{"id":1504,"date":"2006-02-01T12:00:00","date_gmt":"2006-02-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1504"},"modified":"2026-04-11T22:29:33","modified_gmt":"2026-04-11T20:29:33","slug":"alle-radici-dei-meccanismi-dell-identita-culturale-nei-paesi-dei-grandi-laghi","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2006\/febbraio\/alle-radici-dei-meccanismi-dell-identita-culturale-nei-paesi-dei-grandi-laghi\/","title":{"rendered":"Alle radici dei meccanismi dell\u2019 identit\u00e0 culturale nei paesi dei Grandi Laghi"},"content":{"rendered":"<p>Al di l\u00e0 dei complessi problemi di natura socio-economica e politica che affliggono l\u2019Africa contemporanea emergono questioni inquietanti legate al difficile rapporto fra tradizioni etniche diverse nella regione sovente indicata come l\u2019\u201cAfrica dei Grandi Laghi\u201d.<\/p>\n<p>Vorremmo qui prospettare una ricerca teorica per risalire alle radici e ai fondamenti dei rapporti conflittuali tra le diverse popolazioni dell\u2019Africa dei Grandi Laghi. Si tratta soprattutto di analizzare razionalmente i confini di questo conflitto, capire i meccanismi dell&#8217;identit\u00e0 culturale e allargare cos\u00ec lo sguardo sulla nostra societ\u00e0, comprendere la nostra cultura e, piuttosto che assistere o subire i cambiamenti, diventarne, per quanto possibile, protagonisti.<\/p>\n<p><em>1. IDENTIT\u00c0 CULTURALE<\/em><br \/>\n<em>I. 1. Concetto di identit\u00e0 culturale<\/em><\/p>\n<p>Questo termine associa due significati molto importanti. Il primo \u00e8 quello del concetto di \u201c<em>identit\u00e0<\/em>\u201d, che nell\u2019ambito dell\u2019esistenza ha un significato quando si ha una persona in relazione con altri individui con i quali forma un gruppo sociale, ad esempio la famiglia, le associazioni, la nazione. L&#8217;identit\u00e0 si riferisce alla percezione che ogni individuo ha di se stesso, cio\u00e8 della propria coscienza.<\/p>\n<p>Questa percezione dell\u2019identit\u00e0 non \u00e8 solo individuale, essa \u00e8 il riconoscimento reciproco fra l&#8217;individuo e la societ\u00e0 e comporta pertanto un aspetto soggettivo (la percezione del fatto che gli altri riconoscono l&#8217;individuo, la sua identificazione e la sua continuit\u00e0).<\/p>\n<p>Il secondo \u00e8 quello del termine &#8220;<em>culturale<\/em>\u201d il quale ha invece un significato pi\u00f9 tipicamente sociologico. Esso deriva dal termine cultura inteso come patrimonio globale evolutivo dell&#8217;individuo e dei gruppi sociali ai quali egli appartiene. Questo patrimonio culturale \u00e8 dunque formato dalle norme di condotta, dai valori, dagli usi e dal linguaggio che uniscono o diversificano i gruppi umani. Quando parliamo di identit\u00e0 culturale di una persona indichiamo la sua identit\u00e0 globale, cio\u00e8 una costellazione di svariate identificazioni particolari riferite ad altrettante appartenenze culturali distinte, in un processo dinamico costante.<\/p>\n<p>Quando si parla di diritto alla propria identit\u00e0 culturale (il primo dei diritti culturali) questa viene definita sulla base di una triplice dialettica:<\/p>\n<p>&#8211; la prima dialettica \u00e8 quella della diversificazione\/coesione. L&#8217;identit\u00e0 culturale \u00e8 luogo di formazione del legame sociale e politico; essa, lo ripetiamo, si costituisce per un processo interattivo di assimilazione e di differenziazione nel rapporto con l&#8217;altro. Un\u2019identificazione \u00e8 una creazione di legami. L&#8217;identit\u00e0 indica un &#8220;io&#8221; che si costituisce a partire da un plurale attraverso un movimento di andata-ritorno, d&#8217;integrazione ma anche di rigetto. In questo senso implica una