzare l\u2019efficienza dell\u2019intera funzione di produzione. Pertanto nel dibattito sulle differenze di reddito tra nazioni il capitale sociale entra, al pari delle risorse naturali, del capitale fisico e del capitale umano, nello spiegare tale gap.<\/p>\n<p>Le norme sociali, introducendo sanzioni sociali contro l\u2019opportunismo, abbassano i costi di transazione connessi con gli scambi (Platteau, 1998 a,b; Collier, 1998, 2002; Ostrom, 1999), mentre producendo cooperazione spontanea aumentano l\u2019output della societ\u00e0 (Collier, 1998, 2002; Fukuyama, 1995). Secondo Fukuyama (1995) norme sociali che si estendono al di l\u00e0 della famiglia e della parentela costituiscono per la societ\u00e0 una forma di capitale che contribuisce, al pari delle altre forme di capitale, allo sviluppo di solide e grandi organizzazioni industriali private, governate da manager di professione e con propriet\u00e0 dispersa.<\/p>\n<p>Il legame\u00a0<em>fiducia-facilit\u00e0 di cooperazione<\/em>\u00a0\u00e8 un\u2019 importante \u201cbase sociale\u201d della produzione, cos\u00ec come sostenuto da Paldam (2000) e Paldam e Svendsen (2000). Secondo loro, la fiducia \u00e8 un fattore di produzione al pari del capitale fisico ed \u00e8 in grado di ridurre i costi di transazione, l\u2019ammontare di free riding e di conseguenza i costi di monitoraggio. Tra i lavori empirici che studiano il nesso tra capitale sociale e creazione di valore economico troviamo quelli di Nahapiet e Ghoshal (1998) e di Tsai e Ghoshal (1998).<\/p>\n<p>I primi nel loro studio, oltre a ripartire il capitale sociale in tre dimensioni (strutturale, relazionale e cognitiva), enfatizzano come esso, grazie ai vantaggi organizzativi che ne derivano, faciliti la creazione e la ripartizione di nuovo capitale intellettuale. Quest\u2019ultimo fa riferimento alle capacit\u00e0 conoscitive di una collettivit\u00e0 sociale, quali l\u2019organizzazione, le comunit\u00e0 intellettuali o le pratiche professionali. La sua creazione avviene attraverso la combinazione e lo scambio delle risorse intellettuali esistenti, sotto determinate condizioni, tra le quali la motivazione e la convinzione che tutto ci\u00f2 crei valore.<\/p>\n<p>I secondi, prendendo in considerazione nella loro analisi una grande impresa elettronica multinazionale, trovano che l\u2019interazione sociale e la fiducia, facilitando la combinazione e lo scambio di risorse tra differenti unit\u00e0 di business dell\u2019impresa, hanno un effetto significativo sull\u2019innovazione di prodotto.<\/p>\n<p>Dai precedenti contributi si pu\u00f2 quindi concludere che differenze tra imprese, incluse differenze in performance, possono derivare da differenze nella loro abilit\u00e0 di creare e utilizzare capitale sociale e che quelle imprese che sviluppano particolari configurazioni di capitale sociale sono destinate ad avere pi\u00f9 successo (Alvesson, 1992; Starbuck, 1994).<\/p>\n<p>Ad ogni modo, oltre tutti questi aspetti positivi del capitale sociale in ambito economico, c\u2019\u00e8 anche da considerare il problema delle trappole di povert\u00e0 dei beni relazionali. Come sostenuto da Bruni e Zamagni (2004), la sostituzione di beni relazionali (beni ad alta intensit\u00e0 di tempo e bassa intensit\u00e0 di capitale) con beni di consumo privato (beni ad alta intensit\u00e0 di capitale e consumo individuale) produce una diminuzione della partecipazione sociale che riduce il capitale sociale di un paese e, nel lungo termine, il suo sviluppo economico. Questo perch\u00e9 le esternalit\u00e0 positive prodotte dal capitale sociale sono messe in crisi dai meccanismi di evoluzione socio culturale, conseguenti allo sviluppo economico. Infatti, forme d\u2019impresa e visioni etiche, per quanto utili allo sviluppo sociale, spesso non si sviluppano a sufficienza per mancanza di incentivi iniziali appropriati.