{"id":1326,"date":"2004-02-01T12:00:00","date_gmt":"2004-02-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1326"},"modified":"2026-04-12T19:10:41","modified_gmt":"2026-04-12T17:10:41","slug":"la-fiducia-come-fondamento-del-mercato-il-caso-dei-paesi-di-transizione","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2004\/febbraio\/la-fiducia-come-fondamento-del-mercato-il-caso-dei-paesi-di-transizione\/","title":{"rendered":"La fiducia come fondamento del mercato: il caso dei paesi di transizione"},"content":{"rendered":"<p>Nessuna societ\u00e0 pu\u00f2 crescere ed evolvere adeguatamente, se al suo interno manca un accettabile legame di fiducia<sup>1<\/sup>\u00a0tra i cittadini, e tra questi e i governanti.<\/p>\n<p>Tutte le societ\u00e0, dalle primitive alle avanzate, si esprimono attraverso istituzioni formalizzate: l\u2019esercizio della fiducia, i comportamenti degli attori sociali singoli o collettivi basati sulla fiducia, si esprimono attraverso istituzioni.<\/p>\n<p>Qui si esamina il ruolo che la fiducia esplica all\u2019interno delle comunit\u00e0 d\u2019individui associati e in particolare degli stati. Si guarda anche al modo in cui il fattore fiducia trova o non trova realizzazione nelle istituzioni di mercato.<\/p>\n<p>Il case study sono le nascenti istituzioni di mercato nei paesi di transizione.<\/p>\n<p>Al fine di creare il giusto legame tra teorizzazione sulla fiducia istituzionale e case study, si ritiene opportuno premettere un chiarimento su talune questioni legate ai modelli di transizione, e alla transizione storicamente in corso nel centro-est Europa e nell\u2019Asia centrale.<\/p>\n<p><strong>Il cammino dei pellegrini<\/strong><\/p>\n<p>La storia dell\u2019uomo \u00e8 interpretata come\u00a0<em>storia di un percorso<\/em>\u00a0composto da fasi, passaggi. La serialit\u00e0 dei transiti da punti dati dell\u2019evoluzione umana ad altri punti, rappresenterebbe la trama attraverso cui leggere la vicenda degli uomini e delle loro comunit\u00e0 nel corso del tempo. In questo senso Giovambattista Vico, quando analizza la vicenda politica a lui contemporanea e i legami di quella con epoche precedenti, parla di \u201ccorsi e ricorsi\u201d. Nella ciclicit\u00e0 della sua interpretazione della storia, appare una vicenda umana composta da cicli che si aprono e si chiudono.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che la conoscenza storica si costruisce sempre su ci\u00f2 che \u00e8 accaduto: possiamo conoscere i punti d\u2019avvio e di chiusura di un ciclo solo ex post.<\/p>\n<p>Guardando alla transizione nell\u2019Europa centro-orientale e nell\u2019ex Urss, si ha consapevolezza di essere di fronte ad un ciclo storico di cui solo l\u2019inizio \u00e8 conosciuto<sup>2<\/sup>. S\u2019ignora tutto sul punto d\u2019arrivo, sui tempi necessari per raggiungerlo, sulle caratteristiche di cui sar\u00e0 rivestito, pur avendosi conoscenza che la sua conformazione e qualit\u00e0 saranno funzione di una serie di fattori. Ad esempio della tipologia di crisi che alla transizione ha dato avvio.<\/p>\n<p>Ogni transizione nasce in una situazione storica di\u00a0<em>crisi<\/em>, determinata da un tempo e da uno spazio. Cos\u00ec collocata, la crisi \u00e8 la frattura, il distacco dal punto d\u2019<em>equilibrio<\/em><sup>3<\/sup>\u00a0pre-esistente. E\u2019 nella crisi che trova collocazione il punto iniziale della transizione, essendo il suo punto d\u2019arrivo lo stabilizzarsi del nuovo quadro d\u2019equilibrio<sup>4<\/sup>. Il gioco delle crisi dell\u2019equilibrio e dei passaggi dall\u2019uno all\u2019altro stato d\u2019equilibrio, si propone come una delle\u00a0<em>frequenze<\/em>\u00a0caratteristiche della storia dell\u2019uomo. Non vi \u00e8 dubbio che il calo o l\u2019assenza di fiducia nel sistema socialista da parte dei cittadini ma anche di molti dirigenti<sup>5<\/sup>, abbia costituito uno dei fattori di crisi dell\u2019<em>ancien r\u00e9gime<\/em>\u00a0nei paesi del socialismo realizzato, e quindi l\u2019avviarsi della transizione. Al tempo stesso appare chiaro che il progressivo strutturarsi di istituzioni di mercato in comunit\u00e0 socio-politiche prima caratterizzate dall\u2019economia di comando, abbia generato, nella seconda met\u00e0 dello scorso decennio, l\u2019accelerazione della transizione verso il punto terminale.<\/p>\n<p>La citazione di un precedente illustre, introduce ad altri due concetti. Il Mos\u00e8 biblico ha sicuramente realizzato una transizione\/transito. L\u2019Esodo dall\u2019Egitto alla Terra promessa non \u00e8 stato una gita fuori porta, ma il lungo e doloroso passaggio dalla schiavit\u00f9 di Faraone alla situazione promessa da Dio a Mos\u00e8 e al suo popolo. Il transito\/transizione appare, nella narrazione, come un penoso periodo di gestazione del nuovo, che sconvolge ogni assetto precedente, incide anche dolorosamente nel corpo sociale per trasformarlo e rivoluzionarlo. L\u2019esempio spinge su due elementi irrinunciabili della transizione: la penosit\u00e0 del processo, il ruolo decisivo del fattore autorit\u00e0\/guida.<\/p>\n<p>La frattura di crisi che segna la partenza della transizione, \u00e8 anche avvio del ciclo di sofferenze collegate al sommovimento socio-economico e politico che la crisi comporta. All\u2019inizio della transizione, nei paesi del socialismo realizzato gli assolutamente poveri si contavano sulla punta delle dita: meno del 4%. Dieci anni dopo sarebbero stati il 20%, concentrati soprattutto nei territori ex sovietici della periferia russa e delle repubbliche asiatiche e caucasiche. La Banca Mondiale ha scritto<sup>6<\/sup>: \u201cThe variability in growth performance across countries has intensified. Poverty and income inequality in some countries have increased to levels not foreseen earlier. In many countries, reform efforts that started in the early 1990s have been interrupted and in some cases even stalled. As a result, output recovery in some of the transition countries was sharply reversed during the second half of the 1990s\u201d.<\/p>\n<p>La transizione senza una\u00a0<em>guida<\/em>\u00a0che trasmetta speranza rispetto all\u2019obiettivo finale, non \u00e8 in grado di indirizzare e finalizzare in modo adeguato il cambiamento. E se il concetto di \u201cguida\u201d si allarga a quello di governo democratico, di burocrazia, d\u2019amministrazione pubblica, dei corpi istituzionalizzati che garantiscono la funzione di direzione di una certa societ\u00e0, si comprende l\u2019interesse ad un ragionamento sulla fiducia e l\u2019etica che devono collegare amministrati e amministratori, cittadini e governo, stakeholder e istituzioni di mercato, nelle condizioni attraverso cui la transizione trova espressione storica.<\/p>\n<p>Il progresso della democrazia nei paesi di transizione diviene causa ed effetto dell\u2019efficacia del sistema nel soddisfare i bisogni delle popolazioni. L\u2019elemento fiducia si costituisce come il collante che garantisce la capacit\u00e0 del vecchio a transitare verso il nuovo, la capacit\u00e0 del nuovo a funzionare adeguatamente e a godere del consenso sociale. Se il grado di consenso diviene elevato (il che pu\u00f2 accadere solo se si ha soddisfazione dei bisogni dei cittadini), si ha garanzia sulla tenuta del nuovo.<\/p>\n<p><strong>Pi\u00f9 modelli di transizione<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo quarto del secolo XX, l\u2019Europa ha assistito a due processi di transizione. Il primo ha avuto come protagonisti Portogallo, Spagna e Grecia, paesi del sud mediterraneo, a ritardato sviluppo socio-economico. Il secondo tutti i paesi dell\u2019Europa centro-orientale (Peco) e quelli che, con la Russia, hanno dato vita alla Comunit\u00e0 degli Stati indipendenti (Csi). I due raggruppamenti, nelle rispettive transizioni, hanno effettuato percorsi per certi versi eguali. Risaltano anche molte diversit\u00e0.<\/p>\n<p>In quanto al punto di partenza, pu\u00f2 osservarsi che, ambedue i gruppi di paesi erano dotati di regimi politici e amministrativi lesivi delle libert\u00e0 collettive e individuali. Diversa era l\u2019intensit\u00e0 della lesione. Il principio leninista della cattura del potere sociale e del profitto economico da parte di un raggruppamento sociale, la cosiddetta \u201cavanguardia del profetariato\u201d, il partito comunista o simile, prevedeva l\u2019occupazione politica d\u2019ogni interstizio dell\u2019organizzazione sociale ed economica. L\u2019esproprio statale del profitto economico e il sequestro delle libert\u00e0 politiche e associative (culturali, religiose, economiche, sociali) da parte di una banda di se-dicenti politici rivoluzionari, portava il partito-stato all\u2019assorbimento d\u2019ogni espressione autonoma esterna<sup>7<\/sup>. Non casualmente Abel Aganbegjan, teorico della Perestrojka, ha accettato la definizione di \u201ceconomia di comando\u201d od \u201ceconomia di caserma\u201d<sup>8<\/sup>\u00a0per quella struttura. La fenomenologia dello sfruttamento sociale e della privazione delle libert\u00e0, era ulteriormente accentuata dalla collocazione antagonistica al sistema occidentale, propria di dette societ\u00e0 nel sistema internazionale bipolare, caratteristico degli anni 1947-1989. Il ruolo dominante del partito-tutto, padre-padrone degli assetti materiali e spirituali, imponeva unitariet\u00e0 e coesione al rapporto tra societ\u00e0 civile<sup>9<\/sup>\u00a0e societ\u00e0 del potere.<\/p>\n<p>Nel sud Europa, autoritarismo politico e statalismo economico muovevano da altri presupposti. Sul piano interno esprimevano le esigenze d\u2019autotutela di classi sociali e culturali, a legittimit\u00e0 endogena, non derivando da forze (ideologie, partiti, poteri) esterne alla realt\u00e0 nazionale<sup>10<\/sup>. Si presentavano, di fatto, come estremizzazioni di dinamiche politiche e socio-economiche a carattere autoctono. Anche per questa ragione, la struttura autoritaria non si esprimeva in termini totalitari, accettando una qualche presenza di ceti, culture, associazionismo autonomi, tollerando o adottando istituzioni politiche e sopratutto economiche che garantivano lo sviluppo del mercato e formule di ristretto pluralismo socio-politico. Essendo il consenso e la fiducia tra ceti e classi pi\u00f9 diffusi e trasversali che nel regime totalitario comunista, la repressione politica non aveva necessit\u00e0 di organizzare eccessi di violenza. L\u2019assenza dallo stato della natura totalitaria, consentiva alla societ\u00e0 di ricercare, nel confronto con gli apparati repressivi dello stato, forme organizzative distinte da quelle che lo stato e\/o il partito unico adottavano.