{"id":1460,"date":"2005-10-01T12:00:00","date_gmt":"2005-10-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1460"},"modified":"2026-04-11T15:46:02","modified_gmt":"2026-04-11T15:46:02","slug":"attualita-di-rosmini","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2005\/ottobre\/attualita-di-rosmini\/","title":{"rendered":"Attualit\u00e0 di Rosmini"},"content":{"rendered":"<p>Il 1\u00b0 Luglio 1855, dopo otto ore di dolorosa agonia, si spegneva a Stresa Antonio Rosmini-Serbati, il filosofo-teologo fondatore di un Istituto religioso, venerato e compianto dai suoi figli spirituali, dagli amici, discepoli, vescovi sacerdoti e laici.<sup>1<\/sup>\u00a0Quest\u2019anno quindi ricorre il 150\u00b0 anniversario della sua morte.<\/p>\n<p>Dopo la lunga notte della\u00a0<em>questione rosminiana<\/em>\u00a0e la lenta risalita del suo nome e del suo pensiero dagli inizi del Novecento ad oggi, ci chiediamo: quale \u00e8 l\u2019attualit\u00e0 di Rosmini, oggi, e la sua influenza sulla societ\u00e0 in genere e in particolare sulla societ\u00e0 italiana? Prima di rispondere all\u2019interessante quesito, credo sia opportuno elencare alcuni fatti che hanno permesso una innegabile rivalutazione di Rosmini ed una sua maggiore conoscenza.<\/p>\n<p>Innanzitutto la pubblicazione della poderosa\u00a0<em>Vita di Antonio Rosmini e del suo Epistolario completo<\/em><sup>2<\/sup>, la fondazione della\u00a0<em>Rivista Rosminiana<\/em>\u00a0(1906) e del\u00a0<em>Bollettino di spiritualit\u00e0 Charitas<\/em><sup>3<\/sup>, l\u2019<em>Edizione nazionale<\/em>\u00a0delle opere di Rosmini che nel 1975 si unisce e diventa tutt\u2019uno con l\u2019<em>Edizione critica<\/em>\u00a0ed \u00e8 tuttora in corso<sup>4<\/sup>.<\/p>\n<p>Poi va ricordata \u2013 dopo il riuscito Congresso Internazionale Rosminiano di Stresa del 1955 \u2013 l\u2019istituzione del\u00a0<em>Centro Internazionale di Studi Rosminiani<\/em>\u00a0di Stresa (1966), che organizza ogni anno dei corsi estivi, cui partecipano centinaia di giovani e professori universitari per trattare temi di attualit\u00e0 nello spirito rosminiano<sup>5<\/sup>. Tra le molte attivit\u00e0 di questo centro Studi ricorder\u00f2 solo la pubblicazione della\u00a0<em>Bibliografia rosminiana<\/em>\u00a0(scritti di Rosmini o su Rosmini, ad oggi 10 volumi) e il\u00a0<em>Grande Dizionario antologico del pensiero di A.Rosmini<\/em>, edito nel 2001 da Citt\u00e0 Nuova Editrice<sup>6<\/sup>.<\/p>\n<p>Infine hanno dato un prezioso contributo alla conoscenza e stima di Rosmini nel mondo ecclesiale i pronunciamenti dei Papi post-conciliari. A cominciare da Giovanni XXIII, che fece uno dei suoi ultimi ritiri spirituali sulle\u00a0<em>Massime di perfezione cristiana<\/em>, assumendole come propria regola di condotta<sup>7<\/sup>\u00a0e che manifest\u00f2 a Padre Giovanni Gaddo l\u2019intenzione di rivedere la questione rosminiana<sup>8<\/sup>. Paolo VI tolse praticamente dall\u2019Indice dei libri proibiti\u00a0<em>Le cinque piaghe della santa Chiesa<\/em>, dando il permesso a Mons. Riva di pubblicarle<sup>9<\/sup>\u00a0e, in un\u2019udienza generale, dichiar\u00f2: \u201c<em>Tutti i suoi pensieri<\/em>\u00a0[di Rosmini]<em>\u00a0indicano uno spirito degno di essere conosciuto, imitato e forse invocato anche come protettore dal cielo<\/em>\u201d<sup>10<\/sup>. Giovanni Paolo I defin\u00ec Rosmini \u201c<em>un uomo di vastissima cultura, di integra fede cristiana, un maestro di sapienza filosofica e morale che vedeva con chiarezza nelle strutture ecclesiali i ritardi e le inadempienze evangeliche e pastorali della Chiesa<\/em>\u201d<sup>11<\/sup>.<\/p>\n<p>Ma chi fece fare al nome di Rosmini un grande balzo in avanti all\u2019interno della Chiesa fu il Papa Giovanni Paolo II. In un\u2019udienza particolare ai padri Rosminiani ebbe parole di alta stima per Rosmini, per il suo \u201c\u2026<em>impegno per un intenso lavoro intellettuale\u2026tutto proteso a far conoscere il Vangelo<\/em>\u201d, per la sua sensibilit\u00e0 \u201c<em>al grande problema dell\u2019armonia tra fede e ragione<\/em>\u201d<sup>12<\/sup>. Nel Febbraio 1994 diede disposizioni alla Congregazione per le Cause dei Santi perch\u00e9 s\u2019iniziasse la Causa di Beatificazione di Antonio Rosmini; il 14.9.1998 segnal\u00f2 Rosmini come uno degli \u201c<em>esempi significativi di un cammino di ricerca filosofica che ha tratto considerevoli vantaggi dal confronto con i dati della fede<\/em>\u201d<sup>13<\/sup>; infine restitu\u00ec integralmente il pensiero di Rosmini alla Chiesa il 1\u00b0 Luglio 2001, quando per suo volere fu pubblicata sull\u2019Osservatore Romano una Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede, in cui si dichiara che \u201c<em>si possono attualmente considerare oramai superati i motivi di preoccupazione e di difficolt\u00e0 dottrinali e prudenziali, che hanno determinato la promulgazione del Decreto \u2018Post Obitum\u2019\u2026 E ci\u00f2 a motivo del fatto che il senso delle proposizioni, cos\u00ec inteso e condannato dal medesimo Decreto, non appartiene in realt\u00e0 alla autentica posizione del Rosmini<\/em>\u201d<sup>14<\/sup>.<\/p>\n<p>Da tutti questi fatti \u2013 conclude il Padre Umberto Muratore \u201c<em>si pu\u00f2 legittimamente arguire che Rosmini oggi gode un buon indice di gradimento. La generazione a noi contemporanea \u00e8 disposta a scommettere sul suo nome e sul suo complesso patrimonio culturale, per trovare strade sensate e raccogliere le sfide della modernit\u00e0. In altre parole, l\u2019esperienza di vita e di pensiero di Rosmini pu\u00f2 diventare per noi una saggia eredit\u00e0, per accompagnarci con rinnovata speranza nel terzo millennio, ormai iniziato<\/em>\u201d<sup>15<\/sup>.