{"id":1458,"date":"2005-10-01T12:00:00","date_gmt":"2005-10-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1458"},"modified":"2026-04-11T15:46:02","modified_gmt":"2026-04-11T15:46:02","slug":"mounier-e-le-ideologie-contemporanee","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2005\/ottobre\/mounier-e-le-ideologie-contemporanee\/","title":{"rendered":"Mounier e le ideologie contemporanee"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019opera di Emmanuel Mounier \u00e8 una delle pi\u00f9 originali e discusse del pensiero politico cat- tolico del \u2018900. Non solo per i temi trattati e per le novit\u00e0 che essi presentano, ma soprattutto per l\u2019apertura che essi mostrano nei confronti di ogni umanesimo non cristiano che, pur non essendo mai completamente accettato, \u00e8 comunque valorizzato in tutti quei punti che costituiscono un autentico miglioramento dell\u2019uomo. Mounier<sup>1<\/sup>\u00a0pu\u00f2 cos\u00ec essere definito come \u2039\u2039l\u2019uomo del dialogo\u203a\u203a, qualit\u00e0 questa, presente in molti studiosi cattolici del nostro secolo che hanno sorretto ed ispirato il Pontificato di Paolo VI.<\/p>\n<p><strong>1. I crimini contro la persona<\/strong><\/p>\n<p>Mounier oper\u00f2 come pensatore cristiano negli anni forse pi\u00f9 tormentati di questo secolo: gli anni trenta e quaranta. Furono momenti difficili nei quali moltissimi smarrirono la strada che avevano intrapreso spesso senza molte possibilit\u00e0 di recupe rarla, mentre altri lo fecero a seguito di disillusioni o di drammatici eventi storici. Si pensi ad esempio a filosofi come Heidegger che accolsero persino il nazismo quando era in fase ascendente. Moltissimi altri esempi, in varie parti del mondo, non mancano ma Mounier non pu\u00f2 decisamente accostarsi a costoro. Rimase sempre fedele alle sue idee per le quali lott\u00f2 anche all\u2019interno della Chiesa senza per\u00f2 uscirne. Segno questo che era sorretto da una fede ferma ed in nessun modo tentennante e che non si lasci\u00f2 mai travolgere da nessuna infatuazione, ma segno pure che le sue idee avevano solide radici anche dal punto di vista filosofico ed erano capaci di reggere alle varie mode culturali.<\/p>\n<p>Il motivo di fondo della riflessione di Mounier ha radici molto antiche in quanto i problemi della persona e della comunit\u00e0, dal punto di vista politico, sono stati presi in esame in ogni momento nella cultura occidentale, particolarmente quella antica. Mounier si pone proprio in questo filone che trova un punto obbligato soprattutto in S. Tommaso, costante riferimento (non l\u2019unico per\u00f2) dei cattolici francesi di quegli anni, i quali ritro- vavano nel pensiero antico e medioevale molte risposte ai loro interrogativi. Lo stesso vale per Mounier. Ecco perch\u00e9 si pu\u00f2 dire che \u2039\u2039tentativi di armonizzare la duplice vocazione individuale e comunitaria dell\u2019uomo sono per Mounier quelli dell\u2019antichit\u00e0 classica e del Cristianesimo\u203a\u203a<sup>2<\/sup>, ten- tativi che l\u2019et\u00e0 moderna \u00e8 venuta via via ridi- mensionando (si pensi che l\u2019epoca di Mounier \u00e8 quella dei grandi totalitarismi). Col Rinascimento infatti comincia un nuovo momento nel quale Mounier coglie il sorgere di un \u2039\u2039umanesimo as- tratto\u203a\u203a il quale pur nella \u2039\u2039legittima rivolta contro un apparato spirituale pesante e cristallizzato de- viava in una mistica dell\u2019individuo\u203a\u203a<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p>Il XX secolo aveva complicato enor- memente le cose perch\u00e9 aveva raggiunto un altro pericolo quello cio\u00e8 di opporre alla \u2039\u2039mistica dell\u2019individuo\u203a\u203a un\u2019altra mistica: quella del \u2039\u2039col- lettivismo\u203a\u203a. Da queste due aberrazioni l\u2019uomo con- creto, la persona, ne era uscito stritolato, avvilito, sommerso da realt\u00e0 mostruose ed onnipresenti che lo avevano ridotto ad un puro e semplice accessorio della storia, ad un pezzo semplicemente materiale del meccanismo storico &#8211; politico che poteva essere usato, sfruttato ed anche cambiato secondo i piaceri degli attuali \u2039\u2039Leviatani\u203a\u203a.