{"id":1350,"date":"2004-10-01T12:00:00","date_gmt":"2004-10-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1350"},"modified":"2026-04-11T14:23:26","modified_gmt":"2026-04-11T14:23:26","slug":"nuovi-modelli-organizzativi-per-la-gestione-ambientale","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2004\/ottobre\/nuovi-modelli-organizzativi-per-la-gestione-ambientale\/","title":{"rendered":"Nuovi modelli organizzativi per la gestione ambientale"},"content":{"rendered":"<p><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>Gli anni che seguono la fine del secondo conflitto mondiale sono ricordati nella storia come un\u2019epoca di relativa stabilit\u00e0 politica e di pace, per aver favorito lo sviluppo dell\u2019impresa civile ed il benessere dei Paesi occidentali.<\/p>\n<p>In quel periodo lo scopo principale perseguito dall\u2019impresa era la produzione di cose utili in quantit\u00e0 rilevanti e a basso prezzo; un\u2019azienda pianificava il passaggio di produzione da un bene ad un altro per assicurarsi la maggiore fetta di mercato ed il relativo guadagno.<\/p>\n<p>A partire dagli anni \u201860<sup>1<\/sup>\u00a0iniziarono a giungere i primi segnali di denuncia dei danni che avrebbe causato l\u2019industrializzazione.<\/p>\n<p>Si dovette attendere un decennio quando, nel 1972, si riun\u00ec a Roma il primo foro internazionale sui temi ambientali, il Club di Roma; si inizi\u00f2 a parlare di impatto ambientale in termini scientifici, gettando le basi teoriche dello sviluppo sostenibile. Il documento finale fu reso noto con un titolo emblematico, che racchiudeva il senso di consapevolezza e di preoccupazione emerso dal dibattito: I limiti dello sviluppo. Gli esperti giunsero alla conclusione finale che, nonostante le quantit\u00e0 delle risorse fossero rilevanti, la produzione dei beni non poteva essere proiettata all\u2019infinito, sostenuta da un consumo illimitato.<\/p>\n<p>Dal 1972 ad oggi, si sono succeduti incontri internazionali che hanno profondamente influito sulle politiche nazionali, e dell\u2019Unione Europea in particolare, per la tutela ambientale sviluppando strumenti normativi e di programmazione sempre pi\u00f9 attenti ed incisivi.<\/p>\n<p>Anche l\u2019industria, seppur lentamente, ha risposto positivamente alle nuove istanze investendo nel campo dell\u2019innovazione tecnologica a basso impatto ambientale, aderendo agli accordi volontari e, solo recentemente, redigendo i bilanci ambientali e sociali.<\/p>\n<p>Le questioni ambientali non hanno interessato unicamente la revisione di nuovi metodi e nuovi processi produttivi; queste hanno inciso anche a livello organizzativo, con la creazione di nuove figure professionali, come il manager per lo sviluppo sostenibile, chiamate a dialogare sia all\u2019interno dell\u2019azienda, sia esternamente, con gli stakeholders.<\/p>\n<p>Nonostante la sensibilit\u00e0 dimostrata e l\u2019impegno sino ad oggi perseguito dalle diverse organizzazioni sociali, istituzionali e non, giungono sporadici segnali positivi che confermano che la strada dell\u2019eco-efficienza \u00e8 ancora lunga da percorrere.<\/p>\n<p>E\u2019 lecito porsi alcune domande al riguardo: che cosa manca ancora per il raggiungimento ottimale dell\u2019eco-efficienza? Come si pu\u00f2 operare? Quali sono i soggetti che sono chiamati ad operare al processo di trasformazione?<\/p>\n<p>Queste ed altre domande sono alla base della riflessione del presente articolo, che consentono di individuare due ambiti di indagine. Il primo riguarder\u00e0 il percorso storico dei modelli d\u2019impresa che hanno portato alla concezione dell\u2019eco-efficienza. Il secondo ambito, meno indagato, riguarder\u00e0 l\u2019organizzazione del lavoro in relazione ai nuovi cicli produttivi, con particolare riferimento alla nascita di nuove figure professionali come il manager per lo sviluppo sostenibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>1. I modelli d\u2019impresa<\/strong><\/p>\n<p>Storicamente il concetto di sviluppo competitivo nasce circa 5000 anni fa, con il sorgere delle grandi civilt\u00e0 d\u2019Oriente<sup>2<\/sup>, fondate sull\u2019organizzazione di gruppi e comunit\u00e0 su scala, caratterizzati da tre elementi comuni:<\/p>\n<p>&#8211; una distinzione netta tra le attivit\u00e0 agricole, manifatturiere e commerciali;<br \/>\n&#8211; una societ\u00e0 verticale fortemente gerarchizzata, tale da impedire la non disponibilit\u00e0 equa dei beni;<br \/>\n&#8211; l\u2019avvio del processo di urbanizzazione.