<\/p>\n<p>Rosmini oggi \u00e8 meglio conosciuto nel mondo anglosassone: \u00e8 dal 1835 che i Rosminiani lavorano nel Regno Unito, e poi in Irlanda e negli Stati Uniti d\u2019America: la traduzione in Inglese delle opere di Rosmini facilita la divulgazione del suo pensiero. In Francia c\u2019\u00e8 una buona tradizione di cultura rosminiana, fin dai tempi in cui Rosmini assunse la cura dell\u2019Abbazia di Tami\u00e9 e Gustavo di Cavour ne promoveva il pensiero dalle pagine dei giornali<sup>16<\/sup>. In Spagna e nell\u2019America Latina specialmente in Argentina \u2013 l\u2019introduzione del pensiero di Rosmini \u00e8 ancora allo stato embrionale, malgrado gli sforzi del compianto Michele Federico Sciacca. Di recente sono state tradotte opere di Rosmini in russo e in lingua polacca<sup>17<\/sup>. Dove per\u00f2 si \u00e8 aperta una via di maggior interesse per il pensiero di Rosmini \u00e8 ora in Germania: una relazione di Anna Maria Tripodi sull\u2019Osservatore Romano del 25.5.2005 informa intorno al Convegno Italo-Tedesco di Loveno di Menaggio (27\/4-1\/5\/2005) su \u201c<em>Rosmini e la filosofia tedesca<\/em>\u201d, durante il quale per la prima volta si sono incontrati esperti Italiani di Rosmini e specialisti di Kant e dell\u2019Idealismo tedesco.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 in Italia dove il pensiero di Rosmini ha avuto un gran numero di cultori e dove il suo influsso \u00e8 stato maggiormente sentito, sia perch\u00e9 Rosmini ha scritto in Italiano sia per l\u2019interesse che il suo \u2018sistema della verit\u00e0\u2019 ha suscitato fin dal secolo XIX\u00a0<sup>18<\/sup>. L\u2019aspetto pi\u00f9 studiato del pensiero di Rosmini \u00e8 stato quello filosofico, ma quello che forse oggi potrebbe essere pi\u00f9 incisivo \u00e8 quello teologico e spirituale. Ne fornir\u00f2 alcuni esempi.<\/p>\n<p>L\u2019attualit\u00e0 del pensiero di Rosmini nel clima opprimente e di vuoto di valori della cultura moderna \u00e8 la sua capacit\u00e0 di opporsi alla sfida del nichilismo, ereditato dagli ultimi decenni del Novecento.<\/p>\n<p>Il\u00a0<em>nichilismo passivo<\/em>, tendenza di pensiero molto diffusa ai nostri giorni, \u00e8 pericolosissimo perch\u00e9 \u00e8 una rinuncia a tutti i valori: non solo a quelli soprannaturali (la fede in Dio, nella vita eterna, nella grazia ecc.,), ma anche ai valori naturali, quali la verit\u00e0, il bene, gli ideali umani del vivere sociale. Ci si rassegna a vivere nella quotidianit\u00e0, senza ambizioni, senza scatti verso ci\u00f2 che pu\u00f2 migliorare l\u2019uomo e renderlo, se non felice, almeno sereno e tranquillo. La via dello scetticismo \u00e8 l\u2019accettazione della tragicit\u00e0 dell\u2019esistenza senza lamenti, senza speranza, senza illusioni.<\/p>\n<p>Una volta ci si domandava: dove abita l\u2019uomo in quanto uomo? E la risposta suonava: l\u2019uomo abita nell\u2019incrocio tra bisogno e desiderio. Il mito di Ercole al bivio rappresentava l\u2019uomo del lavoro e della lotta per la sopravvivenza che, dando prova di coraggio e di sacrificio, si trovava a dover scegliere tra virt\u00f9 e vizio, tra autenticit\u00e0 di vita morale e lusinga di sensibilit\u00e0 appagata. Il tentativo di risposta a tale quesito decideva dell\u2019indicazione metaforica sul dove abita l\u2019uomo. Ora, la ragione metafisicamente decapitata si risolve in ragione strumentale che mitizza unicamente l\u2019ordine dei mezzi (Max Horkheimer e Theodor W. Adorno). Con il nichilismo, poi, neppure l\u2019ordine dei mezzi si salva.<\/p>\n<p>Un secolo fa scriveva i suoi presentimenti Frederik Nietzsche: \u201c<em>Descrivo ci\u00f2 che verr\u00e0: l\u2019avvento del nichilismo [\u2026]. L\u2019uomo moderno crede sperimentalmente ora a questo, ora a quel valore, per poi lasciarlo cadere; il circolo dei valori superati e lasciati cadere \u00e8 sempre pi\u00f9 vasto; si avverte sempre pi\u00f9 il vuoto e la povert\u00e0 dei valori; il movimento \u00e8 inarrestabile, sebbene si sia tentato in grande stile di rallentarlo. Alla fine l\u2019uomo osa una critica dei valori in generale; ne riconosce l\u2019origine, conosce abbastanza per non credere pi\u00f9 in nessun valore: ecco il pathos, il nuovo brivido [\u2026]\u201d. E concludeva: \u201cQuella che racconto \u00e8 la storia dei prossimi due secoli<\/em>\u201d<sup>19<\/sup>. E neppure si pu\u00f2 ignorare l\u2019avvertimento di Heidegger, quando scriveva: \u201c<em>La pietra di paragone pi\u00f9 dura, ma anche meno ingannevole, per saggiare il carattere genuino e la forza di un filosofo \u00e8 se egli esperisca subito e dalle fondamenta, nell\u2019essere dell\u2019ente, la vicinanza del niente. Colui al quale questa esperienza rimane preclusa sta definitivamente e senza speranza fuori dalla filosofia<\/em>\u201d<sup>20<\/sup>.<\/p>\n<p>La riflessione sulla consistenza filosofica del nichilismo mette in rilievo dei punti che non convincono. Ad esempio, ci si chiede: il nichilismo \u00e8 l\u2019approdo di tutta la metafisica occidentale o \u00e8 il punto d\u2019arrivo di una scheggia impazzita di quelle filosofie? La prima ipotesi \u00e8 quella abbracciata da Nietzsche e Heidegger e opporsi ad essa sarebbe una follia. La seconda ipotesi rappresenta il nichilismo come un momento di stanchezza del pensare filosofico e darebbe luogo ad un approfondimento per andare oltre la linea del nichilismo.<\/p>\n<p>Un altro interrogativo, interno alle conclusioni a cui arriva il nichilismo, \u00e8 questa: \u00e8 mai possibile che la ragione giunga alla negazione di s\u00e9, senza generare il sospetto che vi si nasconda un assurdo? L\u2019<em>homo sapiens<\/em>\u00a0che si annulla, proprio attraverso l\u2019esercizio delle sue funzioni? Come dire: l\u2019occhio diventa cieco proprio con l\u2019esercizio del vedere? Certo \u00e8 entrato nel corso del ragionamento un elemento tossico, un\u00a0<em>virus<\/em>\u00a0che ha portato la ragione alla sua auto-distruzione.