{"id":1294,"date":"2003-06-01T12:00:00","date_gmt":"2003-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1294"},"modified":"2026-04-11T12:42:56","modified_gmt":"2026-04-11T12:42:56","slug":"la-cattedra-pavan-per-letica-sociale","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2003\/giugno\/la-cattedra-pavan-per-letica-sociale\/","title":{"rendered":"La Cattedra Pavan per l\u2019Etica Sociale"},"content":{"rendered":"<p><em>Nota della redazione<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Venerd\u00ec 28 marzo 2003 la Facolt\u00e0 di Scienze Sociali, nel quadro delle celebrazioni per il 50\u00b0 della sua fondazione, ha presentato la nuova &#8220;Cattedra Cardinale Pavan per l&#8217;Etica Sociale&#8221;. Il Cardinale Pavan (1903-1994) fu uno stretto collaboratore di Papa Giovanni XXIII per i problemi sociali ed ebbe un influsso sostanziale sulle encicliche\u00a0<em>Mater et Magistra e Pacem in Terris<\/em>. Contribu\u00ec alla fondazione di strutture cattoliche nel sociale, come le ACLI e l&#8217;UCID, e fu anche primo assistente ecclesiastico della\u00a0<em>Coltivatori diretti<\/em>. E&#8217; dunque un pensatore che merita di non essere dimenticato e soprattutto pi\u00f9 conosciuto.<\/p>\n<p>Relatori al Convegno sono stati il rettore dell&#8217;Angelicum, Francesco Compagnoni OP, che ha parlato del contributo di Pavan al decreto sulla libert\u00e0 religiosa del Concilio Vaticano II; Monsignor Giampaolo Crepaldi, Segretario del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, sul tema: &#8220;Quarant&#8217;anni dalla\u00a0<em>Pacem in Terris<\/em>&#8220;; e Don Paolo Tarchi, gi\u00e0 studente della FASS e Direttore dell&#8217;Ufficio per i problemi sociali e il lavoro presso la CEI, che ha presentato una riflessione di come la cattedra potrebbe sostenere le attivit\u00e0 del suo ufficio.<\/p>\n<p>Lo scopo della cattedra \u00e8 di favorire la ricerca interdisciplinare sui problemi sociali, con un&#8217;enfasi particolare sui problemi etici e sullo sviluppo dell&#8217;insegnamento sociale della Chiesa. Attualmente, ci sono due progetti in corso nella FASS sotto gli auspici della Cattedra. Il primo ha come tema &#8220;Il contributo dei domenicani all&#8217;etica sociale nel XX secolo&#8221; (per maggiori informazioni, si veda la pagina www.pust.edu\/ethics). Il secondo \u00e8 un progetto empirico sulla situazione degli immigrati nelle carceri italiane (attualmente 15.000). Il secondo progetto ha tre fonti di finanziamento: Migrantes, l&#8217;ufficio della CEI per i migranti; i Cappellani delle carceri, e, il Fondo della ricerca dell&#8217;Angelicum. Esso fa seguito ad uno precedente che riguardava la situazione degli immigrati nel sistema sanitario in Italia: il primo volume \u00e8 stato pubblicato dalla S. Paolo nel 2001, e i successivi due saranno in vendita entro il 2003. Altri progetti sono pianificati ed attualmente dipendono dalla disponibilit\u00e0 di fondi. Le prospettive per ottenere fondi per progetti sono buone, e stiamo collaborando per questo con la University of St Thomas, St Paul, MN, e con altri istituti e universit\u00e0.<\/p>\n<p>Per ulteriori informazioni sulla Cattedra Cardinale Pavan ci si pu\u00f2 rivolgere all&#8217;ufficio del decanato della FASS:\u00a0<a href=\"mailto:fass@pust.urbe.it\">fass@pust.urbe.it<\/a><\/p>\n<p>Riportiamo di seguito gli interventi d\u2019apertura della mattinata. I discorsi di Francesco Compagnoni e di Giampaolo Crepaldi speriamo di poterli pubblicare in seguito nella la rubrica \u201cStudi\u201d.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 una cattedra Pavan?