<\/p>\n<p>In questo quadro storico, le attivit\u00e0 agricole, pur operando un processo di trasformazione dell\u2019uso del territorio, garantivano il rispetto dei cicli biologici. L\u2019importanza attribuita all\u2019agricoltura prevale in tutto il periodo della societ\u00e0 pre-industriale, assorbendo l\u201980% della popolazione.<\/p>\n<p>La prima scuola di economia nella Francia pre-rivoluzionaria, indicava nell\u2019agricoltura l\u2019unica attivit\u00e0 produttiva. Tale assunto derivava dal fatto che alla fine dell\u2019anno agrario l\u2019attivit\u00e0 forniva un prodotto netto, cio\u00e8 pi\u00f9 di quanto fosse stato immesso all\u2019inizio del ciclo.<\/p>\n<p>Al contrario, l\u2019attivit\u00e0 artigiana era considerata di valore inferiore, poich\u00e9 si limitava alla sola trasformazione di materia.<\/p>\n<p>L\u2019avvento delle macchine muta radicalmente il rapporto dell\u2019uomo con le fonti materiali invertendo l\u2019ordine gerarchico delle attivit\u00e0 produttive: le materie prime di origine minerario assumono un ruolo preminente, amplificando la capacit\u00e0 lavorativa dell\u2019uomo e l\u2019agricoltura si trasforma, a sua volta, industrializzandosi.<\/p>\n<p>Con il passaggio dalla societ\u00e0 agricola a quella industriale emerge la questione ambientale, come riportano le cronache del passato. Londra nell\u2019800, viene descritta come una citt\u00e0 avvolta da fumi neri, rifiuti accumulati negli angoli delle strade, l\u2019affiorare di acque luride, condizioni di lavoro in fabbrica insostenibili che causavano l\u2019insorgenza di nuove patologie che in seguito saranno classificate come malattie professionali.<\/p>\n<p>Il processo di industrializzazione, oggi maggiormente come nel passato, pone in evidenza i quattro elementi chiave che impattano con l\u2019ambiente:<\/p>\n<p>&#8211; l\u2019alto livello d\u2019inquinamento dell\u2019aria, causato dagli accresciuti processi di combustione;<br \/>\n&#8211; l\u2019inquinamento dei corpi idrici, determinato dagli scarichi dei residui di lavorazione ai quali si aggiungono le acque luride di uso domestico;<br \/>\n&#8211; la produzione ed accumulo di rifiuti, la cui quantit\u00e0 \u00e8 direttamente proporzionale alla crescita della produzione di beni materiali non rinnovabili e, comunque, non sempre restituibili all\u2019ambiente da cui derivano, in quanto difficilmente reciclabili;<br \/>\n&#8211; la produzione di nuovi materiali prodotti chimicamente, come materie plastiche e prodotti di sintesi, non biodegradabili, che si accumulano nell\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Gli anni della ricostruzione dopo il secondo conflitto mondiale, hanno creato le condizioni idonee per l\u2019incremento della produzione industriale. Se da un lato la ripresa produttiva ha influito positivamente dal punto di vista econo-mico, dall\u2019altro, in assenza di una politica ambientale, ha determinato una lunga stagione di conflitto, iniziata agli inizi degli anni \u201860, del secolo scorso, tra gli operatori delle attivit\u00e0 produttive industriali &#8211; in prima istanza, e agricole, in un secondo momento \u2013 con la mobilitazione dei gruppi portatori d\u2019interessi.<\/p>\n<p>Il confronto vide, infine, come risoluzione la produzione di normative sempre pi\u00f9 rigide con l\u2019imposizione di realizzare dei depuratori per le acque, filtri per il contenimento delle emissioni in atmosfera e nell\u2019individuare luoghi circoscritti e controllati, per la gestione dei rifiuti.<\/p>\n<p>Se dal canto suo il progresso tecnologico ha raggiunto negli anni traguardi ragguardevoli, altrettanto non si pu\u00f2 dire per i sistemi di controllo dell\u2019inquinamento in quanto risultano, tuttora, costosi e poco efficienti e tendono a trasferire l\u2019inquinamento da un recettore ad un altro.<\/p>\n<p>Il sistema di produzione lineare, che sottraeva (assorbiva) materie prime e la normativa sempre pi\u00f9 rigida, ha causato nel corso degli anni \u201880 del secolo scorso un forte tasso di evasione dalle norme ambientali, causando il punto di non ritorno ad un sistema ambientale equilibrato.