{"id":1288,"date":"2003-06-01T12:00:00","date_gmt":"2003-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1288"},"modified":"2026-04-11T12:39:27","modified_gmt":"2026-04-11T12:39:27","slug":"sessantanni-dal-rapporto-beveridge","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2003\/giugno\/sessantanni-dal-rapporto-beveridge\/","title":{"rendered":"Sessant\u2019anni dal Rapporto Beveridge"},"content":{"rendered":"<p><em>La Facolt\u00e0 di Scienze Sociali della Pontificia Universit\u00e0 San Tommaso e l\u2019Istituto Superiore per la Comunicazione e l\u2019Opinione Pubblica, Iscop, Associato alla Facolt\u00e0, in collaborazione con British Council, Osservatorio della Finanza di Ginevra e la nostra rivista Oikonomia, hanno organizzato a Roma, il 22 novembre scorso, il Convegno internazionale \u201c60 Anni dal Rapporto Beveridge: attualit\u00e0 del Welfare\u201d. In attesa della pubblicazione degli atti del Convegno, si pensa di fare cosa utile offrendo ai lettori una breve nota sull\u2019evento. Sulla parte storica, la nota tiene conto, in particolare, delle relazioni di Jos\u00e9 Harris e Luigi Troiani, e delle comunicazioni di Jean-Michel Bonvin e di John Shepherd, Ambasciatore britannico a Roma. Per i riflessi sull\u2019attuale stato del dibattito sul Welfare, i riferimenti vanno soprattutto ai contributi offerti al Convegno dal Rettore dell\u2019Universit\u00e0 Francesco Compagnoni O.P., dal Decano della Facolt\u00e0 Helen Alford, O.P., dai leader imprenditoriali e sindacali Innocenzo Cipolletta, Morena Piccinini (Cgil), Albino Gorini (Fai, Cisl). Oikonomia ringrazia British Council e Fai Cisl per la collaborazione all\u2019organizzazione del Convegno.<\/em><\/p>\n<p>Il 20 novembre \u201942 \u00e8 consegnato al Paymaster-General di Sua Maest\u00e0 britannica, a firma Your obedient servant W. H. Beveridge, Chairman, un documento di 300 pagine. E\u2019 il risultato dei lavori del Comitato Social Insurance and Allied Services, costituito per \u201cindagare sul vasto raggio d\u2019anomalie sorte come risultato della crescita a casaccio e a pezzi del sistema di sicu-rezza sociale nel cinquantennio precedente\u201d. Lord Beveridge, un liberale che dirige con prestigio la London School of Economics, e che ha presieduto i lavori del Comitato, ne assume la paternit\u00e0 esclusiva. Il testo, infatti, non ha ricevuto il sostegno dei membri del Comitato.<\/p>\n<p>Si \u00e8 in piena guerra. La battaglia di El Alamein \u00e8 stata appena combattuta. Il 31 gennaio i tedeschi si arrenderanno a Stalingrado; in luglio Mussolini sar\u00e0 estromesso dal potere.<\/p>\n<p>Nonostante manchi qualche anno alla fine del conflitto, gli alleati stanno cercando come far ripartire economia e relazioni internazionali. Guar-dano al dopoguerra e si chiedono quali garanzie offrire al sistema internazionale per un futuro di equilibrio e sviluppo.<\/p>\n<p>Gli affari sociali, in tale contesto, non sono considerati la minore delle questioni. Gli alleati sanno che la propaganda nazista ha giocato molto sul sistema di benessere materiale conferito dal regime hitleriano al popolo tedesco. Sullo sfondo, lo \u201cstato sociale\u201d ereditato dalla riforma realizzata da Bismarck nel secolo precedente. Non casual-mente la Carta atlantica, pubblicata da Churchill e Roosevelt nell\u2019agosto 1941, aveva definito la sicurezza sociale \u201clibert\u00e0 umana essenziale\u201d.<\/p>\n<p>Il Rapporto Beveridge sembra voler dare applicazione concreta alle enunciazioni della Carta. Il Regno Unito, vedendo in un ordinato rapporto tra stato capitale e lavoro, una delle chiavi della stabilit\u00e0 futura, punta al riordino complessivo delle politiche sociali. Le misure suggerite fanno di Beveridge il \u201cpadre del Welfare state contempo-raneo\u201d. Si propongono assistenza sociale all\u2019intera popolazione; copertura minima di tutti i bisogni legati al sociale con l\u2019innalzamento dei benefici per istruzione, sanit\u00e0, disoccupazione, vecchiaia, infor-tunio; contributi collegati alla disponibilit\u00e0 di reddito; sostegno all\u2019occupazione. Si cerca d\u2019evitare gli eccessi di povert\u00e0 postbellica, e nell\u2019immediato spuntare un\u2019arma di persuasione di massa del nazismo: il vantaggio nell\u2019assistenza sociale ereditato da Bismarck.