dialettica continua di diversificazione\/ coesione;<\/p>\n<p>&#8211; la seconda dialettica che contribuisce alla definizione dell&#8217;identit\u00e0 culturale \u00e8 la dialettica particolare\/universale. L&#8217;identit\u00e0 \u00e8 il rapporto tra il dritto e il rovescio o il &#8220;faccia a faccia&#8221; tra il carattere personale e quello comunitario, tra individuo e societ\u00e0. La persona individuale non \u00e8 isolata, la sua individualit\u00e0 pi\u00f9 originale si esprime quando essa si pone &#8220;di fronte&#8221; all&#8217;altro (sia individuo o comunit\u00e0). Se si afferma l&#8217;identit\u00e0 come un diritto alla differenza senza indicare l&#8217;altra faccia, la somiglianza, il diritto alla mia identit\u00e0 si trasforma in pseudo-diritto. L&#8217;esperienza democratica consiste meno nel giocare la carta dell&#8217;universale contro quella del singolare e viceversa che nel vivere la tensione storica, quella cio\u00e8 che si pone tra il singolare e l&#8217;universale senza rinunciare all&#8217;uno o all&#8217;altro;<\/p>\n<p>&#8211; la terza dialettica che costituisce la dinamica di ogni diritto culturale (primo tra i quali il diritto alla propria identit\u00e0 culturale) \u00e8 la dialettica del processo\/risultato. L&#8217;identit\u00e0 culturale non \u00e8 un dato fossilizzato, essa comporta un atto permanente di identificazione che suppone nello stesso tempo la tradizione (quel patrimonio identitario che ci \u00e8 stato trasmesso per nascita o attraverso i cicli vitali dell&#8217;uomo) e la libert\u00e0 che esprimono le diversit\u00e0 volontarie, le scelte etiche dell&#8217;uomo. Qualsiasi identificazione di una soggettivit\u00e0 (sia essa il soggetto personale o comunitario) si effettua su ci\u00f2 che abbiamo definito il faccia a faccia tra tradizione e libert\u00e0, senza il quale non si pu\u00f2 concepire il diritto all&#8217;identit\u00e0.<\/p>\n<p>La definizione di identit\u00e0 culturale concepita sulla base della triplice dialettica (particolare\/universale; processo\/risultato; diversificazione\/coesione) corrisponde alla definizione di identit\u00e0 culturale adottata dal progetto relativo a una &#8220;dichiarazione dei diritti culturali&#8221; formulata dal Consiglio d&#8217;Europa e dall&#8217;UNESCO.<\/p>\n<p>Ai fini di questa dichiarazione con l&#8217;espressione &#8220;identit\u00e0 culturale&#8221; si intende l&#8217;insieme dei riferimenti culturali tramite i quali una persona o un gruppo si definisce, si manifesta e desidera essere riconosciuto; l&#8217;identit\u00e0 culturale implica le libert\u00e0 inerenti alla dignit\u00e0 della persona e integra in un processo permanente la diversit\u00e0 culturale, il particolare e l&#8217;universale, la memoria e il progetto.<\/p>\n<p><em>I. 2. Identit\u00e0 o identificazione<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 significativo il fatto che la nozione di identit\u00e0 culturale sia evocata principalmente in congiunture o situazioni di conflitto. L\u2019identit\u00e0 non \u00e8 mai acquisita nella tranquillit\u00e0, essa \u00e8 rivendicata come garanzia contro la minaccia di essere trascurati o annientati che pu\u00f2 essere rappresentata da un\u2019\u201caltra identit\u00e0\u201d o da una cancellazione dell\u2019identit\u00e0 stessa (spersonalizzazione).<sup>1<\/sup><\/p>\n<p>Al limite \u00e8 la nozione stessa ad essere una contraddizione in termini, sarebbe pi\u00f9 esatto dire che l\u2019identit\u00e0 \u00e8 un processo della tradizione, \u00e8 uno dei nomi privilegiati della tradizione nelle societ\u00e0 contemporanee e precisamente nella cultura. In realt\u00e0 non si pu\u00f2 fare riferimento solo a una o a pi\u00f9 identit\u00e0, si deve fare riferimento all\u2019identificazione stessa. In pratica per determinare noi stessi abbiamo bisogno di riconoscere l\u2019azione degli altri e, dall\u2019altra parte, ci aspettiamo che le nostre azioni siano dagli altri riconosciute. Senza questo nessuno \u00e8 in grado di determinare se stesso, ci\u00f2 che \u00e8 o ci\u00f2 che vuole essere.