<\/p>\n<p>Ancora: \u00e8 possibile che\u00a0<em>tutta<\/em>\u00a0la storia del pensiero filosofico occidentale sia nient\u2019altro che un cumulo di macerie da rimuovere? La filosofia, che si \u00e8 interrogata per millenni, conclude col dire che non c\u2019\u00e8 una risposta, che tutto \u00e8 notte, che tutto \u00e8 senza fondamento?<\/p>\n<p>Infine: non \u00e8 forse il nichilismo frutto di visioni parziali, e quindi astratte? Non pu\u00f2 darsi che, per la fretta di giungere ad una sintesi, abbia sacrificato l\u2019analisi, la visione paziente e laboriosa di\u00a0<em>tutti<\/em>\u00a0gli elementi originari da mettere nel conto? Non sarebbe per caso, il nichilismo, un ritorno \u2013 con parole nuove e in forma ridotta \u2013 a un\u2019antica teoria della filosofia gnostica? Che cosa ripropone, infatti, se non la \u2018caduta\u2019 di un mondo, opaco e senza risposte, nel tempo e nello spazio per qualche inspiegabile peccato originale? L\u2019uomo rimarrebbe solo con la sua ragione inutile, rassegnato a non porsi pi\u00f9 domande di senso, diffidente verso qualunque proposta alternativa che non avrebbe che il senso di una bella favola.<\/p>\n<p>I\u00a0<em>limiti<\/em>\u00a0del nichilismo sono ravvisabili in lacune ben visibili. La prima lacuna sta nella aprioristica convinzione che, quando l\u2019uomo pensa, non possa mai uscire dal soggetto. Tale convinzione \u2013 che Rosmini chiamer\u00e0\u00a0<em>soggettivismo<\/em>\u00a0&#8211; genera un altro errore, cio\u00e8 la convinzione che ogni idea sia creazione del pensiero stesso, cio\u00e8 semplice modificazione del soggetto pensante. Se ci\u00f2 fosse vero, esisterebbe un solo modo di essere, l\u2019essere reale, soggettivo, generante l\u2019essere ideale e l\u2019essere morale. Allora ogni idea non sarebbe che un concetto (<em>concettualismo<\/em>\u00a0di Abelardo) o un semplice\u00a0<em>flatus vocis<\/em>\u00a0(<em>nominalismo<\/em>\u00a0di Roscellino). Se si cade in questa trappola, il nichilismo \u00e8 inevitabile: il nichilismo infatti \u00e8 la negazione di ogni verit\u00e0 e di ogni valore oggettivo. La verit\u00e0 non \u00e8 altro che una visione ideale, come una visione ideale \u00e8 il valore o la legge, a cui la volont\u00e0 obbedisce quando compie il bene. Se l\u2019ideale diventa soggettivo, diventa logico negare ogni verit\u00e0 e valore che valgano al di l\u00e0 del soggetto che li pensa:\u201c<em>Ora se l\u2019universale e l\u2019ideale non \u00e8 la luce autorevole che dimostri il buono ed il reo, non v\u2019ha pi\u00f9 ragione di ubbidire ad una volont\u00e0 legislatrice. Ma se l\u2019ideale non \u00e8 un vero oggetto, ma \u00e8 cosa soggettiva ed umana, cessa ogni suo valore di mostrare e di provar checchessia: quindi \u00e8 tolta via l\u2019autorit\u00e0 stessa della volont\u00e0 divina<\/em>\u201d<sup>21<\/sup>.<\/p>\n<p>Di qui l\u2019alternativa suggerita da Rosmini: la distinzione tra soggetto e oggetto, tra realt\u00e0 e idealit\u00e0 come due modi di essere categoricamente distinti, due modi dello stesso essere, \u201c<em>due relazioni essenziali dello stesso essere<\/em>\u201d. Allora la verit\u00e0 oggettiva \u00e8 data al soggetto nell\u2019intuito originario dell\u2019essere, e con la verit\u00e0 \u00e8 data la legge, \u00e8 data la possibilit\u00e0 del valore o bene morale.<\/p>\n<p>Ognuno vede che gi\u00e0 nel fenomeno della conoscenza umana si annida la presenza dell\u2019essere: non c\u2019\u00e8 antropologia che non sia al tempo stesso ontologia. E l\u2019essere che viene dato alla mente non \u00e8 un prodotto della mente, ma \u00e8 forma oggettiva di essa, distinta dalla mente stessa. E\u2019 su questa oggettivit\u00e0 formale dell\u2019essere che si pone il fondamento di una filosofia immune dal nichilismo, che si vince ogni relativizzazione o soggettivismo. E\u2019 in essa che si trova anche il ponte per un discorso sulla trascendenza o comunione tra uomo e Dio.<\/p>\n<p>L\u2019altra lacuna originaria del nichilismo \u00e8 il non aver bene afferrato la\u00a0<em>natura degli enti contingenti<\/em>, cio\u00e8 del reale finito. Il contingente, infatti, si presenta come un ente incompleto, senza un principio o causa prima. L\u2019anello che unisce l\u2019effetto alla causa nascosta \u00e8 l\u2019<em>atto creativo<\/em>, che non \u00e8 da noi percepito, perch\u00e9 l\u2019atto creativo \u00e8 Dio stesso, l\u2019invisibile. Noi dunque vediamo le cose, ma non possiamo coglierle nel loro nascere. Quindi non vediamo il primo atto che le fonda: le cose ci appaiono come staccate dall\u2019essere da cui dipendono, quasi nuotanti nel nulla, non-enti. Inoltre l\u2019atto creativo \u00e8 un atto libero della volont\u00e0 di Dio, un evento quindi che sfugge alla nostra razionalit\u00e0: la ragione non pu\u00f2 trovare alcun nesso necessario tra l\u2019Essere causa e gli enti finiti effetti estrinseci, i quali \u2013 abitando al di fuori di Dio \u2013 rimangono termini impropri dell\u2019Essere che li ha voluti. Cos\u00ec \u2013 non pensati nell\u2019Essere Assoluto, non avendo un essere in cui poterli pensare \u2013 i contingenti sono pensati dall\u2019uomo nell\u2019essere ideale che egli riceve nell\u2019intuito. Di conseguenza gli enti reali al pensiero dell\u2019uomo si presentano \u201c<em>come un mistero, come un arcano: prodotti senza causa, esistenti senza ragione<\/em>\u201d. L\u2019oscurit\u00e0 che ogni cosa si porta nelle sue viscere, se non si appoggia sulla creazione come suo principio originario, getta un\u2019ombra pesante sull\u2019intera realt\u00e0, che diventa un enigma impenetrabile. Dall\u2019accettazione della realt\u00e0 come enigma, al nichilismo il passo \u00e8 brevissimo<sup>22<\/sup>.