{"id":1307,"date":"2003-10-01T12:00:00","date_gmt":"2003-10-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1307"},"modified":"2026-04-11T12:57:32","modified_gmt":"2026-04-11T12:57:32","slug":"memoria-e-profezia","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2003\/ottobre\/memoria-e-profezia\/","title":{"rendered":"Memoria e profezia*"},"content":{"rendered":"<p>Vorrei condividere con voi qualche riflessione sulla nostra comune fede e speranza.<\/p>\n<p>Un mese prima dell\u2019inizio del Concilio Vaticano II, l\u201911 settembre 1962, Papa Giovanni pronunci\u00f2 una frase molto celebre nei riguardi dei paesi sottosviluppati: \u201cLa chiesa \u00e8, e vuole essere, la chiesa di ognuno, specialmente la chiesa dei poveri\u201d. Dicendo cos\u00ec il Papa prendeva in considerazione un\u2019altra delle sue intuizioni, ossia lo stare attenti ai segni dei tempi i quali vanno letti alla luce della fede cristiana. In questo caso particolare, parlando della povert\u00e0 nel mondo, il segno del tempo era, e credo continua ad esserlo, la presenza dei poveri nella storia umana che marca i due secoli precedenti e continua a marcare anche i nostri giorni.<\/p>\n<p>Ritengo sia importante parlare del significato della prospettiva dei poveri nella situazione internazionale attuale e nella teologia. L\u2019espressione \u201cla scelta preferenziale per i poveri\u201d, che voi conoscete, bene fu costruita mattone su mattone dall\u2019esperienza dei cristiani impegnati con i poveri in occasione della conferenza episcopale di Medellin del \u201878. Questa prospettiva \u00e8 presente anche nella conferenza di Puebla 11 anni dopo. E\u2019 presente anche oggi nella chiesa cattolica e anche oltre i suoi confini. Siamo non solo davanti ad una \u201copzione preferenziale per i poveri\u201d, ma davanti ad una prospettiva ispiratrice di molte attivit\u00e0 dei cristiani in America Latina e in altre parti del mondo.<\/p>\n<p>Penso che ci siano differenti livelli in questa opzione. C\u2019\u00e8 un livello pastorale e sociale che forse \u00e8 il pi\u00f9 visibile. C\u2019\u00e8 un livello teologico: approfondire culturalmente la propria fede. C\u2019\u00e8 anche (e credo sia il pi\u00f9 profondo) un livello spirituale in questa opzione.<\/p>\n<p>In questo intervento vorrei mettere l\u2019accento sul secondo aspetto, l\u2019aspetto teologico. Bisogna dire, come prima cosa, che la scelta preferenziale per i poveri ha una dimensione teologica, che sar\u00e0 oggetto del mio intervento questa mattina. Ma non dimentichiamo che \u00e8 presente anche negli altri due livelli: nell\u2019annuncio del Vangelo e nel campo della spiritualit\u00e0. Parler\u00f2 alla fine di questi livelli e delle relazioni tra di loro.<\/p>\n<p>Analizzare la prospettiva teologica significa analizzare un aspetto centrale del messaggio biblico, significa parlare della gratuit\u00e0 dell\u2019amore di Dio. Senza ci\u00f2 non possiamo capire il significato dell\u2019opzione preferenziale per i poveri. Vorrei prendere ispirazione per questa presentazione da una bella intuizione di un uomo che appartiene alla storia del mio continente, intuizione nata dalla sua solidariet\u00e0 con gli indiani nel XVI secolo. Parlo di Bartolomeo de Las Casas, missionario domenicano, che scrive: \u201cDel pi\u00f9 piccolo e del pi\u00f9 dimenticato Dio ha una memoria molto fresca e viva\u201d. Mi sembra chiaro questo contrasto: il pi\u00f9 dimenticato della nostra storia e della nostra societ\u00e0 \u00e8 quello che \u00e8 presente in modo speciale nella memoria di Dio.