<\/p>\n<p>Presa coscienza di questa progressiva sper- sonalizzazione dell\u2019uomo, si tratta ora per Mounier di riproporre un nuovo Rinascimento che sappia superare non solo la crisi contemporanea, ma sappia altres\u00ec recepire quei germi vitali che da quattrocento anni a questa parte hanno prodotto il mondo oc- cidentale. Ecco quindi che, pur sostenendo che il mondo moderno \u00e8 contro la persona, essendo irremovibili e ferme le sue critiche contro i tota- litarismi di vario tipo, ci\u00f2 non toglie che occorra altres\u00ec esaminare le radici culturali dell\u2019umanesimo borghese, del capitalismo, delle teorie fasciste e dell\u2019uomo \u2039\u2039nuovo\u203a\u203a marxista. Una simile analisi si rende necessaria ed urgente se si vuole capire perch\u00e9 tali idee raccolgono tanto successo. Questo compito Mounier lo assolse nella prima parte del suo famoso \u2039\u2039Manifesto\u203a\u203a nel quale, sin dalle prime battute, cerc\u00f2 di essere chiaro nel definire l\u2019impostazione personalista cos\u00ec come egli stesso la vedeva per poterla poi confrontare con le ideologie esaminate. \u2039\u2039Chiamiamo personalista ogni dottrina, ogni civilt\u00e0 che affermi il primato della persona umana sulle necessit\u00e0 materiali e sulle strutture collettive che sostengono il suo sviluppo\u203a\u203a<sup>4<\/sup>. Come si vede non si tratta di una definizione rigida e dogmatica, al contrario si vuole presentare un pun- to di incontro tra pi\u00f9 prospettive che si presta ad \u2039\u2039una convergenza di pi\u00f9 volont\u00e0, e si pone al ser- vizio di esse senza toccare le loro diversit\u00e0 per domandare loro i mezzi per incidere in modo efficace nella storia. Dovremmo allora parlare al plurale, cio\u00e8 di personalismi \u2026 (ma) \u2026 Persona- lismo \u00e8 per noi solo una parola di intesa signi- ficativa, una designazione comune a dottrine diver- se, ma che, nella situazione storica in cui ci tro- viamo, possono essere d\u2019accordo sulle condizioni elementari, fisiche e metafisiche di una nuova civilt\u00e0\u203a\u203a<sup>5<\/sup>. Per\u00f2, per far s\u00ec che questo scopo fosse realmente realizzato, occorreva chiarezza iniziale ed intenti comuni. Da qui la necessit\u00e0 di esaminare i vari modi di intendere la societ\u00e0 per rigettare certi errori ma anche per valorizzare certi contenuti.<\/p>\n<p>L\u2019esame doveva partire per Mounier dalla \u2039\u2039civilt\u00e0 borghese ed individualista\u203a\u203a non solo per- ch\u00e9 in ordine di tempo \u00e8 la prima ma soprattutto perch\u00e9 certi suoi pregiudizi permangono persino all\u2019interno di quei sistemi che ufficialmente la com- battono e cercano si cancellarla. Si pu\u00f2 dire infatti che, malgrado tutto, l\u2019intero mondo occidentale \u00e8 ancora impregnato di principi borghesi e non in- tende in nessun modo rinunciarvi. Certamente nel suo sorgere questa mentalit\u00e0 ha avuto una fase eroica nella quale l\u2019uomo per emergere faceva affidamento ad una serie di virt\u00f9 come l\u2019audacia, la fierezza, l\u2019abilit\u00e0, l\u2019indipendenza, virt\u00f9 per\u00f2 che col tempo andarono sempre pi\u00f9 decadendo trasfor- mando cos\u00ec l\u2019eroe in un individuo puro e semplice con le sue grettezze ed i suoi egoismi. In questa seconda fase al senso della virt\u00f9 si sostituisce il senso chiaro del denaro. E\u2019 proprio questo il vero male della societ\u00e0 borghese perch\u00e9 accentua l\u2019individualismo e frantuma la societ\u00e0. Il danaro infatti separa e rende avversari. Separa soprattutto \u2039\u2039dagli uomini, commercializzando ogni scambio, falsando le parole e i costumi, isolando nel ripie- gamento su s\u00e9 stesso, lontano dai vivi rimproveri della miseria dei suoi quartieri, delle sue scuole, dei suoi costumi, dei suoi vagoni, dei suoi alberghi, delle sue relazioni, delle sue messe \u2026 Siamo ben lontani dall\u2019eroe. Anche il ricco dell\u2019epoca nobile \u00e8 in via di scomparire. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 sull\u2019altare di questa triste chiesa che un Dio sorridente e mostruo- samente simpatico: il Borghese\u203a\u203a<sup>6<\/sup>. Non \u00e8 pi\u00f9 un eroe, non ha pi\u00f9 virt\u00f9 per questo non suscita pi\u00f9 ammirazione ma disprezzo e spesso odio. Da questa situazione, che Mounier definisce tipica di una \u2039\u2039comunit\u00e0 scompaginata\u203a\u203a, scaturiscono le pre- messe che portano al fascismo. Il fascismo (con questo nome Mounier non si riferisce al fascismo italiano, ma i vari sistemi che da esso traggono origine o ispirazione) ama superare ogni contenuto logico per ragionare in termini di potenza. Pro- paganda che l\u2019uomo \u00e8 fatto per impegnarsi \u2039\u2039to- talmente\u203a\u203a e cerca cos\u00ec di recuperare certi