<\/p>\n<p>A livello internazionale, inoltre, i tre paesi sud europei non erano antagonistici all\u2019Occidente, ma anzi membri attivi della Nato e, bench\u00e9 a sviluppo arretrato, inseriti nei meccanismi capitalistici dell\u2019economia internazionale. In queste condizioni, si trovavano a dover interagire in modo strutturato con gli apparati democratici dei paesi alleati, i loro sistemi di mercato, opinioni pubbliche cariche di disprezzo verso l\u2019autoritarismo politico repressivo.<\/p>\n<p>Queste diversit\u00e0 nelle condizioni di partenza spiegano in larga parte i percorsi delle due transizioni, ed offrono interpretazione ad alcuni traguardi che vanno apparendo nelle transizioni est europee. Motivano, ad esempio, l\u2019assenza di elevata pena economico-sociale nelle transizioni sud europee.<\/p>\n<p>Nel sud Europa la transizione ha espresso un percorso rettilineo, che in pochi anni ha prodotto: pluralismo politico e sociale, installazione e funzionamento delle istituzioni democratiche, accettazione delle regole dell\u2019economia di mercato, adesione alla Comunit\u00e0 europea. I regimi autoritari che, pur con tratti diversi, caratterizzavano la regione, cessarono tra il 1974 e il 1975. Al primo gennaio 1981 la Grecia, al primo gennaio 1986 Spagna e Portogallo, divennero membri della Comunit\u00e0 europea. Basterebbe il confronto sull\u2019intervallo trascorso tra fine dei regimi non democratici e adesione alla Comunit\u00e0 per i paesi sud europei (6 anni per la Grecia, 9 per la Spagna, 11 per il Portogallo attardato dal legato coloniale) e per i Peco (a 12 anni dall\u2019inizio della transizione, ancora nessun\u2019adesione), ad evidenziare quanto diverso sia il percorso di transizione nelle due realt\u00e0.<\/p>\n<p>Una differenziazione dei percorsi che appare anche pi\u00f9 evidente, se si fa qualche distinzione all\u2019interno del complesso dei membri Peco e Cis.<\/p>\n<p>Un bilancio<sup>11<\/sup>\u00a0a dieci anni di distanza dall\u2019inizio della transizione, mostra le seguenti situazioni:<\/p>\n<ul>\n<li>i PIL dei Paesi dell\u2019Europa centrale e sud orientale con i Baltici (Csb), superato lo shock recessivo della transizione, sono tornati nel 1998 ai livelli 1990, e nel 2000 sono avanzati di un ulteriore 6%;<\/li>\n<li>nell\u2019area Csi il PIL del 2000 toccava il 63% del livello 1990.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Guardando ai due paesi pi\u00f9 popolosi dei rispettivi gruppi, la Polonia nel decennio 1990-\u201999 ha incrementato il PIL del 40%, mentre la Russia l\u2019ha visto discendere della stessa percentuale. A sud ed est di quella che fu l\u2019Urss, s\u2019incontrano le situazioni peggiori. In Tajikistan vive in assoluta povert\u00e0<sup>12<\/sup>\u00a0il 68% della popolazione; nella repubblica Kyrghisa il 50%, in Armenia il 40%, mentre nei Peco il fenomeno \u00e8 stato praticamente sradicato. Il potere d\u2019acquisto (Ppp), alla fine del primo decennio di transizione, si presenta piuttosto differenziato, tra i due estremi Us$ 2.100 in Moldova e 16.050 in Slovenia.<\/p>\n<p>Vale l\u2019affermazione:\u00a0<em>la transizione \u00e8 un processo la cui lunghezza e qualit\u00e0 sono funzioni delle caratteristiche del punto di partenza, e nulla di certo pu\u00f2 essere presupposto sul punto d\u2019arrivo<\/em>. L\u2019affermazione riveste una certa rilevanza nel discorso sulle istituzioni di mercato e il loro rapporto con la rappresentanza degli interessi.<\/p>\n<p>Gli interessi hanno trovato, in regime autoritario o totalitario, composizione univoca, fissata dalle scelte del partito di governo. In regime di transizione iniziano ad essere \u201ctrattati\u201d in rapporto alle regole del nascente sistema di tipo liberale, basato sulla rappresentanza autonoma degli interessi, sullo scontro\/incontro tra interessi diversi, sulla loro ricomposizione all\u2019interno dell\u2019interesse generale o bene comune. L\u2019interesse generale, ma la stessa tutela, rappresentazione e soddisfazione degli interessi particolari, non possono attendersi solide e collaudate istituzioni all\u2019interno del processo di transizione. Le istituzioni, di mercato e non, sono in formazione e per certi versi in sperimentazione, nel corso della transizione. Risentono inevitabilmente delle regole formali e comportamentali vigenti nel regime precedente. Anche quando avessero ottenuto riconoscimenti formali di tipo innovato (ad esempio attraverso la Costituzione democratica, leggi approvate dal parlamento liberamente eletto, etc.) difetterebbero del consolidamento necessario per un buon funzionamento.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, nelle situazioni che la transizione offre al mercato, ovvero nel vuoto che spesso caratterizza la transizione rispetto alle esigenze istituzionali dell\u2019economia di mercato, gli interessi e gli attori che ne hanno rappresentanza (finanza, Borse, Camere di commercio, associazioni imprenditoriali, sindacati, grandi imprese, etc.) sono in molti casi spinti, dalla situazione obiettiva del rapporto societ\u00e0-politica<sup>13<\/sup>, a ricercare autonomamente la propria soddisfazione. Procedendo in detto modo, vanno a zavorrare tempi e modi della transizione, lesionando la capacit\u00e0 della politica e delle istituzioni a sviluppare le condizioni per il consolidamento delle necessarie istituzioni di mercato. Uno dei risultati \u00e8 che tempi e qualit\u00e0 del punto d\u2019arrivo della transizione sono messi a rischio, perch\u00e9 il mercato mostra di non attribuire alla politica la capacit\u00e0 di dare soluzione ai suoi problemi. Manca la fiducia nella potenza della politica, nella sua possibilit\u00e0 (o volont\u00e0, che \u00e8 lo stesso sotto il profilo pratico) di regolare e governare il mercato.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 l\u2019altra eventualit\u00e0, non meno preoccupante: che il mercato voglia non essere regolato, e cerchi di influenzare in questo senso la politica. Qui non \u00e8 la \u201cfiducia\u201d nella capacit\u00e0 della politica a difettare, anzi la \u201cfiducia\u201d si spinge sino all\u2019alleanza e alla connivenza. Peccato che, cos\u00ec facendo, si vada a comportamenti contrari ai principi dell\u2019etica e, molto spesso, alle norme positive della legge. Se tali comportamenti divengono generalizzati, il ritardo della transizione si appesantisce, le regole dell\u2019economia di mercato e del liberalismo politico non trovano l\u2019ambiente per esprimersi.<\/p>\n<p><strong>Alcune lezioni dalla transizione Peco e Csi<\/strong><\/p>\n<p>Sul rapporto tra economia socialista e scarsit\u00e0 si sono espressi molti economisti riformisti, gi\u00e0 negli anni del regime comunista. Tra le analisi pi\u00f9 intelligenti, quelle della scuola ungherese. Janos Kornai, nel classico \u201cEconomics of Shortage\u201d scriveva nel 1980: \u201cLa penuria spesso contribuisce a creare surplus innecessari, a causa dell\u2019accaparramento e dei frequenti colli di bottiglia che lasciano sottoutilizzati i fattori complementari della produzione\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019abolizione del mercato e dei suoi soggetti, a cominciare dall\u2019impresa privata, aveva generato nei paesi del socialismo realizzato due distorsioni:<br \/>\n\u00b7 l\u2019intreccio tra domanda e offerta pubbliche modulato dal piano, non dagli effettivi bisogni sociali e politici,<br \/>\n\u00b7 l\u2019offerta pubblica ai privati regolata non dalla domanda di beni privati e sociali proveniente dai cittadini ma dall\u2019arbitrariet\u00e0 previsionale del piano.<\/p>\n<p>L\u2019interprete della volont\u00e0 generale, il partito stato, era previdente e provvidente, fungendo da grande allocatore di priorit\u00e0, risorse, valori; come motore delle teleologie verso cui motivare la penosa laboriosit\u00e0 dei singoli e delle poche organizzazioni sociali di cui permetteva\/imponeva l\u2019esistenza.<\/p>\n<p>Rigidit\u00e0, immodificabilit\u00e0, ostruzioni strutturate nel rapporto tra domanda e offerta pubblica caratterizzavano quel sistema, ma soprattutto l\u2019incapacit\u00e0 della domanda effettiva, specie quella degli individui e delle famiglie, o delle forme d\u2019economia privata, di farsi sentire dall\u2019offerta pubblica, per l\u2019inesistenza delle istituzioni di mercato che avrebbero dovuto dare supporto alla domanda. La coesione del sistema economico veniva dettata, nella produzione come nella distribuzione, dal piano che organizzava insieme il massimo di penuria e il massimo di spreco<sup>14<\/sup>. N\u00e9 il gioco della domanda e dell\u2019offerta, n\u00e9 i bisogni, trovavano il modo di esistere come categoria economica \u201ca s\u00e9 stante\u201d.<\/p>\n<p>In un ambiente socio-economico siffatto, i paesi del socialismo realizzato non vivevano soltanto la scarsit\u00e0 di beni materiali (in particolare beni di consumo), ma di beni istituzionali e di capitale sociale<sup>15<\/sup>. Mancavano istituzioni capaci di dare rappresentanza autonoma agli interessi e alle esigenze del mercato; difettavano uomini e donne\u00a0<em>liberamente<\/em>\u00a0disponibili a co-operare tra loro per il bene comune. Il partito-stato assorbiva in s\u00e9 il sociale e l\u2019economico. Un esempio per tutti, dal paese che, probabilmente aveva, prima dello stato socialista, la pi\u00f9 avanzata tradizio-ne istituzionale e associazionistica, l\u2019Ungheria. In un censi-mento del 1937 risultava detenere 16.747 associazioni indipendenti; lo stalinismo le avrebbe ridotte a 225.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 della transizione pu\u00f2 essere analizzata come quella di tre mercati (economia, politica, sociale) in fuga dalla scarsit\u00e0, e del rapporto tra le istituzioni dei tre mercati e i principi etici. Conside-rando la negazione dell\u2019econo-mia<sup>16<\/sup>\u00a0e la sterilizzazione delle istituzioni preposte al funziona-mento del mercato caratteristiche dei sistemi socialisti classici, si potr\u00e0 affer-mare che, con la rimozione della scarsit\u00e0 strutturale viene a conclusione il processo d\u2019avvicinamento alla fase nuova e il superamento della \u201ccrisi\u201d. Dal piano si sar\u00e0 transitati al mercato, anzi ai mercati: quelli della politica, del sociale, dell\u2019economia<sup>17<\/sup>.<\/p>\n<p>Avendo la scarsit\u00e0 origine nella \u201cpolitica\u201d, \u00e8 corretto attendersi che la fine della scarsit\u00e0 potr\u00e0 essere generata esclusivamente dal cambiamento della politica. Il consenso al nuovo e la fiducia tra cittadini e tra questi e i gruppi dirigenti, indispensabili per la stabilizzazione delle societ\u00e0 post comuniste, potranno trovare soddisfazione solo se e quando la politica, di concerto con l\u2019economia, saranno in grado di costruire la societ\u00e0 senza scarsit\u00e0<sup>18<\/sup>.