{"id":1268,"date":"2004-06-01T12:00:00","date_gmt":"2004-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1268"},"modified":"2026-04-11T10:07:06","modified_gmt":"2026-04-11T10:07:06","slug":"peter-l-berger-homo-ridens-la-dimensione-comica-dellesperienza-umana-il-mulino-bologna-1999-309-pp","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2004\/giugno\/peter-l-berger-homo-ridens-la-dimensione-comica-dellesperienza-umana-il-mulino-bologna-1999-309-pp\/","title":{"rendered":"Peter L. Berger, Homo ridens. La dimensione comica dell\u2019esperienza umana, il Mulino, Bologna 1999, 309 pp."},"content":{"rendered":"<p>Il libro di Peter L. Berger presenta una vasta\u00a0<em>riflessione<\/em> sul fenomeno del comico. Si tratta di una riflessione, come ci tiene a\u00a0sottolineare lo stesso autore, il quale \u00e8 noto soprattutto per il suoi rilevanti studi sulla sociologia della religione. Egli riconosce che la sua opera non rientra nell\u2019ambito di una specifica disciplina ed \u00e8 piuttosto filosofica nel suo scopo, nonostante che gli argomenti sono presi dai vari campi, come la sociologia o la critica letteraria. Dietro l\u2019apparente simpatia che suscita il titolo della sua ricerca, il lavoro di Berger \u00e8 in realt\u00e0 assai approfondito e richiede nel lettore una buona dimestichezza di alcuni argomenti filosofici e sociologici.<\/p>\n<p>La tesi principale del libro \u00e8 cos\u00ec formulata (la numerazione \u00e8 eseguita dall\u2019estensore di questa recensione):<\/p>\n<blockquote><p>(1)L\u2019umorismo \u00e8 una costante antropologica\u00a0<em>ed<\/em>\u00a0\u00e8 (2) storicamente relativo (\u2026) (3) c\u2019\u00e8\u00a0<em>qualcosa<\/em>\u00a0che si pensa che il senso umoristico debba percepire: \u00e8, esattamente, il comico (\u2026) il comico viene esperito come qualcosa di\u00a0<em>incongruo<\/em>. (4) Esso poi evoca un\u00a0<em>mondo distinto<\/em>, diverso da quello della realt\u00e0 ordinaria, e che opera secondo regole differenti (\u2026) (5) infine (il comico) \u00e8 una promessa di redenzione. La fede religiosa \u00e8 l\u2019intuizione che la promessa sar\u00e0 mantenuta. (p. 9)<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 opportuno cominciare dal secondo punto. \u00c8 un dato che in ogni cultura conosciuta si osserva il fenomeno del comico. Se l\u2019esperienza comica \u00e8 universale, le sue manifestazioni variano nel tempo e nello spazio. Una barzelletta europea pu\u00f2 non far ridere un giapponese, cos\u00ec come una storiella divertente presa da un classico latino potrebbe lasciare indifferente un italiano di oggi.<\/p>\n<p>Per conoscere come cambia la dimensione comica socialmente e storicamente, Berger produce una interessante analogia con il campo di studi di sociologia delle religioni (a lui pi\u00f9 noto). Berger prova ad adattare l\u2019idea di Thomas Luckmann sulla distinzione tra religione istituzionalmente diffusa e istituzionalmente specifica alla questione della comicit\u00e0. In molti casi, la religione non \u00e8 specificata e confinata istituzionalmente, ma \u00e8 presente nelle istituzioni sociali: in quelle famigliari, politiche, economiche. Da qui la famosa conclusione di Luckmann secondo la quale la crisi oppure la sparizione delle istituzioni religiose non significano automaticamente la sparizione della religione. Per via analogica, nel tempo e nello spazio nascono e muoiono le istituzioni e le forme del comico, ma il fenomeno stesso si conserva nella sua compresenza con i significati culturali pi\u00f9 profondi.