<\/strong><br \/>\n<em><strong>Helen Alford OP, Decano della FASS<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Quest\u2019anno celebriamo tre anniversari significativi. La Facolt\u00e0 di Scienze Sociali compie 50 anni dall\u2019inizio del suo insegnamento. Il patrono della cattedra che presentiamo oggi, Cardinale Pietro Pavan, \u00e8 nato 100 anni fa. E, dati gli eventi attuali, forse il pi\u00f9 significativo di tutti \u00e8 che 40 anni fa l\u2019enciclica\u00a0<em>Pacem in Terris<\/em>\u00a0ha lanciato il suo appello agli uomini di rispettare l\u2019ordine delle cose per mantenere la pace. Ogni anno ha il suo carico di anniversari e momenti da ricordare, ma la \u201ecostellazione\u201d di questi anniversari ci ha dato la spinta per l\u2019impostazione di un\u2019iniziativa che abbiamo avuto in mente per un bel po\u2019 di tempo:\u00a0<em>la creazione di una struttura nella FASS per favorire la ricerca<\/em>. Per dare una risposta al titolo di quest\u2019introduzione, vorrei riferirmi a questi anniversari, rispondendo a tre domande intermedie.<\/p>\n<p>Prima di tutto: perch\u00e9 quest\u2019iniziativa per favorire la ricerca?<\/p>\n<p>Il programma d\u2019insegnamento della FASS \u00e8 articolato in 5 indirizzi: etica e dottrina sociale della chiesa (nocciolo duro del programma), economia e business, sociologia e psicologia, storia e politica, diritto e relazioni internazionali. Proprio l\u2019interdisciplinariet\u00e0 della FASS offre possibilit\u00e0 molto interessanti per lo sviluppo della ricerca. Probabilmente i problemi pi\u00f9 difficili da affrontare sono quelli interdisciplinari: l\u2019immigrazione, la pace e la guerra, la bioetica e cos\u00ec via. Superare i confini delle discipline per affrontare questi problemi multidimensionali e multiculturali, sulla base di un\u2019impostazione etica, \u00e8 una delle grosse sfide della nostra cultura odierna, in parte anche perch\u00e9 le universit\u00e0 sono organizzate secondo le varie discipline e quindi hanno difficolt\u00e0 nella promozione della ricerca interdisciplinare. La FASS, invece, \u00e8 abbastanza ben piazzata per rispondere a questa sfida. Allo stesso tempo, dal punto di vista organizzativa, la FASS \u00e8 molto particolare; si potrebbe dire che \u00e8 all\u2019avanguardia del pensiero organizzativo, nel senso che \u00e8 una realt\u00e0 altamente\u00a0<em>reticolata<\/em>. Questo significa che pu\u00f2 essere molto efficiente nell\u2019uso delle sue risorse, umane e finanziarie, per scopi specifici, e che pu\u00f2 essere molto flessibile in diversi sensi. Uno dei suoi svantaggi \u00e8 per\u00f2 che pu\u00f2 essere anche difficile creare una comunit\u00e0 di ricercatori, attraverso la quale lavorare sui problemi interdisciplinari, dato che molti docenti hanno anche altre affiliazioni. Ci vuole quindi una struttura che pu\u00f2 aiutarci a concentrare le nostre forze su alcuni temi di rilevanza particolare. Inoltre, con un Consiglio della Cattedra che stiamo costituendo (e che include accademici italiani e stranieri, rappresentanti delle parti sociali, e rappresentanti dalla chiesa italiana e dalla chiesa universale) la Cattedra ha la possibilit\u00e0 nelle sue strutture di reagire tempestivamente ai problemi suggeriti da questi diversi componenti che hanno tutti notevoli prospettive sui problemi sociali.<\/p>\n<p>Secondo: perch\u00e9 la dedicazione al Cardinale Pietro Pavan?<\/p>\n<p>Non ho avuto il piacere di conoscere il Cardinale personalmente, come alcuni di voi soprattutto suo fratello Giovanni Pavan che abbiamo l\u2019onore di avere fra di noi durante quest\u2019incontro e che ci ha dato un contributo per aiutare lo studio del pensiero del Cardinale. Comunque, conosco i suoi scritti almeno in parte e soprattutto il senso di speranza che pervade tutto il suo pensiero. Posso dire che una delle ragioni per la quale ci \u00e8 sembrato il patrono giusto per la nostra iniziativa \u00e8 che ha sentito sempre la spinta di andare in avanti, di sviluppare nuove idee, di rispondere ai problemi attuali in un modo informato, utilizzando le ricchezze della tradizione sociale cristiana. Fu ben formato non solamente in etica e in teologia morale, ma anche nelle discipline sociali; aveva ricevuto il dottorato in scienze sociali dall\u2019Universit\u00e0 di Padova nel 1936. Con questa duplice formazione era in grado di sviluppare il pensiero etico-sociale nel modo che vorremmo seguire anche noi nelle attivit\u00e0 della cattedra, cio\u00e8, di affrontare problemi concreti e reali e, attraverso il confronto fra lo stato attuale dell\u2019etica sociale e i nuovi problemi sociale, far avanzare il pensiero etico.