<\/p>\n<p>Nelle Repubbliche gi\u00e0 sovietiche e nei Peco, i percorsi di fuga dalla scarsit\u00e0 stanno seguendo itinerari diversi<sup>19<\/sup>, pur con taluni fattori comuni di mutamento. La terribile crisi dell\u2019inizio della transizione, ad esempio, ha mostrato in tutti i paesi il peggioramento dei mercati economico e sociale, ma il contestuale miglioramento di quello politico. La popolazione si \u00e8 trovata a soffrire maggiore malessere economico e sociale, ma ha goduto una migliore situazione sotto il profilo delle libert\u00e0 politiche e umane. E\u2019 stato cos\u00ec sin dai primi timidi segnali gorbachoviani di cambiamento: la glasnost ha funzionato meglio della Perestrojka<sup>20<\/sup>.<\/p>\n<p>All\u2019affermazione va aggiunto un dettaglio che, ancora una volta, evidenzia le differenziazioni nazionali all\u2019interno del comune quadro di transizione. Gi\u00e0 nel biennio iniziale dello scorso decennio, il periodo probabilmente pi\u00f9 difficile per i paesi di transizione sotto il profilo economico-sociale, \u00e8 apparso chiaro che mentre per Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia (poi Repubblica ceca e Slovacchia) e i territori della ex Repubblica democratica di Germania, lo shock socio-econo-mico veniva dalle misure di stabilizzazione e dagli sforzi per accelerare il cambiamento, per i territori sovietici, Bulgaria e Romania il deterioramento della situazione rifletteva \u201cil collasso del controllo centrale e il fallimento nel mettere in moto un programma di effettive riforme\u201d<sup>21<\/sup>.<\/p>\n<p>N\u00e9 casualmente, nei paesi Csi, in Bulgaria e Romania, nelle Repubbliche che facevano parte dell\u2019antica Iugoslavia ad eccezione della Slovenia, \u00e8 apparsa pi\u00f9 grave, nel corso della transizione, la questione della fiducia tra operatori del mercato, e tra questi e le autorit\u00e0 che avrebbero dovuto provvedere a far funzionare l\u2019infrastrutturazione istituzionale. In particolare in Russia e in altre repubbliche post sovietiche \u00e8 stato subito chiaro che al preoccupante quadro economico si dovessero sommare le tensioni del sociale, l\u2019odio razziale ed etnico, la corruzione e l\u2019occupazione di pezzi dello stato da parte di gruppi economici criminogeni. E\u2019 stata in particolare la Russia, con paesi come l\u2019Ucraina e la Romania, a mostrare quanto conti la penuria dell\u2019infrastruttura sociale e culturale, con la collegata assenza o scarsezza di fiducia.<\/p>\n<p>E\u2019 stato in Russia, Bielorussia, Ucraina che l\u2019ostruzione dei canali di comunicazione nei mercati politico e sociale, ha fatto rischiare l\u2019ingovernabilit\u00e0 della crisi e l\u2019anomia. Una situazione che, nelle inadempienze del potere politico verso l\u2019edificazione del mercato, della sicurezza interna e quindi delle condizioni per costituire la fiducia degli operatori, si sarebbe risolta, alla fine dello scorso decennio, con il massiccio riappropriarsi da parte della politica dell\u2019economia e del sociale, nel nome degli interessi della tradizione nazionale e dell\u2019equilibrio economico. Il senso della presidenza Putin pu\u00f2 essere letto in questa chiave.<\/p>\n<p>Per i Peco pi\u00f9 avanzati sul sentiero della transizione (in particolare Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Estonia, Slovenia), la politica, il sociale e l\u2019economico, hanno invece teso a separarsi subito. Ciascuno dei tre mercati ha assunto sue autonome forme d\u2019espressione. Il mercato della politica \u00e8 rientrato nei ranghi, restituendo al sociale e all\u2019economia spazio d\u2019agibilit\u00e0. Elementi portanti, della restituzione di ruolo all\u2019economia, sono risultati: la privatizza-zione delle imprese statali, il decentramento produttivo, l\u2019affermazione del diritto di propriet\u00e0 privata e di libera intrapresa economica.<\/p>\n<p><strong>La trasformazione contrattuale<\/strong><\/p>\n<p>Guardando ai paesi che facevano parte dell\u2019Unione sovietica, \u00e8 stato scritto: \u201cL\u2019originalit\u00e0 storica del mutamento ad est sta nel tentare una trasformazione contrattuale\u201d<sup>22<\/sup>. La frase pu\u00f2 valere per tutte le situazioni di transizione. Paesi che avevano provato, la Russia dopo la prima guerra mondiale, gli altri dopo la seconda, a realizzare il mutamento attraverso la rivoluzione e la violenza, sono richiesti dalla storia, all\u2019inizio degli anni \u201990, di adire al cambiamento attraverso il confronto e il consenso. Una contrattualit\u00e0 chiamata a fornire la base su cui costruire, oltre la crescita economica, quella sociale e politica che, per la realizzazione, esige l\u2019ampliamento della base del consenso, e la fiducia tra le parti che entrano in contratto.<\/p>\n<p>Alla met\u00e0 dello scorso decennio, al quinto anno della transizione, la Banca mondiale evidenzi\u00f2<sup>23<\/sup>\u00a0gli elementi indispensabili a garantire il consenso alla transizione, sintetizzandoli nel parto di tre \u201cdecisive and sustained reforms\u201d:<\/p>\n<ul>\n<li>social policies designed to protect the most vulnerables groups until growth takes hold,<\/li>\n<li>institutions in support of markets,<\/li>\n<li>investing in people.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Sembra di poter intervenire ulteriormente nell\u2019elenco delle riforme, manifestando le seguenti esigenze ai fini della transizione basata sulla trasformazione contrattuale:<\/p>\n<ul>\n<li>rigetto della visione burocratica della societ\u00e0,<\/li>\n<li>adozione di istituzioni democratiche,<\/li>\n<li>tutela della libera espressione del corpo sociale, nella dialettica degli interessi per ogni ceto e gruppo,<\/li>\n<li>garanzia di equit\u00e0 tra i vari ceti,<\/li>\n<li>protezione dei meno favoriti attraverso il welfare e livelli salariali adeguati<\/li>\n<li>opzione per l\u2019adesione all\u2019Unione europea.<\/li>\n<\/ul>\n<p>La struttura burocratica dell\u2019epoca socialista non ha bisogno di essere illustrata, tanto era propria di quel sistema. Sotto il profilo dell\u2019economia si trattava di un\u2019organizzazione \u201ca centro\u201d. Disarticolare la burocrazia di governo \u00e8 stata una delle funzioni pi\u00f9 salutari della transizione, non ovunque portata a termine. Una struttura dell\u2019economia organizzata \u201ca rete\u201d, \u00e8 quella che potrebbe sostituire la vecchia struttura burocratizzata. Si tratterebbe di una \u201cstruttura articolata di istituzioni atta ad un\u2019efficiente regolazione sociale del comportamento degli operatori economici\u201d<sup>24<\/sup>, che darebbe finalmente voce alle energie del sociale e dell\u2019economia dal basso, creando, ad esempio, un ambiente favorevole allo sviluppo delle imprese piccole e medie (PMI).<\/p>\n<p>Sulla rilevanza delle PMI come fattore di ampliamento della base economica, della fiducia tra istituzioni e cittadini, della creazione di condizioni per un\u2019ampia e articolata rappresentanza degli interessi, non s\u2019insister\u00e0 mai a sufficienza. La Bers, Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, che in genere finanzia grandi imprese avendo fissato una soglia d\u2019investimento piuttosto alta per i suoi prestiti, osservava recentemente che il rapporto tra crescita delle PMI e democrazia \u00e8 strettissimo<sup>25<\/sup>. Il suo presidente, Jean Lemierre, ha dichiarato: \u201cWhen you can open a small business and succeed, it really says something good about the country\u201d<sup>26<\/sup>.<\/p>\n<p>Ai fini di un simile risultato, lo smantellamento burocratico deve essere autentico. Non pu\u00f2, ad esempio, mascherarsi, facendo cambiare casacca ai propri attori e mantenendoli nei posti di comando. Ci\u00f2 \u00e8 accaduto in molti paesi di transizione, ad esempio utilizzando le privatizzazioni. Strutture di interi settori sono state consegnate ai vecchi esponenti di partito o ad esponenti della vecchia classe burocratica dirigente. Chi doveva smantellare il vecchio, ha utilizzato le sue prerogative per appropriarsi del nuovo. In parallelo a quanto evidenziato in fatto di crescita del Gnp, questi fenomeni si sono registrati sopratutto nel contesto Csi, a conferma che lo scarso sviluppo ha sempre a che vedere con la scarsa rispondenza di gruppi dirigenti ai doveri della responsabilit\u00e0 sociale e dell\u2019equit\u00e0 economica.<\/p>\n<p>L\u2019opacit\u00e0 dei processi d\u2019innovazione della struttura ha fatto il paio con la fatica con cui la democrazia liberale ha tentato di affermarsi. Il risultato ha ingene-rato scarsa fiducia della popola-zione e dei ceti intermedi verso i meccanismi democratici, e un ritardo nell\u2019avvio delle riforme istituzionali. Si pensi a come taluni comportamenti della finanza hanno creato sfiducia nella popola-zione. Ad esempio quando lo stato, come in Russia e Ucraina, ha bloccato i depositi bancari; o quando la successione di crolli delle cosiddette \u201cpiramidi finanziarie, come in Albania e ancora Ucraina, ha significato la rovina di migliaia e migliaia di famiglie e piccole aziende familiari.<\/p>\n<p>L\u2019allora vice ministro responsabile delle privatizzazioni cecoslovacche, Dusan Triska, era stato buon profeta: \u201cAnche se avrai successo nel trasformare l\u2019economia, i vincitori potranno essere la stessa gente che ha vinto nel vecchio sistema&#8230; E\u2019 necessario che siamo ciechi di fronte a quest\u2019ingiustizia\u201d<sup>27<\/sup>. Ci\u00f2 ha contribuito, tra l\u2019altro, ad innalzare i costi economici della transizione, oltre a scoraggiare parte della popolazione dall\u2019assumere un ruolo attivo nei processi in corso. Si pensi, per fare un esempio, a come i funzionari di partito che dirigevano imprese statali, una volta divenuti \u201cimprenditori privatizzati\u201d abbiano scelto di non restituire i crediti alle banche o di non effettuare pagamenti sulle forniture, contando sul fatto che istituzioni pubbliche amiche (o complici?) avrebbero presto cancellato il debito. Si noti che quest\u2019atteggiamento \u00e8 stato cos\u00ec diffuso, da autorizzare ad interpretarlo come azione in autotutela di un ceto corporativo contro il nuovo e le regole di mercato.<\/p>\n<p>La qualit\u00e0 raggiunta nell\u2019<em>adozione d\u2019istituzioni democratiche autentiche<\/em>, \u00e8 stata quindi funzione\u00a0<em>anche<\/em>\u00a0delle modalit\u00e0 con cui le riforme economiche sono venute in attuazione. Altrettanto pu\u00f2 dirsi\u00a0<em>della tutela della libera espressione del corpo sociale e dell\u2019accettazione della dialettica degli interessi per ogni gruppo e classe<\/em>.