{"id":1500,"date":"2006-02-01T12:00:00","date_gmt":"2006-02-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1500"},"modified":"2026-04-11T20:14:01","modified_gmt":"2026-04-11T20:14:01","slug":"anacronismi-ideologici","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2006\/febbraio\/anacronismi-ideologici\/","title":{"rendered":"Anacronismi ideologici"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019inizio della campagna elettorale non \u00e8 incoraggiante. O almeno, possono goderne solo coloro che sono avvezzi allo scontro senza quartiere, che mettono la forza al servizio della passione. Si tratta di quelli che considerano la vittoria solo se \u00e8 anche \u201cschiacciante\u201d (ma perch\u00e9 si deve vincere schiacciando l\u2019avversario?), o pensano che, alla resa dei conti, uno, e uno solo, deve rimanere in piedi.<\/p>\n<p>A noi, questo modo di competere, e di fare politica, fa ribrezzo. Non solo: dal punto di vista storico \u00e8 un anacronismo. Un anacronismo perdurante, va ammesso, ma ugualmente antistorico. Le campagne elettorali politiche dal 1994 ad oggi sono state le pi\u00f9 laceranti che la storia del nostro Paese abbia mai conosciuto. E non si pu\u00f2 cadere nella tentazione di individuare responsabili a destra o a sinistra, il clima politico \u00e8 degenerato e basta. Che si tratti di affibbiare alle forze post-comuniste i crimini staliniani e, con ci\u00f2, di delegittimarli dal punto di vista democratico, o che si veda nel capo del governo il Grande fratello di orwelliana memoria, quindi un naturale nemico della democrazia, poco importa. Di fatto, le forze in competizione faticano a riconoscersi come soggetti politici in competizione elettorale per il governo del Paese. L\u2019oggetto del contendere non \u00e8 il governo, ma il sistema politico. Se vince l\u2019avversario \u00e8 il totalitarismo, e le scelte democratiche sarebbero in pericolo. Questo, pi\u00f9 o meno, \u00e8 il messaggio. In Europa, siamo molto pi\u00f9 vicini alla competizione ukraina fra Yuschenko e Yanukovic che alla competizione tedesca fra la Merkel e Schroeder. Prendiamone atto.<\/p>\n<p>Soprattutto, consideriamo che questo effetto perverso \u00e8 davvero anacronistico. E questo, sostanzialmente, per due ragioni.<\/p>\n<p>La prima riguarda la caduta della grande contrapposizione ideologica fra mondo sovietico e mondo occidentale. Una volta scongiurato il pericolo comunista, allontanato definitivamente l\u2019esito rivoluzionario dalla storia, avviati verso una normalizzazione politica che possa proporsi al di l\u00e0 delle grandi costruzioni ideologiche, era legittimo aspettarsi un confronto politico maturo, di tipo anglosassone, dove nessuno accusa l\u2019avversario di essere anti-democratico, o di volere un regime, o di fondare una tirannia, ma ci si confronta sui diversi programmi politici, sul modo di organizzare il welfare, sulle scelte di politica interna ed estera, e cos\u00ec via. Come pu\u00f2 essere accaduto che il clima politico italiano abbia rafforzato lo scontro? Caduto il muro di Berlino, in Italia si sono rafforzate le palizzate.<\/p>\n<p>Ma, a dire il vero, il fenomeno \u00e8 ancora pi\u00f9 strano, se si ammette la seconda ragione. Neanche in piena guerra fredda, governo e opposizione del Belpaese si scambiavano sberle simili a quelle di oggi. Il conflitto ideologico, alimentato dalla contrapposizione planetaria fra est e ovest, non ha quasi mai valicato certi limiti all\u2019interno della cosiddetta nostra politica parlamentare. Anzi, avvennero delle efficaci e straordinarie azioni di ricucitura delle lacerazioni ideologiche, come la politica morotea e fanfaniana che riusc\u00ec a portare Nenni e il Partito socialista al Governo, o come il tanto vituperato (ingiustamente) \u00abconsociativismo\u00bb. Il consociativismo si \u00e8 sviluppato negli anni \u201970 e \u201980 ed \u00e8 stato quella particolare formula secondo la quale i partiti di governo e quelli dell\u2019opposizione, data l\u2019impossibilit\u00e0 storicamente verificate dell\u2019alternanza, si sono messi a promuovere una politica di associazione, di convergenze decisionali (si ricorda quella amena formula delle \u00abconvergenze parallele\u00bb), di spartizione consensuale delle risorse e delle cariche pubbliche. Spesso si sente dire che il carattere truffaldino della classe politica italiana \u00e8 la causa principale del consociativismo. Attenzione, il consociativismo inizi\u00f2 con figure quali Moro e Berlinguer (il compromesso storico) i quali, per rispondere alle tensioni derivate dalla crisi economica, dalle trame antidemocratiche da parte dei servizi segreti, dalle violenze operate dalle opposizioni extraparlamentari di destra e di sinistra, da un tasso di inflazione sopra il 15%, tentarono di dare risposte convergenti su alcune questioni di fondo, in ordine alla stabilit\u00e0 del sistema politico italiano. Vorremmo ricordare che la formula consociativa si attu\u00f2, nella sua concretezza, nel governo monocolore di \u00absolidariet\u00e0 nazionale\u00bb presieduto da Andreotti negli anni 76-79 (sono questi gli anni del famoso appello di Montanelli di votare DC \u00abturandosi il naso\u00bb). Fu un governo, quello di Andreotti del 1976, spesso individuato come \u00abmonocolore delle astensioni\u00bb. Praticamente, nacque con i voti della DC e con l\u2019astensione di tutti i partiti dell\u2019arco costituzionale, sulla base di un programma concordato e verificato, per