<\/p>\n<p>Un\u2019altra ragione per aver scelto il nome di Pavan \u00e8 che vogliamo attirare l\u2019attenzione a livello internazionale su Pietro Pavan. Malgrado la sua importanza, non \u00e8 conosciuto fuori Italia come dovrebbe essere. In questo, ha sofferto, come molti altri personaggi italiani importanti, dell\u2019ostacolo della non conoscenza della lingua italiana. Pensatori francesi, tedeschi e anglofoni di una uguale statura sono molto pi\u00f9 conosciuti. Abbiamo una possibilit\u00e0 di fare qualcosa in questo senso con la Cattedra, dato che una delle cose che ci permetter\u00e0 di fare \u00e8 di organizzare pi\u00f9 facilmente collaborazioni internazionali, in particolare con la University of St Thomas, St Paul, Minnesota, con la quale abbiamo gi\u00e0 stabilito un buon rapporto per quanto riguarda lo scambio di studenti, sia laureandi che laureati. Ci sono buone possibilit\u00e0 per avere finanziamenti per progetti di ricerca sotto gli auspici della Cattedra; essi saranno proseguiti in collaborazione con questa o con altre universit\u00e0 cattoliche negli Stati Uniti. La cattedra Pietro Pavan ci permetter\u00e0 di far conoscere il suo pensiero agli studenti e professori di altre universit\u00e0, e, attraverso lui, il pensiero sociale cattolico italiano, che purtroppo, come abbiamo detto, non \u00e8 molto conosciuto nel mondo cattolico anglofono, il che \u00e8 una vera mancanza e impoverimento per noi anglofoni.<\/p>\n<p>Terzo: perch\u00e9 vogliamo creare questa cattedra in questo momento?<\/p>\n<p>Torniamo all\u2019importanza degli anniversari. Come abbiamo accennato all\u2019inizio, il fatto che la FASS compia 50 anni ci ha dato la spinta a rivedere l\u2019orientamento della facolt\u00e0 e di cercare di estendere in nuove direzioni quello che \u00e8 stato compiuto negli anni passati. 50 anni fa un grosso sforzo \u00e8 stato fatto per fondare la facolt\u00e0; oggi, vogliamo fare un nuovo sforzo per sviluppare le sue capacit\u00e0 nel promuovere la ricerca. La fondazione della Cattedra Pavan rappresenta un passo in avanti significativo, del quale il nostro fondatore, P. Raimondo Spiazzi OP (che \u00e8 deceduto l\u2019ottobre scorso e quindi non ha visto quest\u2019iniziativa) sarebbe lieto. Vedrebbe la continuazione delle sue idee in una direzione interdisciplinare che fondamentalmente era una caratteristica del pensiero sociale di Pio XII, fautore della nascita della FASS e della facolt\u00e0 gemella presso la Universit\u00e0 Gregoriana.<\/p>\n<p>Ma non abbiamo fondato la cattedra solamente perch\u00e9 ci \u00e8 sembrato giusto nello sviluppo della FASS, ma anche perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un bisogno particolare di simili iniziative cos\u00ec nella chiesa di oggi. Di ci\u00f2 Don Tarchi stamattina. Come illustrazione di questo, penso ad un libro in inglese molto interessante recentemente pubblicato sulla dottrina sociale della chiesa con il titolo,\u00a0<em>Pensiero sociale cattolico: tramonto o rinascita<\/em>?<\/p>\n<p>Una delle idee importanti del libro \u00e8 che la dottrina sociale della chiesa ha bisogno di nuove istituzioni e nuove strutture per continuare a svilupparsi, perch\u00e9 molte delle strutture che esistevano nel passato (le organizzazioni cattoliche professionali o di lavoratori di diversi tipi, ad esempio) sono abbastanza indebolite rispetto al passato, se non sono sparite totalmente, e che quindi, la DSC rischia di diventare di pi\u00f9 in pi\u00f9 astratta e distaccata dalle realt\u00e0 sociali attuali ed i nuovi problemi.