<\/p>\n<p>L\u2019identificazione avviene dunque attraverso una serie di processi di riconoscimento. Ogni nostra azione viene sanzionata positivamente o negativamente dagli altri e attraverso questa esperienza impariamo a identificare noi stessi. Il riscontro \u00e8 necessario.<\/p>\n<p>Naturalmente ci\u00f2 ha valore solo se gli altri sono da noi riconosciuti come dotati di significato o di valore, non ci interessa il riconoscimento da parte di coloro ai quali non attribuiamo alcun significato. \u00c8 qui che diventa decisivo il costituirsi di \u00abcerchie di riconoscimento\u00bb sufficientemente omogenee da poter garantire che il processo vada a buon fine: \u00e8 qui che avviene il passaggio dall\u2019identit\u00e0 individuale a quella collettiva. Naturalmente nel caso pi\u00f9 specifico dei soggetti collettivi \u00e8 poi necessario che questo processo sia stabilizzato, istituzionalizzato.<\/p>\n<p>Diventano dunque fondamentali quei ruoli sociali o confini nazionali che determinano un\u2019identit\u00e0 collettiva definita in base ad una differenza rispetto a qualcun\u2019altro. Uno dei caratteri fondamentali della dinamica del riconoscimento \u00e8 che essa \u00e8 legata in modo inscindibile ad una certa distinzione, ad una certa differenza (come un\u2019onorificenza, che non avrebbe significato se fosse concessa a tutti).<\/p>\n<p><em>II. IDENTIT\u00c0 CULTURALE NEI PAESI DELL\u2019 AFRICA DEI GRANDI LAGHI<\/em><\/p>\n<p><em>II. 1. L\u2019espressione \u00ab L\u2019Africa dei Grandi Laghi \u00bb<\/em><\/p>\n<p>In origine \u00e8 stata utilizzata dagli esploratori come gli inglesi Richard Francis Burton (1841-1890) e John Rowlands Henry Morton Stanley (1841- 1904) che andavano alla ricerca della sorgente del fiume Nilo. In seguito a questa espressione \u00e8 stata preferita quella di \u201cAfrica inter-lacustre\u201d. Nel convegno organizzato a Bujumbura nel settembre del 1979, dedicato all\u2019\u201cantica civilt\u00e0 dei popoli dei grandi laghi\u201d, l\u2019espressione \u201cinter-lacustre\u201d ha avuto un momento di favore per indicare l\u2019insieme di paesi composto dalla Tanzania, l\u2019Uganda, il Congo, il Ruanda e il Burundi. Questo termine in realt\u00e0 era improprio in quanto evocava un\u2019immagine caratterizzata dalla presenza di specchi d\u2019acqua molto lontana dall\u2019effettiva situazione geografica di questa regione dominata dalle montagne. In realt\u00e0 l\u2019espressione \u201cla regione dei grandi laghi\u201d in Africa trova la sua ragion d\u2019essere nella presenza dei cinque grandi laghi: Vittoria, Alberto, Edoardo, Kivu e Tanganica. La rete idrografica della regione dei grandi laghi \u00e8 particolarmente fitta.<\/p>\n<p><em>II. 2. Un popolamento complesso<\/em><\/p>\n<p>\u00ab L\u2019Africa inter-lacustre \u00e8 abitata da vari popoli fra i quali i principali sono i Banganda, i Banyankole, i Banyoro, i Banyarwanda, i Banyambo, i Bahaya, i Bashi, i Bashubi, i Barundi e i Baha e ognuno parla una propria lingua. All\u2019interno di questi popoli si distinguono delle categorie sociali che si differenziano soprattutto per una tendenza alla specializzazione economica e che presentano in una certa misura delle somiglianze morfologiche\u00bb.<sup>2<\/sup><\/p>\n<p>Cos\u00ec per esempio:<\/p>\n<p>I BAHUMA (Tanzania), i BAHIMA (Tanzania e Uganda), i BATUTSI (Tanzania, Burundi, Ruanda), i BALUZI (R.D.C) erano dediti maggiormente all\u2019allevamento dei bovini.