{"id":1423,"date":"2005-06-01T12:00:00","date_gmt":"2005-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1423"},"modified":"2026-04-11T15:22:47","modified_gmt":"2026-04-11T15:22:47","slug":"28-marzo-2004-analisi-sociologica-di-un-percorso-di-cambiamento-sociale-e-civile-per-i-cittadini-extracomunitari-romani-lungo-dodici-anni","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2005\/giugno\/28-marzo-2004-analisi-sociologica-di-un-percorso-di-cambiamento-sociale-e-civile-per-i-cittadini-extracomunitari-romani-lungo-dodici-anni\/","title":{"rendered":"28 Marzo 2004: analisi sociologica di un percorso di cambiamento sociale e civile per i cittadini extracomunitari romani lungo dodici anni"},"content":{"rendered":"<p>Parliamo di una storia \u201cvecchia\u201d, una storia, va sottolineato, che coinvolge uomini e donne che giungono in Italia da varie parti di un mondo (Terzo o Quarto) sottosviluppato o in via di sviluppo o tremendamente povero.<\/p>\n<p>E\u2019 la storia di esseri umani che approdano in un contesto sociale e culturale spesso completamente diverso da quello lasciato alle spalle e nel quale si entra a far parte comunque, nonostante le difficolt\u00e0 di varia natura, come\u00a0<em>componente integrante<\/em>\u00a0del tessuto sociale. Tessuto attivo, sia sotto il profilo produttivo economico che sotto quello culturale: perch\u00e9, come direbbe Talcott Parsons, qualunque mutamento nella societ\u00e0 comporta un corrispondente movimento di aggiustamento. Credo che non si possa negare che la presenza dei \u201cnuovi cittadini\u201d extraeuropei abbia portato con s\u00e9 una lunga serie di aggiustamenti socio-culturali nella societ\u00e0 italiana, colta impreparata non solo dalle ondate migratorie del 1997 all\u2019indomani del disfacimento dello stato albanese ma gi\u00e0 nei primi anni \u201970, quando\u00a0<em>L\u2019Unit\u00e0<\/em>\u00a0titolava \u2039\u2039L\u2019ignobile racket di lavoratori tunisini\u203a\u203a (06\/10\/1972).<\/p>\n<p>Il 28 marzo 2004 segna, quindi, un momento importante per la comunit\u00e0 di immigrati extracomunitari romani (e per i romani stessi, vale la pena ricordarlo). Si potrebbe dire che si tratta di una data storica, sia perch\u00e9 rappresenta l\u2019apice di una possibile integrazione dotata di effettivit\u00e0 socio-politica sancita dall\u2019amministrazione capitolina sia perch\u00e9 presenta tutte le caratteristiche strutturali di \u201cstoricit\u00e0\u201d come fenomeno che si dispiega, anche se con una certa inerzia, per dodici lunghi anni.<\/p>\n<p>Ho deciso di cercare di capire questa storia per poterla, poi, raccontare nel modo pi\u00f9 chiaro e completo possibile, mossa dalle stesse motivazioni che, probabilmente, nel febbraio del 1992 mossero il Consiglio d\u2019Europa a sottoscrivere la convenzione di Strasburgo intitolata \u201c<em>Sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale<\/em>\u201d: la volont\u00e0 di aprire gli occhi su un fenomeno, quello della presenza di immigrati extracomunitari, che non pu\u00f2 pi\u00f9 demagogicamente essere liquidato come una questione di ordine pubblico.<\/p>\n<p>Questo articolo vuole esporre sinteticamente le conclusioni della ricerca sociologica rivolta all\u2019elezione dei Consiglieri Aggiunti nel Consiglio Comunale di Roma e all\u2019esercizio del loro ufficio<sup>1<\/sup>.<\/p>\n<p>Molto brevemente desidero accennare prima a quei provvedimenti giuridico &#8211; amministrativi che hanno segnato la \u201cstoria\u201d dei Consiglieri Aggiunti, per soffermarmi successivamente pi\u00f9 a lungo sull\u2019analisi sociologica di tale evento.<\/p>\n<p><strong>Le date \u201cstoriche\u201d<\/strong><\/p>\n<p>La convenzione di Strasburgo del febbraio 1992 era costituita da tre capitoli: A &#8211; \u201c<em>Libert\u00e0 di espressione, di riunione e di associazione<\/em>\u201d; B &#8211; \u201c<em>Organi consultivi volti a rappresentare i residenti stranieri a livello locale<\/em>; C &#8211; \u201c<em>Diritto di voto alle elezioni locali<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 dai titoli di questi capitoli si comprende l\u2019ampio respiro che il Consiglio d\u2019Europa volle dare alla convenzione, il cui spirito \u00e8 dichiaratamente rivolto alla promozione di una effettiva integrazione dei cittadini extracomunitari nelle societ\u00e0 europee di accoglienza sotto i vari aspetti sociali, nessuno escluso. Ritengo che questo provvedimento, socio-culturale ancor prima che politico e giuridico, abbia avuto il principale merito di riconoscere il valore della diversit\u00e0 qualificandolo su un piano istituzionale, cos\u00ec che da quel momento il termine \u201cintegrazione\u201d non possa pi\u00f9 solo essere associato a un concetto teorico ma sia divenuto espressione di una volont\u00e0 istituzionale sopranazionale.