<\/p>\n<p>Un altro esempio di come il pensiero di Rosmini possa incidere profondamente nella cultura moderna \u00e8 la sua teoria personalistica.<\/p>\n<p>Celebriamo quest\u2019anno anche i cento anni dalla nascita di Emmanuel Mounier (1905-1950), che ha lasciato in eredit\u00e0 all\u2019Occidente esasperatamente individualista il suo pensiero sul personalismo comunitario: pensiero raccolto e portato avanti dal suo allievo Paul Ricoeur, recentemente scomparso. Se \u00e8 vero che \u201c<em>il personalismo non \u00e8 qualcosa di compiuto\u2026perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 avanti che dietro a noi<\/em>\u201d<sup>23<\/sup>, \u00e8 anche vero che il personalismo ha degli antesignani e che Rosmini fu uno di questi.<\/p>\n<p>Rosmini definisce la persona \u201c<em>un soggetto intellettivo, in quanto contiene un principio attivo supremo<\/em>\u201d<sup>24<\/sup>. Nell\u2019uomo esistono il principio senziente, il principio intelligente e il principio razionale. La ragione della sussistenza di tutti i principi sta in quello che, fra tutti i principi, \u00e8 il supremo. Nell\u2019uomo il principio pi\u00f9 nobile e supremo \u00e8\u00a0<em>il principio intelligente che opera<\/em>\u00a0(cio\u00e8 che \u00e8 unito alla volont\u00e0) e che quindi chiamiamo\u00a0<em>principio razionale<\/em>. Il principio razionale, ossia la capacit\u00e0 dell\u2019uomo di vedere l\u2019essere ideale e di operare in virt\u00f9 della sua razionalit\u00e0, \u00e8 ci\u00f2 che costituisce la persona. La persona allora viene definita da Rosmini\u00a0<em>relazione sussistente<\/em>\u00a0(\u2018<em>in quanto<\/em>\u2026\u2019), sussistente tra gli elementi che compongono l\u2019uomo e di cui un elemento \u00e8 il principio supremo<sup>25<\/sup>.<\/p>\n<p>Infine, Rosmini definisce la persona \u201cil diritto sussistente\u201d, l\u2019essenza del diritto, perch\u00e9 ha in s\u00e9 tutti i costitutivi del diritto<sup>26<\/sup>. \u201c<em>Se dunque la persona \u00e8 attivit\u00e0 suprema per natura sua, egli \u00e8 manifesto che si dee trovare nelle altre persone il dovere morale corrispondente di non lederla, di non fare un pensiero, un tentativo volto ad offenderla o sottometterla, spogliandola della sua supremazia naturale, come si scorge applicando il principio da noi stabilito di \u2018riconoscere praticamente le cose per quelle che sono<\/em>\u201d<sup>27<\/sup>.<\/p>\n<p>Noi sappiamo che la societ\u00e0 \u00e8 veramente civile ed umana nella misura in cui riconosce e conserva le radici dell\u2019autorit\u00e0 e della libert\u00e0 nel singolo individuo e le sue pi\u00f9 nobili aspirazioni. Se il principio dell\u2019autorit\u00e0 e della libert\u00e0 dev\u2019essere mantenuto entro la sfera della persona, allora \u00e8 chiaro che tutto deve ruotare attorno alla persona, tutto deve partire da lei \u2013 dai suoi bisogni e dalle sue aspirazioni -, tutto deve tornare a lei. Il Governo, lo Stato, qualunque tipo di societ\u00e0 diventano\u00a0<em>mezzi<\/em>\u00a0al servizio della persona, mentre la persona rimane l\u2019unico fine ultimo della vita dei singoli e della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Rosmini riassume cos\u00ec la sua teoria personalistica: \u201c<em>Ci\u00f2 che \u00e8, ma non \u00e8 persona, non pu\u00f2 stare senza che ci sia una persona<\/em>\u201d<sup>28<\/sup>. La persona, per lui, \u00e8 il fine concreto dell\u2019universo, l\u2019origine dei diritti, il diritto stesso sussistente, incipiente bellezza microcosmica specifica destinata, ove raggiunger\u00e0 la vocazione eterna che porta in s\u00e9 come promessa e come compito, a rivestirsi a modo suo di tutto l\u2019universo. Ma da dove vengono alla persona questa autorit\u00e0 e questa dignit\u00e0 originarie?<\/p>\n<p>Essa non potrebbe vantare tali titoli se non fosse a sua volta portatrice di qualcosa che trascende la natura di cui \u00e8 signora, cio\u00e8 che trascende i tempi, i luoghi, le culture, le razze, le religioni, le caste. Se infatti in lei non ci fosse nulla di indipendente da tali legami temporali, nulla che fosse al tempo stesso unico e partecipato da tutti \u2013 condizione che pu\u00f2 soddisfare solo un ente spirituale, nulla di eccellente sugli altri beni della terra, l\u2019individuo umano rimarrebbe un oggetto materiale qualsiasi della terra, confuso tra miriadi di altri oggetti contrassegnati inesorabilmente dai limiti spaziali, temporali e culturali in cui sono nati. Senza nulla di trascendente, non ci sarebbe ragione alcuna di dichiarare l\u2019uomo superiore agli altri oggetti, o fine rispetto alle altre creature e agli stessi altri esseri umani.<\/p>\n<p>L\u2019elemento che d\u00e0 ragione della sua superiorit\u00e0 \u00e8 l\u2019<em>essere intelligibile<\/em>, il quale, mostrandosi all\u2019uomo fin dal primo istante della sua esistenza, lo rende intelligente, volitivo e libero. Rosmini chiama questo essere \u2013 per riguardo alla sua origine ultramondana e alla sua natura infinita \u2013 il\u00a0<em>divino nella natura<\/em>, l\u2019<em>eterno nell\u2019uomo<\/em>.<\/p>\n<p>La presenza del divino nell\u2019uomo compie una duplice funzione: mantiene aperta la via alla comunione con Dio e d\u00e0 ragione della superiorit\u00e0 dell\u2019uomo su qualunque altra creatura. Di qui si comprende come in una societ\u00e0, nella quale i legami col trascendente vengono dimenticati, cadono nell\u2019oblio anche le ragioni oggettive della dignit\u00e0 umana. Toltagli la nobilt\u00e0 dei suoi natali, l\u2019uomo rimane un semplice \u2018<em>figlio della terra<\/em>\u2019 (Nietzsche), un fragile essere organico fra innumerevoli esseri come lui, che si distingue dalle altre specie animali solo perch\u00e9 ha pensieri e desideri classificabili benissimo come \u2018<em>passioni inutili<\/em>\u2019 (Sartre).