<\/p>\n<p>Partendo da quest\u2019intuizione vorrei presentare la mia riflessione in tre punti: al primo posto la memoria di Dio come fondamento della scelta per i poveri. Poi mi porr\u00f2 la domanda su chi sia il povero e cosa sia la povert\u00e0, interrogandomi sulla nostra comprensione attuale di ci\u00f2. Infine vorrei presentare alcune considerazioni su alcuni compiti teologici che abbiamo davanti a noi.<\/p>\n<p>La memoria \u00e8 un tema che pervade la Bibbia intera. E\u2019 una nozione centrale in entrambi i testamenti. Ma dobbiamo precisare qual \u00e8 il senso di questa memoria nella prospettiva biblica. La memoria nella Bibbia non significa la relazione principale e esclusiva con il passato. Il suo primo collegamento \u00e8 con il presente, con la progettazione del futuro. Certamente il passato \u00e8 l\u00ec, ma solamente per dare densit\u00e0 al momento presente. Mi piace molto citare una piccola frase di S. Agostino che, credo, sia molto espressiva: \u201cLa memoria \u00e8 il presente del passato\u201d. Credo che questo sia esattamente quello che \u00e8 la memoria nella Bibbia: il presente del passato. Il passato ha una grande importanza ma quello che \u00e8 interessante nella Bibbia per noi \u00e8 il significato che esso ha oggi. Nella prospettiva biblica la memoria \u00e8 sempre orientata alla pratica, alla trasformazione della realt\u00e0 personale o sociale. Se noi dobbiamo fare memoria di qualcosa \u00e8 attraverso l\u2019azione che lo facciamo. Altrimenti la memoria rischia di essere convertita in una specie di ginnastica intellettuale. Non \u00e8 il caso della Bibbia, che \u00e8 una memoria che diventa una richiesta per il comportamento e per la condotta dei credenti. La memoria nella Bibbia, la memoria di Dio \u00e8 espressione del suo amore. Occorre non dimenticare l\u2019alleanza stabilita con il suo popolo. Per questa ragione la parola \u201coggi\u201d \u00e8 cosi importante e significativa nella Bibbia. Nel libro del Deuteronomio la parola \u201coggi\u201d \u00e8 presente parecchie volte. Yahwe ha fatto questa alleanza con noi oggi. Cronologicamente non \u00e8 vero ma \u00e8 sempre oggi, al presente. Ricordiamoci la frase che dice Ges\u00f9 nel Vangelo di Luca dopo la lettura di Isaia: \u201cOggi si \u00e8 adempiuta questa Scrittura\u201d. La memoria \u00e8 un\u2019azione molto complessa nella Bibbia. E noi siamo invitati dalla Bibbia a fare la nostra la memoria di Dio. \u00c8 una memoria che trasforma la storia in rapporto alla situazione degli ultimi, dei pi\u00f9 poveri. Una componente della memoria di Dio \u00e8 la priorit\u00e0 degli ultimi, degli insignificanti della storia umana. \u201cNon ci saranno poveri tra voi\u201d \u00e8 detto nel libro del Deuteronomio ed \u00e8 sempre una indicazione attuale per noi. Non ci saranno poveri tra noi! Essere povero non \u00e8 mai una cosa buona nella Bibbia. \u00c8 male perch\u00e9 \u00e8 una situazione inumana. E se per caso ci sono dei poveri, lo stesso capitolo 15 del Deuteronomio dice: \u201cVoi dovete aprire la vostra mano e il vostro cuore al fratello bisognoso\u201d. Questa richiesta \u00e8 l\u2019indicazione del comportamento, di condotta e raison d\u2019\u00eatre della liberazione dall\u2019Egitto, e \u201cdell\u2019alleanza mai revocata\u201d come il biblista Lofink ha detto parecchie volte. La condotta di Dio nella Bibbia riguardo alla storia umana \u00e8 il fondamento dell\u2019etica per quelli che credono. Per questo \u201cl\u2019altro\u201d viene prima. Levinas chiama questa etica \u201casimmetrica\u201d. L\u2019altro viene prima. L\u2019etica asimmetrica \u00e8 un invito per un comportamento cristiano. Dobbiamo fare la scelta per il povero non perch\u00e9 necessariamente il povero sia sempre buono, eticamente o religiosamente parlando, ma perch\u00e9 Dio \u00e8 buono. Questa \u00e8 l\u2019ultima ragione della scelta. Se i poveri sono buoni, meglio. Ma non \u00e8 necessario per fare la scelta. Il fondamento della scelta \u00e8 la bont\u00e0 e l\u2019amore gratuito di Dio. \u00c8 questa l\u2019ultima o la prima ragione.