<\/p>\n<p>Il mondo della ricerca, riconoscendo l\u2019evidente difficolt\u00e0 da parte dell\u2019impresa nell\u2019ope-rare a valle del processo produttivo, si \u00e8 orientata nel cercare delle soluzioni idonee creando nuove tecnologie applicate ai cicli produttivi che consen-tono di prevenire l\u2019inquinamento: nascono le c.d. tecnologie a basso impatto che perseguono principalmente lo scopo di ridurre in quantit\u00e0 minimale le sostanze emesse (output) e le risorse naturali utilizzate (input)<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p>La necessit\u00e0 di prevenzione auspicata dalle politiche nazionali, ed in particolare dall\u2019Unione Europea<sup>4<\/sup>, ha accresciuto il senso di consapevolezza delle imprese mediante il sistema delle adesioni volontarie: l\u2019AUDIT ambientale, l\u2019ECO-etichetta-tura (ECOLABEL), tasse ambientali, incentivi, diritti di emissione negoziabili, strumenti econo-mici attuali in grado di orientare le scelte delle imprese.<\/p>\n<p>L\u2019atteggiamento delle imprese si sta lentamente modificando per un duplice motivo. Il primo attribuibile alla pressione esercitata dall\u2019opinione pubblica, sempre pi\u00f9 attenta e sensibile alle problematiche ambientali, alle normative pi\u00f9 stringenti e alle sanzioni pi\u00f9 pesanti. Il secondo motivo \u00e8 riconducibile al grado di efficienza raggiunto dalla tecnologia, che consente il perseguimento di buone performance ambientali, a costi ridotti o, addirittura, con risparmi energetici di materia prima: si apre l\u2019era dell\u2019eco-efficienza.<\/p>\n<p>Abbandonato il modello d\u2019impresa del ventesimo secolo, caratterizzato da massicce emissioni d\u2019inquinanti, provenienti da ogni ciclo produttivo, dall\u2019utilizzo di ingenti quantitativi di risorse naturali e grossi volumi di rifiuti, la nuova tendenza basa l\u2019attivit\u00e0 aziendale su diversi fattori quali la dimensione, il diverso grado di sensibilit\u00e0 ambientale delle produzioni che realizza, la qualit\u00e0 dei servizi che fornisce, la complessit\u00e0 tecnologica dei prodotti e dei processi, il livello di organizzazione, il posizionamento geografico, una cultura specifica del Top management.<\/p>\n<p>L\u2019impresa contemporanea \u00e8 sollecitata ad assumere atteggiamenti estremamente diversificati ai quali corrispondono nuovi modelli organizzativi e nuove strategie.<\/p>\n<p>Il clima di cambiamento ha coinvolto anche le associazioni di imprenditori le quali, da una strategia volta a mantenere un basso profilo dell\u2019informazione, si sono progressivamente spostate verso una partecipazione attiva, alimentando un interscambio informativo verso l\u2019esterno trasparente e corretto.<\/p>\n<p>Un percorso evolutivo che ha inciso in modo positivo, e diversificato, sull\u2019atteggiamento delle imprese nei confronti delle diverse problematiche ambientali.<\/p>\n<p>Seppur con diverse classificazioni utilizzate nella letteratura sulle strategie ambientali d\u2019impresa, \u00e8 possibile distinguere quattro tipologie che costituiscono una rappresentazione di altrettante realt\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019impresa passiva, o di primo livello, rappresenta quel tipo di realt\u00e0 aziendale protesa alla massimizzazione dei ricavi che non apporta alcuna modifica ai processi produttivi, subendo le normative ambientali e le pressioni dall\u2019esterno.<\/p>\n<p>L\u2019impresa adattativa, o di secondo livello, associa l\u2019impiego di tecnologie di abbattimento a valle e l\u2019utilizzo di tecnologie standardizzate offerte da fornitori specializzati. La responsabilit\u00e0 della gestione ambientale \u00e8 affidata ad un responsabile ambientale, e, talvolta ad un responsabile della sicurezza, a cui vengono affiancati consulenti esterni. Questo tipo d\u2019impresa \u00e8 attenta alla raccolta differenziata ed al riciclo dei beni dismessi, riutilizzando i componenti.<\/p>\n<p>L\u2019impresa reattiva, o di terzo livello, \u00e8 quel tipo di realt\u00e0 che ha iniziato il processo di sensibilizzazione allargato a tutti i cicli produttivi in quanto percepisce i segnali di risposta dei consumatori adeguandosi alle norme. I prodotti di queste imprese vengono tutti riciclati e\/o riutilizzati. In molti casi, forme di energia vengono convertite in altre forme di energia come ad es. l\u2019utilizzo del termovalorizzatore che converte i rifiuti solidi in energia termica.<\/p>\n<p>Il grado di organizzazione interno risulta pi\u00f9 complesso, in quanto le responsabilit\u00e0 ambientali vengono allargate ad un numero crescente di funzioni e di soggetti interni, per favorire lo sviluppo organico delle attivit\u00e0 per il medio periodo.