<\/p>\n<p>Se la situazione \u00e8 cos\u00ec, abbiamo bisogno di nuove strutture e istituzioni per colmare la lacuna, ma nel frattempo, prima che sia chiaro quali sono queste nuove strutture, le universit\u00e0 diventano pi\u00f9 importanti come portatori della tradizione sociale cattolica e devono cercare di svolgere alcune delle attivit\u00e0 che nel passato erano svolte da altre istituzioni. Quindi la Cattedra Pavan \u00e8 vista da noi anche come una struttura per la promozione della DSC e dell\u2019etica sociale, e pu\u00f2 svolgere questa funzione finch\u00e9 non appaiano strutture pi\u00f9 adatte. Anzi potrebbe anche contribuire alla nascita stessa di tali strutture del futuro.<\/p>\n<p><strong>La ricerca scientifica alla FASS: premesse e prospettive<\/strong><br \/>\n<em><strong>Alberto Lo Presti<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Con il lancio della Cattedra Pavan per l\u2019Etica Sociale inizia una nuova fase nella storia della nostra Facolt\u00e0 di Scienze Sociali, ma si porta anche a compimento un percorso che ci ha visti, negli ultimi anni, impegnati in ricerche significative dal punto di vista delle energie messe in campo e delle risorse utilizzate.<\/p>\n<p>Questa svolta recente non \u00e8 dettata solamente dall\u2019idea di completare la propria struttura didattica, incastonando un tassello necessario come quello dell\u2019investigazione empirica, su campi di sicuro interesse per la vita associata. No, non si \u00e8 trattato solo di fare una cosa in pi\u00f9, una cosa che tutti i dipartimenti e le facolt\u00e0 di scienze sociali fanno. Si \u00e8 trattato, piuttosto, di \u00abscendere in campo\u00bb, affrontando problemi seri, a volte cruciali, perch\u00e9 oltre a studiare il mondo abbiamo anche la pretesa di dire quali sono le direzioni che potrebbero essere intraprese per cambiarlo e migliorarlo.<\/p>\n<p>L\u2019obiezione a questa pretesa \u00e8 ben conosciuta: ma come, la Fass-Pust conduce le ricerche sociali abbandonando la neutralit\u00e0 tipica dello scienziato asettico, amorfo, praticamente disumano, per collocarsi nella imbarazzante posizione di colui che fa ricerca provvisto di convinzioni ed interessi?<\/p>\n<p>Consentitemi uno sfogo: quanti danni sono stati prodotti dall\u2019indebita pretesa positivista che vuole la conoscenza empirica tanto pi\u00f9 veritiera quanto pi\u00f9 emancipata dai valori, dalle credenze, dagli orizzonti metafisici o religiosi. Quanto danno \u00e8 stato fatto, ancora, nel tradurre (male, assai male) cos\u00ec la Wertfreiheit (l\u2019avalutativit\u00e0, la neutralit\u00e0 rispetto al valore) postulata da Max Weber. Il quale Weber talmente poco pensava la necessit\u00e0 di affrancarsi dai valori nel pensiero sociale che si ammaler\u00e0 per le scelte politiche importanti del suo tempo, talmente poco concepiva lo scienziato sociale come uno che non si sporca le mani con l\u2019azione politica che rediger\u00e0 lui, insieme ad altri, la Costituzione di Weimar. Weber ci invita a distinguere fra fatto e valore nella ricerca storico-sociale, non a liberare il campo da qualsiasi riferimento all\u2019etica.<\/p>\n<p>La questione non \u00e8 di poco conto. Essa si \u00e8 ripresentata pi\u00f9 volte nella sua crucialit\u00e0 logica e la storia della filosofia della scienza ricorda momenti davvero significativi del dibattito. Si pensi solo al dibattito epistemologico del XX secolo: la generazione dei neopositivisti logici, Schlick, Neurath, Carnap, Reichenbach, per citarne alcuni, era una generazione convinta che per conoscere il mondo reale fosse sufficiente esporsi con i cinque sensi alla sua influenza e, purificati da qualsiasi elemento corruttivo di tipo metafisico, delle percezioni sensoriali raggiunte si sarebbe dovuto offrire un resoconto linguistico e logico, una proposizione protocollare, un enunciato atomico. Il loro positivismo, appunto, \u00e8 di tipo logico, perch\u00e9 l\u2019unica analisi che si poteva fare sulla proposizione atomica era un\u2019analisi logica. Non c\u2019\u00e8 posto per la morale nella ricerca scientifica. Anzi.