miti eroici della nascente societ\u00e0 borghese per rinvigorirli proprio nel momento della sua crisi. Questo spiega il successo che, almeno allora, il fascismo rac- coglieva tra i giovani. \u2039\u2039Chiunque abbia visitato senza partito preso i fascisti, preso contatti con le loro organizzazioni, con i loro giovani, \u00e8 rimasto impressionato, in effetti, dall\u2019autentico slancio spirituale che sorregge questi uomini violentemente strappati alla decadenza borghese, carichi di tutto l\u2019entusiasmo che procura il fatto di avere trovato una fede e un senso della vita\u203a\u203a<sup>7<\/sup>. Una societ\u00e0 appiattita come quella borghese, incapace ormai di entusiasmare la giovent\u00f9 non poteva fare altro che spingerla verso gli \u2039\u2039pseudovalori\u203a\u203a del fascismo<sup>8<\/sup>\u00a0che riproponeva il bisogno dell\u2019autorit\u00e0 e quello dell\u2019impegno personale. Il fascismo paradossalmente pro- poneva, riconoscendo anche la teoria del merito, una specie di personalismo sia pure oppresso e costretto. La mentalit\u00e0 fascista evidenziava inoltre una delle ne- cessit\u00e0 del suo tempo: un pri- mato del collettivo &#8211; nazionale sulle esasperazioni dell\u2019indivi- dualismo<sup>9<\/sup>.<\/p>\n<p>Non sfuggiva certo a Mounier la teoria secondo la quale il fascismo sarebbe stato un\u2019appendice del liberalismo borghese per com- battere il marxismo, ma era fermamente convinto che un tale mezzo fosse del tutto inefficace. C\u2019era infatti in lui la netta convinzione che \u2039\u2039il blocco antimarxista, come noi l\u2019abbiamo visto costituito fin qui, \u00e8 un organo di difesa del capitalismo. Non si combatte un errore col disordine che lo genera\u203a\u203a<sup>10<\/sup>. Il metodo migliore per combattere il marxismo pu\u00f2 essere uno solo e deve essere intrapreso con de- cisione. Si tratta di rinunciare totalmente ai pregiudizi dell\u2019individualismo borghese ed ai suoi egoismi riscoprendo il vero senso, non solo dell\u2019- amore cristiano, ma anche del servizio della co- munit\u00e0 sociale. Solo cos\u00ec si potr\u00e0 combattere l\u2019errore marxista combattendo gli errori che lo hanno generato e reso forte. Per attuare questo intento occorre un lavoro serio che sappia vedere l\u2019uomo al di l\u00e0 della sua semplice entit\u00e0 materiale o del mondo della produzione, pur non minimizzando affatto i problemi ad esso legati. Si tratta in altre parole di recuperare all\u2019uomo la sua dimensione trascendente non sottovalutando per\u00f2 la sua con- dizione concreta nel mondo. Il marxismo si ferma solo a quest\u2019ultima e non sa e non vuole andare oltre; invece \u2039\u2039noi affermiamo contro il marxismo che non vi \u00e8 civilt\u00e0 e cultura umana che non sia orientata metafisicamente \u2026 con una vita personale tesa da parte di ciascuno ad una realt\u00e0 spirituale, che lo porti al di l\u00e0 di se stesso\u203a\u203a<sup>11<\/sup>.<\/p>\n<p>Il bilancio su quelli che Maritain avrebbe definito \u2039\u2039umanesimi contemporanei\u203a\u203a era perci\u00f2 pieno di perplessit\u00e0. Essi potevano essere ammirati per taluni aspetti, giustificati per altri, ma non po- tevano essere comunque pienamente approvati. In fondo la persona umana nel loro contesto veniva stravolta perch\u00e9 circoscritta e valutata solo per certi aspetti. Non solo, l\u2019uomo nella sua singolarit\u00e0, nell\u2019esplicare le sue doti non \u00e8 in tali umanesimi neppure aiutato perch\u00e9 schiacciato dalle macchine del sistema. \u2039\u2039Il gigantismo nelle istituzioni, l\u2019ano- nimato, l\u2019impersonale che copre le responsabilit\u00e0 sin- golari sono peccato grave contro la persona. Ed \u00e8 peccato grave contro la persona ridurre un uomo vivente a una sola delle sue funzioni, considerare gli operai come elementi della produzione e la loro salute ed i loro impegni familiari come settore di perdita, spesa inutile, infruttuosa\u203a\u203a<sup>12<\/sup>.<\/p>\n<p>Si pone cos\u00ec il problema di arricchire questi umanesimi e questo per Mounier \u00e8 possibile solo recuperando (assieme a tutte le conquiste dell\u2019epoca moderna) tutti contributi specifici che il cristia- nesimo ha portato al patrimonio spirituale dell\u2019- Occidente. Si tratta perci\u00f2 prima di tutto di valutare \u2039\u2039l\u2019affermazione di un certo assoluto d\u2019esistenza, di un certo valore di singolarit\u00e0 e di una certa in- dipendenza inalienabile nei confronti di ogni col- lettivit\u00e0\u203a\u203a<sup>13<\/sup>. Questo discorso \u00e8 da rivolgersi, nell\u2019- ottica cristiana, ad ogni uomo. Non solo ai dotti come si faceva nell\u2019antichit\u00e0 classica o ai capitalisti, ai camerati o ai proletari come fa il mondo contemporaneo ma a tutti indistintamente. Tale discorso per\u00f2 pu\u00f2 rischiare di restare una illusione come tante altre, per questo Mounier propone strumenti capaci di realizzarlo al fine di creare quello che egli stesso chiama un \u2039\u2039sistema politico personalista\u203a\u203a.