{"id":1512,"date":"2006-02-01T12:00:00","date_gmt":"2006-02-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1512"},"modified":"2026-04-11T20:21:23","modified_gmt":"2026-04-11T20:21:23","slug":"marco-zupi-si-puo-sconfiggere-la-poverta-ed-laterza-bari-2003-pp-147-e-750","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2006\/febbraio\/marco-zupi-si-puo-sconfiggere-la-poverta-ed-laterza-bari-2003-pp-147-e-750\/","title":{"rendered":"Marco Zupi Si pu\u00f2 sconfiggere la povert\u00e0 ed. Laterza, Bari, 2003, pp. 147, \u20ac 7,50."},"content":{"rendered":"<p>In \u201c<em>Si pu\u00f2 sconfiggere la povert\u00e0?<\/em>\u201d Marco Zupi, vicedirettore del CeSpi (Centro Studi di Politica Internazionale) di Roma e docente di economia politica, si pone alcuni interrogativi.<\/p>\n<p>Anzitutto egli si interroga su cosa si intenda esattamente oggi con il termine povert\u00e0 e se tale fenomeno sia in diminuzione o in aumento. In seguito si chiede se la povert\u00e0 sia la stessa nei differenti paesi e se si sia fatto, o si possa fare, qualcosa di efficace per contrastare la povert\u00e0 di massa.<\/p>\n<p>Attraverso l\u2019analisi della povert\u00e0 o forse sarebbe pi\u00f9 opportuno dire delle povert\u00e0 l\u2019autore getta uno sguardo globale sullo stato dell\u2019economia mondiale dando una lettura critica ad alcune interpretazioni ed indirizzi economici che sembrano oggi governare l\u2019economia e le economie.<\/p>\n<p>Non pare un testo in cui si pu\u00f2 intravedere la soluzione al problema e nemmeno si pu\u00f2 parlare di tesi rivoluzionarie che vengono a surclassare l\u2019impostazione classica dell\u2019economia politica, ma certamente Zupi apre uno spiraglio su un tema che \u00e8 ancora \u00abun crimine imperdonabile\u00bb (p. 20).<\/p>\n<p>Egli, attraverso gli strumenti classici dell\u2019economia, descrive una situazione che a livello mondiale coinvolge milioni di persone e che, quando diventa fenomeno di massa, assume le caratteristiche di vera e propria emergenza umanitaria.<\/p>\n<p>E\u2019 forse l\u2019economia di mercato ad essere responsabile di tale situazione? O \u00e8 vero il contrario? E\u2019 forse la globalizzazione \u2013 derivata necessaria di quest\u2019economia \u2013 ad essere il moltiplicatore del divario tra ricchi e poveri? O la globalizzazione \u00e8 piuttosto un vantaggio?<\/p>\n<p>Zupi \u00e8 chiaro in questo senso: \u00abL\u2019impressione \u00e8 che le affermazioni nette, secondo cui l\u2019economia di mercato, in ogni caso, quasi automaticamente, favorisce la riduzione della povert\u00e0 in tutti i paesi, abbiano un contenuto squisitamente ideologico; esattamente come la visione opposta, secondo cui questo sistema accrescer\u00e0 inevitabilmente la povert\u00e0 e l\u2019allargamento della forbice distributiva tra chi ha e chi non ha. \u00ab (\u2026) La globalizzazione in quanto tale non diventa nient\u2019altro che lo stesso sistema internazionale messo a nudo, dove quest\u2019ultimo \u00e8 l\u2019insieme interrelato di influenze ineguali o pi\u00f9 esattamente di nuovi rapporti di potere in cerca di legittimazione\u00bb (p. 26).<\/p>\n<p>Ma anzitutto che cos\u2019\u00e8 la povert\u00e0?<\/p>\n<p>In prima approssimazione, pur dichiarandone il carattere riduttivo, l\u2019autore parla di povert\u00e0 in termini di scarso reddito disponibile, ma immediatamente ne d\u00e0 un\u2019accezione pi\u00f9 ampia e parla di povert\u00e0 in termini di insufficiente disponibilit\u00e0, controllo e gestione di risorse naturali, finanziarie, organizzative e umane che permettano alle persone di operare proprie scelte e di vivere dignitosamente.<\/p>\n<p>E\u2019 con questi presupposti che Zupi, attraverso un excursus storico che parte dalla filosofia greca, approda ai nuovi concetti socio-politici di povert\u00e0.