<\/p>\n<p>\u00c8 una generazione che \u00e8 durata poco: ha ceduto sotto i colpi del falsificazionismo metodologico di Popper, che ha smascherato le profonde contraddizioni logiche implicite nel principio di induzione e nel verificazionismo come metodo.<\/p>\n<p>Ma il dibattito rimane tortuoso, in estricabile, confuso. Si pensi che troviamo presto Popper in discussione con i teorici della Scuola di Francoforte, pronto a difendere tesi che porteranno gli editori del volume che raccoglie i contributi al dibattito ad assegnare ad Adorno e Horkheimer la posizione dialettica, mentre a Popper quella positivista:<em>\u00a0Dialettica e positivismo in sociologia<\/em>. Come \u00e8 strano il mondo: le tesi che Popper aveva sconfitto gli vengono ora riconosciute come sue.<\/p>\n<p>Rispetto alle diverse prese di posizione, ai molteplici punti di vista, alle possibili confusioni che si possono generare negli orientamenti generali di un apparato di ricerca sociale e politica, la nostra cattedra Pavan promuover\u00e0 la ricerca dicendosi fin da subito Cattedra per l\u2019Etica Sociale. D\u2019altronde, come si fa a pensare la ricerca storico-sociale fuori dal contesto etico e politico?<\/p>\n<p>Ogni conoscenza della societ\u00e0, per quanto scientifica possa dirsi, \u00e8 interessante solo quando comporta delle precise implicazioni sociali. \u00c8 interessante, cio\u00e8, quando arriva a conclusioni che denunciano l\u2019errore di una certa azione, oppure rafforza una istituzione, oppure valorizza un\u2019usanza o ne decreta l\u2019inefficacia, oppure fornisce degli argomenti a un partito o a un altro. La ricerca storico-sociale profetizza, smaschera, rafforza. Se non intende occuparsi di problemi futili, ai quali nessuno \u00e8 interessato, il suo riflesso sociale e politico \u00e8 inevitabile.<\/p>\n<p>Insomma, le buone ricerche sono sensibili alle questioni cruciali che la societ\u00e0 pone loro: come si pu\u00f2 chiedere all\u2019etica di eclissarsi rispetto alle ragioni della scienza?<\/p>\n<p>Come diceva Raymond Aron, l\u2019oggettivit\u00e0 della ricerca si ottiene con il metodo e con l\u2019equit\u00e0, non con la neutralit\u00e0.<\/p>\n<p>E le ricerche e le iniziative finora condotte dalla Fass affrontano questioni davvero cruciali.<\/p>\n<p>Dopo i recenti scandali di Enron e Worldcom, da molte parti si sente l\u2019esigenza di approfondire i problemi della responsabilit\u00e0 sociale nelle azioni economiche e finanziarie. L\u2019Angelicum \u00e8 stata fra le prime realt\u00e0 che si sono lanciate nello studio dei rapporti fra Etica e Finanza, creando un luogo di incontro fra intellettuali interessati di diversa provenienza, nel mondo cristiano, e collaborando alla pubblicazione tre anni fa con l\u2019Ufficio Nazionale della CEI per i Problemi Sociali e il Lavoro, di un contributo fondamentale per gli ulteriori sviluppi. E l\u2019ultima, importante iniziativa al riguardo \u00e8 l\u2019Istituzione di un Master universitario del 1\u00b0 livello per l\u2019anno venturo, intitolato esplicitamente\u00a0<em>Management e Responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa<\/em>, organizzato in collaborazione con la Lumsa, unica iniziativa del genere nel Centro-Sud d&#8217;\u2019talia.<\/p>\n<p>Un altro filone, attualissimo, ormai solido di ricerca sociale riguarda le indagini sulla condizione civile degli immigrati. In particolare, si \u00e8 completata la prima grande ricerca su\u00a0<em>Bioetica, diritti umani e multietnicit\u00e0<\/em>, indagine riguardante gli immigrati nel sistema sanitario nazionale. Alla ricerca hanno aderito il Progetto Culturale della CEI e l\u2019Istituto Veritatis Splendor di Bologna, e per le edizioni San Paolo sono state pubblicat i primi due volumi delle conclusioni della Ricerca. A questa ricerca se ne collega un\u2019altra, in corso di svolgimento: essa riguarda la condizione civile dei detenuti immigrati nelle carceri italiane. Questa ricerca, sovvenzionata anche da Migrantes e sostenuta dall\u2019Ispettorato Generale dei Cappellani Penitenziari, vuole anch\u2019essa conoscere il mondo dell\u2019immigrazione.