<\/p>\n<p>Nel marzo 1994 la legge n. 204 ratifica la convenzione di Strasburgo, ma limitatamente ai capitoli A e B; la questione inerente al capitolo C \u00e8 proprio quella che recentemente ha dato vita a un vivace dibattito sulla questione del voto amministrativo agli immigrati extracomunitari, dibattito che vede schierate le istituzioni di governo (in particolare il Ministero dell\u2019Interno con la circolare n. 4\/2004) e le comunit\u00e0 straniere insieme ad alcuni consigli comunali (i quali ritengono di avere gli strumenti legislativi per promuovere il diritto di voto amministrativo ai cittadini extracomunitari). La questione \u00e8 stata oggetto di esame da parte della Corte Costituzionale (sentenza del 29\/11\/2004 n. 372).<\/p>\n<p>Ma la L. 204\/94 rappresenta comunque uno strumento dal profondo significato socio-politico: essa individua negli statuti provinciali e comunali gli strumenti idonei alla realizzazione di quella rappresentanza sociale, culturale, sindacale e politica (anche se solo con indicazione di consultazione) presenti nei capitoli della convenzione di Strasburgo ratificati dall\u2019Italia. Ritengo questa legge importante nel momento in cui indica proprio nelle realt\u00e0 amministrative locali il luogo in cui cominciare a costruire l\u2019integrazione sociale dei cittadini extracomunitari, permettendogli di costruirsi in associazioni che li rappresentino. E\u2019 un\u2019operazione di \u201crecupero civico\u201d di una parte della societ\u00e0 che gi\u00e0 da tempo si era inserita nel tessuto economico sociale ma non aveva ancora avuto un riconoscimento istituzionale come realt\u00e0 e controparte sociale.<\/p>\n<p>Le prime elezioni per i rappresentanti degli stranieri nei consigli comunali si hanno gi\u00e0 nel maggio del 1994 (Comune di Nonantola, in provincia di Modena). Il Consiglio Comunale di Roma, sotto la giunta Rutelli, si appresta ad apportare le necessarie modifiche allo Statuto Comunale nel febbraio del 1996. E\u2019 questo un passo necessario per l\u2019introduzione della figura del Consigliere Aggiunto consiliare e per quelli Circoscrizionali (situati negli odierni Municipi comunali), definendone anche le attribuzioni politiche con apposito articolo (art. 20, ex art. 14\/bis): diritto di parola sia in sede consiliare che nelle varie commissioni, ma non di voto, n\u00e9 di essere conteggiati ai fini del numero legale per l\u2019attivit\u00e0 consiliare (solo per citare i principali limiti). Naturalmente tali restri-zioni sono state poste dal Comune di Roma perch\u00e9 altrimenti l\u2019introduzione dei Consiglieri Aggiunti non sarebbe stata ritenuta giuridicamente compa-tibile nell\u2019ambito legislativo nazionale.<\/p>\n<p>Nel 1999 viene presentata la centoottantanovesimama proposta consiliare per la regolamentazione dell\u2019elezione dei Consiglieri Aggiunti; \u00e8 un documento in cui si stabiliscono, per esempio, i criteri di eleggibilit\u00e0, le modalit\u00e0 di iscrizione alle liste elettorali, i criteri per le candidature.<\/p>\n<p>Nel maggio 2001 (siamo sotto la giunta Veltroni) abbiamo l\u2019istituzione dell\u2019Ufficio per le politiche della multietnicit\u00e0. Nel giugno 2002 la delibera comunale n. 66 \u201c<em>Roma in futuro: un Patto di integrazione \u2013 indicazioni e opportunit\u00e0 per una multietnicit\u00e0 sostenibile<\/em>\u201d sostiene l\u2019importanza della partecipazione attiva delle comunit\u00e0 straniere all\u2019attivit\u00e0 politico &#8211; amministrativa capitolina e tra le azioni di questa partecipazione individua esplicitamente le elezioni dei Consiglieri Aggiunti; inoltre, il documento ritiene tale partecipazione elemento fondamentale nel raggiungimento del livello di governance desiderata. La governance \u00e8 un concetto funzionale, legato alla realizzazione degli obiettivi (il cosiddetto output), che in questo caso per\u00f2 mal si sposa con le reale attribuzioni che caratterizzano, sul piano istituzionale e politico-giuridico, sia l\u2019ufficio del Consigliere Aggiunto che la Consulta delle comunit\u00e0 straniere.<\/p>\n<p>Questa vede la luce con la delibera dell\u2019ottobre 2003 n. 191 \u201c<em>Costituzione della Consulta Cittadina per la rappresentanza delle comunit\u00e0 straniere nella citt\u00e0 di Roma: indirizzi per il regolamento di funzionamento<\/em>\u201d che si colloca coerentemente all\u2019interno dello stesso orientamento della delibera n. 66\/2003 ed esplicitamente dichiara che fra i suoi compiti c\u2019\u00e8 la promozione dei diritti civili e politici dei cittadini extracomunitari. Nella stessa seduta consiliare, la delibera n. 190 stabilisce il regolamento definitivo per l\u2019elezione dei Consiglieri Aggiunti e di Municipio.