<\/p>\n<p>La presenza del divino nell\u2019uomo \u00e8 anche garanzia della legge morale nell\u2019uomo. Se il principio dell\u2019etica \u00e8 nell\u2019individuo, e l\u2019individuo a sua volta sa di aver ricevuto questa etica da Dio, allora la persona non solo pu\u00f2 rivendicare il diritto all\u2019autonomia e alla libert\u00e0, ma ha un termine di paragone inestirpabile per giudicare se una legge \u00e8 giusta o ingiusta. Egli sa misurare il valore etico dei suoi costumi, ha una norma che lo guida nella gerarchia dei beni, pu\u00f2 differenziarsi con coscienza serena dai gusti e dalle opinioni della massa, sa distinguere tra piacere onesto e disonesto, tra l\u2019utile e il giusto, tra libert\u00e0 e passione. Spento questo cielo interiore, oscurata cio\u00e8 la coscienza morale, l\u2019individuo perde la bussola nella selva delle opinioni e dei rapporti della vita esteriore, cammina senza sapere dove va e agisce senza dominare le sue azioni e passioni.<\/p>\n<p>Essere portatore di una legge morale interiore significa, per la persona, essere atonoma, essere legge a s\u00e9 stessa: da qui il suo diritto all\u2019indipendenza ed alla libert\u00e0. Essere norma a s\u00e9 stessi non comporta il diritto a fare ci\u00f2 che si vuole (questo equivarrebbe a dire che non si ha una norma), ma il diritto di non essere ostacolato nell\u2019obbedire alla legge che l\u2019uomo porta dentro.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 a questo punto tentare di tracciare una carta d\u2019identit\u00e0 della persona nella societ\u00e0 moderna. Essa \u00e8 una canna fragile nella sua costituzione biologica (Pascal), ma \u00e8 portatrice di un seme di spiritualit\u00e0 che la nobilita e la rende intangibile: l\u2019elemento biologico e quello spirituale, pur rimanendo distinti, si fondono in un tutt\u2019uno, in un Io originario, unico fra tutta la variet\u00e0 degli esseri. La persona ha in s\u00e9 stessa la legge che le dice dove andare e come orientarsi fra le molteplici vie aperte alla sua libera scelta. Nella misura in cui \u00e8 libera, \u00e8 anche responsabile di fronte alla legge. Un campanello interno pi\u00f9 o meno sensibile, chiamato coscienza, scatta ad ogni sua azione per approvare o disapprovare. Ogni atto libero compiuto in accordo alla legge interna aumenta la sua libert\u00e0 e la ricchezza della sua personalit\u00e0, ogni atto in disaccordo restringe l\u2019una e l\u2019altra.<\/p>\n<p>Le altre persone vive e defunte, mondane o ultramondane, sono come altrettanti \u2018<em>tu<\/em>\u2019 in cui la persona vede riflessa la propria immagine, con gli stessi suoi diritti e doveri, con la sua stessa nobilt\u00e0 d\u2019origine. Essa le tratta col rispetto dovuto a chi \u00e8 \u2018<em>fine<\/em>\u2019, libert\u00e0 originaria autonoma e responsabile di fronte alla legge interiore prima che a quella esteriore. L\u2019uguaglianza di diritti e di doveri, l\u2019origine dallo stesso Padre, il comune destino ultramondano, l\u2019identica legge interiore di libert\u00e0 e di responsabilit\u00e0 sviluppano tra le persone il senso di fraternit\u00e0 e di comunione reciproca; la capacit\u00e0 di \u2018inoggettivarsi\u2019 (Rosmini) negli altri, cio\u00e8 di cogliere i loro sentimenti e i loro diritti doveri come fossero propri, d\u00e0 il senso di solidariet\u00e0 e di giustizia. Infine, il \u2018<em>tu<\/em>\u2019 di Dio illumina il mondo interiore dell\u2019Io di una presenza viva dialogante e d\u00e0 a tutto l\u2019universo dei propri pensieri ed affetti un senso esteso e continuo di intimit\u00e0 religiosa.<\/p>\n<p>Opportuna allora mi sembra la conclusione che ne trae Mons. Riva: \u201cDa una visione della persona umana quale \u00e8 data dalla dottrina rosminiana \u00e8 possibile intravedere un\u00a0<em>umanesimo globale<\/em>, che non trascura gli aspetti essenziali n\u00e9 quelli storici, quelli religiosi n\u00e9 quelli civili, quelli individuali n\u00e9 quelli sociali, quelli umanistici n\u00e9 quelli scientifici, quelli naturali n\u00e9 quelli soprannaturali, quelli temporali n\u00e9 quelli ultraterreni e immortali\u201d<sup>29<\/sup>.<\/p>\n<p>Passiamo ora alla dottrina ecclesiologica di Antonio Rosmini, che non si trova in un trattato unitario sulla Chiesa \u2013 se non, forse, nella\u00a0<em>Filosofia del Diritto<\/em>\u00a0-, ma in varie opere che ci permettono di ricostruire una sua dottrina intorno alla Chiesa sotto l\u2019aspetto finalistico &#8211; morale, ascetico, storico, teologico e mistico. Una dottrina che risulta da una presenza continua dell\u2019argomento al cuore di Rosmini, che vi insiste come sulla realt\u00e0 pi\u00f9 cara e pi\u00f9 importante \u2013 ogni volta che se ne d\u00e0 l\u2019occasione \u2013 nelle sue trattazioni filosofiche e teologiche, nelle sue opere morali ed ascetiche, nelle sue lettere e nei suoi discorsi. Inoltre la sua vita \u00e8 stata davvero una operosit\u00e0 generosa per il bene della Chiesa, fino al desiderio di spargere il suo sangue per essa: versamento incruento che Dio ha gradito e ha unito a quello del suo divino Figlio.<\/p>\n<p>Mi sembra degno di rilievo quanto Rosmini dice della Chiesa , sia pure incidentalmente, in una operetta giovanile, pubblicata a Milano nel 1826, dal titolo\u00a0<em>Saggio sulla Divina Provvidenza nel governo dei beni e dei mali temporali<\/em>. In questo Saggio, procedendo per la duplice via della fede e della ragione, egli indaga le leggi secondo cui la Provvidenza opera nel governo del mondo e giunge alla conclusione che il fine dell\u2019opera della Provvidenza \u00e8 il bene morale delle creature intelligenti, ma viene a specificare che questo bene &#8211; nella sua realizzazione massima \u2013 si ottiene nella Chiesa di Ges\u00f9 Cristo<sup>30<\/sup>. La Chiesa, quindi, qui si configura come la condizione in cui si realizza sulla terra il maggior bene per le creature, come il termine a cui la Provvidenza di Dio tutto conduce, seguendo il meraviglioso disegno che la sua sapienza ha tracciato e in cui entrano tutti gli avvenimenti e le vicende umane e creaturali, lo svolgersi &#8211; in una parola \u2013 di tutte le cause seconde, fisiche e morali.