{"id":1315,"date":"2003-10-01T12:00:00","date_gmt":"2003-10-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1315"},"modified":"2026-04-11T13:03:19","modified_gmt":"2026-04-11T13:03:19","slug":"note-in-margine-al-convegno-sul-tema-the-paradoxes-of-happiness-in-economics-tenutosi-alluniversita-di-milano-bicocca-21-23-marzo-2003","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2003\/ottobre\/note-in-margine-al-convegno-sul-tema-the-paradoxes-of-happiness-in-economics-tenutosi-alluniversita-di-milano-bicocca-21-23-marzo-2003\/","title":{"rendered":"Note in margine al Convegno sul tema \u2018The Paradoxes of Happiness in Economics\u2019 tenutosi all\u2019Universit\u00e0 di Milano-Bicocca, 21-23 marzo 2003"},"content":{"rendered":"<p><em>Nota della redazione: questo discorso che sintetizza alcuni dei temi principali discussi durante il convegno milanese \u00e8 stato presentato ad un incontro del gruppo \u201cFinanza e bene comune\u201d che si riunisce alcune volte all\u2019anno presso la Facolt\u00e0 di Scienza Sociali (FASS) della Pontificia Universit\u00e0 San Tommaso (PUST)<\/em><\/p>\n<p>Comincerei col richiamare l\u2019attenzione su che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;economia, ricordando che l&#8217;economia si occupa dei modi in cui delle risorse primarie (come le chiamiamo noi economisti), che sono \u2018scarse\u2019 e \u2018fungibili\u2019 \u2013 cio\u00e8: il lavoro; la terra; gli stessi capitali, i quali sono beni di produzione prodotti, per\u00f2 non consumati come tali e quindi considerati anche loro fattori primari; la capacit\u00e0 imprenditoriale \u2013 vengono trasformate in altre risorse, fruibili dai soggetti, cio\u00e8 in beni e servizi (sarebbero le risorse secondarie), che soddisfano, direttamente o indirettamente, i pi\u00f9 vari bisogni umani: di tutto ci\u00f2 si occupa l&#8217;economia. Ora, per\u00f2, a questo punto, tra economisti ci si divide, grosso modo, in\u00a0<em>due gruppi<\/em>\u00a0di posizioni. La prima posizione ritiene che l&#8217;economia sia\u00a0<em>self-contained<\/em>, autosufficiente, autoreferenziale, mentre del tutto separatamente c&#8217;\u00e8 il mondo dell&#8217;etica che, per dire, sta l\u00ec, mentre l&#8217;economia sta qui, cio\u00e8 l&#8217;etica \u00e8 \u2018dentro il soggetto\u2019, mentre l&#8217;economia \u00e8 \u2018nel mercato\u2019. L&#8217;altra visione ritiene, viceversa, che l&#8217;economia, anche quella \u2018di mercato\u2019, abbisogna di essere fondata su \u2018valori morali\u2019, e questo sia per motivi propri interni alla disciplina, altrimenti l&#8217;auto-sufficienza si trasformerebbe \u2013 com\u2019\u00e8 stato dimostrato \u2013 in circolarit\u00e0, cio\u00e8 un qualsiasi modello non riuscirebbe a spiegare tutta la realt\u00e0 dell&#8217;economia, sia perch\u00e9 si ritiene che, esplicitamente o implicitamente, ci siano dei valori fondanti della stessa economia che vanno tenuti presenti sempre, in ogni situazione in cui si affrontano i problemi economici.<\/p>\n<p>Detto questo, ne deriva una conseguenza importante: secondo la prima visione il soggetto economico \u00e8 un soggetto razionale, massimizzante, ottimizzante, che risolve \u2018da s\u00e9\u2019 qualsiasi questione che riguardi l&#8217;economia; viceversa, dall&#8217;altra parte c&#8217;\u00e8 una visione pi\u00f9 limitata della razionalit\u00e0, in quanto si ritiene che la razionalit\u00e0 umana sia sottoposta a una serie di vincoli, di condizionamenti, in particolare di premesse di ordine valoriale.<\/p>\n<p>Ora, chiediamoci: come si colloca nel contesto di quanto appena richiamato una tematica quale quella dibattuta nel Convegno di cui ci occupiamo, ma che, al di l\u00e0 del Convegno, viene studiata da tempo nei \u2018soliti\u2019 Stati Uniti ed anche in Italia ha ricevuto interesse di recente, ossia quella dei rapporti tra felicit\u00e0 ed economia, tra felicit\u00e0 e crescita economica? Questa la domanda. Anche in proposito, bisogna dire onestamente che ci sono\u00a0<em>due posizioni<\/em>.