<\/p>\n<p>E\u2019 stato vero anche il contrario. Dove il potere politico si \u00e8 andando concentrando in poche mani e non \u00e8 transitato dalla vecchia oligarchia verso i nuovi ceti democratici, si \u00e8 avuto un abbattimento della fiducia dei cittadini verso il processo di transizione. In questo quadro, \u00e8 risultata la scarsa capacit\u00e0 delle istituzioni a garantire le istituzioni e le leggi necessarie al funzionamento dell\u2019economia di mercato. Compro-tamenti come la corruzione, il privilegio, a volte guerra e lotte civili su base etnica, hanno scosso dalle fondamenta l\u2019opportunit\u00e0 di passare gradualmente alle istituzioni di mercato e alla partecipazione della gente al nuovo regime economico.<\/p>\n<p>I dati sostengono che anche in ci\u00f2 i Csb hanno fatto meglio dei paesi Csi e del sud est europeo. Mentre la vita democratica ha trovato modo di realizzarsi nella totalit\u00e0 dei Csb, le libert\u00e0 civili e la competizione democratica subiscono tuttora limitazioni in paesi Csi e del sud est europeo. Situazioni limite in queste aree hanno, tra l\u2019altro, richiesto l\u2019intervento della comunit\u00e0 internazionale, sia con interventi di peace enforcement o peace keeping<sup>28<\/sup>, sia con azioni politiche a tutela di diritti umani o dei diritti dell\u2019opposizione<sup>29<\/sup>.<\/p>\n<p>In quanto alla\u00a0<em>garanzia d\u2019equit\u00e0 tra i vari ceti<\/em>\u00a0e alla\u00a0<em>protezione dei meno favoriti<\/em>\u00a0attraverso il welfare e livelli salariali adeguati, queste sono state rese difficili dagli shock socio-economici generati dalla transizione. Si pensi a come l\u2019iperinflazione, nei primi anni, ha tranciato rendite e pensioni, a come la curva ascensionale dei prezzi ha penalizzato i percettori di reddito fisso, a come, specie nel gruppo Csi, le istituzioni della salute pubblica (ospedali, nosocomi, etc.) abbiano collassato senza rimedio. Lo spaventoso accorciarsi della speranza di vita documentato in Russia \u00e8 testimonianza di questi fenomeni. Si tenga presente che, per la salute, la Germania spende l\u20198% del suo PIL, la Croazia il 7,8, la Lituania (come Svezia e Francia) il 7%, ma la Russia \u00e8 appena sopra il 4%, la Polonia \u00e8 al 4 come Ungheria e Ucraina, quindi 12 paesi di transizione si attestano tra il 4 e l\u20191%<sup>30<\/sup>.<\/p>\n<p>Una nuova classe di ricchi speculativi \u00e8 cresciuta sulle ceneri dei vecchi gruppi dirigenti di partito, profittando delle privatizzazioni e delle posizioni di rendita politica e dirigente che godevano nell\u2019ancien r\u00e9gime comunista. Il coefficiente di Gini applicato ai paesi in esame, illustra come la transizione abbia sinora accresciuto il tasso di diseguaglianza. Nei Csb il coefficiente \u00e8 transitato da 0,23 a 0,33, nel gruppo Csi da 0,28 a 0,46. Si ripete la situazione che vede il gruppo Csi con pi\u00f9 problemi di quello Csb, ma ambedue i gruppi documentano come l\u2019equit\u00e0 non abbia trovato tuttora formule per essere garantita. La tabella 1 d\u00e0 il dettaglio della situazione:<\/p>\n<p>Tabella 1<\/p>\n<p>Variazioni d\u2019eguaglianza durante la transizione<\/p>\n<table border=\"1\">\n<tbody>\n<tr>\n<td rowspan=\"2\">Paesi<\/td>\n<td colspan=\"3\">Coefficiente di Gini, reddito pro capite<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1987-90<\/td>\n<td>1993-94<\/td>\n<td>1996-98<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Csb<\/td>\n<td>0,23<\/td>\n<td>0,29<\/td>\n<td>0,33<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Bulgaria<\/td>\n<td>0,23<\/td>\n<td>0,38<\/td>\n<td>0,41<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Croazia<\/td>\n<td>0,36<\/td>\n<td>&#8211;<\/td>\n<td>0,35<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Repubblica Ceca<\/td>\n<td>0,19<\/td>\n<td>0,23<\/td>\n<td>0,25<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Estonia<\/td>\n<td>0,24<\/td>\n<td>0,35<\/td>\n<td>0,37<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Ungheria<\/td>\n<td>0,21<\/td>\n<td>0,23<\/td>\n<td>0,25<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Lettonia<\/td>\n<td>0,24<\/td>\n<td>0,31<\/td>\n<td>0,32<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Lituania<\/td>\n<td>0,23<\/td>\n<td>0,37<\/td>\n<td>0,34<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Polonia<\/td>\n<td>0,28<\/td>\n<td>0,28<\/td>\n<td>0,33<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Romania<\/td>\n<td>0,23<\/td>\n<td>0,29<\/td>\n<td>0,30<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Slovenia<\/td>\n<td>0,22<\/td>\n<td>0,25<\/td>\n<td>0,30<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td colspan=\"4\"><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Csi<\/td>\n<td>0,28<\/td>\n<td>0,36<\/td>\n<td>0,46<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Armenia<\/td>\n<td>0,27<\/td>\n<td>&#8211;<\/td>\n<td>0,61<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Bielorussia<\/td>\n<td>0,23<\/td>\n<td>0,28<\/td>\n<td>0,26<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Georgia<\/td>\n<td>0,29<\/td>\n<td>&#8211;<\/td>\n<td>0,43<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Kazakhstan<\/td>\n<td>0,30<\/td>\n<td>0,33<\/td>\n<td>0,35<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Repubblica Kyrghiza<\/td>\n<td>0,31<\/td>\n<td>0,55<\/td>\n<td>0,47<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Moldova<\/td>\n<td>0,27<\/td>\n<td>&#8211;<\/td>\n<td>0,42<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Federazione Russa<\/td>\n<td>0,26<\/td>\n<td>0,48<\/td>\n<td>0,47<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Tagikistan<\/td>\n<td>0,28<\/td>\n<td>&#8211;<\/td>\n<td>0,47<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Turkmenistan<\/td>\n<td>0,28<\/td>\n<td>0,36<\/td>\n<td>0,45<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Ucraina<\/td>\n<td>0,24<\/td>\n<td>&#8211;<\/td>\n<td>0,47<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Fonte: Banca mondiale, 2000.<\/p>\n<p>Lo stato in transizione, si trova cos\u00ec a dover affrontare problemi sociali enormi: a fronte, non dispone di sufficienti ingressi fiscali, sia per la pochezza della base impositiva, sia per l\u2019inadeguatezza del sistema fiscale a collegarsi con i percettori di reddito.<\/p>\n<p>L\u2019intervento dello stato, a tutela dei pi\u00f9 sfavoriti e a garanzia di un minimo di equit\u00e0, \u00e8 inevitabile ai fini del consenso e della \u201cfiducia\u201d dei cittadini, ma diventa, di fatto, un fattore inflazionistico, sollevando un ulteriore interro-gativo. Lo stato, che deve preoccuparsi di creare consenso e fiducia nel suo \u201cnuovo\u201d ruolo pu\u00f2 distribuire risorse ai meno abbienti, o deve usare \u201cfermezza\u201d e \u201crigore\u201d nell\u2019uso del bilancio pubblico per salvaguardare nel medio periodo i fondamentali del sistema economico nazionale?<\/p>\n<p>La questione \u00e8 venuta fuori in tutta la sua rilevanza, nel dibattito sul Discorso alla nazione che Putin ha rivolto alla Russia lo scorso mese. Con almeno il 30% della popolazione sotto il livello della povert\u00e0, sussidi ai consumi alimen-tari e assistenza sanitaria gratuita almeno per i bambini sono i provvedimenti che Putin intende offrire alla popolazione, contro l\u2019avviso dei suoi consiglieri econo-mici liberali e delle ricette del Fondo monetario internazionale. Al tempo stesso il Presidente sembra consapevole che il vero modo di assistere la crescita di reddito della popolazione, stia nel dare efficienza alla burocrazia, abbassare l\u2019imposizione sulle imprese nascenti o di piccole dimensioni, garantire l\u2019infrastrutturazione minima di servizio necessaria.<\/p>\n<p>In detto contesto la scelta d\u2019ingresso nell\u2019Unione europea, diventa la modalit\u00e0 pi\u00f9 evidente di cesura con il passato, data la disponibilit\u00e0 comunitaria ad imporre regole forti ed \u201ceque\u201d, e ad offrire Fondi strutturali correttivi degli squilibri. Per questo le forze che vogliono deviare il percorso di transizione dal suo previsto punto d\u2019arrivo, l\u2019edificazione di istituzioni economiche che garantiscano l\u2019economia di mercato e di istituzioni politiche che garantiscano la democrazia pluralista, scelgono come ultima opportunit\u00e0 di conservazione l\u2019opposizione all\u2019Ue. Ci\u00f2 sta, ad esempio, accadendo, in Polonia, attraverso l\u2019eterogenea azione della Lpr, Lega della famiglie polacche, o del movimento \u201cAutodifesa\u201d.<\/p>\n<p><strong>Cercando la fiducia istituzionale<\/strong><\/p>\n<p>Sulle modalit\u00e0 di realizzazione della transizione, il fattore umano ha la parola decisiva. La transizione non \u00e8 processo che riguardi soltanto l\u2019economia, anche se questa vi gioca una parte di tutto rilievo. Non \u00e8 neppure un processo meccanicistico, funzione di movimenti anonimi e anomici. Essa \u00e8, al contrario, funzione di comporta-menti umani, degli eventi che questi, a diverso livello, realizzano. In ci\u00f2, pu\u00f2 condividersi quanto afferma uno studioso dagli Stati Uniti: \u201cBut economics is not what it appears to be either; it is grounded in social life and cannot be understood separately from the larger question of how modern societies organize themselves\u201d<sup>31<\/sup>.<\/p>\n<p>Qualsiasi societ\u00e0 evolve solo se dispone di fattori umani come diffuso livello d\u2019istruzione, sufficiente coesione sociale, gruppi dirigenti adeguati alle sfide. Affermazione che acquista una valenza specifica nella realt\u00e0 di transizione qui considerata, visto che decenni di ripetute repressioni politiche hanno avuto, tra gli altri effetti, quello di disseminare di conflitti interni le comunit\u00e0 dominate dai governi comunisti, cancellare per la stragrande parte della popolazione scolare studi liberi in materie filosofiche umanis-tiche sociali politiche storiche, condizionare gli studi scientifici sotto il profilo dell\u2019aggiornamento tecnico e tecnologico e del confronto con le comunit\u00e0 scientifiche d\u2019altri paesi. Per quanto riguarda i ceti dirigenti, basti richiamare che la selezione delle \u00e9lite avveniva su base di fidelizzazione all\u2019ideologia e al partito dominanti, portando a schiacciare al basso la qualit\u00e0 dei cicli riproduttivi dei gruppi dirigenti, anche attraverso l\u2019eliminazione fisica ripetuta di ceti e categorie professionali.<\/p>\n<p>Una societ\u00e0 evolve sopratutto se ha, al suo interno, un adeguato livello di fiducia diffusa: questa diviene la linfa che rende vivo e fecondo il capitale sociale di una nazione. Al di sotto della soglia critica di capitale sociale e fiducia, non si costruiscono n\u00e9 democrazia n\u00e9 mercato.