{"id":1390,"date":"2005-02-01T12:00:00","date_gmt":"2005-02-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1390"},"modified":"2026-04-11T14:52:42","modified_gmt":"2026-04-11T14:52:42","slug":"il-fattore-internazionale-nel-modello-di-sviluppo-dellucraina","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2005\/febbraio\/il-fattore-internazionale-nel-modello-di-sviluppo-dellucraina\/","title":{"rendered":"Il fattore internazionale nel modello di sviluppo dell\u2019Ucraina"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019esito delle recenti elezioni, con la vittoria del candidato dell\u2019opposizione Viktor Yushchenko, ha avviato una fase nuova nella\u00a0storia dell\u2019Ucraina. Gli attesi provvedimenti in materia di diritti politici e di riforme economiche dovrebbero, nei prossimi anni, creare le condizioni per porre la questione della candidatura del paese alla Ue.<\/p>\n<p>Sarebbe errato ritenere certe e scontate le fasi del percorso verso Bruxelles. Il ritardo dell\u2019Ucraina nei confronti dell\u2019Europa non viene solo dalla partecipazione all\u2019Unione sovietica, dai decenni di stalinismo e comunismo e, pi\u00f9 recentemente, dalle malefatte del clan di Kuchma, ma dai secoli di co-partecipazione alle vicende russe e alle forme storiche che il potere imperiale russo ha assunto. La spaccatura tra est e ovest ucraino che ha caratterizzato la lunga campagna elettorale dello scorso autunno e condotto il paese sul filo della scissione delle regioni \u201cfilorusse\u201d, il confronto-scontro tra il confine orientale minerario e industrializzato condizionato dall\u2019attrazione verso la Russia e il resto del paese che guarda piuttosto ad occidente, sono un dato strutturale con cui fare i conti. Il fattore internazionale, il rapporto storico con Russia ed Europa, risulta decisivo per le riforme strutturali attese dalla popolazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Tra le due Europe<\/strong><\/p>\n<p>Come risultato della seconda guerra mondiale, l\u2019Europa si trova divisa in due grandi aree geopolitiche e geoeconomiche. L\u2019Ucraina, penalizzata prima dalla resistenza alla bolscevizzazione durante la Prima guerra mondiale e sino al 1920, poi dalla collettivizzazione e dalla carestia nelle campagne, \u00e8 incapsulata dentro le maglie del blocco sovietico. La sua collocazione diventa funzionale alle prerogative del sistema bipolare, nel quale Unione Sovietica da un lato, Stati Uniti dall\u2019altro, affermavano il proprio potere mondiale.<\/p>\n<p>La fine di quel quadro di rapporti internazionali, offre a Kiev la possibilit\u00e0 di riprendere la propria indipendenza e riacquistare piena sovranit\u00e0 sul suo destino storico. La nazione riparte dalle radici: dal rapporto con lo stato slavo di Kijev distrutto nel 1240 dai mongoli e diviso tra Magiari Lituani e Polacchi, dal rapporto con lo stato russo nato nel X secolo dal Rus ucraino.<\/p>\n<p>L\u2019\u201dUnione volontaria\u201d del 1654 con il regno di Moscovia e il trattato d\u2019Andrusovo del 1667 (spartizione dell\u2019Ucraina, alla fine del conflitto tra Polonia e Russia, con Smolensk e Kiev che passano in mani russe), restano tra i fatti rilevanti di quella vicenda, cos\u00ec come l\u2019opera d\u2019assimilazione condotta da Caterina II (conquista di Crimea) e da altri zar, in particolare con la russificazione demografica e culturale nell\u2019800 e \u2018900.