<\/p>\n<p>La conferma di questo modo di sentire la Chiesa l\u2019abbiamo in uno scritto spirituale che segue di pochi anni, pubblicato a Roma nel 1830, e su cui Rosmini ha gi\u00e0 impostato tutta la sua vita. Il titolo di questo libretto \u00e8\u00a0<em>Le Massime di perfezione cristiana<\/em>. La sua mente filosofica vede con assoluta chiarezza che vi \u00e8 qualche cosa di\u00a0<em>essenziale<\/em>\u00a0per l\u2019uomo, qualcosa che deve venir prima di tutto il resto e che perci\u00f2 l\u2019uomo deve ricercare come l\u2019<em>unum necessarium<\/em>. E questo dato necessario Rosmini lo formula cos\u00ec: \u201c<em>Desiderare unicamente e infinitamente di piacere a Dio, cio\u00e8 di essere giusto<\/em>\u201d<sup>31<\/sup>. La giustizia verso Dio esige anzitutto che l\u2019uomo si purifichi dal male e tenda allo acquisto della carit\u00e0 o amore di Dio, in cui consiste la santit\u00e0 o perfezione dell\u2019anima. Dio vuole questo dall\u2019uomo e soltanto questo \u00e8 \u2018essenziale\u2019 per lui. Tutto il resto \u2013 studio, attivit\u00e0, condizione di vita \u2013 \u00e8 mezzo per raggiungere il fine. Il cristiano allora tender\u00e0 con tutte le sue forze al fine e lascer\u00e0 a Dio la scelta dei mezzi: questo \u00e8 quel principio di\u00a0<em>passivit\u00e0<\/em>\u00a0che concretamente significa completa disponibilit\u00e0 di s\u00e9 a Dio.<\/p>\n<p>Ma la ricerca della giustizia \u00e8 anche un riconoscere Dio, \u00e8 prestargli \u201c<em>un\u2019adorazione, un ossequio<\/em>, una sottomissione la pi\u00f9 grande che sia possibile, il che \u00e8 quanto dire desiderare unicamente e infinitamente la gloria di Dio\u201d<sup>32<\/sup>. Ma che cosa d\u00e0 a Dio la gloria maggiore, se non la Chiesa voluta da Ges\u00f9 Cristo? Quindi \u201cil primo desiderio che viene figliato nel cuore del cristiano da quello supremo della giustizia, si \u00e8 quello dell\u2019incremento della gloria della Chiesa di Ges\u00f9 Cristo\u201d ed egli operer\u00e0 \u201ca pro di essa dietro la divina chiamata\u201d<sup>33<\/sup>.<\/p>\n<p>Nella\u00a0<em>Filosofia del Diritto<\/em>\u00a0\u2013 un\u2019opera della maturit\u00e0 \u2013 Rosmini parla della Chiesa come\u00a0<em>societ\u00e0 teocratica<\/em>. Sa bene che questo modo di dire suona male a certi orecchi liberali, tuttavia insiste nell\u2019uso dell\u2019<em>aggettivo teocratico<\/em>\u00a0perch\u00e9 la Chiesa \u00e8 una vera societ\u00e0 tra Dio e gli uomini.<\/p>\n<p>Che cosa \u00e8 una societ\u00e0? La definizione che egli ne d\u00e0 \u00e8 la seguente: \u201cOgni societ\u00e0 si costituisce da un bene comune, nel quale cospirino le volont\u00e0 di pi\u00f9 persone al fine di goderselo tutte, o trarne tutte profitto\u201d<sup>34<\/sup>. E la societ\u00e0 teocratica? \u201cLa societ\u00e0 teocratica \u00e8 quell\u2019altissima societ\u00e0 nella quale gli uomini e Dio hanno un bene medesimo e in comunione il partecipano e godono\u201d<sup>35<\/sup>.<\/p>\n<p>Ora, la societ\u00e0 teocratica tra Dio e gli uomini pu\u00f2 avere diversi gradi di perfezione, a secondo che si consideri il bene comune che viene ad essere partecipato. Se questo bene comune \u00e8 la\u00a0<em>verit\u00e0<\/em>, che \u00e8 \u201ccosa divina, ma non \u00e8 Dio\u201d, si ha \u201c<em>la societ\u00e0 naturale del genere umano, che \u00e8 societ\u00e0 teocratica in disegno<\/em>\u201d: manca a questo disegno la realizzazione che pone nel suo pieno essere la societ\u00e0 che esso inizia<sup>36<\/sup>. La verit\u00e0 \u00e8 un\u2019appartenenza di Dio, ma si limita a far conoscere speculativamente l\u2019essenza delle cose, senza operare realmente sull\u2019uomo. E\u2019 un vincolo quanto mai tenue, questo, congiungimento tra Dio e gli uomini, ma \u00e8 un vincolo sufficiente a costituire una societ\u00e0, quella naturale del genere umano.<\/p>\n<p>Ma se Dio si comunicasse agli uomini con un\u2019azione reale, si avrebbe un altro grado della societ\u00e0 teocratica, perch\u00e9 in tal caso il bene comune tra Dio e gli uomini sarebbe Dio stesso. Ora, questo \u00e8 quello che \u00e8 storicamente avvenuto con la comunicazione della grazia da parte di Dio. La societ\u00e0 teocratica naturale diventa ora societ\u00e0 teocratica soprannaturale. Ecco come si esprime Rosmini: \u201c<em>Un\u2019azione immediata, che Iddio opera nella sostanza dell\u2019anima umana, dove produce un sentimento fondamentale deiforme, \u00e8 ci\u00f2 che solleva l\u2019uomo sopra l\u2019ordine della natura e lo fa entrare nello stato soprannaturale. Quest\u2019azione, che \u00e8 Dio stesso, perch\u00e9 l\u2019azione immediata di Dio \u00e8 Dio, il mette in comunicazione diretta con Dio, il fa percepire Dio. Iddio sentito, percepito \u00e8 quel sommo bene comune a Dio e all\u2019uomo, che mette nel suo esser compiuto la teocratica societ\u00e0<\/em>\u201d<sup>37<\/sup>.<\/p>\n<p>Ma ci pu\u00f2 essere, tra Dio e l\u2019uomo, una comunicazione ancora maggiore, \u00e8 questa \u00e8 avvenuta quando Dio ha portato all\u2019ultimo grado la sua societ\u00e0 con l\u2019uomo con l\u2019Incarnazione. In essa Dio nell\u2019interezza della sua sostanza si \u00e8 congiunto all\u2019uomo nella persona del Verbo: \u201c<em>Nel Cristo dunque la societ\u00e0 teocratica tra Dio e l\u2019uomo tocc\u00f2, e quasi diremmo, travalic\u00f2 il massimo della sua perfezione<\/em>\u201d<sup>38<\/sup>.