<\/p>\n<p>Questo risultato sembra evidente e ci aiuta a riflettere sul primo punto della sua tesi. La dimensione comica, nella sua manifestazione universale, \u00e8 una costante antropologica, \u00e8 caratteristica della condizione umana in quanto tale, si potrebbe dire che \u00e8 un tratto distintivo della natura dell\u2019uomo<sup>1<\/sup>. In questo senso, il comico \u00e8 un fenomeno \u201ceterno\u201d, cio\u00e8 nato con l\u2019uomo stesso e cesser\u00e0 esistere insieme con la fine dell\u2019uomo; non \u00e8 riconducibile ad una situazione storica, sociale, al di l\u00e0 di ogni relativismo culturale. Berger rafforza la sua proposizione dicendo che l\u2019umorismo \u00e8 una manifestazione della facolt\u00e0 cognitiva o intellettiva dell\u2019uomo. Cio\u00e8, il comico \u00e8 \u201c<em>un tipo di percezione<\/em>, di un genere esclusivamente umano\u201d (p. 38). Ma dire ci\u00f2 significa affermare che la comicit\u00e0 non si trova solo all\u2019interno del soggetto, ma ha uno statuto oggettivo. Berger si serve di una utile distinzione tra le\u00a0<em>propriet\u00e0<\/em>\u00a0di certe realt\u00e0 umane e la\u00a0<em>facolt\u00e0<\/em>\u00a0di percepire quelle propriet\u00e0. Dunque, la facolt\u00e0 di percepire il comico non si identifica con la realt\u00e0 stessa della comicit\u00e0, il comico \u00e8 qualcosa di oggettivamente\u00a0<em>esterno<\/em>\u00a0e non<em>\u00a0solo<\/em>\u00a0un\u2019esperienza soggettiva condizionata dalla relativit\u00e0 delle circostanze storiche e sociologiche, non si confonde con le sue basi (soggettive) fisiologiche, le funzioni socio-psicologiche, con i suoi contenuti e le forme. In questo, siamo gi\u00e0 entrati nel terzo punto della tesi. Penso che possiamo concordare con il procedimento fatto dall\u2019autore fino ad ora, basta pensare alle opere comiche, ironiche, satiriche nelle quali la comicit\u00e0 si presenta come uno smascheramento, come uno sguardo pi\u00f9 profondo sulla natura delle cose; dunque, \u00e8 senza dubbio una manifestazione di intelligenza, di una visione, di una percezione. Ma di che tipo di percezione stiamo parlando? Berger riprende la validit\u00e0 del concetto di\u00a0<em>incongruit\u00e0<\/em>, tipico della cultura letteraria della fine del XVIII secolo. Il riso \u00e8 la risposta alla percezione di qualcosa di\u00a0<em>incongruo<\/em><sup>2<\/sup>. In ogni barzelletta l\u2019elemento divertente pu\u00f2 essere ridotto in una incongruit\u00e0: tra desiderio e capacit\u00e0, sforzo e risultato, ordine e disordine, in breve, qualcosa contraddittorio, capovolgimento della realt\u00e0 quotidiana. Henri Bergson, citato dall\u2019autore, precisa che l\u2019incongruo del comico \u00e8 quello che esiste fra mente e corpo, o tra organismo vivente e mondo materiale. Questa incongruit\u00e0 pu\u00f2 essere individuata pure in un altro livello: quella fra perfezione e imperfezione, finito ed infinito, eterno e temporale. Ovvero, ricordando le parole di Pascal, l\u2019uomo \u00e8 met\u00e0 strada fra il nulla e l\u2019infinito. In questo modo il comico pu\u00f2 essere percepito non pi\u00f9 come una raccolta delle barzellette banali, ma come una incongruit\u00e0 antropologica (Bergson) e ontologica, cosmica addirittura (Pascal).