<\/p>\n<p>Si \u00e8 qui fatto cenno alla penuria in politica economia e cultura, alla cancellazione dell\u2019econo-mia e delle libert\u00e0: la deliberata asfissia del principio di fiducia \u00e8 alla base della penuria. D\u2019altronde, come pu\u00f2 immaginarsi lo sviluppo di fiducia nel corpo sociale, in assenza di societ\u00e0 civile? E\u2019 l\u2019assenza dell\u2019autonomia della societ\u00e0 civile a spiegare la difficolt\u00e0 di far crescere, nella transizione dei Csb e Csi, solide economie di mercato e stabili sistemi democratici<sup>32<\/sup>.<\/p>\n<p>Le societ\u00e0 ad elevata fiducia sono tali perch\u00e9 capaci di esprimere un\u2019infinita messe di soggetti autonomi, attraverso liberi processi dal basso verso l\u2019alto, che dalla fiducia negli altri traggono sostegno e disponibilit\u00e0 per realizzarsi. La fiducia funziona come collante dell\u2019aggregazione tra individui, e motivazione del rapporto tra questi e i loro dirigenti<sup>33<\/sup>. Il regime di pluralismo sociale politico fornisce la garanzia che detto processo possa aver luogo. L\u2019esistenza del pluralismo, quindi di partiti politici e di associazioni d\u2019interesse, consente alla societ\u00e0 di dotarsi di una funzione di intermediazione tra cittadini e stato, tra Corporate Economy e i tanti piccoli protagonisti del mercato. Senza corpi intermedi, la pretesa dello stato-tutto non sconta limiti n\u00e9 inibizioni. Lo stato diventa dominatore ed unico giocatore, a fronte di una miriade atomistica di individui sottomessi<sup>34<\/sup>.<\/p>\n<p>Si \u00e8 visto il paradosso di una filosofia, quella marxiana, che identifica nell\u2019economia la fondazione dello stato, generando nella storia stati in cui la politica sovverte le regole dell\u2019economia e le \u201ccancella\u201d. Qui s\u2019assiste a un secondo paradosso: mentre la dottrina marxista-leninista pretende di dare vita all\u2019uomo \u201cnuovo\u201d, molecola d\u2019un gran movimento di massa che superi i confini nazionali e divenga universale, genera nella storia uomini egoisti, privi di fiducia nel prossimo, sospettosi e invidiosi, votati alla delazione, adattati a vivere in s\u00e9 e per s\u00e9, quintessenza dell\u2019egoismo individuale e sociale<sup>35<\/sup>. Sono stati fatti studi in Israele, sulle varie comunit\u00e0 d\u2019immigrazione ebraica: quelle prove-nienti dal centro Europa risultano le meno coinvolte negli affari comunitari, le pi\u00f9 egoiste, le meno votate alla solidariet\u00e0 e alla fiducia.<\/p>\n<p>Occorrer\u00e0 tempo perch\u00e9 questi dati culturali si trasformino: \u201cla cultura \u00e8 materia di abitudine etiche, e cambia molto lentamente, molto pi\u00f9 lentamente delle idee\u201d<sup>36<\/sup>. Aver fatto cadere il muro di Berlino, aver sostituito costituzioni e gruppi dirigenti, non significa aver rimosso i blocchi presenti nel cammino delle societ\u00e0 Peco e Csi verso un assetto sociale pi\u00f9 ricco di fiducia istituzionale. Il comunismo ha creato abitudini morali, comportamenti sociali, attese e diffidenze nel rapporto con le istituzioni pubbliche, che non pretendono lo stato di fiducia. Le nuove istituzioni di mercato soffrono i deficit morali e culturali ereditati dai decenni d\u2019assenza del mercato e delle sue istituzioni.<\/p>\n<p>Ci si chiede come possa costruirsi un sano capitalismo nei paesi di transizione, e come istituzioni di mercato possano assis-tere e garantire detta costruzione. Se si concorda sul fatto che solo un alto tasso di fiducia consenta alle societ\u00e0 di esprimersi in modo ottimale, di essere creative, collabo-rative, dotando il sociale di proprie rappresentanze, gruppi, associa-zioni, espressioni di interesse; se si concorda sul fatto che il retroterra culturale di ogni nazione risulti decisivo rispetto ad estensione e qualificazione di detti fenomeni; deve ammettersi che il cammino nei Peco, e specialmente nei Csi, verso una societ\u00e0 fondata sul mercato e le sue rappresentanze istituzionali, non possa che essere accidentato.<\/p>\n<p>Ai Peco e ai Csi che cercano istituzioni di mercato basate sulla fiducia e sull\u2019organizzazione dell\u2019intermediazione istituzionalizzata tra citta-dini\/corpo sociale e stato\/autorit\u00e0, pu\u00f2 richiamarsi che il problema della fiducia \u00e8 antico quanto il mondo e che l\u2019esperienza di assenza o carenza di fiducia non appartiene soltanto ai paesi della transizione centro ed est europea.<\/p>\n<p>Nell\u2019esempio del transito degli ebrei verso la Terra promessa, la varianza di fiducia tra Mos\u00e8 e il suo popolo \u00e8 continua, e cos\u00ec il rapporto tra popolo e Dio, sino all\u2019episodio del culto dell\u2019idolo. Episodio che, tra l\u2019altro, bene illustra l\u2019effetto calo di fiducia che le sofferenze legate alla transizione comportano sulla psicologia collettiva.<\/p>\n<p>Tocqueville, ragionando della Francia, paese storicamente caratterizzato da centralismo statalista, nel sottolinearne ripetutamente l\u2019assenza di organizzazioni comunitarie tra famiglia e stato scrive: \u201cWhen the Revolution started, it would have been impossibile to find, in most parts of France, even ten men used to acting in concert and defending their interests without appealing to the central power for aid\u201d<sup>37<\/sup>. Una cultura civica che illustra le radici su cui sarebbe nata, nella seconda met\u00e0 del secolo XX, l\u2019ircocervo politico ed economico della Cinqui\u00e8me, con poteri attribuiti ad un vertice centralizzatore assenti in ogni altro sistema politico, incluso quello statunitense dove i poteri presidenziali sono temperati dal federalismo e dal senato degli stati.<\/p>\n<p>Problemi non dissimili appaiono nei paesi a controllo etnico cinese dove, a differenza dei paesi a cultura nipponica con fondamento comunitario e fiduciario, vige la tradizione del dispotismo asiatico di tipo idraulico a-comunitario e a-morale, ben illustrato in un ponderoso studio dal Wittfogel<sup>38<\/sup>.<\/p>\n<p>N\u00e9 sono esenti da problemi di fiducia, le societ\u00e0 a mercato maturo come gli Stati Uniti d\u2019America; si guardi alla crisi che la Corporate Governance<sup>39<\/sup>\u00a0statunitense sta attraversando nel dopo caso Enron. Si guardi alla formalizzazione sempre pi\u00f9 spinta che va assumendo da decenni la vita associata negli Usa, di cui \u00e8 dimostrazione la mole di avvocati e uffici legali<sup>40<\/sup>\u00a0che popolano gli States di contratti, anche quelli matrimoniali, lunghi centinaia di pagine. Una situazione che sospinge gli abitanti di quel paese ai margini dello spirito di fiducia comunitaria, da sempre nucleo duro del modo di vita americano.<\/p>\n<p>Si guardi a come un\u2019altra societ\u00e0 fondata storicamente su forti dosi di fiducia e comunitarismo, il Giappone, stagni da un decennio in una crisi di valori e di societ\u00e0 senza apparente via di uscita.<\/p>\n<p>Non si fa fatica, in quest\u2019ambito, ad aderire a quanto ha lasciato scritto Durkheim: \u201c\u2026 A nation can be maintained only if, between the State and the individual, there is interposed a whole series of secondary groups near enough to the individuals to attract them strongly in their sphere of action and drag them, in this way, into the general torrent of social life\u201d<sup>41<\/sup>. Il problema, se mai, \u00e8 quale tipo di formalizzazione dare alla fiducia, alla costruzione dei corpi autonomi di rappresentanza del sociale, alle istituzioni del mercato. E come tenere in conto le diversit\u00e0 di partenza, in quanto a distribuzione di capitale sociale, tra Csb e Csi<sup>42<\/sup>.<\/p>\n<p>Un buon consiglio viene da Fukuyama: evitare d\u2019innalzare eccessivamente la formalizza-zione dell\u2019esercizio sociale della fiducia, per non incorrere negli alti costi che ne derivano. I costi delle transazioni sociali dettati dalla carenza di trust sono elevatissimi: pagarli \u00e8 un peso per le societ\u00e0 economicamente ricche, tanto pi\u00f9 lo sar\u00e0 dove, \u00e8 il caso di Peco e Csi, il capitale finanziario a disposizione di individui, imprese, istituzioni, \u00e8 ancora basso<sup>43<\/sup>.<\/p>\n<p>Restano la necessit\u00e0 e l\u2019opportunit\u00e0 di regole sociali e giuridiche che evitino i danni che, al sistema di mercato specie in fase nascente, possono essere inferti da comportamenti non etici ed illegali, come corruzione, subornazione, insider trading, etc. Ben vengano, una volta esaurito l\u2019apporto di etica e diffusione della cultura della fiducia, le leggi e la loro applicazione da parte di autorit\u00e0 e apparati repressivi. E\u2019 certo che accrescere la trasfusione di fiducia nel sociale, e il rapporto fiduciario tra corpo sociale e stato (anche attraverso il buon funzionamento delle istituzioni di mercato) significher\u00e0 far lievitare condizioni ottimali per lo sviluppo dell\u2019economia di mercato.<\/p>\n<p>Non \u00e8 necessario spendere parole per convincersi, ad esempio, che l\u2019allocazione di risorse a fini d\u2019investimento trova, in un quadro generalizzato di fiducia e di correttezza istituzionale, maggiori possibilit\u00e0 di esplicarsi, mentre al contrario condizioni di anomia e sfiducia sollecitano il detentore di risorse al consumo egoistico ed immediato. E\u2019 un aspetto rilevante per la formazione del capitale finanziario necessario allo sviluppo economico. Senza fiducia, senza istituzioni di mercato funzionali e ben gestite, non si creano le condizioni per la capitalizzazione. La Borsa funziona bene l\u00e0 dove esiste fiducia, e dove le istituzioni di mercato garantiscono condizioni come trasparenza, controllo, etc. Nelle societ\u00e0 in cui regna corruzione e arbitrio, la borsa \u00e8 fiacca, il capitale azionario debole, le risorse restano nel circuito del consumo personale o dell\u2019investimento familiare. Non casualmente, la seconda categoria di situazioni genera anche ampi fenomeni di corruzione, taglieggiamento, tassi usurai. Al circuito virtuoso di un corretto rapporto fiduciario tra risparmio privato &#8211; banca e intermediari finanziari \u2013 borsa, si sostituisce l\u2019ostruzione dei canali finanziari istituzionali verso il privato e l\u2019impresa, e l\u2019attivazione di fonti alternative anche illegali di finanziamento. La formazione del capitale delle societ\u00e0 \u201canonime\u201d, chiedono un alto livello di fiducia sociale. Dove questa non trova verifica, la grande impresa non si sviluppa. Il capitale resta nel circuito familistico, o viene attribuito all\u2019impresa, in maniera diretta o indiretta, dallo stato.<\/p>\n<p><strong>I progressi dei pellegrini<\/strong><\/p>\n<p>Tra le penurie lasciate in eredit\u00e0 dalle societ\u00e0 del socialismo reale, quelle legate al fattore umano sono insieme le pi\u00f9 difficili da rimuovere, perch\u00e9 riguardano un bene, l\u2019uomo educato culturizzato socializzato, di complessa produzione, fattore decisivo per il successo o l\u2019insuccesso di ogni strategia di transizione.