<\/p>\n<p>Alla fine della difficile riunione a Gerusalemme fra Paolo e i suoi amici, Giacomo, Cefas e Giovanni, l\u2019ultima parola di questi apostoli \u00e8 stata \u201cRicordati dei poveri\u201d. Dicendo questo gli apostoli hanno seguito la testimonianza di Ges\u00f9. Per Lui, lo sappiamo bene, gli ultimi sono i primi. Dare cibo agli affamati \u00e8 darlo a Lui stesso. Ges\u00f9 ha detto ai suoi discepoli \u201cAmatevi l\u2019un l\u2019altro, come io vi ho amati\u201d. Questa \u00e8 la via. Significa \u201cgratuitamente\u201d perch\u00e9 questa \u00e8 la qualit\u00e0 dell\u2019amore nella Bibbia. Questo significa che il consiglio dato a Paolo stabilisce un collegamento permanente tra l\u2019annuncio del Regno di Dio e la preoccupazione per i poveri. Non possiamo separare l\u2019annuncio del Vangelo dall\u2019amore, dalla solidariet\u00e0, dalla scelta per i poveri. Penso che questo sia cos\u00ec anche se noi interpretiamo questo testo in un modo ristretto, come un\u2019indicazione a raccogliere elemosine per i poveri della Chiesa di Gerusalemme. Questa \u00e8 un\u2019interpretazione molto frequente, ma oggi diversi biblisti non sono d\u2019accordo con essa e ritengono che lo scopo del \u201cRicordati i poveri\u201d sia di andare oltre la raccolta per i poveri di Gerusalemme. Se \u00e8 cos\u00ec, \u00e8 comunque lo stesso perch\u00e9 in quel tempo l\u2019offerta per i poveri era una maniera privilegiata d\u2019essere dalla loro parte.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo argomento di questa prima parte: noi ricordiamo bene la frase di Ges\u00f9 \u201cFate questo in memoria di me\u201d. Questo ha un significato cruciale per la vita cristiana. Certamente \u00e8 un\u2019indicazione per celebrare l\u2019Eucaristia come il ricordo dell\u2019ultima cena di Ges\u00f9 con i suoi discepoli. Ma non \u00e8 soltanto questo. Non si pu\u00f2 dimenticare che lo scopo della frase \u201cin memoria di me\u201d comprende anche la vita, i gesti, gli atti di Ges\u00f9, l\u2019insegnamento, il Regno che ha proclamato, la sua morte, la resurrezione: tutto questo \u00e8 \u201cin memoria di me\u201d. Non \u00e8 soltanto il ricordo dell\u2019ultima cena, che \u00e8 un riassunto della sua vita e della sua testimonianza. \u201cIn memoria di me\u201d vuol dire \u201cricordatevi di me\u201d. Attraverso tutto questo Ges\u00f9 ha rivelato l\u2019amore di Dio per tutti gli uomini, specialmente per i poveri e gli oppressi. Tutto questo deve essere ricordato nella celebrazione dell\u2019Eucaristia che \u00e8 ringraziamento e memoria nello stesso tempo. Si fa in comunit\u00e0 perch\u00e9 la dimensione comunitaria, la fraternit\u00e0, \u00e8 essenziale per la fede cristiana. Una persona sola \u00e8 in cattiva compagnia.<\/p>\n<p>Ricordare l\u2019insegnamento di Ges\u00f9 \u00e8 la missione, il compito dello Spirito Santo. Noi lo sappiamo bene e ricordiamo i capitoli di Giovanni su questo. Vorrei citare un testo conosciuto del vangelo di Matteo: \u201cSe, dunque, presenti la tua offerta all\u2019altare e l\u00ec ricordi che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia il tuo dono davanti all\u2019altare e va prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono\u201d. Non possiamo separare la presentazione dell\u2019offerta (che nel linguaggio cristiano sarebbe l\u2019Eucaristia) dalla celebrazione dell\u2019Eucaristia che \u00e8 la nostra intenzione di stare in comunione con altre persone.