<\/p>\n<p>Da una parte, abbiamo la visione degli studiosi italiani, come Stefano Zamagni, Luigino Bruni, ed altri, i quali si riportano pi\u00f9 che altro a posizioni che, nel merito, si fanno risalire a quelle sostenute nel &#8216;700 dagli illuministi italiani, i quali hanno avanzato la tesi \u2013 che riprendevano peraltro dai teorici del cosiddetto\u00a0<em>umanesimo civile<\/em>\u00a0\u2013 che scopo dell&#8217;economia era la felicit\u00e0 pubblica, intendendosi per felicit\u00e0 pubblica quella che implicava e conteneva anche i cosiddetti \u2018rapporti relazionali\u2019 con le altre persone. Questa \u00e8 la tesi, tant\u2019\u00e8 che il \u2018succo\u2019 della relazione di Zamagni \u00e8 che, sostanzialmente, felicit\u00e0 e individualismo assiologico, o etico, sono un \u201cbinomio impossibile\u201d. In effetti, secondo questa linea di pensiero, la felicit\u00e0 pubblica, contenendo in s\u00e9 anche aspetti di relazionalit\u00e0, non \u00e8 tanto da intendersi come quella derivante dal consumo dei beni pubblici (la difesa, la giustizia, la legalit\u00e0), che pure sono importanti, bens\u00ec soprattutto quella riveniente dai rapporti o relazioni tra le persone. Si comprende che, al fondo di tale posizione, c&#8217;\u00e8 un\u2019ispirazione cristiana, o meglio cattolica, di relazionalit\u00e0 come aspetto posto al centro dell&#8217;auto-realizzazione, o comunque realizzazione, della persona.<\/p>\n<p>Si noti per\u00f2, a proposito di illuministi italiani, che si era gi\u00e0 in presenza di una duplice tradizione: da una parte, gli illuministi lombardi, soprattutto Beccaria e Verri, i quali essendo lombardi erano pi\u00f9 concreti; dall\u2019altra, la tradizione napoletana, soprattutto facente capo all&#8217;abate Antonio Genovesi (il pi\u00f9 \u2018gettonato\u2019 da Bruni e Zamagni), il quale ha appunto parlato\u00a0<em>esplicitamente<\/em>\u00a0di felicit\u00e0 pubblica come \u2018fine o scopo\u2019 dell\u2019economia, ed ha anche sottolineato il collegamento tra questo modo di intendere l&#8217;economia e la tradizione cristiana. Tuttavia,\u00a0<em>en passant<\/em>, io mi chiedo come mai \u2018il progetto\u2019 di Genovesi sia poi caduto nel nulla, mentre la tradizione di Beccarla, o Verri, quella \u2013 a mio avviso \u2013 legata a Smith, sia stata ripresa, valorizzata, applicata concretamente in tutti i paesi che si sono via via industrializzati e, dunque, \u2018affrancati\u2019 dalla miseria e dal sottosviluppo. Tutto ci\u00f2 lo sappiamo bene noi italiani, sappiamo bene cio\u00e8 \u2018che fine\u2019 ha fatto l&#8217;economia meridionale, mentre quella lombarda \u00e8 andata un po&#8217; meglio, ma molto meglio \u00e8 andata l&#8217;economia britannica, dove Smith \u2013 che si \u00e8 occupato degli stessi argomenti sostenendo, come sapete, nella\u00a0<em>Ricchezza delle nazion<\/em>i (1776), la \u2018cesura\u2019 tra aspetti morali ed aspetti economici delle azioni umane \u2013 lo ha fatto \u2018ritagliando\u2019 all\u2019economia, per dire, un proprio ruolo ma ci\u00f2, non a scapito dell\u2019etica, bens\u00ec (se mi \u00e8 consentito parafrasare addirittura Ges\u00f9) \u2018dando all\u2019economia ci\u00f2 che \u00e8 dell\u2019economia ed all\u2019etica ci\u00f2 che \u00e8 dell\u2019etica\u2019.