<\/p>\n<p>Quando si guarda alle vaste massi di \u201cpassivi\u201d delle societ\u00e0 del post comunismo, si ha ragione di ritenere che esse siano il prodotto dell\u2019annichilimento, voluto dall\u2019ancien r\u00e9gime, delle capacit\u00e0 di proposta e gestione autonoma dei fenomeni economici, sociali, politici. Dalla centralizzazione dell\u2019economia e dalla proibizione dell\u2019intrapresa privata \u00e8 derivata l\u2019omogeneizza-zione delle capacit\u00e0 e delle competenze, la negazione dell\u2019auto-orientamento, del lavoro creativo, della responsabilizzazione sociale.<\/p>\n<p>E\u2019 un fenomeno che non \u00e8 appartenuto soltanto alle societ\u00e0 del comunismo, perch\u00e9 \u00e8 proprio di ogni societ\u00e0 monocratica e dispotica: in questo senso l\u2019analisi del citato Wittfogel, quando parla dell\u2019\u201calienazione totale\u201d prodotta dalla \u201cschiavit\u00f9 politica ed economica totale\u201d del comunismo. Il buon cittadino nello stato del socialismo reale, per godere della \u201cfiducia\u201d paternalistico\/assolutistica del partito, doveva\u00a0<em>non<\/em>\u00a0fare piuttosto che fare, non prendere iniziativa piuttosto che prenderla, eseguire il vecchio piuttosto che inventare ed innovare.<\/p>\n<p>Da questo humus culturale e politico, al punto di partenza della transizione si ritrovano comunit\u00e0 nazionali e locali espropriate della capacit\u00e0 di pensare e agire: le funzioni provvidenziali del vecchio stato hanno abituato a ricevere sicurezza, protezione militare e poliziaria, beni materiali (scarsi), e a scansare l\u2019iniziativa individuale e l\u2019autocollocazione. Si \u00e8 visto nel corso della transizione, che detto humus ha condotto anche a fenomeni ampi di riprovazione sociale verso l\u2019iniziativa individuale: atteggiamento che in qualche sito dell\u2019ex impero sovietico \u00e8 stato sfruttato da vecchi gruppi dirigenti per la conservazione del potere e il rafforzamento dei meccanismi repressivi del nuovo.<\/p>\n<p>Riprendendo il paragone con la transizione nel sud Europa e richiamando i risultati di un aureo studio commissionato dall\u2019Ocse alla fine degli anni \u201970<sup>44<\/sup>, l\u2019arretratezza socio-economica e politica dei sistemi paese, ha sempre a che vedere con il ritardo dei ceti dirigenti. La negazione dell\u2019economia da parte del socialismo reale ha attribuito all\u2019elemento uomo e alla sua potenziale espressione creativa, posizione subordinata nella scala di priorit\u00e0 fissata dalla \u201cpolitica\u201d, lo ha ridotto ai margini, spesso conculcato e annientato. Si sono generate abitudini al conformismo, a comportamenti passivi e irresponsabili.<\/p>\n<p>Da qui, la difficolt\u00e0 della transizione a fornire spazio all\u2019impresa privata. Le riforme non sono state sufficienti a spingere ovunque numeri importanti di privati nel mercato come nuovi imprenditori. Il passaggio dal piano al mercato, in diversi casi, ha preso tempo, e ha creato ulteriori colli di bottiglia nell\u2019evoluzione delle societ\u00e0 ex comuniste.<\/p>\n<p>Come ricordava un autore nel periodo iniziale della transizione, \u201cci\u00f2 che fa la forza dell\u2019economia di mercato \u00e8 l\u2019impresa autonoma e concorrenziale&#8230;\u201d<sup>45<\/sup>, richiamando, a commento dell\u2019affermazione, che \u201cproprio sul punto dell\u2019autonomia delle imprese, l\u2019Urss si \u00e8 incagliata in occasione delle riforme di Kruscev nel \u201953. Kossyghin nel \u201965, Gorbaciov nell\u2019\u201987-\u201988\u201d.<\/p>\n<p>Con queste precisazioni, pu\u00f2 dirsi che l\u2019impresa privata \u00e8, dopo poco pi\u00f9 di un decennio di transizione, elemento rilevante della struttura economica e sociale in tutti i paesi riguardati dal fenomeno (v. Tab. 2).<\/p>\n<p>Tabella 2<\/p>\n<p>Crescita del settore privato, anni \u201890<\/p>\n<table border=\"1\">\n<tbody>\n<tr>\n<td rowspan=\"2\">Paesi<\/td>\n<td colspan=\"3\">% del Pil<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1990<\/td>\n<td>1994<\/td>\n<td>1999<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>CSB<\/td>\n<td>11<\/td>\n<td>50<\/td>\n<td>68<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Repubblica Ceca<\/td>\n<td>12<\/td>\n<td>65<\/td>\n<td>80<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Estonia<\/td>\n<td>10<\/td>\n<td>55<\/td>\n<td>75<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Ungheria<\/td>\n<td>18<\/td>\n<td>55<\/td>\n<td>80<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Romania<\/td>\n<td>17<\/td>\n<td>40<\/td>\n<td>60<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>CSI<\/td>\n<td>10<\/td>\n<td>20<\/td>\n<td>50<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Armenia<\/td>\n<td>12<\/td>\n<td>40<\/td>\n<td>60<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Bielorussia<\/td>\n<td>5<\/td>\n<td>15<\/td>\n<td>20<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Federazione Russa<\/td>\n<td>5<\/td>\n<td>50<\/td>\n<td>70<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Fonte: Bers, 2000.<\/p>\n<p>L\u2019autonomia delle imprese private, il funzionamento del tessuto di PMI, vengono a costituire la base sociale sulla quale la rappresentanza degli interessi da un lato, le istituzioni di mercato dall\u2019altro, possono sorgere e crescere, in condizioni di fiducia istituzionale verso lo stato (la funzione pubblica in genere) e i meccanismi regolatori dell\u2019economia.<\/p>\n<p>Un altro elemento \u00e8 dato dalla crescita della curva del reddito, anche in vista dell\u2019ingresso nell\u2019Ue e del partenariato con i paesi membri. Nel 2000, tutti i paesi centro-europei, fatta eccezione della Repubblica Ceca, hanno sorpassato il loro Pil del 1990, ma il livello di reddito pro capite nei tre paesi di transizione pi\u00f9 ricchi, \u00e8 restato ampiamente sotto la media Ue: \u00e8 il 68% rispetto alla media Ue in Slovenia, il 59 % nella Repubblica ceca, il 49% in Ungheria<sup>46<\/sup>.<\/p>\n<p>La maggiore sfida attuale riguarda come indirizzare l\u2019intervento delle pubbliche autorit\u00e0 sulle riforme di cosiddetta \u201cseconda generazione\u201d. Trattasi della creazione d\u2019istituzioni di mercato universalmente condivise, tali da portare la fiducia della popolazione nelle autorit\u00e0 al livello auspicato per una societ\u00e0 autenticamente democratica. Per i candidati all\u2019ingresso immediato nell\u2019Ue, la prospettiva del club comunitario dovrebbe rappresentare uno stimolo sufficiente per il percorso di questo nuovo tratto della transizione. Lo stesso non pu\u00f2 dirsi per tutti gli altri Csb e per i Csi. Materie come il fisco, i debiti tra aziende, la trasparenza dell\u2019azione degli intermediari finanziari, di banche e assicurazioni, la regolazione del mercato dei capitali e della borsa, vanno urgentemente aggiornate e, dove necessario, riformate. Il mercato non fa sconti n\u00e9 prevede eccezioni: le sue istituzioni devono trovare\u00a0<em>totale<\/em>\u00a0collocazione nel nuovo regime politico, economico e sociale che la transizione sta generando. Ritenere di poter attuare riforme parziali significa semplicemente non riformare.<\/p>\n<p>Occorre garantire alle associazioni d\u2019imprenditori, come a quelle dei lavoratori subordinati, e ad ogni corpo sociale che lo desideri, la capacit\u00e0 di rappresentare i propri interessi. Si tratta di un contributo necessario a porre al sicuro gli aspetti di democrazia, ma anche di sviluppo, acquisiti attraverso la transizione. Con gli attori dello sviluppo politico, culturale, sociale, economico, lo stato deve pattuire regole e prerogative che siano in linea con quest\u2019esigenza. Chi gestisce la transizione, deve sapere quali regole \u00e8 tenuto a rispettare e quali a innovare, in vista del raggiungimento, da parte del corpo sociale, dell\u2019obiettivo della transizione. Quando le regole fossero condivise dal sistema politico e da quello sociale, quando dalla condivisione si avesse la pratica della democrazia degli interessi, la fiducia tra corpo sociale, societ\u00e0 civile e gruppo di controllo sociale, verrebbe ad incontrare una prima rilevante soddisfazione.<br \/>\nLe imprese, nel processo di transizione che intende alimentarsi di fiducia, devono funzionare non come espressione d\u2019egoismo, ma come istituzioni con responsabilit\u00e0 sociale ed etica. Ad esempio, nella scelta del management, dovranno valorizzare non solo le competenze ma anche l\u2019approccio etico alla vita d\u2019impresa, garantendo alla transizione un management insieme compe-tente ed etico. Pi\u00f9 in generale, la cultura economica e finanziaria va fondata su coscienza e consapevolezza etiche, investendo in formazione e crescita della sensibilit\u00e0 dell\u2019intero sistema sociale rispetto ai rischi di comportamenti economici totalmente svincolati dai vincoli etici. In questo senso si sono qui criticati gli eccessi di formalizzazione: i comportamenti e la cultura economici devono rivolgersi certamente alle architetture normative indispensabili a reggere l\u2019edificazione del capitalismo e della societ\u00e0 liberale, ma tenendo presente che la formaliz-zazione, in assenza di un\u2019autentica cultura etica centrata sul rifiuto della strumentalizzazione dell\u2019uomo, finirebbe non per fare gli interessi generali ma per sostenere quelli che Adam Smith ha chiamato gli \u201canimal spirits of capitalism\u201d.<\/p>\n<p>Il caso Enron, con gli altri che si sono accumulati negli ultimi tempi nelle brutte cronache dell\u2019economia internazionale e specialmente statu-nitense, sono, rispetto alla questione, piuttosto eloquenti. Aziende e management devono coordi-nare le loro azioni per la soddisfazione degli interessi del capitale e degli azionisti ma anche degli stakeholder, consolidando la loro identit\u00e0 valoriale.<\/p>\n<p>E\u2019 evidente che la rappresentanza degli interessi esclusivamente autoreferenziale, finaliz-zata all\u2019autotutela e all\u2019opposizione ad altri soggetti, \u00e8 eticamente, ma anche economicamente inaccettabile. Imprese ed associazioni di rappresen-tanza possono contribuire al raggiungimento del punto d\u2019arrivo della transizione, esplicando il loro ruolo nell\u2019interesse dell\u2019insieme sociale.<\/p>\n<p>Altro problema \u00e8 come rapportare lo sforzo di imprese e associazioni istituzionali, ai fenomeni negativi che nei confronti dell\u2019impresa privata continuano talvolta a prendere forma, soprattutto in ambito Csi. Le istituzioni pubbliche devono guada-gnare la fiducia dell\u2019impresa; l\u2019impresa assumere tutte intere le sue responsabilit\u00e0 verso istituzioni pubbliche, mercato, clientela, stakeholder.