<\/p>\n<p>I BAIRU, i BANYAMBO, i BAHUTU, i BALEGA si dedicavano soprattutto all\u2019agricoltura.<\/p>\n<p>I BATWA, i BANAKALANGA si orientavano piuttosto verso la pesca e la caccia.<\/p>\n<p>Esiste un complesso sistema di clan diverso da un paese all\u2019altro:<\/p>\n<p>&#8211; esistono paesi con un numero ridotto di grandi clan: in Uganda esistono una quarantina di clan con nomi di totem tramite i quali i loro membri si riconoscono e il Ruanda ha diciotto clan comuni ai Bahutu, Batutsi e Batwa.<\/p>\n<p>&#8211; esistono paesi con una divisione in clan molto frammentata: il Burundi con 220 clan e la Tanzania con circa 300 clan. Contrariamente al Ruanda e all\u2019Uganda questi clan sono al tempo stesso comuni e particolari, c\u2019\u00e8 accavallamento e non integrazione.<\/p>\n<p>La relativa variet\u00e0 dei caratteri somatici e alcuni tratti della specializzazione nell\u2019ambito delle attivit\u00e0 lavorative hanno spinto molti autori a considerare i Batwa, i Bahima, i Batutsi, i Bairu e i Bahutu prima come delle trib\u00f9, poi come delle etnie.<\/p>\n<p>La questione cruciale \u00e8: a partire da quale periodo l\u2019uomo ha occupato le terre dell\u2019Africa dei Grandi Laghi? E quali furono le prime popolazioni che abitarono le foreste e le savane dell\u2019Africa inter-lacustre?<\/p>\n<p>Nella regione dei grandi laghi fino ad oggi non sono ancora stati scoperti fossili di \u201cAustralopiteco\u201d, di \u201cUomo di Neanderthal\u201d o di \u201cHomo Sapiens\u201d, mentre oggetti d\u2019uso comune appartenenti alle tre et\u00e0 si trovano in misura significativa. La testimonianza di queste antiche tracce della presenza umana mostrano che il popolamento dell\u2019Africa inter-lacustre deve essere fatto risalire alla preistoria o a tempi ancora pi\u00f9 remoti. La relativa variet\u00e0 dei caratteri somatici port\u00f2 molti autori a spiegare il popolamento e anche la civilizzazione di questa regione secondo uno schema d\u2019invasione pi\u00f9 meno recente da parte delle diverse razze venute dall\u2019Asia, dall\u2019Oceania o dalle regioni settentrionali del continente africano. I progressi della ricerca portano ad esprimersi con estrema prudenza sulla questione del popolamento. I fenomeni di metissage, di acculturazione, di diversificazione per allontanamento, in breve la storia profonda di questo popolo impedisce di credere ad una sorta di esistenza eterna delle \u201cetnie\u201d quali si presentano nel ventunesimo secolo. Il popolamento di quelli che diventeranno i regni dei grandi laghi affonda le sue radici nella notte dei tempi.<\/p>\n<p><em>III. STRUMENTALIZZAZIONE DELLE CATEGORIE ETNICHE<\/em><\/p>\n<p><em>III. 1. Il potere tradizionale: la sovranit\u00e0 come simbolo di unificazione<\/em><\/p>\n<p>Il regno dei grandi laghi dell\u2019Africa orientale sorprendeva per la coesione e la complessit\u00e0 delle sue strutture in una societ\u00e0 che non disponeva n\u00e9 di ricchezze n\u00e9 di scrittura e nella quale la tecnologia rimaneva un fenomeno precario. In genere le classi che detenevano il potere si distinguevano dalle altre per il loro stile di vita, per un proprio linguaggio e vocabolario particolare e per la pratica della cultura sociale. Questa pratica e queste usanze permettevano loro di creare una coscienza comunitaria e di mantenere un certo equilibrio nella societ\u00e0. L\u2019autorit\u00e0 politica apparteneva ad una classe ben definita. \u00ab Accanto alle tre categorie (Bahutu, Batwa e Batutsi) abbiamo dei gruppi di nobili che detengono il potere chiamati \u201cBAGANWA\u201d. Sono le grandi famiglie fra le quali viene scelto il capo o sovrano, la loro vocazione \u00e8 quella di governare. Certi gruppi come i Babito del Bunyoro e i Baganwa del Burundi si consideravano differenti delle altre parti della popolazione, altri come i Banyiginya del Ruanda appartenevano ai<\/p>\n<p>Batutsi e i Bahinda dello Nkore si dicevano hima.