<\/p>\n<p>La Consulta delle comunit\u00e0 straniere, fra le numerose attribuzioni, ha anche quella della determinazione della qualit\u00e0 dei servizi di\u00a0<em>natura interculturale<\/em>. Qui vorrei proporre una prima riflessione sociologica sull\u2019importanza dell\u2019inserimento della parola \u2039\u2039interculturale\u203a\u203a in un documento istituzionale. L\u2019importanza di questa scelta sta nella consapevolezza della differenza tra politiche multiculturali e interculturali, come tra societ\u00e0 multiculturale e interculturale<sup>2<\/sup>: dove nelle prime abbiamo la sola co-presenza di culture diverse basata sulla reciproca tolleranza, mentre nelle seconde troviamo la compenetrazione di tali culture attraverso la conoscenza e il dialogo reciproco. Non posso soffermarmi sulle diverse \u201cqualit\u00e0\u201d dell\u2019integrazione sociale (assimilazione, coesistenza, convivenza)<sup>3<\/sup>, ma \u00e8 rilevante l\u2019aspirazione delle politiche capitoline a cambiare l\u2019orientamento multietnico della citt\u00e0 per un carattere interculturale, il solo che, a mio parere, possa assicurare la\u00a0<em>effettivit\u00e0 dei diritti e dei doveri<\/em>\u00a0dei cittadini extracomunitari attraverso l\u2019educazione all\u2019interculturalit\u00e0 sia degli stranieri che dei cittadini romani.<\/p>\n<p>E\u2019 proprio da questa prospettiva che, al di l\u00e0 delle questioni sorte intorno agli errori commessi nella preparazione delle elezioni dei Consiglieri Aggiunti e quelle relative al diritto di voto agli immigrati extracomunitari (ricordiamo che i cittadini stranieri dell\u2019Unione europea sono, in questo senso, tutelati dalla legge comunitaria n. 52 del 1996), trovo estremamente positiva la presenza dei Consiglieri Aggiunti in Consiglio Comunale e di quelli in Municipio, quali\u00a0<em>rappresentanti di quartiere<\/em>\u00a0e \u2039\u2039vettori distinti di richiesta\u203a\u203a<sup>4<\/sup>\u00a0(elementi di raccordo con le politiche comunali consiliari).<\/p>\n<p>Essi, infatti, secondo la mia analisi, assumono un ruolo innanzitutto sociologico fondamentale, prima che politico istituzionale (e in questo senso ritengo secondarie le disquisizioni giuridiche sulle attribuzioni dei Consiglieri Aggiunti; ma \u00e8 chiaro che parlo da un punto di vista prettamente sociologico): quello di vettori di una socializzazione politica degli immigrati che si pone come base a ogni forma di integrazione sociale reale. E da questa l\u2019intera comunit\u00e0 cittadina trae quella autorevolezza condivisa della legittimazione dei propri obiettivi e delle proprie attivit\u00e0; \u201ccondivisa\u201d vuol dire anche comprensibile ed esercitabile, tale da ampliare la \u2039\u2039base di consenso\u203a\u203a e da permettere alla societ\u00e0 locale di autoperpetuarsi o \u201csopravvivere\u201d.<\/p>\n<p>In tutto ci\u00f2, la socializzazione politica, quale aspetto particolare della socializzazione sociale, individua nei Consiglieri aggiunti gli strumenti di rappresentanza e rappresentativit\u00e0 utili alla formazione e alla diffusione di valori, norme, ideologie di confronto e partecipazione alla vita politico-amministrativa locale. Ci\u00f2, ripeto, indipendentemente dalle attribuzioni dei Consiglieri Aggiunti, come vedremo pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p><strong>I Consiglieri Aggiunti: un modello teorico di reclutamento socio-politico<\/strong><\/p>\n<p>Ionut Gabriel Rusu (Consigliere Aggiunto per l\u2019Europa), Irma Perez Tobias (Consigliere Aggiunto per l\u2019Asia e l\u2019Oceania), Aziz Darif (Consigliere Aggiunto per l\u2019Africa) e Santos Toboada Zapata (Consigliere Aggiunto per le Americhe) sono i Consiglieri Aggiunti eletti con le elezioni nel marzo 2004.<\/p>\n<p>La mia ricerca ha voluto anche indagare gli aspetti della comunicazione politica realizzata dai canditati eletti in relazione ai loro profili sociali e culturali. Una delle prime conclusioni a cui sono giunta \u00e8 che la loro attivit\u00e0 di propaganda ha seguito una struttura che \u00e8 simile al modello di Katz e Lazarsfeld (1955; 1957) della la teoria del flusso a due fasi, che stabilisce una connessione tra comunicazione interpersonale e quella di massa. I candidati eletti hanno assunto quel ruolo di\u00a0<em>opinion leader<\/em>\u00a0che conferisce credibilit\u00e0 ai programmi politici proposti nella comunicazione politica e che li ha posti come interlocutori tra istituzioni ed elettori gi\u00e0 in una fase pre-elettorale.