<\/p>\n<p><strong>2. Una nuova epoca storica<\/strong><\/p>\n<p>Mounier \u00e8 estremamente convinto che per il \u2039\u2039personalismo\u203a\u203a (teoria presentata da molti spesso erroneamente) \u00e8 giunto il momento della verit\u00e0 di prendere cio\u00e8 concretamente coscienza della sua missione storica abbandonando quella specie di spiritualismi inconsistenti che molti gli hanno opportunamente rimproverato. Far questo significa che il personalismo deve proporre concretamente un nuovo modello di educazione, di cultura, di eco- nomia, di lavoro, di vita familiare, di servizi sociali e di pluralismo democratico, il personalismo deve insomma proporre un nuovo \u2039\u2039stile e metodo di vita\u203a\u203a.<\/p>\n<p>Fra tutti questi aspetti quello che doveva stare pi\u00f9 a cuore a Mounier era il problema edu- cativo fino ad allora effettuato in modo non certo adeguato per la dignit\u00e0 umana. Infatti \u2039\u2039l\u2019edu- cazione non ha per scopo di foggiare il fanciullo al conformismo di un ambiente sociale o di una dottrina dello stato \u2026 L\u2019educazione non riguarda essenzialmente il cittadino, n\u00e9 il mestiere, n\u00e9 la figura sociale\u2026 Essa ha la missione di promuovere delle persone capaci di vivere e di impegnarsi come persone\u203a\u203a<sup>14<\/sup>. L\u2019educazione quindi interessa l\u2019uomo totale, per questo deve cercare di prospettare dei fini cercando poi di far scaturire una vera e propria fede per il perseguimento di tali finalit\u00e0. Prospettare per\u00f2 non significa obbligare. Neppure lo Stato ha quindi il diritto di imporre la propria \u2039\u2039teoria\u203a\u203a o \u2039\u2039dottrina\u203a\u203a sulla vita degli uomini. Si potrebbe perci\u00f2 affermare che l\u2019educazione, secondo Mou- nier, deve essere neutrale. Nell\u2019accezione di un concetto di neutralit\u00e0 intesa \u2039\u2039in quanto non pro- pone, implicitamente o no, preferenza per alcun sistema di valori oggettivi\u203a\u203a<sup>15<\/sup>; fermo restando, per\u00f2, che l\u2019unico valore che deve essere mantenuto saldo \u00e8 la possibilit\u00e0 di formare e far sviluppare la persona. Questo aspetto non potr\u00e0 mai essere trascurato perch\u00e9 un sistema educativo che voglia essere neutrale fino a questo punto rischierebbe invece di essere indifferente verso un problema cos\u00ec importante. Importante, come ce lo ricordano gli Stati totalitari che fondano il loro presente ed il loro futuro sull\u2019educazione di Stato, che considerano il principale compito per la stabilit\u00e0 del loro sistema. Ma ugualmente importante deve essere per la democrazia che pu\u00f2 solo crescere e svilupparsi se permette il libero esplicarsi delle doti di ciascuna persona. Per realizzare questo intento occorre permettere alle varie \u2039\u2039collettivit\u00e0\u203a\u203a spirituali, familiari, professionali, ecc., di portare il loro contributo di vita, di tradizioni, di esperienza, di originalit\u00e0 e di innovazioni per la formazione delle future persone. \u2039\u2039Tutto sia messo in opera per assicurare il contatto tra le diverse famiglie spiri- tuali della societ\u00e0, per affermare non un\u2019unit\u00e0 dogmatica, impossibile se non con la coercizione spirituale, ma l\u2019unit\u00e0 fraterna ed organica della citt\u00e0. E\u2019 ancora l\u00e0 il ruolo dello Stato personalista e si potr\u00e0 studiare con le diverse collettivit\u00e0 naturali i mezzi materiali per realizzare questo contatto, nella scuola cos\u00ec come nella professione\u203a\u203a<sup>16<\/sup>, \u00e8 questo l\u2019unico modo per preparare l\u2019avvento di una nuova epoca storica.