<\/p>\n<p><em>4. Il capitale sociale in ambito internazionale<\/em><\/p>\n<p>A livello internazionale si sono sviluppate numerose indagini, da parte di importanti istituti, volte a costruire una misura di capitale sociale condivisa, attraverso l\u2019utilizzo di un approccio il pi\u00f9 possibile armonizzato e comparabile. Tra tali iniziative troviamo quelle di World Bank, di Statistics Canada, degli Stati Uniti, dell\u2019OCSE, dell\u2019Office for National Statistics (ONS) della Gran Bretagna, di Statistics New Zealand, dell\u2019Australian Bureau of Statistics (ABS) e dell\u2019Istat.<\/p>\n<p>La World Bank \u00e8 stata all\u2019avanguardia nell\u2019evidenziare l\u2019importanza del capitale sociale nel contesto della riduzione della povert\u00e0 e dello sviluppo sostenibile nei paesi emergenti. Un aspetto importante nell\u2019approccio di misurazione del capitale sociale attuato dalla World Bank \u00e8 stato quello di identificare modelli di capitale sociale \u201cbonding\u201d (che esiste in un gruppo e tra persone simili \u2013 esclusivo) e \u201cbridging\u201d (che esiste tra gruppi differenti \u2013 inclusivo).<\/p>\n<p>Nel rapporto OCSE sul benessere delle nazioni (2001) si sottolinea come il capitale sociale contribuisce a spiegare non solo differenze nell\u2019organizzazione produttiva e nello sviluppo economico, ma anche disparit\u00e0 in altri settori della vita sociale (quali la salute, l\u2019abitazione, etc.).<\/p>\n<p>Nel\u00a0<em>workshop<\/em>\u00a0organizzato dal Ministero dell\u2019Istruzione Ungherese e dall\u2019OCSE (con la partecipazione di 13 paesi OCSE, della Commissione Europea e dell\u2019Eurostat), tenutosi a Budapest nel maggio 2003 sono state identificate quattro principali dimensioni del capitale sociale: 1) Partecipazione sociale; 2) Reti sociali e aiuti; 3) Fiducia e reciprocit\u00e0; 4) Partecipazione civile. L\u2019Australian Bureau of Statistics (ABS) ha recentemente sviluppato un set di indicatori del capitale sociale per i quali vengono utilizzati dati provenienti da risposte individuali: reti sociali e strutture di supporto; partecipazione sociale e comunitaria; coinvolgimento civico e politico ed\u00a0<em>empowerment<\/em>; fiducia nelle persone e nelle istituzioni sociali; tolleranza della diversit\u00e0; altruismo, filantropia e volontariato.<\/p>\n<p>La \u201cGeneral Social Survey on Social Capital 2003\u201d, realizzata da Statistics Canada su un campione di circa 25 mila individui, prevede i seguenti moduli: partecipazione sociale; partecipazione civica; impegno politico; periodo di residenza nell\u2019area, mobilit\u00e0 e sicurezza nel quartiere; partecipazione religiosa; fiducia, reciprocit\u00e0; importanza di stabilire legami con persone con simile\/differente\u00a0<em>background<\/em>\u00a0culturale.<\/p>\n<p>La \u201cWorld Values Survey\u201d (WVS) \u00e8 un\u2019indagine condotta da una rete internazionale di sociologi che si propone di misurare i cambiamenti nei valori e nelle credenze di base delle persone in pi\u00f9 di 65 paesi. Essa si basa sulla \u201cEuropean Values Survey\u201d. I quesiti inerenti al capitale sociale presenti nella WVS riguardano, per lo pi\u00f9, la fiducia interpersonale o la fiducia dichiarata verso le istituzioni.<\/p>\n<p>Negli Stati Uniti \u00e8 stata sviluppata un\u2019indagine telefonica su larga scala per misurare il capitale sociale (\u201cThe Social Capital Community Benchmark\u201d). Inoltre, l\u2019Iniziativa Inter-Americana su Capitale Sociale, Etica e Sviluppo dell\u2019Interamerican Development Bank con l\u2019appoggio del governo di Norvegia \u00e8 orientata a promuovere il rafforzamento dei valori etici e del capitale sociale nei paesi della regione. Tra i suoi obiettivi troviamo: -cooperare in aree quali il rafforzamento del volontariato, l\u2019espansione della responsabilit\u00e0 sociale delle imprese e l\u2019adozione di codici etici da parte degli attori sociali al fine di sviluppare il capitale sociale latente della regione; -favorire la mobilizzazione del capitale sociale nella preparazione ed esecuzione dei progetti di sviluppo da parte delle organizzazioni internazionali e le agenzie governative; -promuovere l\u2019integrazione di programmi sistematici di insegnamento dell\u2019etica per lo sviluppo nei programmi educativi orientati allo sviluppo del capitale sociale.