<\/p>\n<p>L\u2019impresa attiva, o di quarto livello, \u00e8 la realt\u00e0 produttiva che ha compreso maggiormente l\u2019importanza della questione ambientale come opportunit\u00e0 di crescita, interiorizzando gli obiettivi in tutta la realt\u00e0 aziendale. Persegue una politica attenta al dibattito internazionale, cercando di anticiparne il corso evolutivo, promuovendo l\u2019innovazione tecnologica. Quest\u2019ultima tipologia d\u2019impresa rappresenta l\u2019idealtipo che pu\u00f2 trovare concrete applicazioni in un\u2019ottica di collaborazione tra imprese a livello, territoriale, di consorzio o di associazione, come nel caso del distretto eco-industriale.<\/p>\n<p>Il distretto eco-industriale \u00e8 rappresentato da un insieme di aziende che operano in un clima di collaborazione per:<br \/>\n&#8211; ridurre i consumi energetici dei processi produttivi. Si tratta di riuscire a definire dei sistemi di area per attivit\u00e0 di co-generazione, cascata energetica, piani di trasporto collettivi nonch\u00e9 per l\u2019utilizzo estensivo di fonti energetiche rinnovabili;<br \/>\n&#8211; minimizzare i costi di utilizzo delle materie prime;<br \/>\n&#8211; valorizzare dal punto di vista economico scarti di produzione altrimenti destinati a diventare rifiuti.<\/p>\n<p>La descrizione del legame tra i flussi di materia di origine antropica e l\u2019impatto potenziale delle attivit\u00e0 economiche sull\u2019ambiente (con riferimento particolare ai nutrienti quali azoto, carbonio, idrogeno, ossigeno, zolfo e fosforo), definiscono il principio di metabolismo industriale<sup>5<\/sup>.<\/p>\n<p>L\u2019analisi di fattibilit\u00e0 per la creazione e lo sviluppo del distretto eco-industriale vede come momento iniziale l\u2019analisi dell\u2019area tecnologico-produttiva del distretto effettuata mediante audit ambientali su due livelli:<\/p>\n<p>&#8211; l\u2019incontro tra imprenditori dell\u2019area e operatori locali, che possono contribuire con nuove proposte, prendendo visione della documentazione disponibile anche in funzione delle produzioni;<br \/>\n&#8211; l\u2019analisi dei flussi di materia.<\/p>\n<p>Questa prima fase pu\u00f2 consentire la creazione di un network di imprese che interagiscono in modo collaborativo, interaziendale, per combinare risorse, acquisire conoscenze e tecnologie e abbattere i costi associati alle attivit\u00e0 di formazione del personale.<\/p>\n<p>La seconda fase \u00e8 rappresentata dalle attivit\u00e0 di marketing quale elemento innovativo e di vantaggio per il successo dell\u2019impresa.<\/p>\n<p><em>Fig.1. Ciclo dell\u2019audit ambientale<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/ambiente.gif\" alt=\"ambiente\" \/><\/p>\n<blockquote><p><em>Box 1. Il progetto CLOSED: la chiusura del cerchio.<\/em><\/p>\n<p>Il progetto CLOSED nasce nel 1999, promossa dall\u2019Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana e la Societ\u00e0 Ecosistemi di Roma, con lo scopo di esplorare, nel campo dell\u2019ecologia industriale, le possibili prospettive di adottare, da parte delle imprese, i diversi strumenti disponibili per la gestione ambientale, come l\u2019internalizzazione della componente ambientale a livello di processi di produzione, di innovare le nicchie di mercato esistenti e di avviare nuovi processi produttivi.<\/p>\n<p>L\u2019applicazione riguarda la riduzione dei rifiuti prodotti in una data area, l\u2019ottimizzazione del reimpiego dei processi di produzione e l\u2019aumento dell\u2019efficienza energetica dei materiali invertendo quello che \u00e8 l\u2019attuale ciclo. Un\u2019altra connotazione consiste nel cercare di aumentare quella componente del trattamento e del riciclaggio che caratterizza i flussi e le relazioni tra sistema economico produttivo ed ambiente, con conseguente riduzione della quantit\u00e0 dei rifiuti e dei residui provenienti da processi di produzione che vengono scaricati nell\u2019ambiente.<\/p>\n<p>La scelta dei distretti in Toscana, il tessile di Prato, il vivaistico di Pistoia ed il cartiero di Lucca, deriva dalla presenza, in questa regione, di economie di localizzazione che offrono l\u2019opportunit\u00e0 di testare un sistema che risulta pi\u00f9 esteso rispetto ai tradizionali modelli di gestione ambientale per le imprese, ad oggi disponibile sul territorio.