<\/p>\n<p>E\u2019 l\u2019ispirazione di tipo anti-utilitarista, di una giustizia sociale come equit\u00e0 di Rawls, \u00e8 il concetto di \u201c<em>chances<\/em>\u00a0di vita\u201d, di opportunit\u00e0 come indicatore di democrazia di Dahrendorf, \u00e8 il principio giustizialista di Paul Streeten, ma \u00e8 soprattutto il pensiero economico del premio nobel Amartya Sen che con il concetto di\u00a0<em>entitlement<\/em>\u00a0\u2013 attribuzione \u2013 secondo cui la capacit\u00e0 di disporre di beni e servizi dipende sia dalle condizioni sociali, politiche, economiche e giuridiche della societ\u00e0 in cui si vive, sia dalla posizione dell\u2019individuo in essa, che portano Zupi a definire la povert\u00e0 in modo relazionale e in termini di esclusione sociale. \u00abLa povert\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 la condizione di chi vive al di sotto della soglia di povert\u00e0; nella realt\u00e0 di oggi molte persone occupate e sane possono rischiare di cadere indipendentemente dalle proprie caratteristiche e comportamenti, nelle maglie di cambiamenti strutturali economici (ristrutturazioni aziendali, perdita di status sociale, malattia) che creano esclusione sociale\u00bb (p. 26).<\/p>\n<p>Questi concetti devono quindi integrare la differenziazione classica di povert\u00e0 assoluta e povert\u00e0 relativa. Dove povert\u00e0 assoluta indica la situazione di privazione di un individuo o di un gruppo di individui, indipendentemente dalla situazione delle altre persone che non appartengono a quel gruppo, cio\u00e8 dalla quota non-povera della collettivit\u00e0. Essa \u00e8 caratterizzata da privazioni gravi circa i bisogni umani fondamentali, che comprendono il cibo, l\u2019acqua potabile, l\u2019igiene, la salute, l\u2019istruzione, un\u2019abitazione e l\u2019informazione. Aspetti questi che non dipendono solo dal reddito, ma anche dall\u2019accesso ai servizi sociali.<\/p>\n<p>Il concetto di povert\u00e0 relativa indica come si \u00e8 sempre poveri in relazione a qualcun altro: esso mira a esprimere la carenza di beni e servizi in riferimento al livello di vita medio dell\u2019ambiente sociale considerato.<\/p>\n<p>In ultima analisi povert\u00e0 \u00e8 assenza e inadeguatezza di risposte ai bisogni materiali, ma anche inadeguatezze sociali, in termini di ruoli, obblighi, convenzioni, stima. Alla luce di tutto questo si pu\u00f2 parlare di aumento o diminuzione della povert\u00e0 a livello globale?<\/p>\n<p>Zupi risponde in modo netto. \u00abLa povert\u00e0 di massa si \u00e8 sempre accompagnata a regimi di distribuzione delle risorse e delle opportunit\u00e0 di accedervi altamente iniqui e di elevata concentrazione delle ricchezze. E\u2019 per\u00f2 molto difficile e fuorviante tentare di stabilire se la povert\u00e0 sia aumentata o diminuita nel corso dei secoli, proprio per la natura relativa del concetto di povert\u00e0 che abbiamo illustrato. Stime parziali che sono state fatte a titolo comparativo non sembrano particolarmente illuminanti\u00bb (p. 38).<\/p>\n<p>Seguono nella trattazione dell\u2019autore una cinquantina di pagine dedicate alla descrizione della povert\u00e0 nel modo di oggi. La povert\u00e0 di molti paesi africani hanno cause con radici nel periodo coloniale: la correlazione tra povert\u00e0 e malattie infettive e il circolo vizioso di povert\u00e0 e indebitamento verso l\u2019estero.<\/p>\n<p>E\u2019 interessante il caso dell\u2019India, grande potenza con un livello di persone al di sotto della soglia di povert\u00e0 ancora altissimo, luogo di grandi contraddizioni, ma anche punto di incontro di culture e civilt\u00e0 millenarie che sono il fondamento di una coesistenza che spinge la federazione indiana ad affacciarsi al tavolo dei paesi maggiormente industrializzati.