<\/p>\n<p>Lo storico britannico Seton-Watson, commentando l\u2019accordo di Perejaslav del 1654 tra il capo cosacco Bogdan Chmel\u2019nickij e i rappresentanti dello zar Alessio, scrive: \u201cQuesto accordo \u00e8 stato variamente interpretato, da storici nazionalisti russi e ucraini, come un\u2019alleanza fra due stati, una unione personale fra due stati e nazioni, o la semplice sottomissione dei piccoli russi ortodossi all\u2019ortodosso zar russo. \u2026 A quell\u2019epoca gli abitanti della regione di confine (Ucraina) erano detti in Russia piccoli russi; n\u00e9 allora n\u00e9 poi i funzionari e gli storici russi furono disposti ad ammettere che si trattasse di una nazione a s\u00e9. D\u2019altro canto i moderni storici ucraini nazionalisti affermano non solo l\u2019esistenza, nel XX secolo, di una nazione ucraina a se stante, ma che questa \u00e8 la vera erede del primo stato russo, la Russia di Kiev. I moscoviti, secondo questi storici, sono una mescolanza razziale di finni, slavi e tatari, usurpatrice del nome russo\u201d<sup>1<\/sup>.<\/p>\n<p>L\u2019autore sulla questione vuole restare neutrale, ma di fatto si sbilancia a favore della tradizione nazionale ucraina, quando rileva che:<br \/>\n\u00b7 gli abitanti dell\u2019Ucraina nel XVII secolo disponevano di una chiesa uniate con \u201cdalla sua una minoranza considerevole\u201d<sup>2<\/sup>,<br \/>\n\u00b7 chiamavano se stessi col medesimo nome Rus\u2019 e russkij mentre in ucraino quelli di Moscovia erano moskaly,<br \/>\n\u00b7 avevano istituzioni sociali diverse dai Moscovi, ad esempio non disponevano di comuni agrarie come la ob\u0161\u010dina,<br \/>\n\u00b7 vantavano tradizioni giuridiche e culturali occidentali, per lo pi\u00f9 influenzate dai polacchi,<br \/>\n\u00b7 parlavano vari dialetti, tutti diversi dal linguaggio di Moscovia,<br \/>\n\u00b7 si comportavano da pionieri di frontiera, predoni individualisti, e non avevano nulla a che spartire con i docili comportamenti dei servi della gleba russi n\u00e9 con le tradizioni collettivistiche della grande campagna russa.<\/p>\n<p>Per concludere: \u201cEsistevano insomma tutte le condizioni per una nazione a s\u00e9: soltanto la coscienza di essere una nazione non era ancora sviluppata\u2026il senso di essere diversi dai russi della Moscovia e la riluttanza ad accettare ordini o istituzioni da Mosca erano presenti negli abitanti della regione gi\u00e0 all\u2019inizio del XVIII secolo\u201d<sup>3<\/sup>. E\u2019 una consapevolezza che spiega le folate antirusse che di tanto in tanto attraversano la storia dell\u2019Ucraina, e le risposte repressive (ad alcune si \u00e8 fatto cenno) che il potere russo, zarista o sovietico poco importa, mette in essere.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che la\u00a0<em>natura dello stato<\/em>\u00a0russo si appropria, sin dalla sua creazione, di caratteri \u201corientali\u201d, mentre la\u00a0<em>cultura<\/em>\u00a0della nazione ucraina tende piuttosto a rapportarsi con l\u2019occidente europeo. L\u2019ideologia della classe di potere imperiale e poi sovietica, interpreta la Russia come \u201cterza Roma\u201d, destinata a conquiste territoriali ad est ed ovest, che la mettano al riparo ad oriente dalle invasioni mongole<sup>4<\/sup>, ad occidente dalle potenze centrali e dall\u2019influenza del cristianesimo cattolico e protestante<sup>5<\/sup>. Si tratta di un\u2019ideologia a doppia chiave: slavismo e ortodossia confluiscono nel fornire supporto all\u2019azione imperiale e assolutista dello stato.<\/p>\n<p>Nonostante gli sforzi occidentalizzanti di zar Pietro, la storia russa, nella versione imperiale e in quella sovietica, realizza un assolutismo dispotico di tipo orientale, la cui dicotomia strutturale (economia di sussistenza per il popolo, al servizio dell\u2019economia di potere per i ceti dominanti) \u00e8 stata magistralmente analizzata nella lezione di Karl August Wittfogel<sup>6<\/sup>. Per questo la Russia tarda nell\u2019eliminare la Servit\u00f9 della gleba, fonda ancora oggi la sua ricchezza sullo sfruttamento delle risorse naturali, \u00e8 tuttora impegnata in guerre di conquista o di difesa territoriale, si vede irrimediabilmente esclusa dai processi d\u2019integrazione dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p>Wittfogel, definisce societ\u00e0 asiatica quella \u201cdominata da uno stato burocraticamente dispotico\u201d. Attribuisce detta natura alla Russia e all\u2019Urss, ricordando che Marx ed Engels, dal 1853 in poi avevano evidenziato la qualit\u00e0 \u201csemi-asiatica\u201d della societ\u00e0 zarista \u201ce il carattere orientalmente dispotico del suo governo\u201d, che Lenin tra il 1906 e il 1907 nella polemica con Plechanov aveva enunciato che la vicina rivoluzione russa avrebbe potuto condurre non al socialismo ma a una \u201crestaurazione asiatica\u201d<sup>7<\/sup>. Che Stalin, dal 1938, e l\u2019intera storiografia e critica politica successiva, sovietica e russa avevano rifiutato i connotati di \u201csociet\u00e0 asiatica\u201d. Wittfogel commenta: \u201cNon sar\u00e0 motivo di sorpresa l\u2019apprendere che questa teoria ha suscitato la vivissima ostilit\u00e0 della nuova burocrazia totale, manageriale che, in nome del comunismo, oggi controlla\u2026. Gli ideologi sovietici, che nel 1931 dichiararono politicamente inaccettabile il concetto di societ\u00e0 orientale e di una burocrazia dirigente \u2018funzionale\u2019\u2026 ammisero cinicamente che le loro obiezioni erano ispirate da interessi politici e non da considerazioni scientifiche. Nel 1950 gli studiosi pi\u00f9 in vista dell\u2019orientalistica sovietica indicarono come loro pi\u00f9 importante realizzazione \u2018la liquidazione della nota teoria del modo asiatico di produzione\u2019 \u201d<sup>8<\/sup>. Affermazioni che conservano tutta la loro validit\u00e0, pur tenendo presente i mutamenti nel frattempo intervenuti nel sistema di potere russo.<\/p>\n<p>Uno dei risultati del \u201crifiuto\u201d russo del proprio carattere d\u2019impero orientale, \u00e8 che gli zar prima, i leader comunisti poi, trattano in modo indistinto le nazionalit\u00e0 sottomesse al proprio potere, peggiorando obiettivamente la posizione di nazioni, come quelle baltiche e ucraina, che appartenevano a tutt\u2019altro filone storico e culturale. L\u2019Ucraina, in particolare, viene a soffrire il danno di collocarsi al centro della disputa europea tra est e ovest, una situazione che rischia persino di peggiorare dopo la caduta dell\u2019Urss quando la Polonia, al suo confine occidentale, spicca il volo verso l\u2019Ue, posizionando Kiev al confine dell\u2019Unione e rilanciando la rilevanza di quel fattore internazionale dal quale la storia ucraina ha derivato tre secoli e mezzo d\u2019intimit\u00e0 con la Russia. Al tempo stesso, come il sistema bipolare degli anni 1947-1989 aveva sacrificato l\u2019interesse nazionale dell\u2019Ucraina, la cessazione, con Gorbaciov<sup>9<\/sup>, del ruolo antagonistico dell\u2019Urss rispetto all\u2019Occidente offre al paese le condizioni per una soluzione alla sua vicenda nazionale.<\/p>\n<p>Kiev rivendica la Sovranit\u00e0 nel 1990. Il 24 agosto 1991, nel pieno della crisi istituzionale che il presidente della Russia Eltsin ha aperto a Mosca dopo il rientro di Gorbaciov, presidente dell\u2019Urss dagli \u201carresti\u201d golpisti in Crimea, dichiara l\u2019Indipendenza. Il referendum popolare conferma le scelte dei leader. Nell\u2019era che si apre per la nazione, il nuovo stato indipendente si trova a dover esplorare quali soluzioni offrire alla tutela del proprio interesse nazionale, non pi\u00f9 riconducibile a quello di un\u2019Urss che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, n\u00e9 a quello di una Russia che si \u00e8 incamminata in una nuova strada e deve confrontarsi con una profonda crisi di transizione.