<\/p>\n<p>Paolo, nella lettera a Timoteo, ha riportato questo parlando del \u2018ricordare Ges\u00f9 Cristo\u2019. \u2018Fare questo in memoria di me\u2019 \u00e8 ricordare Ges\u00f9 Cristo. Non soltanto un punto della sua vita, l\u2019ultima cena per esempio, ma tutta la vita di Ges\u00f9.<\/p>\n<p>Vorrei finire questa prima parte citando una piccola frase di un teologo che non appartiene ai paesi poveri ma che mi sembra abbia percepito veramente il senso del messaggio biblico sui poveri. Parlo di Karl Barth. Ha scritto nella sua\u00a0<em>Dogmatica<\/em>\u00a0tanti anni fa, certamente prima della teologia della liberazione: \u201cDio sta sempre e solamente dal lato dei pi\u00f9 poveri, sempre in favore degli ultimi\u201d. E\u2019 sufficiente leggere la Bibbia per capire che i poveri sono i primi, non unici ma primi, nel nostro impegno e amore.<\/p>\n<p>Come sappiamo bene, l\u2019unico soggetto e tema della teologia \u00e8 Dio. Ma non possiamo separare il Dio di Ges\u00f9 dai poveri. La preferenza per i poveri \u00e8 un\u2019espressione (certo ce ne sono altre) essenziale dell\u2019amore di Dio. Noi dobbiamo fare nostra la memoria amorosa e gratuita di Dio.<\/p>\n<p>Vorrei ora cominciare con la seconda parte della mia presentazione sui poveri e la povert\u00e0.<\/p>\n<p>Oggi abbiamo una nuova percezione della povert\u00e0. Per lungo tempo l\u2019umanit\u00e0 ha considerato la povert\u00e0 come una realt\u00e0 inesorabile, un fatto. Questa visione \u00e8 stata presente anche in documenti ufficiali della Chiesa. Fino alla met\u00e0 del secolo scorso si parlava dei doveri per coloro che sono nati ricchi e per coloro che sono nati poveri. Questo concetto della povert\u00e0 \u00e8 ancora presente tra molti cristiani e soprattutto tra i poveri stessi. Parlo della mia realt\u00e0 latino-americana dove molti poveri pensano proprio cos\u00ec: se sei povero \u00e8 un fatto, sei nato cos\u00ec. Ma dobbiamo essere pi\u00f9 chiari su ci\u00f2. La povert\u00e0 non \u00e8 un destino, \u00e8 una condizione. Non \u00e8 sfortuna, \u00e8 ingiustizia. Oggi siamo consapevoli che la povert\u00e0 \u00e8 una creazione umana: l\u2019abbiamo creata noi e noi stessi possiamo cambiarla. La povert\u00e0 ha delle cause sociali e culturali. Cambia cos\u00ec il modo di vedere la povert\u00e0.<\/p>\n<p>La conferenza episcopale di Medellin del \u201878 ha parlato delle cause della povert\u00e0 e credo che in quel momento fosse molto importante. Sulle cause della povert\u00e0 ha parlato parecchie volte papa Giovanni Paolo II.<\/p>\n<p>Forse possiamo citare ancora S. Agostino: \u201cDare pane all\u2019affamato \u00e8 buono &#8211; lui pensa commentando Matteo 25 &#8211; ma sarebbe meglio non avere affamati. Tu vesti il nudo, ma sarebbe meglio non avere persone nude\u201d. Credo che proprio questa sia la richiesta per noi. Non soltanto aiutare gli altri, ma superare la realt\u00e0 culturale, economica, sociale, storica perch\u00e9 per noi e per la Bibbia la povert\u00e0 non \u00e8 soltanto questione economica. Per la societ\u00e0 di oggi il povero \u00e8 insignificante; si pu\u00f2 essere insignificanti per ragioni economiche, culturali, sociali o razziali. La povert\u00e0 \u00e8 una questione molto complessa. Oggi molti economisti parlano della multidimensionalit\u00e0 della povert\u00e0. Questa idea viene dalla Bibbia. Questa complessit\u00e0 si esprime oggi nelle diverse chiese cristiane, certamente nella chiesa cattolica ma non solo, anche in molte linee teologiche. Si fanno sforzi creativi da parte di teologi che partono da situazioni particolari e da esperienze di persone che vengono da condizioni sociali, etiche e culturali diverse. Per questo si parla di teologia contestuale.