<\/p>\n<p>Dalla \u201cbiografia elettorale\u201d di ciascun candidato eletto ho potuto individuare nei contatti personali, nei contatti telefonici e via e-mail quella che nel modello di Katz e Lazarsfeld \u00e8 definita comunicazione interpersonale, mentre nel materiale cartaceo (essenzialmente costituito da manifesti e volantini) quella di massa. In effetti, quest\u2019ultimo strumento di comunicazione ha una diffusione non determinabile del messaggio elettorale.<\/p>\n<p>Questa analisi della comunicazione politica dei candidati eletti mi ha condotto anche ad alcune considerazioni sulla natura dei messaggi elettorali, che qui riassumo brevemente.<\/p>\n<p>Da una parte abbiamo un\u2019accentuazione dell\u2019importanza dello strumento elettorale come momento di aggregazione sociale e politica per le diverse comunit\u00e0 di stranieri, per l\u2019espressione delle loro necessit\u00e0; in questo caso, i messaggi elettorali parlano di problemi comuni a tutti gli immigrati extracomunitari e sottolineano il senso della coesione sovranazionale della rappresentanza che i candidati vogliono assumere, sottolineato dall\u2019uso fatto nella comunicazione politica della lingua italiana. Ma da questo atteggiamento \u201cecumenico\u201d elettorale sembra allontanarsi Irma Perez Tobias, che ha portato avanti una campagna elettorale con materiale in lingua filippina e inglese; ci\u00f2 potrebbe sembrare limitativo per la diffusione del messaggio elettorale, se non sapessimo che la comunit\u00e0 filippina \u00e8 la pi\u00f9 \u201cantica\u201d e culturalmente radicata comunit\u00e0 di immigrati a Roma (circa 25 mila presenze) e anche la meglio organizzata sotto il profilo sindacale (la stessa Perez Tobias ha fondato la prima associazione di lavoratori filippini in Italia).<\/p>\n<p>Inoltre, dall\u2019analisi della comunicazione politica dei candidati eletti sono risalita a un possibile modello generale di reclutamento politico<sup>5<\/sup>\u00a0intorno al quale, secondo le mie conclusioni, si \u00e8 realizzata la vera selezione dei candidati e si \u00e8 costruita la loro candidatura, un modello che ho basato su quattro fattori comuni a tutti e quattro i Consiglieri Aggiunti: permanenza, mediazione interculturale, associazionismo, orientamento di interessi.<\/p>\n<p>Con la\u00a0<em>permanenza<\/em>\u00a0ritengo di aver evidenziato un elemento importante di opportunit\u00e0 per entrare a far parte della societ\u00e0 di accoglienza, conoscerne la struttura e i problemi sociali e in particolare per l\u2019apprendimento della lingua italiana, uno strumento linguistico che ognuno dei candidati eletti ha potuto usare e verificare nei diversi contesti in cui si \u00e8 trovato ad operare. In ogni caso, ognuno di essi pu\u00f2 vantare una permanenza sul territorio comunale che va da dieci a oltre vent\u2019anni; un buon lasso di tempo che concede la possibilit\u00e0 di orientarsi ed integrarsi.<\/p>\n<p>La\u00a0<em>mediazione interculturale<\/em>\u00a0\u00e8 un altro elemento che, a mio avviso, \u00e8 molto qualificante per i candidati eletti; sia che abbia assunto la caratteristica di una formazione professionale specifica o che sia stata l\u2019esito di un impegno sociale all\u2019interno di un\u2019associazione, essa rappresenta un requisito determinante per l\u2019immagine proposta all\u2019elettore (e infatti compare nella propaganda di ognuno di essi). Credo che non sia difficile ravvisare nella mediazione interculturale una specie di tirocinio per i rapporti che i candidati si sono trovati ad intrattenere con le istituzioni locali, ai diversi livelli e nei diversi contesti; un arricchimento delle competenze specifiche, dunque, nell\u2019ambito amministrativo, che non tutti gli immigrati possono vantare, e che ha consentito ai candidati eletti di collaborare con le istituzioni su un piano paritario. Ci\u00f2 che li rende quasi dei candidati \u201cnaturali\u201d all\u2019esercizio della rappresentanza politica degli immigrati.<\/p>\n<p>L\u2019<em>associazionismo<\/em>\u00a0lo definirei addirittura un fattore fondamentale tra i criteri di reclutamento politico, tanto che riterrei possibile definire i candidati come \u2039\u2039soggetti reclutati da agenzie\u203a\u203a<sup>6<\/sup>; con ci\u00f2 non sto paragonando le associazioni degli immigrati extracomunitari ai partiti politici, ma l\u2019appartenenza ad un ambiente associazionistico costituisce l\u2019ambiente culturale e ideologico migliore per sviluppare quelle caratteristiche di opinion leader di cui si parlava sopra. Inoltre, l\u2019associazione permette di contare su rapporti organizati, su una specie di base che, se non di vero e proprio consenso, \u00e8 fatta di individui aggregati intorno ad un minimo comune denominatore ideologico. E aggiungerei che, sommato alla mediazione interculturale, l\u2019associazionismo si rivela anche un osservatorio privilegiato per l\u2019approccio ai problemi degli immigrati extracomunitari.