<\/p>\n<p>Io sono proprio convinto che \u00e8 cos\u00ec, ed anche la posizione di Pasinetti \u00e8 sembrata (nel Convegno) essere vicina alla mia: ripeto che \u00e8 vero che Smith ha \u2018separato\u2019 l&#8217;economia dalla morale, ma ha separato, come dire, la compresenza delle due nello stesso ambito, non ostacolando viceversa il ruolo delle premesse morali in economia, perch\u00e9 ha parlato della benevolenza e della simpatia come \u2018valori\u2019 che sottendono l&#8217;economia di mercato, senza per\u00f2 \u2018identificarvisi\u2019. La vera \u2018cesura\u2019 \u2013 come anche Pasinetti ha esplicitamente richiamato \u2013 \u00e8 avvenuta con la \u2018rivoluzione marginalista e, quindi, con l&#8217;economia neoclassica che, alla fine del secolo XIX, si \u00e8 imposta e che ha rappresentato poi il filone maggioritario nella teoria economica per circa 70 anni. L&#8217;economia neoclassica \u00e8 quella che ha assolutizzato il postulato dell&#8217;<em>homo economicus<\/em>, rendendo del tutto \u2018scissa\u2019 l&#8217;economia da qualsiasi premessa morale. Tale posizione, tra l\u2019altro, ha trovato in Italia il suo maggiore rappresentante pre-keynesiano in Vilfredo Pareto, mentre Max Weber \u00e8 stato, forse, il suo teorizzatore pi\u00f9 influente, anche se Weber era un sociologo e non un economista. E\u2019 questo \u2018passaggio\u2019 che ha determinato una serie di guasti e di guai, rispetto ai quali (per fortuna) il grande economista inglese J.M. Keynes ha finalmente \u2018messo le cose a posto\u2019 nella sua opera \u2018rivoluzionaria\u2019\u00a0<em>La Teoria Generale<\/em>\u00a0(1936).<\/p>\n<p>Orbene, anche a proposito del discorso che si sta qui facendo, cio\u00e8 parlando di felicit\u00e0 e del suo rapporto con l\u2019economia, Keynes \u00e8, secondo me, attualissimo. Siccome non era solo un grande economista, ma un grande pensatore<em>\u00a0tout cour<\/em>t, Keynes ha sostanzialmente delimitato, ma secondo me valorizzandolo, il ruolo dell&#8217;economia, quando ha scritto che l&#8217;economia non si occupa della civilt\u00e0, perch\u00e9 la civilt\u00e0 \u00e8 qualcosa che va al di l\u00e0 dell&#8217;economia, ma si occupa delle condizioni che \u2018rendono possibile\u2019 la civilt\u00e0. \u2018Parallelamente\u2019, la mia conclusione qui \u00e8 che la felicit\u00e0 non \u00e8, per dire, \u2018intrinseca all&#8217;economia\u2019: anche per la felicit\u00e0, allora, penso che la posizione pi\u00f9 corretta sia quella di dire che l&#8217;economia non si occupa della felicit\u00e0, ma di realizzare le\u00a0<em>condizioni<\/em>\u00a0che possono rendere le persone felici. In effetti, mi si consenta di dire che, cos\u00ec \u2018delimitando\u2019 il compito dell\u2019economia, stiamo evitando di \u2018scivolare\u2019, per dire, in un \u2018imperialismo dell&#8217;economia\u2019 di sinistra, cos\u00ec come spesso capita, all\u2019estremo opposto, al cosiddetto \u2018pensiero unico\u2019 o \u2018globalizzante\u2019 \u2013 ma molti di noi accusiamo il pensiero liberista proprio per questo \u2013 di perseguire un \u2018imperialismo dell\u2019economia\u2019 di destra.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra parte, il diverso modo d\u2019intendere il rapporto tra felicit\u00e0 ed economia, tra felicit\u00e0 e crescita economica, \u00e8 pi\u00f9 noto: \u00e8 quello nato negli Stati Uniti e, naturalmente, ivi \u2018si sposa\u2019 col pensiero dominante, in particolare quanto ad un certo specifico gruppo di economisti che portano avanti tale discorso ormai da alcuni anni. Il primo \u00e8 stato Easterlin, il quale da tempo (almeno dal 1974 fino a tutt\u2019oggi, 2001-2003), \u00e8 venuto elaborando tutta una serie di analisi empiriche ed \u00e8 soprattutto celebre perch\u00e9 ha scoperto quello che si chiama, da allora in poi, \u201cil paradosso della felicit\u00e0\u201d. Questo, secondo Easterlin, consiste nel fatto che, quando aumenta il reddito, e quindi il benessere economico, la felicit\u00e0 umana aumenta fino ad un certo punto, poi comincia