<\/p>\n<p>Vorrei dire che, in ultima analisi, la povert\u00e0 \u00e8 come la morte. Certamente la povert\u00e0 riguarda gli aspetti economici e sociali. Ma, in ultima analisi, povert\u00e0 vuol dire morte ingiusta e prematura, morte fisica da fame e malattia, ma anche morte culturale. Gli antropologi dicono che la cultura \u00e8 la vita. Quando disprezziamo una cultura, quando non riconosciamo nelle donne la loro dignit\u00e0, stiamo uccidendo le persone che appartengono a questi gruppi sociali. I domenicani del XVI secolo dicevano: \u201cGli indiani stanno morendo prima del loro tempo\u201d. Questa espressione \u00e8 valida anche oggi. I poveri d\u2019Africa per esempio, ma non solo, stanno morendo prima del loro tempo.<\/p>\n<p>Noi, cristiani, dobbiamo essere testimoni della resurrezione che \u00e8 la vittoria sulla morte. La resurrezione non viene mai chiamata nel Nuovo Testamento un miracolo. E\u2019 troppo grande per essere miracolo. Si parla della resurrezione di Lazzaro, ma non era resurrezione: lui \u00e8 tornato alla vita. Essere cristiano significa essere testimone della resurrezione di Ges\u00f9. Essere testimone della resurrezione di Ges\u00f9 \u00e8 cercare di superare la povert\u00e0 che \u00e8 morte. La povert\u00e0 \u00e8 vista come una cosa inumana, contraria alla volont\u00e0 di Dio. Ricordiamo il testo citato da Paolo, \u201cOh, morte, dov\u2019\u00e8 la tua vittoria?\u201d<\/p>\n<p>Passiamo al rapporto tra evangelizzazione e liberazione.<\/p>\n<p>Parlare della dimensione teologica della scelta per i poveri ha molte conseguenze. Vorrei porre l\u2019accento su una di esse: fino a tempi recenti in teologia si separava la promozione umana dall\u2019evangelizzazione. Abbiamo questo punto anche nel Concilio Vaticano II, dove era vivo un dibattito sulla relazione tra progresso umano in \u201cGaudium et Spes\u201d e crescita del Regno. Alcune teologie separano queste cose e in queste teologie \u00e8 difficile trovare la dimensione salvifica della vera promozione umana. Credo che se noi assumiamo come punto di vista quello del povero \u00e8 necessario andare avanti: se la povert\u00e0 \u00e8 contraria alla volont\u00e0 di Dio, combatterla significa dire \u201cs\u00ec\u201d all\u2019arrivo del Regno di Dio nella storia. Essere contro la povert\u00e0 \u00e8 accettare il Regno di Vita nella storia umana.<\/p>\n<p>In un primo momento questa posizione \u00e8 stata molto controversa. Infatti, non \u00e8 facile accettare l\u2019irrompere del Regno di Dio nella nostra storia e vita quotidiana. Forse voi conoscete una poesia del poeta francese Jacques Pr\u00e9vert che si chiama \u201cPadre nostro\u201d. Comincia cos\u00ec: \u201cPadre nostro che sei nei cieli, restaci\u201d perch\u00e9 se tu vieni la storia sar\u00e0 cambiata. Rimani l\u00ec perch\u00e9 noi gi\u00e0 abbiamo le nostre teologie e teorie su come essere cristiani. Per questo parlavo dell\u2019irrompere del Regno che non soltanto arriva, ma viene in una maniera molto forte.<\/p>\n<p>Nelle ultime decadi abbiamo assistito ad un cambiamento sostanziale nella relazione tra evangelizzazione e promozione. Oggi c\u2019\u00e8 consenso nel vedere la lotta per la giustizia come una parte intrinseca dell\u2019evangelizzazione. Possiamo trovare tanti testi che riportano questa prospettiva, nei testi della conferenza episcopale di Puebla e nell\u2019insegnamento di Paolo VI e di Giovanni Paolo II. La lotta per la dignit\u00e0 umana contro l\u2019ingiustizia che \u00e8 la povert\u00e0 \u00e8, vi prego, non solo economica; \u00e8 una maniera di affermare la presenza di Dio nella storia.