via ufficiosa, da tutte le forze dell\u2019astensione. Questa politica delle astensioni permetter\u00e0, sempre in quegli anni, a Giulio Carlo Argan, comunista, di essere il primo sindaco di Roma laico, a Pietro Ingrao di essere eletto presidente della Camera dei Deputati, ecc. La politica del consociativismo ufficioso fu pagata dalla DC e dal PCI. Il PCI, nelle elezioni del 1979, perse circa il 4% rispetto alle politiche precedenti, mentre la DC usc\u00ec sfilacciata in mille rivoli interni. Dopo la parentesi Spadolini, sar\u00e0 Craxi che riuscir\u00e0 a ricomporre, sotto una nuova veste, le componenti di un sistema bloccato, attraverso una dinamica di rapporti di forza fra i partiti governanti che presto condurr\u00e0 il sistema politico italiano dal consociativismo alla logica spartitoria (il CAF, il patto Craxi, Andreotti, Forlani, giustamente vituperabile). Di fatto, comunque, molte barriere fra il comunismo e le forze liberali erano state abbassate gi\u00e0 durante gli anni \u201970. Si pensi che Enrico Berlinguer, per esempio, cos\u00ec si espresse nel 1977, a Mosca nel quadro delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario della Rivoluzione d\u2019Ottobre: \u00abLa politica e gli obiettivi del Partito Comunista Italiano sono rivolti a realizzare una societ\u00e0 nuova, socialista che garantisce tutte le libert\u00e0 personali e collettive, civili e religiose, il carattere non ideologico dello Stato, la possibilit\u00e0 dell\u2019esistenza di diversi partiti, il pluralismo della vita sociale, culturale e ideale\u00bb. Soprattutto la svolta in capo di relazioni internazionali \u00e8 indicativa per capire l\u2019indebolimento della cappa ideologica verificatosi alla fine degli anni settanta. La tematica europea, l\u2019alleanza atlantica, il rapporto con il mondo in via di sviluppo condurr\u00e0, nell\u2019ottobre 1977, alla sottoscrizione di una comune mozione di politica estera da parte della DC, del PCI e di tutti i partiti dell\u2019astensione.<\/p>\n<p>Nonostante queste ragioni storiche e politiche, la febbre ideologica in Italia ha avuto un picco incredibile, e un fattore di catalizzazione \u00e8 stata la discesa in campo di Berlusconi. Il suo intervento sulla scena politica ha significato, nei modi e negli argomenti presentati, un ritorno ad una guerra ideologica dal sapore antico, ma con delle caratteristiche moderne. Berlusconi \u00e8 sceso in campo per impedire alle forze illiberali comuniste, post-comuniste, e catto-comuniste di prendere il potere (approfittando del vuoto lasciato dalla DC). Lo spauracchio della sovietizzazione dell\u2019Italia, del regime delle sinistre, gli \u00e8 servito parecchio per aggregare il consenso e per affermare la propria forza. Da sinistra, dove l\u2019attitudine allo scontro ideologico \u00e8 ben radicata nella tradizione dell\u2019azione politica, non \u00e8 stato difficile ribattere all\u2019ideologia berlusconiana con una ideologia uguale e contraria. Prendendo a spunto la collocazione di Berlusconi nel campo del potere delle comunicazioni e della forza economica e finanziaria, \u00e8 stato facile agitare la bandiera del regista occulto che pone la politica al servizio dei propri interessi.<\/p>\n<p>Non pu\u00f2 sfuggire che il clima ideologico \u00e8 al servizio della propaganda politica in vista della ricerca del consenso. Vale a dire, i toni si esagerano in campagna elettorale per manifesta rincorsa all\u2019elettore indeciso. Ma ci\u00f2 non elimina il problema di fondo, di natura etica ovviamente, ma anche di natura politica. Si tratta della questione della rappresentanza politica e del rapporto cittadini elettori. Senza dilungarci troppo sull\u2019argomento, delegittimare l\u2019avversario significa delegittimare, schernire, anche coloro che rappresenta. E in caso di vittoria elettorale, questo mina alla base il rapporto di rappresentanza politica. Il Presidente del Consiglio dei Ministri \u00e8 il capo del governo di tutti i cittadini italiani, non solo di quelli che lo hanno votato. La considerazione \u00e8 scolastica, eppure va recuperata. Il clima politico non \u00e8 deteriorato solo ai vertici delle forze politiche, ma via via fino ai livelli inferiori, fino alle amministrazioni locali, fino ai comitati di quartiere.<\/p>\n<p>L\u2019esito delle elezioni non \u00e8 affatto scontato, la nuova isterica legge elettorale sta producendo, come si era potuto prevedere, un clima di scontro di tutti contro tutti. Di tutto questo, non si sentiva davvero il bisogno. Questo nostro clima ideologico \u00e8 anacronistico; superiamolo definitivamente e scriviamo un\u2019altra storia. Sar\u00e0 sufficiente, in cabina elettorale, orientare la propria scelta tenendo ben presente quali sono state le forze che hanno contribuito a buttare benzina sul fuoco ideologico, e preferire, se possibile, quel sano moderatismo politico spesso presente nelle forze in competizione, anche se a volte offuscato dalle urla dei pi\u00f9 facinorosi.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[823,1023],"fascicolo":[103],"class_list":["post-1500","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-alberto-lo-presti","autori-luca-mencacci","fascicolo-febbraio-2006"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Anacronismi ideologici<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Alberto Lo Presti, Luca Mencacci, pubblicato nel numero di Febbraio 2006. 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