<\/p>\n<p>Nei quindici anni d\u2019indipendenza, la questione chiave resta, insieme con le difficolt\u00e0 che la transizione presenta al livello economico e sociale, come dare soluzione all\u2019apparente contraddizione tra il legame storico con Mosca e la vocazione europea della nazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il fattore internazionale nella transizione<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Ucraina arriva all\u2019indipendenza cogliendo di sorpresa sia la Russia che l\u2019Occidente. Sono in molti, ad esempio il presidente Bush padre e il tedesco Kohl, a spingere la leadership ucraina a restare nell\u2019alveo del sistema gi\u00e0 sovietico, valorizzando la Comunit\u00e0 degli stati indipendenti, Csi, voluta dal Cremlino per riassorbire il distacco dalle ex repubbliche sovietiche. Vi era timore che il vecchio sistema d\u2019equilibrio strategico che aveva garantito il mondo dalla catastrofe nucleare, potesse subire rimaneggiamenti eccessivi e mettere a rischio un equilibrio conquistato con decenni di trattative complesse. Sia l\u2019Occidente che Mosca pensavano all\u2019effetto destabilizzante che l\u2019Ucraina indipendente avrebbe potuto portare nella zona est dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>Quando \u00e8 evidente che Kiev non intende recedere dalla sua scelta, e che si va dotando di una classe di governo patriottica, il gioco diplomatico viene a riaprirsi. Gli Stati Uniti, freddissimi nella fase iniziale dell\u2019indipendenza, si lasciano tentare dall\u2019opportunit\u00e0 di giocare Kiev nella partita tra potenze nucleari e in quella sul futuro della Nato. Mosca prova a mantenere le chiavi del potenziale nucleare depositato in territorio ucraino e l\u2019accesso ai porti caldi del sud. Abbastanza assente l\u2019Unione europea, presa dagli effetti che l\u2019accelerazione ucraina potr\u00e0 riscuotere sui suoi equilibri interni, e non ancora consapevole delle opportunit\u00e0 che possono venirle dal movimento nell\u2019est europeo.<\/p>\n<p>E\u2019 certo che la comunit\u00e0 internazionale scopre l\u2019Ucraina come il pi\u00f9 vasto paese europeo, con territorio (km2 603.700) doppio di quello francese e popolazione equivalente (pi\u00f9 di 47 milioni), strategicamente rilevante perch\u00e9 posizionato al confine tra Europa politica e Russia. Intorno alla met\u00e0 degli anni \u201990, ci si comincia a chiedere se quello che \u00e8 un paese \u201cgrosso\u201d, possa diventare anche \u201cgrande\u201d, sommando il suo peso a quello della Polonia nel rinnovare e sovvertire gli equilibri di potere consolidati all\u2019interno dell\u2019Unione europea e della Nato.<\/p>\n<p>Resta, nel sistema internazionale, la difficolt\u00e0 a ritenere il proprio interesse all\u2019equilibrio, conforme all\u2019interesse nazionale dell\u2019Ucraina<sup>10<\/sup>, nell\u2019incapacit\u00e0 di Kiev a rendere vantaggioso per tutti il cammino del proprio stato sovrano, che continua a rimbalzare tra gli angoli del suo dilemma (Usa, Russia, Ue). L\u2019Ucraina non sa convincere sulla coincidenza tra interesse nazionale e interesse pi\u00f9 generale del sistema internazionale, anche perch\u00e9, sino alla met\u00e0 del presente decennio, resta in bilico sulle sue opzioni di politica internazionale. Mette a maturazione la forma del nuovo stato, ma non definisce verso quale modello d\u2019organizzazione sociale, militare, politica intenda dirigere la transizione. E\u2019 un\u2019ambiguit\u00e0 che serve, in particolare negli anni di Kuchma, per barattare favori con Washington e Bruxelles, senza irritare Mosca. E\u2019 una tattica che non risolve il problema della collocazione internazionale dell\u2019Ucraina, e taglia il paese dalle prime tre ondate dell\u2019allargamento dell\u2019Unione europea<sup>11<\/sup>.