\u00bb<sup>3<\/sup><\/p>\n<p>La penetrazione dell\u2019autorit\u00e0 regale nella rete delle discendenze ha seguito tre vie: quella dell\u2019alleanza matrimoniale (certe famiglie forniscono delle spose di stirpe regale secondo un\u2019alternanza particolarmente controllata e severa quando si tratta delle future regine madri); quella delle posizioni dei funzionari della corte (basate su certi privilegi o incarichi pratici e di protocollo politico) e quella della linea di discendenza sacra (soprattutto le cerimonie di iniziazione offrivano alla comunit\u00e0 l\u2019opportunit\u00e0 di verificare le doti profetiche ed i poteri di coloro che avrebbero potuto ricoprire il ruolo di capo). La sovranit\u00e0 era un simbolo di unificazione, cio\u00e8 il sovrano era una figura nella quale si identificano tutte le componenti sociali, cos\u00ec era minore la possibilit\u00e0 di frustrazione causata dall\u2019assunzione totale e assoluta del potere da parte di una sola componente etnica, anche se maggioritaria.<\/p>\n<p><em>III. 2. Le identit\u00e0 nazionali e il potere coloniale<\/em><\/p>\n<p><em>III. 2. 1. L&#8217;amministrazione indiretta tedesca<\/em><\/p>\n<p>A differenza delle altre regioni dell\u2019Africa orientale tedesca amministrate in maniera diretta dal governo, appoggiato spesso da intermediari arabi, il Burundi, il Ruanda e il protettorato di Bukoba furono soggetti ad un\u2019amministrazione indiretta, cio\u00e8 le autorit\u00e0 tedesche di Dar-Es-Salam controllavano le autorit\u00e0 tradizionali sul posto.<\/p>\n<p>Nel 1906, i tedeschi crearono due protettorati distinti: Ruanda e Urundi. Quest\u2019ultimo avr\u00e0 Usumbura come capitale fino al 1912. I tedeschi hanno introdotto in questi paesi l\u2019uso della moneta (la Rupia d&#8217;argento e lo Heller di rame). L&#8217;amministrazione tedesca aveva previsto un assestamento della rete stradale e aveva messo a punto un progetto per la costruzione di una ferrovia che unisse il lago Tanganica e l\u2019Oceano Indiano passando per Tabora e la Ruvubu, aveva anche istituito un servizio di battello a vapore sul lago Tanganica. In ambito agricolo i tedeschi hanno introdotto la patata e altre culture acquatiche oltre al caff\u00e8, e avevano iniziato una politica forestale nella regione. Dal punto di vista della sanit\u00e0, hanno fatto grandi sforzi per debellare alcune malattie epidemiche quali il vaiolo e la malattia del sonno. Sul piano della formazione intellettuale prevedevano di formare dei quadri a partire dall\u2019elite tradizionale, cosi furono aperte delle scuole. La colonizzazione tedesca ebbe fine con l\u2019inizio della Prima Guerra Mondiale.<\/p>\n<p><em>III. 2. 2. L\u2019annessione del Ruanda-Urundi da parte del Belgio<\/em><\/p>\n<p>Al momento dell\u2019entrata in vigore del patto della S.D.N., parte integrante del trattato di pace di Versailles, tutte le vecchie colonie tedesche sono state dichiarate paesi sotto \u201cmandato\u201d. I potenti vincitori al trattato di Versailles riconoscono ai paesi dell\u2019Africa centrale lo statuto di mandato B.