<\/p>\n<p>Si potrebbe dire che attorno all\u2019emigrazione \u00e8 stato gi\u00e0 scritto e riflettuto parecchio. Abbiamo ben ricevuto un\u2019educazione alla mondialit\u00e0, al rapporto con l\u2019altro, che ci ha portato a superare il centrismo antropologico, a conoscere l\u2019altro per rispettarlo e non temerlo, a credere nelle possibilit\u00e0 di sviluppo che una societ\u00e0 multietnica pu\u00f2 dare a ognuno di noi.<\/p>\n<p>Ora, per\u00f2, i problemi si spostano di livello: vanno un gradino pi\u00f9 su. L\u2019approccio socio-pedagogico deve trovare un completamento necessario. Sollecitate alla multiculturalit\u00e0 sono ormai le grandi istituzioni: gli ospedali, le carceri, le scuole, le caserme. Ne va del contenuto pi\u00f9 prezioso della nostra civilt\u00e0: la capacit\u00e0 delle istituzioni fondamentali della convivenza civile di ricostruire il proprio equilibrio sociale favorendo l\u2019integrazione, la solidariet\u00e0, la compartecipazione o, in termini finalmente cristiani, la fraternit\u00e0 fra i popoli.<\/p>\n<p>Ma tutto questo sforzo di interpretare il sociale, per riportarci alle considerazioni iniziali, \u00e8 possibile proprio quando si \u00e8 ben consapevoli della ricchezza del proprio bagaglio intellettuale e sapienziale. Non ci si improvvisa nel campo dell\u2019interpretazione della modernit\u00e0 e dei risvolti etici dei fenomeni storici e sociali. Il riferimento, naturalmente, \u00e8 alla preziosit\u00e0 dei contributi che l\u2019Ordine Domenicano ha prodotto nel campo del pensiero sociale cristiano. I domenicani della Scuola di Walberberg (Welty e Utz su tutti), Rutten e van Gestel a Lovanio, il premio Nobel per la pace Pire, Chenu, Loew e Lebret, in Italia proprio Raimondo Spiazzi e Reginaldo Iannarone, hanno contribuito, nei diversi campi filosofici, morali, sociologici, economicistici e politologici, a tracciare le direttive lungo le quali oggi noi ricercatori pi\u00f9 giovani qui all\u2019Angelicum procediamo all\u2019investigazione della realt\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 la Fass sta conducendo un progetto di ricerca, di tipo storico, sulle dottrine sociali, economiche e politiche di questi grandi nostri predecessori. Indispensabile per procedere sulle \u201cspalle dei giganti\u201d, per usare una felice espressione medievale.<\/p>\n<p>Infine, vorrei anche accennare alla naturale vocazione della nostra Facolt\u00e0 per la ricerca politologica. D\u2019altronde, \u00e8 forse proprio questo il terreno che, storicamente, sembra aver sofferto dell\u2019allontanamento forzato dell\u2019etica decretato dal sedicente realismo scientifico contemporaneo. E gi\u00e0, si \u00e8 detto che per fare politica, vera politica, bisognava guardare in faccia la realt\u00e0 e, quindi, riconoscervi per forza il carattere violento, coercitivo, della voglia non controllata del potere degli uomini su altri uomini. Per essere realisti, cio\u00e8, bisogna evitare di pensare che le cose possono migliorare, che c\u2019\u00e8 speranza per il futuro di tutti, che le buone intenzioni possono avere il loro ruolo nella politica, che i buoni ideali possono vincere, che la gratuit\u00e0 e il sacrificio sono davvero importanti. In una parola, per essere davvero realisti, secondo questi sedicenti scienziati, si deve evitare l\u2019ottimismo, buono per i creduloni e gli illusi. Ancora pi\u00f9 in sintesi, per fare realismo scientifico bisogna essere profondamente e filosoficamente pessimisti.