<\/p>\n<p>Apparentemente, la stagione dell\u2019ambiguit\u00e0 internazionale \u00e8 ora terminata. Se il presidente Yushchenko manterr\u00e0 le promesse della sua campagna elettorale, dovrebbero cominciare a notarsi abbastanza presto i cambiamenti strutturali e le riforme che consentiranno a Kiev di porre, a condizioni maturate, la propria candidatura per l\u2019Unione europea. Occorre consapevolezza che la rincorsa verso Bruxelles muove da una situazione critica, anche se non compromessa. Il lungo regno dell\u2019ex presidente Kuchma ha lasciato una cultura civica che miscela affari e politica, che non sa attribuire alle leggi e all\u2019amministrazione la capacit\u00e0 di regolare il mercato, con gli alti tassi di corruzione, sopraffazione, mala burocrazia e arbitrio amministrativo a tutti noti. L\u2019ipotesi Ue accelerer\u00e0 la cura dei mali, visto che non si pu\u00f2 accedere all\u2019Unione senza garantire il rispetto dei principi di democrazia politica e di libero mercato. Come accaduto per paesi arretrati sotto il profilo della cultura sociale ed economica, tra i quali l\u2019Italia del dopoguerra, le istituzioni comunitarie costituiranno un valido riferimento per la modernizzazione socio economica dell\u2019Ucraina. Al tempo stesso l\u2019Unione si potr\u00e0 fare custode del diritto della giovane democrazia a godere indipendenza e sovranit\u00e0.<\/p>\n<p>La scelta dell\u2019Ue consentir\u00e0 a Kiev di avviare le proprie relazioni con Mosca su un piano di collaborazione tra nazioni vicine e amiche, che i legami culturali e storici tendono a rendere particolarmente stretti e privilegiati. Al tempo stesso far\u00e0 godere in pieno la storica amicizia che lega l\u2019Europa comunitaria agli Stati Uniti d\u2019America, sia nelle istituzioni del rapporto multi-bilaterale che in quelle della cooperazione internazionale.<\/p>\n<p>Purtroppo per gli ucraini, nella prevedibile marcia d\u2019avvicinamento all\u2019Ue, mentre il loro paese potr\u00e0 avvantaggiarsi degli aiuti del bilancio comunitario, dovr\u00e0 anche provvedere alla ristrutturazione dell\u2019economia. Occorre uscire dalla condizione di produttore di minerali di carbone e ferro, per transitare ad un\u2019economia a struttura pi\u00f9 moderna. Il sistema economico nazionale si aprir\u00e0 sempre pi\u00f9 alla competizione internazionale, e dovr\u00e0 far cessare i privilegi accordati ad industrie, spacciate dal vecchio regime come \u201ccampioni nazionali\u201d (si guardi per tutti al caso della Kryvorizhstal) e in realt\u00e0 bottino della nomenklatura.<\/p>\n<p>Gli impianti obsoleti, nelle nuove condizioni di mercato non saranno in grado di reggere l\u2019urto con l\u2019esterno. Da qui le ristrutturazioni che dovranno tenere conto delle necessarie innovazioni, senza dimenticare le dolorose conseguenze sociali in termini occupazionali che si troveranno probabilmente a generare. Le riforme dovranno essere robuste, e fornire nuovo slancio al sentiero dello sviluppo, caduto nel 1999 a meno del 40% del livello registrato nel 1991, e recentemente accidentato sia dalle misure demagogiche prese in campagna elettorale dal governo uscente che dall\u2019instabilit\u00e0 politica causata dal braccio di ferro tra Yanukovich e Yushchenko.<\/p>\n<p>L\u2019Ucraina potr\u00e0 giustamente fare affidamento sulla propria agricoltura<sup>12<\/sup>, lontana dall\u2019esprimere l\u2019intero potenziale bench\u00e9, in epoca sovietica, le sue terre nere fornissero pi\u00f9 di un quarto del raccolto dell\u2019Unione (carne, latte, grano, barbabietole da zucchero, verdure). Con gli opportuni aiuti dall\u2019Ue e da agenzie internazionali di sviluppo, si potranno mettere a valore le terre nere (30 per cento della disponibilit\u00e0 globale del pianeta) sostenute da buone risorse irrigue naturali (Dnieper e\u00a0affluenti) e da un capillare sistema irriguo.