<\/p>\n<p>In Irlanda, dall\u2019indagine del 2002 commissionata dal National Economic and Social Forum (NESF) sulle principali dimensioni del capitale sociale (quali impegno sociale e volontariato; efficacia sociale; partecipazione politica e civica; reti di supporto\u00a0sociale informale \/\u00a0<em>sociability<\/em>; norme di fiducia e reciprocit\u00e0) emerge che all\u2019interno dell\u2019Europa esiste una grande differenza tra il Sud e il Nord del continente, con livelli di fiducia molto pi\u00f9 alti in Scandinavia.<\/p>\n<p>In Italia l\u2019Istat individua tre livelli di capitale sociale: micro (prospettiva individuale: possibilit\u00e0 per un individuo di mobilitare risorse attraverso una rete sociale); meso (prospettiva strutturale: processo di sviluppo e distribuzione del capitale sociale nella rete); macro (modalit\u00e0 della rete di radicarsi nel sistema politico sociale ed economico). I tre livelli sono comunque interrelati. Inoltre l\u2019Istat per delineare il concetto di capitale sociale ha utilizzato le quattro dimensioni individuate in ambito OCSE, a cui ha aggiunto \u201cControllo ed efficacia\u201d e \u201cPercezione delle strutture e servizi pubblici\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA:<\/strong><\/p>\n<p>Alvesson, M.<br \/>\n1992 Leadership as a social integrative action. A study of a computer consultancy company,\u00a0<em>Organization Studies<\/em>, n. 13, pp. 185-209<\/p>\n<p>Bagnasco, A.<br \/>\n2001 Teoria del capitale sociale e \u00abpolitical economy\u00bb comparata, in<em>\u00a0Bagnasco<\/em>\u00a0et al., (2001), op. cit., pp. 47-75<\/p>\n<p>Baker, W.<br \/>\n1990\u00a0<em>Market networks and corporate behavior<\/em>, American Journal of Sociology, n. 96. pp. 589-625<\/p>\n<p>Bourdieu, P. e Passeron, J.C.<br \/>\n1977\u00a0<em>Reproduction in Education<\/em>, Culture and Society, London, Sage<\/p>\n<p>Bourdieu, P.<br \/>\n1980 Le capital social: notes provisoires,\u00a0<em>Actes de la Recherche en Sciences Sociales<\/em>, 31, pp. 2-3<br \/>\n1986\u00a0<em>The Forms of Capital<\/em>, in J. G. Richardson (a cura di),<em>\u00a0Handbook of Theory and Research for the Sociology of Education<\/em>, New York, Greenwood Press<\/p>\n<p>Bruni, L. e Zamagni, S.<br \/>\n2004\u00a0<em>Economia Civile: Efficienza, equit\u00e0, felicit\u00e0 pubblica<\/em>, Il Mulino, Bologna<\/p>\n<p>Coleman, J. S.<br \/>\n1988 Social capital in the creation of human capital,\u00a0<em>American Journal of Sociology<\/em>, 94, S95-S120.<br \/>\n1990\u00a0<em>Foundations of Social Theory<\/em>, Cambridge, MA and London, Harvard University Press<\/p>\n<p>Collier, P.<br \/>\n1998 Social Capital and poverty, The World Bank,\u00a0<em>Social Capital Initiative Working Paper<\/em>, p. 4<br \/>\n2002 Social Capital and poverty: a microeconomic perspective, in Grootaert C. e van Bastelaer T., (2001), op. cit., pp. 19-41<\/p>\n<p>Comim, F. e Carey, F.<br \/>\n2001\u00a0<em>Social capital and the capability approach: are Putnam and Sen incompatible bedfellows<\/em>?, St Edmund\u2019s College, University of Cambridge<\/p>\n<p><em>Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa<\/em><br \/>\n2004 Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Libreria editrice Vaticana<\/p>\n<p>Fukuyama, F.<br \/>\n1995\u00a0<em>Trust: the social virtues and the creation of prosperity<\/em>, New York: Free Press<br \/>\n1999\u00a0<em>The Great Disruption: Human Nature and the Reconstitution of Social Order<\/em>, The Free Press, New York<\/p>\n<p>Glaeser, E.L.<br \/>\n2001\u00a0<em>The Formation of Social Capital<\/em>, in J.F. 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A. Wallace e A. Le Mund (a cura di),\u00a0<em>Women, Minorities, and Employment discrimination<\/em>, Lexington (Mass.), Lexington Books<br \/>\n1987\u00a0<em>Why Should We Care about Group Inequality<\/em>?, in \u00abSocial Philosophy and Policy\u00bb, vol. 5, pp. 249-71<\/p>\n<p>Nahapiet, J. E Ghoshal, S.