<\/p>\n<p>Infine, l\u2019<em>orientamento di interessi<\/em>\u00a0mi \u00e8 sembrato un conseguenza diretta dell\u2019appartenenza ad un\u2019associazione nell\u2019ambito del cui contesto culturale ed ideologico si viene a creare un iter di formazione, che ho identificato in ciascuno dei programmi elettorali dei candidati eletti.<\/p>\n<p>Per esempio, Gabriel Rusu \u201cproviene\u201d dalla Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio e nel suo messaggio pone in evidenza la diversit\u00e0 come risorsa<sup>7<\/sup>; non \u00e8 difficile ricondurre il suo ecumenismo elettorale, evidente anche nell\u2019approccio molto particolareggiato alle questioni degli immigrati, con la collaborazione in atto da otto anni con la Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio.<\/p>\n<p>All\u2019estremo opposto porrei l\u2019identikit elettorale di Irma Perez Tobias, le cui esperienze segnate dall\u2019impegno per la difesa dei diritti dei lavoratori filippini e della identit\u00e0 culturale della comunit\u00e0 filippina, l\u2019ha portata a preparare il proprio materiale di propaganda soprattutto in lingua filippina e a dargli un forte taglio politico-sindacale in cui il tema del lavoro ha una prevalenza particolare<sup>8<\/sup>.<\/p>\n<p>Analoghe corrispondenze si possono rilevare anche negli altri due candidati eletti, Azizi Darif (che lavora per la promozione culturale nell\u2019associazione marocchina, l\u2019Acmi, e presso il Centro Culturale Islamico di Roma) e Santos Taboada Zapata (che proviene dal Consiglio della Consulta del Per\u00f9)<sup>9<\/sup>.<\/p>\n<p>Queste corrispondenze, da me verificate sulla base del materiale messo a disposizione dai Consiglieri Aggiunti, mi hanno permesso di sviluppare un\u2019analisi sociologica che, a partire dal background socio \u2013 economico &#8211; culturale comune ai candidati eletti, sembrerebbe condurci alle teorie elitiste<sup>10<\/sup>\u00a0sul reclutamento politico: dove i titolari di una carica pubblica non sarebbero rappresentativi, dal punto di vista socio-economico, dell\u2019intera popolazione (cfr. studio di Rush del 1988, relativamente ai parlamentari britannici; studio di Verzichelli del 1997, relativamente ai parlamentari italiani)<sup>11<\/sup>. Ora, sebbene tali teorie abbiano mostrato i propri limiti relativamente al legame causale tra il comportamento dei titolari degli incarichi e le loro caratteristiche socio-economiche, vengono considerate degli indicatori efficaci del comportamento individuale<sup>12<\/sup>. Inoltre, lo studio comparativo tra teorie elitiste e pluraliste di Lipset e L\u00f6wenthal (1961), conclude che n\u00e9 le une n\u00e9 le altre offrono la possibilit\u00e0 reale per il singolo cittadino di partecipare al governo<sup>13<\/sup>.<\/p>\n<p>L\u2019analisi delle corrispondenze, tra il profilo socio-culturale dei Consiglieri Aggiunti (livello di istruzione, impegno associazionistico, mediazione culturale, ecc.) e il loro percorso politico, mi ha portato a confermare il modello generico di reclutamento politico a cui accennavo in precedenza. In essa, ai diversi livelli di struttura primario, secondario e terziario, hanno giocato un ruolo fondamentale, rispettivamente, il livello di istruzione e l\u2019esperienza di interazione con le istituzioni comunali, la motivazione individuale e l\u2019attivismo maturato nelle associazioni, e le associazioni stesse come\u00a0<em>sponsor<\/em>\u00a0e come elemento che ha elevato lo status sociale del candidato agli occhi dell\u2019elettore. Anzi, per essere pi\u00f9 precisi, direi che si pu\u00f2 parlare di reclutamento socio-politico all\u2019interno di \u2039\u2039strutture di opportunit\u00e0\u203a\u203a, definite da Schlesinger (1966) come un complesso di circostanze e di caratte-ristiche personali che possono accrescere o diminuire le probabilit\u00e0 che una persona possa aspirare ad un incarico.<\/p>\n<p>E con ci\u00f2 credo di aver delineato quale percorso pre-elettorale abbiano seguito i Consiglieri Aggiunti eletti al Consiglio Comunale di Roma, e di aver esposto chiaramente l\u2019acquisizione delle competenze che hanno loro consentito di farsi interpreti di una \u201cideologia degli immigrati\u201d, secondo la definizione parsoniana di \u201cideologia\u201d<sup>14<\/sup>.