<\/p>\n<p>La povert\u00e0 rurale \u00e8 indotta dalla natura ostile nei paesi dell\u2019aera dell\u2019estremo oriente, da degrado ambientale indotto dall\u2019uomo, da discriminazione sociale, tipica di quel fenomeno globale che \u00e8 l\u2019inurbamento \u201cforzato\u201d dei contadini e la loro conseguente ghettizzazione e marginalizzazione.<\/p>\n<p>Il caso del Brasile mostra un paese di straordinarie potenzialit\u00e0, ricchissimo di risorse naturali di ogni tipo, grande quanto un continente, ma dove regna una povert\u00e0 da forte disuguaglianza socio-economica e iniqua distribuzione delle risorse.<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 una nazione che \u00e8 passata attraverso fasi alterne di povert\u00e0 e sviluppo e dove sono presenti da sempre sacche piuttosto diffuse di povert\u00e0, ma anche ampie zone \u2013 territoriali e sociali \u2013dove l\u2019aumento della ricchezza \u00e8 stato tale e tanto da cambiare la fisionomia dell\u2019intero paese e farne una nazione moderna e industrializzata. Italia \u00e8 per\u00f2 anche luogo della crisi industriale, del ripensamento del welfare e dell\u2019esplosione della povert\u00e0 da precarizzazione del lavoro, del ridimensionamento di quello che negli anni ottanta era stato definito \u201cmodello Italia\u201d: una caratterizzazione del terziario tutta propria, capace di essere propulsore \u2013 in quegli anni \u2013 dello sviluppo del Paese.<\/p>\n<p>A fronte di quest\u2019analisi Zupi disegna per l\u2019Italia e per le societ\u00e0 del mondo occidentale (o industrializzato in genere) un nuovo profilo di povert\u00e0 caratterizzato da almeno quattro fattori principali, che corrispondono ad altrettante dimensioni della vita umana:<\/p>\n<p>1) il primo fattore \u00e8 riferito alla sopravvivenza, ed emerge nei casi di povert\u00e0 estrema;<br \/>\n2) il secondo fattore \u00e8 legato alla carenza del reddito (inerente alla disoccupazione in Europa e all\u2019occupazione mal retribuita negli Stati Uniti);<br \/>\n3) il terzo fattore \u00e8 riferito alle conoscenze, ossia agli esclusi dal mondo dell\u2019educazione, dell\u2019informazione e della comunicazione;<br \/>\n4) il quarto fattore si riferisce all\u2019impoverimento della qualit\u00e0 della vita e delle relazioni sociali nella societ\u00e0 post-industriale, misurabile secondo l\u2019autore con indicatori come il numero di suicidi, le spese per gli psicofarmaci, il traffico, lo stress, il numero degli omicidi volontari, l\u2019anomia, il numero di ore passate davanti alla tv.<\/p>\n<p>\u00abQuesti quattro fattori definiscono un quadro molto complesso e stratificato di societ\u00e0 (\u2026) Le condizioni di insicurezza e di povert\u00e0 si sono estremizzate quando il sistema statale di sicurezza e assistenza pubblica \u00e8 entrato in crisi, non riuscendo pi\u00f9 ad assolvere alla tradizionale funzione di ammortizzatore sociale e quando le politiche di tassazione e di redistribuzione non hanno svolto una funzione di sostegno ai poveri\u00bb (p. 103).<\/p>\n<p>Negli ultimi cinquant\u2019anni la politica ha tentato delle risposte che per la verit\u00e0 sono risultate piuttosto parziali e spesso inadeguate. Dalla via dell\u2019industrializzazione forzata tipica degli anni cinquanta e sessanta, si \u00e8 passati ai miracoli dell\u2019innovazione tecnologica nel campo dell\u2019industria, dell\u2019agricoltura, della sanit\u00e0 e dell\u2019educazione vero e proprio miraggio per molti paesi in via di sviluppo, ma legato a miopi politiche \u2013 che hanno guardato spesso al medio e al breve periodo \u2013 non ha dato i risultati sperati.