a diminuire, mostrando (in un grafico cartesiano a due dimensioni) quella che, tecnicamente, chiamiamo \u2018curva ad U\u2019 rovesciata. Allora, tutto sommato, ed \u00e8 questa la conclusione di Easterlin, \u2018il gioco non vale la candela\u2019, e quindi \u2013 come \u2018indicatore di benessere\u2019 \u2013 sarebbe meglio non far pi\u00f9 riferimento al reddito, ma direttamente alla felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Ora, che cos&#8217;\u00e8 la felicit\u00e0 in impostazioni di questo tipo? Finora, non l\u2019ho definita, ma \u00e8 arrivato il momento per farlo. Nella versione americana della teoria in considerazione, dove \u2018si sposa\u2019 con l&#8217;individualismo, la felicit\u00e0 non \u00e8 altro che la realizzazione piena del soggetto in base alle sue preferenze (noi economisti parliamo di preferenze, altri parlano di desideri, aspirazioni, eccetera). Tuttavia, io dico subito che, quando si parla di \u2018realizzazione piena\u2019, a parte l&#8217;aspetto di etica soggettivistica che sta sotto al concetto, anzi al di l\u00e0 di quest\u2019aspetto, facendo un discorso\u00a0<em>qua<\/em>\u00a0economisti e, dunque, alla luce delle considerazioni che ho fatto prima, saremmo a mio avviso fuori dall&#8217;economia, cosicch\u00e9 \u2013 come argomentato \u2013 \u00e8 importante delimitare. Altrimenti, per dire la cosa \u2018senza mezzi termini\u2019, qual \u00e8 il ruolo della morale? Se, infatti, riteniamo che l\u2019economia debba occuparsi della \u2018realizzazione piena\u2019 delle persone, stiamo appunto combinando il \u2018guaio\u2019 dell\u2019\u201cimperialismo dell&#8217;economia\u201d di sinistra, e lo spazio per la morale sarebbe sostanzialmente inesistente\u2019.<\/p>\n<p>La \u2018vera\u2019 distinzione tra economia e morale, e quindi tra beni economici e beni morali, non pu\u00f2 che essere la seguente: i beni economici non hanno valore in s\u00e9, ma valore strumentale, cio\u00e8 servono a soddisfare bisogni umani, per esempio il cibo \u00e8 importantissimo in quanto serve a soddisfare il bisogno del mangiare, ma \u00e8 il mangiare il bene in s\u00e9, mentre il cibo \u00e8 il bene strumentale. Il bene in s\u00e9 \u00e8 il bene morale, e ci\u00f2 in quanto ha un valore intrinseco; per cui, la stessa relazionalit\u00e0, la quale \u2013 secondo gli economisti che se ne occupano \u2013 \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di quelle che noi chiamiamo le esternalit\u00e0, io la vedo piuttosto come un bene morale. C\u2019\u00e8 un esempio che il collega Benedetto Gui ama fare e che a me sembra proprio essere un caso in cui quello che per lui \u00e8 un bene economico per me \u00e8 un bene morale: dal barbiere, come ben noto, il bene economico \u00e8 il taglio dei capelli, e tuttavia, se questo \u2018si arricchisce\u2019 perch\u00e9 intrattengo con lui e con gli altri clienti un rapporto di relazionalit\u00e0, perch\u00e9 chiacchiero, ma ci\u00f2 non mi costa nulla in pi\u00f9, si configura per Gui un ulteriore bene economico, il cosiddetto \u2018bene relazionale\u2019, mentre a me questo modo di presentare il problema non convince. Per me questo \u00e8 un bene morale, ed in generale il bene morale non pu\u00f2 non continuare ad esistere e ad avere grande rilevanza: la relazionalit\u00e0, l&#8217;amicizia, l&#8217;amore, eccetera, sono tutti beni morali; per cui, quando l&#8217;economia, invece, li ingloba dentro il discorso economico, commette appunto un \u2018peccato di imperialismo\u2019. In conclusione, il bene morale \u00e8 un bene in s\u00e9, il bene economico \u00e8 un bene strumentale, ed ancora \u2013 va sottolineato &#8211; il bene \u2018moneta\u2019, essendo a sua volta strumentale per \u2018acquisire\u2019 un bene economico, si pu\u00f2 ben considerare, per dire, un bene strumentale \u2018di secondo ordine o grado\u2019.