<\/p>\n<p>Vorrei di nuovo sottolineare i tre livelli della scelta preferenziale per i poveri: pastorale e sociale, teologico, e spirituale.<\/p>\n<p>Un uomo molto intuitivo e che ha sofferto molto, Walter Benjamin, diceva, partendo dalla sua esperienza, che noi dobbiamo imparare a leggere la storia in contropelo, dal basso. Credo che questa prospettiva sia molto importante per fare teologia. Era la prospettiva di Las Casas: partire dalla situazione degli indiani per riflettere su tanti punti del messaggio cristiano. Forse possiamo essere ancora pi\u00f9 precisi: dobbiamo partire dalla memoria di Dio che \u00e8 sempre presente nella storia; una componente di questa memoria \u00e8 la scelta preferenziale per i poveri.<\/p>\n<p>Scelta non significa semplicemente sensibilit\u00e0 sociale. La sensibilit\u00e0 \u00e8 molto importante ma non \u00e8 sufficiente in questo caso. Dobbiamo prendere la situazione dei poveri e partire da questa situazione per ripensare il messaggio biblico. Fare la scelta per i poveri significa essere in solidariet\u00e0 con loro e significa anche una protesta contro la povert\u00e0. \u201cDobbiamo essere con i poveri ma contro la povert\u00e0\u201d, ha scritto pi\u00f9 o meno cinquanta anni fa, prima della teologia della liberazione, un filosofo cristiano, Paul Ricoeur. Mi sembra forte ma molto chiaro.<\/p>\n<p>Dobbiamo per esempio studiare la globalizzazione a partire da ci\u00f2 che essa significa in primo luogo per i poveri. Prendendo l\u2019ispirazione dal testo del libro dell\u2019Esodo possiamo chiederci: dove vanno a dormire i poveri nel mondo? Per noi cristiani questo \u00e8 un punto di partenza. Il criterio per noi \u00e8 la situazione degli ultimi della storia.<\/p>\n<p>La teologia \u00e8 sempre un\u2019ermeneutica della speranza, un\u2019interpretazione della speranza e delle sue ragioni. E\u2019 dare, come si dice nella lettera di Pietro, le ragioni della speranza che \u00e8 in noi. E\u2019 il senso della teologia. Ricordare ai cristiani le ragioni della speranza che dobbiamo vivere come discepoli di Ges\u00f9 Cristo.<\/p>\n<p>Oggi assistiamo a un grande sforzo per convincere le persone, specialmente i poveri, che stiamo vivendo un momento storico radicalmente nuovo. Oggi si dice che nulla di quello che \u00e8 stato fatto prima ha valore o interesse. Tutto dobbiamo cominciare da capo. E\u2019 un modo per dire ai poveri: voi dovete cominciare di nuovo, tutto quello che avete fatto non ha senso oggi. Dicono che viviamo un periodo post-moderno, post-industriale, post-capitalista, post-coloniale, post-socialista. La gente oggi ama essere \u201cpost\u201d. Allo stesso tempo le stesse persone dicono che assistiamo alla morte della filosofia, la morte della metafisica, la morte delle ideologie, la morte dell\u2019utopia. Troppe morti! Infine un certo umorista (qualcuno lo chiama filosofo, non so perch\u00e9) ha parlato della fine della storia. Ma queste morti vogliono dire: dobbiamo cominciare di nuovo.<\/p>\n<p>Non nego che ci siano aspetti nuovi in questo momento, ma presentarli come cambiamento totale del nostro tempo, non \u00e8 vero o almeno \u00e8 esagerato. Per esempio, presentare la globalizzazione come l\u2019unica via, crea grandi disuguaglianze. Oggi la distanza tra nazioni e persone ricche e nazioni e persone povere cresce ogni giorno. La globalizzazione \u00e8 un fatto. Essere contro globalizzazione in quanto tale, \u00e8 come essere contro l\u2019energia elettrica. Non possiamo. Il problema \u00e8 il modo di fare globalizzazione.