<\/p>\n<p>La cosiddetta disciplina del \u201cconsenso di Washington\u201d attraverso interventi di politica economica neoliberista ha coagulato il pensiero e gli sforzi della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale e del Tesoro statunitense applicando ai paesi in via di sviluppo ricette economiche che in ultima analisi si sono dimostrate purtroppo fallimentari e spesso deleterie tanto da aumentarne la povert\u00e0.<\/p>\n<p>Le politiche sociali \u2013 specialmente nei paesi occidentali \u2013 il\u00a0<em>Welfare State<\/em>\u00a0e il\u00a0<em>Workfare State<\/em>\u00a0stanno purtroppo pagando pesantemente la crisi dello sviluppo economico e la nuova organizzazione del lavoro.<\/p>\n<p>E in ultimo, il flusso degli aiuti internazionali e degli investimenti diretti esteri che sconta la differenza tra \u201cil dire e il fare\u201d soprattutto per quanto riguarda gli investimenti dove il settore privato \u00e8 ovviamente orientato legittimamente alle prospettive di profitto e ai paesi emergenti ed \u00e8 naturalmente disattento verso obiettivi di riduzione della povert\u00e0 e verso i paesi pi\u00f9 poveri.<\/p>\n<p>Ma che cosa fare?<\/p>\n<p>L\u2019autore, pur consapevole dei propri limiti e dell\u2019impossibilt\u00e0 di produrre ricette esaustive, tenta di definire alla fine del suo libro alcuni punti che ritiene i \u201cpilastri\u201d per una \u201cbattaglia\u201d alla povert\u00e0 soprattutto per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo o non-sviluppati. Molto in sintesi essi sono:<\/p>\n<p>&#8211; pi\u00f9 democrazia e libert\u00e0 (valori che debbono diventare planetari, non imposti, ma conquistati);<br \/>\n&#8211; pi\u00f9 crescita economica e meno disuguaglianza (se la crescita economica \u00e8 importante essa non \u00e8 fondamentale e soprattutto non pu\u00f2 prescindere dalla distribuzione del reddito);<br \/>\n&#8211; migliorare il quadro macroeconomico e finanziario a favore dei pi\u00f9 poveri (uscire dall\u2019empasse del \u201cconsenso di Washington\u201d e abbandonare l\u2019impostazione neo-liberista che si \u00e8 dimostrata fallimentare per portare al centro degli interventi i pi\u00f9 poveri con una combinazione integrata di interventi economici e sociali);<br \/>\n&#8211; valorizzare le differenze di comunit\u00e0, territori, istituzioni e sistemi produttivi;<br \/>\n&#8211; promuovere forme dignitose di lavoro e investire nello sviluppo locale;<br \/>\n&#8211; aumentare le spese sociali a livello internazionale, nazionale e locale;<br \/>\n&#8211; assicurare coerenza tra le politiche dei governi, che significa:<\/p>\n<p>a) regolare, controllare e ridurre il commercio di armi,<br \/>\nb)garantire condizioni di vita dignitose attraverso le politiche migratorie,<br \/>\nc) orientare la finanza internazionale a favore degli interessi dei poveri,<br \/>\nd) non pi\u00f9 \u201cdue pesi e due misure\u201d nel commercio internazionale,<br \/>\ne) un premio per gli investimenti socialmente e ambientalmente responsabili<\/p>\n<p>&#8211; favorire aggregazioni regionali che condividano lo stesso progetto politico (una via alternativa al \u201cconsenso di Washington\u201d, una ricerca di nuove forme cooperative, una pratica vitale di democrazia policentrica).<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una strada necessaria poich\u00e9, seppur consapevole dell\u2019enorme benessere prodotto dalla civilt\u00e0 contemporanea, per Zupi la povert\u00e0 di massa rimane \u00abil costo pi\u00f9 alto non pagato dalla societ\u00e0 contemporanea del benessere, la faccia non presentabile del capitalismo nella fase di nuova globalizzazione\u00bb (p. 126).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1059],"fascicolo":[103],"class_list":["post-1512","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-gianmarco-machiorlatti","fascicolo-febbraio-2006"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Marco Zupi Si pu\u00f2 sconfiggere la povert\u00e0 ed. 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