<\/p>\n<p>Ci si potrebbe soffermare di pi\u00f9 su questa concezione bellissima della Chiesa di Cristo uscita dalla mente di Rosmini, ma vorrei aggiungere solo una sottolineatura \u2013 tanto valorizzata dal Concilio Vaticano II &#8211; sul\u00a0<em>sacerdozio comune dei fedeli<\/em><sup>39<\/sup>. Rosmini, di questo sacerdozio comune, specifica sette poteri o diritti legati al Battesimo:<\/p>\n<p>&#8211; il potere costituente, cio\u00e8 di \u2018fondare\u2019 la Chiesa aggregando ad essa nuovi fedeli attraverso l\u2019amministrazione del Battesimo,<br \/>\n&#8211; il potere liturgico, che si esprime nel culto e nell\u2019offerta di se stessi a Dio,<br \/>\n&#8211; il potere eucaristico, che si esercita nel ricevere l\u2019Eucaristia, ma anche nell\u2019amministrarla a s\u00e9 e agli altri,<br \/>\n&#8211; il potere medicinale, che \u00e8 la partecipazione al potere di sciogliere o di legare proprio della Chiesa, attraverso la ricezione del sacramento della Penitenza,<br \/>\n&#8211; il potere ierogenito, cio\u00e8 di essere \u2018 generatori del sacro\u2019, in quanto ministri del Matrimonio e procreatori di vita nel corso della storia,<br \/>\n&#8211; il potere didattico, chiamati come sono tutti al \u2018ministero della Parola\u2019 (LG, nn.35, 51),<br \/>\n&#8211; il potere ordinativo, che concerne l\u2019organizzazione e la vita della Chiesa in generale. Questo potere \u00e8 proprio del Papa e dei Vescovi, ma anche i laici \u2018influiscono\u2019 nel governo della Chiesa con la partecipazione attiva e responsabile nei vari\u00a0ambiti<sup>40<\/sup>.<\/p>\n<p>A proposito del potere ordinativo dei fedeli, si \u00e8 molto equivocato sul pensiero espresso da Rosmini nella pi\u00f9 divulgata delle sue opere,\u00a0<em>Le cinque piaghe della Santa Chies<\/em>a. Il filo conduttore dell\u2019opera \u00e8 l\u2019<em>unit\u00e0<\/em>\u00a0e la\u00a0<em>libert\u00e0<\/em>\u00a0della Chiesa e, nel capitolo quarto, dove parla de\u00a0<em>la nomina dei vescovi abbandonata al potere temporale<\/em>, non propugna in fondo se non la prassi odierna: il Papa nomina, il clero locale testimonia, il popolo dei fedeli \u00e8 garante col suo consenso.\u201c<em>Ogni societ\u00e0 libera ha essenzialmente il diritto di eleggersi i propri ufficiali. Questo diritto le \u00e8 tanto essenziale e inalienabile, quanto quello di esistere<\/em>\u201d<sup>41<\/sup>.<\/p>\n<p>Con questa citazione chiudo questo articolo sulla attualit\u00e0 di Rosmini, ben conscio di aver toccato solo alcuni temi, seppure ben rilevanti, in una societ\u00e0 multiculturale e globalizzata, come \u00e8 la societ\u00e0 del XXI secolo in cui viviamo.<\/p>\n<p><strong>Note:<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0Per citare solo alcuni nomi di personalit\u00e0 che piansero la morte di Rosmini, ricorder\u00f2: Pio IX (che non smise mai l\u2019intenzione di farlo Cardinale), i Vescovi del Piemonte (che aiut\u00f2 nel difendere la Chiesa dalle leggi eversive piemontesi dopo gli anni \u201950), sacerdoti e religiosi (Piantoni, Pendola, Buroni, Stoppani, Pestalozza, Newman, l\u2019arciprete di Rovereto Andrea Strosio), amici (Manzoni, Bonghi, Tommaseo, Gustavo di Cavour), ammiratori e discepoli (Pagano Paganini, Missaglia, Paravia, Tullio Dandolo, A.Phillips de Lisle, Maria di Koenneritz), Societ\u00e0 ed Accademie (quella degli Agiati di Rovereto, della Crusca, dei Risorgenti di Osimo, dei Filedoni di Perugia, ecc.). Con questa lista, per\u00f2, si \u00e8 fatto un torto ai moltissimi nomi lasciati fuori.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0La\u00a0<em>Vita di Antonio Rosmini<\/em>\u00a0\u2013 stampata nel 1897 ma diffusa solo a partire dal 1905 \u2013 \u00e8 opera del sacerdote Giambattista Pagani \u2018sacerdote dell\u2019Istituto della Carit\u00e0\u2019, rivista e aggiornata dal prof. Guido Rossi dell\u2019Universit\u00e0 di Padova nel 1955: sono due volumi di 841 pagine il primo e di 784 pagine il secondo, Editore Manfrini di Rovereto.<br \/>\nL\u2019<em>Epistolario completo<\/em>\u00a0\u2013 in 13 volumi stampati dal 1887 al 1894 a Casale Monferrato, dalla Tip. Pane \u2013 risulter\u00e0 molto pi\u00f9 nutrito nell\u2019<em>Opera omnia<\/em>\u00a0di Rosmini che \u00e8 in corso di stampa presso Citt\u00e0 Nuova.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0<em>La Rivista Rosminiana<\/em>, trimestrale, ha avuto come fondatore il prof. Giuseppe Morando ed il prossimo anno celebrer\u00e0 i cento anni di vita. Il Bollettino Charitas, mensile, \u00e8 stato iniziato nel Luglio 1927 da padre Giovanni Pusineri, che lo diresse fino alla morte (1964).<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0<em>L\u2019Edizione nazionale<\/em>\u00a0(il primo volume \u00e8 del 1934) \u00e8 stata voluta dal Ministro della P.I. Giovanni Gentile e fu affidata alla direzione di Enrico Castelli.\u00a0<em>L\u2019Edizione critica<\/em>\u00a0\u00e8 stata voluta dal Michele Federico Sciacca, assunta dall\u2019Editrice Citt\u00e0 Nuova ed ha pubblicato finora 40 volumi.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Al Centro Studi di Stresa vanno collegati altri due Centri culturali, che promuovono la conoscenza di Rosmini: quello di Durham in Inghilterra (1986), pensato e voluto da un benefattore italiano per la diffusione delle opere di Rosmini tradotte in lingua inglese (questi libri \u2013 finora sono 20 volumi a 4000 copie ogni volume \u2013 vengono spediti alle universit\u00e0, seminari, biblioteche, centri di cultura ed anche a singoli individui studiosi di Rosmini); e il Centro culturale di Rovereto, sostenuto dalla Provincia di Trento e collegato al Centro di Scienze religiose trentino, unito alla ricchissima biblioteca di Casa Rosmini, pubblica studi rosminiani e reboriani, organizza convegni. A Roma, presso il Collegio Missionario A. Rosmini, c\u2019\u00e8 una biblioteca rosminiana abbastanza fornita e aperta al pubblico.