<\/p>\n<p>Londra mette in moto una vasta azione di propaganda di guerra, fondata sul fattore sociale: il Rapporto perde la caratteristica di documento della routine parlamentare e diventa il \u201cBeveridge Plan\u201d. Complice lo stesso autore, che ha spiccata voca-zione all\u2019autopromozione, \u00e8 venduto alle opinioni pubbliche, e non solo nelle isole britanniche. Si fa la coda per acquistarlo, nonostante sia pieno di cifre, considerazioni attuariali e altre diavolerie per specialisti. In un mese se ne vanno pi\u00f9 di 100mila copie, e presto s\u2019arriva al mezzo milione di testi venduti.<\/p>\n<p><strong>La ricaduta internazionale<\/strong><\/p>\n<p>Se ne stampa un\u2019edizione economica per la distribuzione tra i soldati impegnati al fronte e nella difesa nazionale, mentre traduzioni clandestine si diffondono tra le fila dei movimenti antifascisti e antinazisti nei paesi occupati dal Reich. Gli agenti germanici cercano di limitarne l\u2019impatto, dichiarando che si tratta di \u201cfrode plutocratica al popolo inglese\u201d, \u201cuna prova del tutto ovvia che i nostri nemici stanno assumendo le idee nazional-socialiste\u201d, disponendo che gli organi di stampa in Germania e nei paesi occupati evitino di commentare il Rapporto. In pubblico i tedeschi dichiarano che gli inglesi sono cinquant\u2019anni indietro in materia sociale; nelle comunicazioni classificate scrivono che il piano \u00e8 \u201csuperiore, in quasi tutti i punti, all\u2019attuale assicurazione sociale tedesca\u201d. Persino nel bunker di Hitler, a Berlino, saranno trovate carte e documenti sul Rapporto.<\/p>\n<p>Su sollecitazione dell\u2019Ambasciata britan-nica a Washington, la Fondazione Rockefeller invita Beveridge negli Usa: tre mesi di discorsi, conferenze, interviste e foto sui giornali, 50mila copie del Rapporto vendute. E\u2019 una delle poche occasioni del Novecento in cui la vecchia Europa offre agli Stati Uniti un\u2019alternativa anche culturale alle sue abitudini. La lezione di Beveridge non sar\u00e0 appresa dal sistema sociale statunitense, che sulla strada della \u201cprivatizzazione a tutti i costi\u201d del sistema di sicurezza e dell\u2019assistenza pubblica, e del contestuale rifiuto del modello europeo, costruir\u00e0 un aspetto non secondario della sua \u201cway of life\u201d.<\/p>\n<p>Sfugge alla cultura politica statunitense che da Beveridge in poi, mercato e democrazia andranno a coniugarsi con i concetti di giustizia redistributiva e di equit\u00e0 nell\u2019utilizzo delle risorse. La democrazia sociale diviene parte della democrazia formale, un fenomeno che \u00e8 etico innanzitutto, e che ha immediate conseguenze sul piano delle scelte politiche e di politica economica. L\u2019individualismo viene limitato a favore del solidarismo, la spesa pubblica indirizzata verso ragioni sociali, distraendo su obiettivi di sicurezza collettiva e benessere somme che altrimenti sarebbero destinate, come nelle migliori tradizioni statolatriche, al culto della potenza statale (sicurezza militare e poliziaria).<\/p>\n<p>Giustamente Jos\u00e9 Harris, massimo biografo di Beveridge, ha definito l\u2019uomo politico inglese \u201cprofeta della rivoluzione sociale pacifica, campione di nuove forme d\u2019altruismo collettivo\u201d. Un profeta utopista, ma cos\u00ec attento alla compatibilit\u00e0 tra bilancio e ispirazioni sociali, da far esclamare ad Harold Wilson, politico piuttosto familiare con i conti del budget pubblico, che si trattava del \u201cpi\u00f9 grande genio amministrativo del Novecento e uno dei pi\u00f9 grandi riformatori sociali nell\u2019intera nostra storia\u201d.<\/p>\n<p>Certo Beveridge non pu\u00f2 essere ancora attuale al cento per cento, e sarebbe poco saggio tentare di realizzare ai giorni nostri quanto da lui scritto nel ponderoso \u201cRapporto\u201d. L\u2019autore agiva in tempi grami, quando la maggioranza delle famiglie era povera o miseranda; la vista del dopoguerra doveva necessariamente influenzarne il pensiero. Tuttavia il suo resta un lavoro \u201cfuori dal tempo\u201d, che tende a un riordino generale onnicomprensivo che faccia giustizia di decenni di crescita disordinata del sistema britannico di Welfare.<\/p>\n<p>Come succeder\u00e0 a Keynes qualche mese dopo, Beveridge sa che il consenso di cui i paesi alleati necessitano per stabilizzare la loro visione democratica del futuro, ha bisogno della diffusione di un certo livello di benessere tra gli strati popolari: nazismo e fascismo erano riusciti a farsi tollerare e anche approvare, nonostante le politiche illiberali, grazie alle misure sociali che avevano saputo assumere, dall\u2019istruzione allo sport, alla sanit\u00e0, alle pensioni.