<\/p>\n<p>Riprendendo il \u2018filo del discorso\u2019, va aggiunto che dalla posizione di Easterlin si sono venuti dissociando negli stessi USA alcuni altri studiosi. Cos\u00ec, ad esempio, uno come Kahneman, nato psicologo e recentissimo Premio Nobel per l\u2019Economia, ha argomentato in modo convincente che il motivo per il quale Easterlin ha individuato il \u2018paradosso della felicit\u00e0\u2019 \u00e8 che, in realt\u00e0, attraverso le interviste alla gente ha ottenuto risposte fornite in base a quello che la gente dice, ma non in base a quello che fa: il fatto \u00e8 che la gente commette un errore di autovalutazione, ed \u00e8 perci\u00f2 che tale studioso ha inventato un tipo di interviste tramite le quali riesce a far emergere un concetto \u2018oggettivo\u2019, non \u2018soggettivo\u2019, di felicit\u00e0, un concetto che quindi, nelle risposte alle interviste, \u2018prende il posto\u2019 della risposta superficiale e mostra quello che realmente fa la felicit\u00e0 della gente. Ancora, c&#8217;\u00e8 un terzo filone analitico statunitense da segnalare, quello che si rif\u00e0 a Robert Frank ed \u00e8 pi\u00f9 \u2018vicino\u2019 a quello degli italiani: in effetti, per lui la felicit\u00e0 \u00e8 intesa come valutazione che i soggetti danno dei rapporti relazionali, per cui, per dire, \u00e8 un po\u2019 \u2018a met\u00e0 strada\u2019 tra la felicit\u00e0 privata e la felicit\u00e0 pubblica, giacch\u00e9 sembra prevalere un\u2019idea di felicit\u00e0 privata dove, per\u00f2, le persone, pur su un piano strettamente soggettivo, valutano anche la loro posizione sociale.<\/p>\n<p>Comunque, per rappresentare le posizioni alla Easterlin viene costruito \u2013 come accennato sopra \u2013 un grafico che, utilizzando come di consueto un diagramma cartesiano e ponendo sulle ascisse (asse delle x) il livello del reddito personale e sulle ordinate (asse delle y) quel livello di felicit\u00e0 che la gente (soggettivamente) annette ad ogni (crescente) livello del reddito, mostra appunto una relazione che cresce fino ad un certo punto e poi comincia a decrescere. D\u2019altro canto, per uno studioso come Luigino Bruni, il grafico \u00e8 in s\u00e9 fuorviante: in realt\u00e0, la funzione da rappresentare sul grafico dovrebbe essere pi\u00f9 complessa, vale a dire del tipo: F = f (I, R), dove F esprime la felicit\u00e0, I \u00e8 il reddito personale, mentre con R vengono indicati gli effetti, largamente negativi, che il reddito stesso, al crescere, determina sui beni relazionali di cui possono usufruire le persone. Allora, proprio in quanto,\u00a0<em>in pi\u00f9<\/em>, si pu\u00f2 ipotizzare che si abbia: R = R (I), con R\u2019&lt;0, segue che, al crescere del reddito, pu\u00f2 anche crescere il benessere materiale; ma, siccome i rapporti relazionali\u00a0<em>peggiorano<\/em>\u00a0tanto pi\u00f9 quanto pi\u00f9 il reddito aumenta, allora tale secondo effetto pu\u00f2 far peggiorare la situazione complessiva del benessere al crescere del reddito. Segue che, solo intervenendo sul \u2018rafforzamento\u2019 dei rapporti di relazionalit\u00e0 tra le persone, \u00e8 possibile \u2018controllare\u2019 quell\u2019effetto complessivo e, quindi, puntare validamente alla felicit\u00e0 come obiettivo \u2018di fondo\u2019 dell\u2019economia.