<sup>4<\/sup><\/p>\n<p>Il 21 Agosto 1925 il Belgio vota una legge sul governo del Ruanda-Urundi decidendo di annettere amministrativamente il territorio sotto il mandato del Congo Belga. Annettendo il Ruanda-Urundi il Belgio realizza un vecchio sogno del re belga Leopoldo II: costituire un impero del Congo-Ruanda-Urundi. La ragione fondamentale \u00e8 di ordine economico: \u00ab Il Ruanda-Urundi per la sua densit\u00e0 di popolazione \u00e8 profondamente diverso dal Congo e soprattutto dalla regione del Katanga, dove la mancanza di mano d\u2019opera \u00e8 preoccupante. Per sfruttare le infinite ricchezze del paese si prevede subito di incanalare l\u2019emigrazione dei Burundesi e dei Banyarwanda verso le colonie. In secondo luogo, per fornire cibo ad alcune regioni del Congo sar\u00e0 un aiuto prezioso la produzione alimentare abbondante della pianura della Rusizi\u00bb.<sup>5<\/sup><\/p>\n<p><em>III. 2. 3. Migrazioni dei Burundesi e dei Banyarwanda verso i paesi limitrofi<\/em><\/p>\n<p>Gi\u00e0 a partire degli anni venti si assistette ad un movimento migratorio spontaneo di persone che lasciavano definitivamente o temporaneamente il Ruanda-Urundi. Le autorit\u00e0 tedesche pensarono subito di usare la mano d\u2019opera abbondante del Ruanda e del Burundi nelle piantagioni della costa dell\u2019Oceano Indiano, dove la densit\u00e0 della popolazione era minore. Le autorit\u00e0 mandatarie fecero di tutto per orientare i movimenti migratori verso il Congo Belga, dove il lavoro nelle aziende del Katanga e nelle piantagioni del Kivu attendeva un aumento della mano d\u2019opera. \u00ab Le autorit\u00e0 mandatarie prevedevano di insediare dei Burundesi e dei Banyarwanda nella regione del Katanga, nelle zone di Mugila e Marungu, luoghi dove le condizioni climatiche e agricole erano quasi uguali a quelle del territorio sotto mandato (&#8230;) si vedr\u00e0 costituirsi rapidamente una vera e propria colonia di popolamento di gente originaria del Ruanda-Urundi.\u00bb<sup>6<\/sup><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tab. 1. La migrazione verso l\u2019Africa orientale<\/p>\n<table border=\"1\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>Anno<\/td>\n<td>Barundi<\/td>\n<td>Banyarwanda<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1933<\/td>\n<td>231<\/td>\n<td>1 708<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1934<\/td>\n<td>200<\/td>\n<td>2 016<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1935<\/td>\n<td>131<\/td>\n<td>2 358<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1936<\/td>\n<td>492<\/td>\n<td>3 501<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1937<\/td>\n<td>1 446<\/td>\n<td>2 988<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1938<\/td>\n<td>3 105<\/td>\n<td>4 522<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1939<\/td>\n<td>3 024<\/td>\n<td>4 993<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1940<\/td>\n<td>2 910<\/td>\n<td>4 790<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Totale<\/td>\n<td>11 539<\/td>\n<td>26 876<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Tab. 2. Emigrazione verso il Congo<\/p>\n<table border=\"1\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>Anno<\/td>\n<td>Barundi<\/td>\n<td>Banyarwanda<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1930<\/td>\n<td>4250<\/td>\n<td>2965<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1931<\/td>\n<td>2690<\/td>\n<td>4170<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1933<\/td>\n<td>1442<\/td>\n<td>6812<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1934<\/td>\n<td>5639<\/td>\n<td>11149<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1935<\/td>\n<td>12811<\/td>\n<td>24118<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1936<\/td>\n<td>29391<\/td>\n<td>20949<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1937<\/td>\n<td>19089<\/td>\n<td>25734<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1938<\/td>\n<td>24501<\/td>\n<td>24202<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1940<\/td>\n<td>38886<\/td>\n<td>22384<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Totale<\/td>\n<td>162135<\/td>\n<td>144513<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>\u00ab