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0Autore \u00e8 il Padre Cirillo Bergamaschi: i quattro volumi raccolgono in quasi 4000 pagine (ed anche in CD-rom) le voci pi\u00f9 importanti delle opere di Rosmini, facilitando cos\u00ec la consultazione da parte degli studiosi.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Cfr. Giovanni XXIII,\u00a0<em>Il Giornale dell\u2019anima<\/em>, a cura di Giulio Bevilacqua, Roma, Ed. di Storia e Letteratura 1964, pp. 308-317.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0D. Mariani,\u00a0<em>Superiori e Vescovi rosminiani<\/em>, Stresa, Edizioni Rosminiane, Sodalitas 2003, p.174.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0A. Rosmini,\u00a0<em>Delle cinque piaghe della santa Chiesa<\/em>, Brescia, Morcelliana 1966, pp.433.<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0Bollettino\u00a0<em>Charitas 1972<\/em>, n. 4 (Aprile), p.15.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0C. Basotto,\u00a0<em>Albino Luciani<\/em>, Libreria S.Pio X, Venezia 1990, p.131.<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0Pusineri-Bessero Belti,\u00a0<em>Rosmini<\/em>\u00a0Stresa, Edizioni Rosminiane 1989, p. 214. Anche in un\u2019altra udienza (29.9.1998) Giovanni Paolo II afferm\u00f2 che Rosmini \u201c<em>trascese il proprio tempo e il proprio spazio per divenire un testimone universale, il cui insegnamento \u00e8 ancora oggi importante e opportuno<\/em>\u201d (Documento della Congr. Gen. dell\u2019Istituto della Carit\u00e0, Roma 1998, p.41).<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0Enciclica\u00a0<em>Fides et Ratio<\/em>, n. 74.<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0Cfr.\u00a0<em>Osservatore Romano<\/em>, 30 Giugno-1\u00b0 Luglio 2001, p.5.<br \/>\n<sup>15<\/sup>\u00a0U. Muratore,\u00a0<em>Conoscere Rosmini<\/em>, Stresa, Edizioni Rosminiane 2002, p.38.<br \/>\n<sup>16<\/sup>\u00a0Recentemente sono stati professori di Lione e di Bordeaux a studiare, scrivere e tradurre opere di Rosmini (R. Jolivet, M. L .Roure, J. M. Trigeaud, M. C. Bergey, J. Plaisance &#8211; L\u00e9glise).<br \/>\n<sup>17<\/sup><em>\u00a0Le cinque piaghe della santa Chiesa<\/em>\u00a0sono state tradotte in Russo da N. Ladaria nel 1999 e i\u00a0<em>Principi di scienza morale<\/em>\u00a0sono stati tradotti in Polacco da A. M. Wierzbicki a Lublino nel 1999.<br \/>\n<sup>18<\/sup>\u00a0La\u00a0<em>Bibliografia Rosminiana<\/em>\u00a0di Cirillo Bergamaschi al Gennaio 2003 annovera ben 15.909 titoli di studi su Rosmini.<br \/>\n<sup>19<\/sup>\u00a0F. Nietzsche,<em>\u00a0La volont\u00e0 di potenza in Opere<\/em>, a cura di C. Colli e M. Montinari, Milano, Adelphi 1964 sgg., vol. VIII, tomo II, pp. 265,266.<br \/>\n<sup>20<\/sup>\u00a0M. Heidegger,\u00a0<em>Nietzsche<\/em>\u00a0a cura di F. Volpi, Milano, Adelphi 1994, p.382.<br \/>\n<sup>21<\/sup>\u00a0A. Rosmini,\u00a0<em>Teosofia<\/em>, a cura di M. A. Raschini e P. P. Ottonello, Roma, Citt\u00e0 Nuova 1998, tono IV, n.1858.<br \/>\n<sup>22<\/sup>\u00a0Cfr. A. Rosmini,\u00a0<em>Teosofia<\/em>\u00a0cit., tomo IV, n. 1563 e n. 1706.<br \/>\n<sup>23<\/sup>\u00a0Cfr. A. Danese,\u00a0<em>Conversazione con Paul Ricoeur<\/em>, in Nuova Umanit\u00e0, 27 (1983), p.106.<br \/>\n<sup>24<\/sup>\u00a0A. Rosmini,\u00a0<em>Antropologia in servizio della scienza morale<\/em>, Roma, Citt\u00e0 Nuova 1954, libro IV, n. 769.<br \/>\n<sup>25<\/sup>\u00a0Ibid., n.833, in nota.<br \/>\n<sup>26<\/sup>\u00a0A. Rosmini,\u00a0<em>Filosofia del Diritto<\/em>, Padova, Cedam 1967, vol. I, n.52).<br \/>\n<sup>27<\/sup>\u00a0Ibid. , n.53.<br \/>\n<sup>28<\/sup>\u00a0A. Rosmini,<em>\u00a0Logica<\/em>, a cura di Vincenzo Sala, Roma, Citt\u00e0 Nuova 1984, n. 362, 4\u00b0.<br \/>\n<sup>29<\/sup>\u00a0C. Riva,\u00a0<em>Attualit\u00e0 di A. Rosmini<\/em>, Roma, Ed. Studium 1970, p. 129.<br \/>\n<sup>30<\/sup>\u00a0A. Rosmini,\u00a0<em>Teodicea<\/em>\u00a0(in cui \u00e8 confluito in seguito il detto Saggio sulla Divina Provvidenza) a cura di U. Muratore, libro II, Roma, Citt\u00e0 Nuova 1977, nr. 315-317.<br \/>\n<sup>31<\/sup>\u00a0A. Rosmini,\u00a0<em>Massime di perfezione cristiana<\/em>, a cura di Alfeo Valle, Roma, Citt\u00e0 Nuova 1989, p. 33.<br \/>\n<sup>32<\/sup>\u00a0Ibid., p.35.<br \/>\n<sup>33<\/sup>\u00a0Ibid., p.45 e p. 53. Quanto sia importante questa chiarificazione per la fede del cristiano, oggi, lo dimostra la disaffezione di tanti che pur si dicono credenti in Dio e in Ges\u00f9 Cristo, ma non frequentano la Chiesa, non si accostano ai Sacramenti, non ascoltano la voce dei Pastori.<br \/>\n<sup>34<\/sup>\u00a0A. Rosmini,\u00a0<em>Filosofia del Diritto<\/em>\u00a0(a cura di Rinaldo Orecchia), Padova, Cedam 1969, vol. III, p.729.<br \/>\n<sup>35<\/sup>\u00a0Ibid. , p..888.<br \/>\n<sup>36<\/sup>\u00a0Ibid., p. 897.<br \/>\n<sup>37<\/sup>\u00a0Ibid., pp. 907-908.<br \/>\n<sup>38<\/sup>\u00a0Ibid., p. 909.<br \/>\n<sup>39<\/sup>\u00a0Cost. dogmatica,<em>\u00a0Lumen Gentium<\/em>, nn. 10 e 11.<br \/>\n<sup>40<\/sup>\u00a0Vedi: Alberto Neglia,\u00a0<em>Laici senza complessi<\/em>, Messina, E.S.U.R. 1988, pp.67-105.<br \/>\n<sup>41<\/sup>\u00a0A.Rosmini,<em>\u00a0Delle cinque piaghe della Santa Chiesa<\/em>\u00a0(a cura di Clemente Riva), Brescia, Morcelliana 1966, p.167.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1051],"fascicolo":[98],"class_list":["post-1460","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-domenico-mariani","fascicolo-ottobre-2005"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Attualit\u00e0 di Rosmini<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Domenico Mariani, pubblicato nel numero di Ottobre 2005. 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