<\/p>\n<p>Il mio lavoro ha naturalmente indagato l\u2019ambito istituzionale in cui i Consiglieri Aggiunti si trovano a lavorare, anche in relazione al dibattito contemporaneo sul ruolo effettivo dei consigli comunali in Italia rispetto la riforma degli enti locali decretata con la legge n. 142\/1990. Per ragioni di spazio, mi limito ad accennare alle conclusioni: sostanzialmente, sia assumendo la posizione teorica di chi afferma che la riforma degli anni \u201990 non \u00e8 responsabile di una compressione dei poteri dei consiglieri aggiunti che quella di chi sostiene esattamente il contrario<sup>15<\/sup>, per i Consiglieri Aggiunti c\u2019\u00e8 comunque un problema di effettivit\u00e0 di esercizio della rappresentanza politica, in quanto non sono loro riconosciuti gli strumenti adeguati ad esprimere\u00a0<em>politicamente<\/em>\u00a0tale rappresentanza, che viene in un certo modo delegata ai colleghi consiglieri comunali.<\/p>\n<p>Desidero, invece, concludere questo articolo affrontando l\u2019interpretazione sociologia della rappresentanza e rappresentativit\u00e0 politica dei Consiglieri Aggiunti.<\/p>\n<p><strong>L\u2019esercizio della rappresentanza dei Consiglieri Aggiunti: il peso politico e il peso sociale<\/strong><\/p>\n<p>Innanzitutto dobbiamo chiederci: quale rappresentanza per i Consiglieri Aggiunti? Una volta accettato il fatto che parlare di \u201crappresentanza politica\u201d vuol dire affrontare un tema multidimensionale, possiamo affermare che essa \u00e8 \u2039\u2039un sistema istituzionalizzato di responsabilit\u00e0 politica, realizzata attraverso la designazione elettorale libera di certi organismi politici fondamentali [\u2026]\u203a\u203a<sup>16<\/sup>: In esso la responsabilit\u00e0 (periodica) \u00e8 l\u2019elemento costitutivo della rappresentanza, che assoggetta l\u2019uomo politico alla competizione elettorale e lo impegna a rendere conto della sua attivit\u00e0 a chi pu\u00f2 designarlo.<\/p>\n<p>Mi sembra di poter individuare nell\u2019ufficio del Consigliere Aggiunto questa responsabilit\u00e0 politica che, sostanzialmente, ne conferma la titolarit\u00e0 della rappresentanza. Anche sotto l\u2019aspetto descrittivo, la definizione di rappresentante come \u2039\u2039fiduciario controllato che in alcune sue caratteristiche rispecchia quelle dei suoi elettori\u203a\u203a<sup>17<\/sup>\u00a0risulta sovrapponibile alle caratteristiche della carica di Consigliere Aggiunto:\u00a0<em>fiduciario<\/em>, poich\u00e9 questi ha un certo margine di autonomia nell\u2019esercizio della rappresentanza<sup>18<\/sup>;\u00a0<em>controllato<\/em>, in quanto soggetto al vincolo del controllo degli elettori (forma che rispetto alla delega o al mandato \u00e8 meno rigida e soprattutto viene esercitata \u201cposteriormente\u201d all\u2019attivit\u00e0 istituzionale); e\u00a0<em>con caratteristiche che rispecchiano quelle degli elettori<\/em>, dato che il Consigliere Aggiunto ha in s\u00e9 quegli elementi di una rappresentanza sociologica che \u00e8 dimensione \u201cdi riproduzione\u201d della rappresentanza politica (dove rappresentare vuol dire possedere, appunto, caratteristiche che riflettono quelle dei rappresentati)<sup>19<\/sup>, elementi ritenuti garanti della struttura rappresentativa<sup>20<\/sup>.<\/p>\n<p>E la rappresentativit\u00e0, allora? Essa \u00e8 connessa alle opportunit\u00e0 di impiego dello strumento della rappresentanza politica, ci\u00f2 che porta alla\u00a0<em>dimensione \u201cdi azione\u201d del rappresentare<\/em>, nel senso di \u2039\u2039agire secondo determinati canoni di comportamento in riferimento a questioni che concernono un\u2019altra persona\u203a\u203a<sup>21<\/sup>. Ma, come \u00e8 stato fatto notare nel paragrafo precedente, secondo questa prospettiva l\u2019agire dei Consiglieri Aggiunti \u00e8 in gran parte limitato alla consultazione, per cui la rappresentativit\u00e0 viene ad essere privata del peso della negoziazione politica. E se \u00e8 ragionevole condividere l\u2019opinione che \u2039\u2039crisi della rappre-sentanza e crisi del rappresentato, come sempre, si richiamano reciprocamente!\u203a\u203a<sup>22<\/sup>, allora la rappresentativit\u00e0 \u201cdistorta\u201d dei Consiglieri Aggiunti potrebbe tramutarsi in rappresentanza politica formale, svuotata d\u2019ogni contenuto ideologico proprio perch\u00e9 necessariamente costretta a far proprio quello della rappresentanza \u201creale\u201d che in Consiglio appoggia le loro mozioni e le trasforma in norme.