<\/p>\n<p>Il comico dunque stravolge il mondo della vita quotidiana, il mondo vitale, consentendo all\u2019attore sociale coinvolto il trasferimento percettivo verso una realt\u00e0 \u201caltra\u201d. Il passaggio teorico, ovviamente, \u00e8 alla fenomenologia di Alfred Sch\u00fctz. Sch\u00fctz, studiando ci\u00f2 che l\u2019essere umano sperimenta come la realt\u00e0, distingue fra la realt\u00e0 della vita ordinaria, quotidiana, definita \u201crealt\u00e0 dominante\u201d, e quelle enclavi, presenti all\u2019interno di tale realt\u00e0, da lui denominate \u201csfere limitate di significato\u201d. In questo inquadramento il comico sarebbe una delle sfere limitate di significato, accanto alle altre sfere come il sogno, l\u2019intensiva esperienza estetica, religiosa, sessuale, ecc. Le propriet\u00e0 generali di queste sfere sono il carattere effimero, la relativizzazione del tempo e dello spazio, del rapporto con se stesso, con gli altri, con il mondo materiale. Si distaccano dunque dalla realt\u00e0 quotidiana, minacciandola. Ma la realt\u00e0 dominante \u00e8 tale proprio perch\u00e9 riesce subito a riproiettare all\u2019interno di s\u00e9 la persona, immersa per qualche tempo in una di queste sub-realt\u00e0, presentandosi come quella reale e seria, mentre le altre sono mostrati come una specie di illusione \u2013 sogno, scherzo, estasi estetico. Tuttavia alcune manifestazioni ed esperienze del comico sono tanto potenti che riescano creare un intero contro-mondo, un mondo dove tutto si fa \u201cal contrario\u201d, certo, per un breve periodo del tempo \u2013 si pensa ai carnevali, versioni moderni della Follia Medievale. Quando il comico diventa un contro-mondo, da punto di vista \u201cserio\u201d della realt\u00e0 quotidiana viene valutato come una \u201cpazzia\u201d. A questo punto gi\u00e0 abbiamo considerato il quarto punto della tesi e possiamo passare al quinto, che tratta l\u2019intimit\u00e0 fra il comico e il religioso. L\u2019autore elabora con audacia il proprio pensiero quando afferma che: \u201cinfine (il comico) \u00e8 una promessa di redenzione. La fede religiosa \u00e8 l\u2019intuizione che la promessa sar\u00e0 mantenuta\u201d.<\/p>\n<p>Berger continua nell\u2019analogia fra religioso e comico. Entrambe sono delle sub-realt\u00e0, rispetto alla realt\u00e0 quotidiana e hanno caratteristiche comuni. Per esempio, l\u2019esperienza comica \u00e8 un\u2019esperienza liberatrice, indolore, priva di sofferenza; in genere ci aiuta per un attimo sfuggire alle condizioni penosi di questo mondo. Ma questi aspetti sono presenti pure nell\u2019ottica religiosa: la promessa di redenzione religiosa rimanda sempre a un mondo liberato dalla sofferenza. Almeno alcune manifestazioni del comico fanno pensare che quest\u2019altra realt\u00e0 abbia virt\u00f9 redentrici non temporanee, e rimandano invece a significati affini a quello religioso. L\u2019incongruit\u00e0 della quale si costituisce la dimensione comica \u00e8 tipica anche dell\u2019esperienza religiosa \u2013 Berger ha soprattutto in mente l\u2019orizzonte ebraico-cristiano. San Paolo dice che la saggezza cristiana \u00e8 la stoltezza per i pagani e crede in Ges\u00f9 umiliato negli occhi di tutti come in Christus Victor della mattinata di Pasqua. Un credente vive la sua fede come un contro-mondo e per lui quel mondo \u00e8 pi\u00f9 reale di \u201cquesto\u201d mondo.