<\/p>\n<p>Cinque sono, secondo il Rapporto, i \u201cgiganti\u201d da abbattere per consentire alle popolazioni di riprendere la strada della crescita economica e sociale nella democrazia: Want (bisogno, in particolare quello di lavoro), Ignorance (mancanza d\u2019istruzione), Disease (la malattia, specie quella da povert\u00e0 cronica), Squalor (condizione irrimediabile, Idleness (inerzia e accidia dei senza speranza). Il bilancio pubblico non pu\u00f2 sottrarsi dal suo dovere, etico oltre che politico, di ristabilire un minimo di condizioni per cui la gente possa lavorare dignitosamente e produrre ricchezza per l\u2019insieme della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Se l\u2019area scandinava, dove decenni di socialdemocrazia stanno costruendo una propria originale formula di socialismo democratico, e quella renana dove il modello di economia sociale di mercato fa da propellente al miracolo tedesco, guardano con simpatia al messaggio di Beveridge, il resto dell\u2019Europa e diversi luoghi fuori dal vecchio continente, proprio al \u201cpiano\u201d del politico britannico devono, nell\u2019immediato dopoguera, il lancio delle loro politiche sociali. Negli anni Trenta e Quaranta il peso del sociale sui bilanci pubblici era stato in genere ancora piuttosto contenuto. In paesi come Stati Uniti e Canada aveva mostrato valori irrisori. All\u2019inizio degli anni \u201950, la spesa sociale pubblica si colloca tra il 10 e il 20 per cento del Pil; alla met\u00e0 degli anni Settanta, nell\u2019Europa del welfare state, tra \u00bc e pi\u00f9 di 1\/3 del Pil saranno destinati ad attivit\u00e0 di welfare.<\/p>\n<p>Viene introdotto, nel glossario del dibattito politico, il concetto di \u201ccittadinanza sociale ed economica\u201d. Il cittadino, da soggetto di soli diritti civili e politici, diventa soggetto di diritti economici e sociali. Beveridge, come ha scritto P. Baldwin, diventa \u201cuno dei grandi architetti internazionali di ci\u00f2 che \u00e8 stato chiamato il modello di cittadinanza sociale dello stato del benessere\u201d.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un salto di poco conto. T.H. Marshall, interpre-tando nel 1949 il concetto di \u201csocial citizenship welfare state\u201d anticipato da Beveridge e trasferito in normativa dal governo Attlee, lo definir\u00e0 il \u201cculmine di secoli di progresso sociale, un evento di statura eguale alle Rivoluzioni francese o russa\u201d, una \u201crisposta storica nella storia euro-occiden-tale alla Rivoluzione russa e alla nascita del socialismo nell\u2019est\u201d.<\/p>\n<p>Anche grazie alla lezione di Beveridge, l\u2019art. 40 della Dichiarazione dei Diritti dell\u2019uomo rilasciata nel 1948 dalle Nazioni Unite, avrebbe affermato: \u201cChiunque ha diritto a un livello di vita adeguato alla salute e al benessere suo e della sua famiglia, inclusi cibo, vestiario, casa e assistenza medica, e i necessari servizi sociali, e il diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, disabilit\u00e0, vedovanza o altre carenze nel tenore di vita per circostanze fuori dal suo controllo\u201d.<\/p>\n<p><strong>Attualizzazione della a proposta Beveridge<\/strong><\/p>\n<p>Si \u00e8 detto che il documento portato all\u2019attenzione del governo di Sua Maest\u00e0 britannica non \u00e8 un compendio di leggi o di regole. Piuttosto ha stabilito principi sui quali richiamare all\u2019azione:<\/p>\n<ul>\n<li>la sicurezza sociale pu\u00f2 coprire chiunque, non soltanto chi ha lavoro regolare,<\/li>\n<li>i fondi per la sicurezza sociale vanno unificati, per razionalizzare la spesa e creare maggiore equit\u00e0 nelle prestazioni,<\/li>\n<li>il bene salute \u00e8 un diritto naturale e l\u2019assistenza sanitaria va estesa a tutti i cittadini,<\/li>\n<li>contro la disoccupazione va allestita la politica attiva del lavoro,<\/li>\n<li>va fissato, al livello della sussistenza, il minimo indispensabile di reddito pro capite, la cui percezione va garantita dal bilancio pubblico e da una soglia di sussistenza nazionale,<\/li>\n<li>va riassunto in un solo Ministero l\u2019insieme di compe-tenze e iniziative attinenti le politiche sociali.