<\/p>\n<p>Ricordino, i governi della transizione, quanto possa essere devastante, sull\u2019equilibrio di un sistema economico, il crollo della fiducia<sup>47<\/sup>. N\u00e9 dimentichino, in particolare quelli pi\u00f9 arretrati sul cammino delle riforme che, nell\u2019attuale sistema economico, le imprese nazionali ed estere che hanno operato investimenti, se non soddisfatte, possono emigrare l\u00e0 dove incontrano un quadro istituzionale e di mercato pi\u00f9 favorevole, o nascondersi all\u2019occhio della politica, collocandosi nella zona grigia dell\u2019economia. Se vi \u00e8 fiducia reciproca tra istituzioni e impresa, se vi \u00e8 rispetto delle leggi e considerazione del bene comune<sup>48<\/sup>, si stabiliscono condizioni adatte allo sviluppo e all\u2019edificazione di buone istituzioni di mercato.<\/p>\n<p><em>Questo articolo \u00e8 stato presentato durante il convegno \u201cConflicts of Interest and the Structures of Trust in Countries in Transition\u201d, 20-21 marzo 2002, Krakow University of Economics, Polonia.<\/em><\/p>\n<p>Sigle<\/p>\n<p>Bers, Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo in inglese, Ebrd)<br \/>\nCsb, Central and Southeastern Europe and the Baltics (Europa centrale e sud orientale, Baltici)<br \/>\nCsi, Comunit\u00e0 degli stati indipendenti<br \/>\nLpr, Lega delle famiglie polacche<br \/>\nOsce, Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa<br \/>\nPeco, Paesi dell\u2019Europa centrale e orientale (Central and Eastern Europe Countries, Ceec<br \/>\nPil, prodotto interno lordo<br \/>\nPmi, piccole e medie imprese<br \/>\nPpp, Purchasing Power Parity<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>Alford Helen J., O.P., and Naughton Michael J., Managing as if Faith Mattered, University of Notre Dame Press, Notre Dame, Indiana, 2001.<\/p>\n<p>Dahl R. A., Democracy and its critics, Yale Un., 1989.<\/p>\n<p>De Tocqueville Alexis, The Old Regime and the French Revolution, Doubleday Anchor, N.Y., 1955.<\/p>\n<p>Durkheim Emile, The Division of Labor in Society, Macmillan, N.Y., 1933.<br \/>\nEaston David, The Political System, Alfred A Knopf Publ., N.Y., 1953.<\/p>\n<p>Fukuyama Francis, Trust, Free Press Paperbacks, 1995.<\/p>\n<p>Fu\u00e0 Giorgio., Problemi dello sviluppo tardivo in Europa, Il Mulino, 1980.<\/p>\n<p>Hayek F.A., The Road to Serfdom, The University of Chicago Press, (1944, renewed 1972), 1994.<\/p>\n<p>Kornai Janos, Economics of Shortage, Cambridge, 1980.<\/p>\n<p>Pickles John and Smith Adrian (edited by), Theorising Transition, The Political Economy of Post-Communist Transformations, Routledge, London and New York, 1998.<\/p>\n<p>Sachs Jeffrey D., and Katharina Pistor, eds. 1997. The Rule of Law and Economic Reform in Russia. Boulder, Co: Westview Press.<\/p>\n<p>Shleifer, Andrei, and Robert Vishny, 1998. The Grabbing Hand: Government Pathologies and Their Cures. Cambridge, MA: Harvard University Press.<\/p>\n<p>Troiani Luigi, L\u2019Urss di Gorbaciov e l\u2019Italia, Mondadori, 1988.<\/p>\n<p>Troiani Luigi, L\u2019Ungheria della riforma economica, Databank, 1991.<\/p>\n<p>Weber Max, The Protestant Ethic and the Spirit of Capitalism, Allen and Unwin, London, 1930.<\/p>\n<p>Wittfogel Karl A., Oriental Despotism. A Comparative Study of Total Power, Yale University Press, Inc., 1957.<\/p>\n<p>World Bank (Banca Mondiale), Transition, The First Ten Years, Washington, 2002.<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0\u201cFiducia\u201d \u00e8 definita dal dizionario Palazzi: \u201csentimento di sicurezza che viene da una ferma speranza, o dalla stima o simile\u201d. Tra le esemplificazioni, \u201cuomo di fiducia\u201d: persona alla quale, \u201caffidiamo con sicurezza i nostri segreti o affari\u201d. Evidenti due elementi: il carattere soprattutto soggettivo e psicologico del termine, il legame del concetto con il mondo dell\u2019economia e degli affari. Nella lingua del business internazionale, l\u2019inglese, al pi\u00f9 diffuso\u00a0<em>trust<\/em>, si accompagnano termini come accountability, reliability, responsibility. Al gruppo degli scettici e \u201cs-fiduciati\u201d, si raccomanda di non confondere fiducia e disponibilit\u00e0 alla \u201ctotale remissione di volont\u00e0\u201d a qualcuno o qualcosa. Specie nelle materie d\u2019economia e finanza, quest\u2019atteggiamento \u00e8 sconsigliato, perch\u00e9 cozza con l\u2019evidenza dei rischi. Al tempo stesso, come si vedr\u00e0 pi\u00f9 avanti, un certo grado di fiducia \u00e8 alla base di ogni attivit\u00e0 economica, visto che questa \u00e8 fatta anche di condivisione di progetti, di investimenti, di rischio, ed \u00e8 sempre proiettata verso il futuro. Accettare il futuro \u00e8, in termini economici, esprimere fiducia, seppure nel quadro di rischio.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0\u201cTransition is not a one-way process of change from one hegemonic system to another. Rather, transition constitutes a complex reworking of old social relations in the light of processes distinct to one of the boldest projects in contemporary history \u2013 the attempt to construct a form of capitalism on and with the ruins of the communist system\u201d. (Stark 1996; Smith 1997), quoted in Pickles and Smith,\u00a0<em>Theorising Transition<\/em>, Routledge, 1998, Introduction.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Per alcuni dei paesi di transizione, il distacco dall\u2019equilibrio era iniziato gi\u00e0 prima del 1990, anno che in genere \u00e8 assunto come inizio della transizione per tutti i paesi post comunisti. Si pensi alle riforme (economiche ma anche politiche) avviate in Ungheria dal 1979, alla Polonia del riconoscimento di Solidarnosc nell\u2019estate del 1980, all\u2019Urss della Perestrojka. Lo stato di crisi non era per\u00f2 ancora tale da comportare l\u2019abbandono dell\u2019ancien r\u00e9gime, che anzi cercava di modificarsi per sopravvivere.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Cercando di spiegare come un sistema politico aspiri sempre all\u2019equilibrio, il politologo David Easton scrive: \u201c\u2026all parts of the political process depend upon all other parts, and collectively they all determine the state of the political system in the same way that celestial bodies help to determine one another\u2019s position and the general configuration of the universe\u201d. D. Easton,\u00a0<em>The Political System<\/em>, Alfred A Knopf Publ., N.Y., 1953, p. 269.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0I responsabili dell\u2019ortodossia non possono essere al tempo stesso papa e lutero. Nella lunga fase di crisi del socialismo realizzato europeo, lo svanire della fiducia nel comunismo dei leader, iniziata negli anni della stagnazione brezhneviana, fu fenomeno evidente. Qualcosa del genere sta oggi accadendo in Cina. Si prenda il contenuto della seguente citazione: \u201cIn a recent class for officials at the Central Party School, which is headed by Hu, one professor openly ridiculed the Central Committee\u2019s powerful propaganda department, which controls all Chinese media, as outdated and too conservative. He was criticized by school authorities but kept his job\u201d. E. Rosenthal, \u201cChina\u2019s Communists wonder\u201d,\u00a0<em>The New York Times<\/em>, 2 maggio 2002. Hu sta per Hu Jintao, il vice presidente cinese, candidato ad occupare il vertice del partito e dello stato.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0The World Bank,<em>\u00a0Transition, the First Ten Years<\/em>, Washington, 2002.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Su quest\u2019argomento, resta eloquente la lezione di Hayek in\u00a0<em>The Road to Serfdom<\/em>. Interessante, per quanto si dir\u00e0 pi\u00f9 avanti, la sua analisi sui gruppi di pressione e sul potere che i singoli, specie le individualit\u00e0 meno favorite, ritengono di poter acquisire attraverso la partecipazione a un \u201corganized group capable of influencing or controlling the state machine in his interest\u201d, pag. 127 dell\u2019edizione 1994, cit. in bibliografia.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0A. Aganbegjan, \u201cVerso una stabilit\u00e0 politico-economica in Urss\u201d,<em>\u00a0Impresa &amp; stato<\/em>, n. 12, 1990.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Una societ\u00e0 \u00e8 \u201ccivile\u201d in quanto gli individui che la formano, hanno un\u2019esistenza che non coincide sempre e comunque, quindi non si esaurisce, nelle funzioni di cittadini organizzati dal potere statale. Societ\u00e0 civile e potere devono essere autonomi e dialettici.<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0Il potere dei partiti comunisti in tutti i paesi del Comecon e del patto di Varsavia, ad eccezione dell\u2019allora Urss, si avvalse del sostegno del partito comunista dell\u2019Urss e dello stato sovietico, senza il cui appoggio non avrebbe potuto garantirsi durata e consenso.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0Per questi e successivi dati statistici sull\u2019andamento economico nei paesi di transizione, il riferimento sar\u00e0 sempre al pi\u00f9 aggioranto rapporto disponibile sull\u2019argomento: The World Bank,<em>\u00a0Transition, the First Ten Years<\/em>, Washington, 2002.<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0Il limite della povert\u00e0 assoluta \u00e8 fissato dalla Banca mondiale per la zona Cis a $2,15 giornalieri, su base 1993 della parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto, Ppp.<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0Si pensa ai numerosi casi denunciati un po\u2019 in tutti i paesi di transizione, specie nello scorso decennio, di comportamenti criminogeni messi in campo dalla classe politica e amministrativa, in particolare quella espressa dalla vecchia nomenclatura comunista, per ritardare le riforme di mercato, specie in senso di trasparenza e controllo sociale dell\u2019economia e delle imprese. Si torna sulla questione qui di seguito e pi\u00f9 avanti.<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0\u201cLa penuria cronica non esclude l\u2019apparire di risorse sottoutilizzate, eccesso di capacit\u00e0 ed eccesso di magazzino. Questo contribuisce a creare surplus non necessari, a causa dell\u2019accaparramento e dei frequenti colli di bottiglia che lasciano sottoutilizzati i fattori complementari della produzione\u201d (J. Kornai,\u00a0<em>Economics of Shortage<\/em>, Cambridge, 1980).<br \/>\n<sup>15<\/sup>\u00a0E\u2019 definita capitale sociale \u201cthe ability of people to work together for common purposes in groups and organizations\u201d, J. S. Coleman, \u201cSocial Capital in the Creation of Human Capital\u201d,\u00a0<em>American Journal of Sociology<\/em>, 94, 1988.