<br \/>\n1998 Social capital, intellectual capital, and the organizational advantage,\u00a0<em>Academy of Management Review<\/em>, n. 2, p. 242 (25)<\/p>\n<p>OECD\/OCSE<br \/>\n2001\u00a0<em>The Well-being of Nations. The role of human and social capital<\/em>, Paris<\/p>\n<p>Ostrom, E.<br \/>\n1999\u00a0<em>Social capital: a fad or a fundamental concept<\/em>?, in Dasgupta and Serageldin (eds), op. cit., pp. 172-214<\/p>\n<p>Paldam, M.<br \/>\n2000 Social capital: one or many? Definition and measurement,\u00a0<em>Journal of Economic Surveys<\/em>, 14 (5), pp. 629-653<\/p>\n<p>Paldam, M. e Svendsen, G.T.<br \/>\n2000 An essay on social capital: looking for the fire behind the smoke,<em>\u00a0European Journal of Political Economy<\/em>, 16, pp. 339-366<\/p>\n<p>Piselli, F.<br \/>\n2001\u00a0<em>Capitale sociale: un concetto situazionale e dinamico<\/em>, in Bagnasco A., Piselli F., Pizzorno A., Trigilia C., \u201cIl capitale sociale. Istruzioni per l\u2019uso\u201d, Il Mulino, Bologna<\/p>\n<p>Platteau, J. F.<br \/>\n1998a Behind the market stage where real societies exist \u2013 Part I: The role of public and private order institutions,\u00a0<em>Journal of Development Studies<\/em>, 30 (3), pp. 533-577<br \/>\n1998b Behind the market stage where real societies exist \u2013 Part I: The role of moral norms,\u00a0<em>Journal of Development Studies<\/em>, 30 (3), pp. 753-817<\/p>\n<p>Pizzorno, A.<br \/>\n2001\u00a0<em>Perch\u00e9 si paga il benzinaio<\/em>, in A. Bagnasco et al. (a cura di),\u00a0<em>Il capitale sociale<\/em>, Bologna, il Mulino<\/p>\n<p>Putnam, R.<br \/>\n1993\u00a0<em>Making Democracy Work: Civic Traditions in Modern Italy<\/em>, Princeton (NJ), Princeton University Press<br \/>\n1995\u00a0<em>Bowling Alone: America\u2019s Declining Social Capital<\/em>, in \u00abJournal of Democracy\u00bb, vol. 6, pp. 65-78<\/p>\n<p>Sciolla, L.<br \/>\n2002\u00a0<em>Participation in associations, generalized trust and civicness<\/em>, Workshop on Social Capital and Civic Involvement, Cornell University and University of Turin, Ithaca, New York, September pp. 13-14<\/p>\n<p>Starbuck, W. H.<br \/>\n1994 Keeping a butterfly and elephant in a house of cards. The elements of exceptional success,\u00a0<em>Journal of Management Studies<\/em>, n. 30, pp. 885-922<\/p>\n<p>Tsai, W. e Ghoshal, S.<br \/>\n1998 Social Capital and Value Creation: The role of intrafirm networks,\u00a0<em>Academy Management Journal<\/em><\/p>\n<p>Woolcock, M.<br \/>\n1998 Social capital and economic development: toward a theoretical syntesis and policy framework,\u00a0<em>Theory and society<\/em>, 27, pp. 151-208<\/p>\n<p>Woolcock, M. e Narayan, D.<br \/>\n2000 Social capital: implications for development theory, research and policy,\u00a0<em>World Bank Research Observer<\/em>, 15 (2), pp. 225-249<\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Tale schema \u00e8 recepito dalla World Bank (1998) (si vedano i\u00a0<em>Social Capital Initiative Working Papers<\/em>) che nel definire il concetto include caratteristiche sia della societ\u00e0 civile, quali relazioni orizzontali e verticali, che del governo, quali relazioni istituzionali formalizzate, come sistema di governo, sistema politico, sistema giudiziario, sistema giuridico, libert\u00e0 civili e politiche.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Gi\u00e0 negli anni \u201970 Granovetter, pur non parlando esplicitamente di capitale sociale, dimostra come le reti sociali influenzano la possibilit\u00e0 di trovare lavoro (Granovetter, 1973).<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1063],"fascicolo":[107],"class_list":["post-1533","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-stefania-di-giacomo","fascicolo-giugno-2006"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Il concetto di capitale sociale<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Stefania Di Giacomo, pubblicato nel numero di Giugno 2006. 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