Alla S.D.N. la Commissione permanente per i mandati cominci\u00f2 a preoccuparsi seriamente di questa emigrazione nel 1925 (\u2026). Dieci anni dopo la stessa Commissione chiese dei chiarimenti sul problema che defin\u00ec \u2018gravissimo per il futuro\u2019. Non avendo nessun potere se non quello di raccomandazione, la S.D.N. non riusc\u00ec a fermare questo movimento migratorio, quindi il Belgio fu libero di agire a suo piacimento. Il Belgio trovava nell\u2019emigrazione una sorta di valvola di sicurezza sul piano sociale, allo stesso tempo il suo alleato britannico poteva usare in Uganda una mano d\u2019opera docile e a buono mercato.\u00bb<sup>7<\/sup><\/p>\n<p>Nel suo rapporto annuale dal 1925-1926, Mons. Gorju, vescovo del Burundi, parla di un sentimento nuovo per quella societ\u00e0, cio\u00e8 l\u2019invidia del denaro e dei vestiti moderni che causa la migrazione dei giovani verso la Tanzania, l\u2019Uganda e il Congo Belga. \u00abElle a\u00bb, scrive il vescovo, \u00abd\u00e9j\u00e0 emport\u00e9 vers Bukoba, vers l\u2019Uganda ou m\u00eame la Katanga un certain nombre de jeunes.(\u2026). L\u2019exode ira croissant sans doute, car l\u2019union mini\u00e8re du Katanga est en train de cr\u00e9er \u00e0 Usumbura un camp important pour faciliter l\u2019embarquement et le d\u00e9barquement des travailleurs qu\u2019elle enr\u00f4le \u00bb<sup>8<\/sup>.<\/p>\n<p>Nella sua relazione annuale per il 1948-1949 lo stesso vescovo parla del pericolo di questa migrazione per la cristianit\u00e0 perch\u00e9 \u00ab le d\u00e9part des jeunes vers l\u2019Uganda cause la s\u00e9paration des parents avec leurs enfants et des femmes avec leurs maris\u00bb<sup>9<\/sup>.<\/p>\n<p><em>Conclusione<\/em><\/p>\n<p>La realt\u00e0 di questa regione ci f\u00e0 ben comprendere che i conflitti che dilaniano la nostra sub-regione sono conflitti multiformi ma anche multietnici, che esigono quindi un approccio multidimensionale. Lo schema facile e semplicistico del genere \u201cconflitto Hutu-Tutsi\u201d per il Ruanda e il Burundi, la questione della nazionalit\u00e0 nell\u2019Est dello Zaire causata dalla migrazione dei Ruandesi e Burundesi durante la colonizzazione per fornire mano d\u2019opera alle zone delle miniere non sono che una faccia di questo conflitto nel quale i protagonisti sono ben felici di confondere le tracce.<\/p>\n<p>I conflitti che devastano la regione dei grandi laghi sono la giustapposizione di conflitti tra alcune etnie, tra alcuni politici, tra alcune regioni, tra individui, tra ricchi e poveri, governanti e governati, oppressori ed oppressi, dittatori e democratici, ecc.<\/p>\n<p>Le loro radici fondamentali ci sembrano essere economiche e politiche. Questi conflitti sono scoppiati quando il tessuto sociale che ne costruisce lo sfondo si \u00e8 deteriorato ed \u00e8 diventato incapace di produrre anticorpi se non per sradicare il male almeno per attenuarne i danni.<\/p>\n<p>Gli scontri recenti tra gruppi si sono intensificati soprattutto dopo l\u2019indebolimento delle dittature dovuto al crollo del blocco sovietico e alla moltiplicazione delle tensioni all\u2019interno dei nostri paesi.