<\/p>\n<p>Il\u00a0<em>rischio<\/em>\u00a0sta nella correlazione tra livello di partecipazione politica e il livello di efficacia politica<sup>23<\/sup>, o meglio la percezione che l\u2019elettore ha di influire sulle scelte politiche. In questo senso, una rappresentanza frustrata conduce ad uno scollamento nel rapporto fiduciario tra i titolari della rappresentanza e i rappresentati. Inoltre, il perdurare di una simile situazione potrebbe tradursi anche in un appiattimento dell\u2019azione dei Consiglieri Aggiunti (al \u201ctraino\u201d dei loro colleghi italiani) e nel deterioramento del rapporto con le elezioni, a causa della percezione degli elettori che tale strumento di consultazione politica sia pi\u00f9 fattore di discriminazione che non di integrazione sociale.<\/p>\n<p>E il\u00a0<em>peso sociale<\/em>? Qui bisogna rifarsi al concetto della partecipazione politica come \u2039\u2039parte di un pi\u00f9 ampio comportamento sociale, e non isolatamente da esso\u203a\u203a<sup>24<\/sup>. Ritengo con ci\u00f2 di dover distinguere il ruolo istituzionale dei Consiglieri Aggiunti da quello sociale, la cui elezione ha rappresentato il culmine di una attivit\u00e0 politico-sociale, sia da parte dell\u2019Amministrazione comunale che da parte dei candidati stessi, che hanno avuto il merito di avvicinare gli immigrati extracomunitari alla partecipazione politica democratica del governo cittadino (intesa come condivisione di diritti e doveri nell\u2019ambito di un contesto normativo). Tale partecipazione pu\u00f2 concorrere alla formazione di una opinione pubblica straniera che, stando alla definizione di opinione pubblica di Pollock (1976)<sup>25<\/sup>, significherebbe l\u2019opportunit\u00e0 per gli immigrati extracomunitari di trasmettere i propri \u2039\u2039contenuti di coscienza\u203a\u203a nell\u2019aula consiliare di Roma, dando \u201ceffettivit\u00e0 sociologica\u201d alla presenza dei loro rappresentanti, e rafforzando cos\u00ec il legame con le istituzioni e la comunit\u00e0 cittadina di cui essi sono consapevolmente parte integrante.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 ritengo che, sotto il profilo di un\u2019analisi sociologica, l\u2019elezione dei Consiglieri Aggiunti e l\u2019esercizio del loro ufficio abbia una valenza positiva, che non \u00e8 sminuita dalle limitazioni di carattere politico e giuridico, rappresentando una risorsa di integrazione sociale e di emancipazione socio-politica generazionale per i cittadini extracomunitari immigrati: una ricchezza condivisa dai cittadini romani e aperta all\u2019opportunit\u00e0 dello sviluppo di una societ\u00e0 realmente interculturale.<\/p>\n<p>Un simile salto di qualit\u00e0 dei rapporti di convivenza non pu\u00f2 essere impartito da un modello esclusivamente normativo autoritario, ma piuttosto da un modello educativo civico. L\u2019esperienza della rappresentanza politica degli stranieri si pone come l\u2019opportunit\u00e0 di realizzazione di un dialogo interculturale, come principio di un cambiamento sociale la cui dinamicit\u00e0 \u00e8 l\u2019essenza del processo di adattamento della struttura sociale parsoniana, quando si riferisce all\u2019equilibrio sociale.\u00a0<em>Cambiamento di equilibrio<\/em>, quindi, non\u00a0<em>di struttura<\/em>; e sottolineo questi termini\u00a0della teoria di Parsons per ribadire il carattere di continuit\u00e0 di questa storia di arricchimento sociale e culturale nel cui solco si collocano, oggi, anche con tutti i loro limiti, i Consiglieri Aggiunti, il loro ufficio, l\u2019Amministrazione capitolina e i cittadini di Roma: tutti attori, pi\u00f9 o meno consapevoli, di un esperimento sociale che mi sembra istituzionalmente orientato verso un modello interculturale di societ\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0Menezes Fatima,\u00a0<em>L\u2019esperienza dei Consiglieri Aggiunti nel Consiglio Comunale romano. Un\u2019analisi sociologica<\/em>, tesi di licenza di Scienze Sociali, Pontificia Universit\u00e0 S. Tommaso D\u2019Aquino &#8211; Angelicum &#8211; , Roma, 2004, relatore Prof. Lo Presti Alberto<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Susi F.,\u00a0<em>L\u2019interculturit\u00e0 possibile. L\u2019inserimento scolastico degli stranieri<\/em>, Anicia, Roma, 1995, pp. 47-48<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Susi F.,<em>\u00a0op. cit<\/em>., p. 49<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Magnier A., \u201cConsigli e consiglieri comunali nel governo locale\u201d, in Brasca A. e Morisi M. (a cura di),<em>\u00a0Democrazia e governo locale. Il ruolo delle assemblee elettive<\/em>, il Mulino, Bologna, 2003, p. 208<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Rush