<\/p>\n<p>Tale scelta ha consentito di adottare un modello applicabile in un contesto di area molto pi\u00f9 esteso, rispetto alla piccola e media impresa, ma allo stesso tempo sufficientemente ridotta per condurre una sperimentazione.<\/p>\n<p>Il progetto CLOSED ha beneficiato dei fondi messi a disposizione dal programma LIFE-Ambiente, uno strumento finanziario (giunto alla quarta edizione) che la Commissione Europea ha a disposizione per l\u2019attuazione della politica ambientale comunitaria.<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>2. L\u2019organizzazione del lavoro<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019attivit\u00e0 imprenditoriale, che oggi appare basata su una pi\u00f9 efficiente utilizzazione delle macchine con l\u2019ausilio di personale specializzato, \u00e8 un fenomeno storico recente.<\/p>\n<p>Per secoli, prima dell\u2019avvento delle macchine, i modelli di lavorazione erano di tipo artigianale, basati su una struttura elementare dove l\u2019energia utilizzata era prodotta dall\u2019uomo o dagli animali, o da forze naturali. La macchina \u00e8 il punto di riferimento del processo produttivo per l\u2019azione di massimizza-zione. L\u2019impiego del lavoro umano \u00e8 lo scandire di sequenze di attivit\u00e0 preordinate e programmate.<\/p>\n<p>Questo modello iniziale ideato da Taylor<sup>6<\/sup>, indicato come paradigma meccanico o classico, ha caratterizzato l\u2019attivit\u00e0 produttiva fino agli anni 20\u2019 del secolo scorso, sino a quando Elton Mayo, sulla base delle sue osservazioni personali, evidenzi\u00f2 la necessit\u00e0 di meglio comprendere il ruolo determinante delle relazioni umane (human relation) e di rivedere criticamente le rigide certezze del taylorismo. Il pensiero di Mayo \u00e8 stato ben sintetizzato da Grandori (1995) individuando quattro assunti fondamentali:<\/p>\n<p>&#8211; i livelli elevati di produttivit\u00e0 sono correlati e causati da altrettanti livelli di soddisfazione delle persone;<br \/>\n&#8211; i comportamenti dei capi influenzano i comportamenti dei dipendenti ed il loro livello di soddisfazione;<br \/>\n&#8211; la maggior parte dei conflitti si pu\u00f2 risolvere efficacemente attraverso la comunicazione tra le parti;<br \/>\n&#8211; un lavoro in se pi\u00f9 interessante, ma meno specializzato, pi\u00f9 ricco di responsabilit\u00e0 e autonomia, produce maggiore soddisfazione e maggiore produttivit\u00e0.<\/p>\n<p>Da una struttura chiusa, protesa alla quantificazione della produzione, rivolta esclusiva-mente alla realt\u00e0 interna, si giunge alla elaborazione della concezione sistemica dove l\u2019aspetto tecnico e quello umano sono strettamente interdipendenti influenzandosi reci-procamente.<\/p>\n<p>La concezione sistemica deriva dalla teoria dei sistemi, una materia dedita allo studio ed al controllo dei sistemi.<\/p>\n<p>Per sistema deve intendersi qualsiasi forma di aggregato costi-tuito da elementi fisici e\/o astratti, nel quale si riescono ad indivi-duare relazioni di causa-effetto.<\/p>\n<p>Le condizioni di funziona-mento di un sistema dipendono da due tipi di cause. Le cause esterne che generano i comportamenti del sistema e le cause interne proprie del sistema che sono in funzione delle condizioni che precedono l\u2019inizio delle sollevi-tazioni.<\/p>\n<p>Distingueremo i sistemi in algebrici e dinamici. I primi sono regolati in modo istantaneo esclusivamente dalle cause esterne, prive di memoria: ad es. un sistema algebrico \u00e8 dato dalla somma di due elementi A e B, individuati come cause esterne, il cui risultato C potr\u00e0 essere espresso con la formula matematica A+B=C, ovvero la condizione di funzionamento.<\/p>\n<p>Nel caso di sistemi dinamici, i risultati possono essere di diverso tipo in funzione delle condizioni iniziali e soddisfare diverse variabili. Ad es. il concetto di linearit\u00e0, dove la causa esterna non \u00e8 considerata in un solo istante ma tiene conto dell\u2019intero intervallo di tempo in cui si svolge l\u2019applicazione. Orbene, i sistemi organizzativi si comportano come gli organismi viventi, aperti al loro ambiente di riferimento, dunque ogni intervento diretto al sistema organizzativo deve necessariamente riferirsi ad un\u2019analisi contestuale e sistemica di due ordini di fenomeni. Pertanto il modello organico \u00e8 disarmonico rispetto a quello meccanico.