<\/p>\n<p>Dopo la fine della guerra fredda il Burundi, il Ruanda e la Repubblica Democratica del Congo vivono una situazione economica drammatica che colpisce soprattutto i giovani. Questa deriva viene vissuta sotto forma di insicurezza rispetto all\u2019avvenire, alla disoccupazione, alla fame, alla miseria e provoca cos\u00ec nervosismo, scoraggiamento e rivolta nella popolazione. Sopraffatti dagli avvenimenti per aver scelto nei nostri paesi una gestione dilettantistica del potere basata sul saccheggio sistematico\u00a0delle ricchezze, i politici si dedicano ora ai favoritismi, alle divisioni, agli antagonismi abilmente presentati con un linguaggio menzognero.<\/p>\n<p>Il sistema dittatoriale funziona cos\u00ec su un fondo di menzogna e di violenza omicida. Il potere fa diventare norma questa mancanza di misura, questa scissione, questa confusione e rovesciamento di valori. Questa menzogna viene imposta con la forza di un\u2019evidenza al di sopra di ogni contestazione. Sopravvivere, emergere in questo sistema \u00e8 possibile solo al prezzo di complicit\u00e0 con le istanze che sistematizzano la menzogna e la violenza.<\/p>\n<p>Incapaci di presentare un progetto di societ\u00e0 che raggiunga l\u2019unanimit\u00e0, i politici, per coprire la loro mediocrit\u00e0, aizzano la popolazione contro se stessa sulla base dell\u2019etnia, della provenienza geografica, della religione, della ricchezza, ecc.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0Balibar, E.,\u00a0<em>Identit\u00e0 culturale<\/em>, Ed. Franco Angeli, Milano, 1991, p. 27.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0E. Mworoha,\u00a0<em>Peuples et rois d\u2019Afrique des Lacs<\/em>, Les Nouvelles Editions Africaines, Dakar-Abidjan, 1977, p. 22.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0E., Mworoha,\u00a0<em>Op.Cit<\/em>., p.30.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Si deve al Generale Smuts, rappresentante dell\u2019Africa del Sud alla conferenza di Pace, la proposta di creare dei mandati internazionali. Le sue idee sono esposte in un opuscolo intitolato: The League of Nations: A Practical Suggestion, apparso a Londra nel 1918. L\u2019art. 22 del Patto della Societ\u00e0 delle Nazioni stabilisce tre tipi di mandati secondo il grado di sviluppo dei popoli, la loro situazione geografica, le loro condizioni economiche. Il<br \/>\nmandato A riguarda i paesi dell\u2019antico Impero Ottomano, Palestina, Irak, Siria; il mandato B si riferisce ai paesi dell\u2019Africa centrale che , avendo raggiunto un certo grado di sviluppo, devono essere amministrati dal mandatario secondo certe obbligazioni; i paesi del mandato C (isole del Pacifico e del Sud Ovest africano sono amministrati come parte integrante del territorio del mandatario.<br \/>\nCfr. J. Gahama,\u00a0<em>Le Burundi sous administrations belge<\/em>, Kart hala, Paris, 1983, pp. 37-38.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0J. Gahama, Ibidem, p. 47.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0cfr J. Gahama,\u00a0<em>Op. Cit.<\/em>\u00a0, pp. 372 &#8211; 378<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0J. Gahama,\u00a0<em>Op. Cit<\/em>., p. 381.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Vicariat apostolique de l\u2019Ourundi; Rapport annuel 1925-1926, Maison-carr\u00e9e, p. 97.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Vicariat apostolique de l\u2019Ourundi; Rapport annuel 1948-1949, Maison-carr\u00e9e, p. 58.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1058,1057],"fascicolo":[103],"class_list":["post-1504","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-aloys-toyi","autori-jean-de-dieu-ndikumana","fascicolo-febbraio-2006"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Alle radici dei meccanismi dell\u2019 identit\u00e0 culturale nei paesi dei Grandi Laghi<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Aloys Toyi, Jean de Dieu Ndikumana, pubblicato nel numero di Febbraio 2006. 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