<\/p>\n<p>Non basta per\u00f2 soltanto il cambiamento del sistema educativo per aprire una nuova fase storica, occorre anche presentare una nuova immagine della vita privata sia per la donna sia per l\u2019uomo. Senza soffermarci sui particolari di questa prospettiva (meriterebbero certamente un commento almeno le pagine relative alla \u2039\u2039persona\u203a\u203a della donna) occorre comunque tenere presente che per Mounier la vita privata \u00e8 uno \u2039\u2039spazio di preparazione della persona, nell\u2019incontro della vita interiore con la vita collettiva, lo spazio confuso ma vitale in cui l\u2019una e l\u2019altra mettono radice\u203a\u203a<sup>17<\/sup>. Si tratta di una vita privata vista in modo nuovo che esce da un chiuso egoismo fatto, molto spesso, di molte belle appa- renze che nascondono il marciume di tanti ignobili compromessi. La vita privata \u00e8 stata purtroppo fino ad oggi intesa come sinonimo di vita familiare borghese. Sovente infatti appare come una vita farisaica, espressione di varie falsit\u00e0 che mirano a far apparire, per convenienza sociale, certi aspetti completamente differenti da quella che \u00e8 poi l\u2019autenticit\u00e0 dell\u2019esistenza.<\/p>\n<p>Anche per quel che concerne la vita privata ritorna cos\u00ec, sia pur larvatamente, la polemica contro il capitalismo e il marxismo i quali defor- mano entrambi la vita privata dell\u2019individuo il primo potenziandola eccessivamente, il secondo annullandola. Solo la concezione personalista \u2039\u2039non si oppone n\u00e9 alla vita interiore, n\u00e9 alla vita pubblica, essa prepara l\u2019una e l\u2019altra a comunicarsi recipro- camente le loro virt\u00f9\u203a\u203a<sup>18<\/sup>. Ed \u00e8 solo in questa osmosi reciproca tra pubblico e privato che la persona scopre realmente la sua vocazione ed \u00e8 capace di realizzarla.<\/p>\n<p><strong>3. Il problema economico<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019opera di Mounier una notevole parte \u00e8 dedicata all\u2019economia. Le sue conclusioni riguardo al mondo economico destarono in molti una serie di perplessit\u00e0 e di preoccupazioni perch\u00e9, nella sua irremovibile critica contro il capitalismo, sembr\u00f2 a molti che Mounier appoggiasse tacitamente un tipo di economia collettivista<sup>19<\/sup>\u00a0In realt\u00e0 per\u00f2 era suo fermo proposito creare un sistema economico che superasse le due realt\u00e0 economiche in conflitto: capitalismo e comunismo. E\u2019 comunque soprattutto verso la mentalit\u00e0 capitalista che Mounier riversa le sue critiche maggiori. Il capitalismo ha avuto infatti il torto di aver falsato la natura umana conferendo alla sfera economica delle dimensioni esorbitanti deformando cos\u00ec la visione naturale della vita. Tutto \u00e8 ormai visto secondo un\u2019ottica economica e tutto ci\u00f2 che dovrebbe normalmente rientrare secondo ogni elementare logica in un ordine esclusivamente umano \u00e8 invece considerato ed affrontato con la legge del profitto. Il capitalismo presenta cos\u00ec al primo posto l\u2019economia violando, in nome di vantaggi materiali, i pi\u00f9 elementari diritti della persona. Per questo Mounier, che vedeva finalmente sorgere serie di alternative al capitalismo, si mostrava sod- disfatto che si andasse sempre pi\u00f9 estendendo un crescente clima di insoddisfazioni che potessero modificare realmente la struttura economica e sociale esistente. Questo per\u00f2 non sig- nificava n\u00e9 schierarsi dalla parte dei comunisti n\u00e9 tanto meno provare nostalgia per un passato ormai lontano per sempre e quindi non pi\u00f9 riproponibile. Le espressioni di Mounier a questo proposito non lasciano dubbi: \u2039\u2039La nostra opposizione al capitalismo deve dis- tinguersi radicalmente da \u2026 critiche \u2026 falsate alla base. Essa (inoltre) non parte affatto da un rimpianto del passato ma da un desiderio di inventare l\u2019avvenire con tutte le conquiste autentiche del presente\u203a\u203a<sup>20<\/sup>.<\/p>\n<p>Il personalismo non deve deridere ed osta- colare nessun progresso. Persino la \u2039\u2039tecnica\u203a\u203a usata dal capitalismo non deve essere cancellata e boicottata, si tratta solo di vivificarla con un\u2019etica della persona che \u00e8 sinora mancata. Nessuno pu\u00f2 essere tanto pazzo da negare i vantaggi che il progresso tecnico ha portato, e che potrebbe ancora portare all\u2019uomo. Molti hanno accusato la tecnica di aver fatto da supporto al capitalismo e di non aver affatto considerato i problemi vitali che si nas- condevano dietro molte delle sue conquiste. \u2039\u2039Ci\u00f2 che si deve rimproverare alla civilt\u00e0 della tecnica, non \u00e8 d\u2019essere disumana in s\u00e9, ma di non essere ancora umanizzata e di servire pertanto un sistema disumano\u203a\u203a<sup>21<\/sup>. Per umanizzare