<\/p>\n<p>Ora, in proposito, si comprende che non mi sento di condividere tale posizione. In primo luogo, \u00e8 cruciale tutto quanto argomentato sopra in tema di \u2018imperialismo dell\u2019economia\u2019. Inoltre, formulo la preoccupazione che quel tipo di discorso concerne solo i paesi ricchi, anzi un\u2019<em>\u00e9lite<\/em>\u00a0di persone di tali paesi, cio\u00e8 coloro che hanno un reddito molto alto; ed allora chiedo: perch\u00e9 non pensiamo a quello che proponeva il grande Keynes e faceva il grande Roosewelt, vale a dire realizzare una certa tassazione progressiva, cosicch\u00e9, togliendo un bel pezzo di reddito ai ricchi, possiamo anche neutralizzare i predetti effetti? L&#8217;ulteriore obiezione, ancora pi\u00f9 grossa, riguarda il fatto che, se \u00e8 vero, com\u2019\u00e8 vero, che quegli effetti riguardano i ricchi dei paesi ricchi, si tratta di qualcosa che concerne il 7-8% della popolazione mondiale. Ci\u00f2 \u00e8 perch\u00e9, essendo la popolazione dei paesi ricchi il 14-15% della popolazione mondiale, supponendo pure che la met\u00e0 sia composta da persone \u2018agiate\u2019, se non tutte proprio \u2018ricche\u2019, \u00e8 evidente che si tratta di un fatto che riguarda una minoranza degli abitanti del pianeta. Quanto al \u2018resto del mondo\u2019, anche togliendo alcuni paesi emergenti, come il Brasile, la Tailandia, la Malesia, l&#8217;Indonesia e pochi altri, dove \u2018qualcosa si muove\u2019, anche se pure \u2018non \u00e8 tutto oro quel che riluce\u2019, allora quel discorso che, seppure a livello interno dei paesi ricchi potrebbe trovare una certa soluzione in base a quanto appena richiamato, non pu\u00f2 sicuramente trovarla sul piano mondiale,\u00a0<em>a meno che<\/em> non vi sia un grosso trasferimento di risorse dai paesi ricchi a quelli poveri. Anzi,\u00a0e non sembri frutto di snobberia o di paradosso, si potrebbe \u2018mettere in moto\u2019 una certa iniziativa tendente proprio a destinare certe somme, che derivassero dalla tassazione progressiva di cui ho detto, ai paesi poveri del Sud del mondo. A quel punto, anche senza \u2018prendere posizione\u2019 in tema di rapporti tra economia e felicit\u00e0, si pu\u00f2 essere certi che alcuni dei gravissimi problemi che affliggono tante popolazioni povere del pianeta potrebbero essere avviati ad una qualche soluzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Bibliografia essenziale<\/strong><\/p>\n<p>Bruni, L. (2002) \u201cL\u2019economia e i paradossi delle felicit\u00e0\u201d, in P.L. Sacco &#8211; S. Zamagni (Cur.),\u00a0<em>Complessit\u00e0 relazionale e comportamento economico<\/em>, Bologna, Il Mulino.<\/p>\n<p>Easterlin, R.A. (1974) \u201cDoes Economic Growth Improve Human Lot? Some Empirical Evidence\u201d, in P.A. Davis &#8211; M.W. Reder (Eds.),\u00a0<em>Nations and Households in Economic Growth: Essays in Honor of Moses Abramowitz<\/em>, New York-London, Academic Press.<\/p>\n<p>Easterlin, R.A. (2001) \u201cIncome and Happiness, Towards a Unified Theory\u201d,<em>\u00a0Economic Journal<\/em>, luglio.<\/p>\n<p>Easterlin, R.A. (2003), \u201cBuilding a Better Theory of Happiness\u201d,\u00a0<em>Relazione al Convegno di Milano<\/em>, 21 marzo 2003.<\/p>\n<p>Frank, R. (1985)\u00a0<em>Choosing the Right Pond<\/em>, New York, Oxford University Press.<\/p>\n<p>Kahneman, D. (2003) \u201cSome Attemps to Measure the Affective Component of Well-being\u201d,<em>\u00a0Relazione al Convegno di Milano<\/em>, 21 marzo 2003.<\/p>\n<p>Zamagni, S. (2003), \u201cHappiness and Individualism: An Impossible Marriage\u201d,\u00a0<em>Relazione al Convegno di Milano<\/em>, 23 marzo 2003.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[870],"fascicolo":[72],"class_list":["post-1315","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-ferruccio-marzano","fascicolo-ottobre-2003"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Note in margine al Convegno sul tema \u2018The Paradoxes of Happiness in Economics\u2019 tenutosi all\u2019Universit\u00e0 di Milano-Bicocca, 21-23 marzo 2003<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Ferruccio Marzano, pubblicato nel numero di Ottobre 2003. 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