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Il sistema di welfare viene a divenire onnicomprensivo. Non \u00e8 la \u201ccarit\u00e0\u201d volontaria (e altalenante) a battere il ritmo della sussistenza, ma misure regolari e pubbliche equivalenti a diritti acquisiti. La contribuzione generalizzata, unita a un elevato livello di tassazione, d\u00e0 allo stato capacit\u00e0 d\u2019intervento per tutti i cittadini, a prescindere dalla documentazione dei bisogni. Anche chi non lavora, anche chi non contribuisce, ha diritti da spendere: allo studio di base per i propri figli, a cure sanitarie, a un minimo di garanzie per la vecchiaia. Il contributo finanziario del cittadino, presiede all\u2019intensit\u00e0 e alla modalit\u00e0 di fruizione del diritto, non alla sua disponibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il che non significa che lord Beveridge si opponga a misure d\u2019intervento volontaristico e solidaristico. Tutt\u2019altro. Esaurita la sfera del dovere pubblico, viene raccomandato il riconoscimento dell\u2019azione volontaria, sollecitata la soggettivit\u00e0 autonoma del corpo sociale che si esprime attraverso movimenti caritativi di ispirazione filosofica, religiosa, sociale.<\/p>\n<p>E\u2019 comunque evidente che il \u201cpiano\u201d di Beveridge s\u2019incapsula nella tendenza di un Novecento che, con le rare eccezioni documentate soprattutto negli ultimi decenni, tende ad ampliare il pi\u00f9 possibile gli spazi d\u2019azione dello stato.<\/p>\n<p>Cosa pu\u00f2 apprendere dal rapporto, un tempo come il nostro, che sta ricercando il modo di tagliare le prerogative del Welfare, diminuire la presenza pubblica in detto settore della politica economica e sociale? Si pu\u00f2 rispondere che l\u2019alternativa \u201cpi\u00f9 o meno\u201d stato nel Welfare sia una falsa alternativa.<\/p>\n<p>Il problema, semmai \u00e8 \u201cquanto stato per fare cosa\u201d, o, se si vuole: \u201cquanto meno stato possibile, per fare bene pi\u00f9 cose possibili\u201d. E un altro problema \u00e8: se si possa rimettere in movimento la \u201csolidariet\u00e0 universalistica\u201d, ferma da troppo tempo al capolinea dell\u2019egoismo sociale standardizzato. Va ristrutturato e rilanciato, non annullato, il ciclo stato (politiche pubbliche socio-economiche) \u2013 mercato \u2013 societ\u00e0 \u2013 individuo, con l\u2019insieme dei rapporti virtuosi interni che \u00e8 riuscito ad instaurare in altre epoche storiche. In quest\u2019ambito, la lezione della \u201cCentesimus Annus\u201d non sembra fuori luogo, nel richiamo a ci\u00f2 che \u201c\u00e8 dovuto all\u2019uomo in quanto uomo\u201d, un \u201cuniver-salismo delle prestazioni\u201d che fa ripensare al cuore della lezione di Beveridge.<\/p>\n<p>Il fatto che in molti paesi sia in crisi la finanza pubblica, non significa necessariamente che sia in crisi lo stato sociale, bens\u00ec politiche finanziarie non pi\u00f9 in grado di far fronte agli impegni assunti, magari perch\u00e9 sono stati distorti e prestati ad usi impropri (dalla demagogia del confronto politico alla ricerca di consenso facile) i meccanismi di welfare. Un paese come gli Stati Uniti, non certo campione di comportamenti sociali del tipo di quelli proposti da lord Beveridge, dispone di finanze pubbliche (e non solo a livello federale, ma anche statale e locale) tra le pi\u00f9 sbilanciate al mondo&#8230;<\/p>\n<p>La sfida da raccogliere, \u00e8 stata sintetizzata dall\u2019Ambasciatore britannico, nel suo intervento alla celebrazione romana del sessantesimo del rapporto Beveridge: \u201cabbiamo superato il concetto che lo stato possa o debba far fronte a tutti i bisogni, anche a causa delle implicazioni economiche e di finanza pubblica. Siamo pi\u00f9 coscienti dei rischi di dipendenza e dell\u2019importanza di incoraggiare ognuno a provvedere a se stesso laddove sia possibile. Ma siamo ancora alla ricerca del giusto equilibrio fra individuo, stato ed altri soggetti, quali i datori di lavoro e le organizzazioni non governative\u201d.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[924],"fascicolo":[68],"class_list":["post-1288","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-luigi-troiani","fascicolo-giugno-2003"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Sessant\u2019anni dal Rapporto Beveridge<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Luigi Troiani, pubblicato nel numero di Giugno 2003. 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