<\/p>\n<p>Bisogna riformulare il pensiero sul potere politico. Questi sedicenti scienziati della politica finiscono per insegnarci che politica \u00e8 il monopolio della coercizione fisica legittima (i weberiani Almond e Powell), \u00e8 assegnazione imperativa di valori (Easton), \u00e8 il confronto fra amico e nemico (Carl Schmitt), \u00e8 il potere di una classe organizzato per opprimerne un&#8217;altra (i teorici del conflitto). E cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Proprio per ricomporre il dibattito facendo emergere il presupposto vero che si cela dietro alla condizione politica della natura umana, la Facolt\u00e0 ha portato avanti una ricerca di tipo teorico sull\u2019<em>\u00e9lites<\/em>, basata sul presupposto che il realismo politico procede dalla facile constatazione che nella societ\u00e0 esistono dei bisogni, delle sofferenze, dei problemi che non possono essere soccorsi e risolti con un\u2019azione privata, ma domandano invece una risposta pubblica. Questo \u00e8 realismo politico, che ammette come risorsa della politica la capacit\u00e0 di fare proprie le sofferenze, i disagi, i problemi delle persone vicine, o di quelle lontane. Farsi carico dei problemi degli altri \u00e8 una capacit\u00e0 umana universale, alimentata da un autentico amore cristiano. Per questo, seppure in forme diverse, l\u2019occuparsi degli altri, versione laica del nostro amare i fratelli, \u00e8 il tratto costitutivo di tutte le grandi religioni ma, anche, di tutti gli umanismi, di tutte le culture politiche. \u00c8 questo il presupposto per la \u201csimpatia\u201d e la \u201cbenevolenza\u201d di Adam Smith, oppure per la \u201csolidariet\u00e0 di classe\u201d di Karl Marx.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 fra le prossime ricerche pianificate dalla Facolt\u00e0, ve ne \u00e8 una sulla vocazione politica. In pratica, cosa spinge una persona a devolvere il proprio tempo e la propria opera per guidare una comunit\u00e0 alla ricerca del proprio bene? Perch\u00e9 alcuni grandi testimoni della storia hanno consacrato la propria vita, anche attraverso la morte, per una causa politica?<\/p>\n<p>Cosa ci hanno insegnato quei politici, non solo cristiani, che fino in fondo hanno creduto alla loro scelta di donarsi alla comunit\u00e0 politica? Cosa abbiamo imparato da figure quali Gandhi, Martin Luther King, Che Guevara, Guenon, Nasser, Ben Bellah, Mandela, Havel, Bachelet, Ruffilli, ma la serie che potrebbe essere citata \u00e8 davvero fitta di nomi importanti, e non si capisce perch\u00e9 dovrebbero essere fuori dal computo del realismo politico.<\/p>\n<p>La politica, allora, non \u00e8 un\u2019impresa come tante altre. A guidare le virt\u00f9 dell\u2019uomo politico sono una vocazione vera, a volte davvero radicale, a tal punto da chiedere sacrifici importanti, dalla persecuzione, al carcere, fino alla vita stessa. \u00c8 solo allora un\u2019autentica vocazione politica a proporre per esso un modello vero, credibile, realista.<\/p>\n<p>Ecco, \u00e8 questa, e solo questa, la realt\u00e0 che si pone di fronte alla indagine e, forse, se c\u2019\u00e8 uno scopo ulteriore a questa iniziativa dell\u2019Angelicum, bisognerebbe parlare di un vero e proprio processo di svelamento della realt\u00e0 sociale, svelare cio\u00e8 all\u2019uomo contemporaneo che i mille interessi individuali, le molteplici storie di ciascuno, le diversit\u00e0 operanti nella storia, si intrecciano nel disegno comune di una umanit\u00e0 che deve poter riconoscere il disegno di Dio su di essa, che lentamente emerge ad opera anche di tutti coloro che si impegnano in tal senso. E la nostra attivit\u00e0 universitaria, di sicuri, sar\u00e0 all\u2019altezza di questa sua missione.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[],"fascicolo":[68],"class_list":["post-1294","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","fascicolo-giugno-2003"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La Cattedra Pavan per l\u2019Etica Sociale<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Redazione, pubblicato nel numero di Giugno 2003. 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