<\/p>\n<p>L\u2019analisi sistemica evidenzia una corre-lazione permanente, di tipo feedback, tra le unit\u00e0 a livello macro e le unit\u00e0 a livello micro. In questo modo il sistema \u00e8 rappresentato da una singola unit\u00e0 assumendo una nuova entit\u00e0 dal carattere autonomo. Individuare un sistema significa specificarne i confini e riconoscere gli elementi costitutivi della struttura, pertanto tutto ci\u00f2 che non appartiene al sistema stesso \u00e8 indicato come ambiente esterno.<\/p>\n<p>E\u2019 possibile applicare svariati modelli sistemici ai feno-meni organizzativi che differiscono sia per gli elementi considerati, sia per le modalit\u00e0 di definire i punti di contatto con l\u2019ambiente esterno.<\/p>\n<p>Tra i diversi modelli teorizzati, il sistema organizzativo \u00e8 considerato come parte di una struttura produttiva in rapporto con un contesto ambientale, influenzata da tutte le forze esterne rilevanti (input) che producono le dinamiche economiche, competitive, tecnologiche, socio-politiche e gli output che derivano dal loro funzionamento.<\/p>\n<p>L\u2019assetto istituzionale e le variabili strategiche, tecnologiche<sup>7<\/sup>, individuali e sociali costituiscono le forze e le fonti principali che alimentano il funzionamento del sistema.<\/p>\n<p>L\u2019affermazione di una visione organica sistemica ha, senza alcun dubbio, avuto il merito di evidenziare la non unicit\u00e0 nell\u2019impostare o programmare un modello organizzativo, aprendo la strada a nuovi filoni di ricerca, che gli studiosi, nel corso degli anni \u201870 del secolo scorso hanno denominato Teorie contingenti.<\/p>\n<p>Da tali teorie il sistema meccanico e quello organico rappresenterebbero gli estremi di un percorso volto alla ricerca di un\u2019ottimizzazione delle soluzioni organizzative, riferite al contenuto di cambiamento, come ad uno di stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Tale passaggio risulter\u00e0 tanto pi\u00f9 rapido, quanto pi\u00f9 l\u2019efficienza dell\u2019impresa dipender\u00e0 dalla coerenza e consonanza tra realt\u00e0 ambientale e modello organizzativo: le scelte organizzative devono riflettere le relazioni di interdipendenza.<\/p>\n<p>La nuova realt\u00e0 organizzativa opera in un contesto aperto nella logica di sistema, come elemento chiave del cambiamento.<\/p>\n<p>Gli scenari che fanno da sfondo al nuovo millennio sono la disponibilit\u00e0 di tecnologie sempre pi\u00f9 sofisticate e differenziate nella produzione, in quanto possono offrire un unico prodotto o servizio con cicli di vita breve: la conoscenza quale elemento centrale del fattore produttivo, l\u2019evoluzione e la maturazione culturale dei lavoratori, consumatori e cittadini, l\u2019internazionalizzazione.<\/p>\n<p>Tali scenari hanno assunto caratteri definiti, rispetto agli anni precedenti, influenzando in modo determinante le scelte strategiche non solo delle aziende, da sempre esposte alla concorrenza e all\u2019internazionalizzazione, ma riguarda anche il settore dei servizi, le amministrazioni pubbliche e gli organismi no-profit.<\/p>\n<p>Lo scenario attuale, con particolare riferimento alle diverse problematiche riferite alla gestione ambientale vede, innanzitutto, il coinvolgimento di pi\u00f9 attori, sia interni sia esterni alla struttura organizzativa, che non consente il colloquio in via esclusiva con un\u2019unica categoria di stakeholder e tanto meno in modo settoriale, isolato e decontestualizzato.<\/p>\n<p>La visione unica deve essere ricondotta alla logica di sistema che esclude la semplice sommatoria di azioni con le singole parti, ma adotta un approccio di tipo solistico, in grado di garantire un programma non minimale ma esteso nel medio lungo termine.<\/p>\n<p>Il mutato atteggiamento delle imprese nei confronti dell\u2019ambiente sta producendo nel tempo una risposta pi\u00f9 razionale alle politiche ambientali di nuova generazione, riducendo la tipologia sanzionatoria e promuovendo un sistema pi\u00f9 aperto, basato sull\u2019informazione.<\/p>\n<p>In tale contesto, la disponibilit\u00e0 di collaborazione tra impresa e Pubblica Amministra-zione ha dato vita ai c.d. accordi volontari, generando come risposta positiva lo sviluppo di metodologie e\/o strumenti diversificati per la gestione ambientale.<\/p>\n<p>Questi strumenti sono raccolti in una matrice di relazione dove i punti d\u2019incontro delle diverse metodologie, offrono all\u2019impresa un\u2019ampia gamma di possibilit\u00e0 per il raggiungimento dell\u2019obiettivo comune: la tutela ambientale (Fig.2).