<br \/>\n<sup>16<\/sup>\u00a0L\u2019espressione \u201cnegazione dell\u2019economia\u201d \u00e8 volutamente iperbolica. \u201cNella relazione tra il sistema economico e il sistema politico, il secondo ha giocato un ruolo decisivo attraverso l\u2019emanazione di specifiche direttive politiche, con cui la politica \u00e8 \u2018discesa\u2019 sull\u2019economia, e cos\u00ec facendo ha incorporato l\u2019economia nel sistema politico. Come risultato della totale politicizzazione del sistema economico e della totale economizzazione del sistema politico, i due subsistemi sociali sono confluiti l\u2019uno nell\u2019altro e la relativa autonomia dell\u2019economia \u00e8 scomparsa completamente\u201d, M. Bihari, \u201cMeccanismo politico e democrazia\u201d, in H. Vass (a cura),<em>\u00a0Valsag \u00e9s megujulas<\/em>\u00a0(Crisi e rinnovamento), Kossuth, Budapest, 1982.<br \/>\n<sup>17<\/sup>\u00a0Il rapporto pubblicato dalla Banca Mondiale nel 1996, The World Bank,\u00a0<em>World Development Report 1996: From Plan to Market<\/em>, ragiona nello stesso modo; il passaggio al mercato \u00e8 il segno che la transizione \u00e8 in cammino.<br \/>\n<sup>18<\/sup>\u00a0Si \u00e8 chiarito come al termine \u201cscarsit\u00e0\u201d si attribuisca qui significato ampio, guardandosi anche al mercato dei beni culturali, politici, religiosi, etici, dove egualmente funziona (o non funziona) il gioco della domanda e dell\u2019offerta.<br \/>\n<sup>19<\/sup>\u00a0\u201cC\u2019\u00e8 un motivo generale per attendersi che l\u2019evoluzione strutturale delle economie ritardatarie non sia una replica esatta dell\u2019evoluzione gi\u00e0 sperimentata dalle economie che le hanno precedute\u201d, G. Fu\u00e0, \u201cSviluppo ritardato e dualismo\u201d, in\u00a0<em>Retribuzioni, produttivit\u00e0 e prezzi<\/em>, a cura di P. Alessandrini, Il Mulino, 1978, p. 88.<br \/>\n<sup>20<\/sup>\u00a0\u00ab &#8230;lo stretto legame tra politica (trasparenza, democrazia, etc. sono esigenze spesso richiamate da Gorbaciov nei suoi discorsi) ed economia \u2026 ha trovato la sua consacrazione formale nei documenti che convocano la conferenza pansovietica del giugno 1988\u2026 costringono il piano a confrontarsi con una serie di fenomeni nuovi e incontrollabili&#8230; \u00bb, in L. Troiani,\u00a0<em>L\u2019Urss di Gorbaciov e l\u2019Italia<\/em>, Espansione-Mondadori, 1988 p. 23.<br \/>\n<sup>21<\/sup>\u00a0World Bank, ib.<br \/>\n<sup>22<\/sup>\u00a0R. Tartarin, \u00abP\u00e9nuries et hyperinflation en Urss\u00bb,\u00a0<em>Le Monde<\/em>, 8 gennaio 1991.<br \/>\n<sup>23<\/sup>\u00a0The World Bank,<em>\u00a0World Development Report<\/em>, 1996.<br \/>\n<sup>24<\/sup>\u00a0P. Bassetti, \u201cL\u2019integrazione economica dell\u2019est europeo, tra Nuova Statualit\u00e0 e Nuova Imprenditorialit\u00e0\u201d,<em>\u00a0Impresa &amp; Stato<\/em>, dic. 1990.<br \/>\n<sup>25<\/sup>\u00a0\u201cThe Ebrd has found that it small-business programs succeed best in countries where there is genuine progress toward \u2013 and reasonable prospect for \u2013 democracy\u201d, International Herald Tribune, sponsored section, Wednesday, April 24, 2002, pag. 17.<br \/>\n<sup>26<\/sup>\u00a0<em>International Herald Tribune<\/em>, ib.<br \/>\n<sup>27<\/sup>\u00a0L. Colitt, \u201cCzechs prepare for privatisation\u201d,\u00a0<em>Financial Times<\/em>, 12 novembre 1990.<br \/>\n<sup>28<\/sup>\u00a0E\u2019 il caso di quanto accaduto in diversi territori della ex Iugoslavia, per arrestare conflitti bellici, e provvedere successivamente a ripristinare istituzioni di amministrazione del territorio.<br \/>\n<sup>29<\/sup>\u00a0E\u2019 il caso, ad esempio, della Bielorussia, con il cui presidente Lukashenko, l\u2019Osce, Organizzazione per la Sicurezza e la cooperazione in Europa, si \u00e8 trovata in collisione in pi\u00f9 di un\u2019occasione.<br \/>\n<sup>30<\/sup>\u00a0Fonte: The World Bank\u2019s World Development Indicators database.<br \/>\n<sup>31<\/sup>\u00a0F. Fukuyama,\u00a0<em>Trust<\/em>, Free Press Paperbacks, 1995, pag. xiii.<br \/>\n<sup>32<\/sup>\u00a0Va richiamato come la gran parte delle societ\u00e0 del post comunismo avesse sperimentato, gi\u00e0 prima dell\u2019avvento della rivoluzione socialista, formule di organizzazione sociale a scarso contenuto fiduciario. La Russia degli zar disponeva di poca e scarsa societ\u00e0 civile, a meno che non si vogliano barattare come tale la balbettante forma di impresa privata esistente nell\u2019impero all\u2019inizio del XX secolo e strutture sociali come\u00a0<em>mir<\/em>\u00a0e comuni agrarie, comunque spazzate via dalla palingenesi bolscevica.<br \/>\n<sup>33<\/sup>\u00a0Detto in altro modo: non ci si aggrega volontariamente se non quando lo si ritenga funzionale allo scopo, n\u00e9 si cerca il dialogo con i governanti se lo si ritiene inutile o persino dannoso.<br \/>\n<sup>34<\/sup>\u00a0Per lo sviluppo del concetto di pluralismo, v. R. Dahl,\u00a0<em>Democracy and its critics<\/em>, Yale Un., 1989. Per il ragionamento sulle rappresentanze e il valore della fiducia, F. Fukuyama,\u00a0<em>Trust<\/em>, cit.<br \/>\n<sup>35<\/sup>\u00a0E\u2019 esperienza di chiunque dall\u2019esterno si sia rapportato a quel mondo, ancora all\u2019inizio degli anni Novanta, incontrare un muro di sfiducia, essere considerati spie e nemici, non essere creduti quando si professava il disinteresse di un intervento sociale o umanitario, o il legittimo interesse a un profitto da costruire insieme attraverso uno scambio commerciale vantaggioso o una joint venture imprenditoriale.<br \/>\n<sup>36<\/sup>\u00a0Fukuyama, cit., pag. 40.<br \/>\n<sup>37<\/sup>\u00a0A. de Tocqueville,\u00a0<em>The Old Regime and the French Revolution<\/em>, Doubleday Anchor, N.Y., 1955, p. 206.<br \/>\n<sup>38<\/sup>\u00a0Karl A. Wittfogel,\u00a0<em>Oriental Despotism. A Comparative Study of Total Power<\/em>, Yale University Press, Inc., 1957.<br \/>\n<sup>39<\/sup>\u00a0\u201cA new era of reform is dawning for Corporate America. Sparked by a popular revolt of the investor class\u2026 this movement aims to restore core American values of fairness, equity, and responsibility to the practice of big business in the U.S.\u201d, Editorials,\u00a0<em>Business Week<\/em>, May 6, 2002. \u201cIl caso Enron pu\u00f2 essere definito come una manifestazione di degenerazione patologica nel funzionamento dei mercati e dei presidi posti a tutela degli investitori. Vi hanno concorso comportamenti fraudolenti, colpe gravi degli amministratori, compiacenza dei controllori. Il caso ha anche reso palese l\u2019inadeguatezza delle regole e, pi\u00f9 in generale, del sistema di Corporate Governance\u201d, Alessandro Profumo, amministratore delegato di UniCredito Italiano, Cernobbio, Villa Ambrosetti, paper presentato a \u201cI protagonisti del Mercato e gli scenari per gli anni 2000\u201d, 16-17 marzo 2002.<br \/>\n<sup>40<\/sup>\u00a0Se Sparta piange\u2026 ovvero, in Europa sta succedendo qualcosa di simile: \u201cNon ci fidiamo pi\u00f9 gli uni degli altri \u2013 di pi\u00f9: non siamo disposti a tollerarli, e infatti in tutta l\u2019area occidentale le liti giudiziarie sono aumentate in media del 50 per cento\u201d, Michele Ainis, \u201cInsicurezza, veleno inesorabile\u201d, editoriale,\u00a0<em>La Stampa<\/em>, 13 maggio 2002.<br \/>\n<sup>41<\/sup>\u00a0E. Durkheim,\u00a0<em>The Division of Labor in Society<\/em>, Macmillan, N.Y., 1933.<br \/>\n<sup>42<\/sup>\u00a0Esula dal contesto l\u2019approfondimento degli aspetti religiosi legati alla transizione e al trust. Ma non ci si pu\u00f2 esimere da un accenno alla presenza, nel centro Europa di una cultura civica legata anche ai comandamenti morali della tradizione cattolica e protestante. A prescindere dall\u2019analisi di Weber sul protestantesimo e dalla sua visione \u201cantagonistica\u201d dell\u2019esperienza morale-sociale del cattolicesimo (<em>The Protestant Ethic and the Spirit of Capitalism<\/em>), pu\u00f2 dirsi che la tradizione cristiana ortodossa attribuisca all\u2019autonomia del sociale e del civico forza minore, e tenda all\u2019esaltazione del ruolo del potere politico in modo pi\u00f9 accentuato di quanto accada nelle tradizioni cattolica e protestante. L\u2019ortodossia risente della collocazione storica all\u2019interno di Bisanzio e del \u201cdispotismo asiatico\u201d: gli effetti della tradizione storica sono ben visibili nella cultura politica ed economica di Russia e regione balcanica attuali.<br \/>\n<sup>43<\/sup>\u00a0\u201cBy contrast, people who do not trust one another will end up cooperating only under a system of formal rules and regulations, which have to be negotiated, agreed to, litigated, and enforced, sometimes by coercive means. This legal apparatus, serving as a substitute for trust, entails what economists call \u2018transaction costs\u2019. Widespread distrust in a society, in other words, imposes a kind of tax on all forms of economic activity, a tax that high-trust societies do not have to pay\u201d. F. Fukuyama, cit. p. 27-28.<br \/>\n<sup>44<\/sup>\u00a0G. Fu\u00e0,\u00a0<em>Problemi dello sviluppo tardivo in Europa<\/em>, Il Mulino, 1980.<br \/>\n<sup>45<\/sup>\u00a0Saint-Etienne C., \u00abDemain l\u2019Union Slave\u00bb,\u00a0<em>Le Monde<\/em>, 11 dicembre 1990.<br \/>\n<sup>46<\/sup>\u00a0Banca mondiale, cit., pag. xv.<br \/>\n<sup>47<\/sup>\u00a0Con un occhio alla crisi di fiducia in corso negli Usa, dopo gli scandali di borsa e il caso Enron, scrive David Blitz sul\u00a0<em>Financial Times<\/em>\u00a0del 14 maggio 2002: \u201cFinancial markets are as much a social contract as is democratic government. \u2026 The biggest rule in financial markets is that of trust: trust in the people we do business with; trust in the information published by companies we buy stock in\u2026\u201d<br \/>\n<sup>48<\/sup>\u00a0Il rapporto tra fiducia e bene comune \u00e8 molto intimo. Solo chi ritiene che i rapporti sociali ed economici possano essere fondati su una ragionevole struttura di fiducia, pu\u00f2 operare, nell\u2019economia e nel sociale, per il soddisfacimento del bene comune e non soltanto degli interessi di parte. Per l\u2019approfondimento del rapporto tra economia, finanza e ricerca del bene comune, v. H. J.Alford , and M. J. Naughton,<em>\u00a0Managing as if Faith mattered<\/em>, Un. of Notre Dame Press, 2001.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"no","_lmt_disable":"no"},"autori":[924],"fascicolo":[77],"class_list":["post-1326","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-luigi-troiani","fascicolo-febbraio-2004"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La fiducia come fondamento del mercato: il caso dei paesi di transizione<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Luigi Troiani, pubblicato nel numero di Febbraio 2004. 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