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile dunque vivere l\u2019umorismo nella prospettiva laica e nella prospettiva religiosa, ma il passaggio dall\u2019una all\u2019altra richiede un\u00a0<em>atto di fede<\/em><sup>3<\/sup>\u00a0che \u00e8 una sorta di salto. In assenza della fede la follia sacra diventa un destino tragico, una\u00a0<em>vera<\/em>\u00a0follia, mentre all\u2019interno della fede acquisisce un altro valore. Berger lascia da parte il\u00a0<em>perch\u00e9<\/em>\u00a0di questo salto, e sottolinea che una volta fatto questo salto, si verifica un rovesciamento epistemologico, una percezione del mondo del tutto diversa da quella ordinaria. Grazie a questo rovesciamento la comicit\u00e0 assume i nuovi significati. Ci\u00f2 che era un\u2019illusione (del comico) pu\u00f2 essere letto come segnale, come \u201cpromessa\u201d di un altro modo infinitamente pi\u00f9 reale di\u00a0<em>questo<\/em>\u00a0mondo. Berger cita un noto teologo protestante americano, uno dei pochi che hanno scritto sulla comicit\u00e0, Reinhold Niebuhr:<\/p>\n<blockquote><p>Il riso (l\u2019umorismo) \u00e8 la reazione alle incongruit\u00e0 immediate e a quelle che non ci colpiscano in maniera decisiva. La fede \u00e8 l\u2019unica possibile reazione alle incongruit\u00e0 essenziali dell\u2019esistenza che costituiscano una minaccia al significato intimo della vita\u2026 La fede \u00e8 il trionfo finale sull\u2019incongruo\u2026<\/p><\/blockquote>\n<p>Recepito nella fede, il comico diventa una grande consolazione e un testimone della redenzione a venire.<\/p>\n<p>L\u2019atto di fede quindi \u00e8 un fattore cruciale per Berger nel collegamento del comico con il religioso. Senza la fede, come ha la piena consapevolezza l\u2019autore, tutto ci\u00f2 che era detto sopra, non \u00e8 niente altro che una falsa coscienza, un\u2019illusione. Come\u00a0la religione stessa:\u00a0<em>all\u2019interno dei parametri delle scienze empiriche dell\u2019uomo<\/em>\u00a0venne validamente percepita come la proiezione delle realt\u00e0 umane (nelle versioni di Marx, Freud, Nietzsche). Ma per un credente l\u2019uomo \u00e8 il\u00a0<em>proiettore<\/em>\u00a0perch\u00e9 in sostanza \u00e8 lui stesso ad essere proiettato. Le discipline empiriche cercano le proiezioni materiali nello spirituale, mentre un teologo, viceversa, cercher\u00e0 gli indizi spirituali nel materiale. L\u2019angolo della prospettiva \u00e8 dato dall\u2019assenza o presenza di fede e quella non \u00e8 provabile. Ed\u00a0<em>entrambe<\/em>\u00a0prospettive sono legittime. L\u2019uomo, per parte sua, pu\u00f2 solo scegliere di<em>\u00a0credere<\/em>\u00a0o non, giacch\u00e9 la questione non pu\u00f2 trovare soluzione dal punto di vista razionale e cognitivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0Anche se Berger come un buon sociologo non impegna il termine di \u201cnatura\u201d.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Che non \u00e8 proporzionato n\u00e9 conveniente, incoerente, manca di coerenza logica, di collegamenti logici, contraddittorio. Vedi in Miro Dogliotti e Luigi Rosiello (a cura di),\u00a0<em>Vocabolario della lingua italiana<\/em>, lo Zingarelli, Milano.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Corsivo fatto da me.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1029],"fascicolo":[81],"class_list":["post-1268","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-romanas-kazakevicius","fascicolo-giugno-2004"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Peter L. Berger, Homo ridens. La dimensione comica dell\u2019esperienza umana, il Mulino, Bologna 1999, 309 pp.<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Romanas Kazakevi\u010dius, pubblicato nel numero di Giugno 2004. 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