<\/p>\n<p>Fig. 2 Matrice di relazione degli strumenti per la gestione ambientale.<\/p>\n<table border=\"1\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<td>VIA\/<br \/>\nVAS<\/td>\n<td>SGA<br \/>\nAudit<\/td>\n<td>LCA<\/td>\n<td>Analisi Emergetica<\/td>\n<td>Capitale naturale<\/td>\n<td>ACB<\/td>\n<td>Analisi multicriteri<\/td>\n<td>Bilancio CO2<\/td>\n<td>Rapporti ambientali<\/td>\n<td>Indicatori di performance<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Sistemi di pianificazione territoriale<\/strong><\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<td><\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<td><\/td>\n<td>x<\/td>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Indicatori<\/strong><\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<td><\/td>\n<td>x<\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Bilancio ambientale<\/strong><\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<td><\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Project management<\/strong><\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<td><\/td>\n<td>x<\/td>\n<td><\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><strong>Comunicazione ambientale d\u2019impresa<\/strong><\/td>\n<td>x<\/td>\n<td>x<\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<td>x<\/td>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Acronimi<\/strong>: Valutazione Impatto Ambientale (VIA), Valutazione Ambientale Strategica (VAS), Sistema di Gestione Ambientale (SGA), Life Cycle Assessment (LCA) Analisi Costi Benefici (ACB)<\/p>\n<p>Per realizzare questo obiettivo, le aziende si avvalgono sempre di pi\u00f9 di una nuova figura professionale: lo specialista dello sviluppo sostenibile per indirizzare le politiche aziendali in favore dell\u2019ambiente, oltre che di una migliore legittimazione sociale.<\/p>\n<p>Il compito del Manager dello Sviluppo Sostenibile \u00e8 spingere l\u2019azienda a pianificare e programmare azioni in grado di soddisfare le aspettative di tutti gli stakeholder da cui l\u2019impresa dipende per i propri risultati e con cui interagisce con le proprie attivit\u00e0 (Fig.3).<\/p>\n<p><em>Fig. 3 Il Profilo professionale e aree di competenza del Manager dello Sviluppo Sostenibile.<\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/sviluppo.gif\" alt=\"sviluppo\" \/><\/p>\n<p>Nelle aziende pi\u00f9 grandi e strutturate, la funzione del manager dello sviluppo sostenibile ha un campo di applicazione interdivisionale e interfunzionale, in modo flessibile e dinamico, in grado di interagire con figure professionali consolidate (risorse umane, salute e sicurezza, affari legali, acquisti, vendite, comunicazione, qualit\u00e0 e gestione ambientale).<\/p>\n<p>Obiettivo finale \u00e8 riuscire a produrre uno sviluppo sostenibile che sia credibile e altamente funzionale all\u2019interno ed all\u2019esterno dell\u2019azienda.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p>A completamento di quanto esposto, alcune note conclusive sottolineano come l\u2019attenzione ai temi ambientali pu\u00f2 rivelarsi per l\u2019azienda una opportunit\u00e0 di business a vantaggio proprio e di tutti i stakeholder che ruotano intorno ad essa.<\/p>\n<p>L\u2019applicazione di metodologie innovative e l\u2019introduzione di tecnologie a basso impatto ambientale non funziona se, alla definizione di strategie ambientali, non ci sono delle figure professionali idonee che operano al suo interno, in grado di promuovere la collaborazione e la partecipazione dei dipendenti, assicurando la circolarit\u00e0 delle informazioni all\u2019interno ed all\u2019esterno dell\u2019azienda.<\/p>\n<p>Una gestione accurata delle tematiche ambientali, effetto di una cooperazione tra il management ambientale e quello economico, la definizione di adeguate misure preventive e appropriate soluzioni tecnologiche non solo aiutano a ridurre i costi e i consumi di materiali e di energia, ma creano un clima di migliore fiducia con i consumatori incidendo positivamente sul conto economico.<\/p>\n<p>In conclusione, una delle strategie pi\u00f9 idonee per conseguire buoni risultati \u00e8 rappresentata da una visione olistica ove l\u2019azione di miglioramento di luoghi di lavoro e ambiente interno, nonch\u00e9 una pi\u00f9 attenta tutela dell\u2019ambiente esterno, siano parte integrante di una politica di programmazione di tipo sistemico, trampolino di lancio verso ulteriori crescite culturali, economiche e della qualit\u00e0 della vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>Bartolomeo M., Malaman R., Pavan M., Sammarco G,\u00a0<em>Il Bilancio Ambientale d\u2019Impresa<\/em>, Il Sole24Ore \u2013Pirola, Milano, 1997.