la tecnica ed il cor- rispettivo sistema economico che essa sostiene occorre stabilire alcuni principi per una economia al servizio della persona. Tali principi dovranno sta- bilire un primato del lavoro sul capitale, della responsabilit\u00e0 personale sull\u2019apparato economico, del servizio sociale sul profitto e degli organismi sui meccanismi. L\u2019attuazione di questi presupposti mi- ra, secondo Mounier, a creare una economia plu- ralista che costituisce una logica sintesi tra li- beralismo e collettivismo. Tale sintesi non distrugge i presupposti ed i metodi dei due sistemi in lotta tra loro, ma ne valorizzava i meriti e li armonizza tra loro. \u2039\u2039Il personalismo difende la collettivizzazione e salva la libert\u00e0, appoggiandola a una economia autonoma ed agile invece di addossarla allo statalismo\u203a\u203a<sup>22<\/sup>. Salvare soltanto la libert\u00e0 economica era infatti agli occhi di Mounier un vero e proprio scandalo perch\u00e9 non salvaguardava la moltitudine dei lavoratori dall\u2019incertez- za e dalla miseria. Per uscire da questa oscura si- tuazione occorreva smet- terla col salvaguardare l\u2019es- clusivo rischio del capita- lista. \u2039\u2039Come \u2013 si chiedeva infatti Mounier \u2013 parlare ancora di rischio, dopo che le imprese capitaliste fal- limentari, per il ricorso allo Stato, si sono abituate ad una regola che si \u00e8 felicemente formulata: indi- viduazione dei profitti, collettivizzazione delle per- dite?\u203a\u203a<sup>23<\/sup>\u00a0il che equivaleva a dire che il sistema capitalista divideva scarsamente i vantaggi, ma distribuiva con rapidit\u00e0 e certezza le perdite.<\/p>\n<p>Non meno serie erano le riserve di Mounier nei confronti del comunismo che a parer suo, con la scusa di cercare un dialogo col cristianesimo, voleva esaurirlo totalmente nella dimensione sto- rica. Aspetto questo che poteva certamente essere valido per una ideologia collettivista, ma non certo per una religione che resta tale solo se conserva la sua prospettiva ultraterrena. Eppure un dialogo con il comunismo appariva a Mounier inevitabile in quanto il cristiano, pur non esaurendosi nella sua dimensione sociale, non poteva certo ignorarla. Ecco perci\u00f2 che in questo dialogo occorre subito ribadire che i cristiani non ritengono \u2039\u2039che il solo impegno rivoluzionario appartenga al partito comunista, n\u00e9 che la sola azione rivoluzionaria sia un\u2019azione politica. Il comunismo totalizza e pone l\u2019asse del problema umano sulla storia economico-politica, come un cerchio intorno al suo centro. Il realismo cristiano descrive la storia umana attorno a due poli, come una ellisse, un polo naturale e un polo soprannaturale, il primo subordinato al secondo, bench\u00e9 il secondo sia strettamente legato alle posizioni del primo\u203a\u203a<sup>24<\/sup>. Capire questa dif- ferenza \u00e8 per\u00f2 difficile anche perch\u00e9 sul terreno pratico comunismo e cristianesimo sembrano in un primo momento avere gli stessi intenti. Ma forse \u2039\u2039il mezzo migliore per allontanare il pericolo (di una confusione) \u00e8 di essere pi\u00f9 totalmente cristia- ni\u203a\u203a<sup>25<\/sup>\u00a0diceva Mounier riportando una frase di Dubois-Dum\u00e9e. Recuperando e vivendo una tale autenticit\u00e0 \u00e8 possibile anche aiutare capitalisti e comunisti a dialogare con una maggiore chiarezza ed evitare cos\u00ec quei conflitti che spesso trascinano gli uomini sull\u2019orlo della guerra.<\/p>\n<p><strong>4. I cristiani e la guerra<\/strong><\/p>\n<p>Problemi come quelli della pace e della guerra non potevano certo essere trascurati da Mounier sia per il momento storico che viveva e sia perch\u00e9 secondo lui tali problemi scaturivano da un dato di fatto che stava a monte: la giustizia. E\u2019 solo intatti alla luce della giustizia che si pu\u00f2 parlare di pace o di guerra. Ecco perch\u00e9 cercare di attuare la pace non significa affatto improvvisare dei discorsi o creare situazioni. La pace, soprattutto quella cristiana, \u00e8 frutto di un ordine interiore e di una giustizia visibile che opera efficacemente nella realt\u00e0. Mounier ci suggerisce a questo proposito uno dei temi fondamentali del pensiero politico cristiano classico: il concetto di ordine. La riflessione \u00e8 della massima importanza perch\u00e9 l\u2019ordine sembra essere divenuto nella difficile vita politica del nostro secolo una prerogativa degli Stati autoritari e totalitari. Ma cos\u00ec non \u00e8 in quanto l\u2019ordine socio-politico, espressione dell\u2019ordine interiore degli uomini, deve essere il presupposto essenziale delle democrazie, poich\u00e9 \u00e8 da un ordine ricercato, voluto e difeso che pu\u00f2 nascere la giustizia. Per questo c\u2019\u00e8 bisogno di recuperare la pace cristiana poich\u00e9, scaturendo essa dalla virt\u00f9 di fortezza, \u00e8 realmente capace di operare nel concreto, superando le astrazioni di cui sono vittime le ideologie.