<\/p>\n<p>I dati congiunturali fanno ben sperare. Nell\u2019ultimo quinquennio la crescita del prodotto interno lordo si \u00e8 aggirata in media intorno al 7 per cento, e nel 2004 si \u00e8 accostata al 12 per cento. Si attende la crescita degli investimenti esteri, Ide, sinora troppo bassi per risultare significativi. Il bilancio statale \u00e8 stato lasciato in ordine dalla precedente amministrazione, e il suo deficit si colloca sotto la soglia del 2 per cento rispetto alla produzione interna lorda annua. I flussi dei migranti<sup>13<\/sup>, che sono un fattore di perdita secca per il paese nel breve, potranno rivelarsi, nel medio periodo, risorsa in termini socio-culturali ed economici. Gi\u00e0 ora il volume delle rimesse sostiene un gran numero di famiglie; i futuri ritorni potrebbero dare al paese una scossa positiva in termini di sviluppo imprenditoriale, andando a sostenere le riforme attese dal governo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE:<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0Hugh Seton-Watson, Storia dell\u2019impero russo, Einaudi, 1971, pag. 10<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Hugh Seton Watson, ib., pag. 12<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Hugh Seton-Watson, Ib. pag. 11<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0I mongoli sono definitivamente sconfitti dai russi nel 1380.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0N\u00e9 si sottovaluti l\u2019effetto della lunga interruzione nel rapporto della Russia con l\u2019Europa occidentale, causata dalla prima espansione islamica dei sec. VII e VIII.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0Karl August Wittfogel, Il Dispotismo orientale, SugarCo Edizioni, 1980<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Non si obietti che in \u201cStato e rivoluzione\u201d Lenin \u201csi venda\u201d come oppositore della teoria asiatica. Le giravolte intellettuali del capo della rivoluzione bolscevica sono ampiamente note, e costituiscono uno degli indizi della clamorosa disonest\u00e0 intellettuale del personaggio.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Karl August Wittfogel, ib., pag. 77<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0L\u201911 marzo 1985, Michail Gorbaciov \u00e8 eletto Segretario generale del partito comunista sovietico.<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0Accadr\u00e0 diversamente nella campagna elettorale dell\u2019autunno 2005, quando il sistema internazionale far\u00e0 pesare la sua influenza per consentire a Viktor Yushchenko di assumere la presidenza in nome dell\u2019interesse nazionale e della volont\u00e0 popolare.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0Il primo ampliamento ad est include otto paesi centro-est europei. Il secondo, previsto nel 2007 sta coinvolgendo Bulgaria e Romania. La terza ondata riguarder\u00e0 soprattutto la regione balcanico, alcuni stati della ex Jugoslavia, la Turchia.<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0E\u2019 considerato arabile il 56,21% del territorio nazionale, che vanta kmq 24.500 di terre irrigate.<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0Il tasso netto di migrazione, per 1.000 di popolazione, \u00e8 stato, nel 2004, pari a -0,39. L\u2019alto numero \u00e8 collegato anche alle difficolt\u00e0 economiche e sociali della popolazione: \u00e8 sotto la soglia di povert\u00e0 quasi il 30 per cento degli ucraini.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"no","_lmt_disable":"no"},"autori":[924],"fascicolo":[90],"class_list":["post-1390","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-luigi-troiani","fascicolo-febbraio-2005"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Il fattore internazionale nel modello di sviluppo dell\u2019Ucraina<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Luigi Troiani, pubblicato nel numero di Febbraio 2005. 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