M.,\u00a0<em>Politica e societ\u00e0. Introduzione alla sociologia politica<\/em>, il Mulino, Bologna, 2003, pp. 147-148<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0Rush M.,\u00a0<em>op. cit<\/em>., p. 141<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Periodico \u201cAltri\u201d, n. 1, maggio-giugno 2004, p. 13<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Periodico \u201cAltri\u201d,\u00a0<em>op. cit<\/em>., pp. 18-19<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Tali profili socio culturali e le relative analisi sono\u00a0esposte dettagliatamente in Menezes Fatima,\u00a0<em>op. cit<\/em>., pp. 31-45<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0Per una completa analisi della dottrina elitista, sotto la prospettiva del pensiero politico e filosofico, si veda Lo Presti A.,<em>\u00a0La teoria dell\u2019\u00e9lites fra filosofia della storia e scienza politica<\/em>, Nova Millenium Romae, Roma, 2003<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0Per ulteriori dettagli cfr. le tabelle esplicative in Rush M.,<em>op. cit<\/em>., pp. 157-158<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0Tanto per dare una dimensione alla rappresentanza elettorale, il \u201cpeso numerico\u201d delle preferenze attribuite\u00a0complessivamente ai quattro candidati eletti (2.392), sia rispetto il totale degli aventi diritto al voto (pari a circa il<br \/>\n7,5%) e ancor pi\u00f9 rispetto l\u2019intera popolazione di immigrati extracomunitari residenti (in questo caso la percentuale delle preferenze scende a circa l\u20191,3%) mi sembra piuttosto scarso; d\u2019altra parte bisogna sottolineare che questi stranieri per poter votaredovevano iscriversi\u00a0alle liste elettorali e questo passaggio obbligatorio ha sicuramente condizionato il flusso elettorale: relativamente alle differenze di affluenza nei Paesi con iscrizione automatica alle liste elettorali e in quelli in cui<br \/>\ntale iscrizione \u00e8 demandata al cittadino, si veda Glass, Square e Wolfinger (1984) in Smelser N. J.,\u00a0<em>Manuale di\u00a0<\/em><em>sociologia<\/em>, il Mulino, Bologna, 2001, pp. 532.533<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0Smelser N. J.,\u00a0<em>op. cit.<\/em>, p. 543<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0\u2039\u2039il sistema di credenze condiviso dai membri di una collettivit\u00e0\u203a\u203a, in Rush M.,\u00a0<em>op. cit<\/em>., p. 191<br \/>\n<sup>15<\/sup>\u00a0Mi riferisco alle due posizioni esemplificative del dibattito che fanno capo ad Antonio Andreani e Alfredo Corpaci; per una pi\u00f9 approfondita lettura di tale dibattito cfr. Brasca A. e Morisi M. (a cura di),\u00a0<em>op. cit.<\/em><br \/>\n<sup>16<\/sup>\u00a0Cotta M. in Bobbio N., Matteucci N., Pasquino G.,\u00a0<em>Il Dizionario di Politica<\/em>., UTET, Torino, 2004, p. 804<br \/>\n<sup>17<\/sup>\u00a0Cotta M. in Bobbio N., Matteucci N., Pasquino G.,<em>\u00a0op. cit<\/em>., p. 802<br \/>\n<sup>18<\/sup>\u00a0La specificit\u00e0 di tale autonomia \u00e8 tale per cui \u2039\u2039in nessun paese \u00e8 stato sancito per legge l\u2019obbligo degli eletti di assoggettarsi alla volont\u00e0 dell\u2019elettorato\u203a\u203a, in Klaus von Beyme,<em>\u00a0I partiti nelle democrazie occidentali<\/em>, CS Zanichelli, Firenze, 1987, p. 257<br \/>\n<sup>19<\/sup>\u00a0Cotta M. in Bobbio N., Matteucci N., Pasquino G.,<em>\u00a0op. cit<\/em>., p. 800<br \/>\n<sup>20<\/sup>\u00a0Cotta M. in Bobbio N., Matteucci N., Pasquino G.,\u00a0<em>op. cit<\/em>., p 802<br \/>\n<sup>21<\/sup>\u00a0Cotta M. in Bobbio N., Matteucci N., Pasquino G.,\u00a0<em>op. cit.<\/em>, p. 800<br \/>\n<sup>22<\/sup>\u00a0Allegretti U., in Brasca A. e Morisi M. (a cura di),\u00a0<em>op. cit<\/em>., p. 92<br \/>\n<sup>23<\/sup>\u00a0Rush M.,\u00a0<em>op. cit<\/em>., p.135<br \/>\n<sup>24<\/sup>\u00a0Rush M.,\u00a0<em>op. cit<\/em>., p. 137<br \/>\n<sup>25<\/sup>\u00a0\u2039\u2039Contenuti di coscienza di una persona, indipendentemente dal giudizio sulla sua verit\u00e0 o falsit\u00e0\u203a\u203a, in Rush M.,\u00a0<em>op. cit.<\/em>, p. 177<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1050],"fascicolo":[94],"class_list":["post-1423","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-fatima-de-menezes","fascicolo-giugno-2005"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - 28 Marzo 2004: analisi sociologica di un percorso di cambiamento sociale e civile per i cittadini extracomunitari romani lungo dodici anni<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Fatima de Menezes, pubblicato nel numero di Giugno 2005. 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