<\/p>\n<p>Che questa impostazione non fosse un puro sogno ce lo confermano le seguenti parole: \u2039\u2039La nostra condizione temporale anzitutto ci impone di agire come se la forza brutale fosse assente dal giuoco degli uomini, mentre non ne sar\u00e0 mai totalmente espulsa prima della riconciliazione fi- nale\u203a\u203a<sup>26<\/sup>. E\u2019 quindi questo realismo che richiede la virt\u00f9 di fortezza senza la quale non solo mancher\u00e0 la giustizia, ma anche la pace. Del resto anche coloro che biasimano una simile virt\u00f9 indiret- tamente la richiedono. \u2039\u2039Checch\u00e9 ne dica l\u2019ide- alismo, non esiste un diritto che non sia stato tagliato da una forza e neppure che si regga senza una forza\u203a\u203a<sup>27<\/sup>. Ecco perch\u00e9 occorre la fortezza cristiana perch\u00e9 essa diviene un\u2019utile garanzia contro il sopravvento delle forze brute, contro i falsi pacifismi e contro le debolezze di vario genere che permettono all\u2019ingiustizia ed al male di trionfare sul bene. Pace che genera giustizia quindi, ma giustizia che sopravvive grazie alla fortezza alimentata continuamente da una silenziosa e fattiva carit\u00e0: ecco l\u2019insegnamento migliore di Mounier, testi- moniato da una vita piena di incomprensioni e di battaglie.<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0Emmanuel Mounier nasce a Grenoble il 1\u00b0aprile del 1905. Si laure\u00f2 in filosofia con Jacques Chevalier nella sua citt\u00e0 natale. Nel 1931 pubblica con G. Izard e M. P\u00e9guy:\u00a0<em>La pens\u00e9e de Ch. P\u00e9guy<\/em>\u00a0e nello stesso tempo, abbandonata l\u2019idea di lavorare nell\u2019ambito universitario, si dedica alla preparazione del movimento e della rivista \u2039\u2039<em>Esprit<\/em>\u203a\u203a il cui primo numero uscir\u00e0 nell\u2019ottobre del 1932. Nel 1935 si stabilisce a Bruxelles con la moglie per insegnare filosofia al Liceo francese e nello stesso anno pubblica \u2039\u2039<em>R\u00e9volution personaliste et comunauaire<\/em>\u203a\u203a. Faranno seguito nel 1936 due testi fondamentali per chiunque voglia capirlo. Si tratta di \u2039\u2039<em>De la propriet\u00e9 capitaliste \u00e0 la propriet\u00e9 humaine<\/em>\u203a\u203a e \u2039\u2039<em>Manifeste au service du personalisme<\/em>\u203a\u203a. Allo scoppio della guerra \u00e8 soldato ausiliario e proprio in questo periodo scrive \u2039\u2039<em>Personalisme et Christianisme<\/em>\u203a\u203a. Durante la guerra seguir\u00e0 varie vicissitudini passando di carcere in carcere dopo che nell\u2019agosto del 1941 la sua rivista\u00a0era stata censurata dal governo di Vichy. \u2039\u2039<em>Esprit<\/em>\u203a\u203a riprender\u00e0 le pubblicazioni nel 1944 e da allora Mounier pubblicher\u00e0 altri interessanti studi soprattutto sul marxismo e sulla Cina di Mao. Muore per infarto il 22 marzo 1950. Le opere di Mounier sono state raccolte in\u00a0<em>Ouvres<\/em>, 4 volumi, Ed. du Seuil, Paris. Tra le opere nel suo pensiero meritano di essere ricordate:\u00a0<em>Mounier et sa g\u00e9n\u00e9ration<\/em>\u00a0(Lettere, appunti, scritti inediti), Ed. du Seuil, Parigi 1956. Lacroix Jean,\u00a0<em>Marxisme, existentialisme, personnalisme<\/em>, Presses Universitaire de France, Parigi 1949. Landersberg Paul-Louis,\u00a0<em>Probl\u00e9mes du personnalisme<\/em>, Ed. du Seuil, Parigi 1952. Lestavel Jean,\u00a0<em>Introduction aux personnalismes<\/em>, La vie Nouvelle, Parigi 1961. Moix Candide,\u00a0<em>La pens\u00e9e d\u2019Emmanuel Mounier<\/em>, Ed. du Seuil, Parigi 1960. Abbagnano Nicola,\u00a0<em>Dizionario di filosofia, voce: Personalismo<\/em>, UTET, Torino. Melchiorre Virgilio,\u00a0<em>Il metodo di Mounier ed altri saggi<\/em>, Feltrinelli, Milano 1960. Montani M.,\u00a0<em>Il messaggio personalista di Emmanuel Mounier<\/em>, Comunit\u00e0, Milano 1959, N\u00e9doncelle Maurice,\u00a0<em>Verso una filosofia dell\u2019amore e della persona<\/em>, Ed.Paoline, Roma 1959; pp.203-206. Piacentini T.,\u00a0<em>Enciclopedia cattolica<\/em>,\u00a0<em>voce: Personalismo<\/em>, Citt\u00e0 del Vaticano, 1952, v. IX, col.1228. Prini Pietro,\u00a0<em>Verso una nuova ontologia<\/em>, Studium, Roma 1957; c.VI, pp.146-149. Rigobello A.,\u00a0<em>Il contributo filosofico di E.Mounier<\/em>, Bocca, Roma 1955. Riverso M.,\u00a0<em>Le istanze della pedagogia nel peronalismo di E.Mounier<\/em>, Libreria scientifica editrice, Napoli 1960, pp.154.