<\/p>\n<p>La teologia ha una funzione critica di fronte a questa situazione. Bisogna discernere. Da un lato deve essere molto critica, denunciare il disprezzo per la dignit\u00e0 umana, l\u2019ordine economico e le categorie culturale dominanti. Dall\u2019altra parte la teologia deve riaffermare e sollevare la speranza dei poveri. La speranza \u00e8 una grazia, \u00e8 un dono. La teologia deve essere, comunque, radicata nella vita quotidiana dei credenti. La riflessione teologica deve approfondire il collegamento tra il Regno di Dio e la storia umana attraverso la pratica dell\u2019amore e della giustizia. Alcune persone trovano questo compito troppo teorico. Non penso sia cos\u00ec. Ricordo bene che quando ero studente di medicina, un mio professore di fisiologia (ma quello che ha detto vale anche per la teologia) diceva: \u201cNulla \u00e8 pi\u00f9 pratico di una buona teoria\u201d. L\u2019accento va messo su \u201cbuona\u201d!<\/p>\n<p>Abbiamo il compito di approfondire la spiritualit\u00e0 della scelta per i poveri. Un grande teologo, Marie-Dominique Chenu, ci ha insegnato che la teologia \u00e8 una riflessione sulla nostra spiritualit\u00e0, il nostro modo di essere cristiani. Lui diceva che per capire Tommaso, dobbiamo andare a studiare Domenico perch\u00e9 la spiritualit\u00e0 \u00e8 l\u2019appoggio alla teologia. La teologia non \u00e8 dietro la spiritualit\u00e0. \u00c8 la spiritualit\u00e0 che \u00e8 dietro di teologia.<\/p>\n<p>Per finire vorrei ricordare un testo del Vangelo di Marco che si chiama l\u2019unzione di Betania. Una donna anonima (solo in Marco \u00e8 anonima) versa un vasetto pieno d\u2019olio profumato sui piedi di Ges\u00f9. Ricordate il dialogo seguente: \u201cquesti soldi potrebbero servire ai poveri. E Ges\u00f9 dice: \u201cQuesta donna ha fatto un\u2019opera buona e bella\u201d perch\u00e9<em>\u00a0kalos<\/em> \u00e8 la parola greca che ha questi due sensi. Dopo di questo abbiamo la celebre frase che viene dal Deuteronomio: \u201cAvrete poveri sempre con voi\u201d.\u00a0Per capirla dobbiamo andare al capitolo 15 dal Deuteronomio. Ma quello che \u00e8 interessante \u00e8 che Ges\u00f9 ha considerato il gesto della donna come qualcosa di gratuito. Un atto gratuito \u00e8 sempre una cosa unica. Abbiamo in questo testo due linguaggi della teologia: il linguaggio profetico della giustizia &#8211; avrete i poveri sempre con voi e dovete essere impegnati con loro &#8211; e il linguaggio mistico che \u00e8 la gratuit\u00e0. Fare qualcosa che \u00e8 inutile, \u00e8 come dare un regalo simbolico che esprime l\u2019amore, l\u2019amore gratuito. Credo che questi due linguaggi (di giustizia e di gratuit\u00e0) siano i due linguaggi della teologia. Per analizzarli ho separato i due linguaggi, ma dobbiamo cercare di unirli.<\/p>\n<p>Per finire vorrei ricordare le parole di Ges\u00f9: \u201cIn verit\u00e0 vi dico ovunque sar\u00e0 annunziato il Vangelo, si racconter\u00e0 ci\u00f2 che lei ha fatto\u201d. In due mila anni non abbiamo fatto questo perch\u00e9 ancora in molti posti essere una donna \u00e8 essere povera.<\/p>\n<p>Nota<\/p>\n<p>* Il testo che riportiamo \u00e8 la trascrizione dell\u2019intervento di P. Gustavo Gutierrez OP tenuto in occasione dei festeggiamenti del 50\u00b0 della Fass, ci\u00f2 spiega il carattere discorsivo dello stesso.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1033],"fascicolo":[72],"class_list":["post-1307","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-gustavo-gutierrez","fascicolo-ottobre-2003"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Memoria e profezia*<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Gustavo Gutierrez, pubblicato nel numero di Ottobre 2003. 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