<\/p>\n<p>Gomes S.,\u00a0<em>Metodologie d\u2019intervento per la gestione ambientale<\/em>, OIKONOMIA, Anno 4, n.1, Febbraio, 2002.<\/p>\n<p>Grandori A.\u00a0<em>L\u2019organizzazione delle attivit\u00e0 economiche<\/em>, Il Mulino, Bologna, 1995.<\/p>\n<p>Koudate A., Samaritani G.,\u00a0<em>Eco-Eco Management<\/em>, Franco Angeli editore, Milano, 2004.<\/p>\n<p>Lawrence P.R., Lorschj.W.\u00a0<em>Organisation and Environment Managing Differentiation and Integration<\/em>, Harvard University, Cambridge, (Mass.), 1967.<\/p>\n<p>Rebora G,\u00a0<em>Organizzazione aziendale<\/em>, Carocci, Roma, 1998.<\/p>\n<p>Thompson J.D.,\u00a0<em>Organization in Action<\/em>, Mac Graw-Hill, New York,1967.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0Nel 1962 la biologa americana Rachel Carson pubblic\u00f2 il saggio\u00a0<em>Silent Sping<\/em>\u00a0con il quale denunciava, per la prima volta, il pericolo dei danni che nel tempo avrebbero causato l\u2019uso indiscriminato di antiparassitari, pesticidi (DDT) e fertilizzanti chimici aprendo l\u2019epoca dell\u2019ambientalismo .<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Le grandi civilt\u00e0 del passato si sono sviluppate nelle vicinanze dei grandi bacini fluviali: la civilt\u00e0 Mesopotamica nella regione dominata dai fiumi Tigri ed Eufrate, quella egizia lungo le sponde del Nilo, quella indiana con l\u2019Indo e quella cinese nei territori attraversati dal Fiume Giallo e dal Fiume Azzurro.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Le iniziative delle imprese sono oggi rivolte a due categorie d\u2019intervento. La prima riguarda la riduzione dei quantitativi di emissione in natura accompagnato da un aumento quantitativo di materiale riassorbito in natura e\u00a0<em>bonificato<\/em>\u00a0(<em>Emision Sustainability Ratio \u2013 ESR<\/em>). La seconda riguarda l\u2019azione di riduzione dei quantitativi di risorse necessarie alla produzione accompagnato da un aumento dell\u2019uso di materiale rigenerato (<em>Material Sustainability Ratio- MSR<\/em>).<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0La politica dell\u2019UE a favore dell\u2019ambiente ha prodotto numerose Direttive e Regolamenti ma in particolare con il V\u00b0 e VI\u00b0 Programma Ambientale ha definito la linea strategica e l\u2019impegno comune per la tutela e la salvaguardia dell\u2019ambiente.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Il termine\u00a0<strong>metabolismo industriale<\/strong>\u00a0\u00e8 stato introdotto nel 1988 da un gruppo di esperti all\u2019interno del Programma Internazionale per la Geosfera (IGBP) e formalizzato durante una conferenza patrocinata dall\u2019Universit\u00e0 di Tokyo.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0L\u2019ingegnere americano F.W. Taylor (1856-1915) fu il principale promotore dell\u2019organizzazione scientifica del lavoro, il quale contribu\u00ec alla diffusione e all\u2019applicazione dei metodi da lui introdotti. Dopo la sua morte, le sue idee continuarono ad influenzare i metodi organizzativi aziendali. Il c.d. taylorismo, grazie all\u2019azione di Henry Ford, fece dell\u2019innovazione organizzativa una delle leve di successo dell\u2019industria automobilistica americana.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Le variabili tecnologiche sono da sempre considerate fondamentali per le scelte organizzative soprattutto per quanto riguarda il nucleo operativo e le modalit\u00e0 di utilizzo per il lavoro esecutivo. L\u2019<em>information technology<\/em>\u00a0\u00e8 senza alcun dubbio la pi\u00f9 importante variabile tecnologica che ha influito, e continuer\u00e0 ad influire sui modelli organizzativi del lavoro.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"no","_lmt_disable":"no"},"autori":[1018],"fascicolo":[85],"class_list":["post-1350","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-stefano-gomes","fascicolo-ottobre-2004"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Nuovi modelli organizzativi per la gestione ambientale<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Stefano Gomes, pubblicato nel numero di Ottobre 2004. 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