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0A. Lamacchia ,\u00a0<em>Introduzione a \u2039\u2039E.Mounier, Manifesto al servizio del personalismo comunitario\u203a\u203a<\/em>, E.E., Bari 1975, p.XXI.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Ibidem, p.XXI.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Ibidem, p.5.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Ibidem, p.5.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0Ibidem, p.20. E\u2019 questo forse il motivo per il quale Mounier venne accusato di aver deformato il marxismo inserendolo in una visione spiritualista, inadeguata alla realt\u00e0 politica concreta. Vedi a questo proposito nel libro citato la nota bibliografica di Ada Lamacchia a p. XLVI.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Ibidem, p.32.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Cfr. \u2039\u2039<em>Esprit<\/em>\u203a\u203a,\u00a0<em>Des pseudo valeurs spirituelles fascistes<\/em>, del gennaio 1934.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0\u2039\u2039L\u2019individuo vive nella Nazione della quale \u00e8 l\u2019elemento infinitesimale e passeggero, e di fini dei quali deve considerarsi come l\u2019organo e lo strumento\u203a\u203a, Benito Mussolini, discorso del 10 marzo 1929,. Riportato nel citato libro di Mounier a p.37.<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0Ibidem, p.306.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0Ibidem, p.10.<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0R. Laurenza,\u00a0<em>Introduzione a \u2039\u2039E.Mounier, I cristiani e la pace\u203a\u203a<\/em>, E.E. Bari, 1978, p.9.<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0E .Mounier,\u00a0<em>Personalismo e cristianesimo<\/em>, E.E. Bari 1977, p.39.<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0E .Mounier,\u00a0<em>Manifesto<\/em>, cit., pp.195-106.<br \/>\n<sup>15<\/sup>\u00a0Ibidem, p.309.<br \/>\n<sup>16<\/sup>\u00a0Ibidem, p.115.<br \/>\n<sup>17<\/sup>\u00a0Ibidem, p.117.<br \/>\n<sup>18<\/sup>\u00a0Ibidem, p.120.<br \/>\n<sup>19<\/sup>\u00a0Non era comunque questa una novit\u00e0. Mounier fu spesso visto come uno spalleggiatore di alcuni movimenti di sinistra. Gli inconvenienti a questo proposito hanno radici lontane; risalgono ai primi giorni di vita di \u2039\u2039<em>Esprit<\/em>\u203a\u203a quando certi articoli di Izard indispettirono fortemente Maritain che il 10-XI-1932 scrisse a Mounier: \u2039\u2039Secondo il mio parere \u00e8 molto importante che si sappia esplicitamente che voi ponete il cristianesimo prima della rivoluzione e che ci\u00f2 che proponete \u00e8 di preparare le condizioni per una rivoluzione cristiana e non \u2013 il che sarebbe tutto il contrario \u2013 un accordo su una \u2018rivoluzione\u2019 equivoca presa come fine a se stessa\u203a\u203a. Maritain &#8211; Mounier,<em>\u00a0Corrispondenza<\/em>, Brescia, 1976, p.77. Da allora i rapporti con Izard ed il suo movimento \u2039\u2039Troisi\u00e9me\u203a\u203a andarono sempre pi\u00f9 complicandosi fino alla definitiva separazione del 1933.<br \/>\n<sup>20<\/sup>\u00a0E Mounier,<em>\u00a0Manifesto<\/em>, cit., p.157.<br \/>\n<sup>21<\/sup>\u00a0Ibidem, p.159.<br \/>\n<sup>22<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 192<br \/>\n<sup>23<\/sup>\u00a0Ibidem, p.167.<br \/>\n<sup>24<\/sup>\u00a0E. Mounier,\u00a0<em>Cristianit\u00e0 nella storia, Il saggio in que- stione \u00e8 \u2039\u2039Cristianesimo e comunismo\u203a\u203a<\/em>, E.E., Bari, 1979, p.136.<br \/>\n<sup>25<\/sup>\u00a0Ibidem, p.137.<br \/>\n<sup>26<\/sup>\u00a0E. Mounier,\u00a0<em>I cristiani e la pace<\/em>, cit., p.29.<br \/>\n<sup>27<\/sup>\u00a0Ibidem, p.31.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[971],"fascicolo":[98],"class_list":["post-1458","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-rocco-pezzimenti","fascicolo-ottobre-2005"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Mounier e le ideologie contemporanee<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Rocco Pezzimenti, pubblicato nel numero di Ottobre 2005. 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